8 Agosto 2026
San Domenico, Presbitero
Ab 1,2-3;2,2-4; Salmo Responsoriale Dal Salmo 9; Mt 17,14-20
Benedetto XVI (Udienza Generale 8 Agosto 2012): San Domenico fu un uomo di preghiera. Innamorato di Dio, non ebbe altra aspirazione che la salvezza delle anime, in particolare di quelle cadute nelle reti delle eresie del suo tempo; imitatore di Cristo, incarnò radicalmente i tre consigli evangelici unendo alla proclamazione della Parola una testimonianza di una vita povera; sotto la guida dello Spirito Santo, progredì sulla via della perfezione cristiana. In ogni momento, la preghiera fu la forza che rinnovò e rese sempre più feconde le sue opere apostoliche. [...]. Cari amici, san Domenico ci ricorda che all’origine della testimonianza della fede, che ogni cristiano deve dare in famiglia, nel lavoro, nell’impegno sociale, e anche nei momenti di distensione, sta la preghiera, il contatto personale con Dio; solo questo rapporto reale con Dio ci da la forza per vivere intensamente ogni avvenimento, specie i momenti più sofferti. Questo Santo ci ricorda anche l’importanza degli atteggiamenti esteriori nella nostra preghiera. L’inginocchiarsi, lo stare in piedi davanti al Signore, il fissare lo sguardo sul Crocifisso, il fermarsi e raccogliersi in silenzio, non sono secondari, ma ci aiutano a porci interiormente, con tutta la persona, in relazione con Dio. Vorrei richiamare ancora una volta la necessità per la nostra vita spirituale di trovare quotidianamente momenti per pregare con tranquillità; dobbiamo prenderci questo tempo specie nelle vacanze, avere un po’ di tempo per parlare con Dio. Sarà un modo anche per aiutare chi ci sta vicino ad entrare nel raggio luminoso della presenza di Dio, che porta la pace e l’amore di cui abbiamo tutti bisogno
Liturgia della Parola
I Lettura: AI Overview: Il brano di Abacuc 1,2-3 e 2,2-4 è un intenso dialogo con Dio sul dolore del mondo, incentrato sul grido dell’innocente, l’apparente silenzio del Signore e la risposta della fede che salva.
Il lamento del profeta (Ab 1,2-3)
La domanda urgente: Abacuc grida a Dio chiedendo “Fino a quando?” e domanda perché Egli resti spettatore di fronte alla violenza, all’iniquità e all’oppressione.
La crisi della giustizia: La legge sembra immobile e il diritto non si afferma più, mentre l’empio riesce a raggirare il giusto. È il dolore universale di fronte al male che sembra vincere.
La risposta di Dio e la salvezza (Ab 2,2-4)
L’invito a scrivere: Dio risponde chiedendo di incidere la visione su tavolette in modo chiaro, perché possa essere letta facilmente da tutti.
Il tempo stabilito: La promessa di Dio ha una scadenza fissa; anche se sembra tardare, arriverà di sicuro senza mentire.
La via della fede: Chi non ha un animo retto è destinato a soccombere, ma il giusto vivrà per la sua fede, ossia rimanendo saldo e appoggiandosi a Dio come a una roccia stabile, nonostante tutto il buio che vede intorno.
Vangelo
Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
Gesù guarisce un epilettico, ma più che guarigione, Matteo parla di “liberazione”: Gesù esorcizza il giovane posseduto che quindi non possiamo credere epilettico. Non possiamo pensare che Gesù abbia messo su una messinscena, non possiamo credere a una simulazione da parte di Gesù. Mentre Matteo ha lunatico (σεληνιάζεται) (Mt 17,15, ), Marco parla di uno spirito muto (Mc 9,17), Luca genericamente di spirito (Lc 9,39).
A comprova che si tratti di possessione diabolica è il versetto 21 che alcuni manoscritti antichi aggiungono: “Questa razza di demòni si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”. Qui, viene omesso in quanto la maggior parte degli studiosi pensa che il versetto non faccia parte del testo originale di Matteo. Ma al di là di questo, il testo matteano è molto chiaro: “Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito”. E i discepoli non sono riusciti a scacciare il demonio per la loro poca fede.
Da qui non possiamo pensare né a una epilessia, né a una simulazione da parte di Gesù, ma una vera possessione diabolica.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,14-20
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 17 O generazione incredula e perversa! Ci si attenderebbe che queste parole fossero rivolte ai Farisei più che alla folla. Ma l’espressione più che un’invettiva è uno sfogo del cuore angosciato del Maestro, che fino a quel momento constata come sia dura e difficile l’opera di penetrazione nelle menti degli uomini. Il lamento è originato dalla mancanza di fede e dallo smarrimento spirituale dei suoi contemporanei. Il lamento tuttavia contiene anche un accento di rimprovero per i presenti i quali accorrevano a Gesù per vederne i miracoli e non avevano buone disposizioni di spirito per comprenderne gli insegnamenti e uniformarvi la vita. Marco nota che tra i presenti vi erano degli Scribi (cf. Mc., 9, 14).
18 Intimò (con minacce) al demonio di uscire; il giovinetto non era soltanto un epilettico, ma anche un posseduto dal demonio; Gesù scacciò da lui lo spirito demoniaco e lo guarì (cf. Mc., 9, 25; Lc., 9, 42). Il padre, secondo il racconto di Matteo, non aveva distinto le due cause del male, né Gesù lo ha istruito su questo punto. Matteo si limita a notare che il giovanetto fu guarito; Marco invece descrive la crisi finale della possessione diabolica (cf. Mc., 9, 25-27).
19-20 Gli apostoli imbarazzati e meravigliati insieme, perché avevano già compiuto degli esorcismi, chiedono la ragione del loro insuccesso. Forse era la prima volta che avevano trovato tanta resistenza in un indemoniato. Essi sono obbligati a riconoscere che i loro poteri taumaturgici hanno dei limiti. Gesù spiega ai discepoli che l’insuccesso è dovuto alla loro poca fede (vers. 20). La Volgata invece di «poca fede» (ὀλιγοπιστία) ha: “incredulità” (ἁπιστία), che è la lettura di qualche codice.
Come un granello di senape..., spostati di qui a là; sono espressioni conosciute dalla letteratura rabbinica; parlare di una fede grande come un granello di senape o di spostare montagne è usare un linguaggio iperbolico; la seconda immagine (spostare una montagna) conveniva perfettamente alla circostanza; Gesù infatti si trovava ai piedi del monte della trasfigurazione. Le due iperboli tuttavia indicano la potenza racchiusa nella fede piena ed incondizionata; anche se è piccola come un chicco di senape.
Per approfondire
La fede e la famiglia - Lumen fidei 52. Nel cammino di Abramo verso la città futura, la Lettera agli Ebrei accenna alla benedizione che si trasmette dai genitori ai figli (cfr Eb 11, 20-21). Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata. La fede poi aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona. È così che Sara, per la sua fede, è diventata madre, contando sulla fedeltà di Dio alla sua promessa (cfr Eb 11,11).
53. In famiglia, la fede accompagna tutte le età della vita, a cominciare dall’infanzia: i bambini imparano a fidarsi dell’amore dei loro genitori. Per questo è importante che i genitori coltivino pratiche comuni di fede nella famiglia, che accompagnino la maturazione della fede dei figli. Soprattutto i giovani, che attraversano un’età della vita così complessa, ricca e importante per la fede, devono sentire la vicinanza e l’attenzione della famiglia e della comunità ecclesiale nel loro cammino di crescita nella fede. Tutti abbiamo visto come, nelle Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità.
Un posseduto può uccidersi? - È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua: José Antonio Fortea (Summa Daemoniaca): Dato che il demonio prende possesso del corpo e può muoverlo e parlare attraverso di esso, molti si chiedono se in uno stato simile non si potrebbe arrivare al suicidio. L’esperienza dimostra che il posseduto, in stato di trance, può fare molte cose: restare fermo con gli occhi in bianco, avere convulsioni, gridare, etc. ma normalmente non è solito fare cose contro se stesso o contro altri, per la semplice ragione che Dio non glielo permetterebbe. Il demonio che possiede vuole provocare tutto il male che può, ma Dio con la sua volontà pone dei limiti che non può superare. Ad ogni modo, se il posseduto ha uno spirito di suicidio, allora sì che esiste un pericolo reale che in questo stato di trance il demonio lo spinga a gettarsi dalla finestra o uccidersi in altro modo, etc. Coloro che sono posseduti da uno spirito di suicidio devono essere vigilati e i permessi episcopali per procedere a un esorcismo devono essere concessi con la maggior urgenza possibile.
