4 Maggio 2026
Lunedì della V Settimana di Pasqua
At 14,5-18; Salmo Responsoriale Dal Salmo 113 B (115); Gv 14,21-26
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa, dice il Signore, e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. (Gv 14,26 - Acclamazione al Vangelo)
Sul finire della sua vita terrena, Gesù promette ai suoi amici (Cf. Gv 15,15) il dono dello Spirito Santo: lo Spirito Santo sarà nella vita della Chiesa, e nell’intimo dei credenti, il Consolatore, il Maestro, la memoria.
Dai testi di Giovanni sullo Spirito Santo si possono rilevare i tratti seguenti: lo Spirito Santo verrà quando Gesù se ne sarà «andato» (16,7). Gesù pregherà il Padre ed Egli darà ai discepoli «un altro Consolatore» (14,16.26; 15,26). I discepoli lo conoscono, perché Egli dimora presso di loro e sarà in loro (14,17). Dimorerà in loro (14,17) insegnerà ad essi ogni cosa (14,26) e li guiderà sulla via della verità (16,13). Annunzierà ai discepoli le cose future (16,13). Prenderà da Gesù per dare ai discepoli (16,14), glorificando Gesù (16,14) e rendendo testimonianza di lui, facendo ricordare ai discepoli ciò che Gesù ha fatto e ha detto loro (14,26). Non parlerà da se stesso (16,13), dirà solamente quanto sentirà. Il mondo non lo può accogliere (14,17), non lo vede e non lo conosce (14,17). Lo Spirito darà testimonianza in favore di Gesù di fronte all’incredulità e all’odio del mondo (15,26; 16,8); confuterà il mondo in fatto di peccato, di giustizia e di giudizio (16,8). Dimostrerà ai credenti che il mondo è nel peccato e in errore, e quindi in stato di condanna.
Liturgia della Parola
I Lettura - Vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente - Messale dell’Assemblea Cristiana (Feriale): Dopo aver guarito uno storpio (cf Atti 3,2-26), Paolo si vede costretto a prendere la parola per smantellare un equivoco: Paolo e Barnaba vengono considerati come due divinità (cf Atti 28,6). Si offre quindi l’occasione a Paolo di fare il suo primo discorso di fronte ai pagani: li distoglie dall’adorazione degli idoli, ricordando che essi non esistono e perciò non possono portare alcun aiuto all’uomo; li orienta verso l’unico vero Dio, creatore dell’universo e padre di tutti gli uomini (abbiamo qui una teodicea naturale in embrione); li invita infine a far tesoro della continua testimonianza di sé che Iddio offre loro attraverso le meraviglie della creazione per superare l’ignoranza dei tempi passati (cf Atti 17,23.30) e aprirsi alla salvezza.
Vangelo
Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.
Gesù, nel Vangelo, per consolare i discepoli promette lo Spirito Santo: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa». Nella vita della Chiesa, lo Spirito Santo sarà l’evangelizzatore, il missionario, l’operatore di prodigi e di miracoli, il rivelatore di Cristo, il santificatore. Inoltre, «quando [lo Spirito Santo] sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo [Gv 1,10] riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Gv 16,8). Questa Persona divina sarà mandata da Dio nel nome del Cristo (Cf. Gv 14,26). Nel brano evangelico vengono rivelati due misteri: quello della Trinità e quello della sua inabitazione nei discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola [Gv 3,11] e il Padre mio lo amerà e noi verremo [Ap 3,20] a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,21-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama; cioè: «chi accoglie i miei comandamenti...»; l’espressione ricorre tre volte nella presente sezione (cf. verss. 15, 23). L’osservanza dei comandamenti è il requisito per beneficiare della presenza di Cristo. E chi mi ama sarà amato dal Padre mio; il linguaggio dell’evangelista richiama quello degli scritti sapienziali; infatti nel presente discorso il Maestro parla allo stesso modo con il quale si esprime la Sapienza nei libri dell’Antico Testamento. «Coloro che amano la Sapienza la contemplano continuamente; essa si lascia trovare da quelli che la cercano... Amarla è osservare le sue leggi» (Sapienza, 6, 12, 18); «io amo quelli che mi amano; chi mi cerca con interesse, mi trova» (Proverbi, 8, 17); «quelli che amano la Sapienza sono amati dal Signore» (Ecclesiastico, 4, 14); da queste citazioni risulta con evidenza come il quarto evangelista ami proporre gli insegnamenti di Cristo con il linguaggio biblico. E mi manifesterò a lui; «manifestare»; il verbo greco ἐμφανίζειν (cf. anche vers. 22) significa: rendere visibile, manifesto; si tratta evidentemente di una «manifestazione» spirituale o di una esperienza religiosa (intima e mistica) riservata al credente che ama Gesù e che è amato dal Padre. Vi è un parallelismo di senso tra i verss. 15-17 ed i verss. 19-21: nei primi si parla della manifestazione dello Spirito di verità (vers. 17); nei secondi della manifestazione di Gesù ai discepoli. Tanto lo Spirito quanto Gesù ritornano nelle anime di coloro che osservano i comandamenti, si manifestano ad essi e pongono in essi la loro dimora.
