9 Gennaio 2023
Lunedì I Settimana T. O.
Eb 1,1-6; Salmo Responsoriale Dal Salmo 96 (97); Mc 1,14-20
Colletta
Ispira nella tua paterna bontà, o Signore,
i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera,
perché veda ciò che deve fare
e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Cristo completa la Rivelazione - Dei Verbum 4: Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini», «parla le parole di Dio» (Gv 3,34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L’economia cristiana dunque, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun’altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).
I Lettura: Nella pienezza dei tempi (cfr. Mc 1,15; Gal 4,4) Dio manda un messaggero che non è un portavoce come gli altri: è «Figlio» (cfr. Mc 12,2-6; Rm 1,4), è la sua stessa «Parola» (Gv 1,1.14)
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente: «irradiazione ... impronta della sua sostanza: queste due metafore, desunte dalla teologia alessandrina della sapienza e del Logos (Sap 7,25-26), esprimono l’identità di natura tra il Padre e il Figlio e nello stesso tempo la distinzione delle persone. Il Figlio è l’«irradiazione» o il riflesso della gloria luminosa (cf. E 24,16+) del Padre, Lumen de Lumine. Ed è l’effigie .. (cf. Col 1,15+) della sua sostanza, come l’impronta esatta lasciata da un sigillo (cf. Gv 14,9)».
Vangelo
Convertitevi e credete al Vangelo.
Gesù non è un solitario, ma cerca collaboratori per portare a compimento la sua missione di salvezza e di redenzione. Anche loro avranno la missione di promuovere la conversione al Regno e l’accettazione della sua Magna Charta: «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio [...]. Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome» (Rom 1,1.5).
Nei primi quattro chiamati vi è in seme la Chiesa che avrà la gioia e l’onere di continuare a ripetere al mondo l’annuncio del Cristo: «Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo».
Che l’iniziativa della chiamata dei quattro pescatori è di Gesù, questo sta a dire che si diventa cristiani e Chiesa non per iniziativa propria ma grazie alla chiamata di Gesù, risuonata storicamente una volta in terra di Galilea, e da allora sempre riecheggiante in tutti gli angoli della terra.
La missione dei vocati, che si esplica nel pescare gli uomini, non è in riferimento alla loro professione, ma con il fatto che il popolo credeva che il mare, essendo la quintessenza della potenza caotica e demoniaca, fosse il sito di residenza dei demoni e delle potenze caotiche; per cui nella indicazione vi è tutto il ministero degli Apostoli, quello di trarre fuori dal peccato e dalla morte tutti gli uomini. In questa chiamata si realizza un’altra promessa di Dio preconizzata dal profeta Geremia: «E io [il Signore,] ricondurrò [gli Israeliti] nella loro terra che avevo concesso ai loro padri. Ecco, io invierò numerosi pescatori a pescarli» (Ger 16,14-18).
Apostolato e sequela sono inscindibili: si è sempre chiamati per una missione. Diventare «pescatori d’uomini, anche alla luce di Ger 16,14-18, vuol dire proclamare a tutti la convocazione finale per la salvezza. La chiamata è sempre orientata, in forme diverse, alla costruzione di comunità» (P. Luigi Di Pinto, s.j.).
Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore.
Nella chiesa solo Cristo può scegliere - José Maria González-Ruiz (Vangelo secondo Marco): Nel racconto della vocazione dei primi discepoli, Marco non giustifica, come fa Luca (c. 5), la decisione di questi discepoli di seguire Gesù con l’episodio della pesca miracolosa; né allude al fatto che, secondo Giovanni (1,35ss), Simone e Andrea, già dal tempo del Battista, avrebbero accompagnato Gesù, così che qui si tratterebbe, per così dire, d’una seconda chiamata. Il nostro vangelo vuol solo dire come si devono svolgere le cose, quando Gesù chiama gli uomini a farsi suoi discepoli: devono ubbidire senza discutere.
Si comprende così come siano stati tralasciati tutti i particolari relativi al tempo, al luogo e alle circostanze. Solo incidentalmente veniamo a sapere che Simone e Andrea erano modesti pescatori. I «chiamati» non sono preparati in nessun modo; anzi, Gesù non cerca gli uomini in una sfera particolarmente religiosa, ma là dove vivono la loro vita di ogni giorno.
Egli non agisce come un rabbino che era, per così dire, scelto dai discepoli: egli chiama e crea la decisione di seguirlo, come la parola creatrice di Dio (Sal 33,9; Is 55,10s), Per questo la decisione di seguirlo è riferita come una cosa ovvia, senza il minimo riferimento alle obiezioni che i pescatori avrebbero potuto sollevare o alle difficoltà che dovevano superare. Si realizza l’avvenimento della grazia senza che se ne parli. Seguire Gesù non è una decisione etica autonoma né un’adesione intellettuale a una dottrina: è un’azione e un pensiero nuovo che nasce dall’avvenimento della grazia.
Da parte sua, Gesù non discute con i discepoli, come farebbe un rabbino; e così il verbo «seguire» acquista, sulle sue labbra, un significato particolare, forse legato a quei testi dell’Antico Testamento nei quali «seguire» Yahveh è contrapposto a «seguire» i falsi dèi (Dt 8,19; 1Re 18,21).
Per conseguenza l’evangelista presuppone con molta naturalezza la condizione divina di Gesù. Si «segue» ciecamente solo Dio. Gli uomini, compresi gli inevitabili responsabili della propria comunità cristiana, non sono «seguiti»: essi stessi devono piuttosto prestare un servizio richiesto dalla stessa comunità. Una certa «ubbidienza cieca» richiesta a volte da certi pastori ha, in fondo, qualcosa di sacrilego, poiché comporta una rivalità con Dio. Gesù è l’unico che è Dio: gli altri responsabili della comunità sono «ministri», servi degli altri. Comunque sia, l’evangelista fa notare una cosa che ripresenterà spesso nel suo vangelo: la risurrezione di Gesù suppone primariamente la sua presenza in mezzo alla comunità. Egli è l’unico che può continuare a chiamare. I responsabili della comunità non possono trasformarsi in sostituti del risuscitato, relegandolo al puro onore degli altari.
Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio - Bibbia per la formazione cristiana: L’esortazione agli «ebrei» si apre con una solenne affermazione: il Dio dei nostri padri ha parlato.
Dio si manifesta e si fa conoscere attraverso la sua Parola. Il «soffio» di Dio, il suo Spirito, si fa voce. Nei tempi antichi, Dio ha parlare per mezzo dei profeti. Ora, nella tappa finale della storia della salvezza, si esprime attraverso l’incarnazione, la morte e la glorificazione del Figlio. Quest’ultimo è la parola eterna del Padre fatta uomo, la manifestazione luminosa della gloria del Padre e l’immagine perfetta del suo essere.
Il Figlio, suprema e definitiva manifestazione di Dio al mondo, è Gesù di Nàzaret. Per mezzo di lui il Padre ha fatto tutte le cose. La sua Parola sostiene l’universo. Egli ha espiato i nostri peccati e siede alla destra della maestà di Dio. Le grandi tappe del piano della salvezza hanno il loro punto d’arrivo «nel Figlio».
I diversi modi in cui Dio si è rivelato «prima» si sono unificati nel Cristo, hanno raggiunto la pienezza con la venuta di colui che è più grande di qualsiasi profeta. Chi vede Gesù vede Dio. Il Cristo ci rivela il mistero di Dio. Per questo l’ingresso del Figlio nella storia degli uomini realizza «la pienezza del tempo».
L’affermazione che il Figlio ha ereditato un «nome» superiore a quello degli angeli introduce il tema della prima parte della lettera.
Figlio di Dio e fratello degli uomini: Il Cristo è superiore agli angeli in virtù della sua condizione di Figlio.
Questa argomentazione non si trova in nessun altro punto del Nuovo Testamento.
Che cosa intende affermare l’autore?
Cerchiamo di comprendere lo stato d’animo dei destinatari della lettera. Molti giudei convertiti si chiedevano senza dubbio quali garanzie offrisse loro la fede che avevano abbracciato, trasmessa da un certo Gesù, privo di qualsiasi dignità e per nulla simile agli angeli, gli antichi messaggeri della parola salvifica di Dio.
Nella tradizione biblica, l’angelo occupa un posto elevato e vicino a Dio: assiste all’opera della creazione e partecipa al governo e alla conservazione del mondo. In una parola, l’angelo è al servizio di Dio e trasmette la sua volontà agli uomini.
Il Cristo è superiore ai messaggeri di Dio? La risposta è affermativa. In quanto Figlio, egli si colloca al di sopra degli angeli. Dio ha chiamato «Figlio» lui solo e ha fatto sedere lui solo alla sua destra. Nessuno è immutabile all’infuori di lui. A nessun altro infatti viene detto: «Tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine».
Catechismo degli Adulti - Liberi per poter rispondere [801] La chiamata di Dio si inscrive nelle fibre del nostro essere. Anzitutto ci mette in grado di dargli una vera risposta: un sì o un no. Ci dona la libertà, che è padronanza interiore dei propri atti, autodeterminazione, capacità di scelte consapevoli, non soggette agli istinti spontanei o alle pressioni esteriori. Ci affida a noi stessi: «Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buon volere» (Sir 15,15).Ma una scelta non è positiva solo perché è una scelta o perché dà un piacere immediato: molti delitti sono decisioni volontarie, molte esperienze piacevoli sono distruttive. La libertà arbitraria o che cerca solo un facile appagamento non fa crescere, non va in nessuna direzione, si agita soltanto. Il piacere non è un valore in sé, né un criterio legittimo di azione; è solo conseguenza di un obiettivo raggiunto e va considerato buono o cattivo secondo la qualità morale dell’obiettivo stesso. Contrariamente a quanto viene suggerito dalla mentalità edonistica, individualistica e nichilistica, siamo liberi per aderire alla verità e per attuare il bene: «La vera libertà è nell’uomo segno altissimo dell’immagine divina. Dio volle, infatti, lasciare l’uomo in mano al suo proprio consiglio, così che egli cerchi spontaneamente il suo Creatore, e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione». Una scelta è ragionevole solo se contribuisce alla definitiva realizzazione della persona. Noi da sempre siamo alla ricerca di una pienezza per la nostra vita. Possiamo realizzarci davvero, solo se rispettiamo l’ordine oggettivo dei beni, posto dalla divina sapienza, rimanendo sempre orientati al Bene infinito, l’unico che può appagare il nostro cuore, incapace di trovare riposo nelle soddisfazioni parziali e provvisorie. La nostra incessante ricerca «è ultimamente un appello del Bene assoluto che ci attrae e ci chiama a sé, è l’eco di una vocazione di Dio, origine e fine della vita dell’uomo».
Beda il Venerabile: “Il tempo è compiuto”, è un’espressione, questa, che concorda perfettamente con la frase dell’Apostolo: “Ma quando venne la pienezza dei tempi Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sottoposti alla legge” (Gal 4,4-5). Il tempo dunque è compiuto, pentitevi. Da quanto tempo si ripete questa esortazione, e voglia il cielo che una buona volta venga ascoltata! Poiché il tempo è compiuto e “il regno di Dio è vicino, pentitevi e credete al vangelo”: cioè rinunziate alle opere morte e credete nel Dio vivente. A che giova credere senza le opere buone? Non è il merito delle opere buone che ci ha condotto alla fede; ma la fede comincia affinché le opere buone la seguano.
Il Santo del giorno - 9 Gennaio 2023 - Beati Giuseppe Pawlowski e Casimiro Grelewski: Sacerdoti e martiri. Il Pawlowski, nacque a Proszowice, nei pressi di Swietokrzyskie in Polonia, il 12 agosto 1890 e fu sacerdote della diocesi di Kielce e rettore del seminario. Arrestato il 10 febbraio 1941 dalla Gestapo, fu deportato nel lager di Dachau, dove venne impiccato il 9 gennaio seguente. A Dachau aveva trovato il confratello Grelewski, nato a Dwikozy, sempre nei pressi di Swietokrzyskie in Polonia, il 20 gennaio 1907. Questi, sacerdote della diocesi di Radon, prefetto degli studi nel seminario della sua diocesi, già arrestato dai nazisti il 24 gennaio 1941. Condivisero dunque il martirio per impiccagione il 9 gennaio 1942.
Dio onnipotente,
che ci nutri con i tuoi sacramenti,
donaci di servirti degnamente con una vita santa.
Per Cristo nostro Signore.