13 Giugno 2026
Cuore Immacolato di Maria
Is 66,9-11; Salmo Responsoriale 1Sam 2,1.4; Lc 2,41-51
Cuore Immacolato di Maria - Nino Grasso: La vicinanza delle due feste riconduce a S, Giovanni Eudes, il quale nei suoi scritti non separò mai i due Cuori di Gesù e di Maria e sottolinea l’unione profonda della madre col Figlio di Dio fatto carne, la cui vita pulsò per nove mesi ritmicamente con quella del cuore di Maria.
La Liturgia della festa sottolinea il lavorio spirituale del cuore della prima discepola di Cristo e presenta Maria come protesa, nell’intimo del suo cuore, all’ascolto e all’approfondimento della parola di Dio.
Maria medita nel suo cuore gli eventi in cui è coinvolta insieme a Gesù, cercando di penetrare il mistero che sta vivendo: conservare e meditare nel suo cuore tutte le cose, le fa scoprire la volontà del Signore, come un pane che la nutre nell’intimo, come un’acqua zampillante in un fecondo terreno. Con questo suo modo di agire, Maria ci insegna a nutrirci in profondità del Verbo di Dio, a vivere sfamandoci e abbeverandoci di lui e soprattutto a trovare Dio nella meditazione, nella preghiera e nel silenzio. Maria, infine, ci insegna a riflettere sugli avvenimenti della nostra vita quotidiana e a scoprire in essi Dio che si rivela, inserendosi nella nostra storia.
Liturgia della Parola
Prima Lettura: Il testo isaiano, nel contesto della memoria del Cuore Immacolato, viene riferito alla Vergine Maria, e qui va letto come una profezia: “Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, la loro discendenza in mezzo ai popoli” (cfr. Lc 1,48: D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata). Il Magnificat comincia proprio con una espressione simile a quella contenuta nel testo isaiano: “la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia” (cfr. Lc 1,46-47).
Vangelo
Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.
L’episodio del ritrovamento di Gesù nel tempio, «seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava» (v. 46), chiude la serie degli episodi dell’infanzia. Lo stare seduti era la postura preferita dai maestri israeliti. Con questo racconto, Luca intende mostrare la vera identità di Gesù e la sua missione. Il riferimento cronologico, «dopo tre giorni» (v. 46), con molta probabilità è un’allusione simbolica per indicare, secondo l’uso che ne fa lo stesso evangelista (cf. Lc 9,22; 13,32; 18,33; 24,7), i tre giorni passati da Gesù nel sepolcro. Con la risposta, «devo occuparmi delle cose del Padre mio» (v. 49), in presenza di Giuseppe (v 48), Gesù afferma di avere Dio per Padre (cf. Lc 10,22; 22,29; Gv 20,17) e rivendica nei suoi riguardi rapporti che oltrepassano quelli della famiglia umana (cf. Gv 2,4). È la prima manifestazione della sua coscienza di essere «il Figlio» (cf. Mt 4,3).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,41-51
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
Parola del Signore.
Quando Gesù ebbe dodici anni - La circoncisione (Lc 2,21), la presentazione di Gesù al tempio, la purificazione della Madre (Lc 2,22), la commemorazione della Pasqua, memoriale del passaggio del Signore «oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le case» degli Israeliti (Es 12,27), celebrata annualmente a Gerusalemme, sono dati che rivelano che la sacra Famiglia era bene inserita nel tessuto sociale e soprattutto in quello religioso. Per Gesù era l’ultima volta che partecipava alla Pasqua come fanciullo. Ai tempi del Nuovo Testamento solo a tredici anni un ragazzo diveniva un «figlio della Legge» («bar Mitzvah») cioè era soggetto alla legge mosaica.
I pellegrini che si recavano nella città santa per la Pasqua viaggiavano in carovane le quali, per ragione di sicurezza, si muovevano quasi sempre di giorno. Per questo motivo Giuseppe e Maria non ebbero motivo di pensare che Gesù si fosse perduto fin quando non si fermarono per la notte. Spuntato il giorno fecero ritorno a Gerusalemme e la mattina successiva lo ritrovarono nel tempio, «seduto in mezzo a dottori, mentre li ascoltava e li interrogava» (Lc 2,46).
