12 Maggio 2026
Martedì VI Settimana di Pasqua
At 16,22-34; Salmo Responsoriale dal Salmo 137 (138); Gv 16,5-11
Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore; egli vi guiderà a tutta la verità. (Gv 16,7.13 - Acclamazione al Vangelo)
Lo Spirito santificatore della Chiesa - Lumen gentium 4. Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo [3]. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (cfr. Ap 22,17).
Così la Chiesa universale si presenta come « un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ».
Liturgia della Parola
I Lettura: Paolo con Sila è a Filippi, e con un esorcismo scaccia “uno spirito di divinazione” da una schiava, che i padroni usavano come maga con grandi profitti. I padroni di questa donna, accorgendosi che si è prosciugata la fonte dei loro guadagni, sobillano la folla, risvegliando sentimenti antigiudaici e costringendo le autorità romane a intervenire. Le autorità romane sottopongono i missionari, Paolo e Sila, alle verghe e poi li gettano in carcere. Ma ecco ripetersi anche per Paolo e Sila la prodigiosa liberazione descritta prima per Pietro. Anzi, colpito da questa specie di epifania divina segnata dal terremoto, il carceriere stesso si converte, riceve il battesimo con la sua famiglia, allargando così la comunità cristiana di Filippi. Gli Atti degli Apostoli chiamano queste prime comunità con il termine greco ekklesìa, che indica sia la comunità locale sia la Chiesa nel suo insieme.
Vangelo
Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.
Sarà lo Spirito Santo a dimostrare la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, lo Spirito metterà in luce, attraverso la testimonianza vitale della Chiesa, che Cristo fu innocente e il mondo è colpevole, e il peccato del mondo è quello dell’incredulità perché non hanno creduto nel Figlio di Dio (cfr. Gv 3,19-21; 15, 21-25). Quanto alla giustizia, Gesù con la sua glorificazione manifesterà la giustizia. Dio solo è Giusto perché è Dio. E Gesù con la sua risurrezione, manifestazione della sua divinità, mostrerà anche lui la sua giustizia, cioè la sua divinità. Quanto al giudizio, il trionfo di Cristo segna la sconfitta definitiva di Satana. Una parola, dunque, di speranza per la Chiesa, per i credenti afflitti da innumerevoli prove e immersi nel crogiolo della persecuzione.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Parola del Signore
Felipe F. Ramos (Il Vangelo di Giovanni - Commento alla Bibbia Liturgica): È bene per voi che io me ne vada. La partenza di Gesù non era solo un bene per i discepoli, ma era necessaria.
Egli sta infatti parlando con i discepoli della sua morte; e, se egli non muore, non sarà inviato loro il consolatore. Ora, il senso della morte di Gesù poteva essere compreso solo alla luce dello Spirito, Se essi devono essere i testimoni di Cristo, per prima cosa devono sapere con chiarezza chi è Gesù, che cosa ha significato la sua presenza in mezzo agli uomini, quale è stato il senso della sua morte-risurrezione, E di tutto questo avrebbero acquistato la piena conoscenza solo nella luce dello Spirito, Dovevano subire persecuzioni; ma la persecuzione è intollerabile per chi non è ben convinto e sicuro delle ragioni per cui è perseguitato.
Perché lo Spirito non fu inviato se non dopo la morte di Gesù? Il vangelo non dà ragioni: si limita a costatare il fatto (v, anche 7,39). Probabilmente l’impossibilità della presenza dello Spirito prima della morte di Cristo bisogna cercarla nella mente stessa dei discepoli. Erano incapaci di comprendere l’avvenimento di Gesù, il quale doveva essere vissuto e sperimentato, perché essi sentissero il bisogno di essere illuminati dalla luce dello Spirito.
La comparsa del Paraclito, che compie la rivelazione, dimostrerà esattamente:
1) Che il peccato è già condannato e proscritto. Lo dimostra la continuità dei discepoli di Gesù dopo la morte del loro maestro, la loro lealtà e fedeltà a lui. L’esistenza e la vita della Chiesa saranno sempre un argomento contro coloro che non credono in Gesù.
