12 Luglio 2026
XV Domenica Del Tempo Ordinario
Is 55,10-11; Salmo Responsoriale Dal Salmo 64 (65); Rm 8,18-23; Mt 13,1-23
Il diavolo e il Magistero della Chiesa - Va subito detto che l’esistenza degli esseri spirituali incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, e il diavolo è un angelo, è una verità di fede (CCC 328) e in «quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali» (CCC 330).
Creati naturalmente buoni, da se stessi si sono trasformati in malvagi (Concilio Lateranense IV, 1215). Non sappiamo come, ma la Scrittura «parla di un peccato di questi angeli [Cf. 2Pt 2,4 ]. Tale “caduta” consiste nell’avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio” [Gen 3,5]. “Il diavolo è peccatore fin dal principio” [1Gv 3,8], “padre della menzogna” [Gv 8,44]» (CCC 392). Un peccato che non sarà mai perdonato, infatti a «far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. “Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” [San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2,4: PG 94, 877C]» (CCC 393).
Nella Bibbia e nel Magistero di Gesù si può cogliere la nefasta influenza (CCC 394) del principe di questo mondo (Gv 12,31; 16,11) e soprattutto della sua capacità di agire, e a volte con prepotenza e proditoria arroganza, anche se questa potenza non è infinita. Infatti, egli «non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” [Rm 8,28]» (CCC 395). Possono entrare nel raggio dell’azione diabolica sia uomini, animali e cose inanimate. Tra gli uomini agisce con la tentazione, l’ossessione o la possessione o attraverso altre manifestazioni tese ad atterrire o sfiancare la vittima. Può infestare case, campagne, stalle, conventi... A tanto spiegamento di forze l’uomo, rivestendosi dell’armatura di Dio (Ef 6,10ss), trova, sopra tutto, nella preghiera l’arma più potente per rigettare gli astuti assalti di Satana. Tra le preghiere eccelle il Padre nostro, lì dove chiediamo di essere liberati dal male, infatti, in «questa richiesta, il male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio» (CCC 2851).
Ma a volte è necessario e utile fare ricorso all’esorcismo: «Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo ... L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa» (CCC 1673).
I veri guai iniziano quando si nega o si prende sottogamba l’azione nefanda di Satana o quando ci si dimentica che Gesù ha dato alla sua Chiesa autorità e potenza per scacciare i demoni.
Liturgia della Parola
Prima Lettura - La pioggia fa germogliare la terra. - «Al popolo di Dio in esilio, seriamente esposto a scoraggiamento e delusione nella sua fede, non bastava una vaga esortazione alla fedeltà. Proprio perché esistevano dubbi sulla potenza di Dio, il profeta ricorda la forza della parola-promessa di Dio salvatore e creatore, signore della storia come lo è della natura. Il c. 55 è tutto un invito di Dio ad Israele perché abbia fiducia nel Signore e si converta a lui, riprendendo coscienza dell’alleanza di Dio con lui e di lui con Dio» (Secondo Migliasso).
Seconda Lettura - L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. - Il mondo materiale, creato per l’uomo, partecipa al destino di quest’ultimo. Maledetto a causa del peccato di Adamo e di Eva (Cf. Gen 3,17) viene a trovarsi in una situazione di caducità e di finitezza. Ma come il corpo dell’uomo è destinato alla risurrezione e alla gloria, così anche il mondo sarà oggetto di redenzione e parteciperà alla libertà e alla gloria dei figli di Dio. La filosofia greca «voleva liberare lo spirito dalla materia considerata come cattiva; il cristianesimo libera la stessa materia» (Bibbia di Gerusalemme).
Vangelo
Il seminatore uscì a seminare.
La parabola del seminatore vuole mettere in evidenza gli ostacoli che il regno di Dio trova nel suo sviluppo sulla terra. Ma, nonostante i fallimenti e l’incorrispondenza di molti, il seme, a suo tempo, porterà abbondanti frutti. Un messaggio di ottimismo per tanti cristiani delusi (Cf. Lc 24,13ss).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.
Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Ecco, il seminatore uscì a seminare - Il XIII capitolo di Matteo, con sette parabole, espone sotto diversi aspetti il mistero del regno e le sue vicissitudini. Il numero sette, che indica pienezza, è un numero molto caro a Matteo (Cf. 1,17; 5,3.5; 6,9; 18,22; 23,1). La parabola, nella Bibbia, è un racconto fittizio, ma verosimile, il cui intento è quello di illustrare un insegnamento morale o una verità dottrinale mediante un paragone. Da qui la possibile incomprensione del racconto parabolico da parte di molti, ma, sopra tutto, da parte di chi è mal disposto. L’accoglienza «positiva da parte del credente, come il rifiuto da parte del non credente, nei confronti del messaggio di Gesù, è in fondo l’effetto di intime disposizioni personali che condizionano l’ascolto. Si respinge il Signore non perché non si capisca il senso delle sue parabole, ma perché in ultima analisi manca la volontà di capirlo, si è mal disposto verso la persona stessa di Gesù» (A. S.- R. S). In questo modo, per «le anime ben disposte, al possesso dell’antica alleanza si aggiungerà il perfezionamento della nuova (Cf. Mt 5,17.20); alle anime mal disposte, verrà tolto anche quello che hanno, cioè la stessa legge giudaica che, lasciata a se stessa, diverrà caduca» (Bibbia di Gerusalemme).
