28 Maggio 2019

Martedì della VI Settimana di Pasqua


Oggi Gesù ci dice: “Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito. (Vangelo).



Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni 16,5-11: Sarà lo Spirito Santo a dimostrare la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, lo Spirito metterà in luce, attraverso la testimonianza vitale della Chiesa, che Cristo fu innocente e il mondo è colpevole, e il peccato del mondo è quello dell’incredulità perché non hanno creduto nel Figlio di Dio (cfr. Gv 3,19-21; 15, 21-25). Quanto alla giustizia, Gesù con la sua glorificazione manifesterà la giustizia. Dio solo è Giusto perché è Dio. E Gesù con la sua risurrezione, manifestazione della sua divinità, mostrerà anche lui la sua giustizia, cioè la sua divinità. Quanto al giudizio, il trionfo di Cristo segna la sconfitta definitiva di Satana. Una parola, dunque, di speranza per la Chiesa, per i credenti afflitti da innumerevoli prove e immersi nel crogiolo della persecuzione.

Ora vado da colui che mi ha mandato... - La tristezza ha un senso - Mario Galizzi (Vangelo secondo Giovanni): Da quando Gesù ha incominciato a parlare con i suoi discepoli del suo andare altrove (13,33-34), quello che più capirono era che sarebbero rimasti soli e si sarebbero sentiti allo sbando. Era già questo un motivo più che sufficiente per essere turbati (14,1). Gesù tentò di dare loro motivi di consolazione: «Vado a prepararvi un posto e tornerò da voi (14,2-3) ... non vi lascerò orfani (14,18) manderò a voi un Difensore, lo Spirito di Verità (14,16-17) lo Spirito Santo (14,26) ... Anche il Padre verrà e noi faremo dimora presso di voi (14,23) voi potrete chiedere qualunque cosa e io la farò (14,13-14) ci sarà tra noi una grande intimità: io sarò in voi e voi in me, perché siete miei amici (15,5.14)». In questo modo, però, il tema del distacco veniva affrontato solo sul piano della relazione Gesù-discepoli. E ciò non era tutto. Per questo Gesù, che non nascondeva nulla ai suoi discepoli, a un certo punto dovette affrontare il tema della relazione discepoli e mondo in genere: «sarete odiati e perseguitati per causa mia» (15,18-21); e poi discepoli e mondo sinagogale in particolare: «vi cacceranno dalla sinagoga e sarete uccisi» (16,1-4a).
Per i discepoli era il colmo: banditi anche dal proprio popolo! A Gesù non restava che constatare: «Perché vi ho detto ciò la tristezza ha colmato il vostro cuore» (16,6). Egli però non li ha ingannati. Se non lo ha detto fin dall'inizio era solo perché egli era con loro e li difendeva dagli attacchi del mondo giudaico (vedi Mt 12,1-2.7; Mc 2,18-19). Ora, invece, è giunto il momento del distacco e Gesù deve aiutarli a superare quella tristezza che blocca il dialogo. Neppure osano chiedergli: «Dove vai?», Eppure Gesù non può più tacere; deve dire loro la verità; ed è questa: «È bene per voi che io me ne vada» (16,7). Infatti, solo quando avrà portato a termine il comandamento ricevuto dal Padre, solo quando avrà donato la sua vita (10,17) e sarà stato glorificato (7,37), potrà mandare loro il Difensore (16,7). Certamente non possono sfuggire l'odio del mondo e tanto meno quello del proprio popolo, ma ci sarà chi li difenderà, perché egli manderà loro il Difensore.

Ma io vi dico la verità: Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Vi conviene che io vada; il Maestro illumina i discepoli rivelando loro il senso della sua «andata» al Padre. Questa dichiarazione costituisce un rimprovero implicito alla mancata intelligenza dei discepoli intorno al piano divino. Perché se non vado non verrà a voi il Paraclito; se Gesù non va, cioè non muore e va al Padre, il Paraclito non sarà inviato ai discepoli; l’evangelista si limita ad affermare che se Cristo non sale al Padre il Paraclito non sarà inviato ai discepoli; egli non spiega in questo passo il valore che assume per i discepoli tale invio («missione») dello Spirito; questo valore era stato illustrato a più riprese in testi precedenti; cf.Giov., 14, 16, 26, 28. Si è giustamente rilevato come qui si parli semplicemente di «Paraclito», non già di «un altro Paraclito», come in Giov., 14,16. «Un altro Paraclito» significa un Paraclito oltre Gesù; l’espressione è esatta quando è usata in senso generico ed indica l’azione dello Spirito in quanto distinta da quella di Gesù. Non si può più dire «un altro Paraclito», quando il termine «Paraclito» è usato come termine tecnico per designare lo Spirito Santo, poiché in questo caso l’espressione «un altro Paraclito» indicherebbe un altro Spirito Santo, ciò che è inammissibile. I passi giovannei attestano ancora l’uso del sostantivo «Paraclito» in questo duplice senso, cioè: in senso generico (designa l’azione dello Spirito oltre a quella di Gesù) e in senso personale (Paraclito = Spirito Santo).

… se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito - Dominum et vivificantem 8: Caratteristica del testo giovanneo è che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vengono nominati chiaramente come Persone, la prima distinta dalla seconda e dalla terza, e anche queste tra di loro. Gesù parla dello Spirito consolatore, usando più volte il pronome personale «egli» e, al tempo stesso, in tutto il discorso di addio, svela quei legami che uniscono reciprocamente il Padre, il Figlio e il Paraclito. Pertanto, «lo Spirito... procede dal Padre» e il Padre «dà» lo Spirito. Il Padre «manda» lo Spirito nel nome del Figlio, lo Spirito «rende testimonianza» al Figlio. Il Figlio chiede al Padre di mandare lo Spirito consolatore, ma afferma e promette, altresì, in relazione alla sua «dipartita» mediante la Croce: «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò». Dunque il Padre manda lo Spirito Santo nella potenza della sua paternità, come ha mandato il Figlio. ma, al tempo stesso, lo manda nella potenza della redenzione compiuta da Cristo - e in questo senso lo Spirito Santo viene mandato anche dal Figlio: «Ve lo manderò». Bisogna qui notare che, se tutte le altre promesse fatte nel Cenacolo annunciavano la venuta dello Spirito Santo dopo la partenza di Cristo, quella contenuta nel testo di Giovanni 16,7s. include e sottolinea chiaramente anche il rapporto di interdipendenza, che si direbbe causale tra la manifestazione dell'uno e dell'altro: «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò». Lo Spirito Santo verrà, in quanto Cristo se ne andrà mediante la Croce: verrà non solo in seguito, ma a causa della redenzione compiuta da Cristo, per volontà ed opera del Padre.