Gesù, «seduto in mezzo ai dottori» (lo stare seduti è proprio dei dottori ufficiali), ascolta e interroga i «didascali [dottori], lui che sarà il Didascalo per eccellenza, secondo un titolo che gli è frequentemente dato nel vangelo di Luca. Egli ascolta e risponde, e gli uditori [Luca non precisa formalmente che siano i didascali] rimangono estasiati della sua “intelligenza” e delle sue risposte. La sua qualifica futura di didascalo è dunque riconosciuta: prova glorificante, che prefigura l’avvenire» (René Laurentin, I Vangeli dell’infanzia di Cristo).
E come suggerisce Carlo Ghidelli, qui Luca «intende insistere sul fatto che Gesù non è solo il salvatore, ma anche il rivelatore, il vero, unico Maestro per il nuovo Israele, colui che parla con autorità [cf. Lc 4,32] avendo piena conoscenza di ciò che dice, essendo un autorevole esegeta della Parola di Dio, presentandosi con tutte le carte in regola quanto ad interpretazione delle promesse profetiche [cf. anche Mt 12,1-8; 19,3-9; Lc 11,31]. Abbiamo qui una dimostrazione concreta della sapienza [vv. 40 e 52] nella quale Gesù cresceva».
Anche Giuseppe e Maria restarono stupiti ed è Maria a prendere la parola. Non muove un rimprovero al figlio, ma chiede la motivazione del suo comportamento, in quanto il gesto era a Giuseppe e a lei incomprensibile e li aveva angosciati oltre misura. La risposta di Gesù può sembrare sibillina, ma in essa un messaggio, chiaro e forte, c’è: contraddicendo Maria che aveva detto «tuo padre ed io», Gesù afferma di avere nel tempio un suo Padre verso cui ha dei doveri speciali: «devo occuparmi delle sue cose». Gesù non sconfessa i legami che lo univano ai suoi genitori terreni, ma rivendica da essi una indipendenza assoluta: una rivendicazione altre volte sottolineata con energia (cf. Mc 3,31-35). La forza della risposta di Gesù sta nel devo, con cui intende affermare che l’obbedienza a Dio ha la precedenza rispetto a quella dovuta ai genitori. In ogni caso, è la prima dichiarazione della sua coscienza di essere «il Figlio».
La domanda di Gesù posta ai genitori terreni - «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» - è anche un velato rimprovero: Maria e Giuseppe avrebbero dovuto sapere dove cercare il figlio.
Pur non comprendendo, Maria «serbava tutte queste cose nel suo cuore». La Madre aveva accolto la parola rivelatrice dell’angelo, aveva sentito «stupita» la testimonianza dei pastori, le profezie di Simeone e di Anna, eppure ancora non comprendeva. Ignora anche in che modo si evolverà la vita del Figlio, quale direzione essa prenderà, se il mondo riconoscerà il suo essere Messia e come lo riconoscerà. Quindi, le rivelazioni e le profezie non sono sufficienti per varcare la soglia del mistero del Cristo. È come se Luca volesse mettere in luce due temi: «da una parte la parola di Gesù è, nel quotidiano, altrettanto difficile da comprendere quanto le rivelazioni; dall’altra, comprendere chi è Gesù non è solo accogliere nella fede, una volta per tutte, i titoli cristologici che gli sono attribuiti. Si ha un graduale processo di comprensione, di cui Luca ci mostrerà le tappe parlando dei discepoli» (Hugues Cousin, Vangelo di Luca).
Tornati a Nazaret, Gesù stava sottomesso a Maria e a Giuseppe e «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (v. 52). L’imperfetto cresceva suggerisce continuità: il fanciullo cresceva in sapienza e questo sta ad indicare uno sviluppo intellettuale e psicologico; in età si potrebbe meglio dire in statura e quindi indicherebbe uno sviluppo del corpo in modo armonioso; e cresceva in grazia, cioè «egli piaceva sempre di più a Dio e agli uomini. Cresceva quindi in se stesso: in sapienza e in statura; e cresceva anche in senso verticale [era sempre più amato da Dio], ma anche in senso orizzontale [era sempre più amato dagli uomini]» (Giovanni Leonardi, L’infanzia di Gesù).
