10 Giugno 2026
Mercoledì X Settimana del Tempo Ordinario
1Re 18,20-39; Salmo Responsoriale Dal Salmo 15 (16); Mt 5,17-19
Beato Enrico da Bolzano: Nato a Bolzano verso il 1250, condusse la dura vita del povero operaio. In epoca non precisata si trasferì a Treviso con la moglie e il figlio, e, dopo la loro morte, visse in un oscuro bugigattolo messogli a disposizione da un notaio. Negli ultimi anni si ridusse in estrema povertà, accettando l’elemosina.
A Bolzano come a Treviso fu ammirato come assiduo frequentatore di chiese (a Treviso soleva visitare tutte le chiese della città ogni giorno) e avido ascoltatore di Messe. Più ammirata ancora fu la sua vita di penitente: dormiva su un duro giaciglio, portava un ruvido saio, praticava lunghe veglie in preghiera. Quando si spense, tutto solo nella sua cella, i trevisani dissero che era morto un santo. I funerali videro un concorso immenso di popolo e furono accompagnati da strepitosi prodigi. Seguirono per oltre un anno pellegrinaggi che condussero dalle città vicine migliaia di persone all’arca del poverello, collocata nel duomo di Treviso sopra un altare. Una commissione vescovile registrò in poco tempo trecentoquarantasei miracoli, per lo più guarigioni, su deposizione di testimoni oculari. Uno di questi fu il biografo di Enrico, Pier Domenico di Baone, che fu più tardi vescovo di Treviso. Ricognizioni delle reliquie si ebbero nel 1381 e nel 1712; una reliquia insigne nel 1759 fu portata a Bolzano ed è venerata nel duomo. In queste diocesi sorsero alcune chiese a lui dedicate. Il culto del beato fu approvato da Benedetto XIV, per la diocesi di Treviso, e da Pio VII, per quella di Trento. (Autore: Igino Rogger)
Liturgia della Parola
Prima Lettura - VATICAN NEWS: Un esempio eclatante della forza profetica di Elia si legge nel primo Libro dei Re, al cap. 18, che narra come ai tempi del re Acab Israele stesse cedendo alla seduzione dell’idolatria: infatti, adorava Baal perché credeva donasse la pioggia e quindi la fertilità ai campi, al bestiame e al genere umano. Proprio per smascherare questa credenza ingannevole, Elia raduna il popolo sul Monte Carmelo e lo pone davanti a una scelta: seguire il Signore o seguire Baal. Il profeta invita al confronto oltre 400 idolatri: l’uno e gli altri prepareranno un sacrificio ciascuno e pregheranno ciascuno il proprio dio affinché si manifesti. A rispondere in mondo inequivocabile è il Signore, “Dio di Abramo, di Isacco e di Israele” che brucia l’offerta per il sacrificio preparata da Elia su un altare composto da dodici pietre, “secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, alle quali il Signore aveva dato il nome di Israele”. Si converte così il cuore del popolo, di fronte all’evidenza della Verità. Resta muto e impotente, invece, Baal perché - e questo è l’insegnamento di Elia – “la vera adorazione di Dio è dare se stesso a Dio e agli uomini, la vera adorazione è l’amore” che “non distrugge, ma rinnova e trasforma”. (Benedetto XVI, Udienza generale 15 giugno 2011).
Vangelo
Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
«Gesù non viene né a distruggere la legge (Dt 4,8) e tutta l’economia antica né a consacrarla come intangibile, ma a darle, con il suo comportamento, forma nuova e definitiva, dove si realizza nella pienezza ciò verso cui la legge stessa era avviata» (Bibbia di Gerusalemme).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.
