Il Santo del Giorno - Santa Paola di S. Giuseppe di Calasanzio (Paola Montal y Fornes) Fondatrice delle Figlie di Maria: Il suo motto era «Piedad y letras». Il nome da religiosa di questa santa spagnola fu Paola di san Giuseppe Calasanzio. L’incontro con il carisma degli Scolopi, nel 1837, diede infatti una svolta alla sua attività di educatrice, che già aveva fondato due scuole: a Figueras (Gerona) e ad Arenys de Mar (Barcellona), dove era nata nel 1799. A Sabadell (Barcellona) questi istituti confluirono nelle Scuole Pie. Nel 1847 fece la professione religiosa come Figlia di Maria Scolopia insieme a tre compagne. Con la nuova congregazione fondò molte opere. L’ultima a Olesa di Montserrat, dove morì nel 1889. (Avvenire)
Colletta: Concedi, Signore, alla tua Chiesa di prepararsi interiormente alla celebrazione della Pasqua, perché il comune impegno nella mortificazione corporale porti a tutti noi un vero rinnovamento dello spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Se il giusto si allontana…: Giovanni Paolo (Udienza Generale, 20 luglio 1983): “Siamo ... opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo” (Ef 2,10). La nostra Redenzione in Cristo [...] ci abilita a compiere, nella pienezza dell’amore, quelle opere buone “che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo”. La bontà del nostro agire è il frutto della Redenzione. San Paolo perciò insegna che, in forza del fatto di essere stati redenti, noi siamo diventati “servi della giustizia” (Rm 6,18). Essere “servi della giustizia” è la nostra vera libertà. In che cosa consiste la bontà dell’agire umano? Se noi facciamo attenzione alla nostra esperienza quotidiana, vediamo che, fra le varie attività in cui si esprime la nostra persona, alcune accadono in noi ma non sono pienamente nostre, mentre altre, non solo accadono in noi, ma sono pienamente nostre. Sono quelle attività che nascono dalla nostra libertà: atti di cui ciascuno di noi è autore in senso vero e proprio. Sono, in una parola, gli atti liberi. Quando l’apostolo ci insegna che siamo opera di Dio, “creati in Cristo Gesù per le opere buone”, queste opere buone sono gli atti che la persona umana, con l’aiuto di Dio, compie liberamente: la bontà è una qualità del nostro agire libero. Di quell’agire, cioè, di cui la persona è principio e causa; di cui, dunque, è responsabile. Mediante il suo agire libero, la persona umana esprime se stessa e, nello stesso tempo, realizza se stessa. La fede della Chiesa, fondata sulla divina Rivelazione, ci insegna che ciascuno di noi sarà giudicato secondo le sue opere. Si noti: è la nostra persona che sarà giudicata in base alle sue opere. Da ciò si comprende che nelle nostre opere è la persona che si esprime, si realizza e, per così dire, si plasma. Ciascuno è responsabile non solo delle sue azioni libere, ma mediante tali azioni, diviene responsabile di se stesso.
I Lettura Il Signore, per bocca del profeta Ezechiele, ci ricorda che ognuno conserva la responsabilità personale dei suoi atti. Ezechiele non nega il principio della solidarietà, ma semplicemente lo esplicita. Il Signore aveva detto: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male” (Dt 30,15), il profeta Ezechiele lo specifica meglio: ognuno deve mettersi responsabilmente davanti a Dio. Quel che si vuole dire è chi compie il bene perseveri nel bene; chi compie il male si converta: questa è la condizione per salvarsi.
