3 Settembre 2026
San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa
1Cor 3,18-23; Salmo Responsoriale Dal Salmo 23 (24); Lc 5,1-11
Benedetto XVI (Udienza Generale 4 Giugno 2008 [2]): Il testo forse più organico di Gregorio Magno è la Regola pastorale, scritta nei primi anni di Pontificato. In essa Gregorio si propone di tratteggiare la figura del Vescovo ideale, maestro e guida del suo gregge. A tal fine egli illustra la gravità dell’ufficio di pastore della Chiesa e i doveri che esso comporta: pertanto, quelli che a tale compito non sono stati chiamati non lo ricerchino con superficialità, quelli invece che l’avessero assunto senza la debita riflessione sentano nascere nell’animo una doverosa trepidazione. Riprendendo un tema prediletto, egli afferma che il Vescovo è innanzitutto il “predicatore” per eccellenza; come tale egli deve essere innanzitutto di esempio agli altri, così che il suo comportamento possa costituire un punto di riferimento per tutti. Un’efficace azione pastorale richiede poi che egli conosca i destinatari e adatti i suoi interventi alla situazione di ognuno: Gregorio si sofferma ad illustrare le varie categorie di fedeli con acute e puntuali annotazioni, che possono giustificare la valutazione di chi ha visto in quest’opera anche un trattato di psicologia. Da qui si capisce che egli conosceva realmente il suo gregge e parlava di tutto con la gente del suo tempo e della sua città.
Il grande Pontefice, tuttavia, insiste sul dovere che il Pastore ha di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l’orgoglio non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto. Per questo il capitolo finale della Regola è dedicato all’umiltà: “Quando ci si compiace di aver raggiunto molte virtù è bene riflettere sulle proprie insufficienze ed umiliarsi: invece di considerare il bene compiuto, bisogna considerare quello che si è trascurato di compiere”. Tutte queste preziose indicazioni dimostrano l’altissimo concetto che san Gregorio ha della cura delle anime, da lui definita “ars artium”, l’arte delle arti. La Regola ebbe grande fortuna al punto che, cosa piuttosto rara, fu ben presto tradotta in greco e in anglosassone.
Liturgia della Parola
I Lettura: AI MODE - Il passo biblico 1 Corinzi 3,18-23 mette in guardia contro la falsa sapienza umana e ridefinisce la vera libertà del credente attraverso l’appartenenza a Dio. In questo brano, l’apostolo Paolo affronta le divisioni interne della comunità di Corinto, che tendeva a schierarsi dietro a diversi leader spirituali.
Struttura e Significato del Testo: Il brano si sviluppa attraverso una logica di rottura con i criteri mondani per riaffermare l’appartenenza esclusiva a Cristo.
1. La Stoltezza del Mondo e la Sapienza di Dio (vv. 18-20): L’autoinganno e il capovolgimento: Paolo invita a rinunciare alla presunta sapienza terrena per “farsi stolti” secondo il mondo, accogliendo la prospettiva divina.
Le radici scritturistiche: L’apostolo si rifà all’Antico Testamento per evidenziare la vanità dei ragionamenti umani di fronte a Dio.
2. Il Vanto Cristiano e l’Appartenenza Totale (vv. 21-23): Superamento delle divisioni: Contro le fazioni che dividevano la comunità attorno a singoli leader (Paolo, Apollo, Cefa), Paolo ribadisce che sono i ministri e il creato a essere a disposizione della comunità, e non viceversa.
Libertà e filiazione: L’affermazione che “tutto è vostro” libera il credente dalle angosce terrene del presente e del futuro. Tale libertà trova il suo fondamento ultimo nella catena di appartenenza: i credenti sono di Cristo e Cristo è di Dio.
Vangelo
Lasciarono tutto e lo seguirono.
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono: Luca nel raccontare la vocazione dei primi discepoli, dopo un periodo di insegnamenti e di miracoli, ha voluto sottolineare la loro immediata risposta alla chiamata.