E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato - Catechismo della Chiesa Cattolica 1433: Dopo la Pasqua, è lo Spirito Santo che convince «il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8-9), cioè al fatto che il mondo non ha creduto in colui che il Padre ha inviato. Ma questo stesso Spirito, che svela il peccato, è il Consolatore che dona al cuore dell’uomo la grazia del pentimento e della conversione.

Lo Spirito Santo dimostrerà la colpa del mondo...: Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 24 maggio 1989): Spirito di verità, paraclito, è colui che, secondo la Parola di Cristo, “convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16,8). È significativa la spiegazione che Gesù stesso dà di queste parole: peccato, giustizia e giudizio. “Peccato” significa soprattutto la mancanza di fede incontrata da Gesù tra “i suoi”, quelli cioè del suo popolo, i quali giunsero sino alla sua condanna a morte sulla Croce. Parlando poi della “giustizia”, Gesù sembra aver in mente quella giustizia definitiva, che il Padre gli renderà (... perché vado al Padre) nella Risurrezione e nell’Ascensione al cielo. In questo contesto, “giudizio” significa che lo Spirito di verità dimostrerà la colpa del “mondo” nel rifiutare Cristo, o, più generalmente, nel voltare le spalle a Dio. Poiché però il Cristo non è venuto nel mondo per giudicarlo e condannarlo, ma per salvarlo, in realtà anche quel “convincere quanto al peccato” da parte dello Spirito di verità deve essere inteso come un intervento orientato alla salvezza del mondo, al bene finale degli uomini. Il “giudizio” si riferisce soprattutto al “principe di questo mondo”, cioè a Satana. Egli infatti sin dall’inizio tenta di volgere l’opera della creazione contro l’alleanza e l’unione dell’uomo con Dio: scientemente si oppone alla salvezza. Perciò è “già stato giudicato” sin dall’inizio, come ho spiegato nell’enciclica Dominum et Vivificantem, (Dominum et vivificantem, 27).

Lo Spirito Santo dimora nella Chiesa e nel cuore dei fedeli come in un tempio: Lumen gentium 4: Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16; 8,26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: «Vieni» (cfr. Ap 22,17). Così la Chiesa universale si presenta come «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
  
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila… - Felipe F. Ramos: Il racconto di Luca mira a suscitare nel lettore la fiducia in Dio facendo vedere che Dio è più potente che gli uomini e che, per conseguenza, può trasformare la difficoltà in un mezzo destinato a manifestare l'efficacia della sua parola.
Il racconto di tutta questa storia, e particolarmente quello che si riferisce alla prigionia di Paolo, è eccessivamente «romanzato». Quello che è detto circa la liberazione dei prigionieri (vv. 25-34) serve a dimostrare il potere liberatore di Dio. In fondo, vi è la conversione del carceriere, che deve portare i lettori alla conclusione seguente: le sofferenze dei cristiani non sono infruttuose e sono pienamente giustificate, quando si tiene conto del piano di Dio e del servizio che esse rendono alla sua parola. Si potrebbe dire che la teologia della croce comincia a trasformarsi in una teologia della gloria. L'ultimo incidente di questa storia (vv. 35-40) dimostra come la mano di Dio abbia guidato quella missione e come, a dispetto
dell'apparente insuccesso in una città pagana, abbia compiuto una liberazione miracolosa. A questo fine è indirizzato l'omaggio che Paolo e Sila ricevono dal carceriere nella stessa prigione (v. 29) e quello che rendono loro personalmente le autorità cittadine (v. 39).
L'intenzione apologetica di Luca non potrebbe essere più chiara. Egli ci ha raccontato il primo incontro fra Roma, rappresentata dalle autorità civiche di Filippi, e la Chiesa, rappresentata dai missionari. L'atteggiamento dell'impero nei confronti della Chiesa era fondato su un errore. È un passo molto significativo, se si tiene conto di uno degli scopi per cui Luca scrisse il libro degli Atti: il cristianesimo non è mai stato un pericolo per la legge e per l'ordine nell'impero. Perciò Roma deve riconoscergli la libertà di predicare la parola di Dio.                                                                                                                                                                                                                                                    Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** La Chiesa universale si presenta come «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo...




27 Maggio 2019

Lunedì  della VI Settimana di Pasqua


Oggi Gesù ci dice: “Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.” (Vangelo).


Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-16,4a: Ai discepoli Gesù promette il Consolatore, lo Spirito Santo, e ne indica la missione: egli gli darà testimonianza. Gesù, infine, mette in guardia gli Apostoli dalle persecuzioni che li attendono: le prove sono e saranno sempre incombenti sulla Chiesa, una parola di incoraggiamento quella del Maestro, ma anche profezia perché la fede degli Apostoli non sia scossa (cfr. Gv 13,19).

Salvatore Alberto Panimolle (Lettura Pastorale del Vangelo di Giovanni): La tematica dell’odio e delle persecuzioni del mondo contro i cristiani conduce spontaneamente il Maestro a parlare dello Spirito Paraclito. Chi infatti renderà forti i seguaci di Gesù nel tempo della prova? Come potranno i credenti offrire la testimonianza della loro vita al Cristo in mezzo a tante avversità? Lo Spirito santo svolgerà questa funzione specifica: costituire i discepoli araldi e testimoni del Signore Gesù. Nel grande processo contro il Cristo, nell’intimo delle coscienze dei cristiani, egli difenderà l’opera e la missione di Gesù, anzi introdurrà i fedeli nel cuore della rivelazione del Verbo incarnato (Gv 15,26ss). L’azione speciale dello Spirito di Dio nella coscienza dei credenti, soprattutto durante le persecuzioni, costituisce un elemento sicuro della tradizione antica. Anche i sinottici infatti mettono in bocca al Maestro espressioni simili a quelle giovannee sull’opera specifica dello Spirito santo, allorché i discepoli dovranno rendere testimonianza al Cristo davanti al mondo ostile, nei processi intentati contro di loro dai sinedri giudaici e dai presidi o re pagani (cf. Mc 13,9-13 e par.). In queste circostanze si scatenerà l’odio dei nemici della luce contro i seguaci di Gesù: costoro saranno odiati da tutti per il nome di Cristo (cf. Mt 10,21s e par.); il mondo tenebroso sfogherà contro i credenti il suo livore per Dio e il suo Figlio (Gv 15,19s.23; Ap 12,13). In quest’ora di prova dolorosa il discepolo non sarà abbandonato a se tesso: con lui lotterà lo Spirito del Padre, in lui parlerà lo Spirito santo, rendendolo testimone forte e coraggioso del Signore Gesù.

Quando verrà il Paràclito - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre; i verss. 26-27 sono collegati concettualmente con i verss. precedenti, anche se si nota un cambiamento di prospettiva: l’odio del mondo costituirà per i discepoli l’occasione per rendere testimonianza a Cristo. Il Salvatore, quando sarà glorificato, invierà in unione con il Padre il Paraclito. Il vers. dice: «io vi manderò»; in Giov., 14,16,26 invece si afferma che il Padre invierà il Paraclito; i testi non si contraddicono, ma presentano diversamente la stessa verità; infatti in tutti questi passi viene segnalata l’unità e la convergenza delle azioni del Padre e del Figlio (il Padre invia il Paraclito dietro preghiera o in nome del Figlio; cf. 14,16,26). Lo Spirito di verità che dal Padre procede; «lo Spirito di verità», vedi 16,13. «Che dal Padre procede»; il verbo «procede» traduce la forma verbale grecaἐκπορεύεται (proviene, esce, parte); la traduzione da noi indicata rispetta la terminologia in uso nel linguaggio teologico; il testo preso isolatamente potrebbe indicare sia la «processione» eterna dello Spirito Santo dal Padre (spiratio), come anche il suo invio (missio: missione) nel mondo, invio che si effettua nel tempo; il contesto tuttavia fa pensare che si tratti dell’invio (missione) dello Spirito Santo nel mondo, non già della sua «processione» dal Padre all’interno della Santissima Trinità. Egli mi darà testimonianza; di quale testimonianza si parla? Il testo giovanneo contiene una solenne promessa: lo Spirito Santo dà una testimonianza nel cuore dei discepoli, perché essi a loro volta diano testimonianza a Cristo. Si tratta di un’azione interiore propria dello Spirito Santo; quest’azione è detta «testimonianza» perché Giovanni concepisce la vita di Gesù come un grande processo istituito contro il mondo che non ha accolto, né ha creduto al Figlio di Dio [...]. L’oggetto di questo processo è l’accettazione di Cristo, la fede in lui; ora la testimonianza si identifica in concreto con ogni forma di avvicinamento a Cristo e con ogni moto di fede in lui; di conseguenza tutto ciò che è ordinato a far credere costituisce una testimonianza. In questa prospettiva teologica il quarto evangelista chiama «testimonianza» l’attività che lo Spirito di verità esplica nell’intimo dei discepoli di Cristo come di tutti coloro che credono in lui. Il testo giovanneo richiama i passi dei sinottici nei quali si parla dell’attività che svolgerà lo Spirito nei discepoli, quando questi saranno condotti davanti ai tribunali per essere giudicati dalle autorità umane (cf. Mt., 10,17-26; Lc., 12,11-12; Mt., 24,9-11 e paralleli). Va rilevato tuttavia che mentre da una parte i sinottici dicono che lo Spirito Santo parlerà nei discepoli, oppure suggerirà (insegnerà) loro ciò che dovranno rispondere alle autorità inquirenti, Giovanni, dall’altra, chiama «testimonianza» questa stessa azione dello Spirito (cf. I. de la Potterie, La verità in San Giovanni, «Rivista Biblica», 1963, pp. 15-17).

Vi scacceranno dalle sinagoghe - Angelico Poppi (I Quattro Vangeli): versetti 16,1-4a Ritorna ora il tema dell’odio e delle persecuzioni. Gesù premunisce i discepoli dallo scandalo, preannunziando le prove dolorose che li attendevano, che avrebbero potuto farli vacillare nella fede e cadere nella apostasia. «Vi escluderanno dalle sinagoghe; ma viene l’ ora che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere culto a Dio» (v. 2). Si ha qui un riferimento alla situazione della chiesa alla fine del primo secolo, quando i giudei incominciarono a discriminare i cristiani e ad espellerli dalle loro liturgie sinagogali (cf. 9,22; 12,42; 16,2), intensificando le persecuzioni contro di loro. Dagli Atti degli apostoli risulta che e si consideravano loro dovere opporsi ai seguaci di Gesù.
Infatti, non esitarono di ricorrere anche alla violenza, come nel caso di Stefano (6,8-14), di Giacomo fratello di Giovanni (12, I ss.; per Paolo cf. 23,12ss.; 24,5ss.), per conservare la purezza della religione dei padri.
Si trattava però di un comportamento irresponsabile e di ignoranza colpevole della volontà di Dio: «Queste cose faranno poiché non hanno conosciuto il Padre né me» (v. 3). Viene ripreso il pensiero di 15,21. I giudei, rifiutando la rivelazione di Gesù, hanno misconosciuto il di regno di Dio, opponendosi alla sua iniziativa di amore e di salvezza. Gesù predice tutto questo ai discepoli, affinché quando verrà l’ora della prova, quando il potere delle tenebre si scatenerà contro di loro, non si scandalizzino, ricordando che l’aveva loro preannunziato. Tutto era previsto da Dio e sottoposto alla sua signoria (v. 4). Viene qui ripreso il motivo del v. 1, formando un’inclusione, costruita in forma concentrica intorno al v. 3.

Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio: Quanto siano vere queste parole, lo rivela in modo particolare la vita del rabbino Paolo di Tarso: un persecutore che si cangerà in perseguitato, sedotto dal Vivente sulla via di Damasco. Subito dopo quell’incontro pieno di luce abbacinante, sarà lo stesso Gesù a tratteggiare la sua futura vita apostolica: «Sarai per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io ti mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (cfr. At 9,15-16). Una profezia che ricorrerà spesso nelle riflessioni dell’Apostolo: «Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni» (At  20,22-23). E che lo Spirito Santo non gli abbia mentito basta leggere alcuni brani della prima e della seconda lettera ai Corinzi (cfr. 1Cor 4,9-13; 2Cor 4,8-12; 6,4-10; 11,23-33). Questi sunti non sono freddi resoconti di fatiche, diari di viaggi fatti per terra e per mare, difficoltà apostoliche, ma sale versato su ferite sanguinanti aperte e non cicatrizzate. Non sono «esagerazione poetica! Purtroppo è la prosa di ogni giorno: “fame e sete”, freddo, “percosse”, vagabondaggio all’addiaccio, sempre braccati da nemici implacabili, “lavoro” affaticante per procacciarsi di che ingannare l’inedia da fame che divora il proprio corpo. […]. Tutto ciò però non riesce a piegare la grandezza spirituale e la serenità degli Apostoli di Cristo: pur in mezzo alle persecuzioni e alle calunnie, hanno ancora l’animo di “benedire” e di “consolare”» (Settimio Cipriani). Ed è a motivo di queste esperienze che sgorgò nel cuore e nella mente dell’apostolo Paolo la convinzione che «tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2Tm 3,12). Una convinzione che in duemila anni di storia cristiana non è mai stata smentita. La sofferenza è l’unica realtà propria che si può offrire a Dio e della quale solamente, e di null’altro ci si può gloriare: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14)

La persecuzione -  Il fondo del problema - Raymond Deville: a) La persecuzione degli amici di Dio non è che un aspetto della guerra secolare che oppone Satana e le potenze del male a Dio ed ai suoi servi, e che si risolverà con lo schiacciamento del serpente. Dall’apparizione del peccato (Gen 3) fino alla lotte finali descritte nell’ Apocalisse, il dragone «perseguita» la donna e la sua discendenza (Apoc 12; dr. 17; 19). Questa lotta si estende a tutta la storia, ma si amplifica sempre più a mano a mano che il tempo avanza. Raggiunge il vertice al momento della passione di Gesù, che è nello stesso tempo l’ora del principe delle tenebre e l’ora di Gesù, l’ora della sua morte e l’ora della sua glorificazione (Lc 22,53; Gv 12,23; 17,1). Nella Chiesa, le persecuzioni sono il segno e la condizione della vittoria definitiva di Cristo e dei suoi. A questo titolo hanno un significato escatologico, perché sono un prodromo del giudizio (1Pier 4,17ss) e della instaurazione completa del regno. Legati alla «grande tribolazione» (Mc 13,9-13.14-20), esse preludono alla fine del mondo e condizionano la nascita di una nuova era (Apoc 7,13-17).
b) Se i perseguitati rimasti fedeli nella prova (Apoc 7,14) sono fin d’ora vincitori e «sovrabbondano di gioia», la loro sorte gloriosa non deve far dimenticare l’aspetto tragico del castigo dei persecutori. L’ira di Dio, che si rivela fin d’ora nei confronti dei peccatori (Rom 1,18), alla fine dei tempi cadrà su coloro che si saranno induriti, specialmente sui persecutori (1Tess 2,16; 2Tess 1,5-8; Apoc 6,9 ss; 11,17 s; 16,5 s; 19, 2). La loro sorte era già annunziata nella fine tragica di Antioco Epifane (2Mac 9; Dan 7, 11; 8, 25; 11, 45) che quella di Erode Agrippa ripete (Atti 12,21ss). Questo nesso delle persecuzioni con il castigo escatologico è sottolineato nelle parabole dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-46 par.) e del banchetto nuziale (22,1-14). L’ultimo delitto dei vignaioli ed i cattivi trattamenti subiti dagli ultimi servi costituiscono l’anello finale di una serie di oltraggi e scatenano l’ira del padrone o del re. «Poiché hanno versato sangue dei santi, sangue hai dato loro da bere; ne sono meritevoli » (Apoc 16,6; 19,2).                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio” (Gv 16,2). 
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
  



26 Maggio 2019

VI Domenica di Pasqua


Oggi Gesù ci dice:  Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” (Vangelo).

I Lettura - Atti 15,1-2.22-29: Oltre a mettere in evidenza la comunione ecclesiale, Luca sottolinea con l’espressione - Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi -, la consapevolezza della assistenza particolarissima dello Spirito Santo nella guida della comunità cristiana dei credenti. La soluzione delle difficoltà generate dai fratelli «venuti dalla Giudea» permette alla gerarchia ecclesiale - apostoli e anziani - di esercitare la sua funzione di guida illuminante e correttiva. Le note peculiari contenute nella lettera pastorale - astenersi dal sangue - sono da addebitare alla sensibilità semitica che vedeva nel sangue il principio della vita e la vita apparteneva a Dio (Lev 17,14).

Salmo Responsoriale - Dal Salmo 66 (67): AA. VV. (Le più belle preghiere della Bibbia i Salmi): È una preghiera di ringraziamento comunitario con motivi innici, che invoca la benedizione di Dio per il suo popolo. E Dio ha benedetto il suo popolo quando ci ha visitati il sole che sorge dall’alto, ossia il Cristo unigenito Figlio suo, venuto a donare a ciascuno di noi la grazia della salvezza (cfr. Le 1,78). «In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). Di questa stessa luce vogliamo risplendere, ma se la luce presente in noi è tene­bra, «quanto grande sarà la tenebra!», ci ricorda Gesù (cfr. Mt 6,23). Sforziamoci, quindi, di vivere nella consapevolezza che siamo la luce del mondo e che, nella misura in cui risplendono le nostre opere buone davanti agli uomini, Dio è glorificato nelle sue creature: «perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti». Ogni cristiano è chiamato a essere figlio ed erede della benedizione, perché la terra possa “dare il suo frutto” e temano Dio tutti i suoi confini.

II Lettura - Ap 21,10-14.22-23: Il tema del brano apocalittico è la visione della Gerusalemme messianica come simbolo di perfezione. L’angelo che aveva mostrato a Giovanni la visione della grande prostituta Babilonia ora gli mostra in contrapposizione la città santa nella quale risplende la gloria di Dio. Gli elementi della descrizione sono presi dal libro del profeta Ezechiele (40-48). Nella città santa non v’è «alcun tempio» perché il luogo del nuovo culto spirituale (cfr. Gv 4,23-24; Rom 12,1) è ormai il corpo del Cristo immolato e risuscitato

Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni 14,23-29: Gesù nel donare la sua pace promette il dono dello Spirito Santo. Nella Chiesa, avrà la funzione di consolare, di insegnare e donare ai credenti l’intelligenza della Parola. Un’ultima raccomandazione: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Praticamente, i discepoli devono avere la certezza che il Maestro, con la sua morte, ha vinto il mondo e nulla potrà separarli dal suo amore (cfr. Gv 16,13; Rom 8,37-38).

Dai testi di Giovanni sullo Spirito Santo si possono rilevare i tratti seguenti: lo Spirito Santo verrà quando Gesù se ne sarà «andato» (16,7). Gesù pregherà il Padre ed Egli darà ai discepoli «un altro Consolatore» (14,16.26; 15,26). I discepoli lo conoscono, perché Egli dimora presso di loro e sarà in loro (14,17). Dimorerà in loro (14,17) insegnerà ad essi ogni cosa (14,26) e li guiderà sulla via della verità (16,13). Annunzierà ai discepoli le cose future (16,13). Prenderà da Gesù per dare ai discepoli (16,14), glorificando Gesù (16,14) e rendendo testimonianza di lui, facendo ricordare ai discepoli ciò che Gesù ha fatto e ha detto loro (14,26). Non parlerà da se stesso (16,13), dirà solamente quanto sentirà. Il mondo non lo può accogliere (14,17), non lo vede e non lo conosce (14,17). Lo Spirito darà testimonianza in favore di Gesù di fronte all’incredulità e all’odio del mondo (15,26; 16,8); confuterà il mondo in fatto di peccato, di giustizia e di giudizio (16,8). Dimostrerà ai credenti che il mondo è nel peccato e in errore, e quindi in stato di condanna.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola  - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli):  Se uno mi ama, osserverà la mia parola; chi ama Gesù osserva la sua parola, cioè i suoi comandamenti; si noti che l’espressione «osservare la mia parola» è parallela all’altra già usata dall’evangelista: «osservare i comandamenti» (verss. 15,21). E il Padre mio lo amerà; nel credente l’osservanza dei comandamenti è in pari tempo effetto e segno dell’amore del Padre e del Figlio. Verremo a lui e dimoreremo presso di lui; Cristo risponde indirettamente a Giuda dicendogli che la manifestazione di cui si parla si identifica con la presenza del Padre e del Figlio in coloro che amano ed osservano i comandamenti. Si tratta di una presenza divina del tutto particolare e duratura. Nei verss. 15-23 si trovano le affermazioni più caratteristiche del quarto vangelo, concernenti la così detta «escatologia realizzata» (cf. Giov. 3,18; 5,25). Nella presente sezione non si parla del ritorno di Cristo, che avrà luogo alla fine dei tempi, come di esso si parla in altri testi giovannei (cf. Giov., 6,39ss.; 12,48), in passi dei vangeli sinottici e in quelli delle prime lettere di San Paolo (cf. 1Tessalonicesi, 4, 4-18), ma del ritorno che si attua già fin dall’inizio della predicazione evangelica e che si identifica con la abitazione (dimora) di Cristo nell’animo di coloro che osservano i suoi comandamenti; questa presenza di Gesù costituisce la «escatologia realizzata». Da ciò risulta come in questo stesso capitolo vi siano delle prospettive differenti per quanto riguarda l’escatologia; in Giov., 141-3 la prospettiva escatologica è quella tradizionale; in Giov.,14, 18-21 la prospettiva escatologica è quella della «escatologia realizzata».

Gesù promette lo Spirito - Jacques Guillet: Ripieno dello Spirito Santo e non agendo se non per mezzo suo, Gesù tuttavia quasi non ne parla. Lo manifesta con tutti i suoi atti, ma finché vive in mezzo a noi, non può mostrarlo distinto da sé. Affinché lo Spirito sia effuso e riconosciuto bisogna che Gesù se ne vada (Gv 7,39; 16,7); allora si riconoscerà quel che è lo Spirito e che viene da lui. Gesù quindi non parla ai suoi dello Spirito se non separandosi sensibilmente da essi, in modo temporaneo (Mt 10,20) o definitivo (Gv 14,16 s. 26; 16,13 ss). Nei sinottici sembra che lo Spirito non debba manifestarsi se non nelle situazioni gravi, in mezzo ad avversari trionfanti, dinanzi ai tribunali (Mc 13, 11). Ma le confidenze del discorso dopo la cena sono più precise: l’ostilità del mondo per Gesù non è un fatto accidentale, e se non la manifesta ogni giorno con persecuzioni violente, tuttavia ogni giorno i discepoli sentiranno pesare su di sé la sua minaccia (Gv 15, 18-21), e perciò ogni giorno anche lo Spirito sarà con essi (14,16 s).
Come Gesù ha confessato il Padre suo con tutta la sua vita (Gv 5,41; 8,50; 12,49), così i discepoli dovranno rendere testimonianza al Signore (Mc 13,9; Gv 15,27). Essi, finché Gesù viveva con loro, non temevano nulla; egli era il loro paraclito, sempre presente per prendere la loro difesa e trarli d’impaccio (Gv 17,12). Dopo la sua partenza, lo Spirito occuperà il suo posto per essere il loro paraclito (14,16; 16,7).
Distinto da Gesù, egli non parlerà in nome proprio, ma sempre in nome di Gesù, da cui è inseparabile e che egli «glorificherà» (16, 13 s). Ricorderà ai discepoli gli atti e le parole del Signore e ne darà loro l’intelligenza (14,26); darà loro la forza di affrontare il mondo nel nome di Gesù, di scoprir il senso della sua morte e di rendere testimonianza al mistero divino che si è compiuto in questo fatto scandaloso: la condanna del peccato, la sconfitta di Satana, il trionfo della giustizia di Dio (16,8-11).

Il Paràclito, lo Spirito Santo - Mario Galizzi (Vangelo secondo Giovanni): La parola «Santo» non indica solo una qualità dello Spirito: è santo perché appartiene alla sfera del divino; ma anche una sua funzione: è santo perché santifica, separa, consacra i discepoli per un compito nella storia. Essi infatti dovranno continuare l’opera di Gesù, cioè come Gesù ha fatto e insegnato quello che faceva il Padre, così essi dovranno fare come ha fatto Gesù e insegnare quello che ha insegnato Gesù. È in questo compito che si inserisce l’azione dello Spi­rito, il quale insegnerà loro «ogni cosa», si intende tutto ciò che Gesù ha insegnato, aiutandoli a capire il vero senso del suo insegnamento, e lo farà ricordando loro quanto ha detto Gesù.
La promessa viene fatta a un ristretto gruppo di discepoli, ma non si limita a loro. Gesù sta parlando a coloro che sono la sua comunità ed è alla comunità che fa questa promessa. Lo dimostra il libro degli Atti, scritto assai prima del nostro vangelo, quando racconta che anche altri agiscono e insegnano sotto l’azione dello Spirito (si pensi a Stefano: At 6-7; alla chiesa di Antiochia, dove ci sono «profeti e maestri» e lo Spirito si rivela loro: 13,1-2). È lo Spirito che sostiene in ogni tempo i discepoli del Signore realizzando in continuità la sua missione, dando sempre maggiori capacità per approfondire la conoscenza di Gesù e il suo insegnamento e testimoniarlo.

Lo Spirito Santo - il Dono di Dio - Catechismo della Chiesa Cattolica 733: «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16) e l’amore è il primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l’ha «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rm 5,5).
734 Poiché noi siamo morti, o, almeno, feriti per il peccato, il primo effetto del dono dell’amore è la remissione dei nostri peccati. È «la comunione dello Spirito Santo» (2Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato.
735 Egli dona allora la «caparra» o le «primizie» della nostra eredità; la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell’amare come egli ci ha amati. Questo amore (la carità di 1Cor 13) è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo «forza dallo Spirito Santo» (At 1,8).
736 È per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo il frutto dello Spirito che «è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22-23). Lo Spirito è la nostra vita; quanto più rinunciamo a noi stessi, tanto più lo Spirito fa che anche operiamo. 
«Con lo Spirito Santo, che rende spirituali, c’è la riammissione al paradiso, il ritorno alla condizione di figlio, il coraggio di chiamare Dio Padre, il diventare partecipe della grazia di Cristo, l’essere chiamato figlio della luce, il condividere la gloria eterna».

L’effusione dello Spirito Santo: Ad gentes 3-4: Tutto quanto il Signore ha una volta predicato o in lui si è compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere annunziato e diffuso fino all’estremità della terra, a cominciare da Gerusalemme. In tal modo quanto una volta è stato operato per la salvezza di tutti, si realizza compiutamente in tutti nel corso dei secoli. Per il raggiungimento di questo scopo, Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa a estendersi. Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che Cristo fosse glorificato. Ma fu nel giorno della Pentecoste che esso si effuse sui discepoli, per rimanere con loro in eterno; la Chiesa apparve ufficialmente di fronte alla moltitudine ed ebbe inizio attraverso la predicazione la diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani; infine fu prefigurata l’unione dei popoli nell’universalità della fede attraverso la Chiesa della Nuova Alleanza, che in tutte le lingue si esprime e tutte le lingue nell’amore intende e abbraccia, vincendo così la dispersione babelica.

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” (Gv 1423).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica, manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato e ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo...   
  



25 Maggio 2019

Sabato della V Settimana di Pasqua


Oggi Gesù ci dice:  Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.” (Vangelo).


Vangelo - Dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-21: All’amore di Gesù e all’amore fraterno che anima la comunità cristiana si contrappone l’odio del mondo, cioè di coloro che rifiutano Gesù e che rigettano i suoi discepoli. La vicenda del Maestro si ripete anche nei discepoli perseguitati e Gesù vede in questa dura e cosciente reazione del mondo l’attuarsi di un annunzio biblico, trovato nel Salmo 69,5: “Mi odiano senza ragione”. I discepoli però devono sapere che nelle persecuzioni non saranno soli: il Paraclito sarà accanto a loro, lo Spirito di verità metterà sulle loro labbra una parola di testimonianza. Gli amici sono chiamati a condividere la dolorosa sorte dell’Amico, in questa luce di vera condivisone il martirio non è un incidente di percorso.

Comune destino con Gesù - L’odio del mondo - Basilio Caballero (La Parola per Ogni Giorno): In profondo contrasto con il vangelo di ieri, il cui tema era l’amore di Gesù per i suoi amici e di questi tra di loro, il vangelo di oggi e quello di domani rilevano l’odio del mondo per i discepoli di Cristo. Ma anche questo fa parte della comunione di vita con Gesù.
Il tema riflette l’esperienza della persecuzione che le prime comunità già soffrivano quando venne scritto il quarto vangelo; persecuzione da parte della sinagoga e persecuzione iniziale da parte dell’impero romano.
Ma il cristiano che vive nel mondo ha ragioni di serena speranza in mezzo alle tribolazioni: Cristo lo ha preceduto in questa esperienza e ne è uscito vincitore. «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia». Il cristiano, rinato per Dio con Cristo attraverso la fede e il battesimo, non fa più parte del mondo che rifiuta Dio e il suo inviato.
L’evangelista Giovanni ci informa del momentaneo fallimento di Gesù, a causa dell’incredulità e anche del­la malevolenza dei giudei. Per questo Cristo dice ai suoi: «Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Ma la fede del discepolo ha, attraverso Cristo, la vittoria assicurata sul mondo nemico di Dio: «Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). La persecuzione realizza una maggiore vicinanza e conoscenza di Gesù da parte di chi lo segue con la croce della sofferenza.
Così accadde all’apostolo Paolo con le tribolazioni e i maltrattamenti subiti a causa del vangelo, durante il suo secondo viaggio apostolico, il cui inizio è descritto nella prima lettura. Il suo nuovo compagno di viaggio, al posto di Barnaba, è Sila. Nelle tappe iniziali visitano le comunità istituite nel primo viaggio missionario, e a Listra si associano come compagno Timoteo. In seguito i missionari, sotto l’impulso dello Spirito, si di­spongono a lasciare l’Asia Minore e a imbarcarsi per la Macedonia, in Grecia.

Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Se il mondo vi odia...; Gesù, dopo aver indicato l’intimo rapporto di amore che intercorre tra i discepoli e lui, passa a parlare dell’odio di cui saranno oggetto i suoi discepoli nel mondo. Questa struttura del discorso di Cristo rivela un lavoro di compilazione da parte dell’autore sacro. I discepoli saranno odiati dal mondo; il sostantivo «il mondo» qui è preso apertamente in senso peggiorativo ed ha un significato fortemente ostile; esso indica in sintesi la massa di uomini e le forze del male, le quali, sotto l’impulso di Satana, si oppongono a Cristo ed alla sua Chiesa. L’odio del mondo si manifesterà particolarmente con le persecuzioni che dovranno subire in ogni tempo i discepoli di Cristo; sotto questo aspetto la presente sezione giovannea (15,18-16, 4) presenta dei punti di contatto con i discorsi escatologici dei vangeli sinottici (cf. Mt., 10,16-42; 24,9-14; Mc., 13,9-13; Lc., 21,12-19). Sappiate che prima di voi ha odiato me; l’odio del mondo non deve scoraggiare, né far desistere i discepoli dal loro impegno per la causa del regno, poiché anche il loro Maestro è stato oggetto di odio ostinato e cieco. Gesù ammonisce i discepoli per premunirli contro ogni forma di disorientamento davanti alle prove che li attenderanno (cf. 1Giov., 3,13), poiché nulla è più amaro e sconcertante per l’uomo di vedere che il bene è spesso incompreso e combattuto.

Il mondo vi odia... Nella sacra Scrittura, in modo particolare, si sottolinea la persecuzione del singolo subìta per motivi religiosi (per esempio di  David [1Sam 19,9ss], di un pio [Sal 31,16], sopra tutto dei profeti; Elia (1Re l9), Amos (7,10-17), Geremia (11,18-12,6) e dei martiri dell’epoca dei Maccabei (1Mac 1,57-64; 2Mac 6s). La persecuzione del credenti è la prova della loro fedeltà, come anche preparazione per il giudizio e per la venuta del regno di Dio (Dn 7,25ss). Nel Nuovo Testamento Gesù è colui che è perseguitato a causa della sua missione, però così adempie la volontà di Dio (Gv 5,16; 1Ts 2,15). Come su di lui, così anche sui suoi discepoli, ed in conseguenza sulla  Chiesa, incombono sempre nuove persecuzioni (Mt 10,23; At 8,1) che così appartengono all’essenza del cristianesimo (Lc 21,12; 2Tm 3,11s). Ciò che è decisamente nuovo però è che i perseguitati sono proclamati beati (Mt 5,10s), che essi in forza della sequela di Cristo (2Cor 4,9ss) sono riempiti di tanta gioia (Mt 5,12; 1Cor 4,12) per cui possono pregare pure per i persecutori.

Il mondo - Giuliano Vigini (Dizionario del Nuovo Testamento): Nel concetto di mondo (kosmos) - termine che ricorre nel Nuovo Testamento 186 volte, con particolare frequenza in Gv (oltreché in 1Gv) e nelle lettere di Paolo, specie in 1Cor - si intrecciano realtà diverse: l’intero universo creato e l’umanità che lo popola; la terra abitata (oikoumene) a cui viene destinato l’annuncio del vangelo; il regno dominato da Satana e da tutte le forze ostili a Dio, contro le quali il cristiano è impegnato a combattere; il breve spazio della vita temporale, in cui si innesta, con la venuta di Gesù, il tempo nuovo della salvezza. L’aspetto che emerge con maggiore evidenza nel Nuovo Testamento è la contrapposizione tra il peccato del mondo e la liberazione dal male del mondo operata da Cristo. Le tenebre del mondo sono infatti dissipate da Cristo, la luce del mondo.
Chi segue questa luce non appartiene più al mondo ma a Dio, e riceve, nella verità, la libertà dei figli di Dio.

Il cristiano e il mondo - Colomban Lesquivit e Pierre Grelot: In rapporto al mondo i cristiani si trovano nella stessa situazione complessa in cui si trovava Cristo durante il suo passaggio in terra. Non sono del mondo (Gv 15,19; 17,16); e tuttavia sono nel mondo (17,11), e Gesù non prega il Padre di ritrarneli, ma soltanto di custodirli dal maligno (17,15).
La loro separazione nei confronti del mondo malvagio lascia intatto il loro compito positivo nei confronti del mondo da redimere (cfr. 1 Cor 5,10).
Separati dal mondo. - Anzitutto separazione: il cristiano deve custodirsi immacolato dal mondo (Giac 1,27); non deve amare il mondo (1Gv 2,15), perché l’amicizia per il mondo è inimicizia contro Dio (Giac 4,4) e porta ai peggiori abbandoni (2 Tim 4, 10).
Evitando di modellarsi sul secolo presente (Rom 12,2), rinunzierà quindi alle concupiscenze che ne definiscono lo spirito (1Gv 2,16). In una parola, il mondo sarà un crocifisso per lui ed egli per il mondo (Gal 6,14): se ne servirà come se non se ne servisse (1Cor 7,29ss). Distacco profondo, che evidentemente non esclude un uso dei beni di questo mondo conforme alle esigenze della carità fraterna (1Gv 3,17): tale è la santità che è richiesta al cristiano.
Testimoni di Cristo dinanzi ala mondo - Ma da un altro lato, ecco la missione positiva del cristiano dinanzi al mondo attualmente prigioniero del peccato. Come. Cristo vi è venuto per rendere .testimonianza alla verità (Gv 18,37), così il cristiano è inviato nel mondo (17,18) per rendere una testimonianza che è quella di Cristo stesso (1 Gv 4,17). L’esistenza cristiana, che è tutto l’opposto di una manifestazione spettacolare alla quale Gesù stesso si è rifiutato (Gv 7,35; 14,22; cr. Mt 4,555), rivelerà agli uomini il vero volto di Dio ( cfr . Gv 17,21. 23). Vi si aggiungerà la testimonianza della parola. Infatti i predicatori del vangelo hanno ricevuto l’ordine di annunziarlo al mondo intero (Mc 14,9; 16, 15): vi brilleranno come altrettanti luminari (Fil 2, 15).
Ma il mondo si leverà contro di essi, come già contro Gesù (Gv 15,18), cercando di riconquistare coloro che fossero sfuggiti alla sua corruzione (2Piet 2,19s). In questa guerra inevitabile l’arma della lotta e della vittoria sarà la fede (1Gv 5,4 s): la nostra fede condannerà il mondo (Ebr 11,7; Gv 15,22). Per nulla stupito di essere odiato ed incompreso (1Gv 3, 3; Mt 10,14 par.) ed anche perseguitato dal mondo (Gv 15,18ss), il cristiano è confortato dal Paraclito, lo Spirito di verità, inviato in terra per confondere il mondo: lo Spirito attesta nel cuore del fedele che il mondo commette peccato rifiutando di credere in Gesù, che la causa di Gesù è giusta poiché egli è presso il Padre ed il principe di questo mondo è già condannato (16,8-11). Benché il mondo non lo veda né lo conosca (14,17), questo Spirito rimarrà nel fedele, e lo farà trionfare degli anticristi (1Gv 4,4ss). Ed a poco a poco, grazie alla testimonianza, quelli, tra gli uomini, il cui destino non è definitivamente legato al mondo, riprenderanno posto nell’universo redento che ha Cristo per capo.

Gesù di fronte all’odio - Jean Brière: 1. L’odio del mondo contro Gesù. - Comparendo in un mondo agitato dalla passione dell’odio Gesù ne vede convergere verso di sé le diverse forme: odio dell’eletto di Dio che si invidia (Lc 19,14; Mt 27,18; Gv 5,18), odio del giusto la cui presenza significa condanna (Gv 7,7; 15,24); i capi di Israele lo odiano pure perché vogliono riservare a se stessi l’elezione divina (cfr. Gv 11,50). D’altronde, dietro di essi, è tutto il mondo malvagio ad odiarlo (Gv 15,18): in lui odia la luce, perché le sue opere sono malvagie (Gv 3,20). Si compie così il mistero, annunziato nella Scrittura, dell’odio cieco, senza motivo (Gv 15,25): al di là di Gesù, esso ha di mira lo stesso Padre (Gv 15,23s). Gesù quindi muore, vittima dell’odio; ma con la sua morte uccide l’odio (Ef 2,14.16), perché questa morte è un atto di amore che introduce nuovamente l’amore nel mondo e ve lo fissa definitivamente.
2. L’odio del mondo contro i cristiani. - Chiunque segue Gesù conoscerà la stessa sorte. I discepoli saranno odiati, «a motivo del suo nome» (Mt 10,22; 24,9). Non devono stupirsene (1Gv 3,13); anzi se ne devono rallegrare (Lc 6,22), perché cosi sono associati al destino del loro maestro; il mondo li odia perché non sono del mondo (Gv 15,19; 17,14). Si rivela così il nemico che agiva fin dalla origine (Gv 8,44); ma Gesù ha pregato per essi, non perché siano tolti dal mondo, ma perché siano salvaguardati dal maligno.
3. Odiare il male e non gli uomini. - Come Gesù, contro il quale il principe di questo mondo non può nulla (Gv 14,30; 8,46), come il Dio santo, il Padre santo (Gv 17,11), così anche i discepoli avranno l’odio del male. Sapranno che c’è incompatibilità radicale tra Dio ed il mondo (1Gv 2,15; Giac 4,4), tra Dio e la carne (Rom 8,7), tra Dio ed il denaro (Mt 6,24). Per sopprimere in sé ogni complicità con il male, essi rinunceranno a tutto e giungeranno fino ad odiare se stessi (Lc 14,26; Gv 12,25). Ma di fronte agli altri uomini non ci sarà odio alcuno nel loro cuore: «chi odia il proprio fratello è nelle tenebre» (1Gv 2,9-11; 3,15). L’amore è la sola regola, anche nei confronti dei nemici (Lc 6,27). Al termine di questa storia dell’odio, la situazione per il cristiano è quindi chiara, e una netta linea di condotta è stata tracciata: amare tutti gli uomini, odiare se stesso. L’uomo senza Cristo (Ef 2,11ss; Tito 3,3s) poteva immaginare di trovare nell’odio una affermazione di sé, ma il tempo di Caino è passato; il cristiano sa che solo l’amore fa vivere e rende simile a Dio (1Gv 3, 11-24).

Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
*** “Un servo non è più grande del suo padrone” (Gv 15,20).
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.

Preghiamo con la Chiesa: Dio onnipotente ed eterno, che nel battesimo ci hai comunicato la tua stessa vita, fa’ che i tuoi figli, rinati alla speranza dell’immortalità, giungano con il tuo aiuto alla pienezza della gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...