6 Agosto 2026
Trasfigurazione del Signore
Dn 7,9-10.13-14 oppure 2Pt 1,16-19; Salmo Responsoriale Dal Salmo 96 (97); Mt 17,1-9
Un anticipo del Regno: la Trasfigurazione - Catechismo della Chiesa Cattolica 554 Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro “cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto... e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio, gli altri addirittura non lo comprendono. In tale contesto si colloca l’episodio misterioso della Trasfigurazione di Gesù su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano sfolgoranti di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano “della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (Lc 9,31). Una nube li avvolge e una voce dal cielo dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35).
555 Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro. Rivela anche che, per “entrare nella sua gloria” (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul Monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia. La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: “Tota Trinitas apparuit: Pater in voce; Filius in homine, Spiritus in nube clara - Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo spirito nella nube luminosa”. [...].
556 Alla soglia della vita pubblica: il battesimo; alla soglia della Pasqua: la Trasfigurazione. Col battesimo di Gesù “declaratum fuit mysterium primae regenerationis - fu manifestato il mistero della prima rigenerazione: il nostro Battesimo”; la Trasfigurazione “est sacramentum secundae regenerationis - è il sacramento della seconda rigenerazione: la nostra risurrezione”. Fin d’ora noi partecipiamo alla Risurrezione del Signore mediante lo Spirito Santo che agisce nel sacramento del Corpo di Cristo. La Trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa di Cristo “il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21). Ma ci ricorda anche che “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio” (At 14,22).
Liturgia della Parola
Prima Lettura: La sua veste era candida come la neve. In questa visione notturna, il Vegliardo, cioè l’Eterno, Dio, presenta al nuovo mondo e ai fedeli il Figlio dell’uomo capo, modello, rappresentante della nuova umanità. Servito da tutti i popoli, gli vengono dati potere, gloria e regno. Con tale investitura, il Figlio dell’uomo, superando la condizione umana, appartiene alla sfera stessa di Dio. Perciò Gesù, chiamandosi Figlio dell’uomo, evocherà questa dignità divina facendo scattare nei suoi confronti l’accusa di bestemmia durante il processo giudaico.
2Pt 1,16-19: Pur nella freschezza dei primi anni del cristianesimo, già sedicenti maestri intorbidavano chiese e coscienze con le loro gratuite speculazioni gravide di errori dottrinali. Pietro, nel rispondere a questi falsi maestri, impastati di menzogne, ricorda ai più sprovveduti che gli apostoli trasmettono invece fatti di cui sono stati testimoni oculari e che Dio stesso ha attestato.
Acclamazione al Vangelo
Vangelo
Il suo volto brillò come il sole.
In tutte le antiche religioni il monte è il luogo privilegiato dove Dio si manifesta agli uomini. Per esempio, il monte Sinai o la montagna delle «Beatitudini». Prima della Passione, Gesù, su «un alto monte», si manifesta ai suoi discepoli in tutto il suo fulgore divino. Gesù è il Verbo incarnato - «a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4,15) -; ma, allo stesso tempo, è il Signore che si manifesta ai discepoli. È una realtà unica con due forme di esistenza: l’umana e la divina: «Gesù Cristo ha due nature, la divina e l’umana, non confuse, ma unite nell’unica Persona del Figlio di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica 482). Il Vangelo ha anche l’intenzione di mostrare Gesù come l’erede di tutto l’Antico Testamento e come colui che lo porta a compimento.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore.
Fu trasfigurato ... - La mitologia greca con il termine trasfigurazione indica il mutare forma o aspetto degli dèi. Nei Vangeli il termine non ha nessuna relazione con il suo uso mitologico, perché «questa scena di gloria, per quanto passeggera, manifesta ciò che è realmente e ciò che sarà presto in modo definitivo colui che deve conoscere per un certo periodo l’abbassamento del servo sofferente» (Bibbia di Gerusalemme).
Il racconto della Trasfigurazione è presente soltanto nei Vangeli sinottici (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36). Anche se il racconto è sostanzialmente identico, gli evangelisti si diversificano nella lettura dell’avvenimento: «Mentre Matteo fa della Trasfigurazione una proclamazione di Gesù nuovo Mosè (Cf. Mt 17,1) e Luca vi insiste sulla preparazione alla passione vicina (Cf. Lc 9,28), Marco vi vede soprattutto una epifania gloriosa del Messia nascosto, in conformità al tema dominante del suo vangelo» (Bibbia di Gerusalemme). Soltanto Luca precisa che Gesù salì sul monte «per pregare» e che stava pregando quando avvenne la Trasfigurazione (Cf. Lc 9,28-29).
Gesù sale «su un alto monte» accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni: i tre Apostoli che lo accompagneranno nel campo del Getsemani.
Sembra così che Gesù intenzionalmente abbia voluto rivelare la sua gloria a coloro che avrebbero assistito più direttamente al suo annichilimento. La Trasfigurazione quindi, al dire di san Leone Magno, «mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta di Cristo».