Angelico Poppi (I quattro Vangeli): Gesù non è venuto per abolire la Legge o i Profeti ... ma per compiere * - L’espressione «Non crediate che (io) sia venuto» ricorre con formule affini altrove (Mt 9,13; 10,34-35; 20,28) e sembra premunire il lettore con un tono polemico da una falsa interpretazione delle sei antitesi seguenti (Cf. Gnilka, I, p. 218). Benché Gesù non si sia attenuto alle prescrizioni halakiche dei rabbini, non ha invalidato la Legge mosaica. Al contrario, con il suo insegnamento l’ha portata a compimento, cioè alla perfezione, unificandola nel precetto fondamentale dell’amore di Dio e del prossimo, che ne costituisce il cuore, il comandamento principale.
L’espressione «la Legge o i Profeti» (derivata dall’uso sinagogale, che non prevedeva la lettura liturgica dei Ketubin, cioè dei libri sapienziali) indica l’intero Antico Testamento.
Infatti, mentre la Legge (Toràh) designa il Pentateuco, i Profeti includono in senso generico tutti gli altri libri, che erano considerati come una interpretazione della Legge.
Abolire (katalysat) in senso dottrinale significa dichiarare nullo un precetto. Compiere non ha un senso puramente normativo ma assume in Matteo una valenza più pregnante.
Con il verbo pleróo l’evangelista si riferisce una decina di volte all’adempimento delle profezie dell’Antico Testamento.
Gesù non è venuto soltanto a perfezionare la Legge mosaica, ma a portarla a compimento nelle sue potenzialità nascoste e nel suo valore di rivelazione profetica.
Come è suggerito anche in Mt 11,13, tutto l’Antico Testamento converge verso Cristo, che lo attua pienamente, rendendo presente il regno di Dio. Gesù non fa altro che sviluppare il senso profondo della Legge, rapportandola al comandamento essenziale dell’amore, il centro focale del discorso della montagna. Mediante la proclamazione e la realizzazione del regno, Gesù provoca la conversione del cuore e l’irradiazione della bontà salvifica di Dio nel mondo, che consente all’essere umano il pieno adempimento delle esigenze più autentiche della Legge. Ecco perché non solo completa la Legge, ma la «compie».
I singoli precetti dell’Antico Testamento conservano il loro valore, ma solo in quanto sono rapportabili alla legge dell’amore.
La Scrittura per Matteo rappresenta un’anticipazione del progetto salvifico di Dio, che il suo Inviato definitivo avrebbe «compiuto» in adesione totale al volere del Padre.
Per approfondire
Gesù e la nuova Legge - L’atteggiamento personale di Gesù - Pierre Grelot (Legge in Dizionario di Teologia Biblica): Nei confronti della legge antica, l’atteggiamento di Gesù è netto ma con sfumature diverse. Se egli si oppone con forza alla tradizione degli antichi, di cui gli scribi ed i farisei sono i paladini, non fa però altrettanto per la legge. Al contrario: rifiuta questa tradizione perché porta gli uomini a violare la legge e ad annullare la parola di Dio (Mc 12, 28-34 par.).
Ora, nel regno di Dio, la legge non dev’essere abolita, ma portata a compimento sino all’ultimo iota (Mt 5, 17 ss), e Gesù stesso l’osserva (cfr. 8, 4). Nella misura in cui gli scribi sono fedeli a Mosè, la loro autorità deve quindi essere riconosciuta, anche se non bisogna imitare la loro condotta (23, 2 s). E tuttavia, annunziando il vangelo del regno, Gesù inaugura un regime religioso radicalmente nuovo: la legge ed i profeti hanno avuto fine con Giovanni Battista (Lc 16, 16 par.); il vino del vangelo non può essere versato negli otri vecchi del regime sinaitico (Mc 2, 21 s par.). In che consiste quindi il compimento della legge che Gesù apporta sulla terra?
