5 Giugno 2026
San Bonifacio, Vescovo e Martire
2Tm 3,10-16; Salmo Responsoriale Dal Salmo 118 (119); Mc 12,28b-34
San Bonifacio, vescovo e martire: Uno dei suoi simboli è l’ascia con la quale abbatte una grande quercia perché adorata dai pagani. Bonifacio (il vero nome è Wynfrith) nasce a Crediton (Inghilterra) nel 673 circa, in una famiglia nobile. È un bambino intelligente e dimostra un vero talento negli studi. Ama tantissimo i libri.
La vocazione per il sacerdozio nasce in tenera età. Diventato monaco, Bonifacio parte in missione per la Germania, con il compito di convertire le popolazioni Sassoni. Si reca, poi, a Roma dove papa Gregorio II lo incoraggia, gli infonde fiducia e cambia il suo nome in Bonifacio (dal latino “colui che fa bene”).
Il santo è un predicatore straordinario. Tornato in Germania viaggia senza sosta in Assia, Baviera, Franconia, Frisia e Turingia dove ottiene conversioni e battesimi. Il papa lo nomina, così, vescovo di tutta la Germania. Il vescovo deve superare, però, tante difficoltà: seppure battezzati, tanti ex pagani continuano a compiere riti e incantesimi e ad adorare amuleti. Famoso è l’aneddoto della quercia. Un giorno, in un bosco nei pressi di Fritzlar (Assia), Bonifacio abbatte, con tutta la sua forza, una grande quercia perché adorata dalla popolazione, in quanto ritenuta la dimora del dio pagano Thor. L’attesa punizione con tuoni e fulmini non arriva e tanti dei presenti si convertono definitivamente al Cristianesimo. Si dice che nel luogo dove è stata abbattuta la quercia, Bonifacio abbia fatto costruire la prima chiesa della Germania e che per erigerla sia stato usato il legno dell’albero. Sembra che dal tronco dell’albero sia nato poi un abete. Ecco perché l’abete, per tradizione addobbato a Natale, rammenta nel Nord Europa la nascita di Gesù.
Bonifacio fa edificare anche l’Abbazia di Fulda (Kassel), dove chiede di essere seppellito e dove, ancora oggi, le sue spoglie sono custodite. Il 5 giugno 754 viene ucciso a Dokkum (Olanda) da un gruppo di rapinatori che miravano alle sue casse di libri, credendo custodissero tesori. San Bonifacio è patrono della Germania e dell’Olanda. Protegge birrai, vinai e sarti. Viene invocato contro il tifo. (Autore: Mariella Lentini)
Prima Lettura - José Maria Gonzalez-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica): Timoteo continua a ricordare il suo maestro Paolo nella sua funzione fondamentale e primordiale della «ortoprassi». «Tu mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nella condotta, nei propositi, nella fede, nella magnanimità, nell’amore del prossimo, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze ...». In realtà, la pietra di paragone per di scernere l’autenticità di un atteggiamento veramente profetico è il fatto difficilmente digeribile della persecuzione: «tutti coloro che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati». Il vangelo dovrà sempre essere un «segno di contraddizione» (Lc 2,34). La sua predicazione non garantisce assolutamente una convivenza pacifica fra gli uomini, ma tutto il contrario: «Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli della suocera» (Mt 10,34-36).
Pare che le comunità cristiane, all’inizio dell’ultimo quarto del I secolo, provassero una specie di delusione per il fatto che, nella convivenza umana, non si notava ancora quell’armonia paradisiaca, che molti avevano sognata come immediata conseguenza della predicazione evangelica.
Vangelo
Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?
Secondo molti testi dell’Antico Testamento il Messia sarebbe stato un figlio di Davide che sarebbe venuto a restaurare lo stesso regno davidico. Gesù, citando il salmo 109, un salmo messianico, solleva una questione esegetica: se Davide chiama Messia suo Signore, come può essere suo figlio? Il termine Signore era nell’uso liturgico l’equivalente di Iahvè e lo sostituiva, per cui Gesù chiede alla folla che lo ascoltava di entrare più in profondità nei testi messianici per trovare la vera identità del Messia.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,35-37
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 35 Gesù... prese la parola; il Salvatore stesso prende l’iniziativa per discutere sull’insegnamento degli Scribi intorno all’origine del Messia. A questi maestri in Israele, che pensano ad un Messia umano e di discendenza davidica e che in tal modo istruiscono il popolo, Cristo mostra l’incoerenza della loro opinione con quella della Scrittura. Il Salvatore, che si trovava ad insegnare nel tempio, sentì il dovere d’illuminare gli Scribi e le persone del popolo su un problema che lo riguardava personalmente, Come mai gli Scribi dicono che il Messia è figlio di Davide? Il popolo seguiva ciecamente l’opinione dei propri maestri, gli Scribi. All’entrata trionfale di Gesù nella città santa la folla tutta festante aveva fatto echeggiare nell’aria questa acclamazione: «Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide!» (Mc., 11, 10). Figlio di Davide era il titolo più diffuso e popolare per designare il Messia, esso fu ripetuto con vivo entusiasmo dalla folla nel giorno dell’ingresso del Maestro a Gerusalemme (cf. Mt., 22, 42). Molti passi della Scrittura dichiarano che il Messia è figlio o discendente di Davide (cf. Amos, 9, 11; Osea, 3, 5; Isaia, 11; 1; Geremia, 23, 5; 30, 9; 33, 15, 17, 22; Ezechiele, 34, 23; 37, 24, Zaccaria, 12, 8); Gesù non contesta queste affermazioni sull’origine del Messia, ma vuole far riflettere gli ascoltatori sul fatto che la stessa Scrittura presenta il Messia come un personaggio anteriore e superiore a Davide stesso.