La parabola del seminatore va intesa ricordando che l’aratura e la semina spesso costituivano un’unica operazione. Il seme «era sparso prendendolo da un cesto che veniva rifornito da un sacco legato sulla schiena di un asino [...]. Il seme veniva quindi fatto penetrare nel terreno con l’aratro, per evitare che fosse portato via dagli uccelli [Mt 13,4]. Questo sistema di semina sta alla base della parabola del seminatore in Matteo 13, dove si parla di un sentiero duro di rovi non ancora arati» (R. Gower).
Nella parabola del seminatore, Gesù suggerisce quattro tipi di terreno. Il primo è la strada: è l’immagine di colui che ascolta la parola, non la comprende e, a motivo della sua stoltezza, fa sì che il diavolo rubi ciò che è stato seminato. Il diavolo, il «dio di questo mondo» (2Cor 4,4), ha un progetto: non vuole che l’uomo si salvi e conoscendo la potenza della Parola di Dio è pronto a scendere in campo. Ma la parabola mette a nudo l’estrema impotenza del diavolo: infatti, egli riesce a rubare «ciò che è stato seminato nel cuore», non perché capace di farlo, ma per la negligenza dell’uomo.
L’affermazione, Quello che è stato seminato sul terreno sassoso, mette in relazione l’incostanza con la tribolazione o la persecuzione a causa della Parola. Praticamente, quando si vive una vita cristiana ovattata tutto va bene, si può essere anche gioiosi, ma quando la croce incomincia a far capolino, allora tutto cambia repentinamente. La parabola ritorna così a ricordarci una profonda comunione tra la fede e la croce. Il credente non può essere così ingenuo da pensare che gli verrà risparmiata la croce proprio da Colui che liberamente in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce (Eb 12,2) per la salvezza degli uomini. Cristo «chiama i suoi discepoli a prendere la croce e a seguirlo, poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme. Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari. Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice. Al di fuori della croce non vi è altra salvezza» (CCC 618).
Il seme caduto tra i rovi, mette in evidenza il ruolo negativo della preoccupazione del mondo e della seduzione della ricchezza nella vita dei discepoli: un ruolo negativo perché di fatto «soffocano la Parola ed essa non porta frutto» (Mt 13,28). È una condanna senza appello! Mentre per i due primi casi l’uomo può sempre mettersi in carreggiata, nel caso della preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza la creatura si avvia alla morte per soffocamento. Il Signore Dio concede la grazia e non violenta l’uomo, il quale deve corrispondere liberamente. Chi risponde con generosità riceve ulteriore grazia, arricchendosi così ogni giorno di più in grazia e santità. Chi invece la respinge, muore soffocato nel suo egoismo.
Alla fine c’è il terreno buono. Con questa immagine Gesù vuol dirci che l’uomo può farcela perché Dio lo vuole. Basta aprirsi al suo Amore, basta credere alla sua Parola. Basta accogliere con fiducia la Parola che Dio, per bocca del profeta Isaia, rivolge al suo popolo: «Credetemi, pare che voglia dire Yahveh, la mia parola è efficace. Tutto quello che vi dico, è vero. Come la pioggia che scende dal cielo non torna lassù senza aver inzuppato e fecondato la terra, così la mia parola non torna a me senza aver adempiuto il suo compito. La parola di Dio è il piano di Dio, i suoi eterni disegni di salvezza, piano e disegni che si sono realizzati in Cristo, sua parola incarnata» (Epifanio Callego).
Se per il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel «l’essere degli uomini coincide con la loro produzione», per Cristo coincide nella capacità di ascoltare la Parola di Dio, nella capacità di farsi dono, nella capacità di non farsi soffocare dal mondo per puntare decisamente sulle cose che non passano, sui valori eterni: la grandezza dell’uomo sta nel sapere ascoltare e nell’accogliere la Parola che lo fa «officina omnium, medietas, adunatio [elaborazione, mediazione, sintesi di ogni cosa]» (Massimo il Confessore).