Nella vocazione dei primi discepoli, vediamo sopra tutto l’inaugurazione e il fondamento della missione di Pietro all’interno del gruppo dei suoi compagni. Una missione che forma il nucleo del popolo messianico, nucleo che continua anche oggi a raccogliere una grande quantità di uomini attraverso l’annuncio autorevole della Parola di Dio. Ma è la Parola di Gesù e la sua Presenza che garantisce l’efficacia di quella missione che ha preso avvio dalla sua libera iniziativa sulle rive del lago: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,20).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini - Gesù è sempre più assediato dalla folla desiderosa di ascoltare la sua Parola. Gli evangelisti amano sottolineare che le folle restavano stupite dell’insegnamento di Gesù perché «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi» (Mt 7,28-29). La Parola di Dio «diventa il punto d’incontro tra Gesù e le folle: Gesù per servirla, le folle per ascoltarla [servitore e uditori della Parola]» (Carlo Ghidelli). Da qui l’accalcarsi della folla e il cercare Gesù in ogni luogo.
Per meglio farsi ascoltare Gesù sale sulla barca di Simone. Sedutosi, che è la postura dei maestri, si mette ad ammaestrare le folle. Finito di parlare chiede a Simone di prendere il largo e di calare le reti per la pesca.
L’invito fatto in condizioni sfavorevoli - «abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» - mette in evidenza la prescienza di Gesù: «egli infatti sapeva bene quello che stava per fare» (Gv 6,6).
Non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. La risposta che Simone dà a Gesù marca il carattere di quest’uomo abituato alla fatica: forse rude nei tratti, a volte impulsivo, ma sostanzialmente buono e umile per cui si fida di Gesù e della sua parola. Infatti, da buon pescatore, Simone sa che è assurdo l’invito di Gesù, ma accetta ben volentieri e la sua fede verrà premiata da una pesca abbondante: tanto enorme era la quantità di pesci che «le reti quasi si rompevano» (Questo ultimo particolare avvicina il racconto lucano a quello giovanneo di 21,1ss).
Pietro, denominato con questo soprannome per la prima volta in Luca, percepisce la santità di Gesù e il gettarsi alle sue ginocchia è la conseguenza logica di questa sua comprensione: è la reazione dell’uomo affascinato e terrorizzato all’irrompere del soprannaturale nella sua vita. L’uomo davanti al divino, percepisce la sua miseria, il suo peccato. Simone capisce che tra lui e Gesù c’è una distanza infinita: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».
Pietro, con il suo stupore e con la sua umile confessione, «si colloca nella schiera dei profeti come Isaia che hanno reagito alla vista della gloria del Signore in maniera analoga [cfr. LXX Is 6,5] e rappresenta inoltre i “peccatori” che nel racconto di Luca rispondono positivamente a Gesù [5,30.32; 7,34.39; 15,1-2.7.10; 18,13; 19,7]» (L. T. Johnson).
A un uomo di tale tempra e di tanta umiltà, Gesù può affidare una meravigliosa impresa, quella di essere pescatore di uomini. Il mare per gli antichi era la sede dei demoni, l’immagine è quindi molto forte: a Simon Pietro toccherà in sorte il nobile impegno di strappare gli uomini dal dominio di satana e liberarli dal giogo del peccato e della morte. In questo senso va il termine greco - zogron - usato per pescatore a cui appunto talvolta viene dato il senso di salvare dalla morte (il testo greco letteralmente ha: da ora [gli] uomini sarai prendente vivi).
Un mandato che Pietro vivrà con intensità fino al dono totale della sua vita.
Luca, infine, sottolinea la prontezza nel seguire Gesù: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Il termine tutto è proprio di Luca essendo assente negli altri sinottici. Tale «“totalità” nella sequela del Cristo costituisce un elemento caratterizzante di Luca, che accentua molto il radicalismo evangelico [...]. Infatti, secondo l’insegnamento di Luca, per essere autentici discepoli del Cristo, bisogna rinunciare a tutti i propri beni [Lc 14,33]» (Salvatore Panimolle). Una sequela senza sconti: bisogna rinunciare a tutto, anche alla vita.
Per approfondire
PIETRO (SAN) - P. LAMARCHE (Dizionario di Teologia Biblica): 1. Vocazione.- Nonostante la sua traduzione classica, il nome di Cefa imposto da Cristo a Simone (Mt 16, 18; Gv 1, 12; cfr. 1 Cor 1, 12; 15, 5; Gal 1, 18) significa «roccia» piuttosto che «pietra». In virtù di questo nuovo nome, Simon-Pietro è partecipe della saldezza duratura e della fedeltà incrollabile di Jahvè e del suo Messia. Ciò indica la sua situazione eccezionale. La scelta di Pietro non è dovuta alla sua personalità, per quanto interessante, od a qualche merito (non ha forse rinnegato il suo maestro?). Questa elezione gratuita gli ha conferito una grandezza, e questa grandezza poggia sulla missione che Cristo gli ha affidato e che egli doveva compiere nella fedeltà dell’amore (Gv 21, 15 ss).
2. Primato.- Se non per primo, almeno tra i primi, Simone fu chiamato da Gesù a seguirlo (Gv 1, 35-42). I sinottici rivelano persino la tendenza a trasporre nel tempo il primato di Pietro ed a fare di lui il primo discepolo chiamato (Mt 4, 18-22 par.). Comunque sia, Pietro occupa tra i discepoli un posto preminente, in testa alle liste di apostoli (Mt 10, 2) od al gruppo dei tre privilegiati (ad es. Mt 17, 1 par.); a Cafarnao Gesù dimora ordinariamente nella casa di Pietro (ad es. Mc 1, 29); è Pietro a prendere la parola a nome di tutti (Mt 16, 16 par.; Gv 6, 68) soprattutto nel momento solenne in cui riconosce la messianicità di Gesù (Mt 16, 16 par.; Gv 6, 68); il messaggio affidato dagli angeli della risurrezione alle sante donne (Mc 16, 7) contiene una menzione speciale di Pietro; Giovanni lo lascia entrare per primo nel sepolcro (Gv 20, 1- 10); infine, e soprattutto, Cristo risorto appare a Cefa prima di manifestarsi ai Dodici (Lc 24, 34; 1 Cor 15, 5). Dovunque, nel NT, è messa in rilievo questa preminenza di Pietro. Essa tuttavia non esclude né la ricerca laboriosa del disegno di Dio (cfr. Atti 10 - 15 e Gal 2 a proposito dell’universalismo), né la responsabilità collegiale degli apostoli, né le iniziative di un Paolo. Questi, dopo la conversione, pur avendo coscienza della propria particolare vocazione (Gal 1, 15 s), si reca a Gerusalemme per prendere contatto con Pietro (Gal 1, 18); e pur ricordando l’incidente di Antiochia (Gal 2, 11-14), quando Pietro pusillanime esitò sulla condotta da tenere in un caso pratico, Paolo si rivolge a Pietro come a colui la cui autorità trascina con sé tutta la Chiesa.
3. Missione.- Questo primato di Pietro è fondato sulla sua missione, espressa in parecchi testi evangelici.
a) Mt 16, 13-23. - Nuovo Abramo, cava da cui vengono estratte pietre viventi (cfr. Is 51, 1 ss e Mt 3, 9), fondamento sul quale Cristo edifica la propria comunità escatologica, Pietro riceve una missione di cui deve beneficiare tutto il popolo. Contro le forze del male, che sono potenze di morte, la Chiesa edificata su Pietro ha l’assicurazione della vittoria. Così la missione suprema di radunare gli uomini in una comunità, in cui ricevono la vita beata ed eterna, è affidata a Pietro, che ha riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente. Come in un corpo una funzione vitale non può fermarsi, così nella Chiesa, organismo vivente e vivificatore, bisogna che Pietro, in un modo o nell’altro, sia sempre presente per comunicare senza sosta ai fedeli la vita di Cristo.
b) Lc 22, 31 s e Atti. - Alludendo senza dubbio al suo nome, Gesù annuncia a Pietro che dovrà «confermare» i suoi fratelli, dopo essersi ravveduto del suo rinnegamento; la sua fede, grazie alla preghiera di Cristo, non verrà meno. Questa è appunto la missione di Pietro, descritta da Luca negli Atti: egli sta alla testa del gruppo riunito nel cenacolo (Atti 1, 13); presiede all’elezione di Mattia (1, 15); giudica Anania e Safira (5, 1-11); in nome degli altri apostoli, che sono con lui, proclama alle folle la glorificazione messianica di Cristo risorto ed annunzia il dono dello Spirito (2, 14-36); invita al battesimo tutti gli uomini (2, 37-41), compresi i «pagani» (10, 1- 11, 18) ed ispeziona tutte le chiese (9, 32). Come segni del suo potere sulla vita, in nome di Gesù guarisce gli ammalati (3, 1-10) e risuscita un morto (9, 36-42). D’altra parte, il fatto che Pietro sia tenuto a giustificare la sua condotta in occasione del battesimo di Cornelio (11, l-18), lo svolgimento del concilio di Gerusalemme (15, 1-35), nonché le allusioni di Paolo nella lettera ai Galati (Gal 1, 28 - 2, 14), rivelano che nella direzione, in gran parte collegiale, della Chiesa di Gerusalemme, Giacomo aveva una posizione importante ed il suo accordo era fondamentale. Ma questi fatti e la loro relazione, lungi dal creare ostacolo al primato ed alla missione di Pietro, ne illuminano il senso profondo. Di fatto l’autorità di Giacomo non ha le stesse radici, né la stessa espressione di quella di Pietro: è a titolo particolare che questi ha ricevuto, con tutto quello che ciò comporta, la missione di trasmettere una regola di fede integra (cfr. Gal 1, 18), ed è il depositario delle promesse di vita (Mt 16, 18 s).c) Gv 21.
In forma solenne, e forse giuridica, Cristo risorto per tre volte affida a Pietro la cura di tutto il gregge, agnelli e pecore. Questa missione deve essere intesa alla luce della parabola del buon pastore (Gv 10, 1-28). Il buon pastore salva le sue pecore, raccolte in un sol gregge (10, 16; 11, 52), e queste hanno la vita in abbondanza; egli dà anche la propria vita per le sue pecore (10, 11); perciò Cristo, annunziando a Pietro il suo futuro martirio, aggiunge: «Seguimi». Egli deve camminare sulle orme del suo maestro, non soltanto dando la vita, ma comunicando la vita eterna alle sue pecore, affinché non periscano mai (10, 28). «Seguendo» Cristo, roccia, pietra vivente (1 Piet 2, 4), pastore che ha il potere di ammettere nella Chiesa, cioè di salvare dalla morte i fedeli e di comunicare loro la vita divina, Pietro, inaugurando una funzione essenziale alla Chiesa, è veramente il «vicario» di Cristo. Questa è la sua missione e la sua grandezza.
L’umiltà e la dote del predicatore del Vangelo - Ludolfo il Certosino, Vita Dom. Christi, 1, 29: Quando lo stupore e l’ammirazione si impadronirono di Simon Pietro e dei suoi compagni e l’animo tutto si raccolse su quei fatti straordinari, Pietro, comprendendo che ciò non poteva essere opera dell’umana forza, umilmente si gettò ai piedi di Cristo riconoscendo in lui il suo Signore, dicendogli: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8s) e non sono degno di stare in tua compagnia. Allontanati da me, poiché sono un comune mortale, mentre tu sei il Dio-uomo; io peccatore, tu santo; io il servo, tu il Padrone. Quante cose mi dividono da te: la debolezza della mia natura, l’abiezione della colpa, il peccato. Si considerò indegno di trovarsi in presenza di una persona così santa. Questo dimostra quanto si debba temere di toccare le cose sante, di stare attorno all’altare e di accostarsi all’Eucaristia.
