3 Agosto 2026
Lunedì XVIII Settimana Del Tempo Ordinario
Ger 28,1-17; Salmo Responsoriale Dal Salmo 118 (119); Mt 14,22-36
San Pietro di Anagni - La riforma, cammino paziente e “testardo”: La riforma, cioè il cambiamento, è un’opera perenne, un cammino che si compie a piccoli passi, giorno dopo giorno, scelta dopo scelta. Un percorso che non si arrende davanti alle difficoltà o a ciò che sembra impossibile, ma che con costanza e determinazione supera ogni ostacolo. Con questo stile san Pietro di Anagni portò la riforma nella sua comunità, in fedeltà al mandato di tutta la Chiesa a darsi la forma più efficace nella storia per diventare autorevole testimone del Vangelo. Pietro era nato nell’XI secolo nella famiglia longobarda dei principi di Salerno; rimasto orfano, fu affidato ai monaci del monastero salernitano di San Benedetto. Il cardinale Ildebrando di Soana, poi, lo scelse per diventare cappellano per papa Alessandro II. E fu proprio quest’ultimo Pontefice a volerlo vescovo di Anagni e a consacrarlo. Lo stesso Papa, poi, lo scelse per una missione delicata e lo inviò come apocrisario (una sorta di messaggero, mediatore e ambasciatore) presso l’imperatore d’Oriente Michele VII. Nella città laziale, in particolare, si dedicò alla costruzione della Cattedrale e, soprattutto, alla riforma della vita del clero, ravvivò il culto del martire san Magno e difese i beni ecclesiastici da indebite ingerenze esterne. Morì nel 1105 e il culto fu autorizzato già nel 1110 da papa Pasquale II.
Liturgia della Parola
Prima Lettura - Ananìa, il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna. - Epifanio Gallego: Anania, il giogo e il ridicolo - Uno degli interrogativi ai quali è più difficile rispondere è come si possa distinguere il vero dal falso profeta. In questo racconto biografico, dovuto alla penna di Baruc, non si dà una risposta teorica, ma un esempio concreto del trionfo del vero profeta di Yahveh su colui che tale si diceva senza esserlo: un vero confronto diretto fra Geremia e Anania.
A Gerusalemme, era stata concordata una coalizione di piccoli re per cospirare contro Babilonia. Geremia, con una parodia irritante, si mette al collo uno dei gioghi con cui si legano gli animali agli strumenti di lavoro, e si presenta in questo modo a quegli ambasciatori nel tempio per annunziare loro, proprio contro tutti i loro piani, come sarebbero stati trattati da Nabucodonosor: avrebbero portato sul loro collo il giogo babilonese. L’impressione non poteva essere più forte.
Anania, profeta cultuale e cortigiano, non può permettere quello che considera come un insulto alle istituzioni nazionali e internazionali là riunite. Con parole identiche a quelle di Geremia, egli garantisce che, entro due anni, i deportati torneranno da Babilonia coi tesori del tempio e con Ieconia alla loro testa. Oggi sappiamo che Ieconia, nell’esilio, era ancora considerato come il vero re di Giuda dalla maggioranza.
Geremia, ironico e prudente allo stesso tempo, gli risponde con un « amen » o un « fosse vero quello che dici tu, ma... ». Era il ma di tutta la tradizione profetica che era contro l’oracolo di Anania. Egli annunzia la pace; i veri profeti hanno annunziato di preferenza il castigo, perché non cercavano l’adulazione, ma la conversione.
Gli annunziatori di prosperità devono provare la loro veracità coi fatti. Anania, sotto la spinta d’un impulso umano, prende il giogo dal collo di Geremia, lo spezza sulle sue ginocchia come simbolo della rottura del giogo babilonese entro due anni. Geremia, prudente, si ritira in silenzio: non comprende con sicurezza quale sia la volontà di Yahveh.
«Poi ...», la parola del Signore fu rivolta a Geremia, una parola meravigliosamente precisa. Il vero profeta non mira a imporsi, neppure per conservare il suo prestigio: in tutto quello che fa, è guidato da Dio. Geremia, riflettendo, comprese come fosse falso il vaticinio di Anania e andò nuovamente in cerca di lui.
Egli ha rotto un giogo di legno; Yahveh ne porrà uno di ferro sul collo di tutte le nazioni.
« Ascolta, Anania! Yahveh non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice Yahveh: Ecco, ti mando via dal paese; quest’anno tu morirai ». Anania morì dopo due mesi. Era come la pena di morte a cui erano condannati i falsi profeti, pena eseguita, questa volta, direttamente da Dio.
