23 Ottobre 2026
Venerdì XXIX Settimana del Tempo Ordinario
Ef 4,1-6; Salmo Responsoriale Dal Salmo 23 (24); Lc 12,54-59
Conoscere i segni dei tempi. I tempi cambiano, ed è proprio della saggezza cristiana conoscere questi cambiamenti, conoscere i diversi tempi e conoscere i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà. Questo è un lavoro che di solito noi non facciamo: ci conformiamo, ci tranquillizziamo con “mi hanno detto; ho sentito; la gente dice; ho letto...”. E così siamo tranquilli. Ma è quella la verità, è quello il messaggio che il Signore vuole darmi con quel segno dei tempi? Per capire i segni dei tempi prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e guardare. E dopo riflettere dentro di noi. Un esempio: perché ci sono tante guerre adesso? Perché è successo qualcosa? E pregare: silenzio, riflessione e preghiera. Soltanto così potremo capire i segni dei tempi, cosa Gesù vuol dirci. I tempi cambiano e noi cristiani dobbiamo cambiare continuamente. Dobbiamo cambiare saldi nella fede in Gesù Cristo, saldi nella verità del Vangelo, ma il nostro atteggiamento deve muoversi continuamente secondo i segni dei tempi. (Francesco - Omelia a Santa Marta 23 ottobre 2015)
Liturgia della Parola
Prima Lettura - Settimio Cipriani (Le lettere di Paolo): 1-1-3 La «vocazione alla fede» (v. l), per cui tutti i credenti indistintamente formano un solo «corpo» in Cristo Gesù, esige che si dia bando a ogni sentimento di animosità e di discordia (v. 2) per non spezzare quella meravigliosa «unità» realizzata dallo «Spirito Santo» (v. 3); è lo «Spirito di Cristo» infatti che compagina l’unità del corpo mistico.
Ora, se le membra fossero in contrasto fra di loro, come potrebbe il «corpo» organizzarsi? La prima legge di vita dunque è l’armonia, la «pace» (v. 3), che è ottimo cemento e «legame» di unità. Qualsiasi peccato contro la «carità», dunque, è sempre un dilaceramento del corpo di Cristo.
Qualcuno intende l’espressione «unità dello Spirito» (v. 3) nel senso di unità di «mente» e di cuore: il contesto sembra invece riferirsi allo Spirito Santo.
4-6 Si richiamano brevemente i «motivi» teologici che impongono al cristiano «l’unità» spirituale coi fratelli. Tutto, nella vita del cristiano, ha carattere di socialità e di comunitarietà; niente egli ha che tenda a isolarlo, ma tutto lo richiama ad aprirsi agli altri. Unico è il «corpo» della Chiesa, animato da un unico «Spirito»; unica è la «speranza» della salvezza eterna, a cui la fede in Cristo ci «chiama» e ci dà diritto (v. 4). Unico è il «Signore» Gesù, che ha infranto il muro della divisione e della inimicizia (2, 14) e ha fornito a tutti gli stessi mezzi di salvezza: la «fede» e il «battesimo» (v. 5). Infine, il motivo fondamentale di questa unione deve ricercarsi nella universale «paternità di Dio» (v. 6) che, pur essendo l’Essere trascendente, «al di sopra» di tutto e di tutti, è presente in ogni redento con la sua azione e con la sua inabitazione mediante la grazia.
Il nostro passo contiene una chiara professione di fede trinitaria.
Il medesimo invito all’«unità», basato sull’unicità del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e sull’unicità dei mezzi di salvezza, vedilo in Cor. 8,6; 12,4-26.
Vangelo
Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?
L’evangelista Luca usa una analogia meteorologica per rimproverare la cosciente e ostinata ottusità del popolo d’Israele, anche se l’epiteto ipocriti voglia far pensare che Gesù si sta rivolgendo non alla folla, ma ai suoi eterni detrattori, i farisei, i quali chiusi nella loro roccaforte intellettuale non vogliono accogliere la novità evangelica (cfr, Luke Timothy Johnson, Il Vangelo di Luca). L’evangelista Matteo usa una analogia meteorologica diversa, ma il concetto è lo stesso: Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? (Mt 16,2-3).
Dinanzi a tanta prova di capacità di discernimento, Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, è inspiegabile, come dinanzi a innumerevoli segni, non sappiamo decidere. L’invito-rimprovero di Gesù possiamo tradurlo in questo modo: tu che ascolti, tu che vedi sei posto davanti alla necessità di prendere una decisione personale. Sei tu che devi decidere ciò che è giusto.
