30 Aprile 2026
Giovedì IV Settimana di Pasqua
At 13,13-25; Salmo Responsoriale dal Salmo 88 (89); Gv 13,16-20
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato (Gv 13,20)
Catechismo della Chiesa Cattolica 858: Gesù è l’Inviato del Padre. Fin dall’inizio del suo ministero, «chiamò a sé quelli che egli volle [...]. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare» (Mc 3,13-14). Da quel momento, essi saranno i suoi «inviati» (è questo il significato del termine greco άπόστoλoι). In loro Gesù continua la sua missione: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21; Cf Gv 13,20; 17,18)). Il loro ministero è quindi la continuazione della sua missione: «Chi accoglie voi, accoglie me», dice ai Dodici (Mt 10,40).
859: Gesù li unisce alla missione che ha ricevuto dal Padre. Come «il Figlio da sé non può fare nulla» (Gv 5,19.30), ma riceve tutto dal Padre che lo ha inviato, così coloro che Gesù invia non possono fare nulla senza di lui, dal quale ricevono il mandato della missione e il potere di compierla. Gli Apostoli di Cristo sanno di essere resi da Dio «ministri adatti di una Nuova Alleanza» (2Cor 3,6), «ministri di Dio» (2Cor 6,4), «ambasciatori per Cristo» (2Cor 5,20), «ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio» (1Cor 4,1).
860: Nella missione degli Apostoli c’è un aspetto che non può essere trasmesso: essere i testimoni scelti della risurrezione del Signore e le fondamenta della Chiesa. Ma vi è anche un aspetto permanente della loro missione. Cristo ha promesso di rimanere con loro sino alla fine del mondo. La «missione divina, affidata da Cristo agli Apostoli, dovrà durare sino alla fine dei secoli, poiché il Vangelo, che essi devono trasmettere, è per la Chiesa principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo gli Apostoli [...] ebbero cura di costituirsi dei successori».
Liturgia della Parola
I Lettura: La prima lettura ci presenta il grande discorso inaugurale di san Paolo, che comprende due parti: la prima parte, il testo odierno e che va dal versetto 16 al versetto 25, è un riassunto della storia sacra, con l’aggiunta di un cenno a Giovanni Battista; nella seconda parte, che va dal versetto 26 al versetto 39, Paolo afferma che Gesù, morto e resuscitato, è veramente il messia atteso. Il discorso termina (vv. 40-41) con un monito severo, desunto dalla Scrittura.
Vangelo
Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.
Le parole di Gesù sono incastonate in una cornice di intimità, di familiarità. Nel brano giovanneo, oltre alla lavanda dei piedi e l’annuncio del tradimento di Giuda, va messo in evidenza il mandato apostolico: come Gesù è stato mandato dal Padre, così egli manda gli Apostoli. Tra Gesù, colui che manda, e gli Apostoli, coloro che sono mandati, si crea una perfetta comunione, una piena identificazione, per cui chi accoglie gli Apostoli accoglie Colui che li manda.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,16-20
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 16 Il servo non è più grande del suo padrone; i discepoli dovranno seguire la stessa via tracciata dal loro Maestro, dovranno cioè servire i fratelli offrendo la propria vita per essi; cf. Giov.,15, 12-15. Lo stesso principio è illustrato in modo differente da Mt., 10, 24; Lc., 6, 40; cf. Giov.,15, 20. Nella seconda parte del vers. Gesù applica direttamente ai suoi, cioè agli apostoli che egli ha scelto e inviato nel mondo, il principio formulato nella prima parte dello stesso vers. (né l’inviato è più grande di colui che lo ha mandato).
17 Sapendo questo, sarete beati...; l’insegnamento di Cristo si conclude con questa beatitudine diretta ai discepoli. Questi, se avranno ben compreso alla luce della fede l’intimo significato del principio proposto loro dal Maestro e se vi uniformeranno la propria condotta, saranno beati.
18 Io non parlo per tutti voi; l’insegnamento di Cristo non sarà accolto, né praticato da tutti i suoi discepoli, perché uno di essi lo tradirà. Conosco quelli che ho scelto; fin dall’inizio egli sapeva quelli che aveva scelto, e se soltanto ora dice che tra di essi vi sarà un traditore lo fa unicamente perché si veda il compimento delle Scritture. Già da tempo il pensiero del tradimento di Giuda amareggiava l’animo del Maestro; egli tuttavia non lo aveva allontanato, né escluso dalle sue iniziative di bontà. Ora Gesù, nell’imminenza dei gravi fatti che incombevano su di lui, vuole esprimersi più chiaramente, allo scopo di prevenire uno scandalo ed un grave smarrimento nei discepoli. Colui il quale mangia il mio pane; la citazione è tratta dal Salmo 41 [40], 10; in questo Salmo Davide si lamenta di essere circondato da nemici e di essere stato tradito da Achitofel, il quale, pur onorato della partecipazione alla mensa del re, si è rivoltato contro di lui per colpirlo a morte. Ha levato il suo calcagno contro di me; cioè: mi ha dato un calcio; l’immagine richiama il comportamento di un cavallo o di un asino quando si imbizzarriscono. Nel testo citato Davide è considerato come figura del Messia.
