5 Febbraio 2023
V Domenica T. O.
Is 58, 7-10; Salmo Responsoriale Dal Salmo 111 (112); 1Cor 2,1-5; Mt 5,13-16
O Dio, che fai risplendere la tua gloria
nelle opere di giustizia e di carità,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo: Benedetto XVI (Angelus, 6 Febbraio 2011): Nel Vangelo di questa domenica il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14).
Mediante queste immagini ricche di significato, Egli vuole trasmettere ad essi il senso della loro missione e della loro testimonianza. Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce, come proclama il salmista: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105). E sempre nella Liturgia odierna il profeta Isaia dice: “Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio” (58,10). La sapienza riassume in sé gli effetti benefici del sale e della luce: infatti, i discepoli del Signore sono chiamati a donare nuovo “sapore” al mondo, e a preservarlo dalla corruzione, con la sapienza di Dio, che risplende pienamente sul volto del Figlio, perché Egli è la “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Uniti a Lui, i cristiani possono diffondere in mezzo alle tenebre dell’indifferenza e dell’egoismo la luce dell’amore di Dio, vera sapienza che dona significato all’esistenza e all’agire degli uomini.
I Lettura: Il profeta Isaia spazza via ogni falsa interpretazione del culto da prestare a Dio. Esso non è la somma asfissiante di cerimonie, ma l’esercizio concreto della carità e della misericordia verso i fratelli più bisognosi. Il culto è sincero se rende il fedele attento alla presenza dell’altro, altrimenti è sterile ritualismo. Lo stesso insegnamento è presente nel Nuovo Testamento. Quando verrà Cristo a giudicare i vivi e i morti, il giudizio verterà appunto sulla carità: “Venite [...] ricevete in eredità il regno preparato per voi [...]. Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,34-36).
II Lettura: San Paolo ad Atene aveva preparato un discorso condito con tanta sapienza umana ed era stato fischiato. Ora si presenta ai cristiani di Corinto «in debolezza e con molto timore e trepidazione» e la sua parola e il suo messaggio «non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza». Effettivamente «l’apostolo non si presentò ai corinzi come un filosofo, ma fu onesto nel dichiarare la natura della sua mercanzia alla dogana della coscienza umana: “Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola e di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso”» (Commento della Bibbia liturgica). Quella onestà appunto che oggi manca a tanti sedicenti predicatori.
Vangelo
Voi siete la luce del mondo.
«Questi versetti sono un richiamo alla missione apostolica di cui ogni cristiano è investito per il fatto di essere tale. Ciascun cristiano è tenuto a lottare per la santificazione personale, ma anche per la santificazione degli altri. È Gesù a insegnarcelo con le analogie del sale e della luce. Come il sale preserva gli alimenti dalla corruzione, dà loro sapore, li rende gradevoli e si dissolve mescolandosi a essi, così il cristiano deve svolgere quelle medesime funzioni tra i propri simili» (La Bibbia di Navarra).
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore
Un passo sorprendente di Matteo - Emanuela Ghini e Giuseppe Baraglioa (Luce in Schede Bibliche Pastorali - Vol. V): «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (5,14-16). L’abitudine dell’ascolto di queste parole del1’evangelista non deve spegnere in noi la sorpresa per tale dichiarazione: «Voi siete la luce del rnondo». Nel IV vangelo ciò è detto di Cristo e di lui solo. Matteo non si fa scrupolo alcuno di applicare alla comunità dei discepoli quanto Giovanni attribuisce peculiarmente a Cristo. In realtà, il primo evangelista ha rielaborato in modo originalissimo due piccole parabole di Gesù, sul sale e sulla lucerna (cf. Mc 9,50 e 4,21), per evidenziare il rapporto chiesa-mondo che gli doveva stare a cuore. A suo giudizio, la comunità cristiana è la luce che illumina l’umanità. Non si tratta però propriamente di una definizione di essenza, bensì di una specificazione di ruolo o di funzione o, ancor meglio, di missione. I credenti in Cristo di tutti i tempi, raffigurati nel primo vangelo dai discepoli storici di Gesù, sono chiamati ad essere la luce del mondo. Più che l’essere della chiesa si determina qui il suo dover-essere. È in gioco un compito affidatole dal Signore. Dunque l’accento matteano cade sulla responsabilità storica della chiesa nei confronti del mondo.
In breve, si tratta di una missione da svolgere responsabilmente. Missione universale: alla formula «sale della terra» corrisponde l’espressione «luce del mondo».
Più sorprendente ancora appare il modo in cui i discepoli si realizzano quale luce del mondo: non insegnando, non proclamando messaggi più o meno elevati di carattere religioso o morale, ma per mezzo di una testimonianza di vita: con le buone opere, dice l’evangelista, quelle che Cristo ha indicato nel discorso del monte, lui il rivelatore definitivo del volere del Padre agli uomini.
Il riconoscimento di Dio e la sua glorificazione da parte degli uomini sono il risultato fecondo della prassi dei cristiani.
Dopo tutto, questo passo matteano è emblematico del tipico approccio del primo evangelista al «mistero» della chiesa, comunità dei discepoli di Gesù impegnati nella storia come testimoni di vita vissuta. Certo, maestra del mondo è la chiesa, ma in quanto comunità feconda di buone opere.
La luce appare qui simbolo di concreta fattualità, sottratto alla ricorrente tentazione di rinchiuderlo nel recinto del conoscibile e del mentale.
I cristiani sono per il mondo ciò che il sale è per i cibi: danno sapore, purificano e preservano dalla corruzione.
Non va dimenticato che il sale è anche sinonimo di sapienza, per cui i discepoli «sono chiamati a dare un senso nuovo, soprannaturale, cristiano alla vita umana. Senza questa azione gli uomini diventano come dissennati, senza orientazione, fatui» (Ortensio da Spinetoli). Un compito impegnativo che non può essere disatteso se non si vuole spartire la stessa sorte del sale insipido, cioè quello di essere gettato via e calpestato dalla gente.
Ai tempi di Gesù come combustibile si usava generalmente lo sterco di cammello e il sale era il catalizzatore che fa incendiare lo sterco. Allora l’immagine del sale potrebbe alludere alla vocazione di accendere fuochi, di illuminare, piuttosto che insaporire o conservare cibi. Praticamente, una esplicitazione pratica della seconda massima evangelica: Voi siete la luce del mondo. Un proseguo della missione di Cristo che amò definirsi luce del mondo (Gv 8,12). Il tema della luce è molto caro alla sacra Scrittura. L’essere di Dio è luce, in contrasto con l’essere umano che è tenebra. La Parola, l’insegnamento sono luce (cfr. Sal 119,5; Pr 6,23). Possiamo ricordare ancora l’invito rivolto a Israele: «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). In Is 42,6 e 49,6 Israele è chiamato «luce delle nazioni». Nel giudaismo l’immagine della luce «veniva riferita volentieri alla Legge o al Tempio, come anche ad eminenti personalità religiose. Qui si vuole insinuare che questa prerogativa passa al nuovo popolo di Dio» (Angelo Lancillotti). Per i cristiani convertirsi dalle tenebre alla luce (Atti 26,18) per credere alla luce (Gv 12,36) è un imperativo improrogabile, così è un impegno fruttuoso quello di far risplendere la propria luce davanti agli uomini, perché vedano le loro opere buone e rendano gloria al Padre che è nei cieli. Essere sale e luce della terra, ovvero camminare come figli della luce (Ef 5,9), è un servizio di alto valore costruttivo, rivolto a tutto il consorzio umano unicamente per la gloria Dio e non per amore di trionfalismo o per accaparrarsi i primi posti nella Chiesa e in mezzo agli uomini.
Giovanni Crisostomo, In Matth. 15,6s.: “Risplenda allo stesso modo la vostra luce agli occhi degli uomini, affinché vedendo le vostre buone opere diano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Io, infatti, - sembra dire Gesù, - ho acceso la luce perché essa continui ad ardere; voi dovete essere vigilanti e pieni di zelo non solo per voi, ma anche per quelli che hanno ottenuto questa stessa legge e sono stati condotti alla verità. Le calunnie non potranno oscurare il vostro splendore, se voi vivrete con perfezione e in modo da convertire tutti gli uomini. La vostra vita sia degna della grazia e della verità che avete ricevuto: e, come questa va predicata ovunque, così anche la vostra vita vada di pari passo con essa. Ma, oltre la salvezza degli uomini, Gesù mette in risalto un altro effetto, valido a mantenerli vigilanti nel combattimento e a stimolarne tutto lo zelo. Non solo, infatti, convertirete tutto il mondo - egli aggiunge - vivendo in questo modo nuovo, ma procurerete la gloria di Dio. Se invece voi agirete diversamente, sarete colpevoli della perdizione degli uomini e del fatto che il nome di Dio sarà disonorato dai bestemmiatori.
Il Santo del giorno - 5 Febbraio 2023 - Sant’Agata, vergine e Martire: Nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla, se ne invaghì, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato. Furioso, l’uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata Agata resisteva nella sua fede: Quinziano al colmo del furore le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l’esecuzione. Il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo. Era il 251. (Avvenire)
O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti a Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.