24 Giugno 2026
Natività San Giovanni Battista
Is 49,1-6; Salmo Responsoriale dal Salmo 138 (139); At 13,22-26; Lc 1,57-66.80
Benedetto XVI (Angelus, 24 Giugno 2012): Oggi, 24 giugno, celebriamo la solennità della Nascita di San Giovanni Battista. Se si eccettua la Vergine Maria, il Battista è l’unico santo di cui la liturgia festeggia la nascita, e lo fa perché essa è strettamente connessa al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Fin dal grembo materno, infatti, Giovanni è precursore di Gesù: il suo prodigioso concepimento è annunciato dall’Angelo a Maria come segno che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), sei mesi prima del grande prodigio che ci dà salvezza, l’unione di Dio con l’uomo per opera dello Spirito Santo. I quattro Vangeli danno grande risalto alla figura di Giovanni il Battista, quale profeta che conclude l’Antico Testamento e inaugura il Nuovo, indicando in Gesù di Nazaret il Messia, il Consacrato del Signore. In effetti, sarà lo stesso Gesù a parlare di Giovanni in questi termini: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la via. In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,10-11).
Il padre di Giovanni, Zaccaria - marito di Elisabetta, parente di Maria -, era sacerdote del culto dell’Antico Testamento. Egli non credette subito all’annuncio di una paternità ormai insperata, e per questo rimase muto fino al giorno della circoncisione del bambino, al quale lui e la moglie dettero il nome indicato da Dio, cioè Giovanni, che significa «il Signore fa grazia». Animato dallo Spirito Santo, Zaccaria così parlò della missione del figlio: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati» (Lc 1,76-77). Tutto questo si manifestò trent’anni dopo, quando Giovanni si mise a battezzare nel fiume Giordano, chiamando la gente a prepararsi, con quel gesto di penitenza, all’imminente venuta del Messia, che Dio gli aveva rivelato durante la sua permanenza nel deserto della Giudea. Per questo egli venne chiamato «Battista», cioè «Battezzatore» (cfr Mt 3,1-6). Quando un giorno, da Nazaret, venne Gesù stesso a farsi battezzare, Giovanni dapprima rifiutò, ma poi acconsentì, e vide lo Spirito Santo posarsi su Gesù e udì la voce del Padre celeste che lo proclamava suo Figlio (cfr Mt 3,13-17). Ma la missione del Battista non era ancora compiuta: poco tempo dopo, gli fu chiesto di precedere Gesù anche nella morte violenta: Giovanni fu decapitato nel carcere del re Erode, e così rese piena testimonianza all’Agnello di Dio, che per primo aveva riconosciuto e indicato pubblicamente.
Cari amici, la Vergine Maria aiutò l’anziana parente Elisabetta a portare a termine la gravidanza di Giovanni. Ella aiuti tutti a seguire Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, che il Battista annunciò con grande umiltà e ardore profetico.
Liturgia della Parola
I Lettura: Il secondo canto del ‘servo del Signore’ descrive alcuni tratti della sua missione: la sua predestinazione (vv. 1.5) e la sua missione estesa non solo a Israele che deve radunare (v. 5), ma anche alle nazioni per illuminarle (v. 6). La sua parola sarà «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4,12; v. 2) e la sua predicazione apporterà luce e salvezza (v 6). Il canto parla anche di un suo insuccesso (vv. 4.7), della sua fiducia in Dio solo (vv. 4.5) e di un trionfo finale (v. 7). La missione di Giovanni il Battista, come quella del Servo, è accomunata dal fallimento, ma è da questo apparente insuccesso umano che nasce per gli uomini una «cosa nuova» (Is 43,19).
II Lettura: Inizialmente la predicazione apostolica sarà volta a scuotere il mondo giudaico, ma i frutti saranno molto scarsi. Il testo lucano riporta uno di questi tentativi. Paolo, fariseo, cerca con un ragionamento fondato sul dato biblico, quindi assimilabile dalle menti dei Giudei, di convincere il popolo che Cristo è il Messia: annunciato da Davide, ora, «nella pienezza dei tempi» (Gal 4,4), è «apparso per togliere i peccati» (1Gv 3,5). Questa è la Buona Novella, la «parola di salvezza», che viene annunciata al popolo d’Israele depositario delle promesse divine.
