26 Febbraio 2026
Giovedì I Settimana di Quaresima
Est 4,17n.p-r.aa-bb.gg-hh (NV) [gr. 4,17ka.ke.l.s]; Salmo Responsoriale 137 (138); Mt 7,7-12
Crea in me, o Dio un cuore puro; rendimi la gioia della tua salvezza. (Sal 50 (51), 12a.14a - Acclamazione al Vangelo)
Papa Francesco: Si manifesta in questa preghiera, il vero bisogno dell’uomo: l’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno nella nostra vita è quella di essere perdonati, liberati dal male e dalle sue conseguenze di morte. Purtroppo, la vita ci fa sperimentare tante volte queste situazioni, e anzitutto in esse dobbiamo confidare nella misericordia. Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! ... E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che Lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, Lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr. 1Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato.
Liturgia della Parola
I Lettura: Messale dell’Assemblea Cristiana (Feriale): Ester, ebrea, andata sposa a un re persiano, viene a conoscere che il suo sposo, su consiglio di un ministro, ha deciso lo sterminio del suo popolo. Nonostante il pericolo, decide di affrontare il re. Vi si prepara attraverso questa preghiera, in cui - come nelle preghiere postesiliche - si intrecciano i motivi della colpevolezza del popolo di Dio, ma anche il ricordo della sua particolare grazia di di popolo amato, consacrato. Di qui il grido di fiducia: «Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso fuori di te».
In una situazione disperata, fosse anche per la propria colpa, non resta che una radicale confidenza nell’aiuto di Dio.
Vangelo
Chiunque chiede, riceve.
La fiducia in Dio e nella sua azione pronta è alla radice della preghiera autentica. Avere fiducia in Dio significa avere la certezza che Lui ci ascolta molto di più di quanto possano fare gli uomini ed è sempre pronto a donarci quanto gli chiediamo nella preghiera. Ma a volte questa «fiducia filiale è messa alla prova - e si manifesta - nella tribolazione. La difficoltà principale riguarda la preghiera di domanda, nell’intercessione per sé o per gli altri. Alcuni smettono perfino di pregare perché, pensano, la loro supplica non è esaudita» (CCC 2734). L’ultima raccomandazione di Gesù, Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro, conosciuta come la regola d’oro, era ben nota nell’antichità, specialmente nel giudaismo (cfr. Lev 19,18; Tb 4,15), ma sotto forma negativa: Non fare ad altri quello che non vorresti fatto a te. Gesù, e dopo di lui gli scrittori cristiani, danno a questa massima un senso positivo, che è molto più esigente.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,7-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Parola del Signore.
Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): vv. 7-8 Si noti la forza dei tre imperativi, «chiedete», «cercate» e «bussate» (v. 7), rivolti all’orante cui corrisponde una triplice azione benefica di Dio che dona, fa trovare e apre l’accesso ai tesori del regno. Mentre in precedenza prevalevano gli imperativi proibitivi, come «Non accumulatevi tesori», «Non vi affannate», «Non giudicate», «Non date», d’ora in poi ricorrono prescrizioni positive. La triplice motivazione portata nel v. 8, perfettamente simmetrica ai tre imperativi del v. 7, esprime la certezza dell’esaudimento, perché fondata nella fede della signoria di Dio sul mondo. La preghiera insistente, qui comandata da Gesù, non ha lo scopo di «piegare» la volontà di Dio, bensì di stimolare la fiducia dell’orante in lui, di rafforzare la sua fede nel vangelo, incentrato sulla proclamazione della misericordia e volontà salvifica del Padre. Dio è un Padre buono c misericordioso che non rifiuta i beni preziosi del regno a coloro che glieli chiedono con umile insistenza e con fiducia.
La similitudine del padre terreno che offre doni buoni al figlio illustra l’efficacia della preghiera fiduciosa e perseverante. Il pane e il pesce costituivano gli alimenti base della dieta quotidiana dei galilei, dimoranti presso il lago di Genesaret. Ora, se un figlio domanda al padre del pane e del pesce, questi non gli darà certo una pietra o un serpente. L’analogia presuppone che si tratti di un sasso bianco e tondeggiante, simile al pane, e di una serpe che ha la forma di pesce, come l ‘anguilla. Gli esseri umani sono qualificati in linea di massima come malvagi in contrapposizione a Dio, il quale soltanto è «il Buono» (19,17).