Cristo, però, confortò Pietro spiegandogli che pescare voleva dire essere pescatori di uomini e questo avrebbe dovuto fare. Gli disse dunque: Non aver paura, non meravigliarti, ma piuttosto rallegrati e credi che sei destinato ad una pesca più grande: avrai un’altra barca e altre reti. Finora hai preso i pesci con le reti, d’ora in poi - cioè in un prossimo futuro - prenderai gli uomini con la parola, e con la dottrina salutifera li condurrai sulla via della salvezza, poiché tu sei chiamato al servizio della Parola.
La Parola di Dio è stata paragonata all’amo, poiché come l’amo non prende il pesce se non viene ingoiato, così anche l’uomo per la vita eterna prende la Parola di Dio solo se custodisce nell’anima la Parola di Dio.
“D’ora in poi sarai pescatore di uomini”, vuol dire che, dopo quanto è accaduto, prenderai gli uomini; cioè, dato che ti sei umiliato, a te spetterà d’ufficio di pescare gli uomini; l’umiltà infatti ha il potere di attirare ed è cosa buona e giusta che coloro i quali, pur avendo autorità, sanno non esaltarsi nell’essere a capo degli altri...
In Pietro - che per tutta la notte nulla aveva preso, ma dopo aver gettato le reti alle parole di Cristo fece una pesca abbondante, eppure nelle parole: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”, non si attribuisce altro che la colpa - abbiamo l’immagine di colui che predica il Vangelo. Quando fa assegnamento soltanto sulla propria forza, non ricava alcun utile, sostenuto però dalla potenza divina ottiene grandi frutti.
Pietro si gettò ai piedi di Gesù dopo aver catturato una enorme quantità di pesci. Questo ci insegna che il predicatore, catturando con la sua eloquenza un gran numero di uomini, deve umiliarsi interamente davanti a Dio e a lui deve riconoscere ogni cosa, a sé invece nulla se non gli errori. Allora troverà forza nel Signore che gli dirà: Non aver paura, avrai in futuro un successo ancora più grande: d’ora in poi catturerai un maggior numero di uomini.
Testimoni di Cristo - San Gregorio Magno - Il compito di far parlare il Vangelo e la storia: Un pastore a tutto tondo, padre attento e guida sicura, difensore della comunità ed esempio di coerenza nel segno del Vangelo: san Gregorio I, detto Magno, Papa e dottore della Chiesa, visse a 360 gradi il proprio ministero, curando la vita della comunità dei credenti tanto quanto i rapporti con le autorità, la politica, la società “esterna”. La sua fu un’opera vastissima, la cui eco arriva fino alla Chiesa dei nostri giorni.
Era nato attorno al 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici e, alla morte del padre, Gordiano, era stato scelto come prefetto di Roma. Gregorio, però, preferì per sé la vita monastica, una strada che lo portò a diventare abate del monastero di Sant’Andrea sul Celio, che era la dimora paterna, trasformata in cenobio.
Tra il 579 e il 586 si trovò a Costantinopoli, inviato dal Papa. Richiamato a Roma, il 3 settembre 590 venne eletto Papa, il 64°, succedendo a Pelagio II. Guidò la Chiesa fino alla morte, il 12 marzo 604: nonostante la salute fragile, seppe amministrare con saggezza e determinazione, impegnandosi anche nella “politica estera”. A lui si deve il nucleo di quello che diventerà il Messale Romano. Non solo: si dedicò anche alla riorganizzazione della liturgia romana, mettendo ordine alle fonti anteriori e redigendo nuovi testi, oltre che promuovendo il canto liturgico che da lui prese il nome di “gregoriano”.
O Dio, che guidi il tuo popolo
con la soavità e la forza dell’amore,
per intercessione del papa san Gregorio [Magno]
dona spirito di sapienza a coloro
che hai posto a guida della Chiesa,
perché il progresso del tuo santo gregge
sia gioia eterna dei pastori.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.