25 FEBBRAIO 2022
VENERDÌ DELLA VII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)
Gc 5,9-12; Sal 102 (103); Mc 10,1-12
Il Santo del Giorno - 25 Febbraio 2022 - Beato Domenico Lentini Sacerdote (Lauria, Potenza, 22 novembre 1770 - 25 febbraio 1828): Nato a Lauria (Potenza) nel 1770 da genitori contadini, il beato Domenico Lentini divenne prete nel 1794 e si dedicò alla predicazione tra le persone di tutte le condizioni: dai dotti ai più umili, che beneficava con gesti di carità. Anche improvvisi: era capace di togliersi scarpe, calzoni e camicia, restando solo con la tonaca sulla pelle, per andare incontro a un bisognoso. Si dedicò anche all’educazione dei giovani. Conobbe anche dure prove: fu calunniato presso il vescovo da un sacerdote e passò per gli anni di fuoco della Rivoluzione napoletana del 1799. Morì a Lauria nel 1828. È beato dal 1997. (Avvenire)
Colletta
Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Papa Francesco (Udienza Generale 6 Maggio 2015): Il sacramento del matrimonio è un grande atto di fede e di amore: testimonia il coraggio di credere alla bellezza dell’atto creatore di Dio e di vivere quell’amore che spinge ad andare sempre oltre, oltre sé stessi e anche oltre la stessa famiglia. La vocazione cristiana ad amare senza riserve e senza misura è quanto, con la grazia di Cristo, sta alla base anche del libero consenso che costituisce il matrimonio.
La Chiesa stessa è pienamente coinvolta nella storia di ogni matrimonio cristiano: si edifica nelle sue riuscite e patisce nei suoi fallimenti. Ma dobbiamo interrogarci con serietà: accettiamo fino in fondo, noi stessi, come credenti e come pastori anche questo legame indissolubile della storia di Cristo e della Chiesa con la storia del matrimonio e della famiglia umana? Siamo disposti ad assumerci seriamente questa responsabilità, cioè che ogni matrimonio va sulla strada dell’amore che Cristo ha con la Chiesa? È grande questo!
In questa profondità del mistero creaturale, riconosciuto e ristabilito nella sua purezza, si apre un secondo grande orizzonte che caratterizza il sacramento del matrimonio. La decisione di “sposarsi nel Signore” contiene anche una dimensione missionaria, che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano in quanto sposi alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per questo! Perciò quando io saluto i novelli sposi, dico: “Ecco i coraggiosi!”, perché ci vuole coraggio per amarsi così come Cristo ama la Chiesa
La celebrazione del sacramento non può lasciar fuori questa corresponsabilità della vita familiare nei confronti della grande missione di amore della Chiesa. E così la vita della Chiesa si arricchisce ogni volta della bellezza di questa alleanza sponsale, come pure si impoverisce ogni volta che essa viene sfigurata. La Chiesa, per offrire a tutti i doni della fede, dell’amore e della speranza, ha bisogno anche della coraggiosa fedeltà degli sposi alla grazia del loro sacramento! Il popolo di Dio ha bisogno del loro quotidiano cammino nella fede, nell’amore e nella speranza, con tutte le gioie e le fatiche che questo cammino comporta in un matrimonio e in una famiglia.
I Lettura: Proprio perché il giudice è alle porte, il cristiano deve mettere in campo, innanzitutto, la virtù dell’amore, poi deve imparare a sopportare con pazienza gli eventi avversi che spesso lambiscono la sua vita. Poi come modello prenda il paziente Giobbe per condividerne la sua beata sorte. E infine, sappia agire nella sincerità e nella verità, sicuro che tutto ciò conferisce all’uomo il dono della perseveranza, e il dono di una fede adulta e ricca di buoni frutti.
