29 Ottobre 2020
Giovedì XXX Settimana T. O.
Ef 6,10-20; Sal 143 (144); Lc 13,31-35
Colletta: Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi.
Nostra aetate 4: Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.
Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell’esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell’Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l’Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell’apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: «ai quali appartiene l’adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine.
Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata (9); gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione (10). Tuttavia secondo l’Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento . Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e «lo serviranno sotto uno stesso giogo» (Sof 3,9).
E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.
Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere, non tutti i farisei gli sono nemici, alcuni per amicizia, o per altri intenti, avvisano Gesù di andare via dalla Galilea, il territorio dove Erode governava (Lc 3,1). Erode aveva già cercato di vedere Gesù (Lc 9,9), non credeva a quanto la gente diceva sul suo conto, e come aveva temuto Giovanni il Battista, così ora crede che Gesù costituisca un pericolo per il suo trono. La risposta di Gesù rivela la volontà del Padre: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme».
Allo stesso tempo, viene rivelata la signoria di Dio su tutti gli eventi umani. Non era giunta l’“ora”, ecco perché può sfuggire al tranello e proseguire per la sua strada, soltanto quando scoccherà l’“ora” Erode potrà incontrare Gesù (Lc 23,8-12) e nel vederlo incatenato ormai avviato al patibolo si sentirà sollevato dalle sue ansie e angosce, intanto scoccata l’“ora” un fiume di grazia e di salvezza invaderà il mondo.
… quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, questo versetto testimonia l’amore e la tenerezza di Gesù, per Israele che ha voluto riunire sotto le sue ali (cfr. Sal 17,8; 91,4).
Dal Vangelo secondo Luca 13,31-35: In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”. Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».
L’insidia di Erode Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): È una notizia esclusiva di Luca, molto oscura sia per il contenuto, sia per la sua origine, ma molto significativa anche per la sua collocazione al centro del «viaggio teologico» verso Gerusalemme.
La pericope è considerata un «apoftegma biografico», che secondo molti esegeti si fonda su ricordi storici, mentre altri l’attribuiscono alla redazione lucana.
v. 32 «Andate, dite a quella volpe ...». Gesù manda un messaggio all’astuto Erode, subdolo come una volpe: egli è deciso a continuare la sua attività per tutto il tempo stabilito da Dio. Perciò oppone un netto rifiuto agli informatori; tuttavia, intende far sapere a Erode che la sua azione taumaturgica durerà poco tempo, «oggi e domani»; «il terzo giorno» sarà compiuta. Il verbo greco teleioùmai (sono compiuto, un passivo divino) è carico di risonanze teologiche, in riferimento all’attuazione del disegno salvifico, che Dio stesso porta a compimento nella missione e nella vita di Gesù (cf. Gv 19,30, «è compiuto», la parola di Gesù morente). Anche il terzo giorno rimanda all’evento pasquale della morte e risurrezione.
… quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! - Gesù aveva voluto raccogliere i figli di Gerusalemme, anzi l’intero Israele, sotto la protezione di Dio; suo intento era stato di collocarli al sicuro nel suo amore, guidandoli alla salvezza. L’offerta della salvezza fatta da Dio attraverso l’attività di Gesù, fu tuttavia rifiutata. Non avete voluto. Nell’orgogliosa presunzione di ciò che è e di quanto possiede, questa città rigetta da sé colui che intende recarle una nuova parola di Dio. Essa si sente sicura. Dio non ha più nulla da chiederle. La storia dell’amore di Dio e la storia del peccato, in cui l’uomo resiste a Dio medesimo, trova nel viaggio di Gesti verso Gerusalemme il compimento e la catastrofe (cf. Mt. 21,33-39).
Eppure Gerusalemme sarà abbandonata alla rovina. Tuttavia un raggio di speranza splende d’improvviso. I suoi abitanti grideranno: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore».
Prima che Gesù ritorni in tutta la sua maestà, Israele si convertirà, e sarà allora che lo acclamerà alla sua venuta. « L’accecamento di una parte d’Israele perdurerà finché non sia entrata la massa dei pagani; poi tutto Israele sarà salvato » (Rom. 11,25s.). La Chiesa perseguitata non si smarrisce nella sua amarezza. Essa non si rinchiude nel ghetto, abbandonando il mondo a se stesso, e alle forze del demonio, ma agisce anche «morendo», perché crede alle divine promesse della vittoria e della gloria e alla volontà salvifica di Dio.
Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** Cristo ci ha amati: per noi ha sacrificato se stesso, offrendosi a Dio in sacrificio di soave profumo. (Ef 5,2)
Nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.
Signore, questo sacramento della nostra fede
compia in noi ciò che esprime e ci ottenga
il possesso delle realtà eterne, che ora
celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.
29 Ottobre 2020
Beata Chiara Badano, Laica
LA VITA
A Sassello, un paesino dell’entroterra ligure in provincia di Savona appartenente alla diocesi di Acqui (Piemonte), il 29 ottobre 1971 nasce Chiara, dopo undici anni di attesa. I genitori, Maria Teresa e Fausto Ruggero Badano esultano e ringraziano la Madonna, in particolare la Vergine delle Rocche, a cui il papà aveva chiesto la grazia di un figlio. La piccola mostra subito un temperamento generoso, gioioso e vivace, ma anche un carattere franco e determinato. La mamma la educa attraverso le parabole del Vangelo ad amare Gesù, ad ascoltare la Sua vocina e a compiere tanti atti di amore. Chiara prega volentieri a casa e a scuola!
Chiara è aperta alla grazia; sempre pronta ad aiutare i più deboli, si corregge docilmente e si impegna a essere buona. Vorrebbe che tutti i bimbi del mondo siano felici come lei; in modo speciale ama i bambini dell’Africa e, a soli quattro anni dopo che viene a conoscenza della loro estrema povertà, afferma: «D’ora in poi penseremo noi a loro!». A questo proposito, a cui mantiene fede, seguirà molto presto la decisione di divenire medico per poterli andare a curare. Dai quaderni delle
Chiara è aperta alla grazia; sempre pronta ad aiutare i più deboli, si corregge docilmente e si impegna a essere buona. Vorrebbe che tutti i bimbi del mondo siano felici come lei; in modo speciale ama i bambini dell’Africa e, a soli quattro anni dopo che viene a conoscenza della loro estrema povertà, afferma: «D’ora in poi penseremo noi a loro!». A questo proposito, a cui mantiene fede, seguirà molto presto la decisione di divenire medico per poterli andare a curare. Dai quaderni delle prime classi elementari traspare tutto il suo amore per la vita: è una bambina davvero felice. Nel giorno della prima Comunione, da lei tanto atteso, riceve in dono il libro dei Vangeli. Sarà per lei il «libro preferito». Pochi anni dopo scriverà: «Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio». Chiara cresce e mostra un grande amore per la natura. Portata per lo sport, lo praticherà in vari modi: corsa, sci, nuoto, bicicletta, pattini a rotelle, tennis…, ma in special modo preferirà la neve e il mare. È socievole, ma riuscirà - sebbene molto vivace - a divenire “tutta ascolto”, mettendo “l’altro” sempre al primo posto. Fisicamente bella, sarà da tutti ammirata. Intelligente e ricca di doti dimostra una precoce maturità. Molto sensibile e servizievole verso “gli ultimi”, li copre di attenzioni, rinunciando anche a momenti di svago, che ricupererà con spontaneità. In seguito ripeterà: «Io devo amare tutti, sempre e per prima», vedendo in loro il volto di Gesù. Piena di sogni e di entusiasmi a nove anni scopre il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich con cui intesse una filiale corrispondenza. Ne fa suo l’ideale sino a coinvolgere i genitori nel medesimo cammino. Bambina, poi adolescente e giovane come tante altre, si mostra totalmente disponibile al disegno di Dio su di lei e mai vi si ribellerà. Tre realtà si rivelano determinanti nella sua formazione e nel cammino verso la santità: la famiglia, la Chiesa locale - in particolar modo il suo Vescovo - e il Movimento, a cui apparterrà come Gen (Generazione Nuova). L’Amore è al primo posto nella sua vita, in special modo l’Eucaristia, che anela a ricevere ogni giorno. E, pur sognando di formarsi una famiglia, sente Gesù come “Sposo”; sarà sempre di più il suo “tutto”, fino a farla ripetere - anche nei dolori più atroci-: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io!». Terminate le elementari e le medie, Chiara sceglie il liceo classico. L’aspirazione a divenire medico per recarsi in Africa non è sfumata. Ma il dolore inizia a entrare nella sua vita: non compresa e accettata da un’insegnante, viene respinta. A nulla vale la difesa dei compagni: deve ripetere l’anno. Dopo un primo momento di sconforto, sul suo volto riappare il sorriso. Decisa affermerà: «Amerò i nuovi compagni come ho amato quelli di prima!» e offre la sua prima grande sofferenza a Gesù. Chiara vive in pieno la propria adolescenza: nel vestirsi ama il bello, l’armonia dei colori, l’ordine, ma non la ricercatezza. Alla mamma che la invita a vestire abiti un po’ più eleganti replica: «Io vado a scuola pulita e ordinata: ciò che conta è essere belli dentro!» e si trova a disagio se le dicono che è proprio bella. Ma tutto questo la porta più volte a esclamare: «Quant’è duro andare controcorrente!». Non si atteggia a maestra, non fa “prediche”: «Non devo dire di Gesù a parole: devo darlo col mio comportamento»; vive il Vangelo sino in fondo e rimane semplice e spontanea: è davvero un raggio di luce che riscalda i cuori. Percorre, senza saperlo, la “Piccola Via” di Santa Teresa di Gesù Bambino. Nel gennaio 1986 in una riunione, afferma: «Ho capito l’importanza di “tagliare”, per essere e fare solo la volontà di Dio. E ancora, quello che diceva S. Teresina: che, prima di morire a colpo di spada, bisogna morire a colpi di spillo. Mi accorgo che le piccole cose sono quelle che non faccio bene, oppure i piccoli dolori…,, quelle che mi lascio sfuggire. Così voglio andare avanti amando tutti i colpi di spillo». E, al termine, questo proposito: «Voglio amare chi mi sta antipatico!». Chiara ha una grande devozione per lo Spirito Santo e si dispone coscienziosamente a riceverlo nel sacramento della Cresima che mons. Livio Maritano, Vescovo di Acqui, le amministra il 30 settembre 1984. Si era preparata con impegno e Lo invocherà spesso chiedendo Luce, quella luce d’Amore che l’aiuterà ad esserne una piccola, ma viva, scia luminosa. Ora Chiara è bene inserita nella nuova classe. È compresa e positivamente valutata. Tutto prosegue nella normalità finché, nel corso di una partita di tennis, un lancinante dolore alla spalla sinistra la costringe a lasciar cadere a terra la racchetta. Dopo una lastra e un’errata diagnosi, si provvede al ricovero. La TAC evidenzia un osteosarcoma. È il 2 febbraio 1989: nella Chiesa si ricorda la presentazione di Gesù al tempio. Chiara ha diciassette anni. Inizia così la sua “via crucis”: viaggi, esami clinici, ricoveri, interventi e cure pesanti; da Pietra Ligure a Torino. Quando Chiara comprende la gravità del caso e le poche speranze non parla; rientrata a casa dall’ospedale chiede alla mamma di non porle domande. Non piange, non si ribella né si dispera. Si chiude in un assorto silenzio di 25 interminabili minuti. È il suo “orto del Getsemani”: mezz’ora di lotta interiore, di buio, di passione…, per poi mai più tirarsi indietro. Ha vinto la grazia: «Ora puoi parlare, mamma», e sul volto torna il sorriso luminoso di sempre. Ha detto sì a Gesù. Quel «sempre sì», che aveva scritto da bambina su una piccola rubrica alla lettera esse, lo ripeterà sino alla fine. Alla mamma, per rasserenarla, non mostra alcuna preoccupazione: «Vedrai, ce la farò: sono giovane!». Il tempo scorre implacabile e il male galoppa trasferendosi al midollo spinale. Chiara si informa di tutto, parla con i medici e con gli infermieri. La paralisi la blocca, ma arriverà ad affermare: «Se adesso mi chiedessero se voglio camminare, direi di no, perché così sono più vicina a Gesù». Non perde la pace; rimane serena e forte; non ha paura. Il segreto? «Dio mi ama immensamente». Incrollabile la sua fiducia in Dio, nel suo «Papà buono». Vuole compiere sempre, e per amore, la Sua volontà: vuole «stare al gioco di Dio». Vive momenti di totale contatto col Signore: «… Voi non potete neppure immaginare qual è adesso il mio rapporto con Gesù. Avverto che Dio mi chiede qualcosa di più, di più grande… Mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela», e si trova a un’altezza da cui non vorrebbe mai scendere: «… lassù, dove tutto è silenzio e contemplazione»… Rifiuta la morfina perché le toglie lucidità: «Io non ho più niente e posso offrire solo il dolore a Gesù»; e aggiunge: «ma ho ancora il cuore e posso sempre amare». Ormai è tutta dono. Sempre in offerta: per la Diocesi, per il Movimento, per la gioventù, per le Missioni…; sorregge con la sua preghiera e trascina nell’Amore chiunque le passa accanto. Profondamente umile e dimentica di sé, è disponibile ad accogliere e ascoltare quanti l’avvicinano, in particolare i giovani a cui lascerà un ultimo messaggio: «I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, ma vorrei passar loro la fiaccola come alle Olimpiadi… I giovani hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene». Non chiede il miracolo della guarigione e si rivolge alla Vergine SS. scrivendole un biglietto: «Mamma Celeste, tu lo sai quanto io desideri guarire, ma se non rientra nella volontà di Dio, ti chiedo la forza per non mollare mai. Umilmente, tua Chiara». Come un bambino si abbandona all’amore di Colui che è l’Amore: «Mi sento così piccola e la strada da percorrere è così ardua… Ma è lo Sposo che viene a trovarmi!». Si fida totalmente di Dio e invita la mamma a fare altrettanto: «Non ti preoccupare: quando io non ci sarò più, tu fìdati di Dio e vai avanti, poi hai fatto tutto!». Fiducia incrollabile. I dolori l’attanagliano, ma lei non piange: trasforma il dolore in amore, ed allora volge lo sguardo al suo “Gesù Abbandonato”: un’immagine di Gesù incoronato di spine, posta sul comodino accanto al letto. Alla mamma che le chiede se soffre molto risponde con semplicità: «Gesù mi smacchia con la varechina anche i puntini neri, e la varechina brucia. Così, quando arriverò in Paradiso, sarò bianca come la neve». Nelle notti insonni canta e, dopo una di queste - forse la più tragica - affermerà: «Soffrivo molto fisicamente, ma la mia anima cantava», confermando la pace del suo cuore. Negli ultimi giorni riceve da Chiara Lubich il nome di Luce: “Perché nei tuoi occhi vedo la luce dell’Ideale vissuto sino in fondo: la luce dello Spirito Santo”. In Chiara ormai non c’è che un grande desiderio: andare in Paradiso, dove sarà «tanto, tanto felice»; e si prepara alle «nozze». Chiede di essere rivestita con un abito da sposa: bianco, lungo e semplice. Predispone la liturgia della “sua” Messa: sceglie le letture e i canti… Nessuno dovrà piangere, ma cantare forte e fare festa, perché «Chiara incontra Gesù»; gioire con lei e ripetere: «Ora Chiara Luce vede Gesù!». Poco tempo prima aveva affermato con certezza: «Quando una giovane di diciassette-diciotto anni va in Cielo, in Cielo si fa festa». Le offerte della Messa dovranno essere destinate ai bambini poveri dell’Africa, come aveva già fatto con il denaro ricevuto in regalo per i 18 anni. Questa la motivazione: «Io ho Tutto!»… Come avrebbe potuto fare diversamente, se non pensare sino alla fine a chi non ha nulla?
