9 Giugno 2022
Giovedì X Settimana T. O.
1Re 18,41-46; Salmo Responsoriale dal Salmo 64 (65); Mt 5,20-26
Colletta
O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi
e donaci il tuo aiuto,
perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Papa Francesco (Meditazione Mattutina nella Cappella Domus Sanctae Marthae, 12 Giugno 2014): Nel passo evangelico di Matteo (5, 20-26) proposto dalla liturgia, Gesù - ha spiegato il Pontefice - ci parla di «come dev’essere l’amore fra noi». Egli comincia il suo discorso «dicendo una cosa per capire bene come noi dobbiamo andare sulla strada dell’amore fraterno». Ecco le sue parole: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».
Dunque, afferma Gesù, «dobbiamo essere giusti, dobbiamo amare il prossimo, che è il problema di oggi; ma non come questi dottori della legge che avevano una filosofia speciale», cioè dire bene «tutto quello che si deve fare» - ritenendosi «intelligenti» e «bravi» - ma «poi non farlo». Ed è per questo che, riguardo a loro, «Gesù dice: fate quello che dicono ma non quello che fanno». E lo dice «perché non erano coerenti».
Erano infatti persone che «sapevano che il primo comandamento era amare Dio; sapevano che il secondo è amare il prossimo». Però «avevano tante sfumature di idee, perché erano ideologi». E operavano tutta una serie di distinguo su ciò che significa «amare il prossimo». Finendo, quindi, per assumere «un atteggiamento che non era amore», ma piuttosto «indifferenza verso il prossimo». Ecco allora che Gesù raccomanda di superare questo modo di fare, che «non è giustizia ma è equilibrio sociale».
E per farlo, ha affermato il Papa, Gesù ci suggerisce «tre criteri». Il primo è proprio «un criterio di sano realismo». Dice infatti Gesù che «se tu hai qualcosa contro l’altro, e voi non potete sistemare» la questione e «cercare una soluzione», è opportuno trovare il modo «almeno di mettervi d’accordo». Soprattutto, raccomanda il Signore, «mettiti d’accordo col tuo avversario mentre sei in cammino». Forse «non sarà l’ideale, ma l’accordo è una cosa buona: è realismo!». [...].
«Un secondo criterio che ci dà Gesù è il criterio della verità» ha spiegato il Pontefice. C’è, infatti, il comandamento di non uccidere; ma «anche sparlare dell’altro è uccidere, perché la radice è lo stesso odio: non hai il coraggio di ucciderlo o pensi che è troppo, ma lo uccidi in un’altra maniera, con le chiacchiere, con le calunnie, con la diffamazione». […].
Il terzo criterio che ci dà Gesù. «è un criterio di filiazione». Noi, ha affermato il Pontefice, «non dobbiamo uccidere il fratello» proprio in quanto egli è nostro fratello: «abbiamo lo stesso padre». E, si legge nel Vangelo, «non posso andare dal padre se non sono in pace con il mio fratello». Dice infatti Gesù: «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono». Dunque, raccomanda il Signore, «non parlare con il padre se non sei in pace con tuo fratello» o «almeno con un accordo».
Ecco, ha riepilogato il Papa, «i tre criteri: un criterio di realismo; un criterio di coerenza, cioè non ammazzare ma non insultare pure perché chi insulta ammazza, uccide; e un criterio di filiazione: non si può parlare col padre se non posso parlare col mio fratello». Sono i tre criteri per «superare la giustizia degli scribi e dei farisei».
Un «programma non facile», ha riconosciuto il vescovo di Roma, «ma è la via che Gesù ci indica per andare avanti». E in conclusione Papa Francesco ha chiesto al Signore proprio «la grazia di poter andare avanti in pace fra noi», magari anche «con gli accordi ma sempre con coerenza e con spirito di filiazione».
I Lettura: Si era digiunato in preparazione del sacrificio e per ottenere la pioggia, e Dio concede abbondantemente la pioggia: “D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia”. Il re Acab, montando sul carro ritorna frettolosamente a Izreèl, mentre Elia, investito dalla potenza dello Spirito di Dio, in “volo” corre davanti al re Acab. Il “volo” di Elia, è un dono mistico che troviamo nella vita di molti santi.
