18 Aprile 2026
Sabato II Settimana di Pasqua
At 6,1-7; Salmo Responsoriale Dal Salmo 32 (33); Gv 6,16-21
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo, e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Ha salvato gli uomini - Catechismo della Chiesa Cattolica: 389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, «il rovescio» della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.
846 Come bisogna intendere questa affermazione spesso ripetuta dai Padri della Chiesa? Formulata in modo positivo, significa che ogni salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa che è il suo corpo:
Il santo Concilio «insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo corpo, che è la Chiesa, è il Mediatore e la Via della salvezza; ora egli, inculcando espressamente la necessità della fede e del Battesimo, ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante
Il santo Concilio «insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo corpo, che è la Chiesa, è il Mediatore e la Via della salvezza; ora egli, inculcando espressamente la necessità della fede e del Battesimo, ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante il Battesimo come per la porta. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare».
1019 Gesù, il Figlio di Dio, ha liberamente subìto la morte per noi in una sottomissione totale e libera alla volontà di Dio, suo Padre. Con la sua morte ha vinto la morte, aprendo così a tutti gli uomini la possibilità della salvezza.
1359 L’Eucaristia, sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, è anche un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l’opera della creazione. Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio è presentata al Padre attraverso la morte e la risurrezione di Cristo. Per mezzo di Cristo, la Chiesa può offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie per tutto ciò che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione e nell’umanità.
1507 Il Signore risorto rinnova questo invio («Nel mio nome [...] imporranno le mani ai malati e questi guariranno»: Mc 16,17-18) e lo conferma per mezzo dei segni che la Chiesa compie invocando il suo nome. Questi segni manifestano in modo speciale che Gesù è veramente «Dio che salva».
1584 Poiché in definitiva è Cristo che agisce e opera la salvezza mediante il ministro ordinato, l’indegnità di costui non impedisce a Cristo di agire. Sant’Agostino lo dice con forza: «Un ministro superbo va messo assieme al diavolo; ma non per questo viene contaminato il dono di Cristo, che attraverso di lui continua a fluire nella sua purezza e per mezzo di lui arriva limpido a fecondare la terra. [...] La virtù spirituale del sacramento è infatti come la luce: giunge pura a coloro che devono essere illuminati e, anche se deve passare attraverso esseri immondi, non viene contaminata».
1741 Liberazione e salvezza. Con la sua croce gloriosa Cristo ha ottenuto la salvezza di tutti gli uomini. Li ha riscattati dal peccato che li teneva in schiavitù. «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5,1). In lui abbiamo comunione con la verità che ci fa liberi.2659 Ci è stato donato lo Spirito Santo e, come insegna l’Apostolo, «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2 Cor 3,17). Fin d’ora ci gloriamo della libertà dei figli di Dio.
1846 Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. L’angelo lo annunzia a Giuseppe: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). La stessa cosa si può dire dell’Eucaristia, sacramento della redenzione: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt 26,28).
Liturgia della Parola
I Lettura: Per superare alcune frizioni, sorte a motivo di una cattiva gestione dei beni destinati ai poveri e alle vedove, gli Apostoli decidono di consacrare sette diaconi. Nel nome dei Dodici presiederanno al servizio delle mense e ai bisogni degli indigenti della comunità, in maniera tale che tale servizio sia compiuto nel migliore dei modi e con equità, senza discriminazioni. Diacono significa servo e servizio significa mettersi a disposizione della missione della Chiesa con tutte le proprie forze e con le proprie doti. Tutto l’operare del cristiano, nella Chiesa e nel mondo, l’annuncio della parola, la cura dei poveri, dei malati o la più modesta delle attività professionali è servizio.
Vangelo
Videro Gesù che camminava sul mare.
... il mare era agitato, perché soffiava un forte vento: i discepoli di Gesù, provetti pescatori, conoscevano le insidie del mare di Tiberiade, un lago soggetto a tempeste improvvise, e avventurarsi sulle acque denota in loro un certo coraggio, ma questa volta hanno paura. Gesù non abbandona la barca di Pietro, e così va incontro ai suoi discepoli camminando sul mare. I discepoli nel vederlo ebbero paura, ma la calma e la gioia ritornerà nel loro cuore quando sentiranno la voce del Maestro: Sono Io, non temete abbiate coraggio. Il significato di un tale miracolo nell’ambito della natura, come quello della moltiplicazione dei pani, non mira, in Giovanni, e nemmeno nei sinottici, a presentarci Gesù un operatore di prodigi, ma il Maestro che ama i suoi discepoli, ed è sempre presente, anche nelle traversie di una traversata burrascosa. E poiché il potere di Dio sul mare è un tema comunissimo nell’Antico Testamento (Gen 1,2ss.; Sal 74,12-15; 93,3s.), è chiara l’affermazione della divinità di Gesù. Una intuizione suffragata dall’uso del nome di Dio, “Sono io”: un chiaro riferimento alla rivelazione di Iahvè sul monte Sinai e sulla bocca di Gesù è un’autorevole rivelazione. Ancora una volta, Giovanni ha visto un profondo significato spirituale in una semplice risposta.
Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,16-21
Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 16-17 Il nuovo racconto della deambulazione di Gesù sulle acque del lago è introdotto con due versetti che indicano il tempo e le circostanze dell’episodio. Fattasi sera; rilievo cronologico che stabilisce soltanto un nesso narrativo con il racconto precedente. I suoi discepoli scesero [sulla riva] del mare; il particolare fa supporre che il miracolo avvenne in un luogo elevato (cf. vers. 3). Partirono per l’altra riva del mare; i discepoli da soli se ne partono per raggiungere l’altra riva del lago, verso Cafarnao. Non è possibile stabilire i motivi per i quali i discepoli non attesero il ritorno di Gesù e se ne partirono da soli verso l’altra sponda. Giovanni infatti segue una sua linea narrativa; Matteo e Marco (cf; Mt., 14, 22; Mc., 6, 45) osservano che Gesù non partì con i discepoli perché doveva congedare la folla. Non è necessario tuttavia vedere in queste notizie delle indicazioni esatte intorno ai tempi, luoghi e circostanze, poiché l’interesse dello storico non consisteva nel fissare le circostanze, bensì nel porre una premessa al nuovo racconto. Si era già fatto buio; altra indicazione cronologica che riprende la precedente («fattasi sera»). E Gesù non li aveva ancora raggiunti; non è detto come il Maestro doveva raggiungerli; l’indeterminazione lascia sospeso il lettore, il quale dall’intero racconto della deambulazione sulle acque trae una profonda impressione di mistero.
18 Particolare descrittivo pieno di effetto; il testo greco ha una formulazione linguistica accurata; si noti il genitivo assoluto (letteral.: «soffiando un vento gagliardo»). Matteo e Marco rilevano che il vento era contrario.
19 Per circa venticinque o trenta stadi ; una distanza che si aggira tra 14-5 km. Secondo i sinottici, la navigazione fu assai faticosa a motivo delle onde. Quando videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca; la descrizione, estremamente semplice e disadorna, si limita a ricordare gli elementi essenziali del fatto; la prima impressione è che Gesù cammina sull’acqua e la seconda che egli si dirige verso la barca dei discepoli. Essi ebbero paura; sentimento naturale davanti ad un fatto inatteso e soprannaturale. Secondo Matteo e Marco gli apostoli ebbero paura perché credevano che si trattasse di un fantasma (cf. Mt., 14, 26; Mc.,6,49).
20 Sono io; Gesù li rassicura facendosi conoscere. Non abbiate paura; l’espressione è omessa dalla versione siriaca-curetoniana; si può ritenere che queste parole si trovino nei presente testo di Giovanni per un fatto di armonizzazione con il racconto sinottico (cf. Mt., 14, 25; Mc., 6, 49). Se si accetta l’omissione il passo diventa molto più efficace, perché più conciso.
21 Volevano quindi prenderlo nella barca; vari commentatori pensano con San Giovanni Crisostomo che l’imperfetto «volevano» sia un imperfetto di conato; essi quindi ritengono che nel momento in cui i discepoli vogliono far salire in barca il Maestro, questi scompare e la barca in pochi istanti tocca prodigiosamente la sponda di approdo. Non si può negare che il racconto presenti lo svolgimento dei fatti in modo assai conciso e misterioso. Tuttavia, prendendo in considerazione i dati dei sinottici, si può spiegare il fatto nel modo seguente: passato il primo momento di stupore e di sorpresa, i discepoli pensano di prendere Gesù in barca; infatti essi compiono quanto hanno divisato di fare. Gesù sale quindi in barca con loro e la barca rapidamente raggiunge la riva. Secondo Mt., 14, 32 e Mc., 6, 51, appena il Maestro si trovò sulla barca, il vento si acquetò; siccome poi la barca non era molto lontana dalla riva, fu facile raggiungerla in breve tempo. L’avverbio εὐθέως qui non significa: all’istante, ma: celermente, subito.
Per approfondire
Gesù cammina sulle acque - Alain Marchadour (Vangelo di Giovanni): Questo brano è alquanto enigmatico: quale rapporto ha con quel che procede e quel che segue? Nei sinottici (Mt 14,22) è Gesù stesso che «ordina ai discepoli di salire in fretta sulla barca e precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato le folle». Possiamo considerare questo passo come un racconto di transizione nel senso proprio della parola, ma vi si ritrova lo stesso tema presente all’inizio del racconto: il cammino alla sequela di Cristo è fallito; i discepoli sono soli, abbandonati a se stessi; la folla continua a cercare Gesù (6,24). Sulla identità misteriosa di Gesù comincia ad alzarsi un velo: la scena si svolge di notte (v. 17), il tempo favorevole alla rivelazione. Gesù si avvicina camminando sulle acque e si affranca così dalle leggi della natura: l’acqua che separa diventa un cammino che riunisce. Possiamo vedere in ciò un’ulteriore allusione all’esodo, in particolare alla traversata del Mar Rosso: anche lì l’acqua si era trasformata in strada per i figli d’Israele (Es 14).
