8 Marzo 2026
III Domenica di Quaresima
Es 17,3-7; Salmo Responsoriale Dal Salmo 94 (95); Rm 5,1-2.5-8;
Liturgia della Parola
Prima Lettura - Dacci acqua da bere: Il popolo d’Israele, torturato dalla sete, mormora contro Mosè e contro il Signore. Mosè, su comando di Dio, percuote una roccia dalla quale scaturisce acqua che disseterà il popolo. Un gesto che «richiama la provvisione divina primordiale della pioggia e delle sorgenti [Gn 2,4-6; 10-14] e la sua ripresa ordinata, dopo il diluvio, col ciclo delle stagioni [Gn 8,21-22].
Richiama pure l’opera dei Patriarchi, scavatori di pozzi come Giacobbe, intorno ai quali vivono la loro vicenda alimentata dall’altra acqua che è la fede» (Don Bruno Barisan).
Seconda Lettura - L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato: L’apostolo Paolo mette in evidenza il sacrificio di Gesù per mezzo del quale l’umanità è riconciliata con Dio: un mirabile dono dal quale scaturiscono la pace, la capacità di accedere al Padre, la speranza rafforzata dalla pazienza che rende virtuosi, l’amore di Dio che è stato riversato nel cuore dell’uomo per mezzo dello Spirito Santo (Cf. Rom 5,5).
Vangelo
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
Due erano le vie abituali per andare dalla Giudea alla Galilea. La più breve passava per la città di Samaria. Gesù, forse, intenzionalmente sceglie questa via perché gli avrebbe dato l’opportunità di predicare ai Samaritani. Mentre si sta avvicinando a Samaria, nei pressi di Sicar, Gesù incontra una donna samaritana che era venuta ad attingere l’acqua al pozzo di Giacobbe. Seduto sull’orlo del pozzo, Gesù, stanco, assettato svela alla donna sammaritana i segreti del suo cuore: Egli è venuto nel mondo a salvare quello che era perduto frantumando i confini delle razze, delle religioni e delle ipocrisie. Rivela a una samaritana, come tale odiata dai Giudei, il suo amore grande, immenso quanto il cuore di Dio, un amore che si estende a tutti gli uomini, e per tutti e ciascuno questo amore lo spingerà ad offrirsi su una Croce come purissima vittima gradita al Padre. Su questo tema fondamentale di rivelazione - questi è veramente il salvatore del mondo -, sono modulati tre temi particolari: l’acqua viva (vv. 7-14); il culto autentico (vv. 20-24); la missione e i suoi frutti (vv. 28-42).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
Dammi da bere - Il racconto della donna Samaritana ruota attorno ad un bisogno naturale dell’uomo, quello dell’acqua. Gesù, stanco del viaggio, siede presso un pozzo e sembra attendere qualcuno ... è ancora Dio che prende l’iniziativa perché Egli «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).
Giunge una donna samaritana ad attingere acqua e Gesù le chiede da bere.
La sete di Gesù palesa un’altra sete, quella di salvare tutti gli uomini, per l’amore che Egli porta ad essi. Sulla Croce, Gesù, tormentato dalla sete, ripeterà ancora una volta: «Ho sete» (Gv 19,28).
Gesù si fa mendicante: Dammi da bere. Un «buon particolare psicologico per guadagnarsi la benevolenza del nemico è quello di accostarsi a lui in atteggiamento di aiuto. L’umiliazione che suppone questo modo d’agire abbatte barriere e dispone a un possibile dialogo. È quello che fa Gesù in questa occasione» (Felipe F. Ramos).
Una petizione quella del Cristo che sconvolge il cuore della Samaritana: Come mai tu, che sei Giudeo ..., una domanda inusuale perché i «Giudei non mantengono buone relazioni con i Samaritani».
I giudei odiavano i samaritani (Cf. Sir 50,25-26; Mt 10,5; Lc 9,52-55; 10,33; 17,16; Gv 8,48,) e spiegavano la loro origine (Cf. 2Re 17,24-41) con l’immigrazione forzata di cinque popolazioni pagane, rimaste in parte fedeli ai loro dèi. I cinque mariti della samaritana forse alludono a queste cinque divinità.
La richiesta è inusuale e oltremodo scandalosa perché Gesù, infrangendo vecchi pregiudizi, si rivolge a una donna e per di più samaritana; una domanda scandalosa per due motivi: primo perché si rivolge ad una donna la cui vita “poco edificante” è sotto gli occhi di tutti, secondo perché gli ebrei considerano le donne samaritane ritualmente impure ed è quindi loro proibito bere da qualunque recipiente toccato da esse. La risposta della donna samaritana rende possibile il dialogo e «palesa l’accoglienza che l’azione della grazia sta avendo nell’anima della donna: la disponibilità stessa a conversare con Cristo, che era Giudeo, segna il primo passo del mutamento che comincia ad effettuarsi» (La Bibbia di Navarra).
