13 MARZO 2022
 
II DOMENICA DI QUARESIMA
 
Gen 15,5-12.17-18; Sal 26 (27); Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-36
 
Colletta
O Padre,
che hai fatto risplendere la tua gloria
sul volto del tuo Figlio in preghiera,
donaci un cuore docile alla sua parola
perché possiamo seguirlo sulla via della croce
ed essere trasfigurati a immagine del suo corpo glorioso.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
 
I Lettura: Nel mondo antico nei patti tra gli uomini era il meno potente a impegnarsi, nel racconto biblico, invece, è Dio, il più potente, a impegnarsi e a sottoscrivere il patto. Questo sta ad esprimere l’azione libera di Dio di fronte all’uomo: nell’alleanza divina tutto avviene per grazia, senza l’opera dell’uomo. La promessa fatta da Dio ad Abramo ha sostenuto sempre il popolo d’Israele, sopra tutto nei momenti più drammatici della sua storia.
 
II Lettura: Paolo «mostra la inconciliabile differenza che esiste tra i giudaizzanti [e i gaudenti] e i veri cristiani: i primi pongono il punto di riferimento della loro morale in realtà fisiche e terrene, cioè la circoncisione del corpo, le osservanze alimentari ecc.; i cristiani invece volgono le loro attese verso i cieli, ossia verso il Regno di Dio, e verso la venuta finale di Gesù Signore, che realizzerà l’opera della salvezza conformando i nostri miseri corpi terreni al suo corpo di gloria. Questa trasfigurazione relativizza decisamente il valore assoluto che i giudaizzanti attribuiscono a tanti riti e osservanze inerenti al corpo terreno» (Rosario Scognamiglio).
 
Vangelo: Un anticipo del Regno: La Trasfigurazione: Catechismo della Chiesa Cattolica 554 Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro «cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto [ ... ] e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio, gli altri addirittura non lo comprendono. In tale contesto si colloca l’episodio misterioso della tra figurazione di Gesù su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano folgoranti di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano «della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31). Una nube li avvolge e una voce dal cielo dice: « Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc 9,35).
555 Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro. Rivela anche che, per «entrare nella sua gloria» (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme.
Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia. La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: «Tota Trinitas apparuit: Pater in voce, Filius in homine, Spiritus in nube clara - Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube luminosa»: 
«Tu ti sei tra figurato sul monte, e, nella misura in cui ne erano capaci, i tuoi discepoli hanno contemplato la tua gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria ed annunziassero al mondo che tu sei veramente l’irradiazione del Padre».
 
Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36

Gottfried Hierzenberger: In tutti i sinottici il racconto della trasfigurazione di Gesù (Mt 17,1-9 par) è in stretta connessione col precedente primo annuncio della passione, che per i discepoli rimaneva ancora incomprensibile. Nella trasfigurazione, Gesù doveva esser loro rivelato come il vero messia, dapprima per mezzo della testimonianza di Mosè ed Elia (Legge e Profeti), poi dallo stesso Padre (dalla nube luminosa della “gloria” di JHWH). Mt si allena a considerare ogni necessità e afflizione terrene come “trasfigurazione, di poco conto” (2Cor 4,17s). Egli infatti le paragona con la gloria futura che tutto supera (Rm 8,18) e che viene promessa a ognuno “che avrà perseverato sino alla fine” (Mc 13,13).
 
Dal Vangelo secondo Dal Vangelo secondo Luca 9,28b-36: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
 
Roberto Osculati (L’evangelo di Luca): Alcuni giorni dopo aver esposto la dottrina sulla croce, ovvero a sostegno e spiegazione di essa, Gesù sale di nuovo sul monte dove era solito ritirarsi e solo Pietro, Giacomo Giovanni sono chiamati a seguirlo. Durante la preghiera il suo volto ed il suo vestito si trasformano, mentre Mosè ed Elia appaiono accanto a lui, illuminati dalla luce divina, e parlano della sua uscita dalla vita del mondo, come si verificherà presto a Gerusalemme. Il racconto rielabora immagini tradizionali della comunione tra il divino e l’umano: l’antico legislatore salì sul monte per incontrarvi Jahweh, essere trasfigurato dalla sua potenza e accogliere la legge.
Così è di Gesù, ma Mosè ora appare subordinato a lui.
Pure Elia fu chiamato sul monte e r conoscere il volere divino ed anch’egli è posto accanto a Gesù. I due grandi testimoni della teologia ebraica stanno emblematicamente a capo della legge e della profezia, che spiegano la natura dell’esodo del messia dal mondano al celeste, dai regni terreni a quello di Dio. Questo passaggio, indicato da Luca con la par la greca che indicava l’uscita di Israele dall’Egitto, aprirà di nuovo il varco della familiarità con il divino, interrottasi alle origini e indicata dalla legge e dalla profezia.
 
Papa Francesco (Angelus 17 Marzo 2019): In questa seconda domenica di Quaresima, la liturgia ci fa contemplare l’evento della Trasfigurazione, nel quale Gesù concede ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni di pregustare la gloria della Risurrezione: uno squarcio di cielo sulla terra. L’evangelista Luca (cfr 9,28-36) ci mostra Gesù trasfigurato sul monte, che è il luogo della luce, simbolo affascinante della singolare esperienza riservata ai tre discepoli. Essi salgono col Maestro sulla montagna, lo vedono immergersi in preghiera, e a un certo punto «il suo volto cambiò d’aspetto» (v. 29). Abituati a vederlo quotidianamente nella semplice sembianza della sua umanità, di fronte a quel nuovo splendore, che avvolge anche tutta la sua persona, rimangono stupiti. E accanto a Gesù appaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui del suo prossimo “esodo”, cioè della sua Pasqua di morte e risurrezione. È un anticipo della Pasqua. Allora Pietro esclama: «Maestro, è bello per noi essere qui» (v. 33). Vorrebbe che quel momento di grazia non finisse più!
La Trasfigurazione si compie in un momento ben preciso della missione di Cristo, cioè dopo che Lui ha confidato ai discepoli di dover «soffrire molto, […] venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» (v. 21). Gesù sa che loro non accettano questa realtà – la realtà della croce, la realtà della morte di Gesù –, e allora vuole prepararli a sopportare lo scandalo della passione e della morte di croce, perché sappiano che questa è la via attraverso la quale il Padre celeste farà giungere alla gloria il suo Figlio, risuscitandolo dai morti. E questa sarà anche la via dei discepoli: nessuno arriva alla vita eterna se non seguendo Gesù, portando la propria croce nella vita terrena. Ognuno di noi, ha la propria croce. Il Signore ci fa vedere la fine di questo percorso che è la Risurrezione, la bellezza, portando la propria croce.
Dunque, la Trasfigurazione di Cristo ci mostra la prospettiva cristiana della sofferenza. Non è un sadomasochismo la sofferenza: essa è un passaggio necessario ma transitorio. Il punto di arrivo a cui siamo chiamati è luminoso come il volto di Cristo trasfigurato: in Lui è la salvezza, la beatitudine, la luce, l’amore di Dio senza limiti. Mostrando così la sua gloria, Gesù ci assicura che la croce, le prove, le difficoltà nelle quali ci dibattiamo hanno la loro soluzione e il loro superamento nella Pasqua. Perciò, in questa Quaresima, saliamo anche noi sul monte con Gesù! Ma in che modo? Con la preghiera. Saliamo al monte con la preghiera: la preghiera silenziosa, la preghiera del cuore, la preghiera sempre cercando il Signore. Rimaniamo qualche momento in raccoglimento, ogni giorno un pochettino, fissiamo lo sguardo interiore sul suo volto e lasciamo che la sua luce ci pervada e si irradi nella nostra vita.
Infatti l’Evangelista Luca insiste sul fatto che Gesù si trasfigurò «mentre pregava» (v. 29). Si era immerso in un colloquio intimo con il Padre, in cui risuonavano anche la Legge e i Profeti – Mosè ed Elia – e mentre aderiva con tutto Sé stesso alla volontà di salvezza del Padre, compresa la croce, la gloria di Dio lo invase trasparendo anche all’esterno. È così, fratelli e sorelle: la preghiera in Cristo e nello Spirito Santo trasforma la persona dall’interno e può illuminare gli altri e il mondo circostante. Quante volte abbiamo trovato persone che illuminano, che emanano luce dagli occhi, che hanno quello sguardo luminoso! Pregano, e la preghiera fa questo: ci fa luminosi con la luce dello Spirito Santo.
Proseguiamo con gioia il nostro itinerario quaresimale. Diamo spazio alla preghiera e alla Parola di Dio, che abbondantemente la liturgia ci propone in questi giorni. La Vergine Maria ci insegni a rimanere con Gesù anche quando non lo capiamo e non lo comprendiamo. Perché solo rimanendo con Lui vedremo la sua gloria.
 
Il Santo del giorno: 13 Marzo 2017: Sant’Ansovino di Camerino, Vescovo: Sant’Ansovino fu vescovo di Camerino, di cui è patrono, alla metà del IX secolo, precisamente dall’850 all’868, presumibile data della sua morte. Di origini probabilmente longobarde, fu educato presso la scuola della cattedrale di Pavia. Prima di essere scelto come vescovo della località marchigiana, fu consigliere dell’imperatore Ludovico II sempre a Pavia. La sua carità e la visione netta del proprio ruolo pastorale lo portarono a contestare con coraggio proprio il sovrano: infatti, non accettò l’episcopato fin quando non ebbe da Ludovico l’assicurazione che non gli sarebbe stato chiesto di impugnare le armi, come purtroppo spesso accadeva ai vescovi del tempo. (Avvenire) 
 
La nube sparge la fede sui discepoli - Ambrogio (Esposizione del Vangelo secondo Luca 7, 19-20): Mentre diceva questo venne una nube e li avvolse con la sua ombra. Siffatto avvolgere d’ombra è proprio dello Spirito Santo: esso non annebbia i sentimenti dell’uomo, ma mette in luce le realtà nascoste. Lo si trova anche in un altro punto quando l’angelo dice: E la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. E si indica quale ne sia l’effetto quando si ode la voce di Dio che dice: Questi è il mio figlio diletto, ascoltatelo.
Cioè: non è Elia il figlio, non è Mosè il figlio, ma questi è il figlio, che vedete solo: quelli infatti erano scomparsi, quando cominciò a essere designato il Signore [...] è una nube luminosa, che non ci inzuppa di acque piovane o con il precipitare di roridi acquazzoni; da essa invece si è fatta sentire la voce di Dio onnipotente e una rugiada imperlò con la fede lo spirito degli uomini.
 
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
vogliamo renderti grazie, o Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.
 
Orazione sul popolo
Benedici sempre i tuoi fedeli, o Padre,
perché, aderendo al Vangelo
del tuo Figlio unigenito,
possano desiderare e raggiungere
la gloria manifestata agli apostoli
in tutta la sua bellezza.
Per Cristo nostro Signore.
 
