19 Maggio 2026
Martedì VII Settimana di Pasqua
At 20,17-27; Salmo Responsoriale dal Salmo 67 (68); Gv 16,29-33
Padre, è venuta l’ora (Vangelo)
Il Padre di Gesù - Paul Ternant: 1. Per mezzo di Gesù, Dio si è rivelato come Padre di un Figlio unico. - Che Dio sia suo Padre in un senso unico, Gesù lo fa comprendere col suo modo di distinguere «il mio Padre» (ad es. Mt 7, 21; 11, 27 par.; Lc 2, 49; 22, 29) ed «il vostro Padre» (ad es. Mt 5, 45; 6, 1; 7, 11; Lc 12, 32), di presentarsi talvolta come «il Figlio» (Mc 13, 32), il Figlio diletto, cioè unico (Mc 12, 6 par.; cfr. 1, 11 par.; 9, 7 par.), e soprattutto di esprimere la coscienza di un’unione così stretta tra loro, che egli penetra tutti i segreti del Padre e li può, egli solo, rivelare (Mt 11, 25 ss). La portata trascendente di queste parole, «Padre» e «Figlio», che (almeno nella formula «Figlio di Dio», evitata del resto da Gesù) non è per sé evidente e non era percepita dai suoi interlocutori (in Lc 4, 41 Figlio di Dio equivale a Cristo), è confermata da quella del titolo «figlio dell’uomo» e dalla rivendicazione di un’autorità che trascende il creato. Lo è pure dalla preghiera di Gesù, che si rivolge al Padre dicendo «Abba» (Mc 14, 36), equivalente del nostro «Papà»: familiarità di cui non c’è esempio prima di lui, e che manifesta un’intimità senza pari.
Liturgia della Parola
I Lettura - AI Mode: Il brano di Atti 20,17-27 contiene la prima parte del celebre “discorso di Mileto”, considerato il testamento spirituale di San Paolo rivolto agli anziani (presbiteri) della Chiesa di Efeso.
In questo passaggio, Paolo non parla per vanità, ma per offrire un modello di vita e di ministero, ripercorrendo il suo operato e preparandosi al distacco finale.
Punti chiave del commento:
Il servizio umile (vv. 18-19): Paolo ricorda come abbia servito il Signore “con tutta umiltà”, tra lacrime e prove. Il suo non è stato un ministero di potere, ma di dedizione totale e sofferenza condivisa con la comunità.
La coerenza dell’annuncio (vv. 20-21): L’Apostolo sottolinea di non essersi mai tirato indietro dal predicare “ciò che era utile”, sia in pubblico che nelle case, esortando tutti (Giudei e Greci) alla conversione e alla fede in Gesù.
La “costrizione” dello Spirito (vv. 22-24): Paolo si sente “avvinto” dallo Spirito Santo a recarsi a Gerusalemme, pur sapendo che lo attendono catene e tribolazioni. La sua vita non ha valore per se stesso, se non per portare a termine la missione ricevuta da Cristo.
La libertà del pastore (vv. 25-27): Paolo dichiara di essere “innocente del sangue di tutti”, perché non ha omesso nulla nel comunicare il disegno di Dio. Si congeda con la pace di chi non è sceso a compromessi con il Vangelo.
Vangelo
Padre, glorifica il Figlio tuo.
Gesù e Paolo sono accomunati da uno stesso destino: è venuta l’ora, la morte è vicina. Paolo non ritiene in nessun modo preziosa la sua vita, purché conduca a termine la sua corsa e il servizio che gli fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. Momenti prima che il carnefice calasse la spada sul suo capo per decapitarlo, l’Apostolo scriverà a Timoteo, a tutti i suoi amici: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Gesù, prima che i chiodi lacerassero la sua carne, alzàti gli occhi al cielo, prega il Padre domandando che la sua volontà si compia totalmente. Gesù, con la sua preghiera si rivela inseparabile dal Padre in quello che è e vive. Prega anche per i suoi amici, quelli che hanno accolto la sua Parola. Gesù ritorna al Padre, ora comincia il tempo della Chiesa, e la preghiera di Gesù nei secoli sosterrà la sua missione apostolica che si spingerà fino agli estremi confini della terra.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola del Signore.