Un altro dettaglio conferma questa lettura: «I discepoli ebbero paura» (v. 19), segno che hanno letto in quest’episodio l’intervento di Dio. Ma Gesù li tranquillizza cominciando col dire: «Sono io»; in greco: Ego eimi, «Io sono». Con queste due parole il Secondo Isaia ha sovente espresso il nome di Jhwh. Così, nella rivelazione progressiva di Gesù, è introdotto un elemento supplementare, fugace ma importante: egli è il nuovo Mosè, il nuovo Eliseo, ma anche un essere divino, che si appropria il nome di Dio e, come Dio nelle sue rivelazioni, libera dalla paura. Nel Salmo 77,20 è detto:
S’aprì nel mare la tua vita,
i tuoi sentieri nella massa d’acqua;
ma rimasero invisibili le tue orme.
Venuta intanto la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono sulla barca, probabilmente la barca di Pietro, nella quale la tradizione cristiana unanimemente vede l’immagine della Chiesa. La barca è ancora distante da terra ed è scossa dalle onde, il mare era agitato e soffiava un forte vento. In questa scena, in un contesto di tempesta e di paura, emerge la tempra dei discepoli, ma anche la loro natura tutta umana. I discepoli sono uomini rotti ad ogni tipo di fatica, ma pur sempre uomini, con le loro paure, con la loro stanchezza, con quella ottusa capacità di conoscere, di capire, di cogliere in tutta la sua interezza la verità. Non riconoscono Gesù che cammina sulle acque, forse credono di vedere un fantasma. Ebbero paura, ma la voce del Maestro ricolma il loro cuore di gioia e di speranza. Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti. Nell’Antico Testamento il potere camminare sulle acque, così come quello di calmare le tempeste, è attribuito a Iahvé (cfr. Sal 65,7; 77,20; 89,9-10; Gb 9,8; 26,11-12; 38,16; Sir 24,5-6; Is 43,16). Intenzionalmente è una professione di fede della comunità primitiva nella divinità di Gesù. Al di là della storicità dell’episodio, si può cogliere un messaggio altamente parenetico: Gesù risorto è sempre presente nella sua Chiesa e se i marosi sembrano far affondare la barca di Pietro occorre continuare, nonostante tutto, ad avere fiducia nella potenza della sua Presenza, la quale rende possibile la prosecuzione della navigazione. A tutti i naviganti più o meno esperti, Gesù continua a ripetere, «Sono Io, non abbiate paura!». Così l’episodio illumina la vita cristiana fatta a volte anche di affondamenti.
Sono io, non abbiate paura: «[Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento]: voleva abituarli a non cercar subito di essere liberati dalle difficoltà, ma a sopportare gli avvenimenti con coraggio. Ma quando sembra che siano fuori pericolo, ecco che sono colti di nuovo dalla paura … Dio agisce sempre così: quando sta per liberarci da prove terribili, ne fa sorgere altre più gravi e spaventose. E così accade anche in questa occasione. Insieme alla tempesta, l’apparizione del Maestro turba ancor di più i discepoli. Ma neppure ora Gesù dissipa l’oscurità, né si rivela immediatamente perché vuol prepararli con questa continua sequela di prove a sostenere altre lotte e indurli a essere pazienti e costanti. Così Dio … agì con Abramo, ponendogli come ultima prova il sacrificio del figlio [cfr. Gen 22,1]. Così le prove più intollerabili si fanno sopportabili: esse, infatti, quando sono giunte al limite della sopportazione hanno prossima la liberazione. In tal modo Cristo si comporta qui con gli apostoli. Si rivela loro solo dopo che si sono messi a gridare. Così, quanto più grande è stato il terrore che li ha assaliti, tanto più gioiscono nel vederlo” (Giovanni Crisostomo).
Testimoni di Cristo - Beato Andrea da Montereale (Mascioni [L’Aquila], 1402/04 - Montereale, 18 aprile 1479): Nato a Mascioni (L’Aquila) da una modesta famiglia intorno al 1403, a quattordici anni entrò nel vicino monastero degli agostiniani di Montereale. Nel 1431 fu studente di teologia a Rimini, e negli anni successivi a Padova e Ferrara, ottenendo prima i gradi scolastici di lettore e baccelliere e poi quello di maestro in sacra teologia. Nel 1453 e nel 1471 fu eletto provinciale dell’Umbria. In più occasioni il generale dell’Ordine lo nominò suo vicario per ristabilire l’osservanza nei conventi di Norcia, di Amatrice e di Cerreto di Spoleto. Superate alcune incomprensioni e ingiuste accuse che lo spinsero a lasciare gli incarichi il beato Andrea nel 1471 fu eletto di nuovo provinciale. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel convento di Montereale, dove morì nell’aprile del 1479 e dove, nella chiesa che fu dell’Ordine, si venerano le sue spoglie mortali. Il suo culto fu approvato da Clemente XIII l’11 maggio 1764. (Avvenire)
Cancella, o Padre,
il documento scritto contro di noi per la legge del peccato,
già revocato nel mistero pasquale
con la risurrezione del Cristo tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te.