L’«alto monte» potrebbe essere il Tabor, ma non è escluso che tale monte sia l’Hermon dal quale nasce il fiume Giordano. Altri optano per il monte dove Gesù fu trasportato da Satana nell’episodio delle tentazioni (Cf. Mt 4,8). Ma al di là di queste congetture, il significato della annotazione è teologico più che geografico, ricordando forse la rivelazione a Mosè sul monte Sinai (Cf. Es 24,12-18) e ad Elia nello stesso luogo (Cf. 1Re 19,8-18).
Al fianco di Gesù appaiono Mosè ed Elia, i rappresentanti rispettivamente della Legge e dei Profeti.
Matteo, a differenza di Luca, mette prima Mosè per ricordare che Gesù, il nuovo Mosè, è venuto a promulgare la legge della Nuova Alleanza.
Pietro disse... Signore... Se vuoi, farò qui tre capanne... È un esplicito riferimento alla festa delle capanne (Cf. Gv 7,2). Con la celebrazione di questa festa il popolo eletto voleva ricordare il soggiorno nel deserto dei suoi avi durante il viaggio dall’Egitto verso la terra promessa (Cf. Lev 23,39-42).
... una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Nel libro dell’Esodo (13,21) la nube e l’ombra stanno ad indicare la presenza e la protezione di Dio verso il popolo: «la shekina, la nube misteriosa nella quale si incontra e si ode Dio» (Benedict T. Viviano).
... furono presi da grande timore. Lo smarrimento degli Apostoli proviene da ciò che vedono, ma ancor più da ciò che odono. È chiara l’intenzione di affermare che Gesù è la Parola di Dio - Ascoltatelo (Cf. Dt 18,15) -, che riunisce in sé la Legge e i Profeti e li porta a compimento. La voce del Padre, come avvenne per il Battesimo, conferma la filiazione divina di Gesù.
La teofania fa precipitare i discepoli con la faccia a terra, ma il Maestro li invita ad alzarsi senza timore; quando alzarono gli occhi, videro che Gesù era rimasto solo, questo perché basta lui come dottore della legge perfetta e definitiva.
L’ordine di Gesù - Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti - fa bene intendere che il senso della sua vita e della sua missione si comprendono soltanto nella luce della risurrezione.
Sul monte si manifesta la «gloria» del figlio incarnato. Questa gloria appartiene di diritto al Verbo (Gv 1,lss), ma Egli vi rinuncia volontariamente per rendersi in tutto simile ai fratelli (Eb 2,17): la «teologia della Trasfigurazione è tutt’uno con la teologia di Fil 2,6-11, in cui Paolo scruta il significato dell’annullamento di se stesso operato da Gesù, il significato del fatto che Dio abbia assunto su di sé la condizione umana» (John McKenzie). Nella seconda lettera di Pietro (Cf. 2Pt 1,16-18) si fa esplicito riferimento alla Trasfigurazione, ma con intenzioni che superano il significato del semplice ricordo; infatti, è inteso «a scalzare le obiezioni mosse contro la parusia, mostrando, sulla testimonianza dei testi oculari apostolici, che Gesù possiede già le qualità essenziali che saranno manifestate alla sua parusia: maestà, onore e gloria dal Padre, figliolanza messianica e divina» (T. W. Leaby).
DANIEL J. HARRINGTON (Il Vangelo di Matteo): La fonte di Matteo per la trasfigurazione e la conversazione su Elia (17,1-13) è Mc 9,2-13. Le modifiche che vi apporta sono di poco conto. Le principali sono: Pietro si rivolge a Gesù con il titolo di «Signore» invece di «Rabbi» (17,4), la lunga descrizione della reazione dei discepoli (17,6-7), la caratterizzazione dell’esperienza vissuta come «visione» (17,9), l’omissione dei suggerimenti di Marco circa l’adempimento delle Scritture (17,11.12) e l’identificazione di Elia con Giovanni Battista (17,13).
Con il suo lavoro di revisione (in particolare 17,6-7) Matteo ha conferito all’episodio della trasfigurazione una struttura più nitida. Dopo la scena introduttiva (quando?, chi?, dove?,), Matteo presenta un episodio visivo (17,2-3) e la reazione di Pietro (17,4) e poi un episodio auditivo (17,5) e la reazione dei discepoli (17,6-7) e una conclusione spicciola (17,8). Il collegamento con la conversazione su Elia (già presente in Marco) lega l’anticipazione della glorificazione di Gesù nella trasfigurazione alla passione e alla venuta del regno di Dio (associata ad Elia)
L’esatto genere letterario della storia della trasfigurazione è difficile da definire. I tentativi di interpretarla come un’apparizione dopo la risurrezione non stanno in piedi. Matteo in 17,9 la chiama una «visione» (horama). Il contenuto (anticipazione della glorificazione escatologica di Gesù) ed alcune caratteristiche letterarie (specialmente la reazione dei discepoli in 17,6-7) fanno pensare che si tratti di una visione apocalittica.