Vangelo
Giovanni è il suo nome.
Nel racconto della circoncisione di Giovanni, lo stupore, la meraviglia per gli eventi straordinari sono ben tesi a manifestare la futura missione apostolica del bambino. La missione del Battista, come quella del Servo del Signore, avrà il sigillo della sofferenza e del fallimento. A differenza di tanti profeti, Giovanni avrà il felice compito di chiudere le porte dell’Antico Testamento per spalancare agli uomini i battenti del Nuovo. La sua alta missione sarà quella di indicare ad un «popolo che camminava nelle tenebre» (Is 9,1) «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9): solo «Gesù è la luce vera venuta in questo mondo e che illumina di se medesimo ogni uomo. Giovanni si limitò ad additare a tutti il Sole [Lc 1,79]. Giovanni fu testimone della luce con le parole e con i fatti, con la penitenza, con la santità, con la sua fortezza eroica: “Era una lampada che arde e risplende” [Gv 5,35]» (Vincenzo Raffa).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,57-66.80
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Parola del Signore.
Nascita di Giovanni Battista - Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): Il dittico delle nascite, che forma il secondo parallelismo dell’infanzia di Giovanni e di Gesù, rappresenta l’adempimento degli annunzi fatti dall’angelo a Zaccaria e a Maria. Però la simmetria dei due pannelli risulta più generica rispetto al dittico degli annunzi. Mentre per la nascita di Giovanni il racconto ruota intorno all’imposizione del nome in occasione della circoncisione e alla reazione della gente, piena di stupore, nella nascita di Gesù viene dato più rilievo alle circostanze storiche, topografiche, e all’annuncio dell’angelo ai pastori. Il Benedictus di Zaccaria, con cui si conclude l ‘episodio, ha un riscontro nel Nunc dimittis di Simeone.
Il nome Giovanni significa «JHWH è misericordia».
Il tema della misericordia è un motivo ricorrente nel vangelo dell’infanzia. Anche Maria aveva celebrato la potenza e la misericordia di Dio nel Magnificat (v. 50).
Questi, rendendo feconda Elisabetta, benché avanzata in età, aveva magnificato la sua misericordia con lei (v. 58). Egli manifestò le sue «viscere di misericordia», attuando le promesse di salvezza fatte ai padri, attraverso la visita dall’alto del Sole che stava per sorgere sull’orizzonte (vv. 72 e 78). La convergenza di Elisabetta con Zaccaria per la scelta del nome di Giovanni non presuppone un miracolo (v. 63). Zaccaria, benché muto, aveva potuto comunicare in antecedenza a Elisabetta il nome rivelato dall’angelo (v. 13). Lo stupore e il timore dei vicini, la grande eco provocata dall’evento costituiscono motivi ricorrenti nei racconti di miracoli in Luca.
La nascita del Battista da genitori anziani e sterili provocò in tutti ammirazione per le meraviglie compiute dal Signore. - L’espressione «posero nel loro cuore» (v. 66) ricompare in riferimento a Maria come ritornello altre due volte (2,19.51).
