21 Giugno 2026
XII Domenica del Tempo Ordinario
Ger 20,10-13; Salmo Responsoriale Dal Salmo 68 [69]; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33
San Massimo di Torino, Vescovo: Massimo guidò la diocesi di Torino, di cui è considerato il fondatore, nel travagliato periodo delle invasioni barbariche. Nato verso la metà del IV secolo, fu discepolo di sant’Ambrogio e di sant’Eusebio di Vercelli. Nonostante il suo carattere mite, che traspare dalle «Omelie» e dai «Sermoni» che ci sono pervenuti, propose ai sui fedeli un esempio di fermezza. «È figlio ingiusto ed empio - così li spronava a non lasciare la città - colui che abbandona la madre in pericolo. Dolce madre è in qualche modo la patria». Li esortava a anche a mantenersi irreprensibili nei costumi e a non confidare in superstizioni come l’invocazione della luna: «Veramente presso di voi la luna è in travaglio - scriveva con ironia -, quando una copiosa cena vi distende il ventre e il capo vi ciondola per troppe libagioni». La data della sua morte non è certa: avvenne tra il 408 e il 423. (Avvenire)
Liturgia della Parola
I Lettura: Geremia lamenta di essere stato «violentato» da Dio e «costretto» ad annunciare una Parola scomoda. Il profeta medita di abbandonare il campo d’azione, anzi di cancellare Dio dalla sua memoria. Ma nelle traversie scopre la presenza del Signore che sconvolge le congiure degli empi e libera il povero dalle mani dei malfattori. Tutto questo lo apre alla fiducia e gli infonde nuovo coraggio per andare avanti nella missione. Povero, ‘anaw (Ger 22,16), assume qui un significato religioso: colui che è provato in mezzo agli uomini e ripone la sua fiducia in Dio. I «poveri di Jahve» (Sof 2,3) rappresenteranno la posterità spirituale di Geremia.
II Lettura: La seconda lettura mette in evidenza uno degli effetti tragici del peccato: la separazione dell’uomo da Dio. Questa separazione è la morte: morte spirituale ed eterna, di cui la morte fisica è il segno (Cf. Sap 1,13; 2,24; Eb 6,1). Per san Paolo, tutti coloro «che non sono entrati in relazione con Cristo mediante la fede continuano nella loro solidarietà con Adamo e la sua discendenza e sono, perciò, in uno stato di morte spirituale. La missione della Chiesa è di annunciare con franchezza e trasmettere con coraggio la salvezza, ottenuta dal sacrificio di Cristo per tutti gli uomini» (Giuseppe D’Anna).
Vangelo
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
I discepoli sono in difficoltà, la Parola sembra che abbia perduto la sua efficacia, la Chiesa stessa è perseguitata; sembra che tutto stia per risolversi in un sonoro fallimento ... eppure Gesù infonde coraggio e dà ai suoi una speranza: Lui sarà sempre con la sua Chiesa e nessuno potrà distruggere quanto Dio stesso ha edificato. Per questa presenza divina i cristiani potranno e dovranno proclamare tutto senza alcun timore, se è necessario affrontando anche il martirio. Questa presenza divina, inoltre, svela ai credenti il vero volto di Dio: il «Dio vicino, previdente e provvidente, che mai fa mancare la sua assistenza; il Dio amico, che infonde coraggio e sostiene nelle avversità: il Dio ch’è sempre accanto all’uomo per difenderlo» (Mons. Marcello Semeraro).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore.
Non abbiate paura degli uomini - Questo invito, che si ripete per ben tre volte, è il tema ricorrente del brano evangelico di questa domenica. Serve da filo conduttore e ad amalgamare gli elementi, di origine diversa, presenti nel Vangelo. È insistente anche la menzione del Padre che «richiama il motivo della paternità divina, emersa nel Padrenostro come novità centrale del messaggio evangelico, che consiste appunto nella proclamazione dell’intervento salvifico di Dio in favore dell’umanità peccatrice» (Angelico Poppi).
Gesù nell’invitare i suoi discepoli a non temere gli uomini, li sollecita ad annunciare il messaggio evangelico alla luce del giorno. Salire sui tetti è una metafora che cela e rivela una profonda verità: la vittoria del Vangelo è sicura; nessuna opposizione umana potrà ridurlo al silenzio per sempre. Da qui la franchezza dell’annuncio.
Il secondo invito, non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima, è rivolto a non temere le angherie e le persecuzioni degli uomini e a porre la propria fiducia nel Padre celeste. Gli uomini arroganti, gli aguzzini possono uccidere il corpo, ma non hanno il potere di «uccidere l’anima». Solo Dio può decidere la sorte ultima del corpo e dell’anima.
L’esortazione è quindi indirizzata a temere il giudizio di Dio.
Nel Nuovo Testamento, con il nome di Geènna, dall’ebraico ghe-hinnom, la valle di Ben-Hinnòm posta a sud di Gerusalemme, viene indicato il luogo del fuoco dove saranno gettati gli empi nel giorno del giudizio (Cf. Mt 5,22). Il sito, nei tempi antichi, era utilizzato per officiare i riti cananei, quali per esempio il sacrificio di vittime umane, in particolare bambini (Cf. 2Re 16,3; 21,6; 23,10; Is 30,33; Ger 7,31; 19,5s; 32,35; Ez 16,21). I sacrifici umani furono successivamente soppressi dal re Giosia, il quale trasformò la valle in una discarica di immondizie e cadaveri a cui non veniva concessa la normale sepoltura, dove il tutto veniva bruciato da un fuoco continuo. La Geènna divenne così sinonimo di inferno.
Durante le prove della persecuzione e del martirio a sostenere i servi della Parola (Cf. Lc 1,1) sarà la memoria della vita, morte e risurrezione del loro Maestro: «Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Inoltre, nelle torture fisiche, i discepoli saranno assistiti dal Padre che li solleverà dalla prova e li renderà vittoriosi, e nulla permetterà se non per un solo disegno di salvezza.
La conclusione dell’esortazione (v. 31) è «introdotta con un dunque, costituita da un altro detto di Gesù, in cui si contrappongono due scene giudiziarie, l’una al cospetto degli uomini, e l’altra al cospetto di Dio; nell’una e nell’altra alternativa è fra riconoscere e rinnegare, con la differenza che nel tribunale umano è il cristiano ad essere interrogato a riguardo di Gesù, mentre nel tribunale divino le parti si rovesceranno: sarà Gesù ad essere interrogato a riguardo del cristiano, a riconoscerlo o a disconoscerlo» (Vittorio Fusco).
Anche se Matteo non prende in considerazione l’esistenza dell’anima separata dal corpo dopo la morte, possiamo ricordare il Magistero della Chiesa: l’uomo è «unità di anima e corpo» (GS 14) e nel giorno della sua morte «l’anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti» (CCC 1005): «quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna» (Dan 12,2).
Matteo ha voluto sottolineare la certezza che la Provvidenza divina tutto guida e tutto conduce a un porto di bene, nonostante le apparenti vittorie della malvagità e della cattiveria umane. Ma è chiaro che non basta conservare nel cuore queste belle promesse divine, occorre crederci sul serio, e questo non è facile, soprattutto quando la paura attanaglia il cuore; paralizza la mente; brucia, come febbre, sicurezze o certezze sulle quali erano stati costruiti ideali o progetti umani. Solo l’incosciente può ignorare tutto questo. Occorre allora una risposta a questo agire divino, e questa risposta si chiama: filiale e fiducioso abbandono alla volontà di Dio.
Per approfondire
Maria Grazia Danieli (Persecuzione in Schede Bibliche Pastorali): Godete e rallegratevi, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Mt 5,12a) - Il primo verbo usato, khaíro, gioire, essere gioiosi, è quello impiegato più frequentemente per esprimere il sentimento che si prova in una situazione favorevole; il secondo termine, agalliáo, ha un uso più direttamente riserbato al giudaismo e al cristianesimo, e designa non soltanto la gioia che si prova intimamente, ma una gioia che si esteriorizza e si manifesta: sembra cioè che i due vocaboli convergano ad esprimere la completezza della gioia. I cristiani dunque sono chiamati a gioire nel momento stesso in cui soffrono da parte di quelli che li circondano: questo è un tema proprio del cristianesimo primitivo (cf. 1Pt. 4,12ss.; Giac. 1; Ebr. 10,32-36; Rom. 5,3-5; 2Cor. 4,17; 8,2; 1Tess. 1,6).
