11 Maggio 2026
Lunedì VI Settimana di Pasqua
At 16,11-15; Salmo Responsoriale dal Salmo 149; Gv 15,26-16.4a,7-14
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me, dice il Signore, e anche voi date testimonianza. (Cf. Gv 15,26b.27a - Acclamazione al Vangelo)
Anche voi date testimonianza - Catechismo della Chiesa cattolica - Dovere di rendere testimonianza 1816 Il discepolo di Cristo non deve soltanto custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla: «Devono tutti essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini, e a seguirlo sulla via della croce attraverso le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa»
2691 Il servizio e la testimonianza della fede sono indispensabili per la salvezza: «Chi [...] mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32-33).
2087 La nostra vita morale trova la sua sorgente nella fede in Dio che ci rivela il suo amore. San Paolo parla dell’obbedienza alla fede come dell’obbligo primario. Egli indica nell’«ignoranza di Dio» il principio e la spiegazione di tutte le deviazioni morali. Il nostro dovere nei confronti di Dio è di credere in lui e di rendergli testimonianza.
2471 Davanti a Pilato Cristo proclama di essere venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Il cristiano non deve vergognarsi «della testimonianza da rendere al Signore» (2Tm 1,8). Nelle situazioni in cui si richiede che si testimoni la fede, il cristiano ha il dovere di professarla senza equivoci, come ha fatto san Paolo davanti ai suoi giudici. Il credente deve «conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini» (At 24,16).
Liturgia della Parola
I Lettura - Lo Spirito Santo è la guida divina e perfetta della Chiesa, per lo Spirito Santo la Parola raggiunge anche gli angoli più reconditi dell’impero romano, per lo Spirito Santo le menti si aprono all’ascolto: “C’era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia … e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo”.
In questa azione non v’ è coercizione, ma libera adesione dell’uomo: la sua volontà, illuminata dalla luce dirompente dello Spirito Santo, sprofonda nella luce della verità e in questa luce liberamente aderisce all’azione salvifica di Dio. Per questa azione tutta divina, Lidia crede, si fa battezzare, si prodiga a favore degli apostoli, traducendo così in concretezza di opere la sua fede.
Vangelo
Chi ha visto me, ha visto il Padre.
Le parole di Gesù preannunziano persecuzioni e opposizioni: come Cristo anche il discepolo dovrà sentire sul suo corpo il dolore dei chiodi della croce. È inevitabile, “come hanno perseguitato me, perseguiteranno voi” (Gv 15,20). Il mondo non può non odiare i discepoli di Gesù. Ma l’odio del mondo non tende tanto ai discepoli, ma alla persona di Gesù. I cristiani della prima ora avevano cara l’espressione “essere perseguitati a causa del Nome” di Gesù. C’è un legame indissolubile che lega Gesù e i suoi discepoli, un legame reso forte e inviolabile dallo Spirito Santo che nel giorno di Pentecoste prenderà il timone della Chiesa per renderla forte e audace nella testimonianza del Risorto dinanzi al mondo. Il mondo perseguitando i cristiani crederà di rendere culto a Dio e di distruggere la Chiesa, ma ignora che “il sangue dei martiri genera nuovi cristiani” (Tertulliano).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,26-16,4a
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».
Parola del Signore.
Giuseppe Segalla (Giovanni) 26-27: La testimonianza congiunta del Paraclito e dei discepoli viene accomunata come in At 5,32 e 15,28.
Anche nei sinottici la testimonianza dello Spirito ricorre nel contesto della persecuzione dei discepoli ed egli testimonia attraverso di loro (Mt 10,19-20; Mr 13,11), anzi insegna loro quello che devono dire davanti ai tribunali (Lc 12,12). Brown suppone che questo sia il motivo catalizzatore dei detti giovannei sul Paraclito: la sua testimonianza polemica contro il mondo nel contesto della persecuzione di Gesù e dei suoi discepoli. In tal modo l’evangelista avrebbe avuto una ragione plausibile per collocare qui il tema dello Spirito, appunto perché legato, nella tradizione, con quello della persecuzione e della testimonianza dei discepoli perseguitati. A differenza dei sinottici, però, in Gv il Paraclito dà una testimonianza diretta e indipendente.
26: che vi manderò dal Padre: il Paraclito è quindi l’Inviato del Figlio da parte del Padre. - che procede dal Padre: la particella corrispondente a « dal », παρὰ, indica di solito non l’origine, ma la missione. Dai Padri greci però questo testo è stato assunto come prova della processione dello Spirito dal Padre. - lui mi darà testimonianza: qui è solo implicita l’idea che la testimonianza è contro l’odio e l’incredulità del mondo (cfr 16,7-11).
27: perché siete con me fin dall’inizio: il fondamento della testimonianza non è una conoscenza mistica (gnosi), ma l’esperienza storica di Gesù, fin dall’inizio del suo ministero. Per l’importanza di ciò nella Chiesa primitiva.
16.1: Questo vi ho detto: si riferisce a tutto il brano 15,18-27: il preannuncio della persecuzione vuol evitare lo scandalo e quindi l’abbandono della fede.
2-3: Viene riesposto in maniera più precisa e concreta il tema della persecuzione della futura comunità cristiana. Va tenuta presente la situazione storica di persecuzione da parte dei giudei e dei romani delle comunità giovannee verso la fine del I secolo. Quando l’evangelista scriveva queste righe, la persecuzione era un fatto ormai di lunga esperienza.
2: Vi cacceranno fuori dalle sinagoghe: cfr 9,22 e 12,42. Si tratta della persecuzione morale dei giudei, volta soprattutto ai giudeo-cristiani e divenuta molto forte verso la fine del I secolo. - chi vi ucciderà penserà di rendere un culto a Dio: si trovano testi di fonti giudaiche che riportano esempi di uccisione per motivi religiosi da parte di zeloti (Mishna, Sanh 9,6). Il Midrash Rabbah 21,3, che commenta Nm 25,13, dice: « Se uno versa il sangue del malvagio, è come se avesse offerto un sacrificio »,
3: L’ignoranza del Padre (qui stranamente al primo posto) e del Figlio è colpevole (cfr 15,22-25).
Per approfondire
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi - Günter Stemberger: Scandalo (gr. skandalon = trappola, inciampo).
Significa tutto ciò che è motivo d’incredulità e di peccato. Cristo stesso, il figlio del falegname, è pietra d’inciampo, alla maniera di JHWH (Is 8,14s). Egli non adempie le aspettative del popolo (Lc 2,34), esige una ubbidienza troppo grande (1Pt 2,9), diventando così l’inciampo di molti che non vogliono credere. Israele lo rigetta come un’inutile pietra da costruzione (Mc 12,10). Perfino i suoi discepoli lo abbandonano (Gv 6,66). Lo scandalo di Cristo raggiunge il punto culminante nello scandalo della croce (Gal 5,11). Beato colui che non si scandalizza di lui (Mt 11,6).
Non soltanto Cristo può essere scandalo dell’uomo, ma anche lui stesso con le sue brame, la sua mano, il suo piede, il suo occhio. Tutto ciò può essergli di scandalo, diventare motivo di peccato (Mc 9,43ss). Egli deve allora rinunciare a tutto per non scandalizzarsi. Chiunque però dà scandalo ai piccoli, cioè a quanti credono, meglio sarebbe non fosse nato (Mc 9,42). Questi infatti porta alla perdizione uno per il quale Cristo è morto (Rm 14,15). Gli scandali sono il male del mondo (Mt 18,7). Ciononostante devono avvenire e fanno parte del piano salvifico di Dio. Gesù ha predetto questi scandali in particolare per la fine del mondo (Gv 16,1ss). Ma guai a colui per mezzo del quale essi avvengono.
Quando l’apostolo Paolo chiese ai discepoli di Efeso se avevano ricevuto lo Spirito Santo venendo alla fede, essi risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo» (At 19,2). Pure ai nostri tempi per molti lo Spirito Santo è il “grande sconosciuto”, mentre è il vero conduttore della nostra vita spirituale e l’anima del corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa (Gv 14,26; LG 7.8). Il Concilio Ecumenico Vaticano II parla a varie riprese di questa funzione “didattica” dello Spirito Santo in rapporto alla parola di Cristo: Egli «guida la Chiesa per tutta intera la verità [cfr. Gv 16,13], la unifica nella comunione e nel ministero, la istruisce e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti» (LG 4; cfr. DV 20). La Tradizione «di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo; cresce infatti la comprensione, sia con la riflessione e lo studio dei credenti... sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità» (DV 8). Quindi, lo Spirito Santo assiste i Vescovi: «I Vescovi sono gli araldi della fede ... che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, e la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie [Mt 13,52]» (LG 25). Lo Spirito Santo assiste il Papa quando «sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale»: «le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non per il consenso della Chiesa, essendo esse pronunziate con l’assistenza dello Spirito Santo, promessagli nella persona del beato Pietro, per cui non abbisogna di alcuna approvazione di altri, né ammettono appello alcuno ad altro giudizio» (LG 25). Lo Spirito Santo assiste e santifica il Popolo di Dio: «Lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il Popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù, “ma distribuendo a ciascuno i propri doni come piace” [1Cor 12,11], dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa, secondo quelle parole: “A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio”» (LG 12). Alla luce di quanto è stato detto, allora si può affermare, con il Patriarca Atenagora, che senza lo Spirito Santo «Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un ricordo, e l’agire cristiano una morale di schiavi».
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi: «Vi ho predetto questi avvenimenti affinché non ne siate scandalizzati: giustamente proibisce lo scandalo dopo la promessa dello Spirito Santo; poiché lo Spirito Santo è Amore; e l’amore allontana ogni scandalo, secondo le parole del Salmista: Grande pace per quelli che amano la tua Legge: per essi non vi è inciampo [Sal 118,165]» (Tommaso d’Aquino, In Jo. ev. exp., XVI).
Testimoni di Cristo - Sant’Ignazio da Làconi, Religioso: Ignazio nacque nel 1701 a Làconi in Sardegna; nel 1721 vestì l’abito francescano entrando tra i Frati Minori Cappuccini. Si dedicò all’ufficio di questuante per quarant’anni, durante i quali diede a tutti uno splendido esempio di umiltà e di carità. Dio lo arricchì di particolari doni soprannaturali, che lo resero venerando presso ogni classe di persone. La gente lo chiamava “Padre santo” e anche un pastore protestante, cappellano del reggimento di fanteria tedesco, lo definì ‘un santo vivente’. Ormai cieco, rese l’anima a Dio l’11 maggio 1781, a Cagliari, e fu canonizzato da Pio XII il 21 ottobre 1951. Alla cerimonia di canonizzazione a Roma, era presente un altro grande questuante cappuccino dello stesso convento di Cagliari, fra’ Nicola da Gesturi (1882-1958) che sarà proclamato beato il 3 ottobre 1999 da papa Giovanni Paolo II.
Donaci, Dio misericordioso,
di sperimentare in ogni momento della vita
la fecondità della Pasqua
che celebriamo nei santi misteri.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.