13 Aprile 2026
Lunedì II Settimana di Pasqua
At 4,23-31; Salmo Responsoriale Dal Salmo 2; Gv 3,1-8
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. (Col 3,1 - Acclamazione al Vangelo)
Se siete risorti con Cristo. Non è un appuntamento ad un fantomatico futuro perché noi siamo già, ora, risuscitati con Cristo: «Se è vero che Cristo ci risusciterà “nell’ultimo giorno”, è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo: “Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti [...]. Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio” [Col 2,12; 3,1]» (Catechismo della Chiesa Cattolica 1002).
Per un cristiano cercare le cose di lassù dovrebbe essere qualcosa di naturale, il suo DNA di credente, perché il Cielo «è il fine ultimo dell’uomo la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità e definitiva» (Catechismo della Chiesa Cattolica 1024).
Liturgia della Parola
I Lettura: Pochi giorni di serenità e già la tempesta della persecuzione sembra spazzare via la nuova fede. Speranza, fiducia, buoni sentimenti accompagnati e sostenuti dalla preghiera, sorreggono la Chiesa. E il Cielo non si fa attendere nel rispondere: Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza. Fare ricorso alla preghiera nei momenti del pericolo non è una evasione ma un ritrovare lo “spirito di forza” che Dio ha donato a tutti i credenti: “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza” (1Tm 1,7).
Vangelo
Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Nicodomeno, uno dei capi dei Giudei, va incontro a Gesù, non è spinto dalla curiosità, ma dal desiderio di approdare alla verità. L’insegnamento di Gesù Maestro si presenta oscuro per Nicodemo e così, alla fine, è costretto confessare la sua ignoranza di fronte al Cristo. Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio: il riferimento è il battesimo, immerso nelle acque salutari del fonte battesimale l’uomo riceve lo Spirito Santo che lo riveste di luce indirizzando i suoi passi verso il Cielo.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,1-8
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Parola del Signore.
La Bibbia per la Formazione Cristiana: Con una finalità ecclesiale molto concreta, in questa passo l’evangelista trasforma il dialogo di Gesù con Nicodèmo in una catechesi battesimale.
Nicodèmo è un membro del sinedrio, il consiglio supremo dei giudei. È un uomo colto. Ha dedicato molti anni allo studio e alla ricerca sincera della verità.
Una notte va a consultare Gesù.
Comincia a parlare, ma non formula nessuna domanda. Lo saluta rispettosamente come «maestro», quindi afferma senza mezzi termini: «Sappiamo che sei venuto da Dio». Il discorso di Nicodèmo viene interrotto inaspettatamente da Gesù: la verità che egli porta non è una teoria, ma una vita nuova. Deve nascere un uomo nuovo, con atteggiamenti nuovi. Forse Nicodèmo non capisce, o forse si sente troppo vecchio per intraprendere l’avventura di cambiare radicalmente il proprio modo di essere.
Gesù gli spiega che ciò che sembra impossibile all’uomo non è impossibile a Dio. In questa occasione tuttavia Nicodèmo non compie il passo definitivo.
«Nascere» è un avvenimento unico, ma anche un processo.
Significa intraprendere un cammino sconosciuto e avanzare in esso.
Letta alla luce del Nuovo Testamento, l’espressione «nascere da acqua e da Spirito» allude al battesimo. Quest’ultimo ci comunica la forza di Dio, necessaria per abbandonare il mondo del peccato ed entrare nella vita nuova del Cristo. La «carne» (cioè le possibilità naturali dell’uomo) non serve per rinascere.
Ma non basta. entrare nella vita nuova, bisogna anche progredire in essa. Abbiamo una guida: lo Spirito. Abbiamo una una stella polare, un punto di riferimento: Gesu, il Messia, il Figlio dell’uomo innalzato sulla croce.
Nessuno può morire al peccato e progredire nella vita nuova senza abbracciare la croce.
