11 Agosto 2021
Santa Chiara, Vergine - Memoria
Dt 34,1-12; Salmo 65 (66); Mt 18,15-20
Il Santo del Giorno - 11 Luglio 2021 - Santa Chiara d’Assisi: Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Colletta: Dio misericordioso, che hai ispirato a santa Chiara un ardente amore per la povertà evangelica, per sua intercessione concedi anche a noi di seguire Cristo povero e umile, per godere della tua visione nella perfetta letizia del tuo regno. Per il nostro Signore.
I santi mostrano il vero volto di Dio: Benedetto XVI (Angelus, 9 agosto 2009): Tutti i santi, ma in particolare i martiri, sono testimoni di Dio, che è Amore: Deus caritas est. I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Purtroppo però questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. I santi, che ho brevemente ricordato (santa Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein ... san Massimiliano Kolbe.. san Ponziano Papa, sant’Ippolito sacerdote e san Lorenzo diacono...), ci fanno riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, ma è un dio sbagliato, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento. Dall’altra, abbiamo appunto i santi, che, praticando il Vangelo della carità, rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che è Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina.
I Lettura: La vita terrena per Mosè è giunta al capolinea. In una visione, sul monte Nebo, il Signore gli mostra tutta la terra promessa, nella quale non entrerà (cfr. Dt 4,21), ma di cui prende possesso per il popolo (cfr. Gen 13,14-15). La terra “è ricordata in questo momento con nomi di regioni che sono anche nomi di tribù. Mosè non può vederla tutta materialmente, poiché da Moab se ne vede solo una piccola parte, ma la visione che gli è attribuita è simbolica. Per Mosè non era necessaria la visione degli occhi, poiché la portava dentro tutta intera. Per il popolo quello che Mosè poteva vedere [Dt 3,27] era una presa di possesso anticipata, come era già stato lo sguardo che le aveva dato Abramo Gen [13,14ss] (Angel Gonzáles, Commento della Bibbia Liturgica).
Vangelo: Il Vangelo vuol suggerire una prassi per riconciliare la comunità con il fratello che ha peccato contro di essa. Con il potere di legare e di sciogliere, viene stabilito il principio dell’autorità della Chiesa locale. Tale potestà si esplica, in primo luogo, nel campo legislativo, al quale va congiunto quello giudiziario: quello, cioè, di costatare e valutare i delitti e applicare le pene.
Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Il XVIII capitolo del Vangelo di Matteo viene denominato discorso ecclesiastico, perché raccoglie le direttive date da Gesù ai suoi discepoli atte a regolare la vita della comunità. Oggi si proclamano i versetti riguardanti la correzione fraterna e la preghiera comunitaria, che assicura in mezzo ai credenti la presenza del Risorto. La correzione fraterna deve rispettare un iter ben preciso: inizialmente, la correzione sarà privata, tra fratello e fratello; se lo scopo non è raggiunto segue quella semipubblica, davanti a una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni; ad un ulteriore fallimento, segue quella pubblica, davanti alla comunità; se anche questo terzo tentativo fallisce, allora, il fratello dovrà essere considerato come il pagano e il pubblicano. In quest’ultima soluzione non vanno colti sentimenti di vendetta o di acrimonia o di disprezzo, ma solo la condanna del peccato e il tentativo di guadagnare il fratello. Questa prassi si consolidò nella Chiesa. Fu seguita anche dall’Apostolo Paolo quando dovette affrontare il caso dell’incestuoso della comunità di Corinto (1Cor 5,5). In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo: è “la stessa parola rivolta a Pietro in 16,19, estesa qui alla Chiesa come tale. Con il conferimento di tale autorità si vuole mettere in risalto la perfetta identità che intercorre tra il giudizio proferito dalla Chiesa sulla terra e quello dato da Dio in cielo” (Angelo Lancellotti, Matteo). Infine, la pericope sulla preghiera, che chiude il Vangelo, ci suggerisce gli elementi fondanti della preghiera cristiana: la pace, la concordia, la carità fraterna. Elevata al Cielo in questa cornice di sincera comunione fraterna, e nel nome di Gesù, la preghiera è efficace e ottiene tutto.
