27 Febbraio 2026
Venerdì I Settimana di Quaresima
Ez 18,21-28; Salmo Responsoriale Dal Salmo 129 (130); Mt 5,20-26
Liberatevi da tutte le iniquità commesse, dice il Signore, e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. (Cf. Ez 18,31a - Acclamazione al Vangelo)
Il cuore nuovo - È questo appunto il disegno di Dio, il cui annuncio conforta Israele. Di fatto il fuoco di Dio è un fuoco d’amore; Dio non può aver di mira la distruzione del suo popolo; a questo solo pensiero il suo cuore si rivolta in lui (Os 11, 8) Se egli ha condotto nel deserto la sua sposa infedele, lo ha fatto per parlare nuovamente al suo cuore (Os 2, 16). Sarà quindi posto un termine alle prove, ed inizierà un’altra epoca, contrassegnata da un rinnovamento interiore che Dio stesso opererà. «Egli circonciderà il tuo cuore ed il cuore della tua posterità, così che tu ami Jahvè tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, affinché tu viva» (Deut 30, 6). Gli Israeliti non saranno più ribelli perché Dio, stabilendo con essi una nuova alleanza, «porrà la sua legge in fondo al loro essere e la scriverà nel loro cuore» (Ger 31, 33). Meglio ancora: Dio darà loro un altro cuore (Ger 32, 39), un cuore per conoscerlo (Ger 24, 7; cfr. Deut 29, 3). Dopo aver aggiunto: «Fatevi un cuore nuovo» (Ez 18, 31), Dio promette di realizzare egli stesso ciò che esige: «Io vi purificherò. Io vi darò un cuore nuovo, io porrò in voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne» (Ez 36, 25 s). Così sarà assicurata tra Dio e il suo popolo una unione definitiva. (J. De Fraine e A. Vanhoye)
Liturgia della Parola
I Lettura: Questo passo di Ezechiele segna un progresso decisivo nello sviluppo della dottrina morale dell’Antico Testamento (cfr. Ez 14,12-23; 33,10-20). Ai tempi di Gesù sembrava normale che una città o una nazione fosse castigata in blocco, i giusti con i peccatori, e che la sorte dei figli fosse legata alla condotta dei loro padri. La predicazione dei profeti cercava di contrariare questa tesi, e paladino di questa correzione sarà sopra tutto il profeta Ezechiele il quale affermerà con estrema chiarezza che la salvezza di un uomo o la sua rovina non dipendono né dai suoi antenati né dai suoi parenti, e neppure dal suo stesso passato. Solo le disposizioni attuali del cuore contano davanti al Signore. Come sarà espresso anche dal Nuovo Testamento, solo il comportamento attuale determina il giudizio di Dio.
Vangelo
Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.
Se la vostra giustizia... è un aperto rimprovero ai farisei che avevano deformato lo spirito della Legge, riducendo il loro impegno religioso a una formale interpretazione della Legge di Dio. La giustizia dei farisei era quindi il frutto di una ipocrita osservanza esteriore della Legge, deprecata dagli uomini e rigettata da Dio (cfr. Lc 18,9-14). Invece, il vero giusto per la sacra Scrittura è colui che si sforza sinceramente di adempiere la volontà di Dio (cfr. Mt1,19), che si manifesta sopra tutto nei Comandamenti. Per avvicinarci al nostro linguaggio cristiano, giustizia è sinonimo di santità (cfr. 1Gv 2,29; 3,7-10; Ap 22,11). Ma io vi dico... un’espressione che mette in risalto l’autorità di Gesù: poiché la sua potestà è divina, Egli è superiore a Mosè e ai Profeti. Una prerogativa rigettata dai farisei, ma accolta dalla folla che seguiva il Maestro di Nazaret: «Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1,22; Cf. Mt 7,28).
Dal vangelo secondo Matteo
Mt 5,20-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Parola del Signore.
Il brano evangelico oltre a mettere in risalto il valore perenne dell’Antico Testamento, insegna il valore della dottrina di Gesù, la nuova Legge, che porta a compimento la Legge antica.
In verità io vi dico (= Amen): la parola ebraica che significava in origine stabilità in seguito venne a significare la verità e la fedeltà. Qui sottolinea semplicemente in verità, mettendo in questo modo in evidenza l’autorità e la signoria di Gesù.
Se la vostra giustizia... è un aperto rimprovero ai farisei che avevano deformato lo spirito della Legge, riducendo il loro impegno religioso a una formale interpretazione della Legge di Dio. La giustizia dei farisei era quindi il frutto di una ipocrita osservanza esteriore della Legge, deprecata dagli uomini e rigettata da Dio (Cf. Lc 18,9-14). Invece, il vero giusto per la sacra Scrittura è colui che si sforza sinceramente di adempiere la volontà di Dio (Cf. Mt 1,19), che si manifesta sopra tutto nei Comandamenti. Per avvicinarci al nostro linguaggio cristiano, giustizia è sinonimo di santità (Cf. 1Gv 2,29; 3,7-10; Ap 22,11).
