9 Maggio 2026
Sabato V Settimana di Pasqua
At 16,1-10; Salmo Responsoriale dal Salmo 99 (100); Gv 15,18-21
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. (Vangelo)
Un mondo buono ma incompiuto - Catechismo degli Adulti [365]: Se il mondo dipende interamente da Dio, non dovrebbe essere perfetto? Come mai insieme ad aspetti di meravigliosa bellezza presenta aspetti di disordine e di male? È governato da Dio o da un destino cieco? Il male può ricevere un senso?
Dio ha creato «il cielo e la terra» (Gen 1,1), cioè l’universo, tutto ciò che esiste fuori di lui. Il mondo creato è buono e bello, nelle singole creature e ancor più nella loro interdipendenza e nell’ordine complessivo: «Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza» (Sal 104,24). Il solo fatto che una cosa o una persona esista è segno che è amata: «Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?» (Sap 11,24-25). Dio non dimentica neppure l’erba del campo e i piccoli uccelli del cielo. Disprezzare il mondo, quasi fosse intrinsecamente inconsistente e senza valore, non è un atteggiamento cristiano.
Le creature ricevono il dono di esistere e quello di agire. Dio fa sì che le cose si facciano, interagiscano tra loro e cooperino con lui. Crea un mondo buono e bello, ma incompiuto, perché possa muoversi attivamente verso la perfezione definitiva: un mondo complesso, dinamico, misterioso. La parte più elevata di esso è costituita da soggetti personali, gli uomini e gli angeli, in grado di tendere al fine liberamente e di interpretare e governare le altre creature.
Liturgia della parola
I Lettura: Paolo non si ferma, il suo cuore arde di zelo e vorrebbe portare a tutti gli uomini il Vangelo di Cristo, ma in verità è lo Spirito a sospingerlo a correre per le vie del mondo. Lo Spirito Santo gli impedisce di predicare la parola nella provincia di Asia e attraverso un sogno gli fa intendere che ormai è giunto il tempo di raggiungere la Macedonia. La docilità e l’obbedienza di Paolo è assoluta e subito cerca di partire, l’azione dello Spirito Santo, forte e potente, si spegne soltanto nei cuori pavidi, riottosi e testardi. Nel brano odierno iniziano le cosiddette sezioni-noi attraverso le quali Luca accenna discretamente alla sua presenza come compagno di viaggio di Paolo.
Vangelo
Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.
Il mondo, in questa pericope, è “il complesso delle potenze tenebrose che combattono contro la luce; è il dominio di Satana, simbolo e manifestazione del male” (Paul Marie de La Croix). Quindi, non è l’universo o il complesso degli uomini, ma la congrega di coloro che si oppongono a Dio. In questa cornice si comprende il perché dell’odio violento contro il Cristo, la sua Chiesa, e contro tutti i cristiani: il mondo esecra, ammazza i credenti, li perseguita perché odia Gesù e perché non conosce colui che mandato Gesù.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
Giuseppe Segalla (Giovanni): 18: L’odio del mondo accomuna Gesù con la sua comunità per il legame essenziale che li unisce. Mentre la caratteristica essenziale del credente è l’ amore, quella del mondo è invece l’odio. Il mondo non può che odiare.
19: Il v. spiega il motivo dell’odio verso i discepoli. È perché non appartengono al mondo, e non vi appartengono perché Gesù li ha tratti fuori dal mondo (in senso negativo) mediante la sua elezione-costituzione. L’odio del mondo si trasforma perciò in criterio di autenticità del discepolo di Gesù, non più appartente al mondo.
20 Non più grande del suo padrone: il richiamo è a 13,16, è un po’ stonato dopo 15, dopo 15,15, dove Gesù chiama i discepoli « amici ». La difficoltà può essere in parte superata come abbiamo notato, si tratta di una similitudine, che modifica il rapporto di amicizia in modo che Gesù rimane sempre « colui che offre l’amicizia e comanda » (cfr nota a 15,14-15). Il servo non può essere superiore al padrone né il discepolo al maestro (Mr 10,24). Toccherà perciò al servo-discepolo la stessa sorte del padrone-maestro. Questa sorte è espressa in modo dialettico: da una parte la persecuzione come espressione concreta dell’odio (cfr 16,l-3); dall’altra l’osservanza della parola.