Per approfondire
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del vangelo di Giovanni): La rinascita - La tematica della rinascita forma l’argomento principale del dialogo vero e proprio tra Gesù e Nicodemo (Gv 3,3-9). Or bene, per quanto concerne questo soggetto, si può trovare un forte parallelismo nella teologia giudaica che legava la rinascita dell’uomo all’accettazione della thòrah.
« L’idea della “generazione” o della “rinascita” è corrente presso i rabbini, come indicazione della conversione al giudaismo. In Cant. r. I a I, 3 si legge: Se uno porta una creatura (un uomo) sotto la protezione della Shekinà (cioè, secondo Cant. r. I a I, I, lo converte al giudaismo) Dio fa conto che lo abbia creato, educato e formato. Inoltre in b.leb. 22 a ecc. si dice che un proselito convertito somiglia ad un fanciullo appena nato ».
Per i rabbini infatti il pagano che abbracciava la legislazione mosaica era come un bambino appena nato. Il seguente passo del trattato Yebamot della Mishnah è molto chiaro in proposito: “R., Yosé: chi è appena divenuto proselito, è come un bambino appena nato”. “Guadagnare alla fede un proselito è pertanto un’opera tanto grande da poter essere paragonata soltanto all’azione creatrice di Dio”.
Non è improbabile che il quarto evangelista nel dialogo con Nicodemo alluda implicitamente a questa tematica giudaica, allorché lega la rinascita alla fede in Gesù, figlio di Dio e non all’osservanza della legge mosaica.
Non appare quindi inverosimile che Giovanni qui polemizzi con il giudaismo che faceva dipendere la rinascita dall’abbracciare la thòrah.
Terminata la preghiera, tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza - Il Sinedrio ha dalla sua parte la forza della autorità politica, i sinedriti sono investiti di imperio per governare, ma nel loro cuore tracima l’arroganza, la superbia, la velleità di essere giusti dinanzi a Dio e agli uomini. I sinedriti restano sconcertati dinanzi alla testimonianza di Pietro e di Giovanni, ma non sono umili, e non possono accettare la lezione da due individui ignoranti e sprovveduti di ogni elementare nozione scritturistica. Pietro e Giovanni sanno cogliere realmente le minacce velate del Sinedrio, ma non sono terrorizzati: sanno di essere nella verità perché hanno veduto il Risorto, hanno mangiato con Lui, e hanno goduto della luce della sua parola. Non possono avere paura. La Chiesa per vincere la minaccia degli uomini non ha altra difesa se non quella di testimoniare con la preghiera la sua fiducia nell’assistenza divina: gli Apostoli sanno che saranno trascinati dinanzi ai tribunali degli uomini, lo sanno perché lo ha detto loro il Maestro, ma sanno anche che in quei momenti perigliosi saranno assistiti fortemente dallo Spirito Santo. La preghiera della Chiesa è come fare memoria di queste “parole” di Gesù, non per trovare coraggio dinanzi al pericolo, ma “gridare con forza” la loro fede. Attendono, hanno fiducia, e il Cielo non li delude: lo Spirito Santo li investe ancora una volta come nel giorno di Pentecoste, e come in quel giorno ancora una volta si ritrovano sulle vie del mondo per attendere con gioia alla loro missione nonostante le minacce degli uomini: proclamare il Vangelo della salvezza, far conoscere a tutti gli uomini la volontà salvifica di Dio, gettare nel cuore degli sfiduciati il seme della speranza e della gioia, la gioia del Risorto.