Se tu conoscessi il dono di Dio ..., mentre la donna samaritana resta sul piano delle relazioni umane, Gesù fa “volare” il discorso su realtà divine, di cui l’acqua del pozzo è solo un simbolo. È un forte invito a scoprire il dono di Dio e colui che mendica un po’ d’acqua. La invita a conoscere il dono di Dio: lo Spirito Santo, principio della nuova nascita (Cf. Gv 3,5).
La invita a scoprire Dio in quell’uomo assetato che per amore si è annichilito «assumendo la condizione di servo» (Fil 2,7): Egli è venuto sulla terra per portare all’umanità l’acqua che dà la vita.
La donna, attaccata ancora ai bisogni del corpo, fa un altro passo avanti nel suo aprirsi all’intervento divino: Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe? Una risposta che tradisce una domanda rimasta occultata nel profondo del cuore: Chi è costui che mi parla?
Gesù, partendo da realtà terrene, eleva la donna alla comprensione di grandi misteri: lui è più grande di Giacobbe perché possiede un’acqua viva. E alla sua crescente curiosità, le fa capire chiaramente che conosce il suo intimo, la sua vita, i segreti del suo cuore, il suo peccato.
Gesù legge nel cuore della donna come in un libro aperto. Tutto questo provoca una prima confessione di fede: Vedo che tu sei un profeta. Il cuore della donna pian piano si scioglie al tiepido calore della verità. È ammirabile la docilità di questa donna che, deponendo ogni pregiudizio, si accosta, con sete sempre più crescente, alla fonte della verità.
La donna samaritana, dopo aver constatato che Gesù possiede il dono della profezia, sottopone al suo misterioso interlocutore l’antica questione che divideva Giudei e Samaritani: bisogna adorare Dio sul monte Garizim o nel tempio di Gerusalemme?
Gesù ne approfitta per rivelare un grande segreto: è già venuto il tempo di Dio, il tempo della salvezza, il tempo in cui i veri adoratori, vivificati dallo Spirito Santo, adoreranno il Padre in spirito e verità, ossia suscitati e illuminati dallo Spirito Santo (Cf. Rom 8,26-27). Nel cuore e nella mente dei nuovi adoratori cadrà ogni barriera di ignoranza e di inimicizia: vivranno in pace e resi sapienti dallo Spirito, la loro preghiera, in Cristo, sarà perfetta e gradita al Padre. La donna, forse sentendosi a disagio, confessa la sua ignoranza su tali argomenti, e, come se volesse rassicurare l’interlocutore sconosciuto, dice di essere a conoscenza della venuta del Messia, il quale avrebbe annunziato loro ogni cosa.
Di fronte a questa favorevole disposizione d’animo Gesù si rivela come il Messia: Sono io, che parlo con te. Sono io, la stessa espressione di cui s’era servito Dio per manifestarsi a Mosè (Cf. Es 3,14), e che in bocca a Gesù è volta alla rivelazione non solo della propria messianicità, ma anche della propria divinità (Cf. Gv 8,24.28.58; 18,6).
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna: ai «maestri ebrei non è permesso parlare con le donne per strada, perché si ritiene che questo li distolga dallo studio della Torah. La riluttanza che manifestano i discepoli nel porre le domande a Gesù dimostra quanto fossero imbarazzati del fatto che, parlando con una donna, egli non tenesse conto di tale divieto» (Il Nuovo Testamento, Ed. Paoline). A questo punto la donna corre a chiamare i suoi concittadini, i quali, con tanta docilità, si mettono ad ascoltare il Maestro aprendosi così alla grazia e alla luce della fede. Superando il loro nazionalismo, riconoscono in Gesù il Salvatore mandato da Dio a salvare il mondo e perché ogni uomo possegga in lui la vita eterna (Cf. Gv 3,16-18).
Questa conclusione, se con la memoria andiamo all’episodio della sinagoga di Nazareth, lascia in bocca un po’ di amaro. Nella sua casa, Giudei e maestri della sacra Scrittura, tentarono di ammazzarlo per le sue parole di verità; in Samaria, degli eretici, accolgono la Parola e fanno la loro bella professione di fede: «noi crediamo... sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv 4,42). Una lezione da meditare!
Per approfondire
La speranza poi non delude … Jean Duplacy - La dottrina paolina della speranza: San Paolo condivide la speranza della Chiesa, ma la ricchezza del suo pensiero e della sua vita spirituale apporta al tesoro comune elementi di grande valore.
Così il posto che egli accorda alla «redenzione del nostro corpo» (Rom 8,23), sia essa trasformazione dei viventi (1Cor 15,51; cfr. 1Tess 4,13-18), oppure soprattutto risurrezione dei morti. Non credere a quest’ultima significa per Paolo essere «senza speranza» (1Tess 4,13; 1Cor 15,19; cfr. Ef 2,12).
La gloria non coronerà che «la costanza nella pratica del bene» (Rom 2,7s; cfr. Ebr 6,12). Ora la libertà umana è fragile (Rom 7,12-25). II cristiano può quindi sperare veramente di aver parte all’eredità promessa (Col 3,24)? Può e deve, come Abramo, «sperare contro ogni speranza», a motivo della sua fede nelle promesse (Rom 4,18-25) e della sua fiducia nella fedeltà di Dio che assicurerà la fedeltà dell’uomo (1Tess 5,24; 1Cor 1,9; cfr. Ebr 10,23) dalla sua chiamata fino alla gloria (Rom 8,28-30).
Il compimento delle promesse in Gesù Cristo (1Cor 1,20) ha una parte fondamentale nella riflessione di Paolo. La gloria attesa è una realtà attuale (2Cor 3,18-4,6), benché invisibile (2Cor 4,18; Rom 8,24 s).
II battezzato è già risuscitato (Rom 6,1-7; Col 3,1); nello Spirito che ha ricevuto come pegno (2Cor 1,22; 5,5; Ef 1,14) e primizie (Rom 8,11.23) del mondo futuro, possiede già questo mondo, e la sua speranza può così «sovrabbondare» (15,13). Dio ha fatto la sua grazia della giustificazione a uomini che Adamo trascinava verso la morte; «quanto più» la loro solidarietà con il suo Figlio li condurrà alla vita (Rom 5). Questo compimento in Cristo della speranza di Israele è la rivelazione completa del motivo della speranza cristiana: un amore tale che nulla e nessuno può strappargli il cristiano (Rom 8,31-39).
Infine la speranza personale di Paolo è un esempio mirabile. Essa si dispiega nella sua anima con un’estrema intensità. Geme di non essere ancora appagata (2Cor 5,4s; Rom 8,23) ed esulta al pensiero dell’avvenire che attende (1Cor 15,54ss). Alla sua luce le speranze umane più legittime perdono ogni valore (Fil 3,8). Fondandosi soltanto sulla grazia di Dio e non sulle opere (1Cor 4,4; 15,10; Rom 3,27), essa non di meno anima con il suo dinamismo la corsa (Fil 3,13s) e la lotta (2Tim 4,7) che Paolo conduce per compiere la sua missione, pur evitando di essere «egli stesso squalificato» (1Cor 9,26 s). Essa suscita allora, ma «nel Signore», nuove speranze (Fil 2,19; 2Cor 1,9s; 4,7-18). Quando la morte gli sembra vicina, egli attende il premio (Fil 3,14) che coronerà la sua corsa (2Tim 4,6 ss; cfr. 1Cor 3,8).
Ma sa che la sua ricompensa è Cristo stesso (Fil 3,8). La sua speranza è innanzitutto di essere con lui (Fil 1,23; 2Cor 5,8). L’apostolo non attende più la propria felicità personale, ma semplicemente qualcuno che ama.
Questo profondo disinteresse della sua speranza si manifesta ancora con la sua apertura alla salvezza degli «altri» (2Tim 4,8; 2,7), cristiani (1Tess 2,19) o pagani, ai quali egli vuole rivelare Cristo «speranza della gloria» (Col 1,24-29). La speranza di Paolo abbraccia così, in tutta la sua ampiezza (cfr. Rom 8,19ss), il disegno di Dio e risponde «con amore» (2Tim 4,8) all’amore del Signore.
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni) - Dammi da bere. Questa richiesta, che un giorno Gesù rivolse alla samaritana, oggi il Maestre la rivolge a noi. Il Verbo incarnato ha sete del nostro amore, della nostra fede.
Gesù in quest’istante vuol rivelare sperimentalmente al nostro cuore il mistero della sua persona. Egli vuol mostrare la sua carità infinita per noi, il suo interessamento vivo per le nostre Persone bisognose di salvezza e di gioia: vuol rivelare il suo amore tenero e palpitante al nostro cuore assetato di vita e di felicità. Dalla sua croce, con le mani forate dai chiodi, con il costato squarciato, grondante sangue, Gesù ci sussurra: «Ho sete!» (Gv 19,28). Il figlio di Dio è assetato della nostra fede viva, che orienti la nostra vita verso la sua persona.
