26 Luglio 2026
XVII Domenica del Tempo Ordinario
2Cor 4,7-15; Salmo Responsoriale Dal Salmo 125 (126); Mt 20,20-28
Santi Gioacchino e Anna - Pensieri di Benedetto XVI: La Chiesa celebra il 26 luglio la festa dei genitori della Vergine, i Santi Anna e Gioacchino, i nonni di Gesù.
Sono queste alcune delle immagini con le quali un attuale e diffuso sentire comune etichetta gli anziani.
Non così la Chiesa che invece ha sempre avuto nei riguardi dei nonni un’attenzione particolare, riconoscendo loro una grande ricchezza sotto il profilo umano e sociale, come pure sotto quello religioso e spirituale. In passato i nonni avevano un ruolo importante nella vita e nella crescita della famiglia. Anche quando l’età avanzava, essi continuavano ad essere presenti con i loro figli, con i nipoti e magari i pronipoti, dando viva testimonianza di premura, di sacrificio e di un quotidiano donarsi senza riserve. Erano testimoni di una storia personale e comunitaria che continuava a vivere nei loro ricordi e nella loro saggezza.
Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita.
Affido alla protezione di Sant’Anna e San Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione. La Vergine Maria, che – secondo una bella iconografia – imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio.
Liturgia della Parola
I Lettura: Salomone, tra i tanti re che si affacciarono sulle vicende politiche del popolo eletto, eccelse per la sua sapienza: ebbe «saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare» (1Re 5,9). Tanta ricchezza intellettuale e spirituale non è il frutto di sforzi umani, ma un dono di Dio. Un dono che non mette l’uomo al riparo da certi errori umani, anche fatali. Se l’avvio del regno di Salomone è glorioso, la sua condotta religiosa ed economica sarà però disastrosa. Alla sua morte (932 a.C.) il regno si divide (Cf. 1Re 12), avviando così il processo di dissoluzione della potenza militare d’Israele.
Seconda Lettura: Paolo sintetizza il contenuto del progetto divino. Predestinare qui ha il significato di decidere “fin dall’inizio”: Dio, fin dall’inizio, ha deciso e voluto che l’uomo sia conforme all’immagine del Figlio.
Vangelo
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Nel Vangelo odierno vi è un chiaro nesso tra le due parabole, quella del tesoro e quella della perla, e la prima lettura, che è tratta dal primo libro dei Re: dinanzi al regno bisogna porsi con un atteggiamento sapienziale. È sapiente colui che vende tutto per venire in possesso del regno dei cieli.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Parola del Signore.
Il regno dei cieli è simile - Molti, nei tempi passati, per salvare i loro averi da ruberie, soprattutto in periodo di guerre o di calamità naturali, erano soliti nasconderli sottoterra. Un contadino, un salariato, nel vangare il terreno si imbatte proprio in uno di questi tesori nascosti e per venirne in possesso lecitamente, «va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo». La parabola, comunque, non vuole dare indicazioni morali di sorta.
Va sottolineata la gioia, che caratterizza i sentimenti di coloro che entrano in possesso del regno.
La parola gioia corrisponde all’ebraico simhah, che vuol dire soddisfazione dell’anima. L’Antico Testamento ama esaltare anche le gioie più umili della vita: quella del cibo, del riposo, del divertimento, del vino (Cf. Sal 104,5; Sir 31,27; Is 24,11).
La gioia di essere genitori di una numerosa prole (Cf. Sal 127,3; Sir 25,7; Gv 16,21). La gioia della fedeltà della sposa, del calore della casa e quella che scaturisce da una vera amicizia. Ma «la gioia vera il giusto la trova in Dio, nella sua parola, nella sua legge, nella sua alleanza indefettibile... La gioia del pio israelita, oltre che nell’intimità con Dio, sgorga dalla contemplazione delle meraviglie da lui operate nell’universo e nella storia del suo popolo. Una delle gioie più intense per Israele proviene dall’esercizio del culto reso al Dio vivo, presente in seno al popolo nel suo tempio» (G. Manzoni).