2) La giustizia di Gesù e di quelli che credono in lui. La Chiesa insegna, proclama e vive della risurrezione-esaltazione di Gesù. Gesù è nel Padre. È tornato al «luogo» dal quale era venuto. Gesù, anche se lontano, è presente: è la lontananza d’un presente o, forse ancor meglio, la presenza d’un lontano. Lo Spirito garantisce che la causa di Gesù, come quella dei credenti, è giusta.
3) Il giudizio. La glorificazione-esaltazione di Gesù comporta il castigo di satana, privato del suo potere (Ap 12,7ss), e la condanna o la sentenza condannatoria contro il mondo che ha rigettato e condannato Gesù. Lo Spirito che dà testimonianza di Gesù nella vita della Chiesa sarà un ricordo permanente di questo giudizio condannatorio di Dio che è riservato al mondo incredulo, al mondo chiuso nella sua sufficienza e arroganza, che non ammette ingerenze di nessuno neppure di Dio, nella sua vita.
Per approfondire
La folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere - La Bibbia di Navarra - Nuovo testamento - Vol. II). v. 24. San Giovanni Crisostomo riflette sulle sofferenze degli apostoli Paolo e Sila, che potevano solo stare seduti in terra o distesi e avevano il corpo pieno di ferite per i colpi di flagello. Lamenta il contrasto tra queste sofferenze e la fuga di molti davanti a tutto ciò che implichi sforzo, disagio o tribolazione: «Come dovremmo piangere per i disordini del nostro tempo! Gli apostoli furono sottoposti alle più grandi tribolazioni, e noi trascorriamo i giorni in piaceri e spettacoli. Questa avidità per l’ozio e il piacere è la causa della nostra rovina. Non abbiamo il coraggio di soffrire per amore di Cristo la minima ingiuria, né la più piccola parola d’offesa. Ricordiamoci delle tribolazioni che subirono i santi, con animo tranquillo e senza spaventarsi di nulla. Per compiere l’opera di Dio vennero fortificati con le maggiori umiliazioni. Non dissero: se predichiamo Gesù Cristo, perché egli non viene in nostro aiuto? Questo abbandono ne raddoppiava l’energia e la costanza» (Om. sugli Atti, 35).
v. 25. Durante la notte Paolo e Sila pregano e cantano inni. San Giovanni Crisostomo, nel suo commento al passo, esorta i cristiani a fare lo stesso e a santificare il tempo del riposo notturno: «Dimostrate col vostro esempio che la notte non è fatta soltanto per recuperare le forze del corpo, ma serve anche per santificare l’anima [ ... ]. Non occorrono lunghe preghiere; una sola, fatta con attenzione, sarà sufficiente [ ... ]. Rendete a Dio il sacrificio di un momento di orazione ed Egli vi ricompenserà» (Om. sugli Atti, 36).
San Beda fissa l’attenzione sull’esempio che Paolo e Sila offrono ai cristiani soggetti a prove a tentazioni: «La devozione e la forza che infiammano i cuori degli apostoli si esprimono nell’orazione, e giungono così a cantare inni perfino nel carcere. La loro lode commuove la terra, fa tremare le fondamenta della prigione, ne spalanca le porte e, in ultimo, libera i prigionieri dalle catene. Similmente il fedele si rallegri con somma gioia quando incontra tentazioni, e nelle sue stesse debolezze, perché in lui abita la fortezza di Cristo. E, dopo di ciò, lodi il Signore con inni, insieme a Paolo e Sila nelle tenebre del carcere, e canti col salmista: “Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo, mi circondi di esultanza per la salvezza” (Sal 31, 7)» (Super Acta expositio, in loc.).
vv. 30-34. L’accaduto suscita nel carceriere uno stupore religioso che lo induce a convertirsi. In precedenza avrà certo ascoltato le preghiere e i canti di Paolo e Sila, che saranno stati di preparazione interiore.
«Osservate il carceriere venerare gli apostoli. Aprì loro il cuore, vedendo spalancate le porte del carcere. Fa loro luce con la sua torcia, ma altra è la luce che ne illumina l’anima […] Poi lavò le loro ferite, e la sua anima fu purificata dalle immondizie del peccato. Offre loro cibo materiale, e riceve in cambio un alimento celeste [..]. La sua docilità è prova che credette sinceramente al perdono di tutte le sue colpe» (Om. sugli Atti, 36)
Ogni uomo può incontrare Dio nelle situazioni più imprevedibili. È necessaria la docilità del carceriere per ricevere la grazia divina attraverso i canali ordinari che Dio ha stabilito, cioè i sacramenti.
v. 33. Com’era avvenuto con Lidia e la sua famiglia, ora il carceriere si fa battezzare con tutti i suoi congiunti.
Il Magistero della Chiesa, nella probabile presenza in quelle famiglie di bambini e di fanciulli, rinviene una delle basi su cui fonda il suo insegnamento riguardo al battesimo dei bambini, che riallaccia alla prassi apostolica: con espressione presa da sant’Agostino, è una «tradizione ricevuta dagli apostoli» (cfr Istruzione sul battesimo dei bambini, 20 ottobre 1980, n. 4).
Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore - Anselm Urban: Tristezza. Sia l’AT che il NT annunciano la salvezza di Dio, vogliono essere cioè “lieto messaggio” in mezzo a tutta la tristezza di questo mondo. La gioia nel Signore è la forza dei suoi fedeli (Ne 8,10); c’è però una allegrezza sguaiata, superficiale che minimizza la necessità di costante conversione alla quale i profeti fanno appello. La penitenza - anche nelle sue forme esteriori: vestiti di lutto, lamentazioni ecc. - è l’accettazione consapevole della tristezza conseguente il peccato: è amaro aver abbandonato il Signore (Ger 2,9). Ma c’è anche una tristezza del mondo che porta alla morte (2Cor 7,9s) perché si chiude all’offerta di Dio che rende felici (Mc 10,22).
Gesù Cristo è venuto per consolare gli afflitti (Mt 5,4) e per sanare coloro che hanno il cuore spezzato (Lc 4,18 molti manoscritti). Ma come poteva avvenire questo se non attraverso il patimento, da parte sua, di tutta la nostra tristezza per la lontananza di Dio (Gv 11,33s; Mc 14,34)?
Questo eone rimane anche per i credenti colmo di tristezza e di sofferenza.
Soltanto per il futuro c’è la promessa che Dio tergerà ogni lacrima (Ap 21,4).
Preghiera per la preservazione della fede: «Conserva incontaminato in me, ti prego, questo rispetto assoluto per la mia fede e fino alla dipartita del mio spirito dona alla mia coscienza di proclamarla, affinché possa ottenere per sempre quello che ho professato nel simbolo, quando fui battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; cioè che adori te, nostro Padre, e insieme con te il Figlio tuo; che meriti lo Spirito Santo tuo che esiste da te per mezzo del tuo Unigenito. È infatti per me testimone pienamente attendibile di questa fede colui che dice: Padre, tutto ciò che è mio è tuo e tutto ciò che è tuo è mio [Gv 17,10]; cioè il mio Signore Gesù Cristo: che resta in te, da te e presso te Dio in eterno: che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen» (Ilario di Poitiers, La Trinità, 12,57).
Testimoni di Cristo - San Pancrazio, Martire: Sull’Ardeatina e sull’Aurelia sono stati sepolti i tre martiri Nereo e Achilleo, e Pancrazio. Benchè ricordati tutti e tre al 12 maggio, il loro culto è stato sempre separato, come precisano gli estensori del nuovo calendario: «La memoria dei santi Nereo e Achilleo e la memoria di san Pancrazio vengono celebrate separatamente con formulari propri secondo l’antica tradizione romana». La storia di san Pancrazio, morto in giovane età sotto Diocleziano, è stata arricchita di tanti elementi leggendari dalla sua tardiva «Passio» che è ben difficile isolare le reali vicende storiche di questo che è stato uno dei santi più popolari non solo a Roma e in Italia, ma anche all’estero: è patrono dei Giovani di Azione Cattolica. A lui sono stati dedicati chiese e monasteri: quello di Roma venne fondato da san Gregorio Magno e quello di Londra da sant’Agostino di Canterbury. Il suo sepolcro si trova a Roma nel cimitero di Ottavilla al secondo miglio della via Aurelia, dove Papa Simmaco costruì una basilica in suo onore. (Avvenire)
Dio onnipotente e misericordioso,
donaci una partecipazione vera
al mistero della risurrezione di Cristo tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.