21 a causa del mio nome: è una formula stereotipa, usata nel N.T. per indicare la causa della persecuzione dei cristiani (Mt 10,22; 24,9; Mr 13,13; Lc 2l,17; At 5,41; 1Pt 4,14). Forse il nome cui allude Gv è quello divino di « Figlio di Dio ». È infatti per la rivelazione della sua divinità, che Gesù viene perseguitato e cosi i suoi discepoli, nell’ambiente giudaico. Il motivo ultimo però della persecuzione è l’ignoranza del Padre in quanto Mandante.
Per approfondire
Il cristiano e il mondo - Colmban Lesquivit e Pierre Grelot (Dizionario di Teologia Biblica): In rapporto al mondo i cristiani si trovano nella stessa situazione complessa in cui si trovava Cristo durante il suo passaggio in terra. Non sono del mondo (Gv 1519; 17, 16); e tuttavia sono nel mondo (17,11), e Gesù non prega il Padre di ritirarneli, ma soltanto di custodirli dal maligno (17,15).
La loro separazione nei confronti del mondo malvagio lascia intatto il loro compito positivo nei confronti del mondo da redimere (cfr. 1Cor 5,10).
1. Separati dal mondo. - Anzitutto separazione: il cristiano deve al custodirsi immacolato dal mondo (Giac 1,27); non deve amare il mondo (1Gv 2,15), perché l’amicizia per il mondo è inimicizia contro Dio (Giac 4,4) e porta ai peggiori abbandoni (2 Tim 4,10).
Evitando di modellarsi sul secolo presente (Rom 12,2), rinunzierà quindi alle concupiscenze che ne definiscono lo spirito (1Gv 2,16). In una parola, il mondo sarà un crocifisso per lui ed egli per il mondo (Gal 6,14): se ne servirà come se non se ne servisse (1Cor 7,29ss). Distacco profondo, che evidentemente non esclude un uso dei beni di questo mondo conforme alle esigenze della carità fraterna (1Gv 3,17): tale è la santità che è richiesta al cristiano.
2. Testimoni di Cristo dinanzi al mondo. - Ma da un altro lato, ecco la missione positiva del cristiano dinanzi al mondo attualmente prigioniero del peccato. Come Cristo vi è venuto per rendere testimonianza alla verità (Gv 18,37), cosi il cristiano è inviato nel mondo (17,18) per rendere una testimonianza che è quella di Cristo stesso (1Gv 4,17). L’esistenza cristiana, che è tutto l’opposto di una manifestazione spettacolare alla quale Gesù stesso si è rifiutato (Gv 7,3s; 14,22; cfr. Mt 4,5ss), rivelerà agli uomini il vero volto di Dio (cfr. Gv 17,21.23). Vi si aggiungerà la testimonianza della parola. Infatti i predicatori del vangelo hanno ricevuto l’ordine di annunziarlo al mondo intero (Mc 14,9; 16,15): vi brilleranno come altrettanti luminari (Fil 2,15).
Ma il mondo si leverà contro di essi, come già contro Gesù (Gv 15,18), cercando di riconquistare coloro che fossero sfuggiti alla sua corruzione (2Piet 2,19s). In questa guerra inevitabile l’arma della lotta e della vittoria sarà la fede (1Gv 5,4s): la nostra fede condannerà il mondo (Ebr 11,7; Gv 15,22). Per nulla stupito di essere odiato ed incompreso (1Gv 3,13; Mt 10,14 par.) ed anche perseguitato dal mondo (Gv 15,18ss), il cristiano è confortato dal Paraclito, lo Spirito di verità, inviato in terra per confondere il mondo: lo Spirito attesta nel cuore del fedele che il mondo commette peccato rifiutando di credere in Gesù, che la causa di Gesù è giusta poiché egli è presso il Padre ed il principe di questo mondo è già condannato (16,8-11). Benché il mondo non lo veda né lo conosca (14,17), questo Spirito rimarrà nel fedele, e lo farà trionfare degli anticristi (1Gv 4,4ss).
Ed a poco a poco, grazie alla testimonianza, quelli, tra gli uomini, il cui destino non è definitivamente legato al mondo, riprenderanno posto nell’universo redento che ha Cristo per capo.
3. In attesa dell’ultimo giorno. - Finché durerà il secolo presente, non c’è da sperare che questa tensione tra il mondo ed i cristiani sparisca. Fino al giorno della separazione definitiva, sudditi del regno e sudditi del maligno rimarranno mescolati come la zizzania ed il grano nel campo di Dio, che è il mondo (Mt 13,38ss). Ma fin d’ora incomincia ad operarsi il giudizio nel segreto dei cuori (Gv 3,18-21); avrà soltanto più da esser reso pubblico, nel giorno in cui Dio giudicherà il mondo (Rom 3,6) associando i suoi fedeli alla sua attività di giudice (1Cor 6,2). Allora il mondo presente sparirà in modo definitivo, conformemente agli oracoli profetici, mentre l’umanità rigenerata troverà la gioia di un universo rimesso a nuovo (cfr. Apoc 21).
Relazione tra Dio e il mondo - Catechismo della Chiesa Cattolica 212 Lungo i secoli, la fede d’Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei. Egli trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra: «Essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste [...] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine» (Sal 102,27-28). In lui «non c’è variazione né ombra di cambiamento» (Gc 1,17). Egli è «colui che è» da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.
300 Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere: «Sopra i cieli si innalza» la sua «magnificenza» (Sal 8,2), «la sua grandezza non si può misurare» (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell’intimo più profondo delle sue creature: «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). Secondo le parole di sant’Agostino, egli è «interior intimo meo et superior summo meo» più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta».
Relazione tra l’uomo e il mondo - 373 Nel disegno di Dio, l’uomo e la donna sono chiamati a dominare la terra come «amministratori» di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, «che ama tutte le cose esistenti» (Sap 11,24), l’uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.
377 Il «dominio» del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all’uomo, si realizzava innanzi tutto nell’uomo stesso come padronanza di sé. L’uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell’affermazione di sé contro gli imperativi della ragione.
Il mondo - Isacco di Ninive, Vita virtuosa, 2: La parola «mondo» è quasi il nome collettivo di tutte le passioni. Quando noi vogliamo designarle a una a una, invece, usiamo il loro nome particolare. Le passioni sono una parte del meccanismo del mondo; ove esse sono spente, anche la mondanità è cessata. Tra di queste enumeriamo l’amore alla ricchezza, l’ansia di accumulare possedimenti, la crapula che riempie il corpo e da cui sorgono le passioni impure, l’ambizione che è la sorgente dell’invidia, il desiderio di potere, la superbia e la boria per la propria posizione, la brama di notorietà tra gli uomini, che è causa di inimicizie, e il timore di pericoli corporei. Ove il corso di tutte queste cessa ed esse svaniscono, in egual grado cessa la situazione mondana, e giunge a termine, come avvenne per alcuni santi, che col corpo erano morti. Vivevano nel corpo, ma non secondo la carne. Guarda dunque in quante di queste passioni tu ancora vivi, e saprai in quali parti del mondo tu stai ancora e in quali tu sei morto.
Testimoni di Cristo - San Pacomio Abate: Nacque nell’Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell’esercito imperiale all’età di vent’anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute. Protetti dall’oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po’ di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud, l’attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l’istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell’abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della sepoltura. (Avvenire)
Dio onnipotente ed eterno,
che nella rigenerazione battesimale
ci hai comunicato la tua stessa vita,
concedi a coloro che hai reso giusti con la tua grazia,
disponendoli alla vita immortale,
di giungere da te guidati alla pienezza della gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo