28 MAGGIO 2022
SABATO DELLA VI SETTIMANA DI PASQUA
At 18,23-28; Salmo Responsoriale dal Salmo 46 (47); Gv 16,23b-28
Colletta
O Signore, disponi sempre al bene i nostri cuori,
perché, nel continuo desiderio di elevarci a te,
possiamo vivere pienamente il mistero pasquale.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Catechismo della Chiesa Cattolica 2614 Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di «chiedere nel suo nome». La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La fede porta il suo frutto nell’amore: osservare la sua parola, i suoi comandamenti, dimorare con lui nel Padre, che in lui ci ama fino a prendere dimora in noi. In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù.
2615 Ancor più, quando la nostra preghiera è unita a quella di Gesù, il Padre ci dà un «altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità» (Gv 14,16-17). Questa novità della preghiera e delle sue condizioni appare attraverso il discorso di addio. Nello Spirito Santo, la preghiera cristiana è comunione di amore con il Padre, non solamente per mezzo di Cristo, ma anche in lui: «Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24).
2761 « L’Orazione domenicale è veramente la sintesi di tutto il Vangelo ». «Dopo che il Signore ci ebbe trasmesso questa formula di preghiera, aggiunse: “Chiedete e ottenete” (Gv 16,24). Ognuno può, dunque, innalzare al cielo preghiere diverse secondo i suoi propri bisogni, però incominciando sempre con la Preghiera del Signore, la quale resta la preghiera fondamentale».
Prima Lettura: L’attività di Apollo, a Corinto deve essere stata molto intensa, come testimonia il fatto che uno dei partiti formatisi in questa comunità si richiamava al suo nome (cfr. 1Cor 1,12; 3,4). Così come ci suggerisce il libro degli Atti degli Apostoli, Apollo era un giudeo, nativo di Alessandria, uomo molto colto, esperto nelle Scritture. La prima lettera ai Corinzi (3,5) annovera Apollo tra i missionari che hanno portato i Corinzi alla fede. Paolo scriverà a Tito dicendogli: “Provvedi con cura al viaggio di Zena, il giurista, e di Apollo, perché non manchi loro nulla”. (Tt 3,13). Tante menzioni mettono in evidenza la fecondità dell’apostolato di Apollo e il suo ruolo fondante nella evangelizzazione.
Vangelo
Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
Gli apostoli non domanderanno più spiegazioni a Cristo, perché saranno illuminati dallo Spirito Santo, e se Gesù ha parlato loro in modo misterioso ora è giunta l’ora in cui parlerà apertamente del Padre.
Gesù ascolterà sempre le preghiere dei suoi amici (Gv 15,15), e pregherà il Padre per loro: In quel giorno chiederete nel mio nome, Io vi dico che io pregherò il Padre per voi.
Gesù “non nega con queste parole il suo ruolo di intercessore presso il Padre, affermato esplicitamente in 14,16 (e in 1Gv 2,1, dove Gesù è denominato «Paraclito»). Qui sottolinea la sua unità con li Padre. Il Padre amerà i discepoli con lo stesso amore con cui ama il proprio Figlio. Il vincolo d’amore che unisce i discepoli a Gesù farà sì che le loro preghiere siano esaudite, perché il Padre vedrà in essi Gesù stesso, il quale è venuto nel mondo per manifestare la bontà salvi fica del Padre (v. 27).
“Sono uscito da presso il Padre e sono velluto nel mondo: di nuovo lascio il mondo e vado al Padre (v. 28). Gesù afferma la sua origine divina: egli è uscito dal Padre per venire nel mondo e attuare il suo disegno salvifico. Al movimento di catabasi, cioè di discesa dal cielo, corrisponde quello di anabasi, della sua elevazione gloriosa verso il Padre. Il Verbo si è fatto carne per saldare con gli uomini un vincolo di unione e di amore reciproco; tornando al Padre rende i discepoli partecipi della sua comunione di vita con il Padre. Per mezzo della fede saranno congiunti a lui per entrare in possesso dei suoi doni di salvezza” (Angelico Poppi - I quattro Vangeli).
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): Dopo la glorificazione di Gesù i cristiani rivolgeranno richieste al Padre e lo faranno nel nome del Figlio (Gv 16,26). Tali suppliche saranno infallibilmente esaudite (Gv 14,13s; 15,16), perché Dio ama gli amici di Gesù (Gv 16,27). Il Padre ama tutta l’umanità (Gv 3,16), ma in modo speciale le persone che amano il Figlio suo (Gv 14,21.23). In tale situazione felice non appare più necessaria la preghiera d’intercessione del Cristo, perché siano ascoltate dal Padre le richieste dei credenti (Gv 16,26), in quanto la mediazione di Gesù ha raggiunto il suo scopo, quello di unire i discepoli a Dio.
I «dodici» non solo amano il Maestro, ma hanno creduto nella sua origine divina (Gv 16,27). Il quarto evangelista attribuisce molta importanza a questo aspetto della fede, perché lo considera un elemento fondamentale dell’autentico discepolo (cf. Gv 17,8). Gesù è conscio della sua origine divina (Gv 6,46; 7,29) e con tale consapevolezza dà inizio alla sua passione (Gv 13,3). Egli è uscito dal Padre per venire nel mondo, ora con la sua morte gloriosa fa ritorno dal Padre (Gv 16,28; cf. 13,3), che lo ha mandato (Gv 16,5). Con tale evento è fatta giustizia al Cristo, perché egli entra nella gloria di Dio e quindi è sottratto allo sguardo degli uomini (Gv 16,10.17).
