23 Agosto 2026
XXI Domenica del Tempo Ordinario
Is 22,19-23; Salmo Responsoriale Dal Salmo 137 (138); Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
Fede di Pietro in Cristo - Catechismo della Chiesa Cattolica 153 Quando san Pietro confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù gli dice: «Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16,17). La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da lui infusa. «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia ‘a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità».
440 Gesù ha accettato la professione di fede di Pietro che lo riconosceva quale Messia, annunziando la passione ormai vicina del Figlio dell’uomo. Egli ha così svelato il contenuto autentico della sua regalità messianica, nell’identità trascendente del Figlio dell’uomo «che è disceso dal cielo» (Gv 3,13), come pure nella sua missione redentrice quale Servo sofferente: «Il Figlio dell’uomo [...] non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Per questo il vero senso della sua regalità si manifesta soltanto dall’alto della croce. Solo dopo la risurrezione, la sua regalità messianica potrà essere proclamata da Pietro davanti al popolo di Dio: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» (At 2,36).
441 Figlio di Dio, nell’Antico Testamento, è un titolo dato agli angeli, al popolo dell’elezione, ai figli d’Israele e ai loro re. In tali casi ha il significato di una filiazione adottiva che stabilisce tra Dio e la sua creatura relazioni di una particolare intimità. Quando il Re-Messia promesso è detto « figlio di Dio », ciò non implica necessariamente, secondo il senso letterale di quei testi, che egli sia più che umano. Coloro che hanno designato così Gesù in quanto Messia d’Israele forse non hanno inteso dire di più.
442 Non è la stessa cosa per Pietro quando confessa Gesù come «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), perché Gesù risponde con solennità: «Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16,17). Parallelamente Paolo, a proposito della sua conversione sulla strada di Damasco, dirà: «Quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani...» (Gal 1,15-16). «Subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio» (At 9,20). Questo sarà fin dagli inizi il centro della fede apostolica professata prima di tutti da Pietro quale fondamento della Chiesa.
Liturgia della Parola
I lettura: L’oracolo di Isaia è l’unico che riguarda un privato. Sebna, forse uno straniero, era giunto alla più alta carica, quella di maggiordomo alla corte del re Ezechia. Forte della sua posizione, uomo amante del prestigio e vanaglorioso, aveva cercato di persuadere il re a ribellarsi contro l’Assiria e chiedere l’aiuto egiziano, opponendosi così alla politica di neutralità del profeta Isaia. Questi intrighi a lungo andare avrebbero portato il paese alla rovina. Dio, per troncare il malgoverno di Sebna, lo destituisce dalla dignità di maggiordomo e al suo posto elegge Eliakìm che sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Sarà Dio stesso a dare al neo eletto le insegne dell’autorità quali erano al tempo di Isaia: la tunica, la sciarpa, le chiavi. L’immagine del piolo conficcato in un luogo solido sta a indicare che il Signore assicura a Eliakìm la sua protezione ai fini di una stabilità e di un esercizio glorioso del mandato.
II lettura: L’apostolo Paolo, dopo aver contemplato la misteriosa e gloriosa salvezza dei Gentili, eleva un inno di lode alla bontà infinita di Dio e a tutte le altre sue perfezioni. Esalta la sapienza di Dio, quella che si manifesta nel governo dell’universo, ma anche nel suo piano eterno di salvezza. Un progetto di salvezza dal quale nessuno è escluso, nemmeno l’ostinato popolo d’Israele.
Vangelo
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
Il primato di Pietro è un potere per il bene della Chiesa, e poiché deve durare sino alla fine dei tempi, sarà trasmesso a coloro che gli succederanno nel corso dei secoli. Inferi, alla lettera «Ade» (in ebraico sheol), designa il soggiorno dei morti (Cf. Num 16,33). Le potenze degli inferi, «evocano le potenze del Male che, dopo aver trascinato gli uomini nella morte del peccato, li incatena definitivamente nella morte eterna. Seguendo il suo Signore, morto, “disceso agli inferi” [1Pt 3,19] e risuscitato [At 2,27.31], la Chiesa avrà la missione di strappare gli eletti all’impero della morte, temporale ed eterna, per farli entrare nel regno dei cieli [Cf. Col 1,3; 1Cor 15,26; Ap 6,8; 20,13]» (Bibbia di Gerusalemme).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-20
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Parola del Signore.
Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente - Cesarea di Filippo è l’antica città di Paneas al nord della Palestina, sulle pendici del monte Ermon. Quando Augusto nel 20 a.C. consegnò la regione al governo di Erode il grande, questi vi eresse un tempio in onore dell’imperatore romano. La costruzione della cittadina è da attribuire a Filippo, figlio di Erode, che la chiamò Cesarea in onore di Tiberio Cesare e vi si aggiungeva “di Filippo” per distinguerla da Cesarea marittima. Vi era adorato il Dio Pan, una divinità dalla sembianza caprina. In questa località che grondava di imperio e rimandava a sovrani che si autoproclamavano dèi, Gesù manifesta ai suoi discepoli la sua identità divina.
Ma voi, chi dite che io sia? Per Giovanni Papini «Gesù non interroga per sapere, ma perché i suoi fedeli, finalmente sappiano anch’essi [...] il suo vero nome». Ed è Simone, primo tra i Dodici e primo tra i cristiani, a esprimere in termini umani la realtà soprannaturale del figlio di Maria: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Un’espressione che spesso si trova nell’Antico Testamento (Cf. Gs 3,10; Sal 42,3; 84,3; Os 2,1) ed esprime la presenza operante di Dio.
La risposta di Pietro pone almeno una domanda: egli intendeva professare la divinità di Gesù oppure si riferiva soltanto alla sua messianicità? Se si propende per quest’ultima soluzione, si restituisce alla espressione il semplice senso messianico che essa ha nell’Antico Testamento. Sulla base della risposta del Cristo, né carne né sangue te lo hanno rivelato, si può invece pensare che Pietro abbia voluto professare la divinità del suo Maestro: un’illuminazione che veniva dall’alto e non era frutto di investigazione umana.
La risposta di Gesù a questa professione di fede ha una portata di notevolissima importanza. In primo luogo, egli proclama: «E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Il termine semitico che traduce Chiesa, ekklêsia, significa assemblea. La «Chiesa» nell’Antico Testamento è la comunità del popolo eletto (Cf. Dt 4,10; At 7,38). Nei vangeli non appare che due volte e designa la nuova comunità che Gesù stava per fondare e che egli presenta come una realtà non solo stabile, ma indistruttibile: «[...] le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». La locuzione, invece, è frequente nelle lettere paoline. Per la Bibbia di Gerusalemme, Gesù usando «il termine “Chiesa” parallelamente all’espressione “regno dei cieli” (Mt 4,17), sottolinea che questa comunità escatologica comincerà già sulla terra mediante una società organizzata di cui stabilisce il capo».
La Chiesa è edificata su Simone, che a motivo di questo ruolo riceve qui il nome di Pietro. Il mutamento del nome sta a indicare la nuova missione di Simon Pietro: egli sarà la roccia, quindi elemento di coesione, di unità e di stabilità.
A questo punto, Gesù indica i poteri conferiti a Simon Pietro: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Il senso di questa immagine, nota alla sacra Scrittura e all’antico Oriente, suggerisce l’incarico affidato a un unico personaggio di sorvegliare ed amministrare la casa. Nel mandato di Simon Pietro, il potere di legare e di sciogliere implica il perdono dei peccati, ma la sua comprensione non va limitata a questo significato: esso, infatti, comprende tutta un’attività di decisione e di legislazione, nella dottrina come nella condotta pratica, che coincide con l’amministrazione della Chiesa in generale.
Sempre per la Bibbia di Gerusalemme, l’esegesi cattolica «ritiene che queste promesse eterne valgano non soltanto per la persona di Pietro, ma anche per i suoi successori; sebbene tale conseguenza non sia esplicitamente indicata nel testo, è tuttavia legittima in ragione dell’intenzione manifesta che ha Gesù di provvedere all’avvenire della sua Chiesa con una istituzione che la morte di Pietro non può rendere effimera».
Luca (22,31s) e Giovanni (21,15s) sottolineano che il primato di Pietro, sempre per mandato divino, deve essere esercitato particolarmente nell’ordine della fede e che tale primato lo rende capo, non solo della Chiesa futura, ma già degli altri Apostoli. Infine, c’è da sottolineare che la professione petrina avviene nella regione di Cesarea di Filippo. Possiamo dire che non è «ricordato a caso il quadro geografico: la confessione del Messia e l’investitura di Pietro avvengono fuori dalla Palestina, in un territorio pagano. Le future direzioni della saviezza sono ormai chiare» (Ortenso da Spinetoli).
Per approfondire
Tu sei Pietro - Il primato di Pietro è fondante per la Chiesa, una santa cattolica e apostolica, ed è abbondantemente testimoniato dal Magistero.
Gesù, fin dagli inizi della vita pubblica, scelse dodici uomini perché stessero con lui e prendessero parte alla sua missione, facendoli partecipi della sua autorità e mandandoli ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli ammalati (CCC 551).
Ma tra i Dodici soltanto a Pietro venne assegnato un posto preminente: «Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto. Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” [Mt 16,16]. Nostro Signore allora gli aveva detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” [Mt 16,18]. Cristo, “Pietra viva”, assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli» (CCC 552).
E a tanto Gesù aggiunge l’autorità di governare la casa di Dio, che è la Chiesa e l’incarico “di legare e di sciogliere”, un mandato che «risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito al suo capo» (LG 22). Tale incarico indica «l’autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno» (CCC 553).
Ora, questo «ufficio pastorale di Pietro e degli altri Apostoli costituisce uno dei fondamenti della Chiesa ed è continuato dai Vescovi sotto il primato del Papa» (CCC 881).
Ubi Petrus, ibi Ecclesia, ibi Deus, in tempi così burrascosi tale verità è l’unica ancora di salvezza: noi vogliamo stare con Pietro, perché con lui c’è la Chiesa, con lui c’è Dio.
Il primato, pietra di inciampo? - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): Il brano della professione di fede e del primato di Pietro, insieme agli annunci del messia sofferente, le condizioni della sequela di cristo e la sua trasfigurazione costituiscono il prologo al discorso ecclesiale (Mt 18). Nel vangelo di oggi, partendo dalle domande di Gesù ai discepoli, distinguiamo queste quattro sezioni: identificazione di Gesù da parte della gente; professione di fede di Pietro; primato ecclesiale dell’apostolo; reazione di questi all’annuncio del messia sofferente fatto da Gesù.
La professione di Pietro nel testo di Matteo non si limita al messianismo di Gesù, come in Marco e Luca, ma arriva alla sua divinità: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Affermazione cristologica che implica la rivelazione del padre, come dice Gesù. Qui è già anticipatala fede pasquale degli apostoli e della comunità cristiana dopo la risurrezione del Signore. La quarta parte, la reazione negativa di Pietro, dimostra che la sua fede messianica e cristologica - come quella dei suoi compagni - era meno certa di quanto suggerissero le parole.
La terza sezione, il primato di Pietro, è esclusiva di Matteo. Pur essendo importante, non è menzionata nei brani paralleli degli altri due sinottici (Mc 8,27ss e Lc 9,18ss). Se in questi due evangelisti il protagonista assoluto della scena è Cristo, e Pietro resta in secondo piano come interlocutore, in Matteo, invece viene dato molto rilievo alla persona di Pietro.
Non possiamo ignorare che il testo del primato ha suscitato polemiche nella storia della Chiesa e nel campo della esegesi biblica e della teologia. Polemica che raggiunge il suo apice su queste parole di Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Il testo ha un’enorme importanza per le basi bibliche e teologiche della cattedra di Pietro, per il suo primato e la sua relazione con il collegio apostolico dei vescovi, come pure con le Chiese dei fratelli separati.
La tradizione cattolica ha sempre accettato il testo come autentico, ma i biblisti protestanti della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX lo considerarono aggiunto nel II secolo dalla comunità di Roma a favore del papato. Oggi è opinione comune tra gli specialisti che il brano sia autentico, cioè parola di Gesù; sebbene la maggioranza pensi che debba essere situato durante le apparizioni pasquali (cfr. Gv 21,15ss: venerdì, VII settimana di Pasqua).
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa - Agostino (Sermo 76,1): La pietra poi può essere intesa come il Cristo stesso, mentre Pietro rappresenta il popolo cristiano. Pietra è infatti il nome primitivo; Pietro quindi deriva da “pietra”, non pietra da “Pietro”, come il nome di Cristo non deriva da cristiano, ma il no - me cristiano deriva da Cristo. Tu, dice dunque, sei Pietro e su questa pietra che tu hai riconosciuta pubblicamente, su questa pietra che tu hai riconosciuta come vera, dicendo: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Io edificherò la mia Chiesa, cioè sopra Me stesso ... Edificherò te su di Me, non Me sopra di te.
Testimoni di Cristo - Santa Rosa da Lima - L’amore di Dio rende la vita un giardino della speranza L’amore di Dio rende la vita un giardino della speranza - Vivere alla luce dell’amore di Dio rende la vita un giardino, dove trovano casa i fiori più delicati della cura delle sorelle e dei fratelli bisognosi o feriti dalla vita. A questo giardino della speranza si dedicò Isabel Flores de Oliva, che, figlia di una nobile famiglia di origine spagnola a Lima, nota con il nome che le venne attribuito proprio in virtù della sua bellezza: Rosa. La prima santa dell’America Latina era nata nel 1586, decima di tredici figli, e aveva coltivato la propria vita spirituale fin da piccola, sognando la consacrazione, nonostante la famiglia preferisse per lei un buon matrimonio, che avrebbe magari aiutato la famiglia a risollevarsi dai problemi economici nei quali si era trovata a causa di un tracollo finanziario. Di fronte alle difficoltà, però, Rosa non si scoraggiò e si diede da fare lavorando per aiutare la famiglia, senza dimenticare, al contempo, di fare quello che poteva per i poveri e i bisognosi, specie gli indios. Allestì quindi nella casa materna una specie di ricovero pensato soprattutto per i bambini e gli anziani poveri. Guardando al modello di Caterina da Siena, vestì l’abito del Terz’Ordine Domenicano, visse in una sorta di cella nella casa materna da penitente e, per cinque anni, da reclusa. Nel 1614, provata dalle privazioni, lasciò la “cella”; morì nel 1617, è santa dal 1672.
O Padre, fonte di sapienza,
che sulla solida fede dell’apostolo Pietro
hai posto il fondamento della tua Chiesa,
dona a quanti riconoscono in Gesù di Nazaret
il Figlio del Dio vivente
di diventare pietre vive
per l’edificazione del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.