26 GIUGNO 2021
SABATO DELLA XII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)
Gen 18,1-15; Cant. Lc 1,46-55; Mt 8,5-17
I miracoli aiuto alla fede - Catechismo degli Adulti [194]: Essendo «segni certissimi della divina rivelazione», i miracoli aiutano a credere in modo ragionevole. Lo suggerisce Gesù stesso: «Se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre» (Gv 10,38).
Tuttavia non bastano certo i miracoli a produrre la fede: è l’attrazione interiore del Padre che la suscita. Né sono i miracoli gli eventi salvifici principali: il vero pane non è quello moltiplicato, ma quello eucaristico; la vera luce non è quella restituita al cieco nato, ma quella della fede battesimale. I sacramenti, prefigurati dai miracoli, sono una comunicazione di salvezza più alta.
I Lettura: Bibbia di Gerusalemme (nota c.18): Nella forma finale, i cc 18-19 sono un racconto di tradizione jahvista, che narra un’apparizione di YHWH (vv 1.10s.13.22) accompagnato da due «uomini» che secondo 19.1.15, sono due angeli. Ma la forma primitiva del racconto ha potuto parlare semplicemente di «tre uomini», o anche «tre angeli» rappresentanti Dio, del quale sarebbero gli inviati (19,14) per parlare e agire in suo nome: il che spiegherebbe l’espressione «il Signore disse» nei momenti chiave del racconto. Malgrado questa pluralità ci sarebbe alla base una concezione simile a quella del c 16 (cf. 13+) e ciò spiegherebbe il cambiamento tra plurale e singolare. Se adesso YHWH è uno del tre ciò dipende dalle aggiunte (18,17-19; 19,1: si noti due «angeli»; 19,27b ma soprattutto 18,22b-33a: l’intercessione di Abramo). In questi tre uomini ai quali Abramo si rivolge al singolare, molti Padri hanno visto l’annunzio del mistero della Trinità, la cui rivelazione è riservata al Nuovo Testamento. Il racconto prepara quello del c 19. Lo jahvista ha raccolto e trasformato un’antica leggenda sulla distruzione di Sòdoma, nella quale intervengono tre personaggi divini. Questa storia formava il nucleo di un ciclo di Lot che fu unito al ciclo di Abramo.
Vangelo: Il Vangelo di oggi ci offre diverse riflessioni, ma il cuore di queste riflessioni è il racconto della guarigione del servo del centurione romano. L’elogio che Gesù fa della fede di questo uomo, mette in crisi l’orgogliosa sicurezza dei figli di Abramo e la nostra sicurezza di battezzati. Il pagano era bandito dalla salvezza, non gli era permesso di entrare nel Tempio, eppure per Gesù il centurione diventa per i credenti un modello da imitare. Per noi cristiani non vi sono certezze, Dio può dare ad altri la sua vigna perché porti frutti abbondanti di santità e di salvezza.
Vangelo secondo Matteo 8,5-17: In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito. Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.
... gli venne incontro un centurione - Il centurione romano era a capo di una centuria. I Romani in quanto invasori certamente non erano amati dai Giudei, eppure non tutti erano disprezzati, ma alcuni erano stimati e tenuti in buona considerazione. Così il centurione Cornelio che viene ricordato come “uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei” (At 10,22). Cornelio accoglierà Pietro nella sua casa, riceverà lo Spirito Santo diventando così il precursore di pagani che crederanno nel Cristo. Il centurione che va incontro a Gesù addirittura è accompagnato da una buona raccomandazione da parte degli anziani dei Giudei: il centurione «avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: “Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano -, “perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga”» (Lc 7,3-5). E non dimentichiamo la bella professione di fede del centurione che fiorisce sulle sue labbra nell’assistere alla morte di Gesù: «Il centurione, che si trovava di fronte a [Gesù], avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15,39; Lc 23,47).
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò - Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): v. 10 Gesù restò ammirato per la fede del centurione nella potenza di Dio operante attraverso di lui fede che invece non aveva trovato nel popolo d’Israele, il destinatario privilegiato del vangelo. Secondo Gnilka, la meraviglia di Gesù non si riferisce alla fede del centurione, bensì alla mancanza di fede in Israele (I, p. 446).
vv. 11-12 «Molti verranno da Oriente e da Occidente e si porranno a mensa con Abramo ... ». Forse non era noto nella tradizione il contesto originale di questo detto, che trova un ‘altra collocazione in Lc (13,28-29). Mt lo inserisce a questo punto per sottolineare il tema della chiamata universale alla salvezza.
L’immagine del banchetto escatologico, per descrivere la partecipazione alla gioia del regno di Dio, è presente in Isaia 25,6ss. e in numerosi testi giudaici. Nel Salmo 107,3, nel Secondo e Terzo Isaia si allude spesso al festoso pellegrinaggio delle nazioni verso Sion, per sottoporsi alla Legge del Signore. L’atteggiamento del centurione assume un valore paradigmatico per Mt. Infatti, mentre la fede consentirà a numerosi pagani l’ingresso nella comunità messianica, i figli del regno, cioè i giudei, che erano i destinatari delle promesse divine, ne saranno esclusi per la loro incredulità, per il rifiuto opposto al messaggio del Cristo,
Le tenebre esterne si contrappongono alla fulgida luce che risplende nel banchetto celeste. Si tratta di una immagine apocalittica per indicare la perdizione eterna. Il pianto e lo stridore dei denti esprimono il rimorso e la disperazione dei dannati per l’esclusione dal regno di Dio. Il detto minaccioso di Gesù si riferisce innanzitutto ai giudei increduli. Ma l’evangelista intende rivolgere un monito anche ai cristiani. L’appartenenza alla chiesa non garantisce la salvezza; è necessario conservare e rinnovare la propria adesione di fede a Cristo, ravvivandola con l’impegno operoso e la fedeltà al vangelo.
v. 13 Gesù guarisce il servo del centurione con una parola che, congiunta alla fede dell’orante, ha una efficacia assoluta, come dimostra la coincidenza cronologica tra la parola pronunciata da Gesù e la guarigione del servo: «il servo fu guarito in quella stessa ora».
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò - Felipe F. Ramos: La guarigione della suocera di Pietro - che, nonostante la sua vocazione, conserva la casa - è raccontata con grande brevità e senza rilievi particolari. Gesù non pronunzia parole: si limita a prenderla per la mano, e dalla mano di Gesù emana il suo potere curativo. Il potere della parola di Gesù è messo in rilievo anche in altre guarigioni, che ci sono riferite in modo sommario (e che Matteo ha preso ancora una volta da Marco).
È importante l’apprezzamento dell’evangelista al termine della prima serie di miracoli: Gesù agisce come il servo di Yahveh (Is 53). Compiendo i miracoli, egli prende su di sé le nostre infermità e i nostri dolori. Il Signore è anche - e lo è principalmente durante la sua vita terrena - il servo per eccellenza, pienamente solidale e responsabile dell’uomo, con l’incarico divino di elevarlo.
O Padre, che ci hai rinnovati
con il santo Corpo e il prezioso Sangue del tuo Figlio,
fa’ che l’assidua celebrazione dei divini misteri
ci ottenga la pienezza della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.