11 LUGLIO 2021
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)
Am 7,12-15; Sal 84 (85); Ef 1,3-14; Mc 6,7-13
Il Santo del Giorno - 11 Luglio 2021 - San Benedetto da Norcia: È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa (24 ottobre 1964). (Avvenire)
Colletta: O Padre, che chiami tutti gli uomini a essere tuoi figli in Cristo, concedi alla tua Chiesa di confidare solo nella forza dello Spirito per testimoniare a tutti le ricchezze della tua grazia. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
La vocazione - Pastores dabo vobis n. 36: La storia di ogni vocazione sacerdotale, come peraltro di ogni vocazione cristiana, è la storia di un ineffabile dialogo tra Dio e l’uomo, tra l’amore di Dio che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore risponde a Dio. Questi due aspetti indissociabili della vocazione, il dono gratuito di Dio e la libertà responsabile dell’uomo, emergono in modo splendido e quanto mai efficace nelle brevissime parole con le quali l’evangelista Marco presenta la vocazione dei dodici: Gesù «salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui». Da un lato sta la decisione assolutamente libera di Gesù, dall’altro l’«andare» dei dodici, ossia il loro «seguire» Gesù.
È questo il paradigma costante, il dato irrinunciabile di ogni vocazione: quella dei profeti, degli apostoli, dei sacerdoti, dei religiosi, dei fedeli laici, di ogni persona.
Ma del tutto prioritario, anzi preveniente e decisivo è l’intervento libero e gratuito di Dio che chiama. Sua è l’iniziativa del chiamare. È questa, ad esempio, l’esperienza del profeta Geremia: « Mi fu rivolta la parola del Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”». È la stessa verità presentata dall’apostolo Paolo, che radica ogni vocazione nell’eterna elezione in Cristo, fatta «prima della creazione del mondo e secondo il beneplacito della sua volontà». L’assoluto primato della grazia nella vocazione trova la sua perfetta proclamazione nella parola di Gesù: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga».
Se la vocazione sacerdotale testimonia in modo inequivocabile il primato della grazia, la libera e sovrana decisione di Dio di chiamare l’uomo domanda assoluto rispetto, non può minimamente essere forzata da qualsiasi pretesa umana, non può essere sostituita da qualsiasi decisione umana. La vocazione è un dono della grazia divina e mai un diritto dell’uomo, così che «non si può mai considerare la vita sacerdotale come una promozione semplicemente umana, né la missione del ministro come un semplice progetto personale». È così escluso in radice ogni vanto e ogni presunzione da parte dei chiamati. L’intero spazio spirituale del loro cuore è per una gratitudine ammirata e commossa, per una fiducia ed una speranza incrollabili, perché i chiamati sanno di essere fondati non sulle proprie forze, ma sull’incondizionata fedeltà di Dio che chiama.
I Lettura: Amasia paragona Amos ai profeti di carriera che vivono della loro professione (Cf. 1Sam 9,7), ma non lo accusa d’essere un falso profeta; anzi, il suo intervento e la sua denunzia di cospirazione mostrano che egli teme le conseguenze della predicazione del profeta. La fedeltà di Amos alla vocazione divina rende efficace e veritiero il suo annunzio, purtroppo foriero di crudeli sventure: morte di spada per Geroboamo, esilio per Amasia e per tutto Israele, disonore e morte per donne e bambini.
II Lettura: Paolo svela agli Efesini il ‘mistero della volontà di Dio’ che è quello di ricapitolare in Cristo tutte le cose, «quelle nei cieli e quelle sulla terra». Questo disegno comporta anche la chiamata dei pagani a condividere la salvezza già riservata a Israele. Il progetto divino, iniziato già ora in modo misterioso, sarà completo quando il regno di Dio si stabilirà in modo glorioso e definitivo, nella manifestazione ultima del Cristo.
Vangelo: La povertà degli apostoli è necessaria, ma molto più essenziale è la povertà della stessa missione: quando la Chiesa fa dipendere il suo annuncio unicamente dai mezzi, «è una Chiesa che si è indebolita nella sua fede» (José Maria Gonzáles-Ruiz). Essere mandati a due a due è in sintonia con la tradizione biblica, secondo la quale solo la testimonianza di due testimoni (o più) garantisce la veridicità di un fatto (Cf. Dt 19,15). Il potere sugli spiriti, che Gesù conferisce ai Dodici, è un potere teso a liberare l’uomo nella sua totalità come persona umana: in modo specifico è finalizzato a liberarlo dal peccato, dalla morte corporale e da quella spirituale. Scuotere la polvere dai piedi era un gesto con il quale gli Ebrei esprimevano il distacco dal mondo pagano e la messa sotto accusa di chi si chiudeva al messaggio del vero e unico Dio. L’unzione con l’olio è bene testimoniata nel mondo pagano e in quello biblico. In quest’ultimo l’unzione compare come segno messianico con il quale si evidenzia quanto la forza di Dio è capace di operare sul corpo e sullo spirito dell’uomo.
Dal Vangelo secondo Marco 6,7-13: : In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Prese a mandarli a due a due ... E ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone ... - Jacques Hervieux (Vangelo di Marco): Il maestro comincia con l’inviare i discepoli « a due a due (v. 7b): si tratta di un’usanza giudaica? Nella legge di Mosè sono necessari due testimoni perché una deposizione sia valida (Dt 19,15). Ma questo numero è anche il simbolo della comunità: i missionari devono operare non da soli, ma in compagnia; questa procedura di Gesù è stata presa alla lettera dai primi cristiani. Negli Atti degli Apostoli i missionari procedono sempre in due: Pietro e Giovanni (At 3,1; 4,13); Paolo e Barnaba (At 13,2); Giuda e Sila (At 15,22b) e così via. Gesù ha conferito ai suoi inviati anche una particolare potere: la cacciata dei demòni, uno dei segni che attestano che il regno di Dio ha già avuto inizio.
Quello che colpisce anzitutto nei dettami di Gesù agli inviati (vv. 8-9) è che si rivolgono a uomini continuamente in viaggio; ma, soprattutto, pongono l’accento sulla testimonianza di povertà che essi debbono dare. Gli stessi mezzi di sussistenza (il pane, un po’ di denaro) saranno accettati come doni da parte di coloro che avranno visitato. Il loro corredo sarà dei più modesti, come si addice a viaggiatori che nulla deve impacciare (né bisaccia, né tunica di ricambio).
Per potersi muovere agevolmente, Marco pensa - al contrario di Matteo e di Luca - che il bastone e i sandali sono necessari. All’epoca si andava solitamente a piedi nudi: ma, per i lunghi percorsi, bastone e sandali sembrano necessari. Forse vi è l’idea di presentare i coadiutori di Gesù come dei «pellegrini» sempre pronti a mettersi in cammino, come quelli descritti dal rituale della Pasqua: «Con i vostri fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano» (Es 12,11).
... andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi: Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Scuotete la polvere dai vostri piedi; con questo atto gli apostoli si dichiaravano liberi da qualsiasi responsabilità che poteva derivare dal rifiuto del messaggio di salvezza annunziato da essi; le popolazioni, non ascoltando la parola apostolica, si mostravano indegne del vangelo e la colpevolezza di questa resistenza all’annunzio del regno di Dio ricadeva interamente su di esse. Gli inviati, scuotendo perfino la polvere dai loro piedi, dimostravano che gli Ebrei, ribelli all’invito della grazia, dovevano essere abbandonati al loro destino. Anche gli stessi Ebrei per indicare che non volevano avere nessun contatto con i pagani, considerati da essi impuri, scuotevano la polvere dei loro sandali, quando lasciavano le regioni pagane e rientravano nella terra santa della Palestina. Paolo e Barnaba, costretti ad abbandonare Antiochia di Pisidia a motivo di una sommossa provocata dagli Ebrei, ripeterono questo gesto prima di lasciare la città per recarsi a Iconio (cf. Atti, 13,51).
Vàttene, veggente - Amasia è sacerdote e profeta del tempio regale di Betel non per investitura divina, ma per volontà del re d’Israele: una designazione che imprigiona Amasia in un servizio strisciante, mercenario, consenziente ai capricci del potere. L’arroganza di Amasia non intimorisce affatto Amos, il quale non ammutolisce dinanzi all’avversario, anzi rincara la dose. Lo scontro drammatico tra Amos e Amasia denuncia la frattura sempre esistita tra i profeti e l’istituzione.
La vocazione divina esige la libertà di una parola franca: «Davanti ai re parlerò della tua alleanza senza temere la vergogna» (Sal 119 [118],46). Sarà l’esperienza dell’apostolo Paolo e di tutti coloro che si pongono al servizio della Parola (Gal 1,10).
Il seme di Amasia è immarcescibile nella storia della Chiesa: da Nerone alla rivoluzione francese, da Napoleone a Giuseppe Garibaldi, da Cavour al nazismo, dal fascismo al comunismo.
Sono i poteri forti che lungo i secoli hanno abbaiato contro Cristo, «erano dei vivi che facevano guerra a un morto» (san Giovanni Crisostomo), contro fanciulli inermi o vittime disarmate.
Gli aguzzini forti del loro arrogante potere, le vittime forti della loro povertà: i primi sono ricordati solo perché macellai, i secondi perché con il loro sangue hanno innaffiato la storia dell’uomo fecondandola e aprendola alla maturità, alla santità.
I macellai hanno perso perché arroganti, perché forti di una potenza meschina quanto effimera; i martiri, i piccoli, hanno vinto perché hanno saputo accettare quello che umanamente nessuno vorrebbe accettare: il fallimento. Kagawa Toyohiko (Kōbe 1888-1960), notissimo sindacalista giapponese e missionario cristiano, un giorno ebbe a scrivere: «Ci sono due tipi di Cristianità: quella che ricerca il successo e quella che accetta il fallimento. Gesù disse: Se non accetto il fallimento, la mia azione non avrà alcun significato». Anche nel terzo millennio torneranno ad abbaiare i cani, gli aguzzini a inventare nuove torture, i macellai ad arrotare le mannaie; anche le vittime sono già pronte: il loro sangue irrorerà i nuovi campi di evangelizzazione.
Crisostomo (Catena Aurea): … guarivano molti malati ungendoli con olio: che li ungessero con olio, lo narra solo Marco; anche se Giacomo dice la stessa cosa nella sua epistola. L’olio che dà luce e salute, e si usa nella cura di alcune malattie, simboleggia la misericordia divina, medicina delle infermità interiori e illuminazione del cuore.
Teofilatto (In Marci ev. VI.): L’olio rappresenta anche la grazia dello Spirito Santo, per mezzo della quale trasformiamo il male, suscitando luce e gioia spirituale.
O Signore, che ci hai nutriti con i tuoi doni,
fa’ che per la celebrazione di questi santi misteri
cresca in noi il frutto della salvezza.
Per Cristo nostro Signore.