19 Affinché, quando sarà accaduto, crediate che io sono; l’avveramento di una predizione costituisce una prova in favore della persona che l’ha compiuta; cf. Deuteronomio, 18, 21-22. I discepoli, una volta che Giuda ha perpetrato il suo tradimento, si richiameranno alle parole con le quali Cristo lo aveva predetto; di conseguenza la loro fede, invece di rimanere scossa dai tragici eventi, ne avrà una ulteriore conferma. A tradimento consumato, sii vedrà con chiarezza come Gesù conosca in anticipo i fatti (scienza divina di Cristo) e come le Scritture dichiarino la verità. «Io sono»; cf. Giov., 8, 24, 28, 58; «Io sono» richiama il nome divino rivelato a Mosè (Esodo, 3, 14) e significa per Israele che Jahweh è il suo unico e vero Dio (cf. Deuteronomio, 32, 39). Il Maestro quindi, applicandoci questo nome, si ricollega a questa tradizione biblica, dichiarandosi l’unico e vero Salvatore di Israele.
20 Chi accoglie colui che ho mandato accoglie me...; Gesù ritorna sul tema dell’inviato (apostolo) ed afferma che l’accoglienza fatta ad un suo inviato è una accoglienza fatta a lui stesso ed al Padre; l’affermazione, che rimane isolata nel presente contesto giovanneo (cf. vers. 16), è conosciuta dai sinottici (cf. Mt., 10, 40; Mc., 9, 37; Lc., 9, 48).
Per approfondire
Silvano Fausti (Una comunità legge il Vangelo di Giovanni): levò contro di me il suo calcagno. Continua la citazione dal Sal 41,10. Levare il calcagno significa fare lo sgambetto, far cadere. La parola «calcagno» richiama la promessa di Gen 3,15: sarà schiacciata la testa del nemico che insidia il «calcagno» della discendenza di Eva. In realtà la menzogna del serpente antico è vinta da colui che lava i piedi e dà la vita per chi leva contro di lui il calcagno.
La parola «calcagno» ricorda anche il nome di Giacobbe (Israele), che significa «il tallonatore», che sta alle calcagna (Gen 25,26) e «soppianta» Esaù, sottraendogli la primogenitura (Gen 27,36). Il Vangelo di Giovanni dice che Giuda era «ladro» (12,6). Ora suggerisce che, come il padre Giacobbe rubò la primogenitura, così Giuda rubò al Padre l’Unigenito, soppiantando il primogenito di ogni creatura. Giuda è il prototipo dell’uomo peccatore, che il Padre tanto ama da cedere per lui il Figlio (3,16), il quale, a sua volta, si offre a lui nel boccone immerso e dato (cf. v. 26).
Il fatto che il Signore dia da mangiare il suo pane a chi leva contro di lui il calcagno, è il compimento della Scrittura, rivelazione di Dio come amore assoluto per l’uomo. Gesù, dando la vita per Giuda e per quanti in lui si riconoscono, veramente schiaccia la testa del serpente e vince la menzogna che ci allontanò da Dio. Il suo boccone ripara il danno del primo boccone, con il quale satana ci fece lo sgambetto, facendoci decadere dalla no tra condizione di figli.
Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno, profezia ma anche tanta amarezza. Parole amare, ma anche una esortazione che cerca di aprire gli occhi di tanti cristiani che credendosi furbi sono convinti di poterla fare franca, d’altronde, comunemente si pensa che Dio è misericordia e perdona tutto e tutti. Amarezza…, Giuda, apostolo, responsabile della cassa apostolica, un incarico assai delicato, e da affidare a persone fidate, eppure, lui, Giuda ha alzato il calcagno contro il Figlio dell’Uomo. Si rimane esterrefatti, non tanto per l’ingratitudine o il tradimento, qualche volta anche noi abbiamo messo i panni di Giuda, ma per il fatto che Giuda, come apostolo e amico di Gesù, aveva visto miracoli strepitosi come la moltiplicazione dei pani così abbondante da sfamare cinquemila uomini, o la risurrezione di Lazzaro, da tre giorni nel sepolcro, e i tanti malati, lebbrosi, paralitici guariti istantaneamente, e i molti posseduti da Satana liberati con parole imperiose, eppure aveva gli occhi annebbiati, perché l’unica luce che teneva acceso il suo sguardo, ma anche il suo cuore e la sua mente, era il denaro. Sì, il denaro, perché, come dice san Giovanni, era ladro. E chi è ladro è un po’ avaro, e chi è avaro vuole guadagnare sempre di più, e così vendendo Gesù pensava di mettere da parte un buon capitale. Riuscì anche a comprarsi un campo, ma finì con il collo tra le spire di una corda. Possiamo tirare alcune somme. È vero siamo un po’ tutti Giuda, ma attenzione a non essere ladri. Come Giuda c’è sempre la possibilità di convertirsi, ma quando si è ladri, essendo schiavi del denaro, la possibilità di convertirsi è assai rara e molto difficile, e la cronaca nera ci fa da maestra. Siamo ladri quando boriosi pensiamo di fare a meno della grazia di Dio, siamo ladri quando ostentiamo come nostra la farina che non è del nostro mulino, siamo ladri quando pensiamo di poter stare sempre in piedi, siamo ladri quando pensiamo di poter fare a meno di tutti, e anche di Dio. Possiamo accumulare fama, onori e medaglie più o meno varie, al valore civile o militare, ma restiamo un po’ Giuda, è la nostra seconda pelle, e sopra tutto ladri, che è il marchio di Satana. E la fine meschina di Giuda dovrebbe servirci da sussidiario: la storia del ladro Giuda viene da sempre rappresentata sul palcoscenico del mondo, un mondo che a volte, o spesso, è giuda e ladro. E come ci suggerisce la sacra Scrittura chi vuol farsi compagno di questo povero mondo si fa nemico di Dio.. Meglio poveri e onesti, meglio poveri e amici di Dio!
Origene (In Jo., XXXII.): Chi accoglie colui che lo invierò, accoglie Me: Gesù Cristo invia non soltanto santi, ma santi e Angeli, e invia Apostoli, così chiamati appunto perché inviati da Lui. Tra questi alcuni sono uomini, altri sono potenze superiori: e noi non sbaglieremo applicando anche a quest’ultime il nome di “Apostoli”, dal momento che di loro sta scritto: Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, inviati per assistere coloro che devono ereditare la salvezza ? (E b. 1.14) ... Infatti chiunque è inviato da qualcuno è “Apostolo” di colui che lo manda ... In questo senso non sbaglierebbe chi chiamasse Apostolo di Dio anche Giovanni Battista, dal momento che di lui sta scritto: Venne un uomo inviato da Dio, e il suo nome era Giovanni (Gv. 1 ,6) ... Dunque chi accoglie colui che lo invierò, accoglie Me, ma chi accoglie Gesù Cristo, accoglie il Padre. Quindi chi accoglie colui che Gesù invia, accoglie il Padre che ha inviato Gesù. Il passo può avere anche un altro significato, più o meno questo: Chi accoglie colui che Io invierò accoglie Me, giunge cioè fino alla possibilità di ricevere Me.
Chi invece non mi accoglie per mezzo di qualche mio Apostolo, ma mi riceve non da uomini o per mezzo di uomini, bensì direttamente quando vengo nelle anime di coloro che sì sono preparati a ricevermi, costui accoglie il Padre che mi ha inviato, cosicché in lui non ci sono soltanto Io, il Cristo, ma c ‘è anche il Padre.
Testimoni di Cristo - San Pio VI Papa (dal 17/1/1566 al 1/05/1572): Antonio Michele Ghislieri, religioso domenicano, creato vescovo e cardinale, svolse compiti di alta responsabilità nella Chiesa. Divenuto papa col nome di Pio V, operò per la riforma della Chiesa in ogni settore, sulle linee tracciate dal Concilio tridentino. Pubblicò i nuovi testi del Messale (1570), del Breviario (1568) e del catechismo romano. Preoccupato delle mire geopolitiche dei turchi, promosse la «Lega Santa» dei principi cristiani contro la mezzaluna, unendosi in alleanza con Genova, Venezia e Spagna. Le forze navali della Lega si scontrarono, il 7 ottobre 1571, con la flotta ottomana nelle acque al largo di Lepanto, riportando una memorabile vittoria, che si verificò grazie, soprattutto, alla crociata di Rosari che erano stati recitati per ottenere l’aiuto divino. La vittoria venne comunicata “in tempo reale”: Pio V ebbe, infatti, una visione, dove vide cori di Angeli intorno al trono della Beata Vergine che teneva in braccio il Bambino Gesù e in mano la Corona del Rosario. Dopo l’evento prodigioso - era mezzogiorno - il Papa diede ordine che tutte le campane di Roma suonassero a festa e da quel giorno viene recitato l’Angelus a quell’ora. Due giorni dopo un messaggero portò la notizia dell’avvenuto trionfo delle forze cristiane. Il 7 ottobre del 1571 venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto con l’istituzione della «Festa di Santa Maria della Vittoria», successivamente trasformata nella «Festa del Santissimo Rosario». Morì il primo maggio del 1572. La sua salma riposa nella patriarcale basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.
O Dio, che innalzi la natura umana
al di sopra della dignità delle origini,
guarda all’ineffabile mistero del tuo amore,
perché in coloro che hai rinnovato nel sacramento del Battesimo
siano custoditi i doni della tua grazia
e della tua benedizione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.