8 OTTOBRE 2026
Giovedì XXVII Settima T. O.
Gal 3,1-5; Salmo Responsoriale Lc 1,68-75; Lc 11,5-13
«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9). Gesù con queste parole ci invita a rivolgerci fiduciosamente al Padre in tutte le nostre necessità. (…) “Chiedere”, infatti, è riconoscere, nella povertà, che tutto è dono del Signore e di tutto rendere grazie; “cercare” è aprirsi, nell’obbedienza, a scoprire ogni giorno la via da seguire nel cammino della santità, secondo i disegni di Dio; “bussare” è domandare e offrire ai fratelli i doni ricevuti con cuore casto, sforzandosi di amare tutti con rispetto e gratuità. (…) “Chiedere”, “cercare”, “bussare”, allora, vuol dire anche guardare a ritroso alla propria esistenza, riportando alla mente e al cuore quanto il Signore ha compiuto, negli anni, per moltiplicare i talenti, per accrescere e purificare la fede, per rendere più generosa e libera la carità. A volte ciò è avvenuto in circostanze gioiose, altre volte per vie più difficili da capire, magari attraverso il crogiolo misterioso della sofferenza: sempre, però, nell’abbraccio di quella bontà paterna che caratterizza il suo agire in noi e attraverso di noi, per il bene della Chiesa (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 43). (…) Senza Lui nulla esiste, nulla ha senso, nulla vale, e il vostro “chiedere”, “cercare” e “bussare”, nella preghiera come nella vita, riguarda pure questa verità (Leone XIV, Omelia, 9 ottobre 2025)
Liturgia della Parola
I Lettura - Ai Overiew: In Galati 3,1-5 l’apostolo Paolo rimprovera con forza i credenti della Galazia perché si sono lasciati sedurre da falsi maestri, dimenticando che la salvezza e il dono dello Spirito Santo vengono dalla fede in Cristo e non dall’osservanza della Legge.
Contesto e significato del brano: Il rimprovero (v. 1) - Paolo chiama i Galati “stolti” o “impazziti”perché si sono fatti “ammaliare”. Avevano ricevuto una predicazione così chiara su Gesù Cristo crocifisso da vederlo quasi “dipinto” davanti ai loro occhi.
Spirito contro Legge (vv. 2-3): Paolo pone una domanda diretta: avete ricevuto lo Spirito Santo per mezzo delle opere prescritte dalla Legge (come la circoncisione) o perché avete creduto all’annuncio del Vangelo? Tornare a confidare nei precetti umani dopo aver iniziato una vita guidata dallo Spirito è un’incoerenza profonda (v. 3: “avendo cominciato nello Spirito, ora finite nella carne?”).
L’esperienza della grazia (vv. 4-5): L’apostolo ricorda loro le grandi cose e i miracoli vissuti non per meriti personali o sforzi legali, ma come opera gratuita di Dio che elargisce il suo Spirito attraverso l’ascolto della fede.
Il messaggio centrale - Il testo segna il passaggio cruciale della teologia paolina: la salvezza non è il risultato di un contratto religioso basato su regole e meriti umani (opere della Legge), ma è un dono gratuito accolto con la fiducia del cuore (ascolto della fede).
Vangelo
Chiedete e vi sarà dato.
Gesù ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padre nostro (Lc 11,1-4), ora suggerisce loro la necessità di «pregare sempre, senza stancarsi mai» e di attendere con perseveranza il suo ritorno perché Egli certamente ritornerà come giudice degli uomini. L’evangelista Luca ama soffermarsi sulla preghiera di Gesù: è l’orante perfetto in continua comunione di amore con il Padre. Gesù prega sopra tutto nei momenti più importanti della sua vita: è orante nelle acque del Giordano (Lc 3,21); è orante sul monte Tabor (Lc 9,28); prega prima di compiere il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Lc 9,16); prega nel Cenacolo quando istituisce l’Eucarestia (Lc 22,19-20); prega prima di consegnarsi alla sua beata Passione (Lc 22,39-46); confitto sulla croce prega per i suoi aguzzini (Lc 23,34); muore pregando: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46).