Di fronte a questi avvenimenti, non raccontati da Geremia, ma dal suo discepolo, perché non possiamo dubitare della loro verità, non si potrà mai più dire che i profeti sono i teorici della religione. In molte occasioni, essi giocarono la vita a testa e croce. In questa decisione di non parlare, se non quando Yahveh dà loro la coscienza di possedere la parola di Dio, l’avveramento inconfutabile di certe loro predizioni, la loro condotta irreprensibile e il loro disinteresse personale spinto agli estremi di disprezzare la propria vita: ecco quello che distinse sempre i veri profeti dai falsi. Non sempre si disponeva o si dispone di tutti questi elementi di giudizio; e quindi, prima di canonizzare qualcuno come profeta del suo tempo, dobbiamo andar molto cauti e analizzare oggettivamente e disinteressatamente le circostanze in cui egli agisce.
Guarigione della piaga incurabile
Vangelo
Comandami di venire verso di te sulle acque.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-36
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare.
Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello.
E quanti lo toccarono furono guariti.
Parola del Signore.
Uomo di poca fede, perché hai dubitato? - La pericope fa seguito alla prima moltiplicazione dei pani (Cf. Mt 14,13-21) e appartiene alla sezione narrativa che l’evangelista Matteo dedica alla Chiesa (Cf. Mt 13,53-18,35). Questa collocazione ci offre la chiave di lettura del brano evangelico.
Gesù è solo sul monte a pregare. In verità, non ci sono propriamente monti nelle immediate vicinanze del lago di Genesaret, per cui la nota può avere forse una indicazione meramente teologica.
Gli evangelisti, in modo particolare Luca, amano ricordare la preghiera di Gesù, la quale, oltre a manifestare il suo essere sempre in comunione col Padre, è sempre preludio di qualche avvenimento importante. Gesù, al suo battesimo, prega e riceve l’unzione dello Spirito Santo (Cf. Lc 3,22). Prega prima della missione in Galilea (Cf. Mc 1,35), prima della istituzione dei Dodici e del discorso inaugurale (Cf. Lc 6,12-13). Prega prima e dopo la moltiplicazione dei pani (Cf. Mc 6,41.46; Mt 14,29.23), prima della professione di fede di Pietro (Cf. Lc 9,18) e perché la fede di Pietro, capo degli Apostoli, non venga meno nella tentazione (Cf. Lc 22,32). Prega prima di insegnare il Padre nostro (Cf. Lc 9,18) e in occasione della trasfigurazione (Cf. Lc 9,28-29). Prega prima di realizzare, mediante la sua passione, il disegno di salvezza del Padre (Cf. Lc 22,41-44).
Tale insistenza certamente si prefigge di educare i credenti alla preghiera: «Non è forse anzitutto contemplando il suo Maestro orante che nel discepolo di Cristo nasce il desiderio di pregare? Può allora impararlo dal Maestro della preghiera. È contemplando ed ascoltando il Figlio che i figli apprendono a pregare il Padre» (CCC 2601).
Subito dopo l’attenzione si sposta sulla barca di Pietro nella quale la tradizione cristiana unanimemente vede l’immagine della Chiesa. Una barca distante molte miglia da terra ed agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
In questa scena, in un contesto di tempesta e di paura, emerge la figura di Pietro il quale chiede di andare incontro al Maestro camminando sulle acque. Il dialogo che intercorre tra Simone e Gesù indica ai discepoli il cammino necessario per conseguire la fede. Dal dubbio, se sei tu, con la catastrofica conseguenza di fare naufragio, occorre passare alla fede sic et simpliciter confidando unicamente nella potenza della parola di Dio.
Solo questa fede permette di andare verso Gesù sfidando anche le leggi della natura!
Il titolo di Signore (Kyrios), che troviamo sulle labbra di Pietro, è il più idoneo ad esprimere la fede della Chiesa in Gesù e nella sua origine divina.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Nell’Antico Testamento il potere di calmare le tempeste, così come di camminare sulle acque è attribuito a Iahvé (Cf. Sal 65,7; 77,20; 89,9-10; Gb 9,8; 26,11-12; 38,16; Sir 24,5-6; Is 43,16). Intenzionalmente è una professione di fede della comunità primitiva nella divinità di Gesù.
Tornata la calma nella barca di Pietro, si svolge una specie di liturgia: i discepoli si prostrano dinanzi al Signore confessando la loro fede: Davvero tu sei Figlio di Dio! Questa affermazione è propria di Matteo «e conclude il racconto del cammino di Gesù sulle acque con una professione corale di fede nella sua divinità... Si tratta di una risposta positiva dei discepoli alla parola rivelatrice di Gesù [Coraggio, sono io, non abbiate paura! v. 27]» (Angelico Poppi). Al di là della storicità dell’episodio, si può cogliere un messaggio altamente parenetico: Gesù risorto è sempre presente nella sua Chiesa e se i marosi sembrano far affondare la barca di Pietro occorre continuare, nonostante tutto, ad avere fiducia nella potenza della sua parola, la quale tacitando la tempesta, fa ritornare la calma e rende possibile la prosecuzione della navigazione. Così l’episodio illumina la vita cristiana fatta a volte anche di affondamenti. La presenza del Risorto si fa accessibile al credente nel mistero del sacramento dell’Eucaristia. Solo la fede di Pietro può far cogliere ai nostri cuori questa presenza viva.
Per approfondire
La preghiera di Gesù - E. Beaucamp - La sua preghiera e la sua missione - Nel vangelo nulla rivela la necessità assoluta della preghiera meglio del posto che essa occupa nella vita di Gesù. Egli prega spesso sul monte (Mt 14,23), solo (ibid.), in disparte (Lc 9,18), anche quando «tutti [lo] cercano» (Mc 1, 37). Si avrebbe torto di ridurre questa preghiera al solo desiderio dell’intimità silenziosa con il Padre: essa concerne la missione di Gesù o l’educazione dei discepoli, che sono menzionate in quattro citazioni della preghiera proprie di Luca: nel battesimo (3, 21), prima della scelta dei dodici (6, 12), al momento della trasfigurazione (9, 29), prima dell’insegnamento del Parer (11, 1). La sua preghiera è il segreto che attira coloro che gli sono più vicini ed in cui egli li fa sempre più entrare (9,18). Essa li concerne: egli ha pregato per la fede dei suoi. Il legame tra la sua preghiera e la sua missione è evidente nei quaranta giorni che la inaugurano nel deserto, perché fanno rivivere, superandolo, l’esempio di Mosè. Questa preghiera è una prova perforante: Gesù, meglio di Mosè, trionferà del progetto satanico di tentare Dio (Mt 4, 7 = Deut 6, 16: Massa), ed ancor prima della sua passione ci fa vedere di quali ostacoli dovrà trionfare la nostra stessa preghiera.
Gesù è il Signore - Bruno Maggione: Una ricostruzione della figura di Gesù Cristo, così come si può leggerla nelle testimonianze di fede delle comunità cristiane delle origini, deve attirare l’attenzione su un’espressione brevissima, e molto antica, che bene esprime la fede e l’attesa dei primi cristiani. La formula è “Signore Gesù”. due semplici parole che dicono molte cose. Il nome Gesù rinvia alla storia di Gesù di Nazaret - una storia vera, non un mito, accaduta in un tempo preciso e in un luogo preciso - che Pietro nel suo discorso in casa del pagano Cornelio centra in poche battute (At 10,38-41): “... Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e sanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perchè Dio era con Lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da Lui compiute nella regione dei giudei e di Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giunto e volle che apparisse, non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti, a noi che abbia mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione”.
“Signore”, non dice soltanto che Gesù di Nazaret è risorto, ma che continua ora a vivere nella sua comunità e nel mondo. Salvatore di tutti gli uomini e Signore della storia, come suggerisce un antichissimo inno liturgico che si legge nella lettera di Paolo ai Filippesi (2,6-11): “Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signori a gloria di Dio Padre”.
Gesù tende la mano a Pietro - Agostino, Discorsi 75, 10: Ma siccome il Signore non è tentato dalla lode umana, mentre spesso gli uomini nella Chiesa si turbano per le lodi e gli onori umani e quasi quasi annegano, | per questo Pietro si allarmò nel mare, spaventato dalla grande violenza della tempesta. Chi infatti non ha paura di quelle parole: Coloro i quali vi chiamano felici vi traggono fuori strada e confondono i sentieri dei vostri piedi? E poiché l’anima è impegnata nella lotta contro la brama di ricevere la lode degli uomini, è ’ bene che in un pericolo siffatto ricorra al. le preghiere e alle suppliche per paura che, lasciandosi sedurre dal fascino delle lodi, non corra il rischio di vacillare e annegate sotto il peso del biasimo. In mezzo alla tempesta Pietro impaurito grida: Signore, salvami! Il Signore infatti gli stende la mano dicendogli, sia pure rimproverandolo: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?, cioè: perché guardando dirittamente a colui che cercavi di raggiungere non ti sei vantato solo di quel che sei di fronte al Signore? Tuttavia trae fuori dalle onde del mare e non permette che perisca colui che aveva riconosciuto la propria debolezza e aveva implorato il suo aiuto.
Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.