6 Aprile 2026
Lunedì fra l’Ottava di Pasqua
At 2,14.22-33; Salmo Responsoriale Dal Salmo 15 (16); Mt 28,8-15
Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo. (Sal 117,24 - Acclamazione al Vangelo).
Spirito Rinaudo: Per gli Ebrei, erano giorni memorabili, di gran festa e di gioia, quelli nei quali vedevano rinascere la loro nazione e la città santa dopo le tristezze dell’esilio e la rovina delle guerre; ciò significava per essi un nuovo inizio della loro storia, la riconferma della loro elezione da parte di Dio e la continuazione dell’alleanza. Per il mondo e per tutta l’umanità, il giorno della risurrezione di Cristo da morte segna veramente l’inizio di una èra nuova. La Chiesa saluta il sorgere di questo giorno con il canto celeste dell’alleluia e con il salmo 117.
Liturgia della Parola
I Lettura - AI Mode: La citazione At 2,14.22-33 si riferisce a un passaggio fondamentale degli Atti degli Apostoli. Si tratta di una parte del primo grande discorso pubblico di san Pietro a Gerusalemme nel giorno di Pentecoste.
Ecco i punti salienti del brano:
Il Discorso di Pietro: L’annuncio iniziale (v. 14): Pietro, insieme agli altri undici apostoli, si rivolge alla folla spiegando gli eventi prodigiosi appena accaduti con la discesa dello Spirito Santo.
Gesù il Nazareno (vv. 22-24): Pietro presenta Gesù come un uomo accreditato da Dio attraverso miracoli e prodigi. Nonostante sia stato consegnato e ucciso per mano di pagani, Dio lo ha risuscitato, sciogliendo i legami della morte.
La profezia di Davide (vv. 25-31): Viene citato un salmo di Davide per dimostrare che il patriarca aveva previsto la risurrezione del Cristo. Pietro spiega che Davide è morto e sepolto, dunque non parlava di se stesso, ma del Messia la cui carne non avrebbe conosciuto la corruzione.
Testimonianza e Spirito (vv. 32-33): Gli apostoli si dichiarano testimoni oculari della risurrezione di Gesù. Egli, ora innalzato alla destra di Dio, ha ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso e lo ha effuso sui credenti.
Vangelo
Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno.
Maria di Màgdala e l’altra Maria, all’alba, vanno al sepolcro, non per ungere o imbalsamare il corpo di Gesù, come dicono Marco e Luca, ma per visitarlo. Matteo, infatti, ha già dato notizia delle guardie poste a custodia del sepolcro che impedivano a chiunque l’accesso, quindi le donne non potevano entrare nella tomba per ungere il corpo di Gesù. Al gran terremoto segue l’apparizione dell’angelo del Signore dall’aspetto come la folgore e in vesti bianche come neve. Sono elementi simbolici, derivati dalle teofanie apocalittiche (cfr. Dan7,9 e 10,6.8-9). Sono tutti motivi che si collegano ai temi della manifestazione di Dio e del giudizio. Con questi tratti Matteo ci offre un codice di lettura e ci apre il senso della risurrezione stessa: è il gesto escatologico finale di salvezza che impegna gli uomini in una risposta di fede. So che cercate Gesù, il crocifisso. “Non è qui…”, l’angelo del Signore non si limita ad affermare che il Cristo è risorto, ma attira l’attenzione sulla croce: la risurrezione è la vittoria della croce, ne svela il senso positivo e salvifico. La via dell’amore percorsa da Gesù non è dunque vana: contrariamente al giudizio degli uomini, essa è la via che porta alla vita e costruisce il mondo nuovo. Il giudizio di Dio è diverso da quello degli uomini. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli (Mt 28,8): questo è il frutto più bello della Pasqua, chi ha incontrato il Risorto non può non correre per le vie del mondo per annunciare con grande gioia che la morte è stata ingoiata nella vittoria (1Cor 15,54). La pericope si conclude con il tentativo da parte del Sinedrio di mascherare la Risurrezione con il goffo suggerimento dato alle guardie di dire che il corpo del Crocifisso è stato trafugato mentre esse dormivano. Un goffo suggerimento che goffamente e maliziosamente si perpetua come litania a danno degli sprovveduti.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,8-15
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Parola del Signore.
I capi ebrei corrompono le guardie - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): versetto 8 Con timore e grande gioia; rilievo appropriato che indica lo stato psicologico delle pie donne, le quali, dopo le cose viste e sentite, provano un senso misto di turbamento e di contentezza. Si allontanarono... dal sepolcro; vari codici portano un altro verbo: uscirono (dal sepolcro), per armonizzare il testo di Matteo con quello di Marco (16, 8).