I motivi di questa gioia sono evidenti: oramai in Gesù, il regno di Dio è in mezzo agli uomini, esso, come testé ci ha ricordato Matteo, è il tesoro per il quale si deve essere disposti a dare tutto gioiosamente, «perfino la vita» (Lc 14,26).
Se, nel ritrovamento del tesoro, la fortuna ha giocato un ruolo predominante, nella parabola della perla è il mercante che va in cerca di essa. Il comportamento di quest’ultimo, comunque, è uguale a quello del salariato: «trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra ».
Per l’Antico Testamento «vale più scoprire la sapienza che le gemme» (Gb 28,18), così per il Nuovo Testamento: Gesù è la sapienza increata fatta carne (Cf. Gv 1,14; 1Cor 1,30) che si fa trovare «da chiunque la ricerca. Previene per farsi conoscere, quanti la desiderano» (Sap 6,12-13). Per porsi alla sua sequela, gli uomini devono essere pronti a rinunciare a tutto quello che possiedono (Cf. Mt 19,16-22). E poi, con somma diligenza, una volta incontrata «la sapienza non lasciarla» (Sir 6,24-31), per non scivolare nel baratro dell’infelicità e dell’eterna tristezza: «Acquista la sapienza [...], non allontanartene mai. Non abbandonarla ed essa ti custodirà, amala e veglierà su di te. Principio della sapienza: acquista la sapienza; a costo di tutto ciò che possiedi» (Prov 4,5-7).
Per approfondire
J. Guillet (Giustificazione, in Dizionario di Teologia Biblica): Giustificati in Gesù Cristo - 1. L’impotenza della legge - Il legalismo giudaico in cui fu educato il fariseo Paolo credeva, se non proprio di conseguire ciò che forse il Vecchio Testamento fa presentire, almeno di dovervi tendere: poiché la legge è l’espressione della volontà di Dio ed è alla portata dell’uomo (Cf. Deut 30,11 - infatti, alla portata della sua intelligenza: intelligibile e facile da conoscere), basta che l’uomo la osservi integralmente per potersi presentare davanti a Dio ed essere giustificato. L’errore del fariseo non sta in questo sogno di poter trattare Dio secondo la giustizia, come merita di essere trattato; sta nell’illusione di credere di potervi giungere con le proprie risorse, di voler trarre da se stesso l’atteggiamento che raggiunge Dio e che Dio attende da noi. Questa perversione essenziale del cuore, che vuole avere «il diritto di gloriarsi di fronte a Dio» (Rom 3,27), si traduce in un errore fondamentale nell’interpretazione dell’alleanza, che dissocia la legge dalle promesse, scorgendo nella legge il mezzo di essere giusto di fronte a Dio e dimenticando che questa stessa fedeltà non può essere se non opera di Dio, attuazione della sua parola.
Ciò che la legge non poteva operare, anzi presentava come categoricamente escluso, ci viene donato dalla grazia di Dio, nella redenzione di Cristo (Rom 3, 23s). Questo dono non è un semplice «come se», una condiscendenza indulgente con cui Dio, vedendo il suo Figlio unico perfettamente giustificato dinanzi a sé, accetterebbe di considerarci come giustificati, per i nostri legami con lui. Per designare un semplice verdetto di grazia e di assoluzione, Paolo non avrebbe usato la parola giustificazione, che significa invece il riconoscimento positivo del diritto contestato, la conferma della giustezza della posizione presa. Non avrebbe attribuito l’atto con cui Dio ci giustifica alla sua giustizia, ma alla sua pura misericordia. Ora la verità è questa: Dio, in Cristo, «ha voluto mostrare così la sua giustizia... ed essere giusto col giustificare chi si fonda sulla fede in Gesù» (Rom 3,26).
Piccolo Dizionario Biblico - Regno di Dio - Non è un luogo ma un termine per indicare un nuovo rapporto fra Dio e l’uomo. «Entrare nel Regno» non significa perciò andare in qualche parte. Il potere regale di Dio nell’Antico Testamento era provvisorio; esso si realizza definitivamente in Cristo. Perciò la predicazione del Regno di Dio è il tema centrale della predicazione di Gesù, come essa è descritta nei primi tre vangeli. Il Regno di Dio comprende pure l’appagamento di quei desideri umani che sono destati dai movimenti non cristiani. Per esempio si oppongono al Regno di Dio la malattia, la morte, la povertà opprimente, la fatica, l’oppressione politica e sociale, la guerra. Poiché il concetto di Regno di Dio è molto generale, è difficile spiegarlo con altri concetti. Ciò che è « cristianamente tipico» nel Regno di Dio è questo: la realizzazione del fine ideale non è sperata in quanto frutto dell’opera umana, ma come dono che Dio ha promesso definitivamente per mezzo di Cristo; per esso però i cristiani possono porre le premesse, e possono prepararne l’avvento per mezzo di una vita e di una condotta che siano secondo le intenzioni del Regno di Dio Alcuni passi ne parlano come di un fatto che sta per venire (Mc 1,15), altri come di un fatto già presente (Lc 17,21; Mt 12,28). Il cristianesimo si trova ancor oggi in questa tensione: il principio è già posto, il fine non è stato ancora raggiunto.
Ilario di Poitiers (Comm. Matth., XIII, 7): Il Regno dei cieli si può paragonare ad un tesoro nascosto in un campo ... : Dio è stato trovato in un Uomo, per comprare il quale devono essere vendute tutte le ricchezze di questo mondo. Così si acquisteranno le ricchezze eterne del tesoro celeste ... Ma bisogna osservare che il tesoro è stato trovato e nascosto, mentre certo colui che lo ha trovato avrebbe potuto portarlo via in segreto nel tempo impiegato per nasconderlo. E portandoselo via avrebbe potuto evitare la necessità di comprarlo ... Il tesoro è stato nascosto, perché doveva essere comprato anche il campo. Col tesoro nel campo infatti, come abbiamo già detto, si intende il Cristo incarnato, che viene trovato gratuitamente ... Ma non può esserci altro modo di utilizzare e di possedere questo tesoro con il campo se non pagando, poiché non si possiedono le ricchezze celesti senza sacrificare il mondo.
Testimoni di Cristo - Santi Gioacchino e Anna - Nel legame tra generazioni il cammino verso il futuro: Siamo un anello, un tratto d’unione di quel legame profondo che avvicina le generazioni, le tiene insieme e costruisce il futuro. È di questa relazione tra anziani e giovani che parla la storia dei santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù, che sono per la Chiesa il volto concreto di un popolo in cammino, capace di cogliere i veri segni della speranza attorno a noi ma anche i valori da custodire. La vicenda umana di questi due testimoni è narrata nei Vangeli apocrifi, non appare nei testi canonici, ma ci ricorda che anche Gesù aveva una famiglia, segnata dalle stesse difficoltà delle altre famiglie, eppure capace di aprirsi agli altri e di lasciarsi guidare dalla luce di Dio. Secondo la tradizione, infatti, i due non avevano figli ma un angelo annunciò loro la nascita di Maria, che poi, secondo la tradizione, venne presentata al Tempio secondo le norme di allora. I due nonni santi, quindi, sono anche i testimoni della grandezza e della potenza del Vangelo: nel Risorto si riconciliano le generazioni e si realizza il vero Regno dell’amore, unica vera destinazione comune per l’intera umanità. La devozione per Gioacchino e Anna – celebrati nello stesso giorno solo al 1969 in seguito alla riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II – si è diffusa prima in Oriente per giungere in Occidente alla fine del primo millennio. (Matteo Liut)
-> O Signore, Dio dei nostri padri,
che ai santi Gioacchino e Anna
hai dato la grazia di generare
la Madre del tuo Figlio fatto uomo,
per le loro preghiere concedi anche a noi
la salvezza promessa al tuo popolo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
O Padre, fonte di sapienza,
che in Cristo ci hai svelato il tesoro nascosto
e ci hai donato la perla preziosa,
concedi a noi un cuore saggio e intelligente,
perché, fra le cose del mondo, sappiamo apprezzare
il valore inestimabile del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.