Vangelo I discepoli di Gesù devono superare la giustizia dei farisei, intesa questa come l’attaccamento al senso materiale di quanto veniva stabilito. La Legge, in quanto espressione della volontà di Dio, deve essere accettata nella sua totalità. Solo “chi la intende così è più giusto di quei «giusti» del tempo di Cristo che erano i teologi [gli scribi] e i laici pii [i farisei]: solo così la giustizia supera quella degli scribi e dei farisei” (Felipe F. Ramos). Fatto questo superamento i discepoli devono altresì comprendere che non basta astenersi dal compiere il male, ma devono fare il bene. Le opere del cristiano devono avere come fondamento la carità e devono portare abbondanti frutti di carità. Non ci si può presentare a Dio se non c’è stata piena e sincera riconciliazione con i fratelli.
Dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Se la vostra giustizia... è un aperto rimprovero ai farisei che avevano deformato lo spirito della Legge, riducendo il loro impegno religioso a una formale interpretazione della Legge di Dio. La giustizia dei farisei era quindi il frutto di una ipocrita osservanza esteriore della Legge, deprecata dagli uomini e rigettata da Dio (Cf. Lc 18,9-14). Invece, il vero giusto per la sacra Scrittura è colui che si sforza sinceramente di adempiere la volontà di Dio (Cf. Mt1,19), che si manifesta sopra tutto nei Comandamenti. Per avvicinarci al nostro linguaggio cristiano, giustizia è sinonimo di santità (Cf. 1Gv 2,29; 3,7-10; Ap 22,11).
Non ucciderai, Gesù cita il decalogo (Es 20,13). Il ricorso al tribunale non era prescritto nel libro dell’Esodo, ma era in uso ai tempi di Gesù.
Compostella (Messale per la Vita Cristiana): L’ideale religioso degli Ebrei devoti consisteva nell’osservare la legge, attraverso la quale si realizzava la volontà di Dio. Meditare, adempiere la legge, era per l’Israelita la sua «eredità», «una lampada per i suoi passi», suo «rifugio», la sua «pace» (cf Sal 119).
Ed è anche in questo senso che Gesù è la pienezza di ogni parola che esce dalla bocca di Dio: «Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito... perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,16-17).
Il cristiano è prima di tutto il discepolo di Gesù, non colui che adempie la legge. I farisei erano ossessionati dalla realizzazione letterale e minuziosa della legge; ma ne avevano completamente perso lo spirito. Di qui la parola di Gesù: «Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei L’amore non è prima di tutto un sentimento diffuso per fare farisei...».
L’amore non è prima di tutto un sentimento diffuso per fare sempre quello di cui abbiamo voglia, ma al contrario il motore del servizio del prossimo, secondo i disegni divini. Ed è per questo che Gesù enumera sei casi della vita quotidiana … in cui si manifesta questo amore concreto: la riconciliazione con il prossimo, non adi
rarsi, non insultare nessuno, non commettere adulterio neanche nel desiderio, evitare il peccato anche se vi si è affezionati come al proprio occhio o alla propria mano destra, non divorziare da un matrimonio valido ...
Il contrasto con i criteri che reggono il mondo attuale non potrebbe essere maggiore. Per quali valori i cristiani scommetterebbero? Ancora una volta siamo confortati dalla affermazione di Cristo: « Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno » (Mt 24,35).
Fraternità universale: Nostra aetate 5: Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: «Chi non ama, non conosce Dio» (1Gv 4,8). Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano. In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, «mantenendo tra le genti una condotta impeccabile» (1Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli.
Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello: San Giovanni Crisostomo (Omelie al popolo d’Antiochia, XX, 5 e 6 ): Questo proclamo, questo attesto, questo dico a voce alta: Nessuno di coloro che hanno un nemico osi avvicinarsi alla sacra mensa e ricevere il Corpo del Signore! Nessuno che si avvicina abbia un nemico! Hai un nemico? Non avvicinarti! Se vuoi farlo, vai prima a riconciliarti, poi ricevi il sacramento. Non sono io a parlare così, è il Signore che lo dice, lui che è stato crocifisso per noi; per riconciliarti a suo Padre non ha rifiutato d’essere immolato né di spargere il suo sangue; e tu, per riconciliarti con tuo fratello, non vuoi neanche dire una parola e prendere l’iniziativa di andare a trovarlo? Senti cosa dice il Signore a proposito di coloro che fanno come te: “Se presenti l’offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te...”. Non dice: “Aspetta che venga a trovarti o che riceva la visita di un tuo amico come intermediario”, oppure: “Mandagli un altro”, ma dice: “Tu, in persona, corri da lui!”. “Vattene - dice - va’ prima a riconciliarti con tuo fratello”. Incredibile! Dio non si considera disonorato di veder abbandonato il dono che gli stava per venir offerto, e tu ti ritieni disonorato di fare il primo passo per riconciliarti con tuo fratello. Che scusa puoi trovare per un simile comportamento? Se vedi uno dei tuoi membri tagliato, non fai di tutto per riattaccarlo al corpo? Agisci allo stesso modo per i tuoi fratelli: quando li vedrai separati dalla tua amicizia, cerca subito di riportarli a te, non aspettare che si presentino per primi, ma tu, per primo, cerca di farlo.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Questi santi sacramenti che abbiamo ricevuto
ci rinnovino profondamente, o Signore,
perché liberi dalla corruzione del peccato
entriamo in comunione con il tuo mistero di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Piedad de la Cruz Ortiz Real, figlia di José e di Tomasa, nacque a Bocairente (Valencia) Spagna, il 12 novembre 1842, e fu battezzata il giorno seguente con il nome di Tomasa. Era la quinta di otto fratelli.
A scuola si distinse per la pietà, la costanza ed il talento nella musica, nel ricamo e nella recitazione.
A dieci anni fece la Prima Comunione. Con sguardo retrospettivo ella stessa narra così i suoi sentimenti: “Quando ricevetti per la prima volta la Sacra Comunione, rimasi come annichilita e sperimentai come Gesù mi chiamasse alla Vita Religiosa”. Questo incontro con Cristo nella Eucaristia la segnò per sempre. Tomasa desiderò essere del Signore e vivere per lui. Completò la sua formazione umana e spirituale nel Collegio di Loreto che le Religiose della Sacra Famiglia di Burdeos avevano a Valencia. Quando chiese di entrare nel noviziato di questo Istituto, suo padre, considerando la situazione politica dell’epoca e la giovane età di Tomasa, la obbligò a ritornare a casa. Tre aspetti caratterizzarono questa tappa della sua vita a Bocairente: lo spirito di pietà e d’orazione, la sua dedizione a fare del bene ai bambini poveri, agli anziani e agli infermi e l’impegno nel dare una risposta a quello che sentì nel suo intimo il giorno della Prima Comunione. Alla fine, Tomasa, pensò di poter realizzare il sogno della sua vita: consacrarsi al Signore in un convento di Carmelitane di clausura a Valencia. Però un’infermità la obbligò ad abbandonare il noviziato e ritornare alla casa paterna. Una volta ristabilitasi, tentò di nuovo di entrare in un convento di clausura ed ancora accadde lo stesso. Da questi avvenimenti, Tomasa scoprì che Dio non la voleva per questa strada. Ella gli chiese di vedere chiaramente quale fosse la sua volontà, e la sua preghiera era questa: “Tua, Gesù mio, tua desidero essere, però dimmi dove”.