La parabola dell’amico importuno è una catechesi sulla preghiera, che vuole mettere in evidenza la certezza di essere esauditi. Come è certo che quell’amico, per una ragione o per l’altra, finirà con l’alzarsi, così è certo che Dio ascolta chi lo prega. Ma perché, a volte, l’uomo non ottiene da Dio ciò che gli chiede? Dio ascolta sempre, ma sa quello che è bene dare, e quello che è bene non dare. Dio è come un padre che non concede sempre al figlio ciò che questi gli domanda, ma gli dà soltanto ciò che sa essergli utile. C’è però un dono che Dio non nega mai: lo Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,5-13
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non mi importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Parola del Signore.
Parabola dell’amico importuno - Angelico Poppi (Sinossi e Commento Esegetico-Spirituale dei Quattro Vangeli): Con i due brani seguenti Luca illustra i requisiti della preghiera: la fiducia e la perseveranza. La similitudine dell’amico importuno, che gli è esclusiva, si riferisce alla confidenza con cui il credente si rivolge a Dio nelle sue necessità, conoscendo la sua bontà sconfinata. Il comportamento dell’amico importunato, corrisponde al modo con cui Dio agisce nei nostri confronti: essendo nostro grande amico egli non può non esaudire la nostra preghiera. Di qui scaturisce la lezione circa la fiducia da riporre nel suo aiuto.
Il v. 8 sembra costituire una rilettura parenetica posteriore. L’accento è spostato dal comportamento dell’amico importunato a mezzanotte, che cede alle pressioni dell’amico, all’insistenza del richiedente: dal tema della preghiera fiduciosa si passa a quello della preghiera insistente.
I vari dettagli della descrizione presuppongono l’ambiente palestinese. L’ospitalità era un dovere sacro. Le case normalmente si componevano di un unico vano, dove gli inquilini dormivano tutti insieme. Il pane veniva preparato in ogni famiglia. È facile immaginare il disagio provocato dalla richiesta importuna a mezzanotte. Tuttavia il richiedente ha la certezza d’essere esaudito dall’amico; questi nel senso originario della parabola simboleggia l’Amico per eccellenza, Dio, che Gesù nel Padre nostro ha insegnato a invocare come Padre (Abbà). Preghiera perseverante ( 11,9-13) Questo brano stupendo, che Luca ha in comune con Mt (7,7-11 ), si compone di due parti, elaborate in modo simmetrico; il messaggio dottrinale è contenuto nella conclusione. Nella prima, ai tre imperativi incalzanti, con cui i discepoli sono invitati a perseverare nella preghiera, segue la triplice assicurazione dell’esaudimento (vv. 9-10); la seconda parte contiene due paragoni tratti dalla vita familiare (vv. 11-12).
Il discepolo può rivolgersi al Padre celeste con la stessa insistenza e franchezza con cui un bambino chiede al babbo il nutrimento. Nella pericope non è espresso l’oggetto della domanda. L’accento cade sull’atteggiamento che deve assumere il discepolo, consapevole della propria indigenza e fragilità: deve rivolgersi a Dio con costanza per poter corrispondere alla sua grazia ed “ereditare la vita eterna” (10,25). L’immagine “pane-pietra” in Matteo è sostituita con “uovo scorpione” (v. 12). Inoltre, in Luca l’ordine appare invertito: prima ricorre la coppia “pesce-serpe” e poi “uovo-scorpione”. Uno scorpione contratto può venire scambiato per un uovo. Nella conclusione lucana (v. 13) il dono per eccellenza, che il Padre elargisce al credente che ricorre a lui con la preghiera perseverante, è costituito dallo “Spirito Santo”, mentre Matteo parla in modo generico di “cose buone” (7,11). Il tema dello Spirito Santo, com’è noto, rappresenta nell’opera lucana un motivo dominante, che sta a cuore all’evangelista.