Le ultime raccomandazioni, Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, tenendo a mente che Gesù sta salendo a Gerusalemme dove si compirà la volontà del Padre, molto probabilmente, sono rivolte ai discepoli: “Sono i discepoli quelli «lungo la strada» [12,58] che devono prendere una decisione adesso, prima che sia troppo tardi. Se non raggiungono «un accordo» adesso con il loro avversario - in questo caso il Messia stesso che li chiama alla conversione - le cose si metteranno male per loro nel giudizio che verrà” (Luke Timothy Johnson, Il Vangelo di Luca).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».
Parola del Signore
Padre Lino Pedron: Il lamento che Gesù rivolge all’uomo di tutti i tempi e allo stesso credente, è motivato dal fatto che non mette uguale impegno e diligenza per scoprire i segni del tempo della salvezza quanto ne impiega per prevedere il tempo meteorologico. Dio parla all’uomo attraverso la voce della sua coscienza, attraverso la voce dei suoi inviati, ma anche, e soprattutto, attraverso gli sviluppi e gli eventi della storia. Questi ultimi sono i più trascurati ma, in realtà, sono i più sicuri. Gesù richiama i suoi ascoltatori a questa ottica. Bisogna essere più perspicaci e più attenti. Le parole possono ingannare, i fatti, meno.
Il tempo di Gesù era il momento culminante della salvezza, perché segnava la fine dei mali fisici e morali, delle oppressioni umane e diaboliche: non potevano esserci dubbi che qualcosa di nuovo stava incominciando nella storia umana. La teologia dei segni dei tempi trova il suo inizio in questa breve affermazione di Gesù, ma dopo tanti secoli è ancora così poco capita e vissuta. Conosciamo bene ciò che è utile alla nostra vita animale, ma non ciò che è necessario per la nostra vita eterna.
Le liti e le vertenze giudiziarie fanno parte della storia dell’uomo e quindi anche del cristiano. Il litigare è una cosa contraddittoria con il comportamento cristiano. Il vangelo non pretende che il cristiano rinunci ai suoi diritti, ma segnala un modo più pratico e ragionevole per farli valere, tentando un accordo tra le parti (v.57).
Per capire chi ha torto o ragione basta un po’ di testa e di buona volontà. Spesso le rivendicazioni nascono dal puntiglio e dall’orgoglio più che da veri torti subiti. Mettendo a tacere le passioni sregolate, distaccandosi dal proprio io, dalla propria permalosità e arroganza da ambo le parti, si può risolvere qualunque vertenza. Il ricorso al giudice umano non è detto che sia la via più garantita e più sicura per arrivare a una giusta soluzione. Spesso i verdetti non sono emessi secondo verità o diritto, ma in base alla capacità dialettica, alle manipolazioni della legge e ai cavilli per aggirarla e capovolgerla. Da questa pagina evangelica nasce una profonda sfiducia nella categoria degli avvocati e dei giudici, che è quasi abituale nella predicazione dei profeti (cfr Am 5,10-15; Mi 3,1-4; 7,3; Is 1,26; Sof 3,3; ecc.). La sentenza assolutoria o la condanna non scaturiscono, spesso, dall’innocenza o dalla colpevolezza, ma dalla fortuna o dalla sfortuna di aver avuto un difensore più o meno abile.
La finale è pessimistica. Una volta presa la via dei tribunali, la conclusione è sempre una: il carcere. Si è litigato per avere ragione, si finisce per avere torto.
Con la venuta di Gesù è giunto il momento della decisione. Ognuno è colpevole davanti a Dio. Si deve approfittare del tempo che precede il giudizio per sfuggire all’inflessibile procedura del giudizio per mezzo della penitenza, della conversione e della riconciliazione con il fratello, prima che sia troppo tardi.
Per approfondire
Opus Dei: Già in tempi antichi gli uomini erano capaci di prevedere le condizioni del tempo, perché Dio li aveva resi partecipi, fin dalla creazione del mondo, della sua sapienza per “valutare l’aspetto della terra e del cielo”. Perciò i segni e i prodigi che quegli uomini vedevano, gli insegnamenti che ascoltavano, erano più che sufficienti per riconoscere da essi la venuta del Messia salvatore. A che cosa poteva servire a quegli uomini conoscere le cose terrene se non accettavano il loro Creatore, venuto al mondo per riconciliare tutte le cose (cfr. Col 1, 20)?
Con Gesù il tempo è arrivato alla sua pienezza (cfr. Gal 4, 4); la salvezza e la conversione del cuore sono alla portata di tutti. Ogni uomo, nel tabernacolo della propria coscienza, può discernere tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Finché siamo in cammino, Dio non smette mai di dare ai suoi figli i mezzi per riconoscerlo e convertirsi a lui, anche fino all’ultimo istante della vita terrena, come fece con il buon ladrone, che riconobbe in Gesù il Dio che lo poteva salvare dalla morte eterna (cfr. Lc 23, 42).