Per approfondire
Giorgio Giordani e Sergio Lanza (Satana in Schede Bibliche Pastorali Vol. VII) - Satana il ribelle e il mentitore - Nell’AT la figura di Satana viene appena abbozzata (anzi lascia aperti numerosi interrogativi circa la propria identità, circa le relazioni che lo legano alle altre potenze demoniache nominate nell’AT) e non si presenta come un essere fondamentalmente cattivo, tanto che il motivo stesso della sua avversione rimane nell’oscurità più completa. Nel NT invece la sua figura assume i tratti di un essere radicalmente negativo, e alla domanda perché egli lotti contro Dio e le sue opere si dà una risposta precisa: è il ribelle e il mentitore.
Il combattimento che egli ingaggia per trascinare l’uomo con sé nell’avversione a Dio non è altro che il proseguimento sulla terra di una furiosa battaglia tra Michele e i suoi angeli e il Dragone e la sua corte: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: ... Ma guai a voi terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12,7-10a.12b).
Il motivo della sua ribellione sta nel fatto che «non si è attenuto alla verità» (Gv 8,44), cioè non ha accettato la propria condizione di creatura «perché la verità non era in lui. Quando dice il falso parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna» (Gv 8,44).
Ciò non significa, evidentemente, che Dio abbia creato un essere malvagio perché egli, chiamando tutte le cose all’esistenza, le ha dichiarate buone (Gn 1,3ss; Sap 14). Ciò significa piuttosto che egli si è opposto al piano di Dio, perché ha rifiutato la parola della rivelazione rivolta a lui, si è posto a capo degli «angeli che non conservarono la loro dignità, ma lasciarono la propria dimora ... così come Sodoma e Gomorra e le città circonvicine» (Gd 6-8). Il suo stile si riconosce nelle opere negative degli uomini che «hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore» (Rm 1,25), coloro che si pongono nella condizione di non poter ascoltare la parola di Cristo perché hanno per padre il diavolo (cf. Gv 8,44).
«Egli è stato omicida fin dal principio» (Gv 8,44). L’intima connessione tra Satana peccato-morte appare in numerosi testi del NT, di cui quello di Giovanni or ora citato costituisce l’esempio più significativo nella sua formulazione lapidaria e sintetica. Già verso la fine della rivelazione veterotestamentaria si era introdotto un pensiero di questo tipo, quando l’autore del libro della Sapienza, rileggendo il testo di Gn 3, dopo aver detto che «Dio creò l’uomo per l’immortalità, lo fece a immagine della propria natura» (Sap 2,23; cf. 1,13), afferma: «Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono» (Sap 2,24).
In questa prospettiva si può capire l’esortazione di Cristo ai discepoli: «E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28), e la raccomandazione di Giovanni a non seguire l’esempio di Caino «che era maligno e uccise suo fratello».
Ma è soprattutto nelle lettere di Paolo che questo pensiero viene ripreso e sviluppato, con la costante preoccupazione di far risaltare la vittoria di Cristo su Satana peccato-morte. Notissima è il testo di Rm 5,12ss che presenta uno schizzo della storia della salvezza: rileggendo Gn 3 e Sap 2,24, Paolo sottolinea la relazione peccato-morte, mettendone in risalto il rapporto di stretta causalità. Ma egli è soprattutto preoccupato di mettere in evidenza la ricchezza sovrabbondante della redenzione operata da Cristo: «Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato ... Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini» (Rm 5,12 e 15).
La missione di Cristo è quella di sconfiggere Satana e esautorare il suo dominio sul regno della morte. Egli si è fatto uomo, ha assunto in tutto la condizione umana, «ne è divenuto partecipe, al fine di ridurre all’impotenza mediante la morte colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo, e rendere liberi quelli che per timore della morte erano soggetti a servitù per tutta la vita» (Eb 2,14- 15). Per questo Paolo può esclamare con una speranza che è già fiduciosa certezza: «Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno» (2Ts 3,3).
Ancora più radicale Giovanni che considera i cristiani come coloro che, sebbene ancora sollecitati da tante tentazioni e difficoltà, pure possono considerarsi legittimamente vincitori, perché hanno conosciuto «colui che è dal principio» e hanno «vinto il maligno» (lGv 2,13-14).
José Antonio Fortea (Summa Daemoniaca) - Questione 54: I demoni possono unire e concentrare i loro sforzi per influire in una società? Il grande potere del demonio è la tentazione. E dato che i demoni comunicano tra di loro, possono mettersi d’accordo per tentare nella stessa direzione. Nel 1932 i demoni si resero perfettamente conto che per portare a termine i loro piani la cosa migliore era tentare la gente per far sì che desse il suo voto a quel candidato abbastanza sconosciuto, che era Hitler. Questo significa che la sua ascesa al potere avvenne grazie ai demoni? No, ma senza dubbio ricevette il loro aiuto.
Allo stesso modo, bisogna ricordare che i santi Padri dei primi secoli della Chiesa, quando trattavano il tema delle persecuzioni contro i Cristiani, segnalarono come prima e principale causa della persecuzione l’influenza dei demoni tanto sulle masse popolari che sui governanti.