Alle 4,10 di domenica 7 ottobre 1990, giorno della Resurrezione del Signore e festa della Vergine del Santo Rosario, Chiara raggiunge il tanto amato «Sposo». È il suo dies natalis. Nel Cantico dei Cantici (2, 13-14) si legge: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”. Poco prima aveva sussurrato l’ultimo saluto alla mamma con una raccomandazione: «Ciao, sii felice, perché io lo sono!». Al funerale, celebrato due giorni dopo dal “suo” Vescovo, partecipano centinaia e centinaia di persone, soprattutto giovani. Pur tra le lacrime, l’atmosfera è di gioia; i canti che si elevano a Dio esprimono la certezza che ora lei è nella vera Luce! Volando in Cielo, ha voluto lasciare ancora un dono: le cornee di quei meravigliosi occhi che, col suo consenso, sono state trapiantate in due giovani, ridando loro la vista. Oggi essi, anche se sconosciuti, sono la “reliquia vivente” della beata Chiara!
Autore: Mariagrazia Magrini, Vicepostulatrice
Vivere di Cristo
A chi legge la biografia di Chiara appare evidente la continuità dei valori che ha vissuto dalla fanciullezza all’adolescenza, alla maturità giovanile. Ed è palese la salda unità che riesce a stabilire tra le convinzioni di fede e i desideri, i sentimenti, le decisioni e gli atti.
Una vigorosa coerenza che sta alla base della sua forte personalità: risoluta nel respingere i compromessi e nell’andare controcorrente; tenace nel perseguire a tutti i costi il grande obiettivo che sta a cuore.
Vi riesce facendo in modo che, come insegna S. Paolo (Gal. 5,6), la sua fede si rende operosa per mezzo dell’amore. Tutto è radicato su una certezza irremovibile: quella di essere immensamente amata da Dio. La riafferma anche nei momenti più dolorosi della malattia e si conforma alla professione di fede degli Apostoli dopo la Pentecoste: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1Gv 4,16). Poiché Dio è Padre ama ciascuno dei suoi figli, vuole sempre ciò che è bene per loro, ed essendo santo è fedele nel mantenere sicuramente quello che ha promesso. Dinanzi alla generosità dell’amore di Dio – comprovato dal dono del Figlio e dall’offerta totale che gli ha chiesto per la salvezza degli uomini: “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20) – Chiara sente un bisogno incontenibile di cercare tutti i modi di ricambiarlo. Lo dichiara esplicitamente: «A me interessa solo la volontà di Dio: fare bene quella nell’attimo presente; stare al gioco di Dio».
La sua esperienza spirituale è tutta un vivere di Cristo. Ha realizzato la norma di S. Paolo: “Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro”. Il Signore le ha chiesto davvero molto; ma l’ha aiutata, con la forza dello Spirito, a non negargli nulla. Da parte sua gli è stata fedele, e Dio l’ha ricompensata già col “centuplo” in questa vita, con esperienze di Cielo, insieme alla certezza di giungere prontamente alla pienezza dell’amore con lo Sposo.
+ Mons. Livio Maritano
Pratica: “Io devo compiere istante per istante la volontà di Dio: devo stare al gioco di Dio!” (Beata Chiara Badano)
Preghiera: Padre di immensa bontà, che per i meriti del tuo Figlio e il dono dello Spirito hai reso ardente di amore la beata Chiara Badano, trasforma profondamente il nostro animo affinché anche noi, sul suo esempio, riusciamo a compiere sempre con serena fiducia la tua santa volontà. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.