Gesù ci domanda da bere, ossia chiede il nostro amore, affinché non abbiamo più sete in eterno (cf. Gv 4,14), anzi viviamo felici, profondamente felici. Il Verbo incarnato vuol rivelarsi a noi nel mistero e nel segno supremo del suo amore, che irraggia dalla croce, per invitarci a un contraccambio di amore, a una vita di fede ardente e profonda, polarizzata dalla sua persona divina.
Se tu conoscessi il dono di Dio! - Quante volte noi ignoriamo il dono che Dio ci fa attraverso il suo Cristo! Gesù desidera rivelarsi a noi in modo sperimentale nelle circostanze quotidiane, ma noi non sfruttiamo la grazia divina di questi momenti.
Il Verbo incarnato spesso ci offre il dono della manifestazione del suo mistero attraverso i nostri fratelli sofferenti, poveri, disprezzati ed emarginati, ma noi non sappiamo scorgere il volto del Cristo in questa umanità sofferente. Quante occasioni mancate nella nostra vital
«Se tu conoscessi il dono di Dio!», esclama Gesù ancora una volta. Abbiamo tra le mani la parola viva di Dio, ma non la facciamo penetrare nel nostro cuore. Il Cristo si rivela a noi nel suo vangelo, ma questo messaggio non trasforma la nostra vita.
Il figlio di Dio attraverso la sua parola ci manifesta il mistero della sua persona e la profondità dell’amore del Padre, ma noi spesso siamo impermeabili a questa rivelazione. «Se tu conoscessi il dono di Dio!».
Chi è Gesù per me? - Abbiamo constatato che una delle tematiche cristologiche maggiori di Gv 4, 1-42 è la scoperta del mistero di Gesù. Il Verbo incarnato si è manifestato ai samaritani come profeta, Messia rivelatore e Salvatore dell’umanità.
Qui possiamo e dobbiamo chiederci: Chi è Gesù per noi? Che cosa rappresenta questa persona nella nostra vita? Il Cristo è per noi un estraneo oppure incide profondamente nella nostra esistenza? Lo consideriamo realmente come il nostro Salvatore e il polo catalizzatore della nostra vita?
Quando siamo oppressi dal peso dei nostri peccati, sappiamo trovare in Gesù il nostro Salvatore? Quando l’egoismo vuole sopraffarci, troviamo liberazione nel figlio di Dio?
Il Verbo incarnato costituisce realmente la fonte della nostra vita, della nostra pace, della nostra gioia, della nostra salvezza?
Origene, Commento al Vangelo di Giovanni 13,345-346: Gesù rimane con coloro che lo chiedono - Giovanni non ha scritto che i Samaritani gli chiedevano di entrare in Samaria o di entrare in città, ma di rimanere da loro [...]. Nel seguito poi non dice «rimase in quella città due giorni», oppure «rimase in Samaria», bensì rimase là, cioè presso coloro che glielo chiedevano. Gesù, infatti, rimane presso coloro che lo pregano, soprattutto quando chi lo prega esce dalla propria città e si reca da Gesù, in qualche modo sull’esempio di Abramo, che obbedì a Dio che gli diceva: Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre (Gen 12, 1).
Testimoni di Cristo - San Giovanni di Dio, Religioso e Fondatore: Nato a Montemoro-Novo, poco lontano da Lisbona, nel 1495, Giovanni di Dio - allora Giovanni Ciudad - trasferitosi in Spagna, vive una vita di avventure, passando dalla pericolosa carriera militare alla vendita di libri. Ricoverato nell’ospedale di Granada per presunti disturbi mentali legati alle manifestazioni “eccessive” di fede, incontra la drammatica realtà dei malati, abbandonati a se stessi ed emarginati e decide così di consacrare la sua vita al servizio degli infermi.
Fonda il suo primo ospedale a Granada nel 1539. Muore l’8 marzo del 1550. Nel 1630 viene dichiarato Beato da Papa Urbano VII, nel 1690 è canonizzato da Papa Alessandro VIII. Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 viene proclamato Patrono degli ammalati, degli ospedali, degli infermieri e delle loro associazioni e, infine, patrono di Granada. (Avvenire)
O Dio, sorgente della vita,
che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia,
concedi al tuo popolo di confessare
che Gesù è il salvatore del mondo
e di adorarti in spirito e verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
ORAZIONE SUL POPOLO
Guida, o Signore, i cuori dei tuoi fedeli:
nella tua bontà concedi loro la grazia
di rimanere nel tuo amore e nella carità fraterna
per adempiere la pienezza dei tuoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.