25 Aprile 2026
San Marco Evangelista
1Pt 5,5b-14; Salmo Responsoriale dal Salmo 88 (89); Mc 16,15-20
Marco - I contenuti - Lo scopo del vangelo secondo Marco è quello di affermare con chiarezza l’identità di Gesù di Nazaret, il Cristo-messia, il Figlio di Dio, riconosciuto e adorato come il Signore, crocifisso e risorto. Il testo riferisce soprattutto parole e fatti legati all’attività svolta da Gesù in Palestina, a partire dalla Galilea fino a Gerusalemme, e manca di qualsiasi riferimento alla sua infanzia. Del vangelo di Marco può essere proposto lo schema seguente:
Titolo (1,1)
Inizi della vita pubblica (1,2-15)
Gesù in Galilea (1,16-3,35)
Il mistero del Regno (4,1-6,29)
I pani e gli altri segni (6,30-8,26)
Verso Gerusalemme (8,27-10,52)
Gesù a Gerusalemme (11,1-13,37)
Passione, morte e risurrezione di Gesù (14,1-16,8)
Altri racconti pasquali (16,9-20).
Le caratteristiche - Nel quadro generale gli episodi riferiti non sono strettamente collegati fra loro, la psicologia dei protagonisti non è approfondita, la collocazione nel tempo e nello spazio è molto schematica. Eppure ci sono aspetti particolari di grande interesse: le scene che descrivono l’ambiente palestinese sono ricche di annotazioni concrete e vivaci; Gesù si mostra, ogni volta, un personaggio che non finisce di stupire, un uomo vero e sensibile, deciso e sicuro nella parola e nei gesti, assolutamente indipendente dai maestri della legge di Mosè. Egli non ricerca popolarità, ma autenticità di rapporti; la sua vita e il suo insegnamento vogliono condurre alla fede: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” (1,11); “Tu sei il Cristo” (8,29); “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (15,39).
L’origine - La Chiesa antica attribuisce questo vangelo a Marco, conosciuto da Pietro (At 12,12; 1Pt 5,13), compagno di Paolo e Bàrnaba nei loro viaggi missionari (At 12,25; 15,37-39) e, infine, collaboratore di Pietro a Roma (1Pt 5,13). Secondo l’opinione oggi più comune tra gli studiosi, si può fissare la data dello scritto verso l’anno 70. Il vangelo venne composto per fedeli di origine pagana e, secondo la tradizione più antica, per i cristiani di Roma. Ad essi Marco presenta Gesù messia e Figlio di Dio, operatore di miracoli, dominatore di Satana che viene costretto a riconoscergli una superiorità divina.
Liturgia della Parola
I Lettura: Raccomandazioni generali - Felipe F. Ramos (Commento della Bibbia Liturgica): L’autore della nostra lettera termina il suo scritto con raccomandazioni generali, indirizzate a tutti i membri delle comunità cristiane. Egli comincia con quello che potrebbe essere chiamato il principio fondamentale che deve caratterizzare e determinare le relazioni fra tutti i membri della Chiesa: l’umiltà. L’umiltà, molto raccomandabile già nell’AT (Pr 3,34), è divenuta il principio generale delle relazioni umane solo nella Chiesa, un principio che condanna ed esclude dalla comunità cristiana (Fil 2,3) ogni lotta per il potere e per gli onori, ogni lotta per primeggiare e occupare i primi posti. Un principio che stabilisce come base la disponibilità per il vero servizio del prossimo. Solo così si risponde all’esigenza del nostro Dio, che resiste ai superbi.
