9 MARZO 2022
MERCOLEDÌ DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA
Gn 3,1-10; Sal 50 (51); Lc 11,29-32
Colletta
Guarda, o Signore,
il popolo a te consacrato,
e fa’ che, mortificando il corpo con l’astinenza,
si rinnovi con il frutto delle buone opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
La penitenza interiore Catechismo della Chiesa Cattolica 1430: Come già nei profeti, l’appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, “il sacco e la cenere”, i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all’espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza.
1431 La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell’aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “animi cruciatus [afflizione dello spirito]”, “compunctio cordis [contrizione del cuore]”.
1432 Il cuore dell’uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio dia all’uomo un cuore nuovo. La conversione è anzitutto un’opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo” (Lam 5,21). Dio ci dona la forza di ricominciare. È scoprendo la grandezza dell’amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall’orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati.
«Teniamo fisso lo sguardo sul sangue di Cristo, e consideriamo quanto sia prezioso per Dio suo Padre; infatti, sparso per la nostra salvezza, offrì al mondo intero la grazia della conversione».
1433 Dopo la Pasqua, è lo Spirito Santo che convince “il mondo quanto al peccato” (Gv 16,8-9 ), cioè al fatto che il mondo non ha creduto in colui che il Padre ha inviato. Ma questo stesso Spirito, che svela il peccato, è il Consolatore che dona al cuore dell’uomo la grazia del pentimento e della conversione.
I Lettura - La narrazione della conversione di Ninive e il perdono di Dio mette a nudo il personalità di Giona, «autentico israelita: limitato, gretto, non desideroso di portare il messaggio di Yahveh ai nemici del suo popolo, sdegnato quando altri lo accettano. Come Rut, anche Giona è una protesta contro la chiusura e l’esclusivismo del giudaismo postesilico ... Giona segna quindi uno dei più notevoli passi avanti nel progresso spirituale della religione biblica» (John L. McKenzie). Un passo avanti che giungerà alla sua pienezza nel Nuovo Testamento in Cristo: «colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce distruggendo in se stesso l’inimicizia» (Ef 2,14-16).
Vangelo
A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona.
Il segno che la generazione malvagia chiedeva era sotto gli occhi di tutti, ma quando gli occhi sono ottenebrati dalla malvagità e dai pregiudizi è impossibile scorgere anche la forte luce del sole. Quando Giona predicò la conversione agli abitanti di Ninive, essi accolsero la predicazione di Giona e si pentirono dei loro peccati. La regina del sud venne a Gerusalemme per rendersi conto della saggezza di Salomone (1Re 10,1-6), e ne rimase profondamente colpita. Gesù è più grande di Giona e di Salomone, quindi gli scribi e i farisei hanno una buona ragione per pentirsi. Anche per noi cristiani non vi sono altri segni se non Gesù crocifisso: “avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.” (Eb 12,1-3). Gesù crocifisso è il segno e non ve ne sono altri: come i Niniviti, ora è il tempo di aprire gli orecchi per ascoltare la Parola di Dio che ci spinge alla conversione e alla penitenza, ora, come la regina del sud, è il tempo di allargare il cuore per accogliere il seme della Sapienza divina.
Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
La disposizione alla parola di Dio - I giudei hanno una falsa disposizione - Richard Gutzwiller (Meditazione su Luca): La parola loro non basta. Vogliono un segno. Invece della fede, che è l’unica risposta degna alla parola di Dio, vogliono segni tangibili. E un segno lo riceveranno. Ma sarà per la maggior parte di essi troppo tardi, poiché questo segno sarà la sua risurrezione. Esso dimostrerà che la sua parola vince nonostante la loro opposizione. Essi cercheranno di ridurre al silenzio questa parola e di reprimerla con la forza. Ma la potenza di Dio è più grande e questa parola si farà sentire più forte che mai al di là della morte e del sepolcro.
La giusta disposizione l’aveva la regina di Saba. Essa ha sentito parlare della divina sapienza di Salomone e si è convinta che per bocca sua parla lo spirito di Dio. Per ascoltare questa parola, intraprende un viaggio pieno di pericoli, mette tutto in movimento, porta con sé doni costosi, ed è felicissima di poter ascoltare quelle parole di sapienza. Eppure Cristo è più grande di Salomone. Con quale serietà e fervore gli uomini dovrebbero accalcarsi attorno a lui, per ascoltarlo. Invece di resistergli, dovrebbero vincere tutte le resistenze. La loro indifferenza, il loro rifiuto o magari il loro. odio, sono inescusabili. Essi, gli appartenenti al popolo eletto, saranno confusi dalla regina di Saba, una pagana. Essa testimonierà contro di loro nel giorno del giudizio.
Anche gli abitanti di Ninive erano rettamente disposti. Essi hanno accolto la parola che Dio ha loro rivolto per mezzo del profeta Giona e si sono convertiti. In loro la parola è stata efficace: hanno mutato la loro maniera di pensare e la loro vita. Eppure Cristo è più grande di Giona. Perciò gli Israeliti dovrebbero più che mai rientrare in sé, far penitenza e convertirsi. Se non lo fanno, essi, gli appartenenti al popolo di Iahvè, saranno confusi e condannati dagli abitanti di Ninive, pagani. Capita così che siano i pagani, migliori dei giudei, a darsi premura di ascoltare la parola di Dio e a praticarla meglio.
