19 Ottobre 2026
Lunedì XXIX Settimana del tempo Ordinario
Ef 2,1-10; Salmo Responsoriale Dal Salmo 99 (100); Lc 12,13-21
La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo (cfr Lc 12,13-21). È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere (cfr Mt 10,8-10; Gv 6,1-13). Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle «cose di lassù» (Col 3,2), per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità» (Col 3,12), di perdono (cfr ivi, v. 13), di pace (cfr Gv 14,27), come quelli di Cristo (cfr Fil 2,5). E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che «la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (cfr Rm 5,5). (Leone XIV, Omelia nella Santa Messa in occasione del Giuibileo dei Giovani, 3 agosto 2025)
Liturgia della Parola
Prima Lettura - Stefano Gazzoni: Nella prima parte, Paolo dipinge la nostra condizione di un tempo: figli d’ira, camminavamo secondo il mondo e secondo le regole suggerite dal suo principe. Ma Dio è intervenuto, entrando nella nostra storia tramite Gesù: il suo grande amore si è elevato al di sopra delle nostre antiche e attuali miserie, e ci ha alleggerito il peso chiedendoci di portare il suo giogo. Inoltre, ci ha fatti sedere nel suo cielo, lo stesso luogo in cui è seduto Gesù. Io dove voglio stare?
Nella seconda parte (vv. 8-10) Paolo afferma che per grazia siamo stati creati di nuovo, e in Cristo le nostre opere potranno essere solo buone e portare, di riflesso, i giusti benefici alla nostra esistenza.
Vangelo
Quello che hai preparato, di chi sarà?
“Uno della folla” riconosce Gesù come Maestro, e credendolo anche saggio, chiede che interponga i suoi favori per la divisione di una eredità con il fratello. Gesù rifiuta questo ruolo perché “come evangelizzatore dei poveri la questione dei beni terreni si pone per lui in una prospettiva: come rinuncia ad ogni cupidigia (v.15) e condivisione con li altri (vv. 33-34) n uno spirito d’amore” (Il Nuovo Testamento).
E perché il rifiuto sia compreso nella giusta misura, Gesù racconta la parabola dell’“uomo ricco” con la quale sottolinea che tutti i pensieri dell’uomo ricco sono esclusivamente rivolti a sé e ai suoi beni. I suoi interessi lo orientano a soddisfazioni terrene, benché lecite non lasciano spazio a Dio e al prossimo.
L’apostolo Paolo rivolgerà lo stesso invito a Timoteo: “L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti” (Tm 6,10).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Parola del Signore.
Roberto Osculati (L’evangelo di Luca): Ancora una volta dalla folla sale una richiesta e con questa immagine letteraria si vuole affrontare un altro equivoco riguardo a Gesù e alla sua dottrina: egli dovrebbe intervenire come giudice in una questione di eredità e forse si allude così all’ordinamento economico della società. Il denaro ed il possesso di beni materiali costituiscono un aspetto fondamentale della vita collettiva ed occorre prendere posizione su questi temi essenziali.
Luca affronta qui uno degli argomenti che più lo attraggono, la libertà dalle ricchezze, cui ha già alluso ripetute volte.
Gesù fu del tutto svincolato dagli interessi economici, lo stesso chiese ad apostoli e discepoli, così devono seguirlo le sue comunità sparse nel mondo. Si tratta di un altro carattere escatologico dell’evangelo, per il quale è imminente un universo privo di proprietà, quale era immaginato alle origini. Per la Bibbia la ricchezza individuale è molto spesso un fenomeno secondario e deleterio, nato dalla colpa ed origine continua di malvagità.
Soprattutto il profetismo guardava con insofferenza la vita sedentaria di Israele, fondata sulla proprietà di case e terre, sul formarsi di una società dall forti disuguaglianze economiche, sul costituirsi di caste militari e burocratiche ad imitazione dei grandi o piccoli regni vicini. Questa evoluzione dall’iniziale vita nomadica alla monarchia generava in Israele fortissime tensioni, lo coinvolgeva nella politica internazionale, dominata dall’Egitto, dall’Assiria e da Babilonia, sarebbe stata causa della rovina del regno davidico e dell’esilio.