Gesù ci dice che anche il timore per una giusta condanna può alla fine essere un valido motivo per cambiare vita e riconciliarsi con Dio e con il prossimo. Per far ciò è necessaria l’umiltà, abbandonare l’atteggiamento ipocrita di chi presume di sapere molto della scienza umana, ma poi non riconosce nella profondità del suo cuore la presenza di un Dio che “non gode della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva” (Ez 33, 11). A proposito della relazione tra la scienza umana e l’umiltà, san Josemaría scriveva: «Tu, dotto, celebre, eloquente, potente: se non sei umile, non vali nulla. – Taglia, strappa quell’io che possiedi in grado superlativo – Dio ti aiuterà –, e allora potrai cominciare a lavorare per Cristo, nell’ultimo posto del suo esercito di apostoli» (San Josemaría, Cammino, n. 602.)
La decisione urge - Richard Gutzwiller (Meditazioni su Luca): Gesù rinfaccia ai giudei di saper comprendere i segni esterni del tempo, cioè di poter giudicare che tempo farà dal rosseggiare del cielo al mattino e alla sera, ma di non aver proprio occhi per vedere i segni interiori del tempo suo. Poiché con la sua venuta, è spuntata una nuova èra, ed egli ne è il segno. Chi lo vede, dovrebbe poter giudicare che è giunta un’era nuova, ed assumere l’attitudine corrispondente. Egli è l’aurora di un giorno nuovo. Non è più tempo di dormire. Prontezza significa alzarsi e camminare nel nuovo giorno. Bisogna scuotersi di dosso la sonnolenza. Il suo giorno sarà un giorno di tempesta. Le tempeste che Cristo reca con sé non cesseranno fino alla fine dei tempi. Perciò la decisione è prontezza a passare attraverso la tempesta e a chiudere gli occhi su tutto il resto. Il tempo della decisione urge. Secondo la parabola del Signore, l’uomo è come uno che viene tradotto dinanzi al giudice per essere condannato. Mentre è in via, ha ancora tempo per mettersi d’accordo col suo avversario e così salvarsi. Però è già sulla via del tribunale. Ciò vale per i singoli e per tutta l’umanità: in quanto peccatrice, essa è citata dinanzi al tribunale di Dio. La vita è una via che porta al giudizio e la storia del mondo è la strada che mena al giudizio universale. Ma finché gli uomini sono ancora in via, hanno la possibilità di salvarsi, separandosi dal mondo e decidendosi per Cristo. C’è in queste parole una incalzante inquietudine e una serietà che non dà pace. L’uomo non vi si deve sottrarre. Egli deve sentire quanto sono poco rassicuranti queste parole e decidersi.
Testimoni di Cristo - San Giovanni da Capestrano - Con il cuore e con le mani nei conflitti per fermarli: Dentro alle guerre per disinnescare la violenza e costruire la pace vera, quella dove a ogni essere umano è riconosciuta la propria dignità. Così i cristiani affrontano i conflitti, accompagnati da un Dio che è entrato nella morte vincendone l’oscurità. Questo fu lo stile di san Giovanni da Capestrano che visse il proprio ministero di sacerdote sui fronti più delicati dell’Europa del XIV secolo. Era nato a Capestrano, nell’Aquilano, nel 1386 da padre nobile tedesco e madre abruzzese. Studiò poi a Perugia diritto, diventando in seguito governatore della città per volere di Ladislao I di Napoli. Un’esperienza di prigionia, però, lo spinse a cambiare vita e a seguire la strada della consacrazione religiosa tra i Frati Minori. Conobbe san Bernardino da Siena e decise di seguirne l’esempio scegliendo il monogramma di Cristo come stemma. Il Papa lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l’unione degli Armeni con Roma. A 70 anni, nel 1456, si trovò alla battaglia di Belgrado, attaccata dai Turchi. Per 11 giorni e 11 notti non abbandonò mai il campo. Tre mesi dopo, il 23 ottobre, Giovanni morì a Ilok, in Croazia. È stato canonizzato da Alessandro VII il 16 ottobre 1690. Nel 1984 san Giovanni Paolo II lo proclamò patrono dei cappellani militari. (Matteo Liut)
-> O Dio, che hai suscitato san Giovanni [da Capestrano]
per rincuorare il popolo cristiano nelle difficoltà,
rendi sicura la nostra vita sotto la tua protezione,
e custodisci la tua Chiesa in una pace duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Dio onnipotente ed eterno,
donaci di orientare sempre a te la nostra volontà
e di servirti con cuore sincero.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.