versetti 9-10 L’apparizione di cui parla Matteo va identificata molto probabilmente con quella riferita da Giovanni (20, 11-18); il quarto evangelista narra con ricchezza di particolari l’apparizione di Gesù risorto ad una sola donna: Maria Maddalena. Matteo attribuisce all’intero gruppo (venne loro incontro) ciò che è accaduto ad una sola donna: Maria di Magdala, usando il così detto «plurale di categoria» (cf. Mt., 2, 20; 24, 8; 27, 44). Gli strinsero i piedi; l’evangelista narra con affrettata sobrietà questa apparizione. Gesù prende l’iniziativa con le parole del saluto; le donne non dicono nulla, ma compiono un gesto pieno di rispettoso amore, esse si prostrano ai piedi del risorto per cercare di toccarli e baciarli. Non temete; il Maestro parla nuovamente per dissipare gli ultimi resti di turbamento. Ai miei fratelli, come in Gio., 5, 17; fino a quel momento Gesù non aveva mai usato quel termine per indicare i discepoli. Vadano in Galilea, là mi vedranno; l’espressione non indica che Gesù apparve ai discepoli soltanto in Galilea; Luca e Giovanni, come già è stato detto, narrano le apparizioni di Gesù ai discepoli avvenute in Giudea. Dal confronto con il passo di S. Paolo (1 Corinti, 15, 5-7), nel quale sono enumerate le varie apparizioni di Cristo, risulta che nessuno degli evangelisti ha inteso narrare tutte le apparizioni di Gesù risorto.
versetto 11 Alcuni dei soldati di guardia; alcune sentinelle si affrettarono più delle altre a raggiungere i gran sacerdoti per riferire l’accaduto. Matteo si limita a riportare il fatto senza indicare le modalità del rapporto compiuto dai soldati di guardia. La situazione era imbarazzante per gli uomini incaricati della vigilanza alla tomba. Non è necessario pensare che i soldati abbiano dato una spiegazione soprannaturale allo straordinario evento (questa spiegazione sarebbe stata derisa dai gran sacerdoti), ma è presumibile ritenere che le guardie, dal fatto che non sono accusate di diserzione, abbiano lasciato capire che gli avvenimenti di cui erano stati spettatori avevano una portata eccezionale.
versetti 12-14 Deliberarono di dare ai soldati molto denaro; la notizia di Matteo svela la bassezza morale dei nemici di Gesù. I gran sacerdoti e gli anziani, pur di nascondere l’evidenza dei fatti, non rifuggono dal corrompere i soldati con il denaro. Voi direte: i suoi discepoli, venuti di notte, lo rubarono mentre noi dormivamo; i sacerdoti con gli anziani istruiscono anche i soldati sul modo di spiegare il fatto; essi devono parlare di trafugamento della salma, non già di risurrezione. Indubbiamente la fragile diceria del trafugamento doveva essere detta alla gente, cioè a quella massa che, non riflettendo e non possedendo un potere discriminante, accoglie anche le notizie più impensabili; per l’autorità la diceria della rimozione notturna della salma non poteva costituire un argomento valevole. Noi lo convinceremo e non vi faremo aver noie; nel caso che il governatore venisse a conoscere la notizia ed aprisse un’inchiesta su la diserzione delle guardie, i sacerdoti assicurano alle sentinelle fuggite di evitare loro ogni noia. La sicurezza con la quale i sacerdoti parlano lascia intravedere che tra essi ed il procuratore vi erano mezzi d’intesa. Lo convinceremo (πείσομεν); alcuni esegeti ritengono che πείθω abbia qui il senso di: persuadere con denaro, cioè: corrompere con esso (cf. 2Maccabei, 4,45; 10,20).
versetto 15 I soldati accondiscendono ed accettano volentieri il denaro. Con quell’accomodamento e quell’assicurazione le sentinelle furono tranquillizzate; tirando le somme il loro servizio di vigilanza, fatta eccezione per la gran paura avuta, si chiudeva in attivo. Questa diceria si è sparsa tra i Giudei fino al giorno d’oggi; l’evangelista indica la fonte della sua informazione; egli ha appreso la notizia da circoli ebraici nei quali era corrente quella spiegazione dei fatti; anche S. Giustino (Contro Trifone, 108) attesta l’esistenza di questa diceria del trafugamento. Matteo, che probabilmente ha avuto un intento apologetico nel riportare l’episodio (28, 11-15), non nasconde una punta d’ironia nel suo racconto: i rappresentanti dell’ebraismo (i gran sacerdoti e gli anziani) ricorrono alla testimonianza di persone addormentate. S. Agostino rilevava la fragilità di questa diceria con una formula incisiva e mordacemente ironica: dormientes testes adhibes.
Per approfondire
Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Questo brano disorienta più di quello della costituzione del corpo di guardia (27,62-66). Tutto sembra predisposto e ponderato con prudenza. Ma quando avviene l’imprevisto, lo si deforma con una menzogna evidente. Delle guardie, quando mai possono ammettere di aver dormito? E se Pilato ne viene a conoscenza, come potrebbe passar sopra a una mancanza così grave? Che interesse dovrebbero avere le guardie a diffondere questa storiella? Eppure questa fama ha resistito per decenni tra i giudei.
E come potrà portar frutti il seme sparso, se il terreno viene “guastato” in questo modo? L’annuncio di quanto gli apostoli hanno visto e udito, come può trovare cuori pronti al accoglierlo, se questi sono stati già induriti?
