31 Marzo 2026
Martedì della Settimana Santa
Is 49,1-6; Salmo Responsoriale dal Salmo 70 [71]; Gv 13,21-33.36-38
Salve, nostro Re, obbediente al Padre: sei stato condotto alla croce, come agnello mansueto al macello.
M.É. Boismard: Gesù è l’agnello (1 Piet 1, 19; Gv 1, 29; Apoc 5, 6) senza difetto (Es 12, 5), cioè senza peccato (1 Piet 1, 19; Gv 8, 46; 1 Gv 3, 5; Ebr 9, 14), che riscatta gli uomini a prezzo del suo sangue (1 Piet 1, 18 s; Apoc 5, 9 s; Ebr 9, 12-15). In tal modo egli li ha liberati dalla «terra» (Apoc 14, 3), dal mondo malvagio dedito alla perversione che deriva dal culto degli idoli (1 Piet 1, 14. 18; 4, 2 s), cosicché ormai essi possono evitare il peccato (1 Piet 1, 15 s; Gv 1, 29; 1 Gv 3, 5-9) e formare il nuovo «regno di sacerdoti», la vera «nazione consacrata» (1 Piet 2, 9; Apoc 5, 9 s; cfr. Es 19, 6), offrendo a Dio il culto spirituale di una vita irreprensibile (1 Piet 2, 5; Ebr 9, 14).
Essi hanno lasciato le tenebre del paganesimo per la luce del regno di Dio (1 Piet 2, 9): questo è il loro esodo spirituale. Avendo, grazie al sangue dell’agnello (Apoc 12, 11), vinto Satana, di cui il faraone era il tipo, essi possono intonare «il cantico di Mosè e dell’agnello» (Apoc 15, 3; 7, 9 s. 14-17; cfr. Es 15) che esalta la loro liberazione.
Questa tradizione, che vede in Cristo il vero agnello pasquale, risale alle origini stesse del cristianesimo. Paolo esorta i fedeli di Corinto a vivere come azzimi, «nella purezza e nella verità», poiché «la nostra pasqua, Cristo, è stato immolato» (1 Cor 5, 7). Qui egli non propone un insegnamento nuovo su Cristo-agnello, ma si riferisce alle tradizioni liturgiche della Pasqua cristiana, ben anteriori quindi al 55-57, data in cui l’apostolo scriveva la lettera. Stando alla cronologia giovannea, l’evento stesso della morte di Cristo avrebbe fornito il fondamento di questa tradizione. Gesù fu messo a morte la vigilia della festa degli azzimi (Gv 18. 28; 19, 14. 31), quindi il giorno della Pasqua, nel pomeriggio (19, 14), nell’ora stessa in cui, secondo le prescrizioni della legge, si immolavano nel tempio gli agnelli. Dopo la morte non gli furono spezzate le gambe come agli altri condannati (19, 33), ed in questo fatto l’evangelista vede la realizzazione di una prescrizione rituale concernente l’agnello pasquale (19, 36; cfr. Es 12, 46).
Liturgia della Parola
I Lettura: Il servo è presentato come un profeta oggetto di una predestinazione divina e di una missione che supera quella degli altri profeti poiché egli stesso sarà reso «luce delle nazioni» (v. 5). Il vecchio Simeone stringendo tra le braccia il bambino Gesù presentato al tempio, si ispirerà proprio a questo passo per proclamare l’infante «luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,32). Infine, forte della forza di Dio, compirà un’opera di liberazione e di salvezza «fino all’estremità della terra» (v. 6).
Vangelo
Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato: il turbamento di Gesù scaturisce dal tradimento Giuda, e sopra tutto dal vedere un’anima sopraffatta dal potere del demonio: uno di voi mi tradirà... «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Anche Pietro rinnegherà il Maestro, ma mentre Giuda tradisce Gesù senza pentimenti; Pietro laverà con lacrime di pentimento il suo peccato.
Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui: la glorificazione del Figlio è in pari tempo la glorificazione del Padre: l’una si attua nell’altra. Tale glorificazione sarà realizzata immediatamente con la morte e risurrezione di Cristo, ma avrà la sua pienezza alla Parusìa, alla fine dei tempi.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,31-33.36-38
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte».