Giac. 1,2.12: Considerate letizia perfetta, o miei fratelli, quando subite prove d’ogni genere... Beato l’uomo che sopporta la prova, perché una volta approvato riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano...
Il paradosso cristiano della gioia nella sofferenza viene dalla immersione nella vita stessa di Gesù: Lui è stato respinto e messo a morte, pur tuttavia è il Cristo fedele, umile, risuscitato dopo le sue sofferenze innocenti, quale hanno predetto i profeti. Nel Cristo la rivolta dell’«empio» contro il creatore, di cui parlava il salterio, si denuncia apertamente: ogni discepolo dovrà tenerne conto (cf. Lc. 14,26-33) e non credersi al di sopra del suo maestro: «Un discepolo non è più del maestro, né un servo più del suo padrone... Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più chiameranno così i familiari!» (Mt. 10, 24-25).
Attraverso le persone dei cristiani, la persecuzione ha di mira la persona viva del Cristo risuscitato. È Gesù che Saul perseguita a Gerusalemme e Damasco; è il suo corpo - la chiesa - in particolare gli apostoli, che sono colpiti a causa di lui: «Saulo... chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se trovasse seguaci di questa via, uomini e donne, li potesse condurre in catene a Gerusalemme ... e cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: Saul, Saul, perché mi perseguiti? Rispose: Chi sei, Signore? E quello: Io sono Gesù che tu perseguiti!...» (Atti 9,1ss).
La chiesa è chiamata in causa per il suo annuncio del Cristo e per questo non deve rattristarsi (cf. 1Pt. 4,15-16): essa sa bene che i suoi persecutori sono alle prese non con lei, ma con il Signore onnipotente, e per questo deve pregare per loro (Mt. 5,44; Rom. 12), pronta ad accoglierli senza timore e senza trionfo nella sua comunione di salvezza (Atti 9,10-17). Vi è poi un altro elemento a fondamento della gioia cristiana nella persecuzione: Gesù parla di «ricompensa grande nei cieli». Bisogna intendere bene il senso di questa «ricompensa» (alla lettera «misthós» = salario): certo con nessuna opera l’uomo si acquisisce dei meriti in senso stretto presso Dio; le sofferenze non conferiscono un diritto alla beatitudine, ma sono un «titolo» in virtù della predilezione di cui Dio si compiace di circondare quelli che soffrono (cf. 1Pt. 1,4-5). La ricompensa promessa ai perseguitati è nei cieli, presso Dio, assegnata da lui, «preparata prima» (cf. Mt. 10,40; 20,23; 25; 1Cor. 2,9; 1Pt. 1,5) e tenuta come «in riserva» per gli eletti (cf. 1Pt. 1,4).
Rom. 12,14: Benedite quelli che vi perseguitano, benedite e non maledite!
Mt. 25,34: Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, voi benedetti del Padre mio, e ricevete il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo.
La ricompensa dei perseguitati sarà molto grande (polýs); Dio ricompenserà con munificenza le loro sofferenze: poiché il minimo di sofferenza attuale, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria (2Cor. 4,17).
L’ora delle persecuzioni - Catechismo degli Adulti [487] La fede si propaga in modo capillare da persona a persona per la testimonianza spontanea di ogni credente presso parenti e amici, ospiti e clienti, compagni di lavoro e di viaggio. Un grande apologeta può dire con fierezza: «Siamo di ieri, ma abbiamo già riempito il mondo e tutti i vostri territori, le città, le isole, le fortezze, i municipi, le borgate, gli stessi accampamenti, le tribù, le decurie, la reggia, il senato, il foro». Senza far chiasso, il cristianesimo si diffonde e intanto si libera lentamente della sua matrice ebraica e assume un’espressione greca. Questo processo di trasposizione culturale giunge a maturazione nel III secolo, con i prestigiosi maestri della scuola teologica di Alessandria in Egitto. Tuttavia, dati i rapporti conflittuali con la società, l’incidenza sulla civiltà greco-romana nel suo complesso rimane marginale fino alla svolta costantiniana.
[488] Numerosi sono i màrtiri, eroici e umanissimi, come possiamo rilevare da lettere, atti e passioni. Ma forse più numerosi sono coloro che non resistono al momento della prova.Si tratta dunque di una stagione senz’altro splendida per creatività ed eroismo, ma non certo perfetta e da idealizzare.
[864] «Beati i perseguitati per causa della giustizia» (Mt 5,10). Si tratta di chi subisce insulti, discriminazioni e violenze a motivo della nuova giustizia evangelica, e quindi a motivo della sua identità cristiana: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11). L’amore appassionato per Cristo e il fascino del suo vangelo danno il coraggio, e anche la gioia, di affrontare le prove, quotidiane o eccezionali che siano, nella consapevolezza di seguire più da vicino il Maestro, ingiustamente perseguitato.
La Geénna - Beato Giacomo Alberione (I Novissimi meditati innanzi a Gesù Eucaristico): Attualmente vi è il Paradiso, il Purgatorio, l’inferno. Ora la Chiesa si compone di tre parti: la Chiesa trionfante, che comprende i beati; la Chiesa purgante in cui si trovano le anime che si preparano a salire al cielo; e la Chiesa militante nella quale siamo noi che lottiamo contro il male, guidati dal nostro grande capitano Gesù Cristo. Al giudizio universale sarà chiusa la Chiesa purgante, sarà terminata la Chiesa militante.
Rimarrà soltanto la Chiesa trionfante; e tutti quelli che, essendo macchiati, saranno trovati indegni di entrare a quella beata eternità, andranno lontani da Dio, nel fuoco eterno: in supplicium aetcrnum. Già, là, si trovano Caino, Giuda e tanti seminatori di scandali e di rovine, da anni e secoli ... Vi è tanto da temere che altre anime, ostinandosi nel male, finiscano col cadere là dentro; l’ostinazione è la via che conduce alla perdizione e tanti, purtroppo, la prendono.
L’inferno è «locus tormentorum». Dio è misericordia e giustizia insieme. Sulla terra sentiamo tutta la Sua tenerissima carità di Padre che invita al Paradiso; ma dopo morte il peccatore sentirà tutta la Sua giustizia. Dio accumula sul dannato tutti i mali: pene per lo spirito, pene per il corpo. Dante immagina scritto sulle porte dell’inferno;
Per me si va nella città dolente, per me si va nell’ eterno dolore, per me si va fra la perduta gente.
Come vi era una valle presso Gerusalemme in cui venivano buttati tutti i rifiuti, per essere bruciati, «Gehenna ignis», così vi è moralmente un posto in cui si raccoglieranno tutti i mali. La sorgente del male è unica: il peccato; nell’inferno si raccolgono tutti i peccati e quindi tutte le conseguenze: le pene. «Congregabo super eos mala».
I passeri non cadono senza che Dio lo voglia - Apollinare di Laodicea, Frammento 55: Se queste cose non derivano da Dio, però non sono senza il consenso di lui, che le volge a un fine utile per colui che ha intrapreso a operarle, come dimostra ciò che è accaduto a Giobbe. Bisogna poi sapere che, riguardo ai passeri, questo è detto per iperbole, in quanto Dio non provvede specificamente a queste cose, secondo quanto dice l’apostolo: Dio non si interessa dei buoi. A motivo degli uomini provvede a questi animali, poiché siano dati agli uomini per la loro utilità. L’asse sta a significare in buon prezzo.
O Dio, che affidi alla nostra debolezza
l’annuncio profetico della tua parola,
liberaci da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede,
ma confessiamo con franchezza
il tuo nome davanti agli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.