Il racconto della trasfigurazione (17,1-8) è una combinazione di caratteristiche della teofania sul Sinai (Esodo 24) e delle visioni apocalittiche del libro di Daniele. Le caratteristiche riconducibili al Sinai comprendono l’alto monte, il tempo «sei giorni dopo», il volto splendente di Gesù (vedi Es 34,29), la figura di Mosè e la nube luminosa. E vi potrebbe essere pure un collegamento con Mosè e i suoi tre compagni (Aronne, Nadab e Abiu).
I tratti apocalittici si riconoscono innanzitutto nel contenuto: l’anticipazione della futura gloria di Gesù. In una visione apocalittica il veggente (Daniele, Enoch, ecc.) ha una visione di ciò che sta accadendo in cielo o di ciò che accadrà in futuro. Così, mentre sono avviati verso Gerusalemme, i discepoli di Gesù hanno una visione di ciò che egli veramente è e di ciò che sarà nel regno di Dio. Matteo s’è dato un gran da fare per sottolineare questo aspetto della trasfigurazione assimilando la reazione dei discepoli in 17,6-7 a quelle di Daniele in Dn 8,17-18; 10,7-9 e definendo l’evento una «visione» (17,9).
Il personaggio di Elia unisce tra loro i due episodi.
Correggendo l’ordine in modo da avere «Mosè ed Elia» al posto di «Elia con Mosè» di Marco, Matteo ha fatto dei due personaggi i rappresentanti della Legge (Mosè) e dei Profeti (Elia). Queste due figure bibliche hanno anche una valenza apocalittica, poiché la loro morte era avvolta nel mistero e si speculava riguardo al loro ruolo in futuro. Così essi erano gli interlocutori ideali per Gesù in una visione apocalittica che era un’anteprima della sua futura gloria.
Le speculazioni circa il ruolo di Elia nel regno di Dio che deve venire sono espresse in Ml 4,5 (= 3,23 nella Bibbia ebraica): «Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore». Matteo è d’accordo con altri primi cristiani che questa profezia si è adempiuta nella persona di Giovanni il Battista il cui vestito e modo di vivere erano quelli di Elia (vedi Mt 3,4).
Nella diatriba con i Giudei non cristiani la trasfigurazione stabilisce il legame tra Gesù da una parte e Mosè ed Elia dall’altra. Nel contesto matteano l’episodio fa parte del progetto di Matteo di dimostrare che Gesù è venuto a dar compimento alla Legge e ai Profeti (vedi Mt 5,17). Tra questi tre personaggi esiste una perfetta armonia.
Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche - Il lavandaio divino: “I lavandai della terra sono probabilmente i sapienti di questo secolo (1Cor 3,19), quelli che si prendono cura di un’espressione letterale e la ritengono così brillante e pura, da credere che la loro arte da lavandai, per così dire, possa rendere belli anche i pensieri indecenti e le dottrine false. Chi invece mostra a quelli ascesi in alto le sue vesti splendenti c più luminose di quanto potrebbe fare la loro arte di lavandai, è il Logos: è lui che nelle espressioni delle Scritture, che molti disprezzano, mostra lo splendore dei pensieri, giacché è la veste di Gesù che, stando a Luca, diventa bianca e sfolgorante [cfr. Lc 9,29]” (Origene, Commento al Vangelo di Matteo, 12,39).
Testimoni di Cristo - Santi Giusto e Pastore - Sono i piccoli le prime vere vittime delle ideologie: Sono i primi a cogliere la forza della verità ma sono anche i primi a subire le conseguenze della violenza del mondo: il coraggio dei bambini, però, resta per gli adulti sempre una scuola di vita, uno specchio della purezza che dovrebbe animare ogni relazione. La storia dei santi Giusto e Pastore, della quale mancano di fatto riferimenti storici biografici certi, anche se la devozione è documentata, ci parla di due bambini cristiani, figli di una famiglia cristiana, che viveva a Complutum, oggi Alcalà de Henares (Madrid). Allo scoppio della persecuzione scatenata da Diocleziano, all’inizio del IV secolo, i due piccoli erano venuti a sapere, mentre erano impegnati nello studio, che era arrivato il governatore Daciano e che stava cercando i cristiani per arrestarli e condannarli a morte. Giusto e Pastore, senza esitazione, abbandonarono i libri e andarono dalle autorità, dichiarandosi cristiani. Il gesto, ovviamente, costò loro il martirio, nonostante la giovane età. L’esecuzione, avvenuta senza un processo, avvenne fuori dalla città, dove furono anche sepolti i loro corpi. La loro morte ci ricorda proprio che sono sempre gli innocenti le vittime delle ideologie e delle guerre dei “grandi”. Nel 391 il vescovo Asturio trovò i luoghi di sepoltura di alcuni martiri a Complutum, un dato che fornisce una base storica al martirio dei Giusto e Pastore. (Matteo Liut)
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione
del tuo Figlio unigenito
hai confermato i misteri della fede
con la testimonianza di Mosè ed Elia, nostri padri,
e hai mirabilmente preannunciato
la nostra definitiva adozione a tuoi figli,
fa’ che, ascoltando la parola del tuo amato Figlio,
diventiamo coeredi della sua gloria.
Egli è Dio, e vive e regna con te.