Sembra echeggiare qui la dottrina paolina sul peccato originale (Rm 5,12-21), che ha contaminato tutta l’umanità. l doni buoni offerti dal Padre celeste (v. 11) si riferiscono ai beni messianici, al dono del regno. Luca parla dello «Spirito Santo», il dono per eccellenza offerto ai figli del regno di Dio. Si osservi ancora la forma letteraria del logion secondo la regola rabbinica della conclusio a minore ad maius.
La regola d’oro: Nulla di originale: troviamo in questa regola nel giudaismo e in altre religioni e culture. È stata però notata la differenza: nel giudaismo è formulata in una forma negativa: «Non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te». È fuori dubbio che questa differenza può essere importante: il «non fare» è sempre una cosa negativa. La differenza più importante però sta nel fatto che Gesù eleva questa regola a principio universale: così dovete trattare gli altri. È un’enunziazione diversa del precetto della carità e quindi costituisce, come un riassunto della legge e dei profeti, un sommario ben preciso della rivelazione di Dio.
-> 7,12 Cfr. Lc 6,31. Questa regola aurea reperibile anche nelle Scritture e in varie fonti ebraiche del tempo di Gesù richiama in particolare Lv 19,18 e Tb 4,15. In essa si riassumono - precisazione tipica di Matteo - tutti gli insegnamenti dell’Antico Testamento.
Per approfondire
Il Nuovo Testamento è ricco di preghiere di domanda. Ma si deve partire da una povertà: noi non «sappiamo infatti come pregare in modo conveniente» (Rm 8,26), e quindi occorre farsi guidare dallo Spirito Santo. In Giacomo 4,2-3 si riprovano le domande, fatte male, grondanti di egoismo, tese solo al soddisfacimento dei propri piaceri: «Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni». La preghiera è ben fatta quando l’uomo assoggetta la sua volontà a quella di Dio, praticamente quando le sue richieste sono fatte in sintonia con i desideri divini. Ora, per conoscere i desideri di Dio occorre pregare con il suo Spirito di libertà: «Il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo, ma aspetta la nostra domanda perché la dignità dei suoi figli sta nella loro libertà. Pertanto è necessario pregare con il suo Spirito di libertà, per poter veramente conoscere il suo desiderio... Il nostro Dio è “geloso” di noi, e questo è il segno della verità del suo amore. Entriamo nel desiderio del suo Spirito e saremo esauditi» (CCC 2736-2737). Ma a volte, pur avendo rispettato questa regola, Dio tace; un silenzio che scandalizza l’uomo e sconvolge il cuore dell’uomo giusto. Il silenzio di Dio è sempre altamente pedagogico e a volte è teso a spronare i credenti «a ripetere la loro preghiera per scoprire in se stessi il desiderio di ciò che domandano, divenendo in tal modo più ricettivi all’azione di Dio che li esaudirà» (D. E.). E all’uomo triste perché non ha ricevuto quanto aveva chiesto nella preghiera, Evagrio Pontico suggerisce: «Non rammaricarti se non ricevi subito da Dio ciò che gli chiedi; egli vuole beneficiarti molto di più, per la tua perseveranza nel rimanere con lui nella preghiera». Ma c’è un’ultima nota: il cristiano sa che la sua preghiera non può aver valore se non precede il perdono al prossimo: «Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati» (Sir 28,2). Più sconvolgente e perentorio l’insegnamento di Gesù: «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (Mt 5,23-24). La riconciliazione è la buona acqua che impastata con la bianca farina della comunione fraterna fa il pane soave della preghiera, pane profumato da offrire a Dio e a lui tanto gradito (Ap 5,8).
Preghiere di domanda - Giuseppe Barbaglio (Preghiera in Schede Bibliche Pastorali - Vol. VI): Il quarto Vangelo, in particolare, adopera frequentemente aùéà, «domando», per introdurre la preghiera di Cristo al Padre o per parlare della preghiera dei cristiani (cf. c. 17).
