20 Marzo 2026
Venerdì IV Settimana di Quaresima
Sap 2,1a.12-22; Salmo Responsoriale dal Salmo 33 [34]; Gv 7,1-2.10.25-30
Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Acclamazione al Vangelo)
Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Gesù nel deserto digiuna quaranta giorni e quaranta notti, come prima di lui avevano fatto Mosè sul Sinai (cf. Es 34, 28) ed Elia sull’Oreb (cf. 1 Re 19, 8). Trovandosi Gesù in uno stato di grandissima fame e di prostrazione fisica, il maligno si avvicina e lo invita: «Di’ che questi sassi diventino pane». Cosa evidentemente facile per il «Figlio di Dio» e nello stesso tempo piena di significato! Tentazione ingenua e senza gravi conseguenze?
Gesù la respinge con una parola della Scrittura, tolta dal Deuteronornio. Mosè in un discorso ricorda al popolo che Dio nel deserto, nonostante le tribolazioni e la fame, lo ha sostentato in modo mirabile: «Ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8, 3). Fu un’esperienza importante per i padri nel deserto: quella della Provvidenza di Dio che li manteneva in vita in modo miracoloso, e quella della sua parola creatrice che preparava loro il cibo nuovo della manna e delle quaglie, quando la fame li insidiava. Ma dovevano, credendo a Mosè, fidarsi di Dio che li avrebbe salvati. Per Israele le due cose si attuarono ad un tempo: credettero in Dio e si nutrirono del cibo per il loro corpo.
Non si doveva verificare la stessa cosa anche per il Messia; non doveva egli confidare unicamente in Dio? Se Dio l’aveva condotto nel d serto, non doveva provvedere a lui e mantenerlo in vita? Anche qui Gesù compie «ogni giustizia», a luminoso esempio per tutti quelli che lo seguiranno: Dio provvede ai suoi figli, se questi anzitutto guardano a lui. La sua parola onnipotente puo certamente trasformare le pietre in pane; ma Dio premia la fiducia in maniera più provvida, mandando in aiuto i suoi angeli (4, 11). Così avviene, in forme diverse, nella nostra vita e così avverrà sempre.
Litugia della Parola
I Lettura: La vita dell’uomo giusto è un continuo esame di coscienza per i malvagi. La sua vita, perennemente tesa alla santità, è un persistente rimprovero per gli empi. Non potendo sopportarlo e non volendolo seguire, gli empi decidono di condannarlo a una morte infame. Gesù è il vero e l’unico giusto, vero Figlio di Dio, che sarà condannato a una morte ignominiosa.
Vangelo
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora.
I giudei danno la caccia a Gesù, hanno già deciso il suo destino, e all’orizzonte si profila minacciosa l’ombra della croce. Tentano di catturarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. La morte per Gesù non è un incidente di percorso e non sarà determinata dalla malvagità degli uomini, ma scaturisce dal cuore di Dio che tanto ha amato il mondo da consegnare alla morte il suo unico Figlio per la salvezza di tutti gli uomini.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 7,1-2.10.25-30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Parola del Signore.
Gesù conosce le trame dei Giudei per questo non vuole più percorrere la Giudea, non per paura o timore della morte, ma perché il suo “tempo non è ancora venuto” (Gv 7,6).
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, la festa delle capanne (in ebraico Sukkot, da sukka, capanna) era l’ultima e la più importante delle tre feste di pellegrinaggio.
Aveva inizio il 15 del settimo mese (tra settembre e ottobre). In origine era una festa agricola celebrata in ringraziamento per il raccolto autunnale, la mietitura e la vendemmia; in seguito associata alla permanenza di Israele nel deserto (Lv 23,39-43; Dt 16,13-15).
I giudei non credono in Gesù, lo credono un mitomane (Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio Gv 10,33), posseduto da Beelzebul (Mc 3,29), un falso profeta che sovverte le tradizioni degli antichi, per questo gli danno la caccia per metterlo a morte: “Fin dagli inizi del ministero pubblico di Gesù, alcuni farisei e alcuni sostenitori di Erode, con alcuni sacerdoti e scribi, si sono accordati per farlo morire. Per certe sue azioni [per la cacciata dei demoni; il perdono dei peccati; le guarigioni in giorno di sabato; la propria interpretazione dei precetti di purità legale; la familiarità con i pubblicani e i pubblici peccatori]. Gesù è apparso ad alcuni malintenzionati sospetto di possessione demoniaca. Lo si è accusato di bestemmia e di falso profetismo, crimini religiosi che la Legge puniva con la pena di morte sotto forma di lapidazione” (Catechismo della Chiesa Cattolica 574).
Ma anche i suoi “fratelli” non credono in lui. Conosciamo la “povertà” della lingua ebraica, questi che vengono chiamati “fratelli” (cfr. 2,12; 7,5.10; 20,17) sono i quattro parenti di Gesù (cfr. Mt 13,55; Mc 6,3). Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono, Gesù “allude non senza ironia alla conoscenza superficiale che quei Giudei avevano di lui, basata sulle apparenze: egli afferma, per contro, di procedere dal Padre che l’ha mandato, e che solo lui conosce, appunto perché è il Figlio di Dio (cfr Gv 1,18)” (La Bibbia di Navarra).
Una affermazione che inasprisce ancora di più gli animi esagitati, Cercarono allora di arrestarlo: è il primo tentativo di cattura, che fallisce, perché “non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,30).
Gesù non sottostà alle decisioni degli uomini, ma alla volontà di Dio e al tempo che ha stabilito per lui (Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera Gv 4,34).
Per approfondire
Il destino di Gesù, vittima dell’odio - Basilio Caballero (La Parola per ogni giorno): La prima lettura è presa dal libro della Sapienza, ultimo libro dell’Antico Testamento, scritto in greco verso l’anno 50 a.C, da un pio giudeo della diaspora ad Alessandria d’Egitto. Nel testo è riflessa la situazione dell’israelita credente, perseguitato dall’incredulità di una società dominata dalla cultura ellenistica. La persecuzione del giusto da parte degli empi anticipa e rispecchia il destino di Gesù di Nazaret, rifiutato dai suoi contemporanei.
Anche Gesù si considera Figlio di Dio, che conosce, ed è un rimprovero vivente per i capi religiosi del popolo che travisano la Scrittura e inquinano la religione mosaica. E infine anche lui è condannato a una morte ignominiosa per verificare la promessa di aiuto che Dio gli ha fatto. «Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore» (salmo responsoriale).
Nel vangelo di oggi, il cui tema continua in quello di domani, si va preparando quest’epilogo. I giudei cercavano di uccidere Gesù, ma non era ancora arrivata la sua ora; per questo il Signore va in Galilea e quando sale a Gerusalemme per la festa delle Capanne lo fa in segreto. Tuttavia, con accento profetico e come una sfida, «Gesù, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Le guide del popolo vedono in Cristo solo un uomo normale, perché gli scribi e i dottori della legge mosaica, supposti conoscitori della Scrittura, non conoscono Dio. Ancora peggio: vedono in Gesù un pericolo molto grave per la loro sicurezza, cioè per la tradizione religiosa che avevano costruito. Erano accecati dalla loro malvagità; non conoscevano i segreti di Dio.
Fino all’ultimo, ai piedi della croce sulla quale moriva Gesù, tentarono Dio dicendo: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42). Neanche così gli avrebbero creduto; senza contare che Dio vuole una fede libera e non forzata da un miracolo indiscutibile.
I sommi sacerdoti e i farisei cercano di arrestare Gesù. Il loro è il comportamento tipico “degli uomini di governo che:
• Si sentono sicuri del loro sapere e del loro potere, si considerano le guide anche spirituali dei loro sudditi e non permettono che nessuno critichi le loro idee e i loro progetti.
• Sono settari e hanno uno spirito classista. Si credono superiori agli altri. Per questo sono disposti a passar sopra alle leggi per togliere di mezzo gli oppositori.
Gesù invece non presenta altri titoli e non vuole altri poteri al di fuori della sincerità del suo amore e della verità delle sue parole. Sa da dove viene e dove va; conosce colui che l’ha mandato e vuole realizzare la propria missione di salvezza insegnando agli uomini la via di Dio e offrendo loro il proprio aiuto.
Anche oggi ci sono uomini che credono, come quei giudei, di conoscere perfettamente Gesù.
Per loro è un carpentiere, figlio di Giuseppe e di Maria, che ha predicato per alcuni anni in Palestina ed è stato condannato a morte ai tempi di Ponzio Pilato come rivoltoso e agitatore di popolo. Altri invece non riescono a compiere il passo decisivo della fede a causa di una serie di pregiudizi e di idee preconcette sulla figura di Gesù. Non sempre il rifiuto del Cristo deriva dal fatto che non si vuol fare la fatica di conoscerlo o si vuole ignorare espressamente la sua persona” (Bibbia per la Formazione Cristiana).
Gesù era consapevole della morte che lo attendeva: Catechismo degli Adulti [226] Da tempo Gesù si rendeva conto del rischio mortale. Ripetutamente aveva affermato che quanti si convertono al Regno vanno incontro a persecuzioni: a maggior ragione la stessa sorte sarebbe toccata a lui; tanto più che anche Giovanni Battista era stato ucciso, per ordine di Erode.Nei Vangeli troviamo numerose predizioni di Gesù riguardo a un suo futuro di sofferenza: alcune sono allusive; tre sono piuttosto dettagliate, rese probabilmente più esplicite dai discepoli alla luce degli eventi compiuti.Gesù dunque è consapevole del pericolo; ma gli va incontro con decisione: «Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore» (Mc 10,32). Il pericolo non indebolisce la sua fedeltà a Dio e non rallenta i suoi passi.
[227] L’ostilità contro Gesù fu alimentata da quanti, senza comprenderne le opere e l’insegnamento, lo considerarono un sovvertitore della religione e un pericoloso agitatore di folle.Gesù era consapevole della morte che lo attendeva, ma andò incontro ad essa con coraggio, per essere fedele a Dio.
Tommaso d’Aquino (In Jo. ev. ex p ., VII): Non volendo andare per la Giudea, perché i giudei cercavano di ucciderlo: si potrebbe obiettare che Gesù avrebbe ugualmente potuto andare tra i giudei, senza farsi da loro uccidere, come avvenne in seguito (Gv. 8,59) ... In virtù della sua Divinità infatti non poteva essere raggiunto dai persecutori. Ma Egli non volle farlo sempre, perché cosi ne sarebbe emersa con chiarezza la Divinità, ma avrebbe fatto nascere dubbi sulla sua umanità.
I Testimoni di Cristo - Beato Ippolito Galantini, Fondatore: Figlio di un tessitore e lavoratore al telaio egli stesso, Ippolito Galantini spese tutta la vita - trascorsa nella natìa Firenze - per la catechesi. Nato nel 1565, dodicenne anni iniziò a radunare i suoi coetanei per istruirli nella fede. Nonostante le umili origini e la giovanissima età, l’arcivescovo Alessandro de’ Medici (poi Papa Leone XI) lo volle come maestro di dottrina cristiana nella chiesa di Santa Lucia al Prato. Aiutato da alcuni benefattori che gli fornirono un oratorio, continuò nella sua attività, aiutando anche il padre nel mestiere. Nel 1604 diede vita alla Congregazione di San Francesco della Dottrina cristiana, subito diffusasi. Morì nel 1619 ed è beato dal 1825. (Avvenire)
O Dio, che per la nostra fragilità
hai preparato aiuti efficaci,
fa’ che, accogliendone con gioia la forza rinnovatrice,
la manifestiamo in una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
ORAZIONE SUL POPOLO ad libitum
Guarda con bontà, o Signore, i tuoi fedeli
e proteggi con il tuo benevolo aiuto
coloro che confidano nella tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.