16 Maggio 2026
Sabato VI Settimana di Pasqua
At 18,23-28; Salmo Responsoriale dal Salmo 46 (47); Gv 16,23b-28
In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. (Vangelo)
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà: Giovanni Paolo II (Omelia, 18 maggio 1996): “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16, 28). Queste parole fanno parte del discorso di addio pronunciato nel cenacolo da Cristo, la vigilia della sua passione e morte sulla Croce. Ora, dopo la risurrezione, è venuto il momento del loro compimento: ne abbiamo fatto memoria giovedì scorso, quaranta giorni dopo la Pasqua, celebrando l’Ascensione di Cristo al cielo. Adesso, ad Ascensione avvenuta, la Chiesa attende, insieme con gli Apostoli, il Consolatore, lo Spirito Santo. È questo un tempo di singolare ed intensa preghiera. Alla preghiera si riferiscono anche le parole di Cristo che abbiamo ascoltato nell’odierna pericope evangelica: “Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà... Chiedete ed otterrete, perché la vostra gioia sia piena... Non vi dico che pregherò per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio” (Gv 16,23-24.26-27). Questo Padre, che ama, “darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13). Riuniti nel cenacolo, gli Apostoli chiedono proprio il dono dello Spirito Santo. Ed anche la Chiesa, preparandosi alla Pentecoste, lo domanda con intensa fede.
Liturgia della Parola
I Lettura: Apollo era di origine giudaica, persona colta, buon conoscitore delle Scritture. Il suo passaggio per Corinto aveva suscitato molto entusiasmo, presto degenerato in divisioni (cfr. 1Cor 1,12; 3,4-12; Tt 3,13). Pur insegnando con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, non conosceva il battesimo di Cristo, ma solo quello di Giovanni. Saranno Aquila e Priscilla ad esporgli con maggior precisione la dottrina cristiana. L’ortodossia è la barca con quale la Chiesa naviga placidamente nelle acque agitate del mondo.
Vangelo
Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
Il nome di Gesù è la via sicura per raggiungere il cuore del Padre: In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Il frutto più bello della preghiera è la gioia, perché per mezzo della preghiera il discepolo di Gesù contempla il volto del Padre, scruta il suo cuore amabile, e riposa tra le braccia della Misericordia, attendendo tutto dal suo amore provvidente.
Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
Parola del Signore.
Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): vv. 26-28 «In quel giorno chiederete nel mio nome, e non vi dico che io pregherò il Padre per voi» (v. 26). Gesù non nega con queste parole il suo ruolo di intercessore presso il Padre, affermato esplicitamente in 14,16 (e in 1Gv 2,1, dove Gesù è denominato «Paraclito»). Qui sottolinea la sua unità con il Padre. Il Padre amerà i discepoli con lo stesso amore con cui ama il proprio Figlio. Il vincolo d’amore che unisce i discepoli a Gesù farà sì che loro preghiere siano esaudite, perché il Padre vedrà in essi Gesù stesso, il quale è venuto nel mondo per manifestare la bontà salvifica del Padre (v. 27).
«Sono uscito da presso il Padre e sono venuto nel mondo: di nuovo lascio il mondo e vado al Padre» (v. 28). Gesù afferma la sua origine divina: egli è uscito dal Padre per venire nel mondo e attuare il suo disegno salvifico. Al movimento di catabasi, cioè di discesa dal cielo, corrisponde quello di anabasi, della sua elevazione gloriosa verso il Padre. Il Verbo si è fatto carne per saldare con gli uomini un vincolo di unione e di amore reciproco; tornando al Padre rende i discepoli partecipi della sua comunione di vita con il Padre. Per mezzo della fede saranno congiunti a lui per entrare in possesso dei suoi doni di salvezza.
Per approfondire
Felipe F. Ramos (Commento della Bibbia Liturgica): Gesù aveva dettò molte volte che sarebbe «andato al Padre». I discepoli non avevano inteso quello che voleva dire. Ora. improvvisamente, ne afferrano il significato, come se la verità completa fosse stata loro scoperta. Come se la perfezione della conoscenza e la chiarezza della visione, che credevano possibile solo in cielo, fosse ormai a loro disposizione qui e ora. È giunto il tempo in cui si realizza una vera comunione con Dio. L’uomo si sente così vicino a lui, è sicuro che sua preghiera è ascoltata. E non perché compaia Gesù come intercessore per ottenere questa comunione: «non dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato». Il Padre, Gesù e i discepoli, i credenti, la Chiesa costituiscono un’unità d’amore. E questo non perché l’amore di Dio dipenda dall’amore che i credenti professano a Cristo. L’evangelista ricorda ancora una volta il tema trattato in 15,13ss in cui Gesù e i discepoli sono visti come componente d’un circolo d’amore. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo ... Si parla con tutta la chiarezza possibile dell’origine e del destino di Gesù. Linguaggio metaforico del movimento «uscire da, venire dall’alto, andare verso», usato per designare Gesù e la sua missione. Linguaggio inadeguato per esprimere la realtà. Gesù non ha mai abbandonato il Padre: è sempre stato col Padre e il Padre è sempre stato in lui. D’altra parte, ora, non abbandona il mondo, perché torna ai discepoli, sebbene in modo diverso (14,18ss).
Jacques Dupont: Il nome del Signore - Risuscitando Gesù e facendolo sedere alla sua destra, Dio gli ha dato il nome al disopra di ogni nome (Fil 2,9; Ef 1,20s), un nome nuovo (Ap 3, 12) che non è distinto da quello di Dio (14,1; 22,3s) e partecipa al suo mistero (19,12). Tuttavia questo nome ineffabile trova la sua traduzione nell’appellativo di Signore, che conviene a Gesù risorto allo stesso titolo che a Dio (Fil 2,10s = Is 45,23; Ap 19,13. 16 = Dt 10,17), e nella designazione di Figlio, che, in questo senso, egli non condivide con nessuna creatura (Eb 1,3 ss; 5, 5; cfr. At 13,33; Rm 1,4, secondo Sal 2,7). I primi Cristiani non esitano a riferire a Gesù uno degli appellativi più caratteristici del giudaismo parlando di Dio: si dice che gli apostoli erano lieti di essere stati «giudicati degni di soffrire per il nome» (At 5,41); si citano missionari che «si sono messi in via per il nome» (3 Gv 7).
a) La fede cristiana consiste nel «credere che Dio ha risuscitato Gesù di tra i morti», nel «confessare che Gesù è Signore», nell’«invocare il nome del Signore»: queste tre espressioni sono praticamente equivalenti (Rm 10,9-13). I primi cristiani si designano volentieri come «coloro che invocano il nome del Signore» (At 9,14.21; 1Cor 1,2; 2Tm 2,22; cfr. At 2,21 = Gioe 3,5), significando in tal modo che riconoscono Gesù Come Signore (At 2,36). La professione di fede si impone specialmente al momento del battesimo, che è conferito nel nome del Signore Gesù (At 8,16; 19,5; 1Cor 6,11), od ancora nel nome di Cristo (Gal 3,27), di Cristo Gesù (Rm 6, 3). Il neofito invoca il nome del Signore (At 22, 16), il nome del Signore è invocato su di lui (Gc 2, 7); egli si trova così sotto il potere di colui del quale riconosce la sovranità. In Giovanni, l’oggetto proprio della fede cristiana non è tanto il nome di Signore, quanto quello di Figlio: per avere la vita è necessario credere nel nome del Figlio unico di Dio (Gv 3,17s; cfr. 1,12; 2,23; 20,30 s; 1Gv 3,23; 5,5.10.13), cioè aderire alla persona di Gesù riconoscendo che egli è il Figlio di Dio, che «Figlio di Dio» è il nome che esprime il suo vero essere.