La gloria al termine del suo percorso (17,1-8) - Alain Marchadour (Vangelo di Giovanni): La preghiera di Gesù inizia con un’invocazione filiale: la parola «Padre» potrebbe essere la trascrizione dell’aramaico ‘abba’, termine familiare per dire «papà», poco usato nel giudaismo e abituale a Gesù (Lc 11,2; Mc 14,36).
La gloria del Figlio e la gloria del Padre sono interdipendenti (13,31-32). L’esaltazione in croce segna l’avvento dell’ ora. Portando a compimento la missione che il Padre gli ha affidato, Gesù glorifica Dio. Colui che accoglie questa gloria di Dio presente in Gesù crocifisso riceve la vita eterna, vale a dire entra nell’intimità (la «conoscenza») del vero Dio e di suo Figlio Gesù Cristo. Stranamente, pur parlando egli stesso, Gesù è indicato con il suo nome: «Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo».
Possiamo scorgere in ciò un evidente elemento redazionale, per cui Giovanni mescola il discorso della comunità con le parole del Cristo. I vv. 6-8 sottolineano che, nella glorificazione del Padre, l’opera di Gesù fu di «manifestare il nome di Dio».
L’insistenza di Gesù sulla «conoscenza di Dio» come sorgente della vita è stata considerata da alcuni come un’influenza gnostica. Ma alla gnosi mancano due tratti presenti in Giovanni, anzitutto questa conoscenza è trasmessa attraverso un evento concreto e singolare: la morte e la risurrezione di Gesù; in secondo luogo la vita eterna è data fin d’ora su questa terra, che la gnosi invece esorta a disertare.
La gloria di Gesù qui manifestata e riconosciuta esisteva «prima che il mondo fosse», nell’ amore eterno che uni ce il Padre e il Figlio (17,24), a immagine della sapienza che, «costituita prima dei primordi della terra) era la delizia del Signore» (Pro 8,23-31).
Per approfondire
Giuseppe Segalla (Giovanni): io prego per loro ...: In questo versetto sono messi in contrasto radicale discepoli e mondo. Il mondo, in quanto chiuso in se stesso ed alla rivelazione, anche se avesse dei valori mondani, è già escluso dalla salvezza. L’unica condizione, come dice il Barrett, per diventare oggetto della preghiera di Gesù per il mondo sarebbe quella di cessare di essere «mondo». Gesù è venuto per salvare il mondo (3,14-16), ma solo se esso accetta di uscire dalle tenebre, se accetta di non poter darsi la luce e la salvezza, di essere messo in questione e di abbandonare le sue sicurezze per un’ altra sicurezza. Bisogna tener presente questa concezione negativa di «mondo» in tutto il brano 17,9-16.
La teologia di Gv è a favore di una critica al mondo ed è lontana da un atteggiamento positivo verso il mondo, come è oggi un po’di moda.
10: Viene sottolineata ancora l’unità del Padre e del Figlio, nella missione di salvezza (10,30; 16,15). - e io sono stato glorificato in loro: nel senso dei vv, 7-8, in quanto gli apostoli hanno accolto con fede le sue parole come parole del Padre e hanno perciò riconosciuta l’unità del Padre e del Figlio.
11 E io non sono più nel mondo: ciò sembra in contrasto con quanto è detto al v. 13 («mentre sono nel mondo») e dà ragione a coloro che mettono questa preghiera in bocca al Signore risorto. Ma si può pensare che Gesù si consideri già anticipatamente fuori del mondo, mentre è sul punto di ritornare al Padre. - Padre santo, conservali: il Padre «santo» deve conservare i discepoli nella santità, cioè nella costante appartenenza a lui, pur rimanendo nel mondo.