22 Gli dice Giuda, non l’Iscariota; letture varianti: «Giuda non quello di Kariot»; «Giuda Tommaso»; «Tommaso»; «Giuda il Cananita». L’intervento di Giuda interrompe il discorso di Cristo sul suo ritorno in coloro che osservano i comandamenti; tale intervento, tuttavia, introduce ulteriori spiegazioni da parte del Maestro. Giuda, nella lista degli apostoli trasmessa da Matteo (10, 3) e da Marco (3, 18), figura probabilmente con il nome di Taddeo; secondo Luca (6, 16; Atti, 1, 13) Giuda è fratello di Giacomo il Minore (primo vescovo di Gerusalemme). «Non l’Iscariota»; precisazione con la quale l’evangelista avverte i lettori di non confondere l’apostolo che qui interloquisce con l’apostolo omonimo che tradì il Maestro. Come mai avverrà che tu ti manifesterai a noi e non al mondo?; Giuda, come gli altri apostoli, attendeva una manifestazione imponente a gloriosa del loro Maestro davanti a tutto Israele (cf. Atti, 1, 6); egli quindi si meraviglia come Gesù deluda questa loro speranza (cf. Giov., 7, 3-4). L’apostolo interlocutore non aveva capito che il Maestro parlava loro di una manifestazione spirituale nell’animo dei credenti.
23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola; chi ama Gesù osserva la sua parola, cioè i suoi comandamenti; si noti che l’espressione «osservare la mia parola» è parallela all’altra già usata dall’evangelista: «osservare i comandamenti» (verss. 15, 21). E il Padre mio lo amerà; nel credente l’osservanza dei comandamenti è in pari tempo effetto e segno dell’amore del Padre e del Figlio. Verremo a lui e dimoreremo presso di lui; Cristo risponde indirettamente a Giuda dicendogli che la manifestazione di cui si parla si identifica con la presenza del Padre e del Figlio in coloro che amano ed osservano i comandamenti. Si tratta di una presenza divina del tutto particolare e duratura. Nei verss. 15-23 si trovano le affermazioni più caratteristiche del quarto vangelo, concernenti la così detta «escatologia realizzata» (cf. Giov. 3, 18; 5, 25). Nella presente sezione non si parla del ritorno di Cristo, che avrà luogo alla fine dei tempi, come di esso si parla in altri testi giovannei (cf. Giov., 6, 39 ss.; 12, 48), in passi dei vangeli sinottici e in quelli delle prime lettere di San Paolo (cf. 1 Tessalonicesi, 4, 14-18), ma del ritorno che si attua già fin dall’inizio della predicazione evangelica e che si identifica con la abitazione (dimora) di Cristo nell’animo di coloro che osservano i suoi comandamenti; questa presenza di Gesù costituisce la «escatologia realizzata». Da ciò risulta come in questo stesso capitolo vi siano delle prospettive differenti per quanto riguarda l’escatologia; in Giov., 14, 1-3 la prospettiva escatologica è quella tradizionale; in Giov., 14, 18-21 la prospettiva escatologica è quella della «escatologia realizzata».