Ma io vi dico... un’espressione che mette in risalto l’autorità di Gesù: poiché la sua potestà è divina, Egli è superiore a Mosè e ai Profeti. Una prerogativa rigettata dai farisei, ma accolta dalla folla che seguiva il Maestro di Nazaret: «Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1,22; Cf. Mt 7,28).
Stupido... Epiteto ingiurioso cui si accompagnava a un gran disprezzo, che spesso veniva espresso non solo con le parole, ma sputando a terra. Pazzo, ancora più offensivo perché a volte voleva sottintendere un’aperta ribellione alla volontà di Dio.
Per Gesù non bisogna scivolare in una casistica farisaica nella quale il credente si troverebbe a vivere una fede asfittica, lontana dalle vere esigenze evangeliche. Solo l’amore permette al discepolo di Gesù che la sua giustizia superi quella degli scribi e dei farisei: unica condizione per entrare nel regno dei cieli.
Per approfondire
Se la vostra giustizia… - Odilo Kaiser: 1. Nell’Antico Testamento giustizia designa negli scritti veterotestamentari un comportamento generalizzato dell’uomo che agisce secondo la volontà di Dio (Dt 6,25). Con ciò è presupposta o percepita la subordinazione e l’adeguamento della giustizia alla giustizia di Dio. Proprio quando testi antichi evidenziano l’aspetto giuridico della giustizia, questo fatto non va dimenticato. Anche nell’Antico Testamento, quando si parla della giustizia si tratta spesso delle relazioni di una persona con l’altra (Es 23,6ss; Dt 1,16). Specie nel periodo più tardo, invece, è la rigida osservanza della preghiera (Gb 4) e l’elemosina (Tb 12,9) a “creare” la giustizia.
2. Nel Nuovo Testamento. Generalizzando si può dire: la giustizia si esprime nell’accettazione totale e incondizionata della giustizia di Dio, con l’abbandono perciò di tutte le “sicurezze” umane. Questa nuova giustizia, Dio l’ha offerta agli uomini nell’evento della salvezza attuato in Cristo. Non può essere acquisita attraverso le proprie opere e i propri meriti. L’uomo viene gratuitamente giustificato soltanto nella fede e nell’ubbidiente accettazione del messaggio della salvezza in Cristo. In quanto giustificato ora vive della giustizia di Dio (Rm 3,21-26). La giustizia di Dio è diventata, con ciò stesso, giustizia della propria vita. Quando Fil 1,11 invoca, per la comunità, che sia ripiena dei “frutti della giustizia”, intende dimostrare fino a che punto la giustizia di Dio, di cui la comunità è stata oggetto, sia diventata per essa realmente e concretamente determinante per la sua vita. È questo che l’apostolo spera e invoca.
L’“esercizio della giustizia” si presenta nella teologia di Matteo (6,1ss) con un significato indiscutibilmente personale. Ma proprio la composizione programmatica del discorso della montagna risalta nelle cosiddette antitesi (5,21-48), illustrando al credente (nella figura del discepolo di Gesù) che cosa si debba fare ora per “adempiere ogni giustizia”. Modello è lo stesso Gesù (3,15). Lc 10,25-37 dimostra in quale misura ogni comprensione puramente formale della giustizia nei confronti dell’altro uomo dovrebbe essere eliminata per sempre. L’esigenza assoluta posta dal Dio dell’amore fa di ogni uomo il “prossimo”. Tutte le barriere che separano l’uomo dall’uomo si rivelano contrarie alla volontà di Dio. Tanto più che nella parola di Gesù perfino gli obblighi cultuali e le prescrizioni religiose sono univocamente superati dalla nuova giustizia dell’amore. Giustizia significa realizzazione dell’amore di Dio che in Cristo è dischiuso, come possibilità, a tutti gli uomini.
Non ucciderai - Evangelium vitae 41: Il comandamento del “non uccidere”, incluso e approfondito in quello positivo dell’amore del prossimo, viene ribadito in tutta la sua validità dal Signore Gesù. Al giovane ricco che gli chiede: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”, risponde: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,16-17). E cita, come primo, il “non uccidere” (v. 18). Nel Discorso della Montagna, Gesù esige dai discepoli una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei anche nel campo del rispetto della vita: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Mt 5,21-22). Con la sua parola e i suoi gesti Gesù esplicita ulteriormente le esigenze positive del comandamento circa l’inviolabilità della vita. Esse erano già presenti nell’Antico Testamento, dove la legislazione si preoccupava di garantire e salvaguardare le situazioni di vita debole e minacciata: il forestiero, la vedova, l’orfano, il malato, il povero in genere, la stessa vita prima della nascita (cfr. Es 21,22; 22,20-26). Con Gesù queste esigenze positive acquistano vigore e slancio nuovi e si manifestano in tutta la loro ampiezza e profondità: vanno dal prendersi cura della vita del fratello (familiare, appartenente allo stesso popolo, straniero che abita nella terra di Israele), al farsi carico dell’estraneo, fino all’amare il nemico.
L’estraneo non è più tale per chi deve farsi prossimo di chiunque è nel bisogno fino ad assumersi la responsabilità della sua vita, come insegna in modo eloquente e incisivo la parabola del buon samaritano (cf. Lc 10,25-37). Anche il nemico cessa di essere tale per chi è tenuto ad amarlo (cf. Mt 5,38-48; Lc 6,27-35) e a «fargli del bene» (cf. Lc 6,27.33.35), venendo incontro alle necessità della sua vita con prontezza e senso di gratuità (cf. Lc 6,34-35). Vertice di questo amore è la preghiera per il nemico, mediante la quale ci si pone in sintonia con l’amore provvidente di Dio: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 5,44-45; cf. Lc 6,28.35).
Così il comandamento di Dio a salvaguardia della vita dell’uomo ha il suo aspetto più profondo nell’esigenza di venerazione e di amore nei confronti di ogni persona e della sua vita. È questo l’insegnamento che l’apostolo Paolo, facendo eco alla parola di Gesù (cf. Mt 19,17-18), rivolge ai cristiani di Roma: «Il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,9-10).
La vera e falsa giustizia: “La vera giustizia è accompagnata dalla compassione, la falsa giustizia invece dallo sdegno - quantunque spesso i giusti si sdegnino, a buon diritto, con i peccatori -. Ma altro è ciò che compie l’irritazione superba, altro lo zelo per la disciplina. Si sdegnano, ma non sono sdegnati; disperano, ma non sono disperati; perseguitano, ma amando, perché se esteriormente esagerano i rimproveri, per zelo, interiormente sono tutti dolcezza, per amore. Ritengono per lo più superiori, in cuor loro, coloro stessi che correggono, e giudicano migliori di sé quegli stessi che giudicano. Facendo così, custodiscono i sudditi nell’osservanza e custodiscono se stessi nell’umiltà. Viceversa, coloro che spesso insolentiscono per falsa giustizia, disprezzano gli altri, non conoscono misericordia per le debolezze; e non ritenendosi essi peccatori, diventano perciò stesso peccatori peggiori” (Gregorio Magno, Predica per la III domenica dopo Pentecoste, 34).
Testimoni di Cristo - San Gabriele dell’Addolorata - Così una vita piena di vita non si spegne nel dolore: Una vita piena di vita non può morire, nemmeno quando è soffocata dalla malattia e dal dolore. Ecco perché la morte di un giovane può diventare un canto alla vita. Ne è testimone san Gabriele dell’Addolorata, apostolo della vera gioia evangelica fino alla fine, anche nella prova della sofferenza. La sua vicenda è l’espressione di un Vangelo trasformato in radice di autentica speranza, anche davanti alle prove più ardue. Si chiamava Francesco Possenti ed era nato ad Assisi nel 1838; rimase orfano di madre all’età di 4 anni e il padre gli insegnò a rivolgersi alle “due mamme” in cielo, la sua e Maria. Questa devozione lo accompagnò per tutta la vita. Il padre era un funzionario dello Stato Pontificio e progettava una vita agiata per il futuro del figlio, ma lui a 18 anni, nel 1856, scelse di diventare religioso tra i Passionisti, entrando nel noviziato di Morrovalle (Macerata). Era stato scosso dalla morte della sorella maggiore e da una visione avuta durante l’ottava dell’Assunta a Spoleto. Iniziò il suo cammino verso la consacrazione tra i Passionisti a Loreto e poi continuò, dal 1859, a Isola del Gran Sasso. Tre anni, dopo, però, il suo cammino terreno fu interrotto dalla tubercolosi. Proclamato santo il 13 maggio 1920, nel 1926, Pio XI lo dichiarò Patrono della gioventù cattolica italiana. (Matteo Liut)
Concedi, o Signore, alla tua Chiesa
di prepararsi interiormente alla celebrazione della Pasqua,
perché il comune impegno nella mortificazione corporale
porti a tutti noi un vero rinnovamento dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
ORAZIONE SUL POPOLO ad libitum
Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo,
e fa’ che le sue opere di penitenza
manifestino una vera conversione interiore.
Per Cristo nostro Signore.