La Chiesa, proprietà di Dio, è stata donata a Gesù - Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Un elemento interessante dell’ecclesiologia di Gv 17 è l’insinuazione che la comunità dei credenti appartiene a Dio, è sua proprietà; essa però è stata affidata al Cristo. I discepoli infatti sono stati donati al Figlio dal Padre (Gv 17,2). Il Maestro ha rivelato il nome di Dio agli uomini che questi gli ha dato dal mondo, perché erano suoi e sono stati donati a lui (Gv 17,6). Gesù prega per il gruppo dei suoi amici, perché essi sono del Padre, anche se sono stati dati a lui (Gv 17,9). In realtà i discepoli non appartengono al mondo, come Gesù non è del mondo (Gv 17,14.16), perché sono proprietà di Dio e sono stati donati al Cristo (Gv 17,24). Per tale ragione il Figlio può pregare il Padre di custodire la sua comunità nel suo nome divino (Gv 17,11), di preservarla dagli influssi malefici del Maligno (Gv 17,15), di santificarla nella verità (Gv 17,17.19), affinché tutti i credenti siano una cosa sola e tendano alla perfezione dell’unità (Gv 17,20ss). La chiesa è proprietà del Padre ed è stata affidata alle cure del Figlio, quindi essa forma realmente la famiglia di Dio, perché è inserita vitalmente nel mistero della Trinità. Una tematica ecclesiologica analoga l’abbiamo già riscontrata nella pagina consacrata alla porta e al buon pastore; qui però le pecore del gregge sono presentate come proprietà di Gesù (Gv 10,3s.11ss.26ss), tuttavia nel passo di Gv 10,28s è insinuato con sufficiente chiarezza che le pecore del buon pastore sono state donate al Cristo dal Padre.
Tommaso d’Aquino: In Jo. ev. exp ., XVI.: Padre, è venuta l’ora: manifesta la gloria del Figlio tuo ... : ma poiché il Figlio di Dio è la stessa Sapienza (1Cor. 1,24), e questa possiede il sommo di chiarezza e di gloria (Sap. 6,1 3), in che modo la gloria potrà essere glorificata, soprattutto essendo Egli (Eb. 1,3) lo splendore del Padre? Si risponde che Cristo chiedeva di essere glorificato dal Padre in tre modi.
Primo nella sua Passione: e questo per i molti prodigi che allora dovevano prodursi (oscuramento del sole, squarcio del velo del Tempio, apertura dei sepolcri) ... E su questa linea Gesù Cristo domanda che nella Passione venga manifestato che Egli è il Figlio di Dio. Secondo nella sua Resurrezione… Terzo, nella notorietà presso tutti i popoli... E in questo senso Egli domanda: Manifesta a tutto il mondo che Io sono il Figlio tuo proprio per generazione, non pee creazione.
Testimoni di Cristo - Beata Pina Suriano: Nasce a Partinico, centro agricolo della provincia di Palermo il 18 febbraio 1915. Nel 1922 fa il suo ingresso nelle file dell’Azione Cattolica Femminile come beniamina, poi aspirante e quindi giovane. Nel 1938 viene nominata delegata delle sezioni minori femminili e per nove anni, dal 1939 al 1948 è segretaria della Sezione di Azione Cattolica, nel contempo dal 1945 al 1948 è presidente delle Giovani. Istituisce in parrocchia l’associazione delle «Figlie di Maria», diventandone la presidente dal 1948. Il 29 aprile 1932 nella chiesetta delle «Figlie della Misericordia e della Croce», che era la sede sociale della Gioventù Femminile di Ac di Partinico, emette il voto di castità. Seguendo il desiderio, mai realizzato, di vivere da religiosa, il 30 marzo 1948, insieme ad altre tre compagne, si offre come vittima per la santificazione dei sacerdoti. In quello stesso anno si presentano i disturbi di una violenta forma di artrite reumatica, che le portò come conseguenza un difetto cardiaco. Muore improvvisamente per un infarto il 19 maggio 1950. È beata dal 2004. (Avvenire)
Dio onnipotente e misericordioso,
fa’ che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi
e ci trasformi in tempio della sua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo