7 Settembre 2026
XXIII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 1,5-8; Salmo Responsoriale Dal Salmo 5; Lc 6,6-11
Guidami, Signore, nella tua giustizia (SalR) - Giustizia di Dio - Catechismo della Chiesa Cattolica: 271 L’onnipotenza divina non è affatto arbitraria: «In Dio la potenza e l’essenza, la volontà e l’intelligenza, la sapienza e la giustizia sono una sola ed identica cosa, di modo che nulla può esserci nella potenza divina che non possa essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapiente intelligenza».
1040 Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.
1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.
1953 La legge morale trova in Cristo la sua pienezza e la sua unità. Gesù Cristo in persona è la via della perfezione. È il termine della Legge, perché egli solo insegna e dà la giustizia di Dio: «Il termine della legge è Cristo, perché sia data la giustizia a chiunque crede» (Rm 10,4).
1987 La grazia dello Spirito Santo ha il potere di giustificarci, cioè di mondarci dai nostri peccati e di comunicarci la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo e mediante il Battesimo:
«Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,8-11).
Liturgia della Parola
I lettura - AI Overview: 1 Corinzi 1,5-8, l’apostolo Paolo ringrazia Dio perché i cristiani di Corinto sono stati arricchiti in Cristo di ogni dono di parola e di scienza. Egli ricorda che essi non mancano di alcun carisma in attesa della manifestazione del Signore, il quale li renderà saldi e irreprensibili sino alla fine.
Temi principali dei versetti
I doni spirituali: La comunità ha ricevuto pienezza di grazia, parola e conoscenza.
L’attesa del ritorno di Cristo: I credenti vivono orientati alla rivelazione finale del Signore.
La fedeltà di Dio: È Dio che rende saldi i credenti per farli trovare irreprensibili nel giorno del giudizio. [1, 2]
Vangelo
Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.
Al centro della ennesima polemica è la violazione del riposo sabbatico. Nel rispondere ai suoi avversari, Gesù sembra riferirsi ad una regola della legge rabbinica secondo cui un grave pericolo di vita permetteva di trasgredire la prescrizione del riposo sabbatico, ma a ferire il suo cuore è l’indifferenza degli astanti, incapaci di avere pietà di un uomo che soffre, altamente invalido. Alla misericordia e alla pietà di Gesù i farisei rispondono con sentimenti d’ira verso la sua persona: Ma essi, fuori di sé dalla collera ..., possiamo dire che questa è la vera immagine dei farisei. Pur essendo uomini dotti e profondi esegeti della Legge sono caduti, nonostante ogni loro merito, in un difetto: nello studio cercano se stessi, non Dio e la sua volontà, e nemmeno la verità.
Ecco perché quando si incontrano con la Verità la loro prima reazione è la polemica, poi il rigetto, infine l’odio impastato di insani progetti: discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. Il sesto capitolo del Vangelo di Luca si apre con l’odio e si chiude con l’amore verso i nemici: questa è la nuova Legge, quella dell’amore, che mette il discepolo in ascolto di Dio e dell’uomo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Parola del Signore.
Bruno Maggioni (Il racconto di Luca): Guarendo in giorno di sabato un uomo che aveva la mano paralizzata, Gesù ribadisce quanto appena detto: è il Signore del sabato e subordina al bene dell’uomo la sua osservanza.
Frasi come «il sabato è per l’uomo» si possono trovare anche nel giudaesimo. Si tramanda, ad esempio, un detto di R. Shimon b. Mensaja: «Il sabato è affidato a voi, non voi al sabato». Ma questo detto aveva valore nel caso di imminente pericolo di vita. Era ammesso in giorno di sabato salvare la vita con la fuga, portare aluto a un uomo in pericolo o a una donna colta dai dolori del parto o in caso di incendio, e così Via. Ma nel caso di Gesù non c’è traccia di urgente necessità. Il suo gesto non è un’eccezione alla regola, ma cambia il quadro teologico della regola. Scribi e farisei lo osservano per accusarlo. Gesù conosce i loro pensieri (il tempo verbale suggerisce che li conosceva già da tempo!) e li sfida, guarendo l’ammalato con il massimo di pubblicità: «Sta qui al centro». Nelle precedenti controversie sono gli scribi che pongono domande ai discepoli o direttamente a Gesù, qui è Gesù che pone loro una domanda. Ma non rispondono. Sono persone che non si lasciano interrogare né intendono discutere. Hanno già deciso (6,11).