Il discorso vale in primo luogo certamente per le guide del popolo, che hanno diretto il processo contro Gesù, disposto ed eseguito in tutte le sue fasi, fino a quest’ultima. Ma la menzogna si divulga e avvelena il popolo, e rende difficile diffondere la fede del messaggio della risurrezione! Benché abbia già fatto irruzione il tempo nuovo di Dio, satana può continuare la sua opera.
La risurrezione di Gesù: un avvenimento diverso: Catechismo degli Adulti 269: La risurrezione di Gesù può essere considerata un fatto storico? È questa una domanda importante per la fede. La risurrezione di Gesù si riflette nella storia con dei segni: il sepolcro vuoto, le apparizioni del Risorto, la conversione e la testimonianza dei discepoli, i miracoli e altre manifestazioni dello Spirito. Tuttavia si tratta di un avvenimento non osservabile direttamente come i normali fatti storici: un avvenimento reale senza dubbio, ma di ordine diverso. I Vangeli narrano le sue manifestazioni, ma non lo raccontano in se stesso, perché non può essere raccontato. Le sue modalità rimangono ignote. Con la risurrezione, Gesù non è tornato alla vita mortale di prima, come Lazzaro, la figlia di Giàiro o il figlio della vedova di Nain; è entrato in una dimensione superiore, ha raggiunto in Dio la condizione perfetta e definitiva di esistenza. Non è tornato indietro, ma è andato avanti e adesso non muore più. Il nostro linguaggio non può descriverlo come veramente è: i risorti sono «come angeli nei cieli» (Mc 12,25) e il loro corpo è un «corpo spirituale» (1Cor 15,44), trasfigurato secondo lo Spirito, vero ma diverso da quello terrestre, come la pianta è diversa dal seme
Omelia per la santa Risurrezione del nostro Salvatore - Giovanni da Beirut (Hom. in Pascha): “Il pio coro delle donne amiche di Dio custodiva un legame d’amore con il sepolcro del Maestro, esse attendevano di veder risplendere di bel nuovo la Vita che sarebbe uscita da un ‘sepolcro tagliato nella roccia’ [Lc 23,53]. A queste donne in lacrime [cfr. Gv 20,11.13.15], due angeli luminosi [cfr. Gv 20,12; Lc 24,4] e abbaglianti come lampi di luce [cfr. Lc 24,4], davano il lieto annuncio. Con il loro aspetto radioso e sorridente, mostravano che la Gioia del mondo era risuscitata, e rimproveravano le donne di pensare a torto che la Vita [cfr. Gv 11,25; 14,6] potesse essere ancora nascosta nel sepolcro e di cercare colui che è vivo in mezzo ai morti [cfr. Lc 24,5]. Muovevano loro dei rimproveri e gridavano verso di loro: «“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?’ [Lc 24,5]. Fino a quando rimarrete così nell’errore, a piangere? Fino a quando riterrete morto colui che è vivo e dispensatore di vita? La Luce [cfr. Gv 8,12; 1,4] è risorta, come aveva predetto, al terzo giorno [cfr. Mt 27,63]. Il sepolcro non ricopre più colui che aveva ricoperto la terra con il cielo [cfr. Gen 1,6-8]. Egli non è più avvolto dalle fasce [cfr. Lc 2,7-12]; egli che con una sola parola ha sciolto i lacci della morte [cfr. Gv 11,43-44]. Andate via gioiose, correte ad annunciare agli apostoli la buona novella della Risurrezione». Queste donne dunque, portate per il loro sesso al pessimismo e tuttora affezionate, per l’amore che portavano a Dio, eccole consolate da un messaggio tanto importante, trasmesso loro da angeli, e bastante a rasserenarle dal loro sconforto. Peraltro, oggi, i pastori della grazia annunciano la buona novella alle chiese del Crocifisso sparse su tutta la terra, servendosi delle parole sacre di Paolo, con le quali anch’io, a mia volta, grido a voi nella letizia: ‘Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che si sono addormentati nella morte’ [1Cor 15,20]. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Testimoni di Cristo - Santa Nicoletta Boylet, Vergine: È nata quando ormai i genitori - il carpentiere Roberto Boylet e sua moglie Caterina - non speravano più di avere figli. L’hanno chiamata Nicoletta (familiarmente Colette) in onore di Nicola di Bari, alla cui intercessione si attribuiva la sua nascita. Colette intraprende la sua complicata esperienza religiosa a 18 anni, dopo la morte dei genitori. E la conclude a 25 su consiglio del francescano Enrico di Baume, tornando fra le Clarisse, perché si sente chiamata alla riforma degli Ordini istituiti da san Francesco. Nel 1406, a Nizza, riceve il velo da Benedetto XIII, che l’autorizza a riformare i monasteri dell’Ordine e a fondarne di nuovi. Per alcuni anni, lei vede fallire gli sforzi di riforma, e solo nel 1410 ha il suo primo monastero rinnovato a Besançon, seguito poi da altri 16. Colette muore a Gand nel 1447. (Avvenire)
O Padre, che fai crescere la tua Chiesa
donandole sempre nuovi figli,
concedi ai tuoi fedeli di custodire nella vita
il sacramento che hanno ricevuto nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.