La lotta contro satana: «Se tale è la guerra, se tali sono le schiere nemiche, se i loro capi sono incorporei, dominatori del mondo, spiriti del male, perché ti abbandoni ai piaceri, dimmi? Perché sei dissoluto? Come potremo aver scampo, se siamo disarmati? Ciascuno su ciò rifletta tra sé e sé ogni giorno: quando è dominato dall’ira, quando è signoreggiato dalle brame, quando cerca, senza badarci, le mollezze della vita. Ascolti il beato Paolo che ci dice: La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro i prìncipi, contro le potestà [Ef 6,12]. Questa guerra è peggiore, questa battaglia è più dura di quella contro un nemico visibile. Rifletti da quanto tempo il nemico è in lotta, rifletti per chi combatte, e sii prudente! «Certo, dice così. Ma se il diavolo fosse tolto di mezzo, tutti sarebbero salvi!». Questo è il pretesto che tirano fuori gli indolenti. Tu dovresti essere riconoscente, o uomo, che, se vuoi, puoi superare il nemico; e invece ti mostri sdegnato e usi le frasi del soldato infingardo e dormiglione. Tu conosci i tuoi punti deboli, se vuoi: guardati da ogni lato, rettifica te stesso. La nostra battaglia non è solo contro il diavolo, ma anche contro la sua potenza. Come dunque combatteremo contro le tenebre? Diventando luce. Come combatteremo contro gli spiriti del male? Diventando buoni. Il bene infatti si oppone al male e la luce caccia le tenebre. Ma, se anche noi saremo tenebre, cadremo del tutto in potere dei nemici. Come li vinceremo, dunque? Se quello che essi sono per natura noi lo diventeremo per elezione: liberi dalla carne e dal sangue, allora li domineremo. Probabilmente perché a quei tempi i cristiani erano perseguitati da molti, «Non credete» dice Paolo «che siano questi uomini a combattere contro di noi. Quelli che in essi agiscono, sono i demoni; essi ci combattono: contro di loro è la nostra guerra». E con ciò ottiene un doppio effetto: li rende più audaci contro i loro oppositori ed eccita il loro animo contro i veri nemici» (Giovanni Crisostomo).
Testimoni di Cristo - San Domenico di Guzman - Studio, preghiera e parole sulle tracce di Dio: Siamo mendicanti di Dio alla continua ricerca dell’infinito amore che ci riempia la vita e il cuore, ma la strada che ci porta a questa meta è fatta di impegno, costanza e fedeltà. È questo il messaggio che ricaviamo guardando alla storia e all’eredità di san Domenico di Guzman, ricordato oggi nel Martirologio ma celebrato dai Domenicani nel giorno della nascita, il 6 agosto. Nato nel 1170 a Caleruega in Spagna, Domenico decise di adottare fin da giovane uno stile fatto di povertà e austerità, convinto della urgente necessità per la Chiesa di recuperare la purezza evangelica originaria davanti all’avanzare delle eresie di quel tempo. Un orizzonte che pose tra le basi dell’Ordine dei Frati Predicatori, fondato a Tolosa nel 1215. La sua Regola si rifaceva a quella agostiniana e ruotava attorno alla predicazione itinerante (fu il primo ordine clericale mendicante), osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito. Domenico morì nel convento di Bologna nel 1221 in una cella non sua. È stato canonizzato da Gregorio IX nel 1234. (Matteo Liut)
Guida e proteggi, o Signore, la tua Chiesa
per i meriti e gli insegnamenti di san Domenico:
egli, che fu insigne predicatore della tua verità,
sia nostro intercessore davanti a te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.