Il Battesimo è necessario alla salvezza - Catechismo degli Adulti 675: Il battesimo è necessario alla salvezza: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5). Chi dunque lo rifiuta colpevolmente non può salvarsi. Per quanto riguarda coloro che non hanno avuto la grazia di conoscere il vangelo, si deve ricordare che sono stati creati anch’essi con un orientamento implicito a Gesù Cristo. Se vivono secondo i giusti dettami della propria coscienza, anche a loro è donata da Dio in Cristo la possibilità di raggiungere la salvezza in una forma di battesimo, che possiamo qualificare come battesimo di desiderio, sia pure inconsapevole. A maggior ragione si deve pensare a un battesimo di desiderio per i catecumeni che si preparano ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. Se poi uno di loro dovesse morire martire per Cristo, riceverebbe un battesimo di sangue, che lo assimila al Signore crocifisso e risorto e lo introduce nella gloria. Riguardo ai bambini che muoiono prima di arrivare all’uso di ragione senza essere battezzati, la Chiesa, sicura com’è che Dio vuole la salvezza di tutti e che Cristo è morto per tutti, confida nella loro salvezza, ma non sa in che modo possano arrivare a beneficiarne. Per questo fin dai primi tempi ha avvertito il dovere di battezzare i bambini, specie in pericolo di morte.
Cristo nacque nello Spirito e nella carne - Ilario di Poitiers (la trinità 12, 56): Il Signore stesso afferma con decisione e fermezza: Quello che è nato dalla carne è carne, proprio perché nato dalla carne. “Ma parlava solo dell’uomo, non di se stesso” ma se non parlava anche di sé, allora nemmeno dell’uomo Cristo. Nega dunque che Cristo fosse uomo e in tal modo sosterrai che la natura umana non gli si addicesse. Ma poi egli aggiunge: e
quello che è nato dallo Spirito è spirito, lo dice colui che, in quanto Dio, è Spirito ed è nato da Dio. Queste parole certamente si riferiscono più a lui stesso che non a chi crede in lui. Se dunque esse sono riferite a lui, perché non lo sono anche quelle citate prima? Infatti non si può certo fare questa distinzione: questa affermazione ricondurla a lui e quella precedente agli altri uomini, se non neghi la duplice sostanza di Cristo, quella della carne e quella dello Spirito. Del resto, se assunse la carne così come, possedette lo Spirito, nel momento in cui si esprime sulla condizione delle due sostanze che aveva in sé, non è possibile che volesse determinare il suo Spirito ma una carne non sua. Così, dal momento che egli stesso è Dio Spirito dallo Spirito di Dio, nato da Dio, è anche un uomo dalla carne di uomo, generato nella carne.
Testimoni di Cristo - Martino I - Dio e l’uomo, uniti in Cristo: ecco la verità da difendere: Abbiamo ancora il coraggio di affermare, annunciare e testimoniare che Cristo, morto in croce, è risorto? Sappiamo raccontare con le parole di oggi la vicenda di Gesù, Dio e uomo? È per definire il contenuto di questa verità – quella di un Dio che si fa uomo senza negare l’umanità, ma anzi portandola a compimento – che nei primi secoli ci sono stati dibattiti accesi e anche martiri. Tra questi ci fu anche il Papa san Martino I. Originario di Todi, era prete a Roma e poi apocrisario, legato pontificio alla corte imperiale di Costantinopoli. Salì al soglio pontificio nel 649 e presto si trovò ad affrontare la questione della volontà di Cristo. Indisse un Sinodo a Roma che stabilì che in Cristo si trovavano pienamente la volontà divina e quella umana, senza nulla togliere a entrambe. Per questo l’imperatore Costante II, che appoggiava posizioni di compromesso per motivi politici, mandò in Italia l’esarca Olimpio perché conducesse prigioniero il Papa in Oriente. Olimpio, però, si ribellò e si autoproclamò signore d’Italia, governando sulla penisola per tre anni e lasciando così libero Martino. Poi, però, Olimpio cadde in battaglia e Costante inviò un nuovo emissario che prese prigioniero il Papa e lo portò a Costantinopoli.
Condannato, Martino venne condotto prigioniero a Cherson, oggi in Ucraina, dove morì nell’anno 655. (Matteo Liut)
Dio onnipotente,
a noi che, rinnovati dai sacramenti pasquali,
abbiamo abbandonato la somiglianza con il primo uomo,
concedi di essere conformati alla tua immagine di creatore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.