Davanti a Dio, l’unico atteggiamento possibile è l’umile accettazione di tutto quello che ci viene da lui. E un principio particolarmente applicabile nei momenti di difficoltà e di prova; un principio accettabile in modo ge-
nerale, ma anche per le sue motivazioni. Non si tratta,infatti, d’una rassegnazione passiva e priva di speranza;non è un fatalismo che obblighi ad accettare l’inevitabile,ma che ha come base solida la speranza nell’esaltazione e nella gloria (Gc 4,10). La contrarietà non durerà per sempre. Coloro che, ora, partecipano all’umiliazione e alle sofferenze di Cristo, parteciperanno alla sua gloria quando avrà luogo la parusia. Frattanto, è necessario riporre ogni fiducia in Dio (Sal 55,23) non come per una fuga dalla propria responsabilità nello sforzo o come pensando che Dio risolverà in modo magico i problemi, facendo di lui un « deus ex machina », ma come esercizio della fede profonda, poiché Dio non si disinteressa della sorte di coloro che confidano in lui (Mt 6,25ss).
Nel viaggio del cristiano verso la sua meta si richiedono la sobrietà e la vigilanza. Nel tempo in cui Pietro scriveva la sua lettera, era divenuto particolarmente urgente, perché la fine di tutto era attesa come imminente.
D’altra parte, la mentalità giudeo-cristiana si attendeva, per il tempo che la separava dalla fine, delle grandi tribolazioni (Mt 24,22; Ap 3,10). Tempo particolarmente pericoloso, poiché il demonio si sarebbe servito di quelle tribolazioni come d’un’arma poderosa contro i credenti. Satana è paragonato qui a un leone ruggente che gira intorno alla preda che ha avvistata. Nessuno è sicuro e fuori del pericolo. Il pericolo è permanente e la vita cristiana è in una tensione costante.
Davanti al pericolo, è necessaria la vigilanza. Nella lotta, è indispensabile la fede, che sarà la forza nella lotta e la garanzia della vittoria (1Gv 5,4). Un aiuto e un grande stimolo è sapere che il cristiano non è solo sul campo della battaglia: i cristiani sanno che, insieme coi loro fratelli sparsi nel mondo, formano come un esercito di combattenti sul fronte della tribolazione, del dolore e della persecuzione.
L’ultima consolazione è offerta dall’autore di ogni consolazione, che è Dio. Dio non abbandona i suoi sul campo di battaglia. Egli è l’autore e il datore di ogni grazia; per questo non debbono temere. In ultima istanza, essi non confidano in sé, ma nella forza e nel potere divino. Dio che li ha chiamati, non li abbandonerà a metà strada (FA 1,6). Dopo le sofferenze della vita presente, li attende una gloria eterna (lTs 2,12). Lo stesso Dio della grazia presente e della gloria futura è il Dio della fortezza nel momento della lotta (Ef 6,10). La debolezza umana sarà sostenuta dalla forza divina.
Vangelo
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.
San Marco ha evangelizzato la Buona Novella con la parola, così come testimonia il Libro degli Atti degli Apostoli, ed ha avuto premura di tramandare gli insegnamenti di Cristo attingendo dalla predicazione di Simon Pietro di cui è considerato dalla maggioranza degli studiosi come il suo stenografo.
San Marco è “il creatore di un nuovo genere letterario, l’inventore del «Vangelo» nel senso che questo termine, che esprimeva nel cristianesimo delle origini la predicazione orale su Gesù e particolarmente sulla sua passione e morte, diventa comprensivo di tutta la realtà e vicenda storica di Gesù, nel suo cammino dalla Galilea a Gerusalemme. Il Vangelo dunque diventa non tanto una semplice dottrina da proclamare, un messaggio, ma un evento che si attualizza e continua, in certo modo, nella sua proclamazione perché è nato da un’esperienza missionaria” (Enzo Lodi).
Il cuore del Vangelo di Marco è la proclamazione di Gesù come Figlio di Dio, rivelato dal Padre, riconosciuto perfino dai demoni, rifiutato e contraddetto dalle folle, dai capi, dai discepoli. Infine, momento culminante del suo Vangelo, è la professione del centurione romano pagano ai piedi di Gesù crocifisso: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!», è la piena definizione della realtà di Gesù e la meta cui deve giungere anche il discepolo.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore.
