20 Maggio 2026
Mercoledì VII Settimana di Pasqua
At 20,28-38; Salmo Responsoriale dal Salmo 67 (68); Gv 17,11b-19
La tua parola, Signore, è verità: consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Ignace De La Potterie: Terminata la rivelazione al mondo (Gv 12, 50), Gesù annuncia ai suoi discepoli la venuta del Paraclito, lo Spirito di verità (14, 17; 15, 26; 16, 13). Per Giovanni la funzione fondamentale dello Spirito è di rendere testimonianza a Cristo (15, 26; 1 Gv 5, 6), di introdurre i discepoli a tutta intera la verità (16, 13), di richiamare alla loro memoria ciò che Cristo aveva detto, cioè di farne afferrare il vero senso (14, 26). Poiché il suo compito consiste nel far comprendere nella fede la verità di Cristo, lo Spirito è detto anch’esso «la verità» (1 Gv 5, 6); come testimone di Cristo, rende presente la verità nella Chiesa; lo Spirito è per essa «il dottore della verità» (Tertulliano).
Liturgia della Parola
I Lettura - Il discorso di Paolo agli anziani della chiesa di Efeso si conclude con un appello alla generosità e al distacco dai beni. L’esortazione poi si muta in un struggente addio, non avrebbero più rivisto il suo volto.
Paolo si incammina verso la sua ultima meta intrisa di sangue e di sofferenza, ma sa che attenderlo sarà il Giudice giusto che gli consegnerà la corona della vittoria.
Vangelo
Siano una cosa sola, come noi.
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni . Vol. III): L’aspetto più caratteristico dell’ecclesiologia di Gv 17 è rappresentato dall’unità dei cristiani. Gesù vuole che i membri della sua famiglia vivano in perfetta unione e armonia, per tale ragione prega il Padre, domandandogli di custodirli nel suo nome, affinché siano una cosa sola, come Dio e il Figlio suo (Gv 17,11).
Il Maestro chiede il dono dell’unità non solo per gli amici presenti al cenacolo, ma anche e soprattutto per i futuri credenti, «affinché tutti siano una cosa sola», come il Padre e il Figlio (Gv 17,21). Gesù ha comunicato ai discepoli la sua gloria divina, affinché possano realizzare l’ideale di unità perfetta vissuto dalle persone della Trinità (Gv 17,22). Quest’unità deve tendere alla perfezione, per favorire la fede del mondo nella missione divina del Cristo (Gv 17,21.23). L’unità dei credenti però non è un semplice risultato di un accordo umano, ma deve essere visto come il frutto della morte di Gesù (Gv 11,52): morendo sulla croce il Cristo ha radunato in unità i dispersi figli di Dio.
Luca negli Atti degli apostoli mostra che la comunità delle origini aveva realizzato quest’ideale di unità e di concordia perfetta. Non solo i discepoli mettevano a disposizione dei fratelli tutti i loro averi, vendendo le loro sostanze per sovvenire alle necessità della chiesa (At 2,44s: 4,34s), ma questi credenti erano «un cuor solo e un’anima sola» (At 4,32).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
Parola del Signore.
Carlo Buzzetti (Il Vangelo di Giovanni): v. 11 - perché siano una cosa sola, come noi. Il maggiore pericolo dei discepoli sembra essere costituito dal non conservare tra loro unità. Gesù si è preoccupato di questo finora (17,12). Adesso chiede al Padre che continui tale protezione e anzi la porti al livello della medesima unità che esiste tra le persone divine. Questa domanda nasce anche dal fatto che il cap. 17 non conosce il tema del Consolatore: nessuno prende il posto di Gesù.
v. 12 - perché si adempisse la Scrittura. Come gli altri evangelisti il quarto vede negli avvenimenti la realizzazione delle profezie: non insinua l’idea che l’azione di Giuda sia da intendere come fatale, e quindi non libera; tuttavia sottolinea che quel gesto quasi assurdo era già previsto dalle Scritture (v. 13,18).
v. 13 - perché abbiano ... la pienezza della mia gioia. Nei discorsi d’addio è ricorrente il motivo della gioia, che una volta è collegato a quello della pace (v. 14,27-28; 15,11; 16,20; 16,21; 16,22; 16,24).
v . 14 - il mondo li ha odiati. Ripetendo frasi già viste, il testo afferma che Gesù ha comunicato ai discepoli la “parola” del Padre (v. 17,8); rimane implicito il loro accogliere-credere (v. 17,6-8); di conseguenza, diventano estranei al “mondo”e sono odiati da esso (v. già 15,18-19) .
