6 Aprile 2021
Martedì fra l’Ottava di Pasqua
At 2,36-41; Salmo Responsoriale 32 [33]; Gv 20,11-18
Il Santo del giorno: 6 Aprile 2017: Beato Zefirino Agostini, Sacerdote: Nasce a Verona il 24 settembre 1813. A 18 anni entra in seminario. Viene ordinato sacerdote nel 1837 e trascorre i primi otto anni di sacerdozio nella parrocchia natia. Nel 1845 diventa parroco nella parrocchia dei Santi Nazario e Celso. Da subito intuisce l’importanza delle associazioni laicali e nel 1856 promuove il sodalizio delle «Sorelle devote di Sant’Angela», perché lo coadiuvasse nell’educazione della gioventù femminile. Dal 1860 alcune di queste collaboratrici cominciarono a fare vita comune. Nove anni più tardi Agostini volle dare a quest’opera un profilo più preciso, ispirandosi alla spiritualità di sant’Angela Merici. Nasceva così la congregazione delle «Orsoline di Maria Immacolata». Muore il 6 aprile 1896 a Verona. È stato beatificato il 25 ottobre 1998. (Avvenire)
Colletta: O Dio, che nei sacramenti pasquali hai dato al tuo popolo la salvezza, effondi su di noi l’abbondanza dei tuoi doni, perché raggiungiamo il bene della perfetta libertà e abbiamo in cielo quella gioia che ora pregustiamo sulla terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Lo Spirito guida la missione: Redemptoris Missio 24: La missione della chiesa, come quella di Gesù, è opera di Dio o - come spesso dice Luca - opera dello Spirito. Dopo la risurrezione e l’ascensione di Gesù gli apostoli vivono un’esperienza forte che li trasforma: la Pentecoste. La venuta dello Spirito santo fa di essi dei testimoni e dei profeti (At 1,8; 2,17), infondendo in loro una tranquilla audacia che li spinge a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima. Lo Spirito dà loro la capacità di testimoniare Gesù con «franchezza». Quando gli evangelizzatori escono da Gerusalemme, lo Spirito assume ancor di più la funzione di «guida» nella scelta sia delle persone, sia delle vie della missione. La sua azione si manifesta specialmente nell’impulso dato alla missione che di fatto secondo le parole di Cristo, si allarga da Gerusalemme a tutta la Giudea e Samaria e fino agli estremi confini della terra. Gli Atti riportano sei sintesi dei «discorsi missionari» che sono rivolti ai giudei agli inizi della chiesa (At 2,22); (At 3,12; 4,9; 5,29; 10,34; 13,16). Questi discorsi-modello, pronunciati da Pietro e da Paolo, annunziano Gesù, invitano a «convertirsi», cioè ad accogliere Gesù nella fede e a lasciarsi trasformare in lui dallo Spirito. Paolo e Barnaba sono spinti dallo Spirito verso i pagani (At 13,46), il che non avviene senza tensioni e problemi. Come devono vivere la loro fede in Gesù i pagani convertiti? Sono essi vincolati alla tradizione del giudaismo e alla legge della circoncisione? Nel primo Concilio, che riunisce a Gerusalemme intorno agli apostoli i membri di diverse chiese, viene presa una decisione riconosciuta come derivante dallo Spirito: non è necessario che il gentile si sottometta alla legge giudaica per diventare cristiano (At 15,5; 11,28). Da quel momento la chiesa apre le sue porte e diventa la casa in cui tutti possono entrare e sentirsi a proprio agio, conservando la propria cultura e le proprie tradizioni, purché non siano in contrasto col Vangelo.
I Lettura Che cosa dobbiamo fare? A questa domanda Pietro risponde indicando un sentiero luminoso di gioia e di salvezza: invito alla conversione, lavacro nel battesimo e promessa dello Spirito Santo. Il pentimento-conversione si manifesta nell’accettare il battesimo nel nome di Gesù.
Salmo 32 (33): Gianfranco Ravasi: L’uomo della Bibbia non vede mai l’universo come «natura» ma come «creato», in esso egli scopre il segno d’una parola suprema ed efficace, quella del Creatore. Il nostro salmo esprime liricamente questa tesi teologica attraverso un inno alla parola divina creatrice, all’azione nel cosmo, e alla parola divina provvidente, all’azione nella storia. Questa ovazione corale sale dalla terra come risposta riconoscente del fedele che contempla l’opera mirabile che Dio intesse nel caos della materia e del tempo. Il poema è retto dalla simbologia cosmologica classica: i cieli sono come una cupola metallica stesa da Dio, i mari sono raccolti in immensi contenitori così da non attentare allo splendore della terraferma, gli abissi con le loro acque sono racchiusi in un otre... Chi si appoggia al Creatore non deve temere il caos cosmico e le «armate invincibili» della storia: «solo in lui è il vero conforto, in lui solo la nostra fiducia» (v. 21).
Vangelo Gesù appare a Maria di Magdala dandole l’ordine di portare la buona novella della risurrezione a tutti i suoi fratelli. Col dire Non mi trattenere Gesù annunzia la fine dell’incontro fisico. Ormai Gesù secondo la carne non è più accessibile come quando era in vita. A partire dalla risurrezione, gli occhi della carne sono impotenti a vederlo e a riconoscerlo: Maria simboleggia così il credente in ascolto del Maestro.
Dal Vangelo secondo Giovanni 20,11-18: In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): La Maddalena aveva visto (blépei, v. 1) la pietra rimossa, ma non era pervenuta alla fede: Tuttavia, il suo attaccamento a Gesù, al contrano del due discepoli, la fece tornare al sepolcro. Al momento della prima scena, che descrive la donna affannata che va di corsa ad annunziare la scomparsa del cadavere, si contrappone la staticità della seconda scena: Maria stava presso il sepolcro.
Il suo sguardo si fa più attento e scorge due angeli. Il verbo theōreîn, che ricorre due volte in questo brano (vv. 12.14), denota una maggiore attenzione rispetto a blépein.
L’episodio è riportato solo da Giovanni, ma riecheggia l’apparizione alle donne narrata da Mt 28,9-10.
Come nelle altre apparizioni di riconoscimento, emerge la trasformazione avvenuta nel corpo di Gesù, che non è riconosciuto subito da Maria. I due discepoli di Emmaus lo riconobbero allo spezzare il pane, la Maddalena lo riconosce dalla voce.
Luca probabilmente intendeva suggerire che la presenza di Gesù si può sperimentare nella frazione del pane eucaristico; per Giovanni questo si verifica soprattutto nell’ascolto della sua Parola, proclamata nelle assemblee cristiane. Sembra comunque che l’evangelista in questo brano voglia rilevare il progresso della fede: una «visione troppo umana del Gesù terrestre deve trasformarsi in una visione di fede» (De la Potterie, pp. 199-200).
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva: Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo (Omelia, 10-04-2007): Maria di Màgdala rimane accanto al sepolcro e piange. La perdita dell’unico che l’aveva capita l’ha fatta correre e l’ha indotta a cercarlo. Noi troppo poco piangiamo la perdita del Signore! Maria è sconsolata. A tutti, ai due angeli e al “giardiniere” chiede di Gesù. È tutta tesa alla ricerca del Maestro, null’altro le interessa. Maria è esempio della vera credente che cerca il suo Signore. Lo chiede anche al “giardiniere”. Ella vede Gesù con gli occhi, ma non lo riconosce finché non viene chiamata per nome. È quel che accade anche a noi con il Vangelo. Non gli occhi ci permettono di riconoscere Gesù, ma la voce. Quel timbro, quel tono, quel nome pronunciato con una tenerezza che tante volte le aveva toccato il cuore, fanno cadere la barriera, e Maria riconosce il suo maestro. Ascoltarlo anche una sola volta significa non abbandonarlo più. La voce di Cristo (il Vangelo) non si dimentica; udita per un attimo, non vi si rinuncia più. La familiarità con le parole evangeliche è familiarità con il Signore: costituisce la via per vederlo e incontrarlo. Maria si getta ai piedi di Gesù e lo abbraccia con l’affetto struggente di chi ha ritrovato l’uomo decisivo della sua vita. Ma Gesù le dice: “Non mi trattenere... Va’ piuttosto dai miei fratelli”. L’amore evangelico è un’energia che spinge ad andare oltre. Maria fu ancor più felice mentre correva nuovamente verso i discepoli per annunciare a tutti: “Ho visto il Signore!”. Lei, la peccatrice, è divenuta la prima annunciatrice del Vangelo.
Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre: Benedetto XVI (Omelia, 26 maggio 2005): Il Signore è risorto e ci precede. Nei racconti della Risurrezione vi è un tratto comune ed essenziale; gli angeli dicono: il Signore “vi precede in Galilea; là lo vedrete” (Mt 28,7). Considerando ciò più da vicino, possiamo dire che questo “precedere” di Gesù implica una duplice direzione. La prima è - come abbiamo sentito - la Galilea. In Israele, la Galilea era considerata come la porta verso il mondo dei pagani. Ed in realtà proprio in Galilea, sul monte, i discepoli vedono Gesù, il Signore, che dice loro: “Andate.. e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28,19). L’altra direzione del precedere, da parte del Risorto, appare nel Vangelo di San Giovanni, dalle parole di Gesù a Maddalena: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre...” (Gv 20,17). Gesù ci precede presso il Padre, sale all’altezza di Dio e ci invita a seguirlo. Queste due direzioni del cammino del Risorto non si contraddicono, ma indicano insieme la via della sequela di Cristo. La vera meta del nostro cammino è la comunione con Dio - Dio stesso è la casa dalle molte dimore (cfr. Gv 14,2s). Ma possiamo salire a questa dimora soltanto andando “verso la Galilea” - andando sulle strade del mondo, portando il Vangelo a tutte le nazioni, portando il dono del suo amore agli uomini di tutti i tempi.
Giovanni da Beirut (Hom. in Pascha): Il pio coro delle donne amiche di Dio custodiva un legame d’amore con il sepolcro del Maestro, esse attendevano di veder risplendere di bel nuovo la Vita che sarebbe uscita da un “sepolcro tagliato nella roccia” [Lc 23,53]. A queste donne in lacrime [cfr. Gv 20,11.13.15], due angeli luminosi [cfr. Gv 20,12; Lc 24,4] e abbaglianti come lampi di luce [cfr. Lc 24,4], davano il lieto annuncio. Con il loro aspetto radioso e sorridente, mostravano che la Gioia del mondo era risuscitata, e rimproveravano le donne di pensare a torto che la Vita [cfr. Gv 11,25; 14,6] potesse essere ancora nascosta nel sepolcro e di cercare colui che è vivo in mezzo ai morti [cfr. Lc 24,5]. Muovevano loro dei rimproveri e gridavano verso di loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” [Lc 24,5]. Fino a quando rimarrete così nell’errore, a piangere? Fino a quando riterrete morto colui che è vivo e dispensatore di vita? La Luce [cfr. Gv 8,12; 1,4] è risorta, come aveva predetto, al terzo giorno [cfr. Mt 27,63]. Il sepolcro non ricopre più colui che aveva ricoperto la terra con il cielo [cfr. Gen 1,6-8]. Egli non è più avvolto dalle fasce [cfr. Lc 2,7-12]; egli che con una sola parola ha sciolto i lacci della morte [cfr. Gv 11,43-44]. Andate via gioiose, correte ad annunciare agli apostoli la buona novella della Risurrezione. Queste donne dunque, portate per il loro sesso al pessimismo e tuttora affezionate, per l’amore che portavano a Dio, eccole consolate da un messaggio tanto importante, trasmesso loro da angeli, e bastante a rasserenarle dal loro sconforto. Peraltro, oggi, i pastori della grazia annunciano la buona novella alle chiese del Crocifisso sparse su tutta la terra, servendosi delle parole sacre di Paolo, con le quali anch’io, a mia volta, grido a voi nella letizia: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che si sono addormentati nella morte” [1Cor 15,20]. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Esaudisci, Dio onnipotente, le nostre preghiere
e guida alla beatitudine eterna
questa tua famiglia
che hai ricolmato della grazia del Battesimo.
Per Cristo nostro Signore.