29 Agosto 2026
Martirio san Giovanni Battista
Ger 1,17-19; Salmo Responsoriale Dal Salmo 70 (71); Mt 6,17-19
Giovanni Battista - Alice Baum: Secondo il Nuovo Testamento è il precursore di Gesù. Consacrato a Dio sin dall’infanzia, fu destinato ad annunciare l’irruzione della signoria di Dio. La sua comparsa pubblica fu preceduta da una lunga permanenza “nel deserto”. Sono possibili relazioni con Qumran. Verso il 28 d.C. (Lc 3,1ss) è raggiunto dalla chiamata di Dio. Predica un battesimo per la remissione dei peccati ed esorta insistentemente alla conversione radicale, perché il giudizio di Dio è imminente. L’affluenza della gente è massiccia, molti si convertono e si fanno battezzare. Giovanni però è rifiutato nelle cerchie dei farisei e dei sacerdoti. Quando stigmatizza pubblicamente l’adulterio del re Erode, viene da questi arrestato e poi decapitato. Anche Giovanni, che dal popolo era considerato un profeta e che Gesù chiama il “più grande fra i nati di donna” dovette sperimentare la lotta interiore per la fede (Mt 11,2-6). Alcuni dei suoi discepoli seguirono Gesù, altri si fecero battezzare più tardi “nel nome di Gesù” (At 19,5). Un gruppo di discepoli di Giovanni, che vedevano nel Battista il messia, sopravvisse come setta fino al II sec. I brani neotestamentari sull’opera di Giovanni e sul suo rapporto con Gesù vanno compresi sullo sfondo della controversia della comunità cristiana con questi discepoli di Giovanni Se i discepoli del Battista potevano richiamarsi al fatto che Gesù si era fatto battezzare da Giovanni - secondo loro - e sottomettendosi in tal modo a lui, la chiesa replicava che lo stesso Giovanni non considerava se stesso messia, ma sviando da sé, indirizzava verso il più grande che doveva venire (Mc 1,7-8 par.), e che egli stesso proclamò espressamente Gesù come questo “più grande” (Mt 13,14; Gv 1,19.34).
Liturgia della Parola
I Lettura - AI Overview : Geremia 1,17-19 rappresenta la solenne chiamata e il mandato di incoraggiamento che Dio rivolge al profeta Geremia, esortandolo a non temere le opposizioni politiche e religiose del suo stesso popolo, poiché il Signore sarà con lui come una roccaforte invincibile a difenderlo.
Il testo: Il testo biblico (versetti 17-19) esorta il profeta a farsi coraggio, poiché Dio farà di lui una fortezza e un muro di bronzo contro re, capi, sacerdoti e popolo, promettendogli protezione nonostante la guerra mossa contro di lui.
Significato del brano:
Il coraggio richiesto: L’invito a cingersi i fianchi simboleggia la prontezza all’azione, ammonendo il profeta a non temere per non perdere l’autorevolezza del proprio mandato.
La protezione divina: La fragilità di Geremia viene superata grazie all’intervento di Dio, che lo rende saldo come il bronzo contro l’opposizione dell’intera società giudaica.
La promessa finale: Pur garantendo l’inevitabilità del conflitto, il testo ribadisce che la presenza del Signore assicura la salvezza finale del profeta.
Vangelo
«Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
La morte di Giovanni il Battista non è un incidente di percorso, il suo martirio è il salario di un odio, è una azione delittuosa studiata fin nei minimi particolari. La regina Erodiade odiava il figlio di Zaccaria: Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava. Erodiade voleva farlo uccidere, ma scaltra come una volpe attende il giorno propizio, tutto deve avvenire in una cornice di legalità, in un giorno di festa perché tra i fumi dell’alcool e le risa sguaiate di uomini e donne avvinazzati non si sentisse il colpo secco di una spada che calava sul collo di un innocente.
Tre messaggi che stanno tra le fila di chi ha il potere e crede di avere il diritto di morte e di vita del prossimo: la sfrontatezza della figlia di Erodiade, infelice fotocopia della madre: Voglio che tu mi dia adesso …, lo vuole il mio corpo che ti ha sedotto, lo vuole la tua debolezza: lo voglio perche sei infradiciato dalla passione e ti sei reso incapace di arrestare una azione delittuosa.