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro - Wolfgang Trilling (Vangelo secondo Matteo): Qui l’accento non è posto sulla «preghiera nel nome di Gesù», ma sulla comunione. I fratelli devono intendersi a vicenda e giungere a accordo su ciò che vogliono chiedere; bastano due fratelli soltanto, numero minimo della comunità, per render sicura la promessa. Tra cielo e terra sussiste una relazione reciproca immediata. Una richiesta, decisa insieme e insieme presentata a Dio, verrà sicuramente esaudita. Con ciò non si vuol dire che la preghiera privata del singolo non abbia tale sicurezza, ma solo che la preghiera comune ha garanzia assoluta di trovare ascolto presso «il Padre mio che è nei cieli». Chi prega così, si riconosce e si comporta come «un bambino»; nella scelta del che cosa chiedere e nella forza della preghiera comune non si fida di se stesso, ma dell’intelligenza dei fratelli e con loro confida nella potenza di Dio. Soggetto della preghiera non è specificato; «qualunque cosa» è un’espressione generica. Si può pensare a domande, formulate in spirito di fede e di comunione con Dio e Gesù, che vengono riconosciute importanti e degne di essere esaudite. L’accordo fra due o più persone sul che cosa chiedere è una garanzia. Si deve però rispettare il legame tra la disciplina della comunità e la sua preghiera. L’attenzione fraterna per il peccatore e la preghiera sono collegate fra loro e ordinate luna all’altra. Tra le intenzioni di preghiera della Chiesa c’è l’intercessione per i fratelli che hanno commesso «una colpa». I gesti del correggere e dell’ammonire fraterno, del produrre testimoni, del pronunciare la sentenza, dell’escludere e dell’accogliere di nuovo, sono accompagnati e sostenuti dalla preghiera comune strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero […]. Perché la carità vera è sempre immeritata, incondizionata e gratuita!». Pertanto, «sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione». Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino. Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità (cfr. Mt 18,17). Ha bisogno di ascoltare nuovamente l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione. Ma perfino per questa persona può esserci qualche maniera di partecipare alla vita della comunità: in impegni sociali, in riunioni di preghiera, o secondo quello che la sua personale iniziativa, insieme al discernimento del Pastore, può suggerire. Riguardo al modo di trattare le diverse situazioni dette “irregolari”, i Padri sinodali hanno raggiunto un consenso generale, che sostengo: «In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nella loro vita e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro», sempre possibile con la forza dello Spirito Santo.
Santa Chiara d’Assisi: “Chiara di Assisi, con la sua vita totalmente rivolta al Signore, richiama alla Chiesa di oggi l’assoluta priorità di Dio e del suo regno, la perla preziosa per la quale vale la pena abbandonare tutto e persino rinchiudersi per sempre in un monastero. E ci indica in Gesù l’unica Via da seguire per tornare alla casa del Padre dove, soltanto, possiamo ritrovare la verità della nostra umanità: «Il Figlio di Dio è divenuto per noi via», scriveva Chiara nel suo Testamento. Se Chiara ha abbracciato la povertà e la minorità come condizione di vita, lo ha fatto perché ha visto in esse la modalità concreta per vivere nella propria carne il mistero dell’Incarnazione, la logica rovesciata delle Beatitudini evangeliche che sono lo sguardo di Dio sul mondo. E il frutto di una vita donata completamente a Cristo come unico Sposo, nella conversione paziente e perseverante alla logica redentrice del Vangelo, non può che essere la carità, «l’unità dell’amore reciproco, che è il vincolo della perfezione» [Regola, 10,7]. Anche in questo Chiara è di un’attualità sorprendente. La discepola di Francesco ha voluto che nella sua comunità l’abbadessa fosse la serva di tutte le sorelle e che le sorelle si amassero e servissero reciprocamente più di quanto una madre ama la propria figlia carnale [cfr. Regola, 8,16). Nella nostra società dove assistiamo da una parte a un individualismo esasperato e alla spersonalizzazione delle relazioni, dall’altra alla difficoltà di integrazione tra le diverse culture, l’esperienza di Chiara e delle Sorelle povere è un annuncio silenzioso che la comunione è realtà possibile ed è, pur con tutti i nostri limiti e povertà, anticipo del mondo nuovo. Una comunione profondamente umana e insieme divina, perché frutto dello Spirito; una comunione che non è annullamento delle diversità e delle personalità di ciascuna, ma reciproca accoglienza attraverso l’«esodo» pasquale da se stessi nella semplicità del vivere quotidiano. «Il modello di unità a cui bisogna tendere – scriveva Joseph Ratzinger nel suo stupendo libro Introduzione al cristianesimo – non è l’indivisibilità dell’atomo, della più piccola particella non più scindibile; la suprema forma di unità è invece l’unità creata dall’amore. L’unità dei molti, che nasce dall’amore, è un’unità più radicale, più vera di quella dell’atomo». Amore a Dio e amore fraterno, ci dice Chiara, non sono in opposizione, anzi, sono due aspetti inseparabili dell’unico amore” (www.assisisantachiara.it).
Rinvigoriti dalla partecipazione ai santi doni,
ti preghiamo, Signore Dio nostro:
fa’ che sull’esempio di santa Chiara
portiamo nel nostro corpo
la passione di Cristo Gesù,
per aderire a te, unico e sommo bene.
Per Cristo nostro Signore.