v. 15 - Non chiedo che tu li tolga dal mondo. Essere nel mondo, pur non appartenendo al mondo, è la condizione concreta del credente anche dopo Pasqua, prima della fine. Il tono è realista, contro eventuali misticismi. Gesù non chiede che i suoi siano esonerati dall’esperienza di vivere in ambiente ambiguo e ostile; addirittura li “manda” nel mondo (17,18), ambito della loro missione che continua la sua. Tuttavia domanda al Padre che li protegga e difenda dal male (o dal maligno) che regna nel mondo, perché anch’essi siano vittoriosi (v. 16,33).
v. 16 - Essi non sono del mondo. Il testo greco indica anche provenienza-origine. La non origine ‘mondana’ dei discepoli è già stata affermata (v. 15,19); qui due frasi vicine e quasi identiche (v, anche 17,14 b) precisano che la loro estraneità al mondo è come quella di Gesù.
v. 17 - Consacrali nella verità. Dopo la domanda di custodirli dal maligno (17,15), ora si chiede un positivo rafforzamento dei discepoli. “Consacrare” qui sembra indicare un legame solido e stabile. La “verità” per Giovanni è quella della rivelazione, quindi l’essenza stessa di Dio. “Consacrare nella verità” significa introdurre definitivamente nella sfera di Dio. Lo strumento che realizza tale consacrazione è la “parola” del Padre, quella che Gesù ha udito e comunicato (v. 15,15; 17,14): essa deve rimanere nei discepoli come forza che li mantiene a servizio della verità.
v. 18 - tu mi hai mandato ... io li ho mandati ... La ‘catena’ Dio-Gesù-discepoli si manifesta anche come missione (l’idea ritorna esplicita in 20,21).
v . 19 - consacro me stesso. Qui la frase indica l’atteggiamento dell’offrirsi in sacrificio. Gesù viene inteso come vittima e sacerdote (il verbo “consacrare” è usato per entrambi nell’A.T.) il cui gesto ha come effetto la consacrazione dei suoi. Il Figlio, già “consacrato e mandato nel mondo” (10,36), ora porta a termine l’incarico ricevuto e lo trasmette ai discepoli: il loro invio e la loro aggregazione alla fera di Dio sono opera di Gesù e del Padre allo stesso tempo. Non i parla di “Spirito”.
Per approfondire
AI Mode: Il passo di Atti 20,28-38 costituisce la parte conclusiva del celebre discorso di Mileto, l’unico grande discorso che l’apostolo Paolo rivolge esclusivamente a responsabili cristiani (gli anziani/presbiteri di Efeso) negli Atti degli Apostoli. Questo testo rappresenta il testamento spirituale e pastorale di Paolo, offrendo linee guida fondamentali sull’ecclesiologia, sul ministero ordinato e sulla gratuità del servizio.
Struttura e Analisi Teologica: 1. Il mandato ai pastori e la natura della Chiesa (v. 28) «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge»: L’esortazione comincia dalla cura personale del pastore. Non si può guidare una comunità senza vigilare costantemente sulla propria fede e condotta.
Istituzione divina: È lo Spirito Santo a costituire i custodi (episcopoi, da cui “vescovi”). L’autorità nella Chiesa non è un potere politico o umano, ma un carisma di servizio derivante da Dio.
Il valore del gregge: La Chiesa viene definita come qualcosa che Dio «si è acquistata con il sangue del proprio Figlio». Questo evidenzia l’immensa preziosità di ogni singolo fedele agli occhi di Dio, riscattato a prezzo del sacrificio di Cristo.
2. La minaccia delle eresie e la vigilanza (vv. 29-31): I lupi rapaci: Paolo profetizza l’arrivo di pericoli sia esterni sia interni alla comunità stessa. Falsi dottori cercheranno di sviare i discepoli per legarli a sé anziché a Cristo.
Il modello di Paolo: L’apostolo ricorda le sue lacrime e i tre anni di vigilanza ininterrotta come esempio di dedizione totale e affetto paterno verso la comunità. [1, 2, 3, 4]
3. L’affidamento a Dio e la gratuità del ministero (vv. 32-35): «Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia»: Consapevole di non poter più proteggere fisicamente il gregge, Paolo lo consegna nelle mani dell’unico che ha il potere di edificare la fede e donare l’eredità eterna.
Distacco dai beni materiali: Paolo rivendica con forza la propria indipendenza economica. Ha lavorato manualmente per provvedere a se stesso e ai suoi collaboratori, senza desiderare l’oro o l’argento di nessuno.
Il Logion inedito di Gesù: Al versetto 35 viene citata una massima di Gesù non presente nei quattro Vangeli canonici: «Si è più beati nel dare che nel ricevere». La vera gioia cristiana e l’autenticità del ministero si misurano sulla capacità di farsi dono disinteressato per i deboli.
4. Il commiato e la preghiera (vv. 36-38): La preghiera comunitaria: Il discorso si chiude in ginocchio, sottolineando che ogni separazione e ogni scelta ecclesiale devono essere immerse nella preghiera.