Parola del Signore.
In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà - La Bibbia di Navarra: versetto 21. Il dolore di Cristo è proporzionato alla gravità dell’offesa. Giuda era uno degli eletti da Gesù perché fosse suo apostolo: per tre anni aveva intrattenuto rapporti familiari e intimi con lui, l’aveva seguito ovunque, aveva visto i miracoli, ascoltato la dottrina, conosciuto la tenerezza del suo cuore ... E dopo tutto questo, nel momento decisivo, Giuda non solo abbandona il Maestro, ma lo tradisce e lo vende. Il tradimento di una persona cara è assai più doloroso e crudele di quello di un estraneo, poiché presuppone mancanza di lealtà.
Anche la vita spirituale del cristiano è una vera amicizia con Cristo; è perciò fondata sulla lealtà, sulla rettitudine e sulla fedeltà alla parola data.
Giuda aveva deliberato di tradire Gesù e si mise d’accordo con i principi dei sacerdoti (cfr Ml 26,14; Mc 14,10-11; Lc 22,3-6). La tentazione, ormai consumata nel cuore di Giuda, maturava da tempo, come abbiamo visto in occasione dell’unzione a Betània, allorquando l’apostolo aveva riprovato il gesto d’amore di Maria; in proposito san Giovanni aveva allora osservato che Giuda protestò non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro (cfr Gv 12,6).
versetto 23. A quel tempo era consuetudine mangiare, nelle occasioni solenni, stando sdraiati su una specie di divano chiamato “triclinio”. Ci si appoggiava sul fianco sinistro, mangiando con la mano destra. Era in tal modo assai facile volgersi al commensale posto alla propria sinistra e conversare con lui confidenzialmente. Questo versetto dà a conoscere un particolare che rivela l’intimità e l’amicizia che il Maestro e il discepolo prediletto intrattenevano fra di loro (cfr Cv 19,27; 20,2; 21,23), paradigma dell’amore di Gesù per tutti i suoi veri discepoli, così come dell’amore di questi per il Maestro.
versetti 26-27. II boccone che Gesù offre a Giuda è segno di amicizia e invito, dunque, a desistere dalle sue trame perverse. Giuda, però, respinge l’opportunità che gli è data. «Ha ricevuto una cosa buona - osserva sant’Agostino -, ma l’ha ricevuta a suo danno, perché, indegno com’era, ha ricevuto indegnamente una cosa buona» (In Joannis Evang. tractatus, 61,6). Le parole “satana entrò in lui” segnalano che da quel momento Giuda s’abbandona completamente alla tentazione del demonio.
versetto 29. «Tutti questi particolari sono serbati a nostro insegnamento: quando vi oltraggiano, non vi indignate. Pensate al colpevole e compiangetene la violenza dell’indole. Chi nuoce al bene degli altri, il calunniatore, quali interessi lede in primo luogo? Quelli propri, non v’è alcun dubbio [ ... ].
«Cristo Gesù colma di benefici Giuda il traditore, gli lava i piedi, l’ammonisce senza acredine, lo riprende con discrezione, cerca di guadagnarne il cuore, l’onora fino a mangiare con lui, fino ad abbracciarlo; e anche quando Giuda non si ravvede, Gesù non desiste dalla sua amorevole sollecitudine» (Agostino, Om. sul Vangelo di san Giovanni, 71,4).
versetto 30. L’annotazione “era notte” non consegna unicamente un semplice dato cronologico, ma allude alla oscurità quale immagine del peccato, del potere tenebroso che in quel momento iniziava la sua “ora” (cfr Lc 22,53). Il contrasto tra la luce e le tenebre, l’opposizione del male al bene, emerge frequentissimo nella Bibbia, specialmente nel quarto Vangelo, dove, fin dal prologo, ci viene detto che Cristo è la luce vera che le tenebre non hanno accolto (cfr Gv 1,5).
versetti 31-32. La glorificazione è riferita soprattutto al trionfo che Cristo conseguirà fin da quando sarà innalzato sulla Croce (Gv 3,14; 12,32). San Giovanni rileva che la morte di Gesù segna l’inizio della sua gloria; ciò è talmente vero che la crocifissione può essere considerata come il primo passo dell’ascesa di Cristo al Padre.
Al tempo stesso è la glorificazione del Padre, poiché Gesù, accettando volontariamente di morire per amore, quale atto supremo di obbedienza alla volontà divina, compie il sacrificio più grande con cui l’uomo possa rendere gloria a Dio. Il Padre ricambierà questa glorificazione che Cristo gli tributa glorificandolo a sua volta, quale Figlio dell’uomo, cioè nella sua umanità santissima, attraverso la Risurrezione e l’esaltazione alla propria destra. Cosicché la gloria che il Figlio rende al Padre è nel contempo gloria per il Figlio. Allo stesso modo, anche il discepolo di Gesù troverà il suo più grande motivo di gloria nel far proprio l’atteggiamento di obbedienza del Maestro. San Paolo l’insegna luminosamente: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14).
Per approfondire
Gesù fu profondamente turbato: Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo (Omelia, 11-04-2006): Il Vangelo di Giovanni, dal capitolo 13 al capitolo 17, riporta una serie di discorsi che manifestano la preoccupazione di Gesù per quel piccolo gruppo di discepoli e per quelli che attraverso la loro parola crederanno in lui (cfr. Gv 17,20). È un’ora segnata dalla inesorabile avvicinarsi della morte. Gesù ha il cuore affollato di sentimenti, anche contraddittori: non vuole morire ma neppure fuggire. È giunta comunque l’ora della sua “partenza”. Ma quel che lo angoscia è il futuro di quel piccolo gruppo a cui ha legato il suo Vangelo. Non è scontato che continueranno a stare insieme. Eppure è a loro che lascia l’eredità del cammino intrapreso. Dice loro: “Un comandamento nuovo vi do: che vi amiate gli uni gli altri”. Non è la prima volta che parla di questo comandamento, ma ora c’è la solennità di un testamento. È evidente la volontà di Gesù di creare una comunità d’amore tra i suoi; una comunità di fratelli, quella che gli uomini da soli non sanno creare. Proprio questi discepoli, infatti, durante la stessa cena, avevano appena discusso su chi fosse tra loro il più grande. Solo Gesù sa creare tra gli uomini un’amicizia nuova, fraterna, profonda e non competitiva.
Gesù e Pietro - Mario Galizzi (Vangelo secondo Giovanni): Qualcosa continuava a non funzionare per Pietro.
Prima si era opposto a Gesù, il Signore, che aveva voluto assumere l’atteggiamento di un servo. Ora non capisce perché se ne debba andare senza di loro: un signore è sempre seguito dai suoi sudditi. È chiaro che a Pietro interessa Gesù e solo Gesù; egli lo ama come suo Signore, il resto delle sue parole per ora non gli interessano.
Eppure la soluzione ai problemi di Pietro è proprio lì, nella legge dell’amore vicendevole. Il Signore così come si rivela non è uno che accentra su di sé l’amore, ma uno che lo diffonde. Per questo a Pietro che gli chiede: «Dove vai?», dà la stessa risposta già data prima (13,33): «Dove io vado tu non puoi seguirmi».
«Seguirmi», è il verbo della sequela, del discepolato. Dicendo così Gesù annuncia che deve affrontare da solo il suo destino, deve insegnare per primo ai suoi discepoli come si fa ad amare sino alla fine, sino alla perfezione. Poi toccherà a loro e Pietro sarà tra i primi: «Mi seguirai più tardi».
Gesù sa che Pietro un giorno darà, come lui, la vita per i suoi. Ma Pietro ora non capisce. Vive ancora con le vecchie categorie: non è il Signore che deve dare la vita per i suoi sudditi, sono questi che debbono darla per il loro Signore. Perciò gli dice: «Perché non posso seguirti ora? Io sono disposto a dare la mia vita per te». Non ha capito Gesù. Il Maestro non intende così l’amore. L’amore che lui vuole non accentra: è diffusivo.
Nessuno è chiamato a dare la vita per il suo Signore, a sacrificarsi per il capo. Questo modo di fare, tipico del mondo, non vale per Gesù. Egli non chiede a nessuno di sacrificare la propria vita per salvarsi lui; egli è venuto per salvare altri, per dare la vita per la salvezza degli altri, e questa è la regola per i suoi discepoli, ma la capiranno più tardi, quando avranno ricevuto il suo Spirito. Allora impareranno che seguire Gesù significa essere disposti a dare con Gesù e come lui la vita per gli altri, anche per i nemici.
Per quanto riguarda Pietro, la sua ostinazione a non volere entrare nella mentalità di Gesù diventerà, nel momento della prova, disillusione, rinnegamento. Ma un giorno ritornerà.
... non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte: Paolo VI (Udienza Generale, 28 giugno 1972): [...]. E ancora un altro segno ci narra la storia di Pietro, il gallo. Quel gallo implacabile che cantò nella notte della negazione, la notte del processo di Gesù, come Gesù aveva predetto: «Prima che il gallo canti per la seconda volta, mi rinnegherai» (Matth. 14,72). Pietro uomo ci appare nella sua drammatica complessità psicologica, nella sua fragilità umana; era buono, sincero, era esuberante di sentimenti e di parole; si fidava, così trasportato dal suo entusiasmo, si fidava di sé, Il demonio prevalse su di lui (1Petr. 5,8). E subito la paura l’invase, e negò, e mentì alla fedeltà e all’amore: «Non lo conosco!» (Marc. 14,71). Per fortuna - oh! quale bontà di Cristo per il suo debole e prescelto testimonio! - Gesù, proprio in quel momento, «si voltò e guardò Pietro» (Luc. 22,61); e tanto bastò per sconvolgere nel rimorso e nel pianto il povero apostolo, che fuggì, ma non disperò. Gesù gli aveva anche predetto ch’egli si sarebbe ripreso e che sarebbe stato poi suo compito di «confermare i suoi fratelli» (Ibid. 22,32).
Testimoni di Cristo - Santa Balbina di Roma Martire: Di lei non si hanno molte notizie certe. Secondo la tradizione era figlia del tribuno romano e martire Quirino con cui venne uccisa intorno al 130 per poi essere seppellita sulla via Appia. Tuttavia il cimitero che vi si trova nonché la chiesa sul piccolo Aventino non avrebbe alcun legame con lei. Balbina era stata battezzata da Papa Alessandro I insieme al padre convertitosi al cristianesimo. Ammalatasi gravemente fu portata dal Pontefice che allora era imprigionato e ne venne guarita. Di estrazione nobile venne chiesta più volte in sposa ma rimase sempre fedele al suo voto di verginità.
Arrestata insieme col padre per ordine dell’imperatore Adriano venne decapitata dopo lunghe torture.
L’iconografia la raffigura con croce e scettro di gigli; talvolta anche con un angelo che indica il cielo. Altre immagini la rappresentano mentre tiene in mano una catena. Sarebbe infatti guarita dal mal di gola sfiorando le catene che tenevano imprigionato Papa Alessandro I. (Avvenire)
Alberto Magno (In ev. Jo. exp., XIII): ... il discepolo che Gesù amava ...: cioè colui che era stato perfetto imitatore della disciplina della carità, della mansuetudine e dell’umiltà di Cristo, si trovava vicinissimo a Gesù per quattro motivi: il timore per le parole appena pronunciate dal Signore, la dolcezza del Sacramento assunto con l’ultima cena, il sentimento d’amore per il Signore e il trasporto per la contemplazione della sua Parola.
Concedi a questa tua famiglia, o Padre,
di celebrare con fede
i misteri della passione del tuo Figlio
per gustare la dolcezza del tuo perdono.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
ORAZIONE SUL POPOLO ad libitum
La tua misericordia, o Dio,
liberi dalle insidie dell’antico peccato
il popolo a te fedele
e lo renda capace della santità di una vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.