36-37 Il Salvatore argomenta con un testo del Salmo, 110, 1 (Volgata: Salmo, 109, 1) per far vedere a tutti che lo stesso Davide riteneva il Messia superiore a sé. Il Signore (ebraico: Jahweh) ha detto al mio Signore (ebr.: Adoni), l’argomento è sviluppato da Gesù nel modo seguente: Davide, scrivendo questo salmo messianico, dichiara che Jahweh (il Signore) chiama il Messia «mio Signore» (Adoni), cioè: «Signore dello stesso Davide», e lo invita ad assidersi alla sua destra (siedi alla mia destra); allora, conclude Gesù, come può il Messia essere soltanto un discendente umano di Davide, quando questo re stesso lo chiama suo «Signore»? La conclusione, formulata dal Maestro a modo di domanda, non può avere che una sola spiegazione: il Messia è in pari tempo Signore di Davide (cioè molto superiore per natura a questo re) e figlio di Davide (cioè discendente, come uomo, dal glorioso monarca, suo lontano antenato). Gesù, pur non dichiarando esplicitamente che il Messia è figlio di Dio, lo lascia facilmente capire poiché Davide, parlando sotto ispirazione divina, lo chiama suo Signore e lo colloca alla destra di Jahweh. La numerosa folla l’ascoltava con piacere; il rilievo dell’evangelista riassume l’impressione riportata dalla folla nell’assistere agli episodi narrati sopra. Queste parole tuttavia potrebbero costituire un’introduzione al severo giudizio che Gesù formulerà subito dopo (cf. verss. 38-40); per tale motivo in alcune traduzioni questa seconda parte del versetto è posta all’inizio della sezione seguente.
Per approfondire
Richard Gutzwiller: I farisei hanno dimostrato con i loro assalti e le loro difficoltà che a loro non sta a cuore Dio, ma il proprio io. Perciò Gesù, nella sua risposta, ha fatto sempre richiamo a Dio, come al fattore decisivo: ai pieni poteri che ha da Dio, come lo ha testimoniato Giovanni il battezzatore; a Dio, a cui si deve dare ciò che gli spetta, come si deve dare a Cesare il suo; a Dio che è il contenuto della vita eterna così che l’elemento puramente umano non ha più, lassù, alcuna importanza. Così anche ora, nell’ultima domanda che pone loro, egli si spinge a questo punto centrale “devono dare la risposta alla domanda in che rapporto sta il Messia con Dio. Infatti Davide stesso, a cui essi si richiamano continuamente designando il Messia come suo figlio, ne ha fatto parola nel salmo, dicendo che il Messia è il suo Signore, che è cioè il Signore di Davide: «Ha detto il Signore al mio Signore ». E questa signoria del Messia è espressa chiaramente come eguaglianza con Dio, poiché egli siede (come si esprime con immagine metaforica), alla destra di Dio, cioè gli è equiparato in eguale potenza e gloria. Perciò il Messia non è soltanto figlio di Davide, ma, come figlio di Dio, è Signore del mondo. « Figlio di Davide secondo la carne, dimostratosi Figlio di Dio per mezzo dello Spirito Santo ». Dovrebbero così i farisei riconoscerlo e di conseguenza dovrebbero credere in lui. Nella sua parola c’è un secondo pensiero: l’accenno minaccioso alla fine. La parola davidica del salmo rimanda alla grande fine, nella quale i nemici del Messia gli devono servire come sgabello ai piedi. Se dunque i farisei e gli scribi insorgono in lotta contro di lui, devono pensare che incombe su di loro questo pericolo. Adesso si sentono potenti. Ma sono destinati ad essere sgabello dei piedi di lui. La fine del mondo, con il ritorno di Cristo, lo mostrerà come il vero potente. Così la sua domanda e il suo assalto termina con l’accenno minaccioso al pericolo in cui vivono, e alla fine che li sovrasta. Egli guarda attraverso tutti i tempi, al di là di tutte le apparenze, fino a quella grande ora, che cambia tutto e tutto rimette nella giusta proporzione. Allora egli sarà visibile come ciò che essi ora contestano, come Messia, Signore del mondo e Signore su tutti i suoi nemici.
Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi: Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 18 Agosto 2004): 1. [...] Il testo si presenta come un Salmo regale, legato alla dinastia davidica, e probabilmente rimanda al rito di intronizzazione del sovrano. Tuttavia la tradizione giudaica e cristiana ha visto nel re consacrato il profilo del Consacrato per eccellenza, il Messia, il Cristo. Appunto in questa luce il Salmo diventa un canto luminoso innalzato dalla Liturgia cristiana al Risorto nel giorno festivo, memoria della Pasqua del Signore. 2. Due sono le parti del Salmo 109, entrambe caratterizzate dalla presenza di un oracolo divino. Il primo oracolo (cfr. vv. 1-3) è quello indirizzato al sovrano nel giorno del suo insediamento solenne «alla destra» di Dio, ossia accanto all’Arca dell’Alleanza nel tempio di Gerusalemme. La memoria della «generazione» divina del re faceva parte del protocollo ufficiale della sua incoronazione e assumeva per Israele un valore simbolico di investitura e di tutela, essendo il re il luogotenente di Dio nella difesa della giustizia (cfr v. 3). Naturalmente nella rilettura cristiana quella «generazione» diventa reale e presenta Gesù Cristo come vero Figlio di Dio. Così era accaduto nella ripresa cristiana di un altro celebre Salmo regale-messianico, il secondo del Salterio, ove si legge questo oracolo divino: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (Sal 2,7). 3. Il secondo oracolo del Salmo 109 ha, invece, un contenuto sacerdotale (cfr. v. 4). Il re anticamente svolgeva anche funzioni cultuali, non secondo la linea del sacerdozio levitico, ma secondo un’altra connessione: quella del sacerdozio di Melchisedek, il sovrano-sacerdote di Salem, la Gerusalemme preisraelitica (cfr. Gn 14,17-20). Nella prospettiva cristiana il Messia diventa il modello di un sacerdozio perfetto e supremo. Sarà la Lettera agli Ebrei nella sua parte centrale a esaltare questo ministero sacerdotale «alla maniera di Melchisedek» (5,10), vedendolo incarnato in pienezza nella persona di Cristo. 4. Il primo oracolo viene assunto a più riprese nel Nuovo Testamento per celebrare la messianicità di Gesù (cfr. Mt 22,44; 26,64; At 2,34-35; 1Cor 15,25-27; Eb 1,13). Lo stesso Cristo di fronte al sommo sacerdote, e al Sinedrio ebraico, rimanderà esplicitamente al nostro Salmo proclamando che sarà ormai «seduto alla destra della Potenza» divina, proprio come è detto nel Salmo 109,1 (Mc 14,62; cfr. 12,36-37).
Figlio di Davide e Signore di Davide - Agostino (Commento Dal Vangelo di Giovanni 8, 9): Moriva non il Verbo per mezzo del quale Maria era stata creata, ma la carne che Maria aveva plasmato, non moriva Dio che è eterno, ma la carne che è debole. Con quella risposta, dunque il Signore vuole aiutare i credenti a distinguere, nella loro fede, la sua persona dalla sua origine temporale. È venuto per mezzo di una donna, che gli è madre, egli che è Dio e Signore del cielo e della terra. In quanto Signore del mondo, Signore del cielo e della terra, certamente egli è anche Signore di Maria; in quanto creatore del cielo e della terra, è anche creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto sotto la legge (Gal 4,4) - secondo l’espressione dell’apostolo -, egli è il figlio di Maria. È ad un tempo Signore e figlio di Maria, ad un tempo creatore e creatura di Maria. Non meravigliarti del fatto che è ad un tempo figlio e Signore: vien detto figlio di Maria come vien detto figlio di Davide, cd è figlio di Davide perché è figlio di Maria.
Ascolta la testimonianza esplicita dell’apostolo: Egli è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne (Rm 1,3); ma egli è altresì il Signore di Davide. E lo stesso Davide che lo afferma. Ascolta: Parola del Signore al mio Signore: Siedi alla destra (Sal 109, 1). Gesù per i giudei di fronte a questa testimonianza, e con essa li ridusse al silenzio (cf. Mt 22,41-46; Mc 12, 35-37; Lc 20, 41-44). Come dunque egli è insieme figlio e Signore di Davide, figlio secondo la carne Signore secondo la divinità, così è figlio di Maria secondo la carne, Signore di Maria secondo la maestà. E poiché Maria non era madre della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva compiersi in virtù della divinità, per questo disse: Che c’è tra me e te, donna? (Gv 2,4). Non credere però, o Maria, che io voglia rinnegarti come madre; è che non è ancora giunta la mia ora (Gv 2,4); allora, quando l’infermità di cui sei madre penderà dalla croce, io ti riconoscerò.
Interceda per noi, o Signore, il santo martire Bonifacio,
perché custodiamo con fermezza e professiamo con coraggio
la fede che egli ha insegnato con la parola
e testimoniato con il sangue.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.