La dimensione degli affetti: Il pianto, gli abbracci e i baci dei presenti mostrano il profondo legame umano e spirituale che univa Paolo alle sue comunità. La tristezza è acuita dalla consapevolezza dello Spirito: non vedranno più il suo volto, poiché Paolo è ormai diretto verso il martirio.
Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge - Bibbia per la formazione cristiana: L’intenzione di Luca nel comporre questo brano è quella di offrire ai suoi lettori un modello esemplare di ciò che deve essere un responsabile della chiesa e, in una certa misura, ogni credente. Dobbiamo riconoscere che Paolo, con tutti i suoi difetti, ha saputo realizzare questo modello.
Nel suo testamento, l’apostolo ricorda il passato, guarda al presente e si preoccupa del futuro della comunità .
La sua vita è stata un servizio al Signore Gesù, con l’unico scopo di condurre tutti, giudei e greci, a convertirsi a Dio e a credere in lui. Paolo ha svolto questo servizio con umiltà, con coraggio nell’annunciare in pubblico e in privato la verità del mistero del Cristo e con pazienza nel sopportare le sofferenze e le prove che gli sono state inflitte dai giudei.
Ora l’apostolo si reca a Gerusalemme per fedeltà allo Spirito.
L’unica cosa di cui è certo è che parteciperà alla passione del Cristo. Non è un fallimento, ma il mistero di Dio che in questo modo ci rende testimoni del vangelo.
Quando egli lascerà questo mondo (la «partenza» a cui allude è la sua morte), i responsabili della comunità dovranno vegliare su se stessi e sul gregge loro affidato. L’espressione «lupi rapaci» si riferisce chiaramente alla presenza di eretici. Questi potranno venire da fuori ma anche dall’interno della comunità. I responsabili dovranno difendere il bene dei fedeli, e soprattutto dei più deboli, di fronte a qualsiasi nemico.
Paolo ha fatto tutto quello che ha potuto; nessuno può accusarlo di aver contribuito con il suo esempio a con la sua predicazione allo sviluppo delle false dottrine. (Ricordiamo che l’eresia gnostica minacciava la chiesa anche dall’interno).
Paolo conclude il suo testamento con la citazione di una frase di Gesù che non si trova nei Vangeli. Chi dà con gioia e condivide liberamente quello che ha con i più bisognosi dimostra di vivere già nel mondo nuovo scaturito dalla risurrezione del Signore.
Guerric d’lgny: Sermones (III per la festa degli Apostoli Pietro e Paolo) - Essi non sono del mondo …: in effetti l’anima umana si trova in una situazione mediana: al di sotto di lei si trova il mondo; al di sopra Dio. Al di sopra di lei, Colui dal quale, per il quale e a causa del quale è stata fatta; al di sotto di lei, quello che è stato fatto a causa di lei. Perché, come il corpo è stato fatto per l’anima, così per il corpo è stata fatta la sua casa, che è il mondo. Così dunque, quando essa si curva verso le cose materiali che sono di questo mondo, le ombre, venendo dal basso, salgono verso di lei; quando si eleva verso le realtà divine ... usciamo dall’ombra della morte. Perché la Luce e la Vita sono in Cielo, la morte nell’inferno, e l’ombra della morte in questo luogo terrestre e tenebroso.
Testimoni di Cristo - Santa Lidia di Tiatira: Vissuta nel primo secolo, non si ha la certezza se Lidia fosse il suo nome o indicasse piuttosto le sue origini. Nacque infatti a Tiatira, città della Lidia, regione dell’Asia minore. Abitò a Filippi, in Macedonia, e non si sa se fosse nubile o maritata. Commerciava la costosa porpora e aveva quindi una posizione sociale ed economica importante. Gli affari terreni non le avevano impedito di dedicarsi anche allo spirito. Apparteneva ai «timorati di Dio», quei pagani che si erano convertiti alla fede dei Giudei. Fino a quando incontrò Paolo di Tarso, nella sua prima missione in Europa. L’episodio è narrato negli Atti degli Apostoli: san Paolo giunse a Filippi con Timoteo, Sila e Luca. Fu allora che Lidia si convertì e sul suo esempio tutti i familiari chiesero di essere battezzati. Prima discepola di Paolo, Lidia ospitò a casa sua il santo e i suoi compagni per tutto il tempo della missione. In quei giorni di predicazione ci furono conversioni, e si formò una comunità di cristiani. Nella casa di Lidia nacque così la prima Chiesa fondata in Europa da Paolo di Tarso. (Avvenire)
Padre misericordioso,
nella tua bontà dona alla Chiesa, radunata dallo Spirito Santo,
di servirti con piena dedizione
e di formare in te un cuore solo e un’anima sola.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.