Andate in tutto il mondo - José Maria Gonzáles-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica): L’invio solenne dei discepoli contiene alcuni particolari molto vicini al linguaggio di Paolo. Infatti, Matteo dice semplicemente: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Il testo che commentiamo parla invece di «tutto il mondo» come Rm 1,8 e di «ogni creatura» come Col 1,23.
La minaccia contro gl’increduli deve essere intesa nel suo contesto. Effettivamente, non è detto che colui che non si fa battezzare sia condannato, ma solo che saranno condannati coloro che rifiutano di credere (apistein).
Qui si pensa evidentemente a un atteggiamento di ostinazione colpevole di fronte alla proposta della fede, e non accenna ai «non credenti» nel senso moderno della parola.
L’ambiente carismatico, riflesso nel testo, fa pensare a una comunità molto più primitiva e molto meno istituzionalizzata di quella che scorgiamo nel vangelo di Matteo. Qui, infatti, si parla di ammaestrare, e più propriamente «fare discepoli», di battezzare secondo un determinato rito liturgico, di fare osservare i comandamenti di Gesù. Questo significa che anche l’aggiunta finale del secondo vangelo appartiene a uno stadio primitivo delle comunità cristiane, e corrisponde molto bene alla condizione storica, psicologica, ecc. d’una comunità giudeo-cristiana ellenista di Cesarea negli anni 50 della nostra era.
Come in Lc 24,51, Gesù sale al cielo immediatamente dopo aver impartito ai discepoli le istruzioni finali. E per descrivere questo avvenimento, si usano espressioni dell’Antico Testamento prese dalla storia di Elia (2Re 2,11) e dal salmo.
Le apparizioni in Galilea (Mt 28,16) non hanno più posto in questa tradizione; l’attività missionaria dei discepoli con il Signore che «operava insieme con loro» costituisce la vera e propria conclusione del vangelo. La comunità deve avere i suoi responsabili, che non saranno però mai un surrogato del Signore il quale, risuscitato, continua a essere presente in mezzo ai suoi.
Per approfondire
Gli inviati del Figlio - Joseph Pierron e Pierre Grelot (Missione in Dizionario di Teologia Biblica): 1. La missione di Gesù si prolunga con quella dei suoi inviati, i Dodici, che per questo stesso motivo portano il nome di apostoli.
Già durante la sua vita Gesù li manda innanzi a sé (cfr. Lc 10,1) a predicare il vangelo ed a guarire (Lc 9,1s par.), il che costituisce l’oggetto della sua missione personale.
Essi sono gli operai mandati dal padrone alla messe (Mt 9,38 par.; cfr. Gv 4,38); sono i servi mandati dal re per condurre gli invitati alle nozze del figlio suo (Mt 22,3 par.). Non devono farsi nessuna illusione sul destino che li attende: l’inviato non è maggiore di colui che lo manda (Gv 13,16): come hanno trattato il padrone, così tratteranno i servi (Mt 10,24s). Gesù li manda «come pecore in mezzo ai lupi» (10,16 par.). Egli sa che la «generazione perversa» perseguiterà i suoi inviati e li metterà a morte (23,34 par.). Ma ciò che sarà fatto loro, sarà fatto a lui stesso, e in definitiva al Padre: «Chi ascolta voi, ascolta me, chi rigetta voi, rigetta me, e chi rigetta me, rigetta colui che mi ha mandato » (Lc 10,16); «Chi accoglie voi, accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato» (Gv 13,20). Di fatto la missione degli apostoli si collega nel modo più stretto a quella di Gesù: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (20,21). Questa frase illumina il senso profondo dell’invio finale dei Dodici in occasione delle apparizioni di Cristo risorto: «Andate ...». Essi andranno dunque ad annunziare il vangelo (Mc 16,15), a reclutare discepoli di tutte le nazioni (Mt 28,19), a portare dovunque la loro testimonianza (Atti 1,8). Cosi la missione del Figlio raggiungerà effettivamente tutti gli uomini, grazie alla missione dei suoi apostoli e della sua Chiesa.
2. Questo appunto intende il libro degli Atti quando racconta la vocazione di Paolo. Riprendendo i termini classici delle vocazioni profetiche, Cristo risorto dice al suo strumento eletto: «Va’ perché io ti invierò lontano presso i pagani» (Atti 22, 21); e questa missione ai pagani si inserisce nella linea esatta di quella del servo di Jahve (Atti 26,17; cfr. Is 42,7.16). Infatti il servo è venuto nella persona di Gesù, e gli inviati di Gesù portano a tutte le nazioni il messaggio di salvezza che egli personalmente aveva notificato soltanto alle «pecore perdute della casa di Israele» (Mt 15,24).
L’imperativo del Cristo: «Andate e predicate» è rivolto a tutti i battezzati: «La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all’apostolato» (AA 2). Questa missione, in modo particolare, è dei vescovi, successori degli apostoli, ma anche dei fedeli: «Nella Chiesa c’è diversità di ministero ma unità di missione. Gli apostoli e i loro successori hanno avuto da Cristo la funzione di insegnare, santificare e governare in suo nome e con la sua autorità. Ma i laici, resi partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo [...] esercitano l’apostolato con la loro azione per l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini, e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l’ordine delle realtà temporali, in modo che la loro attività in questo ordine costituisca una chiara testimonianza a Cristo e serva alla salvezza degli uomini [...]. I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del Battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della confermazione, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato» (AA 2.3). Urge quindi che ogni battezzato prenda coscienza del suo diritto-dovere di essere missionario, di essere «testimone della Fede dovunque opera. Ma più che le parole, è l’esempio, la testimonianza di una vita che sconvolge certi immobilismi, che fa crollare tanti formalismi e crea comunità di gente che crede e offre proposte nuove» (L. Macchi).
Il Battesimo e la fede: «Il Battesimo non è necessario a coloro ai quali basta la fede: Abramo, infatti, piacque a Dio per la sua fede, pur non avendo ricevuto il Battesimo. Ma sempre ciò che vien dopo porta a compimento e ha il sopravvento su quanto precede. Prima della passione e della risurrezione del Signore c’era salvezza grazie alla pura fede: ma dal momento che la fede per i credenti è stata rafforzata con la nascita, la passione e la risurrezione di Cristo, su di essa, resa più forte, è stato apposto il suggello del Battesimo, quasi abito della fede, che prima era nuda, ma non poteva più restare senza una sua legge. La legge del Battesimo è stata data e dettata in questi termini: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” [Mt 28,19]. Inoltre sta scritto: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno dei cieli” [Gv 3,5]; e ciò vuol dire che la fede deve essere necessariamente suggellata dal Battesimo. Perciò tutti i credenti vengono battezzati» (Tertulliano, De baptismo 13 1-3).
Testimoni di Cristo - San Marco, Evangelista: Ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina, da famiglia benestante. San Pietro, che lo chiama «figlio mio», lo ebbe certamente con sé nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo. Oltre alla familiarità con san Pietro, Marco può vantare una lunga comunità di vita con l’apostolo Paolo, che incontrò nel 44, quando Paolo e Barnaba portarono a Gerusalemme la colletta della comunità di Antiochia. Al ritorno, Barnaba portò con sè il giovane nipote Marco, che più tardi si troverà al fianco di san Paolo a Roma. Nel 66 san Paolo ci dà l’ultima informazione su Marco, scrivendo dalla prigione romana a Timoteo: «Porta con te Marco. Posso bene aver bisogno dei suoi servizi».
L’evangelista probabilmente morì nel 68, di morte naturale, secondo una relazione, o secondo un’altra come martire, ad Alessandria d’Egitto. Gli Atti di Marco (IV secolo) riferiscono che il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo. Gettato in carcere, il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e soccombette. Il suo corpo, dato alle fiamme, venne sottratto alla distruzione dai fedeli. Secondo una leggenda due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo nell’828 nella città della Venezia. (Avvenire)
O Dio,
che hai glorificato il tuo evangelista Marco
con il dono della predicazione del Vangelo,
concedi a noi di imparare dal suo insegnamento
a seguire fedelmente le orme di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te.