L’etica della povertà, della generosità, della fiducia professata dall’evangelo cristiano, è poi in contrasto con i lussi e le miserie delle città dove è presente la comunità dei discepoli. Anche la filosofia delle genti aveva riflettuto su questi problemi e spesso aveva sottoposto la ricchezza ad una critica molto serrata. Socrate, il cinimo e lo stoicismo avevano insegnato la superiorità della libertà e della coscienza dell’individuo su tutte le strutture del possesso del benessere materiale.
L’ evangelista si pone all’incrocio tra la sapienza biblica e quella delle genti nel proclamare la superiorità della vita personale sull’abbondanza dei beni e sull’illusione di far dipendere il significato della propria esistenza dal benessere materiale. La ricchezza infatti appartiene ad un mondo fallace, insipiente, transitorio e chi crede di affidare ad essa la propria persona soccomberà con la sua scomparsa ormai imminente. L’immagine del ricco stolido, capace di accrescere e conservare le proprietà materiali, ma non in grado di provvedere a se stesso, è un ammonimento rivolto a chiunque ritenga di dare solidità alla propria vita attraverso l’abbondanza esteriore.
È necessario invece raccogliere beni in un altro ordine di realtà, non in quello provvisorio cui la morte pone un limite insuperabile, altrimenti capita quello che Bonaventura afferma: “il granaio era pieno, ma il cuore era vuoto” (Bonaventura, Commentario all’evangelo di Luca XII,28).
Per approfondire
DIO o IL DENARO - Évode Beaucamp e J Guillet (Dizionario di Teologia Biblica): 1. La rivoluzione evangelica in rapporto alla ricchezza è brutale. Il «Guai a voi, o ricchi, perché avete la vostra consolazione» (Lc 6,24) ha l’accento di una condanna assoluta.
Questa assume tutto il suo rilievo quando si pone a confronto delle beatitudini e delle maledizioni del discorso della montagna, le benedizioni e le maledizioni promesse dal Deuteronomio (in occasione della grandiosa scena di Sichem), a seconda che Israele sarà, oppure no, fedele alla legge (Deut 28). Qui la distanza tra il VT ed il NT è una delle maggiori.
E questo perché il vangelo del regno annunzia il dono totale di Dio, la comunione perfetta, l’ingresso nella casa del Padre, e che, per ricevere tutto, bisogna dare tutto.
Per acquistare la perla preziosa, il tesoro unico, occorre vendere tutto (Mt 13,45 s), perché non si può servire due padroni (Mt 6,24), ed il denaro è un padrone spietato: soffoca nel cupido la parola del vangelo (Mt 13,22); fa dimenticare l’essenziale, la sovranità di Dio (Lc 12,15-21); blocca sulla via della perfezione i cuori meglio disposti (Mt 19,21s). È una legge assoluta, e che non pare ammettere né eccezioni né attenuazioni: «Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi beni, non può essere mio discepolo» (Lc 14,33; cfr. 12,33). Il ricco, che ha in questo mondo «i suoi beni» (Lc 16,25) e «la sua consolazione» (6, 24), non può entrare nel regno; sarebbe «più facile ad un cammello passare attraverso la cruna di un ago» (Mt 19,23 s par.). Soltanto i poveri sono capaci di accogliere la buona novella (Is 61,1 = L 4,18; Lv 1,53) e proprio facendosi povero per noi il Signore ha potuto arricchirci (2 Cor 8,9) con la sua «insondabile ricchezza » (Ef 3,8).
2. Dare ai poveri. - Rinunziare alla ricchezza non significa necessariamente non comportarsi più da proprietario. Persino al seguito di Gesù vi furono alcune persone agiate, e proprio un ricco uomo di Arimatea accolse il corpo del Signore nella sua tomba (Mt 27,57). Il vangelo non vuole che ci si sbarazzi della propria fortuna come di un peso ingombrante, ma esige che la si distribuisca ai poveri (Mt 19,21 par.; Lc 12,33; 19,8); facendosi degli amici con il «denaro disonesto» - quale fortuna infatti è, nel mondo, immune da ogni ingiustizia? - i ricchi possono quindi sperare che Dio aprirà loro la via difficile della salvezza (Lc 16,9). Lo scandalo non è che ci sia un ricco ed un povero Lazzaro, ma che Lazzaro, «pur desiderando nutrirsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco» (Lc 16,21), non ne ricevesse nulla. Il ricco è responsabile del povero; colui che serve Dio dà il suo denaro ai poveri, colui che serve Mammona lo conserva per appoggiarsi su di esso.