 12 MARZO 2022
 
SABATO DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA
 
Dt 26,16-19; Sal 118 (119); Mt 5,20-26
Colletta
Padre di eterna misericordia,
converti a te i nostri cuori,
perché nella ricerca dell’unico bene necessario
e nelle opere di carità fraterna
siamo sempre consacrati alla tua lode.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
Catechismo della Chiesa Cattolica 2013 «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità». Tutti sono chiamati alla santità: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48): «Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché […] , in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà apportando frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato, nella storia della Chiesa, dalla vita di tanti santi».
2842 Questo «come» non è unico nell’insegnamento di Gesù: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48); «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro»(Lc 6,36); «Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi» (Gv 13,34 ). È impossibile osservare il comandamento del Signore, se si tratta di imitare il modello divino dall’esterno. Si tratta invece di una partecipazione vitale, che scaturisce «dalla profondità del cuore», alla santità, alla misericordia, all’amore del nostro Dio. Soltanto lo Spirito, del quale «viviamo» (Gal 5,25), può fare «nostri» i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù, Allora diventa possibile l’unità del perdono, perdonarci «a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef 4,32).   

I LetturaNel brano odierno l’alleanza con il Signore Dio è presentata come un contratto. Il Signore Dio sarà il Dio del popolo di Israele e Israele sarà il suo popolo, a condizione che osservi i comandi e le norme. Le benedizioni e le maledizioni (cfr. Dt 28,1ss) saranno la sanzione dell’osservanza di questo contratto.

Vangelo
Siate perfetti come il Padre vostro celeste.
 
Per comprendere il brano odierno bisogna tenere a mente che la Chiesa di Matteo è sotto attacco, geme nel crogiuolo della prova e potenti e forti sono i persecutori. In questo clima di lotta e di odio, le parole di Gesù tendono a dare pace ai cuori smarriti e a suggerire la nuova risposta da dare agli aguzzini che con dura ed efferata violenza perseguitano i cristiani: imitando la misericordia del Padre celeste, un no fermo e deciso alla vendetta, un no alla legge del taglione, un sì magnanimo all’amore e al perdono.
 
Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 
Ma io vi dico... - La nuova Legge promulgata sul monte non va considerata come una legge assoluta, se così fosse sconvolgerebbe, e in alcuni casi scardinerebbe, qualunque vivere o relazione sociali. Gesù ha voluto tracciare una pista perché il cuore del discepolo si allargasse con magnanimità alla carità, in alcuni casi, anche fino all’eccesso. Amare i nemici e pregare per i persecutori, porgere l’altra guancia, sono delle postazioni di osservazione dalle quali il credente osserva ogni situazione, anche la più drammatica, con gli occhi di Dio e la interpreta con misericordia, imitando la misericordia di Dio: Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste (Lc 6,36). Una cabina di regia per leggere fatti, avvenimenti con il cuore in mano, un cuore che si fa carne pietosa rifiutando di aprirsi alla vendetta o dimenticando di chiedere gli interessi o slanciandosi in soccorso caritatevole verso i più bisognosi, i più indigenti, i più poveri. Una scelta di campo che spezza la spirale della violenza, che annichilisce ogni interpretazione farisaica della Legge di Dio, che stempera lo zelo divenuto eccessivo, che soffoca quell’estremismo religioso che ama brandire la spada. San Paolo esprime benissimo tutto ciò: «La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene... Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite... Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere... Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rom 12,9-21). Il modello di queste norme etiche si trova in Gesù, autore e perfezionatore della fede (Eb 12,2), soprattutto nei diversi episodi della sua terrificante passione: quando reagisce con imperturbabilità e fermezza alle percosse durante il processo ebraico (Gv 18,23), quando non fugge dinanzi alla marmaglia che era venuta per arrestarlo e impedisce a Pietro di usare la spada per difenderlo (Gv 18,4-10), quando perdona i carnefici (Lc 23,34) e accoglie nel suo Regno il buon ladrone (Lc 23,40). E sappiamo che a tenerlo confitto in Croce fu l’amore per gli uomini (Gv 13,1; 15,13). San Tommaso d’Aquino ci dice appunto che la passione di Cristo è sufficiente per orientare tutta la nostra vita. Solo chi si fa inchiodare sulla Croce del Cristo può vivere la sua Parola, altrimenti tutto è pura follia.
 
Santità dei cristiani - Stefano Virgulin (Santo in Schede Bibliche Pastorali - Vol. VII): I fedeli di Cristo sono chiamati santi in quanto sono messi a parte per il servizio di Dio; sono consacrati al Signore mediante il battesimo, che applica in loro l’opera redentrice di Cristo; sono mossi dallo Spirito a vivere nella giustizia e nella santità della vita.
Il titolo di santi era attribuito all’inizio ai membri della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, in modo speciale al primo gruppo di cristiani costituitosi alla pentecoste; poi fu esteso a tutti i credenti della Giudea; infine fu dato a tutti i fedeli, anche a quelli che provenivano dal paganesimo (At 9,13.32; 1Cor 1,2; ecc.).
In realtà, i credenti partecipano alla vita del Risorto mediante la fede e mediante i sacramenti, che danno loro «l’unzione ricevuta dal Santo» (lGv 220; 1Cor 1,30; Ef 5,26); essi sono quindi effettivamente «santi in Cristo» (Fil 1,1).
La comunità cristiana, in cui agisce lo Spirito di Dio, sostituisce la nazione eletta dell’AT e diventa la vera «nazione santa» (lPt 2,9); sostituisce anche il tempio antico, mediante il quale Dio risiedeva in mezzo al suo popolo: lo Spirito rende santa la chiesa ­tempio, e rende il singolo fedele, a sua volta, nuovo tempio dello Spirito santo (lCor 3,16-17; 6,19; Ef 2,21). Anche i vecchi sacrifici sono sostituiti: i cristiani rendono a Dio il vero culto, offrendo se stessi con Cristo in sacrificio santo, a Dio gradito (Rm 12,1; 15,16; Fil 2,17; Ef 5,2).
Spesso il termine «santi», nelle lettere paoline, sta in parallelismo con «chiamati» (Rm 1,7; 1Cor 1,2; 2Cor 1,1), «eletti» (Rm 8,33; Col 3,12), «fedeli» (1Cor 6,11; Col 1,2). Tutti questi termini sottolineano la grandezza della vocazione del cristiano, che esige la rottura col peccato (1Ts 4,13) e una condotta conforme alla santità divina (2Cor 1,12; cf. Ef. 4,30-5,1).
Così, tutto ciò che ha rapporto con la vita nuova del cristiano porta il sigillo della santità di Dio, è onesto, integro, degno del Signore, perfino la conversazione dei cristiani e il bacio che si scambiano in segno di amore fraterno sono santi (lTs 5,26; lCor 16,20; ecc.). Come nell’AT, così anche ora alcune persone sono particolarmente sante; la vergine è «santa nel corpo e nello spirito», moralmente integra e pura, come si conviene a persona consacrata al Signore (lCor 7,34).
Insistente è la parenesi rivolta ai cristiani di condurre una vita perfetta (Rm 6,19.22; Eb 12,14), aliena dai vizi carnali (1Ts 2,15; 1Cor 1,30; 1Tm 4,4.7), splendente di costumi integri (1Ts 3,13; 2Cor 1,12; 7,1), vivificata dall’amore per tutti i fratelli (1Cor 6,1; 7,17; Rm 12,13).
Con una vita moralmente integra sotto l’influsso dello Spirito, i cristiani portano frutti per la vita eterna (Rm 6,19.22) e i preparano alla parusia del Signore (1Ts 3,13; Ap 22,11); essi saranno chiamati a giudicare il mondo (lCor 6,2).
La santità dei credenti troverà l’espressione più perfetta nella santa città di Gerusalemme, descritta nell’ Apocalisse con smaglianti colori escatologici (Ap 21,2; 22,19). In essa il Signore Gesù sarà «glorificato nei suoi anti» (2Ts 1,10; 2,13-14).
 
Il rispetto e l’amore per gli avversari: Gaudium et spes 40: Il rispetto e l’amore deve estendersi pure a coloro che pensano od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose, poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei loro modi di vedere, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un dialogo. Certamente tale amore e amabilità non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene. Anzi è l’amore stesso che spinge i discepoli di Cristo ad annunziare a tutti gli uomini la verità che salva. Ma occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è macchiato da false o insufficienti nozioni religiose. Solo Dio è giudice e scrutatore dei cuori; perciò ci vieta di giudicare la colpevolezza interiore di chiunque. La dottrina del Cristo esige che noi perdoniamo anche le ingiurie e il precetto dell’amore si estende a tutti i nemici; questo è il comandamento della nuova legge: «Udiste che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per i vostri persecutori e calunniatori» (Mt 5,43).

Amate i vostri nemici ... affinché possiate divenire figli del Padre vostro - Giovanni Crisostomo (Exp. in Matth., XVIII, 4): Cristo non ci ordina solo di amare i nemici, ma pure di pregare per loro. Considerate attraverso quanti gradi ci fa passare per giungere sino alla vetta della virtù, alla sommità della perfezione. Vi invito a contarli. Il primo gradino consiste nel non essere mai i primi a fare del male; il secondo consiste nel non restituire alla pari il male che ci vien fatto; il terzo, nel non rispondere con l’ingiuria all’ingiuria, ma a restar calmi e pazienti dinanzi a chi ci offende; il quarto, nell’offrire volontariamente se stessi a chi ci vuol fare del male; il quinto, nel mostrarci disposti a tollerare anche più di quanto ci vien fatto subire; il sesto, nel non odiare chi così ci maltratta; il settimo, nell’amare chi ci fa offesa; l’ottavo, nel far del bene a chi ci fa del male; e il nono, infine, nel pregare Dio per chi ci perseguita. Vedete la sublimità della virtù cristiana? Per questo Cristo annette a tale perfezione un premio splendido ... promette la ricompensa più stupefacente di tutte: questi uomini diverranno simili a Dio.

Il Santo del giorno: 12 Febbraio - San Gozzellino, Abate: Era nato da una famiglia nobile e si fece monaco nel monastero di san Solutore presso Torino nel 1006. Fu abate e ricevette alcune donazioni da parte del vescovo Cuniberto di Torino. Morì il 12 febbraio 1053. L’abbazia di San Solutore andò distrutta durante l’occupazione di Torino da parte dei francesi nel 1536 e le reliquie del Santo furono allora deposte nella chiesa dei santi martiri Solutore, Ottavio e Avventore.
 
Non manchi mai la tua benevolenza, o Signore,
a coloro che nutri con questi divini misteri,
e poiché ci hai accolti alla scuola della tua sapienza,
continua ad assisterci con il tuo paterno aiuto.
Per Cristo nostro Signore.
 
Orazione sul popolo ad libitum
Scenda sui tuoi fedeli, o Signore,
la benedizione che invocano
e confermali nei santi propositi,
perché non si separino mai dalla tua volontà
e rendano sempre grazie per i tuoi benefici.
Per Cristo nostro Signore.
 
 11 MARZO 2022
 
VENERDÌ DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA
 
Ez 18,21-28; Sal 129 (130); Mt 5,20-26
Colletta
Concedi, o Signore, alla tua Chiesa
di prepararsi interiormente alla celebrazione della Pasqua,
perché il comune impegno nella mortificazione corporale
porti a tutti noi un vero rinnovamento dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
I Lettura: (I Lettura) Questo passo di Ezechiele segna un progresso decisivo nello sviluppo della dottrina morale dell’Antico Testamento (cfr. Ez 14,12-23; 33,10-20). Ai tempi di Gesù sembrava normale che una città o una nazione fosse castigata in blocco, i giusti con i peccatori, e che la sorte dei figli fosse legata alla condotta dei loro padri. La predicazione dei profeti cercava di contrariare questa tesi, e paladino di questa correzione sarà sopra tutto il profeta Ezechiele il quale affermerà con estrema chiarezza che la salvezza di un uomo o la sua rovina non dipendono né dai suoi antenati né dai suoi parenti, e neppure dal suo stesso passato. Solo le disposizioni attuali del cuore contano davanti al Signore. Come sarà espresso anche dal Nuovo Testamento, solo il comportamento attuale determina il giudizio di Dio.
 
Vangelo: La giustizia - Catechismo della Chiesa Cattolica 1807 La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata «virtù di religione». La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri Sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. «Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia» (Lv 19,ss). «Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo» (Col 4,1).
2054 Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all’opera nella loro lettera. Egli ha predicato la “giustizia” che supera “quella degli scribi e dei farisei” (Mt 5,20) come pure quella dei pagani . Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. ... Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Mt 5,21-22). 2055 Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?” (Mt 22,36), Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,37-40). Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge: «Il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della Legge è l’amore» (Rm 13,9-10).
 
Vangelo
Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.
 
Vincenzo Raffa (Liturgia Festiva): Nel Vecchio Testamento la legge che tutelava i diritti altrui, non andava al di là della lesione fisica ed esterna del prossimo. Gesù invece esclude ogni forma di odio, ogni volontà maligna. Condannando l’ingiuria al fratello e la mancata riparazione dei torti usati, vuole creare un clima nuovo nei rapporti fra uomo e uomo. Dio ora non gradisce più l’offerta di chi non si rappacifica col fratello che ha offeso. Egli dichiara che condannerà con la prigione dell’inferno chi non si riconcilia col suo simile che ha danneggiato. È decisamente un nuovo tipo di amore e di fraternità, che si instaura.
 
Dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
 
Se la vostra giustizia... è un aperto rimprovero ai farisei che avevano deformato lo spirito della Legge, riducendo il loro impegno religioso a una formale interpretazione della Legge di Dio. La giustizia dei farisei era quindi il frutto di una ipocrita osservanza esteriore della Legge, deprecata dagli uomini e rigettata da Dio (Cf. Lc 18,9-14). Invece, il vero giusto per la sacra Scrittura è colui che si sforza sinceramente di adempiere la volontà di Dio (Cf. Mt 1,19), che si manifesta sopra tutto nei Comandamenti. Per avvicinarci al nostro linguaggio cristiano, giustizia è sinonimo di santità (Cf. 1Gv 2,29; 3,7-10; Ap 22,11).
Ma io vi dico... un’espressione che mette in risalto l’autorità di Gesù: poiché la sua potestà è divina, Egli è superiore a Mosè e ai Profeti. Una prerogativa rigettata dai farisei, ma accolta dalla folla che seguiva il Maestro di Nazaret: «Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1,22; Cf. Mt 7,28).
Stupido... Epiteto ingiurioso cui si accompagnava a un gran disprezzo, che spesso veniva espresso non solo con le parole, ma sputando a terra. Pazzo, ancora più offensivo perché a volte voleva sottintendere un’aperta ribellione alla volontà di Dio.
 
La giustizia nel Nuovo Testamento - Odilo Kaaiser: Generalizzando si può dire: la giustizia si esprime nell’accettazione totale e incondizionata della giustizia di Dio, con l’abbandono perciò di tutte le “sicurezze” umane. Questa nuova giustizia, Dio l’ha offerta agli uomini nell’evento della salvezza attuato in Cristo. Non può essere acquisita attraverso le proprie opere e i propri meriti. L’uomo viene gratuitamente giustificato soltanto nella fede e nell’ubbidiente accettazione del messaggio della salvezza in Cristo. In quanto giustificato ora vive della giustizia di Dio (Rm 3,21-26). La giustizia di Dio è diventata, con ciò stesso, giustizia della propria vita. Quando Fil 1,11 invoca, per la comunità, che sia ripiena dei “frutti della giustizia” intende dimostrare fino a che punto la giustizia di Dio, di cui la comunità è stata oggetto, sia diventata per essa realmente e concretamente determinante per la sua vita. È questo che l’apostolo spera e invoca.
L’“esercizio della giustizia” si presenta nella teologia di Matteo (6,lss) con un significato indiscutibilmente personale. Ma proprio la composizione programmatica del discorso della montagna risalta nelle cosiddette antitesi (5,21-48), illustrando al credente (nella figura del discepolo di Gesù) che cosa si debba fare ora per “adempiere ogni giustizia”. Modello è lo stesso Gesù (3,15). Lc 10,25-37 dimostra in quale misura ogni comprensione puramente formale della giustizia nei confronti dell’altro uomo dovrebbe essere eliminata per sempre. L’esigenza assoluta posta dal Dio dell’amore fa di ogni uomo il “prossimo”. Tutte le barriere che separano l’uomo dall’uomo si rivelano contrarie alla volontà di Dio. Tanto più che nella parola di Gesù perfino gli obblighi cultuali e le prescrizioni religiose sono univocamente superati dalla nuova giustizia dell’ amore. Giustizia significa realizzazione dell’amore di Dio che in Cristo è dischiuso, come possibilità, a tutti gli uomini.
 
Il fuoco della Geènna - Alla fine dei tempi - Il fuoco del giudizio diventa castigo senza rimedio, vero fuoco dell’ira, quando cade sul peccatore indurito. Ma allora - tale è la forza del simbolo - questo fuoco, che non può più consumare l’impurità, rimesta ancora le scorie (cfr. Ez 22, 18-22). La rivelazione esprime cosl quel che può essere l’esistenza di una creatura che rifiuta di essere purificata dal fuoco divino, ma ne rimane bruciata. Qui c’è qualcosa di più che non nella tradizione che riferisce l’annientamento di Sodoma e Gomorra (Gen 19,24). Fondandosi forse sulle liturgie sacrileghe della Geènna (Lev 18,21; 2Re 16,3; 21,6; Ger 7,31; 19,5s), approfondendo le immagini profetiche dell’incendio (Is 29,6; 30,27-33; 31,9) e della fusione dei metalli, si giunge a rappresentare il giudizio escatologico come un fuoco (Is 66,15s), che prova l’oro (Zac 13,9). Il giorno di Jahve è come il fuoco del fonditore (Mal 3,2), e brucia come una fornace (Mal 3,19) e divora tutta la terra (Sof l,18; 3,8) a cominciare da Gerusalemme (Ez 10,2; Is 29,6). Ora questo fuoco sembra bruciare dall’interno, come quello che «esce di mezzo a Tiro» (Ez 28,18). Dei cadaveri di quelli che furono ribelli, «il verme non morrà ed il loro fuoco non si spegnerà» (Is 66,24; cfr. Mc 9,48), «fuoco e verme saranno nella loro carne» (Giudit 16,17). Ma qui si ritrova ancora l’ambivalenza del simbolo: mentre gli empi sono abbandonati al loro fuoco interiore ed ai vermi (Eccli 7, 17), gli scampati dal fuoco si trovano circondati dal muro dii fuoco che Jahve rappresenta per essi (Is 4,4 s; Zac 2,9). Giacobbe ed Israele, purificati, diventano a loro volta un fuoco (Ab 18), come se partecipassero alla vita di Dio.
Annunciato come il vagliatore che getta la paglia nel fuoco (Mt 3,10) e battezza nel fuoco (3,11s), Gesù, pur rifiutando la funzione di giustiziere, ha mantenuto i suoi uditori nell’attesa del fuoco del giudizio, riprendendo il linguaggio classico dell’Antico Testamento. Egli parla della «Geènna del fuoco» (5,22), del fuoco in cui saranno gettati la zizzania improduttiva (13,40; cfr. 7,19) ed i sarmenti (Gv 15,6): sarà un fuoco che non si spegne (Mc 9,43s), in cui «il loro verme» non muore (9,48), vera fornace ardente (Mt 13,42. 50). Null’altro che un’eco solenne dell’Antico Testamento (cfr. Lc 17,29).
 
Antonio da Padova: Sermones (VI domenica dopo Pentecoste): Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non varcherete la soglia del Regno dei cieli: la giustizia dei farisei consiste nel frenare la mano, ma non l’animo. I giudei credevano che il peccato non fosse nel pensiero, ma solo nell’opera. La giustizia degli Apostoli invece consiste non solo nel frenare la mano dall’azione sbagliata, ma anche l’animo dal pensiero perverso ... Bisogna notare che la giustizia è quella virtù per cui, rettamente giudicando, si dà a ciascuno il suo; ed ognuno di noi è tenuto a rendere cinque tipi di giustizia: a Dio l ‘onore; a se stesso la prudenza; al prossimo l’amore; al mondo il disprezzo; al peccato la ripulsa ... Se darai onore al Signore, il Signore sarà la tua forza. Se userai prudenza con te stesso, ti proteggerà per salvarti. Se amerai il prossimo, ti condurrà alla salvezza. Se disprezzerai il mondo, benedirà te che sei la sua eredità. Se respingerai il peccato, ti reggerà Colui col quale vivrai nei tempi dei tempi.
 
Santo del Giorno - 11 Marzo 2022: Beato Giovanni Battista Righi da Fabriano Sacerdote dei Frati Minori (11 marzo Fabriano, Ancona, 1489 circa - Cupramontana, Ancona, 1539): Nato a Fabriano, dalla nobile famiglia Righi, intorno al 1470, Giovanni visse la spiritualità cristiana appresa in famiglia con uno slancio cavalleresco ancora tutto medievale. Professo francescano, visse nel convento di Forano e poi, per raggiungere maggior perfezione, si fece solitario in una grotta detta «La Romita», a Massaccio. Visse in penitenza e austerità, pregando, leggendo i Padri e spendendosi per le persone con cui veniva in contatto. Morì nel 1539 ed è sepolto e venerato nella chiesa francescana di San Giacomo Della Romita a Cupramontana (Ancona). (Avvenire)
 
Questi santi sacramenti che abbiamo ricevuto
ci rinnovino profondamente, o Signore,
perché liberi dalla corruzione del peccato
entriamo in comunione
con il tuo mistero di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
 
Orazione sul popolo ad libitum
Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo,
e fa’ che le sue opere di penitenza
manifestino una vera conversione interiore.
Per Cristo nostro Signore.
 
10 MARZO 2022
 
GIOVEDÌ DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA
 
Est 4,17n.p-r.aa-bb.gg-hh [gr. 4,17k.l.s]; Sal 137 (138); Mt 7,7-12
 
Colletta
Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi
e donaci la forza di attuarli prontamente,
e poiché non possiamo esistere senza di te,
fa’ che viviamo secondo il tuo volere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

La preghiera di Domanda - Catechismo degli Adulti [980]: La preghiera di domanda esprime l’atteggiamento di fede nella concretezza dei nostri bisogni. Non modifica la volontà di Dio, perché egli da sempre la conosce e ne tiene conto. Ci prepara piuttosto a ricevere i doni da lui predisposti. «Egli vuole che nella preghiera si eserciti il nostro desiderio, in modo che diventiamo capaci di ricevere ciò che egli è pronto a darci». Dobbiamo dunque desiderare seriamente, chiedere con insistenza e pazienza, pronti a cooperare con lui e a fare la sua volontà.
«Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt 21,22). Con queste parole il Signore non si è impegnato a esaudire tutti i nostri desideri, ma a compiere tutte le sue promesse. Dobbiamo chiedere innanzitutto il regno di Dio, la presenza dello Spirito Santo in noi. Possiamo anche chiedere con semplicità e fiducia qualunque cosa buona, secondo le nostre necessità; ma senza pretese, subordinando il desiderio alla volontà di Dio, lasciandoci condurre per le vie misteriose della Provvidenza.
Dio spesso non esaudisce la nostra richiesta concreta; ma ci viene incontro in un modo più alto, come fece con Gesù che fu liberato dalla morte in maniera diversa da come umanamente desiderava. Così veniamo trasformati interiormente; ci conformiamo alla divina volontà di salvezza; riceviamo energie e motivazioni più pure. Questa è la prima efficacia della preghiera. In questo senso è sempre efficace e «rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile».

I Lettura: Il popolo d’Israele è stato votato allo sterminio dal perfido Aman, e l’ultima tavola di salvezza è la preghiera fiduciosa, elevata al Cielo nella certezza che Dio non abbandona i miseri, i giusti perseguitati, gli inermi. La preghiera di Ester è tutta impregnata della pietà dell’Antico Testamento. La regina Ester ha nel cuore la certezza di essere ascoltata da Dio, perché così ha sentito dai libri dei suoi antenati. Ester, dai libri dei sui antenati, ha appreso che il Signore libera fino all’ultimo tutti coloro che compiono la sua volontà. Un chiaro riferimento al ruolo della famiglia nella trasmissione della fede: è attraverso la famiglia che si tramanda la tradizione israelita di tutti i prodigi compiuti da Dio a favore del suo popolo (cfr. Dt 6,20-25). Nelle famiglie nascerà e si dilaterà il cristianesimo.
 
Vangelo
Chiunque chiede, riceve.
 
La fiducia in Dio e nella sua azione pronta è alla radice della preghiera autentica. Avere fiducia in Dio significa avere la certezza che Lui ci ascolta molto di più di quanto possano fare gli uomini ed è sempre pronto a donarci quanto gli chiediamo nella preghiera. Ma a volte questa «fiducia filiale è messa alla prova - e si manifesta - nella tribolazione. La difficoltà principale riguarda la preghiera di domanda, nell’intercessione per sé o per gli altri. Alcuni smettono perfino di pregare perché, pensano, la loro supplica non è esaudita» (CCC 2734). L’ultima raccomandazione di Gesù, Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro, conosciuta come la regola d’oro, era ben nota nell’antichità, specialmente nel giudaismo (cfr. Lev 19,18; Tb 4,15), ma sotto forma negativa: Non fare ad altri quello che non vorresti fatto a te. Gesù, e dopo di lui gli scrittori cristiani, danno a questa massima un senso positivo, che è molto più esigente.
 
Dal Vangelo secondo Matteo 7,7-12: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
 
Il Nuovo Testamento è ricco di preghiere di domanda. Ma si deve partire da una povertà: noi non «sappiamo infatti come pregare in modo conveniente» (Rm 8,26), e quindi occorre farsi guidare dallo Spirito Santo. In Giacomo 4,2-3 si riprovano le domande, fatte male, grondanti di egoismo, tese solo al soddisfacimento dei propri piaceri: «Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni». La preghiera è ben fatta quando l’uomo assoggetta la sua volontà a quella di Dio, praticamente quando le sue richieste sono fatte in sintonia con i desideri divini. Ora, per conoscere i desideri di Dio occorre pregare con il suo Spirito di libertà: «Il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo, ma aspetta la nostra domanda perché la dignità dei suoi figli sta nella loro libertà. Pertanto è necessario pregare con il suo Spirito di libertà, per poter veramente conoscere il suo desiderio... Il nostro Dio è “geloso” di noi, e questo è il segno della verità del suo amore. Entriamo nel desiderio del suo Spirito e saremo esauditi» (CCC 2736-2737). Ma a volte, pur avendo rispettato questa regola, Dio tace; un silenzio che scandalizza l’uomo e sconvolge il cuore dell’uomo giusto. Il silenzio di Dio è sempre altamente pedagogico e a volte è teso a spronare i credenti «a ripetere la loro preghiera per scoprire in se stessi il desiderio di ciò che domandano, divenendo in tal modo più ricettivi all’azione di Dio che li esaudirà» (D. E.). E all’uomo triste perché non ha ricevuto quanto aveva chiesto nella preghiera, Evagrio Pontico suggerisce: «Non rammaricarti se non ricevi subito da Dio ciò che gli chiedi; egli vuole beneficiarti molto di più, per la tua perseveranza nel rimanere con lui nella preghiera». Ma c’è un’ultima nota: il cristiano sa che la sua preghiera non può aver valore se non precede il perdono al prossimo: «Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati» (Sir 28,2). Più sconvolgente e perentorio l’insegnamento di Gesù: «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (Mt 5,23-24). La riconciliazione è la buona acqua che impastata con la bianca farina della comunione fraterna fa il pane soave della preghiera, pane profumato da offrire a Dio e a lui tanto gradito (Ap 5,8).
 
Preghiere di domanda - Giuseppe Barbaglio (Preghiera in Schede Bibliche Pastorali - Vol VI):  Il quarto Vangelo, in particolare, adopera frequentemente aùéà, «domando», per introdurre la preghiera di Cristo al Padre o per parlare della preghiera dei cristiani (cf. c. 17).
Sarebbe dunque esagerato escludere ogni domanda dalla preghiera cristiana, col pretesto che la domanda sarebbe una manifestazione di egoismo, o anche semplicemente tollerarla come una forma inferiore di preghiera. D’altra parte, è inammissibile che il cristiano pretenda di cambiare la volontà di Dio e conformarla ai propri desideri, poiché saremmo allora agli antipodi della preghiera e della religione.
In Gc 4,2- si riprovano le domande «cattive», egoiste, che non sono fatte in nome di Cristo, in piena conformità con la sua volontà (cf. 1Gv 5,14-15). È vero, però, che Gesù insegna l’insistenza nella preghiera di domanda, specialmente nelle parabole dell’amico inopportuno e della vedova che ottiene giustizia da un giudice iniquo (Lc 11,5-8; 18,1-18). Poiché sappiamo che la volontà del cristiano deve conformarsi a quella di Dio e che le sue richieste devono essere in armonia col disegno divino, sembra giusto considerare queste due parabole come espressioni della pedagogia di Cristo: egli esorta i suoi discepoli a ripetere la loro preghiera per scoprire in se stessi il desiderio di ciò che domandano, divenendo in tal modo più recettivi all’azione di Dio che li esaudirà.
Tutte le nostre richieste dovrebbero ridursi, in ultima analisi, all’invocazione del Padre nostro: «Venga il tuo regno» (Mt 6,10; Lc 11,2), cioè venga presto l’ora dell’intervento definitivo e ultimo di Dio a rendere giustizia a quelli che giustizia non hanno, a creare cieli nuovi e terra nuova.
 
Chiedete e vi sarà dato - Wolfgang (Vangelo secondo Matteo): Se Dio è veramente il Padre che ci conosce nel profondo e si prende amorosa cura di noi, egli ci sarà sempre vicino. Ma è dalia nostra preghiera che emerge se ci crediamo veramente; chi prega riconosce che in tutto dipendiamo da Dio e da soli non veniamo a capo di nulla. La preghiera ben fatta è la prova della nostra fede e umiltà. «Chiedete e vi sarà dato»: ha il valore di una legge: alla domanda presentata con fiducia è collegato il venir prontamente esauditi. Il Vangelo non fa qui distinzione tra domande importanti o meno, giustificate o no: su questo argomento ci diranno qualcosa altri testi. Qui semplicemente si afferma la certezza che Dio ci esaudisce. Chi ha capito questo e lo vive, sperimenta ogni giorno quanto sia semplice; chi è orientato a Dio e vive per lui, anche la preghiera sarà sempre «in Dio»; il cristiano sa con certezza che tutte le sue preghiere fatte «in Dio», saranno esaudite fin dal primo momento ... È il mistero della preghiera: Gesù ha promesso che essa viene certamente esaudita, nonostante ogni apparenza in contrario. Non è quindi un mezzo per far pressione su Dio, bensì un momento vitale per il discepolo che vive totalmente in lui e per il suo regno. Per il discepolo l’essere esaudito è semplice e normale, come capita a noi nelle piccole vicende della vita quotidiana: quando abbiamo bisogno di qualcosa la troviamo bussando alla porta del vicino che subito ci apre. Così per il cristiano è altrettanto semplice e «normale» - cosa in sé straordinaria e inaudita che Dio ci ascolti sempre.
 
In che modo la nostra preghiera è efficace? Catechismo della Chiesa Cattolica 2738: La rivelazione della preghiera nell’Economia della salvezza ci insegna che la fede si appoggia sull’azione di Dio nella storia. La confidenza filiale è suscitata dall’azione di Dio per eccellenza: la Passione e la Risurrezione del Figlio suo. La preghiera cristiana è cooperazione alla Provvidenza di Dio, al suo Disegno di amore per gli uomini.
2739 In san Paolo questa confidenza è audace, fondata sulla preghiera dello Spirito in noi e sull’amore fedele del Padre che ci ha donato il suo unico Figlio. La trasformazione del cuore che prega è la prima risposta alla nostra domanda.
2740 La preghiera di Gesù fa della preghiera cristiana una domanda efficace. Egli ne è il modello, egli prega in noi e con noi. Poiché il cuore del Figlio non cerca se non ciò che piace al Padre, come il cuore dei figli di adozione potrebbe attaccarsi ai doni piuttosto che al Donatore?
2741 Gesù prega anche per noi, al nostro posto e in nostro favore. Tutte le nostre domande sono state raccolte una volta per sempre nel suo Grido sulla croce ed esaudite dal Padre nella sua Risurrezione, ed è per questo che egli non cessa di intercedere per noi presso il Padre. Se la nostra preghiera è risolutamente unita a quella di Gesù, nella confidenza e nell’audacia filiale, noi otteniamo tutto ciò che chiediamo nel suo Nome; ben più di questa o quella cosa: lo stesso Spirito Santo, che comprende tutti i doni
 
Bussate e vi sarà aperto: Cromazio di Aquileia (Comm. in Matth., 33,4): Quando dice bussate, non si deve intendere alla lettera, materialmente, quasi si trattasse delle porte di un edificio; no: non la porta della casa di qualcuno, ma le porte della Vita, le porte del Regno dei cieli. Se dunque busseremo alle porte della Vita con la fede nel cuore e con le opere di giustizia nelle mani, si degnerà di aprirci Colui che ha spalancato le porte del Regno dei cieli a coloro che hanno creduto in Lui. Anche Giovanni, nell’Apocalisse, parla di una porta di tal genere; porta della Vita, ossia porta del Regno dei cieli, alla quale egli assicura d ‘avere bussato con i meriti della sua fede, per cui la porta si spalancò; scrive: Ebbi una visione: una porta aperta nel Cielo (Ap. 4,1-2).
 
San Simplicio, Papa - Dal Martirologio: A Roma presso san Pietro, san Simplicio, papa, che, al tempo delle invasioni dell’Italia e dell’Urbe da parte dei barbari, confortò gli afflitti, incoraggiò l’unità della Chiesa e rinsaldò la fede.
 
Signore nostro Dio,
questi santi misteri,
che hai affidato alla tua Chiesa
come forza e vigore nel cammino della salvezza,
ci siano di aiuto
per la vita presente e per quella futura.
Per Cristo nostro Signore.

Orazione sul popolo ad libitum
Scenda, o Signore, la tua misericordia
su coloro che ti supplicano;
la sapienza che viene dall’alto
ispiri la loro preghiera,
perché possano ottenere
i doni che invocano con fiducia.
Per Cristo nostro Signore.