13 Luglio 2026
Lunedì XV Settimana del tempo Ordinario
Is 1,10-17; Salmo Responsoriale Dal Salmo 49 (50); Mt 10,34-11,1
Avversione al male - Cessate di fare il male - Catechismo della Chiesa cattolica: 1427 Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente essenziale dell’annuncio del Regno: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione. È mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova.
1431 La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza nella misericordia di Dio e la fiducia nell’aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato «animi cruciatus [afflizione dello spirito]», «compunctio cordis [contrizione del cuore]».
1706 Con la sua ragione l’uomo conosce la voce di Dio che lo «chiama sempre [...] a fare il bene e a fuggire il male». Ciascuno è tenuto a seguire questa legge che risuona nella coscienza e che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo. L’esercizio della vita morale attesta la dignità della persona.
1776 «Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore [...]. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore [...]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria»
Liturgia della Parola
I Lettura - Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni - Dal libro del profeta Isaia 1,10-17 - Manuel Semprini: Isaia fa ascoltare al popolo d’Israele la voce di Dio, che sembra non ammettere repliche quanto è sferzante e dura. A Dio non piacciono le “offerte inutili” di coloro le cui “mani grondano sangue”. Che senso può avere il culto reso a Dio, se poi alla perfetta liturgia non seguono azioni appropriate nella vita di tutti i giorni? Questa ipocrisia cultuale ricorda un po’ quella che denuncia Gesù nel vangelo di Matteo, quando, rivolgendosi alla folla, sottolinea con forza e biasimo il comportamento falso e subdolo degli scribi e dei farisei: «all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,28).
Celebrare messe solenni, moltiplicare preghiere e litanie, cantare inni, non assumono un significato vero di fede se non sono accompagnati dall’apprendere “a fare il bene”. Non si tratta di partecipare con convinzione e autenticità alla Messa. Quello che il Signore mi chiede è ben altro. Devo imparare a vivere con e per gli altri, che non sono estranei, ma fratelli. Devo ricercare la giustizia, che non è un astratto principio etico, ma un agire in modo che chi è oppresso, abbandonato e solo sia raggiunto, sollevato e protetto.
Se agirò così, se la mia vita sarà ricca di amore, allora il mio sacrificio sarà gradito a Dio.
Vangelo
Nono venuto a portare non pace, ma una spada
Il Vangelo ci mette dinanzi a una scomoda e scorticante verità: per seguire il Maestro occorre rinnegarsi e per guadagnare la vita eterna bisogna rischiare la vita terrena. Seguire Gesù, fedeli fino alla morte, comporta privazioni e «spesso difficoltà e anche persecuzioni. Accettare il discepolato cristiano senza condizioni, con tutte le implicazioni che porta con sé, è prendere sulle spalle la croce. Si tratta dei discepoli di un uomo che morì sulla croce. Se i discepoli non possono aspirare a essere da più del Maestro, devono essere disposti a morire come lui» (Felipe F. Ramos). L’ospitalità esaltata da Cristo, si farà cristiana quando nei pellegrini, spesso bisognosi di tutto, si coglieranno i tratti di Gesù (Eb 13,2). Un favore fatto ai piccoli, anche il più umile come un bicchiere d’acqua fresca, è da ritenersi fatto a Cristo. Nelle comunità cristiane, l’ospitalità sarà richiesta per essere iscritti nel «catalogo delle vedove» (1Tm 5,9-10).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Parola del Signore.
Pace e spada - Felipe F. Ramos: Abbiamo davanti a noi uno dei paradossi più vistosi. Sembrano parole in contrasto con le speranze nel Messia che doveva essere il principe della pace (Is 9,5); sono contrarie alle speranze di tutti gli uomini che lottano e lavorano per la pace; sono contrarie alla stessa parola di Gesù che ha proclamato beati tutti quelli che lavorano per la pace (5,9: saranno chiamati figli di Dio) e ha ordinato ai suoi discepoli di annunziare la pace.
È agevole uscire da questo tremendo paradosso? Naturalmente no, se lo si prende nel senso che gli è stato dato talvolta per giustificare la «guerra santa» o aspirazioni umane o intransigenze religiose. La spada o lotta portata da Gesù non è dichiarazione di guerra contro il resto dei mortali che non accettano la fede cristiana. I figli del tuono furono ripresi duramente per questa mentalità: «Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9,54-55) dissero; ma egli li rimproverò. Non si tratta della lotta dei discepoli contro altri uomini, ma di questi uomini contro i discepoli.
La spada-divisione è implicita nelle esigenze della presenza di Gesù. Lo stesso messaggio porta alla divisione: esige la rinunzia alle cose più amate, esige che nessuno e nulla sia al di sopra di lui nella scala dei valori che l’uomo deve trattare. Gerarchizzando questi valori, egli intende stare alla vetta; e non tutti, e anzi pochi sono disposti ad accettare questo criterio. Solo una fede profonda può farlo accettare. La divisione di cui si parla nel testo era già stata vissuta come esperienza nella Chiesa, subito dopo che il giudaismo ufficiale aveva lanciato il decreto di scomunica contro tutti quelli che avessero ammesso che Gesù era il Messia. Questo portò nelle famiglie la divisione a cui accenna il testo. Ma, al di sopra e al di là di questo livello sta l’esperienza della Chiesa, dei discepoli di Gesù che vogliono essere pienamente coerenti con la loro vocazione, con la chiamata del Signore e con le esigenze cristiane. L’esigenza che, a volte, è imposta ai discepoli di Gesù, di rinunziare a tutto e a tutti, anche alle cose più amate (8,22), va incontro all’incomprensione, alla divisione, alla lotta, la spada in azione, che è la stessa parola di Dio (Eb 4,12).
Per approfondire
Dio trionfa del male - Jules De Vaux (Dizionario di Teologia Biblica): Rivelandosi come salvatore, Dio annunziava già la sua futura vittoria sul male. Era ancora necessario che questa si affermasse in una forma definitiva, rendendo l’uomo buono e sottraendolo al potere del maligno (1 Gv 5, 18 s), «principe di questo mondo» (Lc 4, 6; Gv 12, 31; 14, 30).
1. Certamente Dio aveva già dato la legge, che era buona e destinata alla vita (Rom 7, 12 ss): praticando i comandamenti, l’uomo farebbe il bene ed otterrebbe la vita eterna (Mt 19, 16 s). Ma questa legge rimaneva per sé inefficace finché il cuore dell’uomo, prigioniero del peccato, non era mutato. Volere il bene è alla portata dell’uomo, ma non il compierlo: egli non fa il bene che vuole, fa il male che non vuole (Rom 7, 18 ss). La concupiscenza lo trascina quasi suo malgrado, e la legge, fatta per il suo bene, si volge in definitiva a suo danno (Rom 7,7. 12 s; Gal 3, 19). Questa lotta interiore lo lascia infinitamente infelice; chi dunque lo libererà (Rom 7,14-24)?
2. Solo «Gesù Cristo nostro Signore» (Rom 7,25) può cogliere il male alla radice, trionfandone nel cuore stesso dell’uomo (cfr. Ez 36,26 s). Egli è il nuovo Adamo (Rom 5,12-21), senza peccato (Gv 8,46), su cui Satana non ha alcun potere. Egli si è fatto obbediente fino alla morte di croce (Fil 2, 8). Ha dato la vita affinché le sue pecore trovino pascolo (Gv 10,9-18). Si è fatto «maledizione per noi, affinché mediante la fede ricevessimo lo Spirito promesso» (Gal 3,13s).
3. I frutti dello Spirito. - Rinunziando alla vita e ai beni terreni (Ebr 12, 2) ed inviandoci lo Spirito Santo, Cristo ci ha procurato così le «cose buone» che dobbiamo domandare al Padre (Mi 7, 11; cfr. Lc 11, 13). Non si tratta più dei beni materiali, come quelli che erano promessi un tempo agli Ebrei; sono i «frutti dello Spirito» in noi (Gal 5,22-25). Ormai l’uomo, trasformato dalla grazia, può «fare il bene» (Gal 6, 9 s), «fare opere buone» (Mt 5, 16; 1 Tim 6, 18 s; Tito 3, 8. 14), «vincere il male con il bene» (Rom 12, 21). Per divenire capace di questi beni nuovi, egli deve passare attraverso la spogliazione,«vendere i suoi beni» e seguire Cristo (Mt 19,21), «rinunziare a se stesso e portare la sua croce con lui» (Mt 10, 38 s; 16, 24 ss).
4. La vittoria del bene sul male. - Scegliendo di vivere in tal modo con Cristo per obbedire agli incitamenti dello Spirito Santo, il cristiano rompe la sua solidarietà con la opzione di Adamo. Quindi il male morale è veramente vinto in lui. Certamente le sue conseguenze fisiche e psicologiche rimangono finché durerà il mondo presente, ma egli si gloria delle sue tribolazioni, acquistando per mezzo di esse la pazienza (Rom 5, 4), stimando che «le sofferenze del tempo presente non sono da paragonarsi alla gloria che deve rivelarsi» (8, 18).
Così, mediante la fede e la speranza, egli è già in possesso delle ricchezze incorruttibili (Lc 12, 33 s) che sono accordate per la mediazione di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Ebr 9, 11; 10, 1).
Questo è soltanto un inizio, perché credere non è vedere; ma la fede garantisce i beni sperati (Ebr 11, 1), quelli della patria migliore (Ebr 11,16), quelli del mondo nuovo che Dio creerà per i suoi eletti (Apoc 21, 1 ss).
Jean Audusseau e Xavier Léon-Dufour (Dizionario di Teologia Biblica) - La croce, segno del cristiano - 1. La croce di Cristo. - Rivelando che i due testimoni erano stati martirizzati «là dove Cristo fu crocifisso» (Apoc 11, 8), l’Apocalisse identifica la sorte dei discepoli a quella del maestro.
Lo esigeva già Gesù: «Chi vuole seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24 par.). Il discepolo non deve soltanto morire a se stesso: la croce che porta è il segno che egli muore al mondo, che ha spezzato tutti i suoi legami naturali (Mt 10, 33-39 par.), che accetta la condizione di perseguitato, a cui forse si toglierà la vita (Mt 23, 34). Ma nello stesso tempo essa è pure il segno della sua gloria anticipata (cfr. Gv 12, 26).
2. La vita crocifissa. - La croce di Cristo, che, secondo Paolo, separava le due economie della legge e della fede, diventa nel cuore del cristiano la frontiera tra i due mondi della carne e dello spirito. Essa è la sua sola giustificazione e la sua sola sapienza. Se si è convertito, è stato perché ai suoi occhi furono dipinti i tratti di Gesù in croce (Gal 3, 1). Se è giustificato, non è per le opere della legge, ma per la sua fede nel crocifisso; infatti egli stesso è stato crocifisso con Cristo nel battesimo, cosicché è morto alla legge per vivere a Dio (Gal 2, 19) e non ha più nulla a che vedere con il mondo (6, 14). Egli pone quindi la sua fiducia nella sola forza di Cristo, altrimenti si mostrerebbe «nemico della croce» (Fil 3, 18).
3. La croce, titolo di gloria del cristiano. - Nella vita quotidiana del cristiano, «l’uomo vecchio è crocifisso» (Rom 6, 6), cosicché è pienamente liberato dal peccato. Il suo giudizio è trasformato dalla sapienza della croce (1 Cor 2). Mediante questa sapienza egli, sull’esempio di Gesù, diventerà umile ed «obbediente fino alla morte, ed alla morte di croce» (Fil 2, 1-8). Più generalmente, egli deve contemplare il «modello» del Cristo, che
Giovanni Cassiano (Collationes XVIII, 1 6.4): ... nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua: e chi è più intimo di casa mia del mio proprio cuore? E tuttavia nessuno mi è più nemico di lui.
Ma se fossimo vigilanti i nostri nemici interiori non potrebbero colpirci, e se quelli di casa nostra cessassero di combatterci, la nostra anima pacificata potrebbe possedere il Regno di Dio. Infatti un altro uomo non riuscirebbe a ferirmi interiormente se il mio cuore privo di pace non mi mettesse in guerra contro me stesso. E se io vengo coinvolto dall’aggressività altrui, la colpa è solo della mia mancanza di serenità.
Testimoni di Cristo - Sant’Enrico Imperatore - Enrico II è un esempio di rettitudine nell’arte del governare: per questo oltre che santo è patrono delle teste coronate. Nato nel 973 vicino a Bamberga, in Baviera, crebbe in un ambiente cristiano. Il fratello Bruno divenne vescovo di Augsburg (Augusta), una sorella si fece monaca e l’altra sposò un futuro santo, il re d’Ungheria Stefano. Enrico venne educato prima dai canonici di Hildesheim e, in seguito, dal vescovo di Regensburg (Ratisbona), san Wolfgang. Si preparò così all’esercizio del potere, cosa che avvenne dapprima quando divenne Duca di Baviera, e poi nel 1014 quando “già re di Germania e d’Italia” Papa Benedetto VIII, lo incoronò a guida del Sacro Romano Impero. Tra i consiglieri ebbe Odilone, abate di Cluny, centro di riforma della Chiesa. Enrico morì nel 1024. Fu lui a sollecitare l’introduzione del Credo nella Messa domenicale. (Avvenire)
-> O Dio, che con l’abbondanza della tua grazia
hai mirabilmente innalzato sant’Enrico
dall’esercizio della regalità terrena alla gloria celeste,
concedi, per sua intercessione, che tra le vicende
del mondo corriamo incontro a te con cuore puro.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.