24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; si ha un parallelismo antitetico con il vers. 23 a. Gesù non può manifestarsi a coloro che non lo amano (cf. 8, 42) e che non accolgono le sue parole (cf. 8, 37, 43, 47; 15, 22-23). E la mia parola non è mia...; lettura più breve da preferirsi alle altre: «la parola che ascoltate»; «la mia parola che ascoltate». L’espressione indica l’unione perfetta che esiste tra il Figlio ed il Padre; la parola del Figlio è la parola stessa del Padre (cf. 7, 16; 12, 44).
25 Queste cose vi ho detto quando ero con voi; il Maestro getta uno sguardo retrospettivo alla sua opera e la considera già compiuta; la sua attività di rivelatore è conclusa; ora i suoi discepoli devono valutarne tutta l’importanza per la loro vita e, di conseguenza, per quella della Chiesa. Questo modo di esprimersi si addice ad un discorso di addio che deve preparare i discepoli alla separazione dal loro Maestro.
26 Lo Spirito Santo che il Padre invierà nel mio nome, vi insegnerà tutto; Cristo ha compiuto la sua missione dottrinale; i discepoli tuttavia non hanno compreso tutto quanto il Maestro ha detto loro; in tal caso chi provvederà a illuminare la loro intelligenza perché possano comprendere pienamente gli insegnamenti di Cristo? Essi già sanno che avranno «un altro Paraclito» (cf. vers. 16), il quale rimarrà con loro e sarà loro aiuto e sostegno; ora apprendono che questo Paraclito per loro sarà anche guida intellettuale e maestro intimo. «Lo Spirito Santo che il Padre invierà nel mio nome»; lo Spirito Santo non sarà inviato a sostituire Cristo, ma a compiere la sua opera in stretta unione con lui (cf. Giov., 16, 13-14).
«Vi insegnerà tutto»; non si precisa come sarà effettuato tale insegnamento; l’azione dello Spirito si esplica nell’intimo per via di illuminazioni interiori, non già per parole esterne (rivelazione storica compiuta da Cristo). E vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto; la formula è di una ricchezza teologica notevole. «Ricordare» non significa il semplice richiamare alla mente, ma il tener vive ed inalterate le parole di Cristo, vale a dire nel ripetere ai discepoli le verità che il Maestro ha loro annunziate. Lo Spirito Santo ripetendo tali verità le fa ricordare ai discepoli. «Tutto ciò che io vi ho detto»; non si tratta semplicemente di ripetere tutti gli insegnamenti di Cristo, ma di farli comprendere in tutta la loro intima ricchezza dottrinale. L’espressione «tutto» (πάντα = tutte le cose) abbraccia l’intero corpo dottrinale della rivelazione apportata da Cristo (cf. Mt., 28, 28). La solenne promessa compiuta qui da Cristo non considera unicamente gli apostoli, ma interessa tutta la Chiesa docente (apostoli e loro successori). A queste solenni consegne di Gesù rimane fedele la Chiesa quando svolge la sua missione dottrinale lungo l’intero corso della storia.
Per approfondire
Il Paraclito - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Tra gli elementi più caratteristici della pneumatologia di Gv 14,15-31 abbiamo la presentazione dello Spirito santo come Paraclito.
All’inizio della prima sezione di questa pericope Gesù assicura gli amici che non li lascerà soli, perché dietro sua preghiera il Padre donerà loro un altro Paraclito, affinché sia con loro in eterno (Gv 14,16). Questa persona divina sarà mandata da Dio nel nome del Cristo (Gv 14,26). Lo Spirito santo quindi è il secondo Paraclito dei discepoli, cioè il secondo avvocato difensore. Il termine «paraclito» infatti designa colui che in un processo aiuta una persona per difenderla.
Il sostantivo «Paraclito» applicato allo Spirito santo evoca il grande processo tra Gesù e il mondo, nel quale il primo avvocato difensore è stato il Cristo, il testimone della luce e della verità (cf. Gv 3,l1s.32; 18,37). Ma l’azione di Gesù, finché egli è rimasto sulla terra, non si è rivelata efficace; di qui la necessità dell’intervento dello Spirito santo, il quale prenderà le difese del Cristo-verità, nell’intimo delle coscienze dei credenti, vivendo in loro per sempre (Gv 14,16s), convincendo il mondo intorno al peccato, alla giustizia e al giudizio (Gv 16,8ss).
Lo Spirito santo quindi è il Paraclito, perché avvocato difensore di Gesù nel processo intentato dalle tenebre contro la luce.
Il termine «Paraclito» quindi indica la funzione di difesa della luce contro le tenebre (l’incredulità) e della verità contro la menzogna. In realtà lo Spirito santo svolge la missione di rendere testimonianza al Cristo-verità (Gv 15,26) e di provare all’interno delle coscienze dei discepoli, il grosso peccato e l’enorme ingiustizia commessi dal mondo incredulo contro Gesù, rifiutandogli l’adesione della fede e condannandolo a morte con una sentenza iniqua (Gv 16,7ss).
Il termine «Paraclito» però non esaurisce il suo significato in questa accezione semantica, ma può indicare anche la persona che intercede a favore di un amico. In effetti nel passo di 1Gv 2,1 questo sostantivo è applicato al Cristo glorioso, propiziatorio per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo. In tale contesto l’ espressione «abbiamo UN PARACLITO presso il Padre, Gesù Cristo» non differisce molto dalla locuzione «abbiamo UN tale SOMMO SACERDOTE che si è seduto alla destra del trono» (Eb 8,1).
Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito - Gregorio Magno: ... voglio considerare quale Artista sia questo Spirito Santo, ma mentre sono intento a ciò sento che non riesco. Infatti [questo Artista] riempie un fanciullo che suonava la cetra e lo fa diventare il Salmista [Cf. 1Sam 16,18], riempie un pastore d’armenti che sbucciava fichi selvatici, e ne fa un profeta [Cf. Am 7,14]; riempie un fanciullo dedito all’astinenza, e ne fa un giudice di vecchi [Cf. Dn 13,46s]; riempie un pescatore, e ne fa un predicatore [Cf. Mt 4,19]; riempie un persecutore, e ne fa il Dottore delle genti [Cf. At 9,1s]; riempie un pubblicano, e ne fa un evangelista [Cf. Lc 5,27-28]. Quale Artista è questo Spirito! Tutto ciò che vuole avviene senza indugio. Appena tocca la mente, insegna, e il suo solo tocco è già insegnare. Appena illumina l’animo umano, lo cambia; subito gli fa rinnegare ciò che era, subito lo rende ciò che non era.
Testimoni di Cristo - Santa Antonina di Nicea, Martire: Nel Martirologio Romano questa santa è menzionata tre volte: il 1 marzo, il 4 maggio e il 12 giugno, e ogni volta in maniera diversa, come se si trattasse di tre persone distinte. Si tratta invece della stessa persona, il cui “dies natalis” è il 4 maggio, come appare nel Martirologio Siriaco del IV secolo. Gli elogi del Martirologio Romano rispecchiano un’antica “passio” perduta.
Secondo queste fonti Antonina, cristiana di Nicea in Bitinia, durante la persecuzione di Diocleziano arrestata per ordine del prefetto Priscilliano, fu battuta con le verghe, sospesa al cavalletto, dilaniata ai fianchi e infine arsa viva. Qualche codice del Geronimiano aggiunge che Antonina fu uccisa di spada. Alcuni documenti dicono che fu rinchiusa in un sacco e gettata in una palude; sembra, però, che queste circostanze non appaiano nei documenti più antichi. Secondo il Martirologio Siriaco e molti codici del Martirologio Geronimiano il martirio sarebbe avvenuto a Nicomedia, mentre altri codici lo pongono a Nicea in Bitinia. Questo dato sembra essere abbastanza certo. (Avvenire)
La tua mano, o Padre,
protegga sempre questa famiglia,
perché, liberata da ogni male
per la risurrezione del tuo Figlio unigenito,
con il tuo aiuto possa camminare sulle tue vie.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.