La vendetta di una donna che occupava il seggio di regina che non le spettava, di una donna vendicativa, di una donna incapace di fare un esame di coscienza e dire: “questo è vero, questo è giusto, questo è sbagliato … così devo orientare la mia vita secondo verità”. Una donna che sa attendere il giorno propizio per vendicarsi.
Un uomo che portava sulla testa una corona regale, corrotto dalle passioni, licenzioso, bramoso di possedere il corpo di una fanciulla, una somma di debolezze che lo spingeranno a fare decapitare un innocente.
Sfrontatezza, vendetta, sensualità: tre messaggi che ancora oggi corrono veloci nei corridoi dei potenti, e dei meno potenti.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,17-29
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.
La Chiesa non è opera d’un grande profeta, ma di Dio - José Maria González-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica): Lo storico giudaico Giuseppe Flavio narra, nel libro diciottesimo della sua «Archeologia giudaica», che Erode Antipa, per timore dei disordini politici che avrebbe potuto causare il movimento suscitato dal Battista, lo imprigionò nella fortezza di Macheronte, nel sud della Perea, dove lo fece decapitare. Il racconto del secondo vangelo riferisce evidentemente l’aspetto più soggettivo dell’avvenimento che Giuseppe Flavio racconta oggettivamente. Ecco dunque quello che diceva il popolo: quest’uomo di Dio è stato vittima della vendetta d’una donna irritata. Ha dovuto pagare con la morte il coraggio d’aver parlato chiaro ai grandi di questo mondo.
Del resto, il racconto è ricco delle inesattezze che sono caratteristiche delle storie trasmesse di bocca in bocca. La seconda moglie di Antipa, Erodiade, non aveva sposato Filippo, come dice Marco, ma un altro fratello del re, chiamato Erode, che per il resto non ebbe nulla a che vedere con questa storia. È anche possibile che questo Erode avesse il soprannome di Filippo; e, in questo caso, il nostro testo non sarebbe in contraddizione con quello che sappiamo da altre fonti.
Una cosa è sicura: la donna che vediamo ballare e che si chiama Salomè - come riferisce con maggior precisione Giuseppe Flavio, mentre i vangeli ne tacciono il nome - era figlia del primo matrimonio di Erodiade e divenne moglie di Filippo, fratello di Antipa, che regnò nel nord della Palestina fino all’anno 34. L’incertezza dei dati cronologici che abbiamo non consente di stabilire se essa era già sposata al momento della scena descritta. Nel nostro testo, è chiamata «ragazza», e pare che, al tempo della festa qui ricordata, avesse vent’anni.
Antipa aveva spinto Erodiade a lasciare suo fratello Erode e l’aveva sposata dopo essersi liberato della sua prima moglie, figlia del principe arabo Areta. Questo matrimonio era dunque il risultato d’un adulterio, anche se coperto dalle formalità giuridiche. In più, andava contro le prescrizioni della legge giudaica (Lv 18,16) secondo le quali il matrimonio fra cognati era invalido.
Perché l’evangelista ha inserito nel suo scritto questo vivace racconto popolare? In primo luogo, per mettere in rilievo l’atteggiamento ridicolo di quel discusso monarca, schiavo, da una parte, delle sue passioni, e dall’altra, interessato alla figura austera del Battista. In fin dei conti, quell’Erode era più coerente con se stesso che non i farisei benpensanti i quali collaboravano con lui, simulando un’estrema dignità morale.
In secondo luogo possiamo pensare che l’evangelista, inserendo questo racconto nel contesto teologico della proclamazione del regno di Dio (4,1-6.29), abbia voluto presentare lo scioglimento del gruppo del Battista per indicare che la comunità creata da Gesù era totalmente nuova, pur conservando la veneranda memoria del grande profeta scomparso.