Izreèl era allora come una seconda capitale per i re d’Israele (1Re 21,1, 2Re 8,29; 9,30s).
Vangelo
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
Silvano Fausti: Il comandamento “non uccidere” è chiaro: si vieta il male. Gesù aggiunge una cosa dicendo “ma io vi dico”, evidentemente non è che Gesù si contrappone.... Ma io vi dico: uccidete o fate la guerra santa. No, non dice così. Il “ma” di Gesù non è per negare il comandamento ma per dire qualcos’altro di più radicale e più profondo. Ma io vi dico: non basta non uccidere. Ci vuole qualcos’altro. Perché uno uccide? Ecco allora che Gesù va alle radici del male, la radice del male è l’ira e l’ira è il principio dell’omicidio, l’ira è un “movimento contro” che io sento, contro l’altro che suppongo sia contro di me. Quindi già l’ira è il vero omicidio, è contro l’altro. Ma non solo l’ira, anche dire “stupido”. “Stupido” è il disprezzo, tra l’altro per uccidere bisogna sempre disprezzare. Anche in politica gli avversari devono essere sempre stupidi, cattivi e in malafede, se no non sono avversari da eliminare e anche per fare le guerre sempre il nemico deve essere il perfido nemico, deve essere non-uomo perché se è uomo non puoi uccidere un tuo fratello. Il disprezzo è proprio alla base di ogni annientamento, perché prima lo annienti come persona, ne fai una maschera, uccidi in lui la dignità di figlio di Dio, una volta che lo disprezzi poi...basta...il resto segue... Quindi anche il dire “stupido”: sei indegno di giudizio. Come vedete allora sul comandamento “non uccidere” non è semplicemente “io non uccido e sono a posto”....e quali sono i tuoi sentimenti verso l’altro? L’altro non è il nemico? L’altro non è l’inferno? L’altro non è colui che consideri subito l’avversario, l’antagonista? È istintivo, è così. Quindi il problema è guarire il nostro cuore perché l’altro sia il fratello...lo dice varie volte....dice “al fratello” ecc...ecc...
È una cosa molto seria e molto grossa, come vedete il compimento della legge è qui, è tutt’altro che un insieme di norme sottili, di disquisizioni è realmente un cuore che sente verso l’altro gli stessi sentimenti che ha Dio.
È una cosa molto seria e molto grossa, come vedete il compimento della legge è qui, è tutt’altro che un insieme di norme sottili, di disquisizioni è realmente un cuore che sente verso l’altro gli stessi sentimenti che ha Dio.
Vangelo
Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,20-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Bibbia di Navarra: Nei versetti 21-26 abbiamo esempi concreti di come Gesù realizzi la pienezza della Legge di Mosè, spiegando il senso profondo dei comandamenti ivi formulati.
22. Parlando in prima persona (“ma io vi dico”), Gesù rende manifesto che la sua autorità è superiore a quella di Mosè e dei profeti; egli, cioè, gode di una potestà divina. Nessun uomo potrebbe mai parlare con tale autorità.
«Stupido»: molte versioni del passo adottano il termine “raca”, trascrizione della voce originale aramaica proferita da Cristo. Non è facile dame una traduzione esatta. All’incirca la parola “raca” equivale a sciocco, stupido, imbecille. Presso i Giudei era un epiteto cui si accompagnava un gran disprezzo, che talvolta si esprimeva non solo con parole, ma anche sputando a terra.
«Pazzo», che in altre versioni viene reso con “stolto”, “rinnegato”. era un insulto ancora più pesante di “raca”: denotava la perdita del senso morale e religioso, fino all’apostasia.
In questo passo il Signore segnala tre mancanze che possiamo commettere verso la carità, secondo una gradualità che dall’irritazione interiore può giungere alla più grave delle ingiurie. A proposito del passo in esame, sant’Agostino osserva che in esso vanno ravvisati tre gradi di colpa e altrettanti di punizione. Il primo grado di colpa consiste nell’incollerirsi per un moto interiore del cuore, e vi corrisponde il castigo del giudizio; il secondo, nel proferire qualche parola di disprezzo nei confronti del prossimo, il che comporta il castigo del sinedrio; il terzo si ha infine quando, lasciandoci trascinare dall’ira fino all’accecamento, oltraggiamo violentemente i nostri fratelli, nel qual caso la punizione adeguata è il fuoco della Geenna (cfr De serm. Domini in monte, 11,9).
«Fuoco della Geenna» è espressione che, nel linguaggio giudaico del tempo, stava a significare il castigo eterno.
Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): versetto 25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’ avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.
26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ ultimo spicciolo - Ecco un secondo esempio, anch’esso tratto dalla vita. Un tale ha dei debiti con un altro; dal momento che non vuole pagare, il creditore lo trascina a forza, tra ingiurie e bestemmie, davanti al giudice. Il giudice, constatato il debito, consegna quell’uomo alla guardia perché lo porti in prigione, dove resterà finché non avrà saldato il debito fino all’ultimo centesimo. Così succede tra gli uomini: ognuno cerca, con l’aiuto della legge e, se necessario, con la forza, di far valere i propri diritti.
Qual è l’ammaestramento che Gesù trae da questa storia raccontata con fine umorismo? Utilizza il tempo per riconciliarti con l’avversario finché è possibile! Sei per via, solo con lui: tenta il tutto per accordarti con lui a quattr’occhi. Forse ti riuscirà, e forse no se egli sarà duro e inflessibile. In ogni caso ti conviene sfruttare bene il tempo.
Qui, a prima vista, l’accomodamento con l’avversario non pare tanto un dovere che scaturisce dall’amore fraterno, quanto piuttosto un consiglio frutto di prudenza.
Sarebbe così, se la breve storia non avesse uno sfondo molto più serio. Utilizza il tempo, prima che sia troppo tardi! L’urgenza richiama l’incombere di un’altra realtà: il regno di Dio; e di un giudice più grande: Dio giudice. Tutti siamo sulla via, incamminati verso il giudizio e fin d’ora possiamo coglierne le conseguenze e quasi calcolarle ... La riconciliazione, dunque, è un impegno urgente, finché c’è ancor tempo; poi sarà tardi. on procrastinate la riconciliazione, anzi mettete tutto l’impegno per essere in pace gli uni con gli altri.
La Verità può chiamare gli uomini stolti - Teodoro di Mopsuestia, Frammento 28: Con le espressioni «in giudizio», «al sinedrio» e «nella Geenna di fuoco» infligge lo stesso castigo: infatti, non indica cose diverse con differenti espressioni né una diversa punizione. Ma se non è possibile dire pazzo, come mai il Signore lo ha detto? Non è bene chiamare pazzo il fratello; l’ espressione è infatti di collera e non di giustizia, e risulta anche empia quando la si pronuncia rivolta a un santo.
Ma il Signore definisce giustamente pazzi coloro che non appartengono affatto a lui e alla giustizia, non per ira ma per verità. La Geenna è la punizione eterna simile al Tartaro.
Il Santo del Giorno - 9 Giugno 2022 - San Columba di Iona Abate (Gartan, Donegal, Irlanda, 7 dicembre 521 - Iona, 9 giugno 597): Fondatore di monasteri, evangelizzatore di popoli, saggio consigliere, uomo spirituale: Colomba (521-597), il più noto santo scozzese, è una delle grandi figure che hanno “costruito” l’Europa cristiana. Nato nel Donegal, in Irlanda, fece sorgere numerose comunità monastiche nella sua terra natale e poi in Scozia, a cominciare dall’isola di Iona. Di qui iniziò l’avventura tutt’altro che agevole del primo annuncio a Pitti, Angli e Scoti. L’abbazia che sorge sull’isola di Iona, dopo aver resistito alle scorrerie dei vichinghi, è oggi un centro di pellegrinaggi. (Avvenire)
O Signore, la tua forza risanatrice,
operante in questo sacramento,
ci guarisca dal male e ci guidi sulla via del bene.
Per Cristo nostro Signore.