Per approfondire
Giovanni Nicolini - Quella di Paolo nei confronti dei Galati è un’aggressività severa, ma anche rivelatrice di un rapporto con loro che è storia meravigliosa del suo annuncio e accoglienza vera da parte loro!
Questo rende ancora più forte quello “stolti Galati, chi vi ha incantati?” (ver.1).
Insieme all’interrogativo è presente un giudizio di ingenuità, sprovvedutezza e fragilità!
E questo proprio per il confronto con l’evento del loro accesso nel dono della fede per l’annuncio della croce di Gesù!
Tutta la loro vicenda evidenzia e denuncia la situazione critica nella quale sono caduti.
Ma dunque “è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la Parola della Fede?” (ver.2).
Sembra drammaticamente grave e inspiegabile il loro precipitare dal segno dello Spirito che hanno ricevuto e accolto, al loro “finire nel segno della carne”!
E l’Apostolo al ver.4 ricorda il loro travaglio: “Avete tanto sofferto invano?”
E aggiunge (!): “Se almeno fosse invano!”
Perché ora sembra che lo spessore e le conseguenze del danno siano superiori allo splendore del dono ricevuto!
Dio non è così!!
Infatti, non è “grazie alle opere della Legge” che Dio ha donato loro lo Spirito!, ma perchè essi hanno ascoltato la parola della fede. Alla lettera “… per l’ascolto della fede”! (ver.5).
La preghiera com’è insegnata da Gesù - Paul Beauchamp (Dizionario di Teologia Biblica): Mediante l’incarnazione, il Figlio di Dio è collocato al centro della richiesta incessante degli uomini. Egli la nutre di speranza rispondendovi; nello stesso tempo loda, incoraggia, od educa la fede (Lc 7,9; Mi 9,22.29; 15,28). Collocato su questo sfondo vissuto, il suo insegnamento si estende anzitutto sul modo di pregare, più abbondantemente che sulla necessità della preghiera: «quando pregate, dite...» (Lc 11,2).
1. I sinottici. - Il Pater è il centro di questo insegnamento (Lc 11,2ss; Mt 6,9-13). Dall’invocazione di Dio come Padre, che prolunga, superandola, l’intimità dei salmi (Sal 27,10; 103,13; cfr. Is 63,16; 64,7), deriva tutto l’atteggiamento dell’orante. Questa invocazione è un atto di fede e già un dono di sé, che immette nel circuito della carità. Ne deriva che, perfettamente in linea con la preghiera biblica, egli fa passare dinanzi a tutto la preoccupazione del disegno di Dio: del suo nome, del suo regno (cfr. Mi 9, 38), dell’attuazione della sua volontà. Ma domanda pure il pane (che egli offre nell’eucaristia), poi il perdono, dopo essersi riconciliato con i figli dello stesso Padre, ed infine la grazia di non essere travolto dalle prove del tempo futuro. Le altre prescrizioni inquadrano o completano il Pater noster, nominano sovente il Padre. L’impressione dominante è che la certezza di essere esauditi è fonte e condizione della preghiera (Mt 18,19; 21,22; Lc 8,50). Marco lo esprime nel modo più diretto: «se egli non esita in cuor suo, ma crede che accadrà ciò che dice, l’otterrà» (Mc 11,23; Cfr. 9,23 e soprattutto Giac 1,5-8). Ora, si è sicuri perché si prega il Padre (Lc 11,13; Mt 7,11). L’interiorità si fonda sulla presenza del Padre che vede nel segreto (Mt 6,6; cfr. 6,4.18). Non accavallare e ripetere le parole (Mt 6,7) quasi che Dio sia lontano da noi, come Baal deriso da Elia (1Re 18,26ss), mentre è il nostro Padre. Perdonare (Mc 11,25 par.; Mi 6,14). Pregare in unione fraterna (Mt 18,19). Ricordare le proprie colpe in una preghiera contrita (Lc 18,9-14). Bisogna pregare senza interruzione (Lc 18,1; cfr. 11,5-8): la nostra perseveranza deve essere provata, la vigilanza del cuore espressa. La necessità assoluta della preghiera è insegnata nel contesto degli ultimi tempi (Lc 18,1-7), resi vicini dalla passione; senza di essa si sarebbe sommersi da «tutto Ciò che deve accadere» (Lc 21,36; cfr. 22,39-46); così pure il Pater termina implorando Dio contro la tentazione insostenibile degli ultimi tempi.
2. Giovanni presenta sotto una luce molto unificata la pedagogia della preghiera, passaggio dalla richiesta alla vera preghiera, e dal desiderio dei doni di Dio a quello del dono che apporta Dio stesso, come leggevamo già nei salmi. Così la Samaritana è condotta dai suoi propri desideri fino a quello del dono di Dio (Gv 4,10), la folla al «nutrimento che rimane per la vita eterna» (Gv 6,27). Perciò la fede non è soltanto condizione della preghiera, ma suo effetto: il desiderio è nello stesso tempo esaudito e purificato (Gv 4,50.53; 11,25 ss.45).
Fede speranza e carità simboleggiate da pesce, uovo e pane - Agostino, Le Lettere 130, 8, 16: Delle tre note virtù raccomandate dall’Apostolo la fede è simboleggiata nel pesce, sia a causa dell’acqua del battesimo, sia perché rimane integra in mezzo ai flutti di questa vita: ad essa si oppone il serpente, il quale con velenoso inganno persuase i progenitori a non credere a Dio; la speranza è raffigurata nell’uovo, perché la vita del pulcino non c’è ancora ma ci sarà, non si vede ancora ma si spera, poiché una speranza che si vede non è più speranza; all’uovo si oppone lo scorpione, poiché colui che spera la vita eterna dimentica le cose che gli stanno dietro e si protende verso quelle che gli stanno davanti, mentre gli nuoce rivolgersi a guardare indietro; dallo scorpione però bisogna guardarsi nella sua parte posteriore, velenosa e armata di aculeo; nel pane è raffigurata la carità, che è la più grande di queste virtù, a quel modo che il pane è superiore per utilità a tutti gli altri alimenti: al pane si oppone la pietra, giacché i cuori duri respingono la carità. Anche se queste cose ammettono un’altra spiegazione più conveniente, nondimeno colui che sa concedere ai suoi figli buoni doni, ci spinge a chiedere, a cercare, a bussare.
Testimoni di Cristo - Sant’Ugo Canefri da Genova - Cerchiamo un porto sicuro che ci accolga con i nostri pesi: Nel nostro perenne navigare esistenziale alla fine ciò che cerchiamo è solo un porto sicuro dove trovare ristoro e riparo, mani tese che ci accolgano con le nostre fatiche e le nostre sofferenze. È questo il messaggio legato all’eredità spirituale di sant’Ugo Canefri da Genova, che nel capoluogo ligure fu padre e fratello per molti nel complesso di San Giovanni di Pré, conosciuto come la Commenda di San Giovanni di Pré. In quel luogo, di fronte ai moli con il loro andirivieni di persone e merci, egli si fece vicino ai malati e ai bisognosi e, secondo la tradizione, compì numerosi segni prodigiosi. Era nato attorno al 1168 in una famiglia di nobili di Alessandria che avevano sostenuto e partecipato alla terza Crociata (1189-1192): Ugo vide con i propri occhi il dolore causato dalla violenza delle armi e le conseguenze della violenza. Davanti alle miserie e alle sofferenze del conflitto e probabilmente anche a causa dei disordini morali dei suoi compagni soldati, Ugo decise di entrare a far parte dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, i cavalieri ospitalieri. Dopo il rientro dalla Terra Santa, fu inviato a combattere la propria battaglia accanto ai malati – fino alla morte nel 1233 – proprio lì, a San Giovanni di Pré, nei pressi del porto, ponte aperto sul mondo.
Dio onnipotente ed eterno,
che esaudisci le preghiere del tuo popolo
oltre ogni desiderio e ogni merito,
effondi su di noi la tua misericordia:
perdona ciò che la coscienza teme
e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.