Per approfondire
Martire - Charles Augrain: Martire (gr. màrtys) significa etimologicamente testimone, sia che si tratti di una testimonianza sul piano storico, o giuridico, o religioso. Ma nell’uso stabilito dalla tradizione cristiana, il nome di martire si applica esclusivamente a colui che offre la testimonianza del sangue. Quest’uso è già attestato nel NT (Atti 22, 20; Apoc 2, 13; 6,9; 17, 6): il martire è colui che dà la propria vita per fedeltà alla testimonianza resa a Gesù (cfr. Atti 7, 55-60).
1. Cristo martire. - Gesù stesso è, a titolo eminente, il martire di Dio, e per conseguenza il tipo del martire.
Nel suo sacrificio volontariamente accettato, egli dà effettivamente la testimonianza suprema della sua fedeltà alla missione affidatagli dal Padre. Secondo S. Giovanni Gesù non ha soltanto conosciuto in anticipo, ma ha accettato liberamente la morte come perfetto omaggio reso al Padre (Gv 10, 18); e nel momento della condanna, proclama: «Io sono nato e sono venuto al mondo per rendere testimonianza alla verità» (18, 37; cfr. Apoc 1, 5; 3, 14). Nella passione di Gesù, S. Luca mette in rilievo i tratti che caratterizzeranno ormai il martire: conforto della grazia divina nel momento dell’angoscia (Lc 22,43); silenzio e pazienza dinanzi alle accuse ed agli oltraggi (23, 9); innocenza riconosciuta da Pilato e da Erode (23, 4. 14 s. 22); dimenticanza delle proprie sofferenze (23, 28; accoglienza fatta al ladrone pentito (23, 43); perdono accordato a Pietro (22, 61) ed agli stessi persecutori (22, 51; 23, 34). Più profondamente ancora, l’insieme del NT riconosce in Gesù il servo sofferente annunziato da Isaia. In questa prospettiva la passione di Gesù appare come essenziale alla sua missione.
Di fatto, come il servo deve soffrire e morire «per giustificare moltitudini» (Is 53, 11), così Gesù deve passare attraverso la morte «per apportare a moltitudini la redenzione dai peccati» (Mt 20, 28 par.). Tale è il senso del «bisogna» che Gesù ripete a più riprese: il disegno di salvezza di Dio passa attraverso la sofferenza e la morte del suo testimone (Mt 16, 21 par.; 26, 54. 56; Lc 17, 25; 22, 37; 24, 7. 26. 44).
D’altronde tutti i profeti non sono forse stati perseguitati e messi a morte (Mt 5, 12 par.; 23, 30 ss par.; Atti 7, 52; 1 Tess 2, 15; Ebr 11, 36 ss)? Non può trattarsi di un incontro casuale; Gesù vi riconosce un piano divino che trova in lui il suo compimento (Mt 23, 31 s). Perciò cammina «risolutamente» verso Gerusalemme (Lc 9, 51), «perché non conviene che un profeta perisca fuori di Gerusalemme» (13, 33).
Questa passione fa di Gesù la vittima espiatoria che sostituisce tutte le vittime antiche (Ebr 9, 12 ss). Il fedele vi scopre la legge del martirio: «Senza effusione di sangue, non vi può essere redenzione» (Ebr 9, 22). Si comprende come Maria, così strettamente associata alla passione del figlio suo (Gv 19, 25; cfr. 2, 35) sia salutata più tardi come la regina dei martiri cristiani.
2. Il martire cristiano. - Il glorioso martirio di Cristo ha fondato la Chiesa: «Quando sarò innalzato da terra, aveva detto Gesù, attirerò a me tutti gli uomini» (Gv 12, 32). La Chiesa, corpo di Cristo, è chiamata a sua volta a dare a Dio la testimonianza del sangue per la salvezza degli uomini. La comunità ebraica aveva già avuto i suoi martiri, specialmente all’epoca dei Maccabei (2 Mac 6 - 7). Ma nella Chiesa cristiana il martirio assume un senso nuovo, che Gesù stesso rivela: è la piena imitazione di Cristo, la partecipazione perfetta alla sua testimonianza ed alla sua opera di salvezza: «Il servo non è maggiore del padrone; se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi!» (Gv 51, 20). Ai suoi tre intimi Gesù annunzia che lo seguiranno nella passione (Mc 10, 39 par.; Gv 21, 18 ss); ed a tutti rivela che soltanto il seme che muore in terra porta molto frutto (Gv 12, 24). Così il martirio di Stefano - che evoca con tanta forza la passione - determinò la prima espansione della Chiesa (Atti 8, 4 s; 11, 19) e la conversione di Paolo (22, 20). L’Apocalisse, infine, è veramente il Libro dei Martiri, di coloro che sulle orme del Testimone fedele e veridico (Apoc 3, 14) hanno dato alla Chiesa e al mondo la testimonianza del loro sangue. L’intero libro ne celebra la prova e la gloria, di cui la passione e la glorificazione dei due testimoni del Signore sono il simbolo (Apoc 6, 9 s; 7, 14-17; 11, 11 s; 20, 4 ss).
Cipriano di Cartagine (Lettere, 12 [ai presbiteri e diaconi]): Si abbia grande cura e grandi attenzioni anche per i corpi di tutti coloro che, sebbene non torturati, in carcere giungono al glorioso passo della morte. Il loro valore infatti e il loro onore non sono troppo piccoli, perché anche essi non vengano annoverati fra i beati martiri. Per quanto fu in loro, sostennero tutto ciò che erano pronti e preparati a sostenere. Chi sotto gli occhi di Dio si è offerto ai tormenti e alla morte, ha sofferto tutto ciò che intendeva soffrire. Non furono essi che vennero meno ai tormenti, ma i tormenti vennero meno a loro. Chi mi confesserà davanti agli uomini, io lo confesserò davanti al Padre mio [Mt 10,32], dice il Signore: essi lo hanno confessato. Chi persevererà sino alla fine questi si salverà [Mt 10,22]; dice ancora il Signore: hanno perseverato, e hanno conservati integri e immacolati sino alla fine i loro meriti e il loro valore. Sta scritto ancora: Sii fedele sino alla morte, e ti darò la corona della vita [Ap 2,10]: sono giunti fino alla morte fedeli, saldi e inespugnabili. Quando alla nostra volontà e alla nostra confessione di fede si aggiunge anche la morte in carcere e tra i ceppi, allora la gloria del martirio è perfetta. Perciò prendete nota del giorno in cui essi ci lasciano, perché ci sia dato di celebrare il loro ricordo tra le memorie dei martiri.
Testimoni di Cristo - Martirio di Giovanni Battista. Il coraggio di resistere alla violenza del mondo: La memoria di oggi, dedicata al martirio di san Giovanni Battista, dovrebbe spingerci a riflettere sul nostro coraggio di dirci cristiani in un mondo dove pare vincere l’indifferenza, la convinzione che si può vivere senza Dio e che la Chiesa non ha nulla da offrire. Abbiamo la forza per resistere alla prepotenza di questo mondo, o ci comportiamo come Erode Antipa, che ascoltava Giovanni, ma non aveva il coraggio di fare sue le parole del profeta? Così facendo, infatti, il sovrano “tiepido” lasciò spazio alle logiche del mondo, basate su rapporti di forza, che portarono al martirio del cugino di Gesù, ultimo dei profeti e primo degli apostoli. La storia è nota: il re si sentì minacciato dal Battista, che lo accusò di aver compiuto un atto illecito sposando Erodiade, moglie di suo fratello. Erode lo imprigionò a Macheronte ma in qualche modo continuava a sentirne l’autorevolezza, riconosciuta dallo stesso popolo. A eliminare il “pericolo” ci pensò la stessa Erodiade che, alla festa di compleanno del sovrano, spinse la figlia, che aveva ammaliato Erode con la sua danza, a chiedere la testa di Giovanni, ottenendola. «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista», fu la richiesta. «Il re si rattristò – annota il Vangelo di Matteo –, ma a motivo del giuramento e dei commensali lo mandò a decapitare». (Matteo Liut)
O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore,
nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista,
concedi anche a noi di lottare con coraggio
per la testimonianza della tua parola,
come egli morì martire per la verità e la giustizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.