Per approfondire
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù - L’ira dell’uomo - Condanna dell’ira - Xavier Léon-Dufour (Diionario di Teologia Biblica): Dio condanna la reazione violenta dell’uomo che si adira contro un altro, sia egli geloso come Caino (Gen 4,5), furioso come Esaù (Gen 27,44s), o come Simeone e Levi che vendicano in modo eccessivo l’oltraggio fatto alla loro sorella (Gen 49,5ss; cfr. 34,7-26; Giudit 9,2): quest’ira porta ordinariamente all’omicidio.
A loro volta i sapienziali biasimano la stoltezza dell’iracondo (Prov 29,11) che non controlla il «soffio delle narici», secondo l’immagine originale, ma ammirano il sapiente che ha «il fiato lungo», in opposizione all’impaziente «dal fiato corto» (Prov 14,29; 15,18).
L’ira genera l’ingiustizia (Prov 14,17; 29,22; cfr. Giac 1,19s) Gesù si è mostrato ancor più radicale, assimilando l’ira al suo effetto abituale, l’omicidio (Mt 5,22). Paolo quindi la giudica incompatibile con la carità (lCor 13,5): è un male puro e semplice (Col 3,8) da cui bisogna guardarsi, soprattutto a motivo della prossimità di Dio (1Tim 2,8; Tito 1,7).
Le sante ire - Tuttavia, mentre gli stoici riprovavano ogni impeto di collera in nome del loro ideale di «apàtheia», la Bibbia conosce «ire sante» che esprimono in concreto la reazione di Dio contro la ribellione dell’uomo. Così Mosè contro gli Ebrei quando mancano di fede (Es 16,20), apostatano all’Horeb (Es 32,19.22), trascurano i riti (Lev 10,16) o non osservano l’anatema sul bottino (Lev 31,14); così Finehes di cui Dio loda lo zelo (Num 25,11); Così Elia che massacra i falsi profeti (1Re 18,40) o fa cadere il fuoco sugli emissari del re (2Re 1,10.12); così Paolo ad Atene (Atti 17,16). Dinanzi agli idoli, dinanzi al peccato, questi uomini di Dio sono, al pari di Geremia, «ripieni dell’ira di Jahve» (Ger 6,11; 15,17), annunziando imperfettamente l’ira di Gesù (Mc 3,5). Senza paradosso, Dio solo può adirarsi. Così, nell’Antico Testamento, i termini di ira sono usati per Dio circa cinque volte più che per l’uomo. Paolo, che tuttavia dovette incollerirsi più d’una volta (Atti 15,39), consiglia con saggezza: «Non fatevi giustizia da soli; lasciate fare all’ira divina, perché sta scritto: a me la vendetta, io darò la giusta paga, dice il Signore» (Rom 12,19). L’ira non è compito dell’uomo, ma di Dio.
L’ira di Gesù - Ma più terribile di questo linguaggio ispirato, più tragica dell’esperienza dei profeti schiacciati tra Dio santo ed il popolo peccatore, c’è la reazione d’un uomo che è Dio stesso. In Gesù l’ira di Dio si rivela. Gesù non si comporta come uno stoico che non si turba mai (Gv 11, 33); egli comanda con violenza a Satana (MI 4,10; 16,23), minaccia duramente i demoni (Mc 1,25), è fuori di sé di fronte all’astuzia diabolica degli uomini (Gv 8,44), e specialmente dei Farisei (Mt 12,34), di coloro che uccidono i profeti (Mt 23,33), degli ipocriti (Mt 15,7). Come Jahve, Gesù si adira contro chiunque si leva contro Dio. Gesù rimprovera pure i disobbedienti (Mc 1,43; Mt 9,30), i discepoli di poca fede (Mt 17,17). Soprattutto si adira contro coloro che, come il fratello maggiore geloso del prodigo accolto dal Padre delle misericordie (Lc 15,28), non si mostrano misericordiosi (Mc 3,5). Infine Gesù manifesta l’ira del giudice: come il signore del banchetto (Lc 14,21), come il padrone del servo spietato (Mt 12,34), egli preannunzia sventura alle città che non si pentono (Mt 11,20s), scaccia i venditori dal tempio (Mt 21,12s), maledice il fico sterile (Mc 11,21). Come l’ira di Dio, così anche quella dell’agnello non è una parola vana (Apoc 6,16; Ebr 10,31).
Don Dolindo Ruotolo (I Quattro Vangeli): Non è senza una profonda ragione che il Sacro Testo dice ripieni di rabbia quelli che complottavano contro Gesù. È questa infatti una caratteristica dei persecutori, una nota inequivocabile che li distingue: sono presi da vera pazzia, non ragionano, sono violenti, sono crudeli, e con le loro stesse mani si rovinano e rovinano i loro popoli. La pazzia non di rado, e diremmo quasi sempre, è un frutto diabolico, o per lo meno è sfruttata da satana per i suoi loschi fini. I pazzi portano spiccati i segni particolari di satana: l’orgoglio, la malignità, l’ira, l’irruenza e l’impurità.
Ora i persecutori della Chiesa sono orgogliosi perché pretendono d’imporre le loro stoltissime idee; maligni perché ricorrono a tutti i mezzi della seduzione; iracondi, perché irrompono internamente con l’odio implacabile contro ciò che è bene, ed irruenti perché si servono della forza barbaramente.
La loro vita, poi, è tutta un cumulo di impurità, e proprio per questo avversano la Chiesa, fiera condannatrice d’ogni degradazione. Come satana, essi avversano il bene e promuovono il male, odiano la virtù e sublimano il vizio, amano il sangue e sono omicidi scellerati sotto l’ orpello delle leggi da essi stessi formate per dare un’ apparenza giuridica alle loro malvagità.
Dio però li confonde, e si serve spesso delle più umili forze per gettarli giù da un piedistallo che sembrava loro tetragono ad ogni potenza.
Uno sguardo solo della sua giustizia basta a sgominarli ed essi presto o tardi pagano il filo dei loro delitti e finiscono nell’ obbrobrio.
Oggi che i persecutori della Chiesa dolorosamente sono molti, e spesso più violenti e sanguinosi degli antichi, non dobbiamo scoraggiarci ma pregare, perché la preghiera o li converte o li elimina. Dio mostra fino all’evidenza proprio nelle persecuzioni che Egli è padrone dei tempi e degli uomini, ed al momento opportuno si leva, compie i suoi disegni, e come vasi di creta riduce in frantumi i disegni dei perfidi.
Gesù respinge l’interpretazione dei farisei - Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 5,39: Vi sdegnate contro di me, perché di sabato ho risanato un uomo intero? (Gv 7,23). Perciò in questo punto fece scorrere gli umori salutari di opere buone entro quella mano, che Adamo aveva steso per spiccare i frutti dell’albero proibito, affinché essa, inariditasi per il peccato, fosse guarita dalle buone opere. E su tale argomento Cristo redarguisce i Giudei, perché profanavano con interpretazioni distorte i comandamenti della Legge, giudicando che di sabato bisognasse riposare anche dalle opere buone, mentre la Legge ha anticipato nel presente l’immagine del futuro, quando senza dubbio ci sarà lavoro non per le azioni cattive, ma per quelle buone. Infatti, benché le opere di questo mondo stiano in riposo fu tuttavia il riposare nella lode di Dio non è un atto privo di opera buona.
Testimoni di Cristo - Beato Claude-Barnabas Laurent de Mascloux, Sacerdote e Martire: Claude-Barnabas Laurent de Mascloux nacque a Dorat, con tutta sicurezza l’11 giugno 1735, giorno in cui fu battezzato. Fu ordinato sacerdote nel 1759 e venne nominato canonico della collegiata della sua città natale, come due suoi fratelli.
Lo scoppio della Rivoluzione francese portò, tra l’altro, alla soppressione dei capitoli religiosi. I fratelli Laurent si rifiutarono di prestare giuramento sulla Costituzione Civile del Clero, per cui il Consiglio generale del distretto di Dorat ordinò d’imprigionare loro e molti altri sacerdoti il 14 maggio 1793.
Vennero tutti condotti a Limoges e detenuti a La Visitation, da cui, più tardi, Claude venne condotto a La Regle. Tutti i suoi beni, mobili e immobili, gli vennero confiscati. Condannato alla deportazione, partì con i fratelli verso Rochefort il 25 febbraio 1794.
Venne imbarcato sulla nave-deposito, impropriamente detta pontone, «Les Deux-Associés». L’imbarcazione non partì mai, sia perché fatiscente, sia perché il blocco navale imposto dall’esercito francese impediva di salpare in mare aperto.
Morì nella notte tra il 6 e il 7 settembre 1794, affrontando la morte con calma e rassegnazione.
Fu beatificato dal Papa san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995, compreso in un elenco di sessantaquattro sacerdoti e religiosi, i soli, fra quanti erano deceduti nei pontoni di Rochefort, di cui si era potuta reperire sufficiente documentazione. (Autore: Emilia Flocchini)
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.