28 OTTOBRE 2022
SANTI SIMONE E GIUDA, APOSTOLI - FESTA
Ef 2,19-22: Salmo Responsoriale dal Salmo 18 (19); Lc 6,12-19
Colletta
O Dio, che per mezzo degli apostoli
ci hai fatto giungere alla conoscenza del tuo nome,
per l’intercessione dei santi Simone e Giuda
concedi alla tua Chiesa di crescere sempre
con l’adesione di nuovi popoli alla fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
... e ne scelse Dodici - Pastores gregis 6: Il Signore Gesù, durante il suo pellegrinaggio sulla terra, annunciò il Vangelo del Regno e lo inaugurò in se stesso, rivelandone a tutti gli uomini il mistero. Chiamò uomini e donne alla sua sequela e, fra i discepoli, ne scelse Dodici, perché « stessero con Lui » (Mc 3,14). Il Vangelo secondo Luca specifica che Gesù fece questa sua scelta dopo una notte di preghiera trascorsa sulla montagna (cfr Lc 6, 12). Il Vangelo secondo Marco, a sua volta, sembra qualificare tale azione di Gesù come un atto sovrano, un atto costitutivo che dà identità a coloro che ha scelto: «ne costituì Dodici» (Mc 3,14). Si svela, così, il mistero dell’elezione dei Dodici: è un atto di amore, liberamente voluto da Gesù in unione profonda con il Padre e con lo Spirito Santo.
La missione affidata da Gesù agli Apostoli deve durare sino alla fine dei secoli (cfr Mt 28,20), poiché il Vangelo che essi sono incaricati di trasmettere è la vita per la Chiesa di ogni tempo. Proprio per questo essi hanno avuto cura di costituirsi dei successori, in modo che, come attesta S. Ireneo, la tradizione apostolica fosse manifestata e custodita nel corso dei secoli.
La speciale effusione dello Spirito Santo, di cui gli Apostoli furono colmati dal Signore risorto (cfr At 1,5.8; 2,4; Gv 20,22-23), fu da essi partecipata attraverso il gesto dell’imposizione delle mani ai loro collaboratori (cfr 1Tm 4,14; 2Tm 1,6-7). Questi, a loro volta, con lo stesso gesto la trasmisero ad altri, e questi ad altri ancora. In tal modo, il dono spirituale degli inizi è giunto fino a noi mediante l’imposizione delle mani, cioè la consacrazione episcopale, che conferisce la pienezza del sacramento dell’Ordine, il sommo sacerdozio, la totalità del sacro ministero. Così, per mezzo dei Vescovi e dei presbiteri che li assistono, il Signore Gesù Cristo, pur sedendo alla destra di Dio Padre, continua ad essere presente in mezzo ai credenti. In tutti i tempi e in tutti i luoghi Egli predica la parola di Dio a tutte le genti, amministra i sacramenti della fede ai credenti e nello stesso tempo dirige il popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudine. Il Buon Pastore non abbandona il suo gregge, ma lo custodisce e lo protegge sempre mediante coloro che, in forza della partecipazione ontologica alla sua vita e alla sua missione, svolgendone in modo eminente e visibile la parte di maestro, pastore e sacerdote, agiscono in sua vece. Nell’esercizio delle funzioni che il ministero pastorale comporta, sono costituiti suoi vicari e ambasciatori.
Prima Lettura: Paolo ricorda agli Efesini che la loro fede è viva e feconda perché è ancorata a quella degli Apostoli, ed ha come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. Soltanto quando si edifica su Gesù, pietra angolare, l’edificio è saldo e cresce ben ordinato.
Vangelo
Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.
Gesù sale sul monte per pregare Dio in solitudine, per tutta la notte. Luca ama ricordare che Gesù ha pregato in tutti i momenti più importanti della sua missione, specialmente quando doveva prendere una decisione. La scelta degli Apostoli è uno di questi momenti. La loro chiamata è descritta con tre verbi: chiamò, scelse, diede anche il nome di apostoli. Sono verbi che pongono in evidenza la libera e gratuita iniziativa di Gesù: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (Gv 15,16). Apostolo significa inviato, e la nota che caratterizza l’inviato è la fedeltà. Gli Apostoli hanno il compito di guidare la comunità, annunciare il vangelo, vigilare sulla conservazione e la trasmissione della vera fede.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,12-19
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Parola del Signore.
Luca ama raccontare la preghiera di Gesù, sopra tutto quando essa precede alcuni fatti importanti della vita del Maestro. Per esempio, quando Gesù riceve il battesimo, Luca annota: «Mentre era in preghiera, lo Spirito scese su di lui» (cfr. Lc 3,21), Gesù passa tutta la notte a pregare prima di chiamare a sé i suoi discepoli, i quali avrebbero formato il collegio apostolico, prega prima della professione di fede di Pietro, quando domanda: «Ma chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» (cfr. 9,18- 22), Ancora: Gesù prega immediatamente prima della trasfigurazione (Lc 9,28-36). Secondo i sinottici, Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni e si ritirò sul monte; Luca aggiunge «a pregare». Prega nel Getsemani prima di affrontare la passione, durante la crocifissione Gesù prega per i crocifissori (23,24), e sulla Croce prima di consegnare lo spirito al Padre.
Sono pochi riferimenti, ma perché Luca ama “parlare della preghiera di Gesù e metterla in evidenza”? Ovviamente “la preghiera è presente in tutta la Scrittura, è presente nel Nuovo Testamento e si trova in maniera dettagliata negli evangelisti. Perché affermiamo che Luca si presenta come “l’evangelista della preghiera” se anche gli altri evangelisti ne parlano, così come tutta la Sacra Scrittura? La preghiera non solo è un elemento frequente ed accentuato nel vangelo secondo Luca, ma fa parte del suo tessuto narrativo: è una componente fondamentale della teologia lucana e riveste un valore tematico specifico. Ciò significa che gli altri evangelisti parlano sì della preghiera, ma lo fanno come parlano di altre cose. Luca ne fa un oggetto specifico della sua riflessione. La preghiera appare una dimensione qualificante della teologia del suo vangelo. Né in Marco né in Matteo essa costituisce parte della visione teologica dell’evangelista” (Alberto Valentini).
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente … tutta la folla, queste note possono apparire esagerate, una iperbole, ma in verità vogliono sottolineare l’incipiente autorità morale che Gesù acquistava su tutti coloro che lo accostavano: in poche parole, si fidavano di lui, toccavano con la sua bontà, la sua misericordia verso i più infelici, l’insegnamento fatto con autorità, e sopra tutto l’instancabile attività taumaturgica a favore dei più diseredati. Con queste premesse non è esagerato pensare che dietro Gesù veramente si muoveva una gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
L’apostolato dei dodici - Giuseppe Barbaglio (Apostoli in Schede Bibliche Pastorali): Gesù ha scelto i dodici per farne i suoi collaboratori; e li ha inviati con i suoi stessi poteri a predicare il Regno di Dio, a guarire i malati e cacciare i demoni: “E chiamati a sé i dodici, diede loro potere e autorità su tutti i demoni e di curare le malattie. E li mandò a predicare il Regno di Dio e a guarire gli infermi. - Ed essi, partiti, giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni” (Lc. 9,1-2b; Cf. Mc. 6,7-13; Mt. 10,1-7). Caratteristica dell’apostolo è di andare e di agire nel nome di Gesù, cioè con la sua autorità (Cf. Lc. 10,17); tanto che Giovanni, scoprendo un esorcista che non segue il Maestro e che caccia tuttavia i demoni nel suo nome, si sente in dovere di intervenire e impedirglielo (Mc. 9,38s.; Lc. 9,49s.).
In realtà, se i dodici apostoli formano un gruppo ben definito, l’apostolato non lo considerano un ufficio fisso ed esclusivo: non è fisso, poiché vediamo che gli apostoli, rientrati dalla missione in Galilea, tornano ad essere semplicemente ascoltatori (Lc. 9,10ss.; Mc. 6,30ss.), fino a quando non intervenga un nuovo invio (Lc. 10,1); l’apostolato inoltre non è esclusivo dei dodici, poiché anche altri vengono mandati, come nella missione dei settantadue discepoli riferitaci da Luca: “Dopo queste cose, il Signore designò altri settantadue discepoli, e li mandò a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dove intendeva recarsi; e diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe»” (Lc. 10,1-2).
Gesù ci ha manifestato il suo pensiero sull’essenziale della figura dell’apostolo: l’apostolo è come colui che lo ha mandato, e colui che lo ha mandato è Gesù stesso. Questo invio stabilisce una relazione profonda tra Gesù e i suoi apostoli: come egli è l’inviato del Padre, così gli apostoli sono i suoi inviati: “Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo. - Io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato, e li hai amati come hai amato me” (Gv. 17,8.23); come il Padre dimora nel Figlio inviato da lui, così anche il Figlio dimora nei suoi apostoli; come il Padre compie in lui le sue opere, così il Figlio compie negli apostoli le sue opere.
Gesù può dire giustamente: Chi riceve voi, riceve me: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. (Mt. 10,40; Cf. Lc.10,16. ).
Ciò che nella istituzione dello shaliah era solo un fatto giuridico, ora diventa una realtà spirituale: Gesù sarà realmente presente in coloro che invia ed opererà in loro. Come egli, apostolo del Padre, ha reso Dio presente tra noi, così gli apostoli, perché inviati da Cristo, renderanno lui presente fra i credenti, secondo la sua stessa promessa: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt. 28, 20).
Tutta la folla cercava di toccarlo - Cristo medico Catechismo della Chiesa Cattolica 1503 La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere sono un chiaro segno del fatto che Dio ha visitato il suo popolo e che il regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati: è venuto a guarire l’uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno. La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Esso sta all’origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene.
1504 Spesso Gesù chiede ai malati di credere. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani, fango e abluzione. I malati cercano di toccarlo «perché da lui usciva una forza che sanava tutti» (Lc 6,19). Così, nei sacramenti, Cristo continua a «toccarci» per guarirci.
1505 Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: «Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie» (Mt 8,17). Non ha guarito però tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male e ha tolto il «peccato del mondo» (Gv 1,29), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice.
Gesù se ne andò sul monte a pregare: «Sale sul monte chi cerca Dio, sale alla cima chi implora, per la sua ascesa, l’aiuto di Dio. Tutte le anime grandi, tutte le anime elevate raggiungono la vetta ... Non con i passi del tuo corpo, ma con le tue azioni elevate sali questa montagna. Segui Cristo, in modo che tu stesso possa divenire un monte» (Ambrogio, In Lucam, V, 41).
Il Santo del giorno - 28 Ottobre 2022 - Martirologio Romano: Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli: il primo era soprannominato Cananeo o “Zelota”, e l’altro, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo, nell’ultima Cena interrogò il Signore sulla sua manifestazione ed egli gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
O Signore, che ci hai accolti alla tua mensa
nel ricordo della passione dei santi apostoli Simone e Giuda,
per il tuo Spirito operante in questi misteri
confermaci sempre nel tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.