b) La predicazione apostolica ha come oggetto di far conoscere il nome di Gesù Cristo (Lc 24,46 s; At 4,17s; 5,28.40; 8,12; 10,43). I predicatori avranno da soffrire per questo nome (Mc 13,13 par.), e ciò deve essere per essi un motivo di gioia (Mt 5,11 par.; Gv 15,21; 1Pt 4,13-16). L’Apocalisse è indirizzata a cristiani che soffrono per questo nome (Ap 2,3), ma vi aderiscono fermamente (2,13) e non lo rinnegano (3,8). Il ministero nel nome di Gesù incombe specialmente a Paolo, il quale lo ha ricevuto come un incarico (At 9,15) ed una causa di sofferenza (9,16), e tuttavia svolge la sua missione con ardire e fierezza (9,20.22-27 s), perché ha consacrato la sua vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo (15,26) ed è pronto a morire per lui (21,13). c) La vita cristiana è tutta impregnata di fede: ci si raduna nel nome di Gesù (Mt 18,20), si accolgono coloro che si presentano nel suo nome (Mc 9,37 par.), guardandosi tuttavia dagli impostori (Mc 13,6 par.); si ringrazia Dio nel nome del nostro Signore Gesù Cristo (Ef 5,20; Col 3,17), comportandosi in modo che il nome del nostro Signore Gesù Cristo sia glorificato (2Ts 1,11s). Nella preghiera ci si rivolge al Padre nel nome del Figlio suo (Gv 14,13-16; 15,16; 16,23s.26s).
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome: CCC 2614-2615: Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di «chiedere nel suo nome». La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La fede porta il suo frutto nell’amore: osservare la sua parola, i suoi comandamenti, dimorare con lui nel Padre, che in lui ci ama fino a prendere dimora in noi. In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù. Ancor più, quando la nostra preghiera è unita a quella di Gesù, il Padre ci dà un «altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità» (Gv 14,16-17). Questa novità della preghiera e delle sue condizioni appare attraverso il discorso di addio. Nello Spirito Santo, la preghiera cristiana è comunione di amore con il Padre, non solamente per mezzo di Cristo, ma anche in lui: «Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24).
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e torno al Padre - M . Eckhart: Exp . ev. Jo., XVI.: Qui ci viene insegnato dall’esempio di Cristo a lasciare il mondo; infatti Cristo dice: lascio il mondo, Io, che sono la Verità (Gv. 14,6), e così il mondo rimane menzognero e ingannatore ... Io. che sono la pace ... e così il mondo rimane pieno di contese e di tempeste. Io, che non muto (Mt. 3,6), e così il mondo rimane instabile e cadente. Io, che sono la luce del mondo (Gv. 8, 12), e così il mondo rimane nelle tenebre. Io, che solo sono buono (Lc. 18,19), bene di ogni bene ... e così il mondo rimane pieno di male e di malizia: tutto il mondo soggiace al Maligno ( 1Gv. 5,19). Io, che sono fonte di sapienza (Eccli. 1,5), e così il mondo rimane sciocco e degno di odio ... Io, su cui il principe di questo mondo non ha potere (Gv. 14,30), e così il mondo rimane padre del Demonio e senza gloria; in precedenza ha detto del Demonio che è bugiardo e padre della menzogna (Gv. 8,44), cioè mentitore. Infatti il mondo e il suo amore genera in noi il Demonio, è suo padre ... Ancora, Io, che giungo ovunque per la mia purezza (Sap. 7,24), e così il mondo rimane immondo e contaminante.
Per questi difetti del mondo il Salvatore dice: Io vi ho scelti dal mondo (Gv. 15,19). Perciò essere purificati significa in certo modo esser tolti dal mondo: li purificherà da ogni loro iniquità (Ger. 33,8) e (Ez. 37,23): li purificherò, e saranno il mio popolo, ed Io il loro Dio.
Testimoni di Cristo - Beato Adamo degli Adami: Predicatore francescano rinomato, fiorito nel convento di Fermo (Ascoli Piceno). Di lui si narra che, predicando ed essendo disturbato dalle rondini, comandò loro che si allontanassero, ciò che esse fecero subito, e che una volta, attraversando un bosco ed avendo smarrito la strada, gli si fece incontro un lupo il quale, anziché assalirlo, gli fece da guida. Morì e fu sepolto nel convento dei frati minori di Fermo nel 1285, secondo i più, mentre P. P. Ausserer fissa la data della morte di Adamo al 1287. Il suo nome ricorre nel Martirologio francescano al 16 maggio. Erroneamente è confuso da molti con il confratello Adamo Rufo, fiorito oltre un cinquantennio prima, poiché morì nel 1234. (Autore: Riccardo Pratesi)
O Signore, disponi sempre al bene i nostri cuori,
perché, nel continuo desiderio di elevarci a te,
possiamo vivere pienamente il mistero pasquale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.