Una volta ancora ricorse alla gerarchia ecclesiastica in cerca di orientamento e di luce. Sarà il Vescovo Bryan y Livermore che invierà Tomasa e la sua fedele compagna, Suor Alfonsa, al Convento della Visitazione delle Salesiane Reali a Orihuela per
Una volta ancora ricorse alla gerarchia ecclesiastica in cerca di orientamento e di luce. Sarà il Vescovo Bryan y Livermore che invierà Tomasa e la sua fedele compagna, Suor Alfonsa, al Convento della Visitazione delle Salesiane Reali a Orihuela per far un mese di esercizi spirituali e per progettare una nuova fondazione, prendendo come protettore un Santo Vescovo. È qui che lo Spirito Santo illuminò vivamente Madre Piedad, mentre la colmava di forza profetica, le mostrava il suo Carisma ed il nome della sua Congregazione, che sarà sotto il patrocinio di San Francesco di Sales. E ... giunse l’ora di Dio. Era l’8 settembre 1890. Nasceva nella Chiesa, dopo molte difficoltà e tribolazioni, la Congregazione delle Suore Salesiane del Sacro Cuore di Gesù, una Congregazione dove il Cuore di Gesù desidera essere amato, servito e risarcito dalle offese ricevute dagli uomini. Amare, servire e riparare, vedere il volto del Signore nelle bambine orfane, nella giovani operaie, negli infermi, negli anziani abbandonati ... e aiutarli a portare la croce.
Sebbene tutta la vita di Madre Piedad sia stata una rinuncia al mondo, non per questo era “fuggita” dal mondo, ma rimase in esso facendo il bene e lottando contro il male. Testimone di ciò furono i tanti matrimoni rotti o sul punto di rompersi, tante giovani che ella andava a cercare nelle fabbriche per formarle nella scuola domenicale, bambine senza famiglia che amò svisceratamente, anziani soli, infermi ...
Visse povera e morì povera, seduta su di una sedia, perché “Quello - diceva indicando il Crocifisso -morì in croce e io non devo morire sul letto, bensì sul pavimento”. Spirò con il crocifisso tra le labbra e la santa pace di Dio. Era sabato 26 febbraio 1916. La gente semplice esclamava con profondo sentimento: “È morta una santa! È morta nostra madre!”. Il 6 febbraio 1982 fu aperto nella Diocesi di Cartagena-Murcia il Processo di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio. Il 7 maggio 1983 fu chiuso detto Processo che, trasferito a Roma, ottenne la validità il 3 febbraio 1984. Dopo uno studio
Visse povera e morì povera, seduta su di una sedia, perché “Quello - diceva indicando il Crocifisso -morì in croce e io non devo morire sul letto, bensì sul pavimento”. Spirò con il crocifisso tra le labbra e la santa pace di Dio. Era sabato 26 febbraio 1916. La gente semplice esclamava con profondo sentimento: “È morta una santa! È morta nostra madre!”. Il 6 febbraio 1982 fu aperto nella Diocesi di Cartagena-Murcia il Processo di Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio. Il 7 maggio 1983 fu chiuso detto Processo che, trasferito a Roma, ottenne la validità il 3 febbraio 1984. Dopo uno studio esaustivo sulle virtù praticate da Madre Piedad, il 1° luglio 2000, in Vaticano, alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II, fu promulgato il Decreto sulle sue Virtù Eroiche ed il 12 aprile 2003 il Decreto su un miracolo, dando così il via alla Beatificazione in Roma il 21 marzo 2004.
Giovanni Paolo II (Omelia, 21 marzo 2004): Madre Piedad de la Cruz Ortiz nata a Bocairente, Fondatrice delle Salesiane del Sacro Cuore ad Alcantarilla (Murcia), è un meraviglioso esempio della riconciliazione che ci propone San Paolo nella seconda lettura: “È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2Cor 5,19). Ma Dio chiede la collaborazione degli uomini per portare a termine la sua opera di riconciliazione (cfr v. 19-20). Madre Pietà riunì diverse giovani desiderose di mostrare agli umili e ai poveri l’amore del Padre provvidente manifestato nel Cuore di Gesù, dando così vita alla nuova famiglia religiosa. Modello di virtù cristiane e religiose, innamorata di Cristo, della Vergine Maria e dei poveri, ci lascia l’esempio di austerità, di preghiera e di carità verso tutti i bisognosi.
Pratica: Amare, servire e riparare, in questo modo colmerò la mia giornata terrena.
Preghiera: O Dio, che hai dato alla beata Piedad de La Cruz la grazia di seguire sino in fondo Cristo povero e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.