“In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito” (Ef 6,18): la nostra preghiera deve essere incessante, anche quando deve attraversare la fitta coltre dell’aridità o dell’accidia. Il nome di Gesù è la via sicura per raggiungere il cuore del Padre: “In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Il frutto più bello della preghiera è la gioia, perché per mezzo della preghiera il discepolo di Gesù contempla il volto del Padre, scruta il suo cuore amabile, e riposa tra le braccia della Misericordia, attendendo tutto dal suo amore provvidente. Gesù ha insegnato il “Padre nostro” che è “la madre di tutte le preghiere”: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male” (Mt 6,9-13). Il “Padre nostro” sarà sempre “la regola della preghiera, del colloquio con Dio. Era la preghiera di Cristo, il modo di dialogare con il suo Abbà. Egli lo ha voluto trasmettere ai discepoli: «Voi pregate così” ([Mt 6,9]. Il Pater noster è divenuto la preghiera della Chiesa, del credente” (Fra Abelardo Lodato, OP). Le preghiere aprono il cuore di Dio, ma tutto è dono, grazia, benevolenza, le preghiere non sono riti magici e non posso piegare la volontà di Dio ai desideri dell’uomo, così leggiamo in Matteo 6,7-8: “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”. Ma non dimentichiamo che la preghiera è onnipotente, e vince il cuore di Dio!
Priscilla ed Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio: Christifideles laici 35: La Chiesa, mentre avverte e vive l’urgenza attuale di una nuova evangelizzazione, non può sottrarsi alla missione permanente di portare il Vangelo a quanti - e sono milioni e milioni di uomini e donne - ancora non conoscono Cristo redentore dell’uomo. È questo il compito più specificamente missionario che Gesù ha affidato e quotidianamente riaffida alla sua Chiesa. L’opera dei fedeli laici, che peraltro non è mai mancata in questo ambito, si rivela oggi sempre più necessaria e preziosa. In realtà, il comando del Signore “Andate in tutto il mondo” continua a trovare molti laici generosi, pronti a lasciare il loro ambiente di vita, il loro lavoro, la loro regione o patria per recarsi, almeno per un determinato tempo, in zone di missione. Anche coppie di sposi cristiani, a imitazione di Aquila e Priscilla (cfr. At 18; Rm 16,3s.s), vanno offrendo una confortante testimonianza di amore appassionato a Cristo e alla Chiesa mediante la loro presenza operosa nelle terre di missione. Autentica presenza missionaria è anche quella di coloro che, vivendo per vari motivi in Paesi o ambienti dove la Chiesa non è ancora stabilita, testimoniano la loro fede. Ma il problema missionario si presenta attualmente alla Chiesa con un’ampiezza e con una gravità tali che solo un’assunzione veramente solidale di responsabilità da parte di tutti i membri della Chiesa, sia come singoli sia come comunità, può far sperare in una risposta più efficace.
Non vi è alcuna vergogna a essere istruiti da una donna - Ammonio di Alessandria (Catena sugli Atti degli Apostoli 18, 25): È degno di nota che noi dobbiamo credere che quelle donne trasmisero la fede: vedete infatti quanto era grande il desiderio di salvezza di Apollo, giacché egli, anche se era colto e ben versato nei segreti delle Scritture, non considerò privo di valore apprendere la pienezza della fede da una donna. Non divenne presuntuoso, sentendosi dire da una donna, come in un rimprovero: «Devi essere istruito meglio sull’ordinamento del Verbo di Dio». Inoltre Priscilla gli spiegò più esattamente le verità di fede, e Apollo ascoltò e apprese, giacché, sebbene sapesse che Gesù era il Cristo e il figlio di Dio arrivando a queste conclusioni grazie alle Scritture, la sua conoscenza era imperfetta, dal momento che non sapeva cosa era stato detto e profetizzato agli Apostoli tramite lo Spirito Santo. E così quelli della cerchia di Aquila, tutti seguaci di Paolo, gli mostrarono più chiaramente la strada di Dio, come l’adorazione nello Spirito e la circoncisione non praticata da mano d’uomo e qualunque altra cosa fosse stata detta per la perfezione della Chiesa.
Il Santo del Giorno - 28 Maggio 2022 - Beata Maria Bartolomea Bagnesi Domenicana (Firenze, 1514 - 1577): La fiorentina Maria Bartolomea Bagnesi trascorse gran parte dell’esistenza immobilizzata a letto dalla malattia. Dopo morta, compì un miracolo in favore di un’altra donna che sarebbe divenuta santa dopo aver vissuto anche lei nella sofferenza, Maria Maddalena de’ Pazzi (che di poco la precede nel calendario, il 25 maggio). Quest’ultima nel 1582 era entrata nel monastero fiorentino delle Carmelitane di Santa Maria degli Angeli, dove Maria Bartolomea era stata sepolta pochi anni prima, nel 1577, e dove ancora oggi si venera il suo corpo incorrotto. La beata era nata nel 1514 e a diciott’anni era stata colpita da una grave, misteriosa malattia che si intensificava ogni venerdì, nella Settimana Santa e in varie altre solennità liturgiche. Lei la sopportò con fede.
A 33 anni il male le diede una tregua, permettendole di vestire l’abito di Terziaria domenicana. Il culto è stato approvato dal 1804. (Avvenire)
Nutriti dall’unico pane,
che sempre rinnova la famiglia umana,
ti preghiamo, Signore:
fa’ che dalla partecipazione
al sacramento dell’unità
attingiamo un amore autentico e puro.
Per Cristo nostro Signore.