Sarebbe dunque esagerato escludere ogni domanda dalla preghiera cristiana, col pretesto che la domanda sarebbe una manifestazione di egoismo, o anche semplicemente tollerarla come una forma inferiore di preghiera. D’altra parte, è inammissibile che il cristiano pretenda di cambiare la volontà di Dio e conformarla ai propri desideri, poiché saremmo allora agli antipodi della preghiera e della religione.
In Gc 4,2- si riprovano le domande «cattive», egoiste, che non sono fatte in nome di Cristo, in piena conformità con la sua volontà (cf. 1Gv 5,14-15). È vero, però, che Gesù insegna l’insistenza nella preghiera di domanda, specialmente nelle parabole dell’amico inopportuno e della vedova che ottiene giustizia da un giudice iniquo (Lc 11,5-8; 18,1-18). Poiché sappiamo che la volontà del cristiano deve conformarsi a quella di Dio e che le sue richieste devono essere in armonia col disegno divino, sembra giusto considerare queste due parabole come espressioni della pedagogia di Cristo: egli esorta i suoi discepoli a ripetere la loro preghiera per scoprire in se stessi il desiderio di ciò che domandano, divenendo in tal modo più recettivi all’azione di Dio che li esaudirà.
Tutte le nostre richieste dovrebbero ridursi, in ultima analisi, all’invocazione del Padre nostro: «Venga il tuo regno» (Mt 6,10; Lc 11,2), cioè venga presto l’ora dell’intervento definitivo e ultimo di Dio a rendere giustizia a quelli che giustizia non hanno, a creare cieli nuovi e terra nuova.
Bussate e vi sarà aperto: Cromazio di Aquileia (Comm. in Matth., 33,4): Quando dice bussate, non si deve intendere alla lettera, materialmente, quasi si trattasse delle porte di un edificio; no: non la porta della casa di qualcuno, ma le porte della Vita, le porte del Regno dei cieli. Se dunque busseremo alle porte della Vita con la fede nel cuore e con le opere di giustizia nelle mani, si degnerà di aprirci Colui che ha spalancato le porte del Regno dei cieli a coloro che hanno creduto in Lui. Anche Giovanni, nell’Apocalisse, parla di una porta di tal genere; porta della Vita, ossia porta del Regno dei cieli, alla quale egli assicura d ‘avere bussato con i meriti della sua fede, per cui la porta si spalancò; scrive: Ebbi una visione: una porta aperta nel Cielo (Ap. 4,1-2).
Testimoni di Cristo - San Ludgero di Munster Vescovo (Frisia, c. 745 - 26 marzo 809): Nato verso il 745 in Frisia è legato all’evangelizzazione della Germania transrenana, come discepolo di Gregorio e di Alcuino di York. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta a Colonia nel 777, si dedicò alla evangelizzazione della regione pagana della Frisia. Nel 776, durante la prima spedizione in questa zona, Carlo Magno impose il battesimo a tutti i guerrieri vinti; ma la rivolta di Widukindo fu accompagnata da un’apostasia generale. Ludgero fuggì e raggiunse Montecassino. La rivolta di Widukindo venne domata nel 784. Lo stesso Carlo Magno andò a incontrare Ludgero a Montecassino e lo rimandò in patria, incaricandolo di riprendere la missione nella Frisia. Prese il posto dell’abate Bernardo nel territorio della Sassonia. Nel 795 Ludgero vi eresse il monastero, attorno al quale sorse l’attuale città di Munster. Il territorio apparteneva alla circoscrizione ecclesiastica di Colonia, poiché Ludgero accettò soltanto nell’804 di essere consacrato vescovo della nuova diocesi. A lui si deve anche la fondazione del monastero benedettino di Werden, dove è sepolto. Morì nell’anno 809. (Avvenire)
Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi
e donaci la forza di attuarli prontamente,
e poiché non possiamo esistere senza di te,
fa’ che viviamo secondo il tuo volere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
ORAZIONE SUL POPOLO ad libitum
Scenda, o Signore, la tua misericordia
su coloro che ti supplicano;
la sapienza che viene dall’alto
ispiri la loro preghiera,
perché possano ottenere
i doni che invocano con fiducia.
Per Cristo nostro Signore.