Per approfondire
Giovanni nel quadro della storia della salvezza - Giuseppe Barbaglio: Luca si preoccupa espressamente di assegnare a Giovanni un posto preciso nel vasto quadro della storia della salvezza. Nella suddivisione in grandi tappe il Battista fa parte della prima, cioè dell’AT, essendo Cristo l’inauguratore di una nuova era, quella della pienezza dei giorni: «La legge e i profeti vanno fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di Dio e ognuno si sforza per entrarvi» (Lc 16,16). Giovanni è collocato nella scia del profetismo veterotestamentario: l’ultimo della serie, ma sempre incluso nella serie. Con lui è l’AT che si chiude, dando avvio all’annuncio del regno di Dio proclamato da Gesù. Egli segna la continuità della storia della salvezza. Negli Atti degli apostoli la predicazione apostolica prende il suo punto di partenza proprio dal Battista: «Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni» (10,37; cf. 1,21-22; 13,24-25). La stessa continuità è sottolineata dai primi due capitoli del vangelo di Luca, che costruisce parallelamente le scene dell’infanzia di Cristo con quelle dell’infanzia del Battista: annunciazione della nascita di Giovanni (1,5-25) e annunciazione della nascita di Gesù (1,26-38), nascita e circoncisione del Battista (1,57-66) e nascita e circoncisione di Gesù (2,1-21), crescita di Giovanni (1,80) e crescita di Gesù (2,40), canto di Maria (1,46-56) e inno del padre di Giovanni (1,67-79). Mostra così che Gesù ha origine dal mondo giudaico, è il frutto dell’AT e della sua attesa impersonata dai «poveri di Dio» (= i genitori del Battista, Maria, i pastori, Simeone ed Anna). Ma ha anche lo scopo di far apparire la superiorità di Gesù sul Battista: Gesù è l’atteso dell’AT; Giovanni ha la missione di preparare la sua venuta (cf. il canto di Simeone: 2,2932 e l’inno Benedictus: 1,67-79). In questo duplice rapporto di continuità e di trascendenza del tempo neotestamentario di Cristo su quello veterotestamentario di Giovanni, Luca vede la reciproca posizione dei due nel disegno divino di salvezza attuantesi nella storia. Marco, invece, tende a introdurre la figura del Battista nella pienezza dei tempi, affermando che la sua apparizione costituisce l’«inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (cf. 1,1-4). Giovanni introduce i tempi evangelici. Su questa linea, e ancor più chiaramente, è anche Matteo con la sua espressa identificazione di Giovanni con Elia, figura escatologica e precursore del Messia. Né è senza significato che per il primo vangelo l’annuncio del Battista è ripreso, tale e quale, da Gesù (Mt 3,2; 4,17).
Circoncisione, segno dell’alleanza - Adriana Zarri e Giuseppe Barbaglio (Circoncisione, schede Bibliche Pastorali, Vol. II): Nei testi di carattere più arcaico, come Es 4,25 e Gs 5,3, la circoncisione, praticata ancora con coltelli di selce, sembra significare soprattutto la consacrazione di qualcuno a una particolare missione, ad es. di Mosè a liberare il popolo dalla schiavitù degli egiziani. Il rito diviene segno fisico dell’alleanza di un popolo con Jahvé specialmente con la letteratura sacerdotale. Gn 17,22 è appunto il racconto sacerdotale dell’alleanza che Dio stringe con Abramo.
Secondo la stessa letteratura, Isacco fu circonciso l’ottavo giorno.
È in questo senso che la istituzione della circoncisione viene attribuita a uno speciale intervento di Dio, che la impone ad Abramo e ai suoi discendenti come «segno dell’alleanza» che essi hanno stretto col loro Dio e quindi anche come segno e garanzia della loro appartenenza al popolo delle promesse. In seguito a ciò, la circoncisione diventa il segno sacro che esprime il fatto e la volontà degli ebrei di rimanere fedeli all’alleanza del Sinai. La discendenza di Abramo dovrà portare questo segno, che distinguerà i veri israeliti dagli stranieri e dai pagani (leggere Gn 17,10-14).
Tuttavia l’importanza religiosa della circoncisione non dovette apparire improvvisamente, come potrebbe sembrare a prima vista leggendo il testo sopra citato, ma affiorò in modo graduale e in epoca relativamente tardiva. Israele infatti, prima dell’esilio, viveva in mezzo a popoli che praticavano tale rito - solo i filistei non l’avevano e per questo erano gli «incirconcisi» per eccellenza (l Sam 14,6; 17,26; 31,4) - e la sua più antica legislazione, particolarmente il decalogo (Es 20,23-26; 31,lss), non menziona la circoncisione come legge da osservare. Soltanto dopo l’esilio, quando Israele avrà vissuto in mezzo a popoli incirconcisi, la circoncisione diverrà uno dei primi doveri del pio israelita, un obbligo di carattere religioso, la cui esecuzione era divenuta ai tempi di Gesù ancora più importante dell’osservanza del sabato (Gv 7,22-23). Essa veniva imposta anche ai proseliti come condizione essenziale per essere introdotti nella comunità del popolo di Dio.
La circoncisione significava dunque fedeltà all’alleanza; ne era il segno, e ogni maschio lo portava nella sua stessa carne fin dall’ottavo giorno dopo la nascita (Gn 21,4; Lc 2,21). La tradizione sacerdotale chiamerà «sangue dell’alleanza» quello versato durante il rito della circoncisione.
