9 Settembre 2024
Lunedì XXIII Settimana T. O
1Cor 5,1-8; Salmo Responsoriale dal Salmo 5; Lc 6,6-11
Colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Àlzati e mettiti qui in mezzo: Giovanni Paolo II (Omelia, 26 giugno 1988): Nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato l’uomo dalla mano inaridita vive ignorato da tutti ai margini della società. Gesù lo vede come lo vedono tutti gli altri, ma non lo ignora. Nella sinagoga lo invita a spostarsi da un posto laterale verso il centro, per attirare l’attenzione di tutti su di lui. “Alzati” gli dice “e mettiti nel mezzo”. E “l’uomo alzatosi si mise nel punto indicato” (Lc 6,8). Se non avesse avuto fiducia in Gesù sarebbe stato impossibile per lui mostrare pubblicamente la sua sofferenza. Egli si affida completamente a Gesù - come Pietro si affida alla voce di Gesù e cammina sulle acque. “Egli si alza”: con questa breve frase l’evangelista vuole dirci come il malato non sia semplicemente un oggetto della forza salvifica di Gesù, ma che la guarigione avviene nell’incontro personale e grazie anche alla collaborazione del malato. Gesù incontra il malato come una persona alla quale egli riconosce tutto il suo valore e che ha bisogno di aiuto, il malato incontra Gesù come il Messia che era stato annunciato, come il Figlio di Dio fatto uomo; la salvezza gli proviene dalla sua adesione di fede a Cristo.
Che l’incontro con Cristo possa determinare una guarigione lo vediamo soprattutto nei luoghi di grazia, nei luoghi di preghiera e di conversione come Lourdes o Fatima o ovunque gli uomini si lasciano toccare dall’amore di Dio. Sono innumerevoli coloro che ogni anno tornano da questi luoghi colmati di ogni bene e riprendono la loro vita abituale. Il miracolo che è avvenuto è un miracolo di incontro e di fede. Nel rivolgersi fiduciosamente a Dio in Cristo, e per intercessione di Maria, si placano gli angosciosi interrogativi dell’uomo sul “perché” della sofferenza. Essi appaiono in una nuova luce, la sofferenza assume, per opera di Dio, un significato più profondo. Dio stesso ha dato una risposta al difficile mistero della sofferenza nel momento in cui si è fatto uomo, è diventato uno di noi. La risposta di Dio si chiama Gesù Cristo.
I Lettura: Alle divisioni e all’orgoglio si aggiunge anche l’immoralità: un credente conviveva con la moglie di suo padre. Questa unione, proibita dall’Antico Testamento (Lv 18,8) e dal diritto romano, “era accettata dalla maggioranza dei rabbini presso i pagani convertiti; ciò spiega forse l’indulgenza della comunità di Corinto che non era sottomessa al diritto civile romano. Il concilio di Gerusalemme proibisce tali unioni ai cristiani provenienti dal paganesimo (At 15,20)” (Bibbia di Gerusalemme). La scomunica vuol essere un ultimo tentativo per far ravvedere il peccatore, quindi una medicina: anche in questi casi estremi si sperano il pentimento e la salvezza finale.
Vangelo
Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.
Al centro della ennesima polemica è la violazione del riposo sabbatico. Nel rispondere ai suoi avversari, Gesù sembra riferirsi ad una regola della legge rabbinica secondo cui un grave pericolo di vita permetteva di trasgredire la prescrizione del riposo sabbatico, ma a ferire il suo cuore è l’indifferenza degli astanti, incapaci di avere pietà di un uomo che soffre, altamente invalido. Alla misericordia e alla pietà di Gesù i farisei rispondono con sentimenti d’ira verso la sua persona: Ma essi, fuori di sé dalla collera..., possiamo dire che questa è la vera immagine dei farisei. Pur essendo uomini dotti e profondi esegeti della Legge sono caduti, nonostante ogni loro merito, in un difetto: nello studio cercano se stessi, non Dio e la sua volontà, e nemmeno la verità.
Ecco perché quando si incontrano con la Verità la loro prima reazione è la polemica, poi il rigetto, infine l’odio impastato di insani progetti: discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. Il sesto capitolo del Vangelo di Luca si apre con l’odio e si chiude con l’amore verso i nemici: questa è la nuova Legge, quella dell’amore, che mette il discepolo in ascolto di Dio e dell’uomo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Parola del Signore.
Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): Gesù, guarendo il malato di sabato, afferma che far prevalere illegalismo sul bene dell’uomo equivale a tradire la volontà di Dio. Nella loro ostinata cecità, quegli zelanti cerberi della legge erano lontani dal capire che la gloria di Dio è l’uomo vivente, come dirà lapidariamente sant’Ireneo (II secolo).
L’istituzione del sabato traeva la sua forza dai tempi della restaurazione religiosa del post-esilio babilonese, sotto la spinta della riforma attuata dal sacerdote Esdra, quando era governatore Neemia (VI- V secolo a.C.). Con il passare degli anni divenne, insieme alla circoncisione - entrambi segni dell’alleanza - la quintessenza della religiosità, la sua identità più profonda, la sintesi della legge mosaica. Per questo, Gesù dovette causare un impatto tremendo, quando osò mettere in discussione l’interpretazione rabbinica della legge sul sabato, quando affermò di essere signore del sabato e disse che il sabato era fatto per l’uomo e non viceversa.
Gesù conosceva i loro pensieri - Catechismo della Chiesa Cattolica 472: L’anima umana che il Figlio di Dio ha assunto è dotata di una vera conoscenza umana. In quanto tale, essa non poteva di per sé essere illimitata: era esercitata nelle condizioni storiche della sua esistenza nello spazio e nel tempo. Per questo il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha potuto voler “crescere in sapienza, età e grazia” (Lc 2,52) e anche doversi informare intorno a ciò che nella condizione umana non si può apprendere che attraverso l’esperienza. Questo era del tutto consono alla realtà del suo volontario umiliarsi nella “condizione di servo” (Fil 2,7).
473: Al tempo stesso, però, questa conoscenza veramente umana del Figlio di Dio esprimeva la vita divina della sua Persona. “La natura umana del Figlio di Dio, non da sé ma per la sua unione con il Verbo, conosceva e manifestava nella Persona di Cristo tutto ciò che conviene a Dio”. È, innanzi tutto, il caso della conoscenza intima e immediata che il Figlio di Dio fatto uomo ha del Padre suo. Il Figlio di Dio anche nella sua conoscenza umana mostrava la penetrazione divina che egli aveva dei pensieri segreti del cuore degli uomini.
474: La conoscenza umana di Cristo, per la sua unione alla Sapienza divina nella Persona del Verbo incarnato, fruiva in pienezza della scienza dei disegni eterni che egli era venuto a rivelare. Ciò che in questo campo dice di ignorare, dichiara altrove di non avere la missione di rivelarlo.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù - L’ira dell’uomo - Condanna dell’ira - Xavier Léon-Dufour (Dizionario di Teologia Biblica): Dio condanna la reazione violenta dell’uomo che si adira contro un altro, sia egli geloso come Caino (Gen 4,5), furioso come Esaù (Gen 27,44s), o come Simeone e Levi che vendicano in modo eccessivo l’oltraggio fatto alla loro sorella (Gen 49,5ss; cfr. 34,7-26; Giudit 9,2): quest’ira porta ordinariamente all’omicidio.
A loro volta i sapienziali biasimano la stoltezza dell’iracondo (Prov 29,11) che non controlla il «soffio delle narici», secondo l’immagine originale, ma ammirano il sapiente che ha «il fiato lungo», in opposizione all’impaziente «dal fiato corto» (Prov 14,29; 15,18).
L’ira genera l’ingiustizia (Prov 14,17; 29,22; cfr. Giac 1,19s) Gesù si è mostrato ancor più radicale, assimilando l’ira al suo effetto abituale, l’omicidio (Mt 5,22). Paolo quindi la giudica incompatibile con la carità (lCor 13,5): è un male puro e semplice (Col 3,8) da cui bisogna guardarsi, soprattutto a motivo della prossimità di Dio (1Tim 2,8; Tito 1,7).
Le sante ire - Tuttavia, mentre gli stoici riprovavano ogni impeto di collera in nome del loro ideale di «apàtheia», la Bibbia conosce «ire sante» che esprimono in concreto la reazione di Dio contro la ribellione dell’uomo. Così Mosè contro gli Ebrei quando mancano di fede (Es 16,20), apostatano all’Horeb (Es 32,19.22), trascurano i riti (Lev 10,16) o non osservano l’anatema sul bottino (Lev 31,14); così Finehes di cui Dio loda lo zelo (Num 25,11); Così Elia che massacra i falsi profeti (1Re 18,40) o fa cadere il fuoco sugli emissari del re (2Re 1,10.12); così Paolo ad Atene (Atti 17,16). Dinanzi agli idoli, dinanzi al peccato, questi uomini di Dio sono, al pari di Geremia, «ripieni dell’ira di Jahve» (Ger 6,11; 15,17), annunziando imperfettamente l’ira di Gesù (Mc 3,5). Senza paradosso, Dio solo può adirarsi. Così, nell’Antico Testamento, i termini di ira sono usati per Dio circa cinque volte più che per l’uomo. Paolo, che tuttavia dovette incollerirsi più d’una volta (Atti 15,39), consiglia con saggezza: «Non fatevi giustizia da soli; lasciate fare all’ira divina, perché sta scritto: a me la vendetta, io darò la giusta paga, dice il Signore» (Rom 12,19). L’ira non è compito dell’uomo, ma di Dio.
L’ira di Gesù - Ma più terribile di questo linguaggio ispirato, più tragica dell’esperienza dei profeti schiacciati tra Dio santo ed il popolo peccatore, c’è la reazione d’un uomo che è Dio stesso. In Gesù l’ira di Dio si rivela. Gesù non si comporta come uno stoico che non si turba mai (Gv 11, 33); egli comanda con violenza a Satana (MI 4,10; 16,23), minaccia duramente i demoni (Mc 1,25), è fuori di sé di fronte all’astuzia diabolica degli uomini (Gv 8,44), e specialmente dei Farisei (Mt 12,34), di coloro che uccidono i profeti (Mt 23,33), degli ipocriti (Mt 15,7). Come Jahve, Gesù si adira contro chiunque si leva contro Dio. Gesù rimprovera pure i disobbedienti (Mc 1,43; Mt 9,30), i discepoli di poca fede (Mt 17,17). Soprattutto si adira contro coloro che, come il fratello maggiore geloso del prodigo accolto dal Padre delle misericordie (Lc 15,28), non si mostrano misericordiosi (Mc 3,5). Infine Gesù manifesta l’ira del giudice: come il signore del banchetto (Lc 14,21), come il padrone del servo spietato (Mt 12,34), egli preannunzia sventura alle città che non si pentono (Mt 11,20s), scaccia i venditori dal tempio (Mt 21,12s), maledice il fico sterile (Mc 11,21). Come l’ira di Dio, così anche quella dell’agnello non è una parola vana (Apoc 6,16; Ebr 10,31).
Gesù respinge l’interpretazione dei farisei - Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 5,39: Vi sdegnate contro di me, perché di sabato ho risanato un uomo intero? (Gv 7,23). Perciò in questo punto fece scorrere gli umori salutari di opere buone entro quella mano, che Adamo aveva steso per spiccare i frutti dell’albero proibito, affinché essa, inariditasi per il peccato, fosse guarita dalle buone opere. E su tale argomento Cristo redarguisce i Giudei, perché profanavano con interpretazioni distorte i comandamenti della Legge, giudicando che di sabato bisognasse riposare anche dalle opere buone, mentre la Legge ha anticipato nel presente l’immagine del futuro, quando senza dubbio ci sarà lavoro non per le azioni cattive, ma per quelle buone. Infatti, benché le opere di questo mondo stiano in riposo fu tuttavia il riposare nella lode di Dio non è un atto privo di opera buona.
Il Santo del giorno - 9 Settembre 2024 - San Pietro Claver, Sacerdote: Nato a Verdù, a pochi chilometri da Barcellona, il 25 giugno 1580, Pietro Claver entra nella Compagnia di Gesù dopo aver pronunciato i primi voti nel 1604. Tra il 1605 e il 1608 studia filosofia a Palma di Maiorca e viene ordinato sacerdote a Cartagena nel 1616 e, diventato missionario, presta le sue cure pastorali agli schiavi neri, deportati dall’Africa. Qui, infatti, sbarcano migliaia di schiavi, quasi tutti giovani: ma invecchiano e muoiono presto per la fatica e i maltrattamenti; e per l’abbandono quando sono invalidi. In particolare, pronuncia il voto di essere «sempre schiavo degli Etiopi» (all’epoca si chiamavano «etiopi» tutti i neri) e per comprendere i loro problemi impara anche la lingua dell’Angola. Ammalatosi di peste, sopporta perfino i maltrattamenti del suo infermiere, che è un nero. Morto a 74 anni e canonizzato nel 1888 insieme con Alfonso Rodriguez, suo fratello gesuita e amico, è stato proclamato patrono delle missioni per i neri da Papa Leone XIII. (Avvenire)
O Signore, che ci hai nutriti con i tuoi doni,
fa’ che per la celebrazione di questi santi misteri
cresca in noi il frutto della salvezza.
Per Cristo nostro Signore.