Anzitutto nel rimettere in ordine i diversi precetti. Tale ordine differisce molto dalla gerarchia dei valori che gli scribi hanno stabilita, trascurando il principale (giustizia, misericordia, buona fede) per salvare l’accessorio (Mt 23, 16-26). Inoltre le imperfezioni che la legge antica comportava ancora a a motivo della durezza dei cuori» (19, 8) devono sparire nel regno: la regola di condotta che vi si osserverà è una legge di perfezione, ad imitazione della perfezione di Dio (5, 21-48). Ideale impraticabile se lo si commisura alla condizione attuale dell’uomo (cfr. 19, 10). Gesù quindi, assieme a questa legge, apporta un esempio trascinatore ed una forza interna che permetterà di osservarla: la forza dello Spirito (Atti 1, 8; Gv 16, 13). Infine, la legge del regno si riassume nel duplice comandamento, già formulato anticamente, che prescrive all’uomo di amare Dio e di amare il prossimo come se stesso (Mc 12, 28-34 par.); tutto viene ordinato attorno a questo, tutto ne deriva. Nei rapporti degli uomini tra loro, questa regola aurea di carità positiva contiene la legge e i profeti (Mt 7, 12).
Attraverso queste prese di posizione, Gesù appare già sotto i tratti di un legislatore. Senza contraddire affatto. Mosè, lo spiega, lo continua, ne perfeziona gli insegnamenti; come quando proclama la superiorità dell’uomo sul sabato (Mc 2, 23-27 par.; Gv 5, 18; 7, 21 ss). Capita tuttavia che, andando oltre la lettera dei testi, egli vi oppone norme nuove; ad esempio, sconvolge le regole del codice di purità (Mc 7, 15-23 par.). Simili atteggiamenti stupiscono i suoi uditori, perché contraddicono quelli degli scribi e rivelano la consapevolezza di un’autorità singolare (1, 22 par.). Ora Mosè si eclissa; nel regno non c’è più che un solo dottore (Mt 23, 10).
Gli uomini devono ascoltare la sua parola e metterla in pratica (7, 24 ss), perché in tal modo faranno la volontà del Padre (7, 21 ss). E come i Giudei fedeli, secondo l’espressione rabbinica, si addossavano il giogo della legge, così ora bisogna prendere il giogo di Cristo e mettersi alla sua scuola (11, 29). Più ancora, come la sorte eterna degli uomini era sino allora determinata dal loro atteggiamento nei confronti della legge, così ormai lo sarà dal loro atteggiamento nei confronti di Gesù (10, 32 s). Indubbiamente c’è qui più che Mosè; la nuova legge annunziata dai profeti è ora promulgata.
Non sono venuto ad abolire - Catechismo della Chiesa Cattolica 577: Gesù ha fatto una solenne precisazione all’inizio del discorso della montagna, quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la Legge data da Dio sul Sinai al momento della prima alleanza: “Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”.
Pieno compimento - Catechismo della Chiesa Cattolica 592: Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l’ha portata a compimento con una tale perfezione (Gv 8,46) da rivelarne il senso ultimo (Mt 5,33) e da riscattarne le trasgressioni (Eb 9,15).
La legge non è abolita - Catechismo della Chiesa Cattolica 2053: La sequela di Gesù implica l’osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita (Mt 5,17), ma l’uomo è invitato a ritrovarla nella persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l’appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell’obbedienza del discepolo e nell’osservanza dei comandamenti, è accostato all’esortazione alla povertà e alla castità (Mt 19,6-12.21. 23-29). I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti
Amore per la Legge di Dio: «Chi ama la legge di Dio, onora anche ciò che in essa non comprende. Ciò che gli pare poco logico, giudica piuttosto di non averlo compreso e pensa che vi si trovi celato qualcosa di grande. Non gli è dunque di scandalo la legge del Signore; e per non soffrire scandalo, soprattutto egli non bada agli uomini - per quanto sia santa la loro vocazione -, tanto da far dipendere la loro fede dai loro costumi. Perciò, se alcuni di loro cadono, egli non se ne scandalizza e non rovina così se stesso. Al contrario, egli ama la legge del Signore per se stessa, e in lui vi è sempre grande pace e mai scandalo. L’ama senza preoccupazioni, perché sa che anche se molti peccano contro la legge, essi non peccano certo a causa della legge» (Agostino, Esposizioni sui Salmi, 118).
O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi
e donaci il tuo aiuto,
perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.