Oltre che segno di fedeltà alla legge del Signore, la circoncisione diverrà il simbolo dell’orgoglio nazionale e dell’opzione giudaica ai tempi della persecuzione, quando essa sarà proibita dall’autorità pagana (1Mac 1,48). I veri israeliti, fedeli a Jahvé e alla sua legge, continuarono a praticarla sui loro figli, anche a rischio della vita (1Mac 1,60; 2Mac 6,10) e la impongono agli incerti anche con la forza (1Mac 2,46); invece i paurosi, i traditori cercheranno di dissimularla (1Mac 1,15; cf. 1Cor 7,18). È facile intuire come da questa posizione, piuttosto legalista, fosse facile scivolare verso il formalismo, dimenticando il contenuto spirituale del rito.
Parallelo fra Giovanni e Gesù - Efrem Siro, Commento al Diatessaron 1, 31: L’anziana Elisabetta ha dato alla luce l’ultimo dei profeti e Maria, una fanciulla, il Signore degli angeli. La figlia di Aronne ha dato alla luce la voce nel deserto (cf. Is 63,9), ma la figlia di Davide il potente Dio della terra. La sterile ha dato alla luce colui che rimette i peccati, ma la Vergine colui che li toglie dal mondo (cf. Cv 1, 29). Elisabetta ha partorito colui che ha riconciliato il popolo tramite il pentimento, ma Maria ha partorito colui che ha purificato le terre da ogni macchia. Il più anziano ha acceso una lampada nella casa di Giacobbe, suo padre, perché Giovanni era questa lampada (cf. Gv 5,35), mentre il più giovane ha acceso il Sole di giustizia per tutte le nazioni (cf. Gv l4,2). L’angelo ha portato l’annuncio a Zaccaria, così che il decapitato proclamasse il crocifisso e l’odiato proclamasse l’invidiato. Colui che stava per battezzare con acqua avrebbe proclamato colui che doveva battezzare nel fuoco e con lo Spirito Santo (cf. Mt 3,11). La luce, che non era oscura, avrebbe proclamato il Sole di Giustizia. Colui che era stato riempito dallo Spirito avrebbe proclamato colui che dona lo Spirito. Il sacerdote che chiama con la tromba avrebbe proclamato colui che verrà alla fine al suono della tromba. La voce avrebbe proclamato il Verbo e colui che vide la colomba avrebbe proclamato colui sul quale la colomba si posò, come il lampo prima del tuono.
Che sarà mai questo bambino? - La risposta arriverà molti anni dopo quando Giovanni sarà decollato per la Verità: sarà un martire. Nell’agenda del Battista, il martirio non era un qualcosa di molto improbabile: ogni giorno che passava, la nube di tragedia che si addensava sul suo capo si faceva sempre più tenebrosa e non soltanto per le sue invettive contro l’adultero Erode. Fin dall’inizio del suo ministero molte delegazioni, come mosche noiose, avevano assediato la sua cattedra: farisei, scribi, dignitari del Sinedrio... ma i maggiorenti della classe religiosa, pur nella capacità di intendere e di volere, per paura e per comodo, non vorranno riconoscere che il «battesimo di Giovanni veniva dal Cielo» (Mt 21,24-27). Quella del Battista era una società religiosa, ma in verità atea: Dio era stato ridotto a una slot-machine per erogare grazie e salvezza ai super consumatori di legge, precetti e codicilli vari. Questi maestri del nulla esisteranno sempre e sempre si opporranno ai profeti che ‘gridano’ nel deserto del cuore dell’uomo: deserto perché senza valori, senza morale, senza punti di riferimento. Ora tutti i credenti devono scoprire che la loro primaria vocazione è quella di essere ‘voce che grida’. Avendo Gesù «manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli [cfr. 1Gv 3,16; Gv 15,13]. Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d’amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Perché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa» (LG 42).
O Dio, che hai suscitato san Giovanni Battista
per preparare a Cristo Signore un popolo ben disposto,
concedi alla tua Chiesa la gioia dello Spirito,
e guida tutti i credenti sulla via della salvezza e della pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.