Vangelo: Il tema del divorzio, al tempo di Gesù, era oggetto di accese discussioni tra due scuole rabbiniche: quella di Shammai, rigorista, e quella di Hillel, lassista. La prima riconosceva legittimo motivo solo il caso di adulterio da parte della moglie, la seconda scuola ammetteva, invece, come valido qualsiasi motivo, anche il più futile. L’intenzione dei farisei è di costringere Gesù a schierarsi o per la scuola di Shammai o per la scuola di Hillel e così poterlo accusare o ai rigoristi o ai lassisti. L’intenzione era di creargli dei nemici. Gesù capovolge il tutto mettendo la donna e l’uomo sullo stesso piano. Non è solo la moglie colpevole di adulterio verso il marito, ma anche il marito si rende colpevole di adulterio se ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra. I diritti e i doveri sono uguali per la moglie e per il marito e chi li lede commette adulterio.
Dal Vangelo secondo Marco 10,1-12: In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra ... - I farisei, sempre vigilanti, seguono passo passo Gesù attendendo solo il momento opportuno per attaccare, per metterlo alla prova: il verbo greco (peirazontes) «ha un significato peggiorativo, stando ad indicare un tentativo che si compie in tutto malanimo per fare cadere qualcuno per mezzo di un tranello tesogli di nascosto [cf. Mc 8,11; 12,13-15]» (Adalberto Sisti).
Così non sorprende questo ennesimo assalto volto unicamente a mettere in difficoltà Gesù. La domanda è costruita ad arte: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
È vero che il ripudio era ammesso dalla legge di Mosè (cf. Dt 24,1-4), ma la loro interpretazione era abusiva. Oltre tutto, la domanda non doveva essere nemmeno posta perché i farisei, veri maestri della Parola, conoscevano già la risposta e sapevano che si trovava nel primo libro della Torah, il libro della Genesi, dove tra l’uomo e la donna veniva postulato completa e indissolubile comunione di vita.
Da qui si comprende quanto fosse capziosa la loro domanda. Gesù risponde con una domanda - Che cosa vi ha ordinato Mosè? - perché vuole costringere i suoi avversari a trovare da se stessi la risposta.
E alla replica dei farisei, Gesù dà, come una stoccata, la sua risposta: «Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma».
La durezza del cuore e della cervice (cf. Es 32,9; 33,3 ecc.) è un rimbrotto che a piè sospinto troviamo nell’Antico Testamento. La durezza di cuore è l’incapacità dell’uomo a comprendere la volontà di Dio ed entrare nei suoi disegni. È chiusura alla parola di Dio. Questo peccato apportò al popolo giudeo fame, lutti, morti, catene ... Per tanta ostinazione, sul popolo d’Israele piombò un terribile castigo: la fame della Parola di Dio (Am 8,11-12).
Il richiamo all’autorità della sacra Scrittura, che troviamo sovente nell’insegnamento di Gesù (cf. Mt 4,4.6.7; 26,31; Mc 14,21.27; Lc 24,46; ecc.), qui è teso a smascherare l’ipocrisia dei farisei. In verità, il legalismo e la doppiezza erano il complesso dei requisiti utili a delineare l’immagine ideale dei farisei: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti ... Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini ... Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione ... [annullate] così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi» (Mc 7,6.8-9.13). Una tentazione, quella di annullare la parola di Dio con la tradizione, mai sopita, nemmeno nella Chiesa.
La citazione biblica - Ma all’inizio della creazione ... - sembra avere acquietato gli importuni interlocutori, infatti Marco non registra ulteriori repliche da parte dei farisei. Saranno, invece, i discepoli a volere scendere nei particolari. E Gesù non si sottrae e con la sua risposta, che riflette la legislazione mosaica e il diritto romano, torna a rimettere sullo stesso piano l’uomo e la donna.
Questo è il progetto di Dio il quale non ammette disquisizioni teologiche di sorta. In questa luce si arriva ad una sola conclusione: «L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha unito». Che è equivalente a: «l’uomo non manipoli ciò che Dio ha fatto per essere congiunto, ma ne promuova lo sviluppo armonioso. Chiama durezza di cuore [che è centro della persona più che del sentimento] la ristrettezza di mente e di progetti di chi ha perso la ricchezza della parola di Dio per rinchiudersi nei cavilli giuridici» (Don Bruno Barisan).
Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto - Casti Connubii (Lettera Enciclica): […] quanto all’indissolubile fermezza del patto coniugale, Cristo medesimo vi insiste dicendo: «Ciò che Iddio ha congiunto, l’uomo non separi»; e: «Chiunque ripudia la propria moglie e ne prende un’altra, commette adulterio; e chiunque, prende quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio».
In questa indissolubilità ripone appunto Sant’Agostino il bene che egli chiama del sacramento, con queste chiare parole: «Nel sacramento, poi si esige che il matrimonio non sia disciolto e il ripudiato o la ripudiata non si unisca ad altri, neppure a causa della prole».
Ora questa inviolabile fermezza, quantunque non competa ad ogni matrimonio con la stessa misura di perfezione, compete nondimeno a tutti i veri matrimoni; perché il detto del Signore: «Ciò che Iddio ha congiunto, l’uomo non separi» essendo stato pronunciato a proposito del matrimonio dei primi progenitori, prototipo di qualsiasi altro matrimonio futuro, deve di necessità comprendere tutti assolutamente i veri matrimoni. Che se prima di Cristo la sublimità e la severità della legge primitiva andarono tanto attenuate, che Mosè permise ai cittadini dello stesso popolo di Dio, per la durezza del loro cuore, di dare per motivi determinati la lettera del ripudio, Cristo invece, giusta il suo potere di legislatore supremo, revocò questo permesso di una maggiore libertà, e rimise pienamente in vigore la legge primitiva con quelle parole assolutamente indimenticabili: «Ciò che Dio ha congiunto, l’uomo non separi». Molto saggiamente perciò Pio VI, Nostro predecessore di f. m., così rispondeva al Vescovo di Agra: «Per questo è evidente che il matrimonio, nel medesimo stato di natura e certo assai prima che fosse sollevato alla dignità di Sacramento propriamente detto, è stato divinamente istituito in maniera da portare seco la perpetuità e la indissolubilità del nodo, tale perciò che da nessuna legge civile possa essere disciolto. Quindi, sebbene la ragione di sacramento possa andare disgiunta dal matrimonio, come tra gli infedeli, anche in tale matrimonio tuttavia, se è vero matrimonio, deve restare e certamente resta in perpetuo quel nodo che fino dalla prima origine è così inerente al matrimonio che non va soggetto a nessun potere civile. Così qualsiasi matrimonio si dica contratto, o venga contratto in modo da essere un vero matrimonio, avrà insieme quel nodo perpetuo che per diritto divino va connesso con ogni vero matrimonio; ovvero si suppone contratto senza tale nodo perpetuo, e allora non è vero matrimonio, ma una illecita unione contraria per il suo oggetto alla legge divina, e che perciò non si può lecitamente né iniziare né mantenere».
La moglie fedele - Crisostomo Giovanni, In epist. ad Tit., 4, 2: La moglie che ha cura della casa, sarà anche pudica e regolerà tutto; né si darà ai piaceri, a spese ingiustificate e simili cose. “Perché non sia bestemmiato il nome di Dio”, dice l’Apostolo. Lo vedi che egli si preoccupa principalmente della predicazione e non delle cose temporali? Difatti, scrivendo a Timoteo dice: “Meniamo una vita quieta e tranquilla con tutta pietà e onestà” (1Tm 2,2); qui poi dice: “Perché non sia bestemmiato il nome e la dottrina di Dio”. Se capita, infatti, che una donna fedele maritata a un infedele, non sia ben fornita di virtù, di qui suole nascere la bestemmia contro Dio, ma se è ben fornita di virtù le sue parole e le sue azioni promuoveranno la gloria di Dio. Sentano le donne che sono sposate a uomini malvagi o infedeli; sentano e imparino a indurli alla pietà con i loro buoni costumi. Se, infatti, non dovessi cavarci altro né riuscissi a ridurlo alla vera fede, però ne chiuderai la bocca e non gli darai occasione di bestemmiare contro la religione cristiana. E questo non è tanto poco, è anzi moltissimo, perché dai contatti della vita la nostra verità acquista ammirazione.
Dio onnipotente,
il pegno di salvezza ricevuto in questi misteri
ci conduca alla vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.