Infine la vera ricchezza non è quella che si possiede, ma quella che si dà, perché questo dono chiama la generosità di Dio, unisce nel ringraziamento colui che dà e colui che riceve (2Cor 9,11) e permette al ricco di esperimentare anch’egli che c’è «più felicità nel dare che nel ricevere» (Atti 20,35).
Catechismo degli Adulti: [135] Beati i poveri, perché Dio li ama, si impegna a liberarli dalla sofferenza e fin d’ora conferisce loro la dignità di suoi figli, che nessuna circostanza esteriore può compromettere. Chi vive consapevolmente la comunione filiale con Dio, fa esperienza di gioia anche in mezzo alle tribolazioni, come Gesù. È necessario però condividere l’atteggiamento del Maestro «mite e umile di cuore» ( Mt 11,29 ) e vivere secondo lo spirito delle beatitudini. Confidare nella ricchezza, gloriarsi della propria giustizia, considerarsi autosufficienti: ecco ciò che impedisce di accogliere il regno di Dio, che è dono gratuito.
Sobrietà non è solo freno della lussuria - Crisostomo Giovanni, In epist. ad Titum, 5, 2: Capisci ciò che sto ripetendo ogni momento, che la sobrietà non è limitata solo all’astinenza dalla fornicazione, ma vuole il controllo e la fuga anche di tutti gli altri vizi? Dunque chi ama il denaro, non è sobrio. Come, infatti, quello va in cerca di corpi, questo va in cerca di denaro. Anzi questo è più intemperante, perché non è trascinato con altrettanta violenza. Verrebbe, infatti, chiamato inesperto non il cocchiere, che non riuscisse a domare con le redini un cavallo focoso e senza freni, ma quello che non riuscisse a tenerne a bada uno piuttosto mansueto.
Testimoni di Cristo - San Paolo della Croce. Nel grido delle vittime innocenti il dolore di Dio nell’ora del Golgota: Vediamo sangue e dolore, pianto e disperazione, ma cogliamo la Croce; sentiamo il grido di un’umanità ferita e cogliamo la sofferenza di Dio; vediamo la morte di innocenti e ci troviamo sul Golgota, ai piedi del Crocifisso. E fu proprio con lo sguardo verso la Passione di Cristo che visse e operò san Paolo della Croce. Al secolo Francesco Paolo Danei, era nato a Ovada, nell’Alessandrino, nel 1694, primo di 16 figli di una famiglia di origine nobile ma in ristrettezze economiche e per questo egli dovette aiutare il padre nel suo lavoro di commerciante. Fin da giovane aveva coltivato il progetto di creare un nuovo ordine religioso, immaginando all’inizio una congregazione impegnata a combattere i “Turchi”. A 26 anni si ritirò a vita eremitica presso la chiesa di Castellazzo Bormida. Qui maturò l’idea di un altro Ordine religioso, ispirato alla Passione di Cristo: questo nuovo cammino prese il via nel 1720 quando mise le fondamenta dei «Poveri di Gesù» assieme al primo compagno, il fratello Giovanni Battista. Nel 1725 Benedetto XIII gli permise di accogliere altri compagni nella nuova congregazione: presero vita così i «Chierici scalzi della santa Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo» (Passionisti). Ordinato prete nel 1727 e ritiratosi sul monte Argentario, vide le regole approvate da Benedetto XIV il 15 maggio 1741. Tornò a Roma nel 1750 impegnandosi nella predicazione per il Giubileo. Nel 1771 Paolo, con la collaborazione della venerabile madre Crocifissa Costantini, fondò le Claustrali Passioniste. Consigliere dei Papi, morì nel 1775. (Matteo Liut)
-> O Padre, il santo presbitero Paolo,
che amò la Croce di amore singolare,
ci ottenga la tua grazia,
perché, attirati con forza dal suo esempio,
abbracciamo con coraggio la nostra croce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Dio onnipotente ed eterno,
donaci di orientare sempre a te la nostra volontà
e di servirti con cuore sincero.
Per il nostro Signore Gesù Cristo