Un altro esempio, ma ce ne sarebbero in abbondanza, su quanto stiamo dicendo, è quello del cardinale Nasalli Rocca quando scrisse nella sua Lettera Pastorale di quaresima (Bologna, 1946) che il segretario del Papa, monsignore Rinaldo Angeli, gli aveva raccontato varie volte come Leone XIII aveva avuto una visione degli spiriti infernali che si concentravano su Roma, e che questa fu l’origine della preghiera che volle si recitasse in tutta la Chiesa, e che fu trasmessa agli Ordinari nel 1886.
Sì, effettivamente anche i demoni hanno le loro strategie e si mettono d’accordo per portarle a termine.
Possono concentrarsi in un luogo determinato. Fanno nascere ambizioni in tutte le anime, ma sanno bene, molto bene, che alcune persone hanno la facoltà di trascinarne altre, grazie alla loro cultura, al loro potere o al loro denaro. E pertanto le forze del male sono coscienti del fatto che queste elites sono in particolar modo desiderabili.
In politica i demoni non sono mai neutrali, analizzano la situazione e sono sicuri di quali siano le persone che più favoriscono le loro strategie.
Fortunatamente il bene ha dalla sua gli angeli e tutte le persone che con la loro preghiera mandano all’aria i piani delle tenebre. Per questo l’orazione e il sacrificio sono così importanti.
I monasteri, le persone che pregano, sono le forze indivisibili che non solo contrasteranno il potere dell’inferno in questo mondo, ma che invieranno, in sovrabbondanza, ogni tipo di benedizione su di noi.
Questa lotta invisibile tra i poteri spirituali, non ci deve però farci dimenticare che gli autori della nostra storia siamo noi. Tutte queste forze invisibili del male sono solo un’influenza. Alla fine ognuno di noi uomini fa ciò che vuole ed è responsabile delle proprie azioni. Neanche tutti i demoni del mondo, uniti, possono obbligare qualcuno, anche se peccatore, a prendere una decisione, quando egli abbia già deciso di fare diversamente.
Il potere della preghiera è forte come quello degli eserciti più grandi, o delle fortune più incredibili.
Una sola persona umile e sconosciuta, con la sua preghiera può evitare guerre, può evitare che ideologie politiche maligne arrivino al potere, etc., etc. Solo i demoni sanno fino a che punto sia temibile per loro il semplice fatto di pregare.
Tommaso d’Aquino (Super ev. Matth., XIII, 1085): Il seminatore è il Figlio che uscì dal Padre per venire a seminare nel mondo (Gv. 16,28). Cristo uscì in tre modi: dal segreto del Padre, pur continuando a rimanere in Lui; dalla Giudea alle genti, e dal profondo della Sapienza alla predicazione pubblica della dottrina, che è il seme della Parola di Dio.
Testimoni di Cristo - Ermagora e Fortunato Martiri - Fu san Marco evangelista, inviato da san Pietro ad Aquileia, a portare Ermagora - neo convertito - a Roma da san Pietro, convinto che fosse di «vir christianissimus et elegans persona» (uomo di salda fede e persona corretta). Ritornato in patria, Ermagora continuò a predicare con fervore, compiendo miracoli, battezzando, ordinando sacerdoti e diaconi, inviando missionari nelle città della regione aquileiese. Insediatosi il nuovo preside, Sebasto, i sacerdoti pagani gli chiesero di intervenire nei confronti di Ermagora, colpevole di sedurre il popolo con la nuova religione e di allontanarlo dai templi degli dei romani.
Ermagora venne così arrestato e invitato ad offrire agli idoli: di fronte al suo rifiuto, fu torturato a tal punto che il popolo stesso chiese di sospendere tale crudeltà. Durante la prigionia egli non smise mai di parlare di Cristo tanto che Ponziano, suo carceriere, chiese il battesimo. Considerando che ormai sentiva vicina la sua fine, indicò il suo diacono Fortunato quale suo successore, ma alla fine il preside Sebasto li martirizzò entrambi. I loro corpi furono raccolti da Ponziano, Gregorio e Alessandria e sepolti nel recinto funerario di quest’ultima, in un cimitero non lontano dalle mura della città. Tutti i malati che si recavano a venerarne la tomba riacquistavano la salute.
Il racconto della vita dei santi Ermagora e Fortunato è oggi custodito nella cripta della basilica di Aquileia da affreschi del XII secolo, dove in venti episodi è narrata la passio dei santi martiri. (Vatican News)
O Padre, che continui a seminare
la tua parola nei solchi dell’umanità,
accresci in noi, con la potenza del tuo Spirito,
la disponibilità ad accogliere il Vangelo,
per portare frutti di giustizia e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.