Per approfondire
Maria e la Chiesa - A. George: 1. La vergine. - Maria, tipo del credente, chiamata alla salvezza nella fede dalla grazia di Dio, redenta dal sacrificio del figlio suo come tutti i membri della nostra razza, occupa nondimeno un posto a parte nella Chiesa. In lei non vediamo il mistero della Chiesa vissuto pienamente da un’anima che accoglie la parola divina con tutta la sua fede. La Chiesa è la sposa di Cristo (Ef 5,32), una sposa vergine (cfr. Apoc 21, 2) che Cristo stesso ha santificato purificandola (Ef 5, 25 ss). Ogni anima cristiana, che partecipa a questa vocazione, è «fidanzata a Cristo come una vergine pura» (2 Cor 11, 2). Ora la fedeltà della Chiesa a questa chiamata divina traspare in Maria per prima, e ciò nel modo più perfetto. Questo è tutto il senso della verginità a cui Dio l’ha invitata e che la maternità non ha diminuita ma consacrata. In lei si rivela così, al livello della storia, l’esistenza di questa Chiesa-vergine che, con il suo atteggiamento, fa il contrario di Eva (cfr. 2 Cor 11, 3).
2. La madre. - Maria inoltre, in rapporto a Gesù, si trova in una situazione speciale che non appartiene a nessun altro membro della Chiesa. Essa è la madre di Gesù, e lo è volontariamente. Accetta di procreare il Figlio di Dio per il popolo di Dio, e appunto questo popolo tutto essa rappresenta e impegna in questa accettazione della salvezza propostale da Dio. Questa funzione permette di assimilarla alla figlia di Sion (Sof 3, 14; cfr. Lc 1, 28), alla nuova Gerusalemme nella sua funzione materna. Se la nuova umanità è paragonabile ad una donna di cui Cristo capo è il primogenito (Apoc 12, 5), si può dimenticare che un tale mistero si è compiuto concretamente in Maria, che questa donna e questa madre non è un puro simbolo ma, grazie a Maria, ha avuto un’esistenza personale? Anche su questo punto il legame di Maria e della Chiesa si afferma con una forza tale che, dietro la donna strappata da Dio agli attacchi del serpente (Apoc 12, 13-16), antitesi di Eva ingannata dallo stesso serpente (2 Cor 11, 3; Gen 3, 13), Maria si profila nello stesso tempo che la Chiesa, poiché tale fu il suo compito nel disegno di salvezza. Perciò la tradizione ha visto a buon diritto in Maria e nella Chiesa, congiuntamente, la «nuova Eva», così come Gesù è il «nuovo Adamo».
3. Il mistero di Maria. - Per mezzo di questa connessione con il mistero della Chiesa, il mistero di Maria si illumina nel miglior modo possibile, alla luce della Scrittura. Il primo rivela chiaramente ciò che, nel secondo, fu vissuto in modo nascosto. Da entrambe le parti, c’è un mistero di verginità, mistero nuziale in cui Dio è lo sposo; da entrambe le parti, un mistero di maternità e di filiazione, in cui lo Spirito Santo agisce (Lc 1, 35; Mt 1, 20; cfr. Rom 8, 15), prima nei confronti di Cristo (Lc 1, 31; Apoc 12, 5), poi nei confronti delle membra del suo corpo (Gv 19, 26 s; Apoc 12, 17). Il mistero della verginità implica una purezza totale, frutto della grazia di Cristo, che tocca l’essere alla sua radice, rendendolo «santo ed immacolato» (Ef 5, 27): qui acquista il suo senso la concezione immacolata di Maria. Il mistero della maternità implica un’unione totale al mistero di Gesù, nella sua vita terrena fino alla prova ed alla croce (Lc 2, 35; Gv 19, 25 s; cfr. Apoc 12, 13), nella sua gloria fino alla partecipazione alla sua risurrezione (cfr. Apoc 21). Colei che fu «ripiena di grazia» da parte di Dio (Lc 1, 28) rimane sul piano dei membri della Chiesa, «ripieni di grazia nel diletto» (Ef 1, 6). Ma per la sua mediazione il Figlio di Dio, unico mediatore, si è fatto fratello di tutti gli uomini ed ha stabilito il suo legame organico con essi, così come essi non lo raggiungono senza passare attraverso la Chiesa, che è il suo corpo (Col 1, 18). L’atteggiamento dei cristiani nei confronti di Maria è determinato da questo fatto fondamentale: perciò è in rapporto così diretto con il loro atteggiamento nei confronti della Chiesa loro madre (cfr. Sal 87, 5; Gv 19, 27).
