20 Luglio 2026
Lunedì XVI Settimana del Tempo Ordinario
Mi 6,1-4.6-8; Salmo Responsoriale Dal Salmo 49 [50]; Mt 12,38-42
Come infatti Giona rimase ...: Catechismo della Chiesa Cattolica 627: La morte di Cristo è stata una vera morte in quanto ha messo fine alla sua esistenza umana terrena. Ma a causa dell’unione che la Persona del Figlio ha mantenuto con il suo Corpo, non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri, perché “non era possibile che” la morte “lo tenesse in suo potere” e perciò “la virtù divina ha preservato il Corpo di Cristo dalla corruzione”. Di Cristo si può dire contemporaneamente: “Fu eliminato dalla terra dei viventi” (Is 53,8) e: “Il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione” (Sal 16,9-10). La Risurrezione di Gesù “il terzo giorno” (1Cor 15,4; Lc 24,46) ne era il segno, anche perché si credeva che la corruzione si manifestasse a partire dal quarto giorno.
così il Figlio dell’uomo...: Catechismo della Chiesa Cattolica 635: Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte affinché i morti udissero la voce del Figlio di Dio e, ascoltandola, vivessero. Gesù “l’Autore della vita” (At 3,15) ha ridotto “all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” liberando “così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (Eb 2,14-15). Ormai Cristo risuscitato ha “potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,18) e “nel nome di Gesù ogni ginocchio” si piega “nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,10).
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà...: Catechismo della Chiesa Cattolica 678: In linea con i profeti e con Giovanni Battista Gesù ha annunziato nella sua predicazione il giudizio dell’ultimo giorno. Allora saranno messi in luce la condotta di ciascuno e il segreto dei cuori. Allora verrà condannata l’incredulità colpevole che non ha tenuto in alcun conto la grazia offerta da Dio. L’atteggiamento verso il prossimo rivelerà l’accoglienza o il rifiuto della grazia e dell’amore divino. Gesù dirà nell’ultimo giorno: «Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
679 Cristo è Signore della vita eterna. Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha «acquisito» questo diritto con la sua croce. Anche il Padre «ha rimesso ogni giudizio al Figlio» (Gv 5,22). Ora, il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare e per donare la vita che è in lui. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso, riceve secondo le sue opere e può anche condannarsi per l’eternità rifiutando lo Spirito d’amore.
Liturgia della Parola
I Lettura: Michea è un profeta contemporaneo di Isaia (circa VIII secolo a.C.) e potrebbe essere uno dei suoi allievi. Gli argomenti che troviamo nel suo libro sono quelli che troviamo in altre opere profetiche: minacce da parte di Dio alternate a promesse. Michea lancia i suoi strali sopra tutto contro il disfacimento morale di un popolo ormai alla deriva e annunzia il “terribile giorno” del giudizio divino. Qui, nel sesto capitolo, Michea immagina il Signore Dio “in causa con il suo popolo, accusa Israele”. Nella requisitoria, Dio ricorda il suo amore per Israele, un amore, smisurato, colmo di doni e di benefici. Il Signore non ha chiesto olocausti offerte o sacrifici, ha chiesto solo giustizia e bontà: “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”. Ma anche in questa richiesta Israele è risultato mancante e infedele.
Vangelo
La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.
La pagina evangelica certamente non è una proclamazione della bontà e della misericordia di Dio, l’epiteto rivolo al popolo d’Israele, “generazione malvagia e adultera” può essere ben trasportato ai nostri giorni, e se così è allora la pagina evangelica ci sta invitando a convertirci seriamente per non andare incontro a un destino di dolore, di eterna perdizione. Il segno che Dio offre ai contemporanei di Gesù, e agli uomini di oggi, in riferimento a Gn 2,1 (Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti), è la morte e risurrezione di Cristo: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,38-42
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Parola del Signore.
Testimoni a carico - Basilio Caballero (La parola per Ogni Giorno): Gesù, rispondendo agli scribi e ai farisei che chiedevano un miracolo spettacolare per credere in lui come messia inviato da Dio, afferma: «Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra». Gesù, che aveva già fatto tanti miracoli per i malati - e certamente non con il potere di Beelzebul, come dicevano malignamente i suoi nemici -, si riferisce adesso al massimo segno della sua persona: la risurrezione dopo la morte (cfr. Mc 8,11s; Lc 11,29s).
Non lo capirono di sicuro. Non c’è prova sensazionale che tenga, quando manca la fede. Come vediamo dai vangeli, i miracoli di Dio confermano una fede, anche se iniziale, che già esiste, perché la presuppongono e ne sono più l’effetto che la causa. Gesù stesso era il grande segno e sacramento di Dio, della presenza del suo regno; ma i capi religiosi del popolo lo rifiutarono. Invece i pagani lo accettarono.
Gli abitanti della pagana Ninive credettero al profeta Giona e si convertirono. Allo stesso modo, la regina di Saba venne da lontano ad ascoltare la sapienza di Salomone. Gesù è più grande dei re e dei profeti che lo precedettero e, tuttavia, i suoi contemporanei non credono in lui. Per questo nel giorno del giudizio i niniviti e la regina del sud saranno testimoni a carico contro di loro, perché non si convertirono udendo la parola di Cristo e vedendo la sua persona e la sua vita.
Avvertimento che vale anche per noi, se dopo aver ripetutamente ascoltato la parola di Gesù e visto il suo esempio, continuiamo nel nostro peccato. Può essere che ci accostiamo spesso al sacramento della riconciliazione, sia individualmente che partecipando comunitariamente a celebrazioni penitenziali; ma poi si vede che siamo convertiti al Signore e ai fratelli?
Per approfondire
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono - Giuseppe Barbaglio (Conversione in Schede Bibliche Pastorali - Vol II): Destinatari dell’appello a convertirsi non sono soltanto i non-credenti, ma anche quanti si sono dimostrati incoerenti con la loro scelta di fede. Così Matteo rivolge alla comunità l’invito a farsi umili come i bambini: «In verità vi dico: se non vi convertirete non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli» (18,3). Non dovevano mancare infatti nella sua chiesa gli altezzosi pronti a disprezzare «i piccoli», cioè i fratelli deboli e marginali (cf. 18,5ss).
Da parte sua, Paolo finalmente riconciliato con la comunità di Corinto, può gioire dell’efficacia dei suoi duri interventi che hanno provocato i credenti corinzi a conversi recuperando una doverosa fedeltà all’apostolo e al suo insegnamento (2Cor 7,9-10), Invece, precedentemente, nel pieno del confronto polemico, egli si era rammaricato dell’impenitenza di molti corinzi (2Cor 12,21).
Nella 2Tm il destinatario dello scritto viene esortato a non essere violento quando riprende gli oppositori, «nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità» (2,25).
Scrivendo ai capi delle chiese asiatiche Efeso, Pergamo, Tiatira e Sardi, l’autore dell’Apocalisse li esorta in toni ultimativi a ritrovare la perduta fedeltà cristiana: «Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto» (2,5; cf. 2,16.21-22; 3,3).
La lettera agli Ebrei è l’unico scritto del NT che mostra una posizione rigorosa. Chi rinnega a fondo con l’apostasia la propria decisione di fede in Cristo, si sbarra con le sue mani la strada alla conversione: «Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che ricrocifiggono da se stessi [ns. trad.] il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia» (6,5-6).
Da te vogliamo vedere un segno …: Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 13 Gennaio 1988): Se l’incarnazione è il segno fondamentale a cui si ricollegano tutti i “segni” che hanno reso testimonianza ai discepoli e all’umanità che è “giunto... il Regno di Dio” (cfr. Lc 11,20), vi è poi un segno ultimo e definitivo, al quale allude Gesù riferendosi al profeta Giona: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12.40): è il “segno” della risurrezione. Gesù prepara gli apostoli a questo “segno” definitivo, ma lo fa in modo graduale e con tatto, raccomandando loro la discrezione “fino a un certo tempo”. Un accenno particolarmente chiaro lo si ha dopo la trasfigurazione sul monte: “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti” (Mc 9,9). Ci si può chiedere il perché di questa gradualità. Si può rispondere che Gesù sapeva bene quanto si sarebbero complicate le cose se gli Apostoli e gli altri discepoli avessero cominciato a discutere sulla risurrezione, a capire la quale non erano sufficientemente preparati, come appare dal commento dell’evangelista stesso alla raccomandazione ora riferita: “Essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti” (Mc 9,10). Inoltre si può dire che la risurrezione da morte, pur enunciata ed annunciata, era al culmine di quella sorta di “segreto messianico” che Gesù volle mantenere lungo tutto lo svolgersi della sua vita e della sua missione fino al momento del compimento e della rivelazione finali, che si ebbero appunto col “miracolo dei miracoli”, la risurrezione, che, secondo San Paolo, è il fondamento della nostra fede (cfr. 1Cor 15,12-19).
Cromazio di Aquileia, Comm. In Matth., 54,1: Questa gente malvagia e adultera chiede un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non quello del profeta Giona: gente malvagia e adultera quella dei giudei che, mentre vanno chiedendo che si mostri loro un segno di origine celeste, nella loro infedeltà non hanno saputo ricevere sulla fronte l’unico segno vero, quello della croce, il solo dato a tutti i credenti per la salvezza.
Testimoni di Cristo - Sant’Apollinare, Vescovo e Martire: Originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna, forse incaricato dallo stesso apostolo San Pietro, di cui si dice fosse stato discepolo. Si dedicò all’opera di evangelizzazione dell’Emilia-Romagna, per morire infine martire, come vuole la tradizione. Le basiliche di Sant’Apollinare in Classe e Sant’Apollinare Nuovo sono luoghi privilegiati nel tramandarne la memoria. Il suo culto tuttavia si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini.
I pontefici Simmaco (498-514) ed Onorio I (625-638) ne favorirono la diffusione anche a Roma, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione. In Germania probabilmente si diffuse ad opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani. Una chiesa era a lui dedicata anche a Bologna nell’area del Palazzo del Podestà, ma siccome fu demolita nel 1250 il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell’attuale Cattedrale cittadina. Sant’Apollinare è considerato patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell’intera regione Emilia-Romagna. (Avvenire)
Sii propizio a noi tuoi fedeli, o Signore,
e donaci in abbondanza i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.