Bisogna aprirsi un varco attraverso l’enorme fiumana delle chiacchiere degli uomini e non darsi pace, finché non si ascolta la parola di Dio. Non basta però ascoltarla o leggerla; è necessario accoglierla interiormente e farle produrre i suoi effetti.
Riconoscersi peccatori - Catechismo degli Adulti [926]: Chiamati a camminare secondo lo Spirito, seguendo Cristo, per andare al Padre, dobbiamo uscire e allontanarci sempre più dalla schiavitù del peccato e progredire nella libertà dei figli di Dio.
Innanzitutto dobbiamo riconoscerci peccatori. «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa» (1Gv 1,8-9). Siamo tutti peccatori, di fatto o potenzialmente. Riconoscersi peccatori è già un dono di Dio, un atto possibile solo alla luce della fede, una difficile vittoria sulla tendenza all’autogiustificazione.
Tra la nostra gente il senso della colpa morale è ancora assai diffuso; ma riguarda solo alcuni peccati, come la violenza, la calunnia, la bestemmia. La mentalità razionalista e secolarizzata tende a ridurre molti disordini morali a deviazioni dalle convenzioni sociali, a errori da guardare con indulgenza, a debolezze da comprendere. Irride volentieri a quelli che considera tabù ereditati dal passato. Esalta la trasgressione come affermazione di libertà.
Bruno Maggioni (Il racconto di Luca): Abbiamo visto che qualcuno cercava dei segni (11,16), evidentemente diversi e più convincenti di quelli offerti da Gesù. Egli però rifiuta tale pretesa: questa generazione, dice, avrà il segno di Giona. Nell’interpretazione di Matteo il segno di Giona è la risurrezione: come Giona fu liberato dopo tre giorni dal pesce, così il Cristo sarà liberato dopo tre giorni dalla morte. In Luca, invece, il segno di Giona sembra essere, più semplicemente, la predicazione di Gesù, la sua Parola. La ricerca di altri segni è una scusa per rifiutare l’invito alla conversione. Giona si presentò a Ninive facendo risuonare l’invito di Dio, un invito che rendeva consapevoli del giudizio imminente e dell’ultima possibilità di pentimento. Appunto come l’annuncio di Gesù; però egli viene rifiutato (eppure è più grande di Giona e la sua parola è più penetrante), mentre i niniviti accolsero la parola del profeta, senza pretendere altri segni.
Anche la regina del mezzogiorno è venuta da lontano per ascoltare la parola di Salomone, il re famoso per la sua sapienza: invece «questa generazione» rifiuta Gesù che è più sapiente di Salomone. Per questo i niniviti e la regina del mezzogiorno sorgeranno, nel giorno del giudizio, ad accusare «questa generazione».
Scribi e farisei chiedono un segno - Cirillo d’Alessandria Commento a Luca, omelia 80: Ma alcuni di loro, dice, che erano scribi e farisei con i cuori avvelenati dall’orgoglio e dall’invidia hanno trovato nel miracolo alimento per la loro malattia.
Essi non lo hanno lodato, ma sono giunti anche proprio all’estremo opposto. Avendolo privato delle opere divine che aveva compiuto, hanno assegnato al diavolo la potenza onnipotente e hanno fatto di Beelzebul la fonte della forza di Cristo.
Hanno detto: Egli scaccia i demoni grazie a lui. Altri, che erano afflitti da una debolezza simile, si sono gettati senza discernimento in una disgraziata sfrontatezza di linguaggio. Essendo punti dall’invidia, hanno chiesto di vedergli di ottenere un segno dal cielo.
Il Santo del Giorno - 9 Marzo 2022 - Beato Antonio Zogaj Sacerdote e martire: Anton Zogaj nacque il 26 luglio 1908 a Khtellë in Albania, precisamente nel distretto di Mirdita, ma crebbe nel territorio dell’attuale Kosovo. Studiò al Pontificio Seminario di Scutari e proseguì la formazione in Austria.
Al momento della presa di potere da parte del partito comunista, era parroco della cattedrale di Durazzo e segretario dell’arcivescovo, monsignor Vinçenc Prennushi.
Fu arrestato nel 1945 e, come accaduto anche ad altri, venne torturato quasi a morte. Il suo ultimo desiderio, ossia che almeno i bottoni della sua talare venissero conservati, venne realizzato proprio dal suo vescovo, che era detenuto con lui: riuscì a farli uscire dalla prigione. Il segretario venne quindi fucilato presso il porto romano di Durazzo, in località Spitalla, il 9 marzo 1948.
Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, don Anton Zogaj è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016. Dello stesso gruppo fanno parte altri diciannove sacerdoti diocesani. (Autore: Emilia Flocchini)
O Dio, che sempre ci nutri
con i tuoi sacramenti,
per questi doni della tua bontà
guidaci alla vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Orazione sul popolo ad libitum
Proteggi, o Signore, il tuo popolo
e nella tua clemenza purificalo da ogni peccato,
poiché nulla potrà nuocergli
se sarà libero dal dominio del male.
Per Cristo nostro Signore.