Il cuore immacolato di Maria: un messaggio per noi oggi - Come dimenticare papa Francesco che, il 25 marzo 2022 – in comunione con i vescovi di tutto il mondo – ha consacrato la Russia e l’Ucraina al cuore immacolato di Maria? E, pregando per la pace, ha detto: «Signore Gesù, morto in braccio alla mamma in un bunker di Kharkiv, abbi pietà di noi».
Le sue parole ci aiutano a capire il senso, l’importanza e tutta l’attualità della memoria che la Chiesa propone il [13] giugno: il cuore immacolato della beata Vergine Maria. Non è solo un ricordo, non è solo qualcosa da onorare, non è qualcosa di lontano, che “non ci tocca”, è un messaggio vivo ancora oggi ed è una parola che dice di sperare oltre ogni speranza e di rispondere all’odio con l’amore.
«Il mio cuore immacolato trionferà!». È questa la promessa che la Vergine, nel 1917, ha fatto ai tre pastorelli di Fatima e, con loro, a noi tutti; è una promessa che insegna uno sguardo di speranza e che risuona, in tutta la sua bellezza, ancora oggi.
Nel 2000, Joseph Ratzinger, lo spiegava con queste parole, riportate da “Vatican News”: «Che cosa significa? Il cuore aperto a Dio, purificato dalla contemplazione di Dio è più forte dei fucili e delle armi di ogni specie. Il “fiat” di Maria, la parola del suo cuore, ha cambiato la storia del mondo, perché essa ha introdotto in questo mondo il Salvatore; perché grazie a questo “sì” Dio poteva diventare uomo nel nostro spazio e tale ora rimane per sempre. Il maligno ha potere in questo mondo, lo vediamo e lo sperimentiamo continuamente; […] Ma da quando Dio stesso ha un cuore umano e ha così rivolto la libertà dell’uomo verso il bene, verso Dio, la libertà per il male non ha più l’ultima parola. Da allora vale la parola: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Il messaggio di Fatima ci invita ad affidarci a questa promessa».
La preghiera può vincere per il mondo e nel mondo - E allora, se ci chiediamo che cosa possiamo fare oggi, nel nostro piccolo, per il mondo e nel mondo; che cosa possiamo fare per essere propagatori di pace, la risposta più immediata è: coltivare la preghiera e questo spirito di speranza invincibile che ci insegna la Vergine Maria, lei che sa custodire nel cuore ogni cosa e ogni cosa offre al Signore. (Autore: Editrice Shalom)
Bernardo da Chiaravalle (Hom. I sup. Miss.): Chi era sottomesso? E a chi? Dio agli uomini; Dio - dico -a cui gli Angeli sono sudditi, a cui i Principati e le Potestà obbediscono. Era sottomesso a Maria, ma non soltanto a Maria, bensì anche a Giuseppe, a causa di Maria. Ammira quindi e scegli se venerare di più la benigna degnazione del Figlio o la sublime dignità della Madre ... Impara, uomo, ad obbedire; impara, terra, a sottometterti; impara, polvere, a ottemperare ... Dio si umilia e tu, uomo, ti esalti? Dio si sottomette agli uomini e tu vuoi dominarli mettendoti al di sopra del tuo Autore? Se tu, o uomo, rifiuterai di imitare l’esempio dell’uomo, certo non ti sarà più spregevole seguire il tuo Creatore.
O Dio,
che hai preparato una degna dimora dello Spirito Santo
nel cuore della beata Vergine Maria,
per sua intercessione concedi a noi
di essere tempio vivo della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo