8 DICEMBRE 2025
IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ
Gen 3,9-15.20; Salmo Responsoriale Dal Salmo 97 (98); Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38
La Bibbia e i Padri della Chiesa (I Padri Vivi): L’Immacolata Concezione di Maria significa la sua preservazione da qualunque macchia di peccato originale. Questo grande privilegio è stato concesso a Maria in vista dei futuri meriti di Cristo. Lei è il primo essere umano redento da Cristo e nel modo più sublime: grandi cose ha fatto in lei l’Onnipotente. Maria, preservata dalla macchia del peccato, appare come la Nuova Eva, che darà al mondo l’atteso Salvatore e starà a fianco del Nuovo Adamo. Come prima redenta degli uomini, e redenta in modo eccezionale, avrà un ruolo particolare nell’opera della salvezza. Maria, libera dal peccato, vive in una totale donazione a Dio, sta in profonda unione con lui. È perciò l’archetipo e nello stesso tempo l’inizio della Chiesa, la Sposa di Cristo. Per i credenti, poi, Maria rimane per sempre il modello della santità.
Lei, benedetta fra le donne, diventerà per il popolo di Dio la protettrice di grazia e l’appoggio nella trasformazione spirituale. È per questo che a Maria Immacolata viene rivolta l’incessante preghiera: che ci ottenga la purezza del cuore, ci soccorra nella lotta contro il peccato, ci aiuti a guarire le ferite inflitteci dal male. Lei, Vergine fedele, ci impetrerà anche la fedeltà a Dio in tutte le situazioni di vita
Colletta
O Padre, che nell’Immacolata Concezione della Vergine
hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio,
e in previsione della morte di lui
l’hai preservata da ogni macchia di peccato,
concedi anche a noi, per sua intercessione,
di venire incontro a te in santità e purezza di spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
La definizione del dogma - Ineffabilis Deus: Perciò, dopo aver offerto senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre private preghiere e quelle pubbliche della Chiesa a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e sostenere la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato il soccorso di tutta la corte celeste, e invocato con gemiti lo Spirito consolatore, per sua ispirazione, a onore della Santa e indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, a esaltazione della fede cattolica, e a incremento della religione cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo: La dottrina, che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli. Quindi, se qualcuno (che Dio non voglia!) deliberatamente presumerà di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito, conosca e sappia di essere condannato dal suo proprio giudizio, di aver fatto naufragio nella fede, di essersi separato dall’unità della Chiesa, e di essere inoltre incorso da sé, «per il fatto stesso», nelle pene stabilite dalle leggi contro colui che osa manifestare oralmente o per iscritto, o in qualsiasi altro modo esterno, gli errori che pensa nel suo cuore.
I Lettura: Bibbia di Gerusalemme: v. 15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno. Questo versetto constata l’ostilità fondamentale tra il serpente e l’umanità, ma lascia intravedere la vittoria finale dell’umanità: è un primo barlume di salvezza, il «Protovangelo». La traduzione greca, cominciando l’ultima frase eon un pronome maschile, attribuisce questa vittoria non alla discendenza della donna in generale, ma a uno dei figli della donna: è così preparata l’interpretazione messianica già presente nella tradizione ebraica antica, ripresa poi ed esplicitata da molti Padri della Chiesa. Con il Messia. sua madre è implicata, e l’interpretazione mariologica della traduzione latina ipsa conteret è divenuta tradizionale nella Chiesa.
II Lettura: Bibbia per la formazione cristiana: L’azione salvifica del Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito: Fin dalla prima frase dell’inno, Paolo afferma che la salvezza ha la sua origine esclusivamente in Dio, nella sua volontà eterna di essere il Dio con noi, in Gesù Cristo suo Figlio, e di realizzare la salvezza tramite la comunicazione di se stesso nel suo Spirito e attraverso i suoi doni.
L’iniziativa è del Padre. Per sua libera decisione, Dio ha instaurato da sempre un rapporto con gli uomini. Per mezzo del Cristo e nel Cristo siamo stati scelti per essere suoi figli, per comportarci come tali nel mondo e per ricevere la pienezza di questa condizione filiale nella gloria.
La salvezza degli uomini non dipende, in ultima analisi, dall’iniziativa dell’uomo o da qualsiasi forza terrena, ma è stata voluta da Dio nel suo Figlio da sempre.
Il Figlio realizza il disegno di Dio. Nel momento culminante in cui il Figlio si fa uomo, il Padre ci fa conoscere e ci comunica il mistero eterno della nostra vita: siamo stati scelti «nel Cristo», redenti «mediante il suo sangue» perché diventassimo figli del Padre e fratelli fra di noi, destinati a essere riuniti nel Cristo e a comprendere che il Cristo è il cuore e il culmine, il principio e la fine del disegno amoroso di Dio su tutti gli uomini, giudei e pagani.
Vangelo
Ecco, concepirai un figlio e lo darai alla luce.
Ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio: l’onnipotenza di Dio getta luce sul mistero dell’immacolata concezione della Beata Vergine Maria, lo illumina e lo rivela. Ci fa intuire che la Vergine Maria è stata pensata, concepita, voluta, creata da Dio per Dio. Anche noi, come Maria, siamo stati creati da Dio per Dio, come Maria, siamo stati pensati per un progetto di amore e di salvezza, come Maria, Dio Padre, in Cristo, ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l’angelo si allontanò da lei.
Rallègrati, piena di grazia - Il testo lucano è pieno di sorprese. Innanzi tutto, contrariamente alle attese popolari, la realizzazione del progetto salvifico, svelato nelle parole dell’angelo, non parte da Gerusalemme, ma da un paese sconosciuto, Nazaret, situato in una regione posta in periferia e semipagana (Cf. Mt 4,15). Ma la sorpresa più grande è che la realizzazione del progetto salvifico prevede come condizione necessaria il sì di una donna.
Il nome della donna è Maria. Il saluto che l’angelo Gabriele le rivolge esce dall’ambito di un comune saluto: «Rallègrati, piena di grazia». In egual modo, i profeti invitavano la «vergine figlia di Sion» (Is 37,22) a rallegrarsi a motivo della prossima venuta del Signore Dio in mezzo al suo popolo: «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! [...]. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te» (Sof 3,13; Cf. Is 49,13; Gl 2,21). Un singolare accostamento: Maria è la nuova Figlia di Sion, nel cui seno, come nel Tempio, verrà a dimorare Dio stesso (Cf. v. 33: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra»). Dio «prende veramente possesso del grembo di Maria, che diviene la sua dimora vivente, quale figlia di Sion, cioè rappresentante del nuovo popolo eletto» (A. Poppi).
E ancora, a Maria, l’angelo Gabriele promette l’assistenza di Dio, la sua vicinanza, la sua forza, la sua consolazione: «Il Signore è con te». Tutto il favore di Dio è riversato su di lei, lei è la piena di grazia: Dio l’ha colmata di grazia, ella è «la “graziata”, la “gratificata” per eccellenza. L’appellativo che sta per il nome proprio fa pensare che la “grazia” fa come parte del suo essere, la possiede per sempre, fin dalla nascita» (Ortensio Da Spinetoli).
… piena di grazia: Come Salve non traduce bene “chaire” così piena di grazia non traduce esattamente “kecharitoméné”. Non si tratta - è certo - di grazia santificante qui, ma del favore divino riversato su Maria.
Maria in altri termini è stata prevenuta dalla grazia, è una privilegiata appunto perché ricolmata di grazia da parte di Dio. «Il participio è al perfetto perché Maria è stata da sempre e resta per sempre l’oggetto del favore eccezionale che il carisma della maternità messianica suppone». M. Cambe.
L’annunzio turba Maria in quanto decisa a rimanere vergine: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». Come fa notare Giovanni Leonardi (L’infanzia di Gesù), la «più comune interpretazione tra gli esegeti cattolici è la seguente. Maria obietterebbe: “Come posso diventare madre dal momento che ho l’intenzione o il proposito di non conoscere uomo?”, cioè qualsiasi uomo, vale a dire di restare vergine. Maria cioè obietterebbe il suo proposito di castità perfetta». Tali esegeti fondano la loro tesi sul presente greco, io non conosco uomo, usato da Maria e che indica azione continua.
René Laurentin, che segue questa interpretazione, porta questa esemplificazione: «Portiamo un esempio moderno per illustrare questi due termini astratti: se qualcuno, a cui si offre una sigaretta, risponde: “non fumo”, si capisce che questo significa “io non fumo mai” e non “io non sono nell’atto di fumare”». Il proposito di restare vergine per quei tempi era qualcosa di inusitato, in quanto la verginità era equiparata alla sterilità (Cf. Gen 30,23; Gdc 11,37; 2Sam 13,20); una condizione sfavorevole, a volte intesa come castigo di Dio, che poneva la donna agli ultimi gradini della società civile. Una donna senza figli era una donna in balia di tutti soprattutto se alla sterilità si assommava la disgrazia della vedovanza. Ma da molte testimonianze storiche si evince che nell’antichità la verginità era anche praticata: per esempio, gli Esseni di Qumran si astenevano dall’uso matrimoniale, vivendo praticamente come celibi, per conservare la purità legale, in vista dell’avvento del Regno di Dio.
Maria è pronta a fare la volontà di Dio, ma non sa come conciliare la verginità con la maternità: praticamente, come una vergine può essere madre senza conoscere uomo?
Se «Dio le ha ispirato di rimanere vergine, Dio le domanda oggi di diventare madre: Dio non si contraddice. Ma bisognava forse che, accettando un tempo di restare vergine, essa rinunciasse ad essere madre per poterlo diventare oggi. Come fu necessario che Abramo, perché potesse effettivamente diventare il padre di una posterità numerosa come le stelle del cielo e l’arena del mare, rinunciasse, accettando di immolarlo, all’unico figlio, sul quale riposavano le promesse divine... Ma tale è la legge stessa dell’ordine soprannaturale: che la vita nasca dalla morte, che solo salvi la sua vita colui che accetta di perderla, in altri termini, che l’uomo non possieda mai se non ciò che ha donato» (S. Lyonnet). Maria, comunque, decide di fidarsi di Dio; infatti, la risposta dell’angelo dissipa ogni dubbio, «nulla è impossibile a Dio».
Lo Spirito Santo ti coprirà con la sua ombra: una promessa dalla quale si evince che ora, ante tempus, in Maria si realizza una parola del Cristo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che [...] dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,16-17).
Maria sarà adombrata dallo Spirito Santo. In Esodo 40,35 il verbo adombrare indica la nube che fa ombra sopra il Tabernacolo e simboleggia la gloria di Dio che riempie la Dimora. Su Maria scenderà lo Spirito Santo e questo non significa che lo Spirito Santo sarà il padre biologico del bambino, ma la nascita di quest’ultimo sarà il risultato di un’azione miracolosa della potenza divina. Al dire di P. Benoit, l’angelo «insinua chiaramente che lo Spirito Santo svolgerà il ruolo di principio creatore e produrrà la vita nel seno di Maria. Ciò che lo Spirito, questo soffio creatore, fa sin dalle origini del mondo, lo farà nel seno di Maria producendo una concezione verginale». Questa azione divina è allo stesso tempo una chiara attestazione della divinità del Bambino: «Colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio».
Ed ecco, Elisabetta..., Maria crede per fede, non per il segno che le viene dato. La sua fede è fondata sulla certezza che Dio è fedele alle sue promesse e che la parola di Dio, in ordine alla salvezza, è «viva ed efficace» (Eb 4,12).
Con un atto di obbedienza e di fede da parte di Abramo era iniziata la storia della salvezza (Cf. Gen 12,1ss), ora è arrivata al suo pieno compimento nell’umiltà, nell’obbedienza e nella fede di una Vergine: «avvenga per me secondo la tua parola».
Maria nel Vangelo d’infanzia di Luca - Giuseppe Barbaglio: Più ricco dal punto di vista mariologico è senz’altro il vangelo d’infanzia lucano nel quale Maria trascende i limiti della sua individualità per assurgere a figura rappresentativa e ideale della comunità cristiana specchio dei credenti.
Nel primo dittico della sezione lucana dei cc. 1-2, annuncio della nascita del Battista e annuncio della nascita di Gesù, l’incredulità di Zaccaria per contrasto evidenzia l’adesione di Maria: «L’angelo gli (a Zaccaria) rispose: Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a suo tempo» (1,19-20). «Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (1,38). Ancor più esplicita in proposito la dichiarazione ispirata di Elisabetta: «È beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore» (1,45). Preso poi in se stesso, il racconto dell’annuncio dell’angelo a Maria (l,26ss) documenta anzitutto la credenza della chiesa lucana nella verginità di Maria che concepisce per opera dello Spirito santo e per intervento della potenza dell’Altissimo. Di rilievo è pure l’appellativo «piena grazia» (kecharitómené), cioè oggetto del beneplacito di Dio che l’ha scelta come madre del suo figlio: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo». Né possiamo passare sotto silenzio l’allusione alla figlia di Sion, che un celebre oracolo di Sofonia esortava così alla gioia: «Gioisci (chaire), figlia di Sion, esulta, Israele, rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!... Re d’Israele è il Signore in mezzo a te» (3,14-15); allusione presente in 1,28: «Gioisci (chaire), o piena di grazia, il Signore è con te».
Tale accostamento di motivi, invito alla gioia, motivato dalla presenza Dio rispettivamente nel suo popolo e in Maria, evidenzia l’intenzione di Luca di mostrare Maria come personificazione del popolo di Dio dei tempi ultimi, luogo della presenza salvifica di Dio. Il mistero della madre del figlio di Dio, poi, appare al centro del brano successivo della visita di Maria ad Elisabetta, che pronuncia queste parole profetiche: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (1,42-43). L’inno del Magnificat, messo sulla bocca di Maria, da parte sua esprime un motivo caro a Luca: Dio si è piegato verso gli umili e i poveri con sguardo di benevolenza e di promozione. Maria impersona qui il destino di grazia del mondo dei disprezzati, in concreto della comunità lucana, la cui causa è stata abbracciata da Dio.
Nel racconto della nascita di Gesù (2,1-22) significativa per il nostro tema è l’annotazione dell’evangelista in 2,19: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Non c’è dubbio che essa rappresenta la comunità dei credenti intenta nella meditazione ad approfondire e rivivere nel suo intimo la valenza salvifica dell’evento di Cristo. Si veda anche l’annotazione parallela di 2,51b: «Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore». Il testo si riferisce alla risposta di Gesù che per la sua taciuta permanenza a Gerusalemme aveva addotto il motivo di doversi dedicare alla causa del Padre celeste. Non molto dissimile però appare anche 2,33: «Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui». Lo stupore qualifica la reazione umana davanti alle meraviglie dell’azione divina nella storia. Maria però non è solo spettatrice, né solo emotivamente partecipe alla vicenda del figlio. In realtà ella vi è coinvolta, soprattutto nel destino di croce di Gesù, come preannuncia l’oracolo profetico di Simeone: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (2,34-36).
Infine, figlio di Maria, Gesù nondimeno è figlio di Dio, votato al progetto salvifico del Padre suo celeste. Lo illustra il racconto conclusivo del vangelo d’infanzia: pellegrino nella città santa e prolungata la sua permanenza a Gerusalemme all’insaputa di genitori, egli rivendica la sua autonomia da loro e la sua dedizione alle cose del Padre celeste. Giuseppe e Maria non riescono a comprendere il figlio nella sua presa di distanza dalla famiglia terrena (2,41ss).
Peccato originale - Gianni Golzani: È il primo peccato dell’uomo, per cui Adamo ed Eva hanno disobbedito li Dio, mangiando il frutto dell’albero della “conoscenza del bene del male” (Gn 3,1-7). Questo primo peccato ha coinvolto rutti gli uomini, come afferma s. Paolo: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori […]. Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,19 e 12).
La verità del peccato originale comprende due aspetti: il peccato viene dall’uomo ed è opera della sua volontà, esso si diffonde a tutti gli uomini come una drammatica eredità. La prima affermazione rifiuta tanto la concezione tragica del mondo greco, secondo cui l’uomo si piega sotto il fardello di un destino cieco e crudele, quanto la concezione gnostica e manichea, per le quali il male è una realtà che imprigiona l’uomo nel corpo e nella materia, corrompendolo; la seconda, invece, richiama ohe il peccato non è un fatto puntuale e isolato, ma fa parte di un tessuto sociale negativo: è già all’opera fuori e dentro di noi prima ancora che noi lo compiamo.
La dottrina del peccato originale. La piena coscienza della dottrina del peccato originale si ebbe nella Chiesa con s. Agostino d’Ippona; prima di lui, salvo poche eccezioni, i Padri della Chiesa erano più preoccupati di salvaguardare la libertà dell’uomo che di chiarire l’origine storica del peccato. Le Scritture stesse, a ben guardare, parlano di un peccato universale più che di un peccato ereditario ed esemplificano il fatto che tutti sono peccatori nella storia simbolica di Adamo, l’uomo. Con Agostino, invece, la verità del peccato originale entra nella fede cristiana: proclamata nel concilio di Cartagine del 418, a conclusione della polemica con i pelagiani, è stata autorevolmente ribadita nel decreto De peccato originali del concilio di Trento. Il magistero non lega il suo insegnamento al peccato di Adamo, ma alla necessità della grazia battesimale per essere salvi: il peccato, presente in tutti gli uomini fin dalla nascita, può essere cancellato solo dalla grazia di Cristo che ci è concessa con il battesimo.
Coerentemente con questo, la teologia attuale ha spostato l’attenzione dalla colpa di Adamo alla nostra. Il peccato originale nell’uomo può essere compreso come una condizione storica di oggettivo, anche se non voluto, allontanamento dalla grazia: la teologia la presenta come una condizione di colpevolezza fondamentale, sorgente di altri peccati o di socialità negativa (descritta anche con la categoria del peccato del mondo) che stravolge il senso delle relazioni umane e avvolge chiunque nasce. In quanto peccatore, l’uomo - già dalla nascita - ha in sorte una vita drammaticamente scissa, segnata da un’oggettiva ordinazione a Cristo e da una reale solidarietà con una storia umana di peccato; sarà la sua libertà a riunificarne l’esistenza, o sotto Adamo nel segno del peccato personale, o sotto Cristo nel segno dell’accoglienza e della risposta alla sua grazia.
Il voto di verginità di Maria - Agostino, La santa verginità IV, 4: La verginità di Maria fu certamente molto gradita e cara [al Signore]. Egli non si contentò di sottrarla - dopo il suo concepimento - a ogni violazione da parte dell’uomo, e così conservarla sempre incorrotta. Già prima d’essere concepito volle scegliersi, per nascere, una vergine consacrata a Dio, come indicano le parole con le quali Maria replicò all’angelo che le annunziava l’imminente maternità. Come potrà accadere una tal cosa, disse, se io non conosco uomo?
Il Santo del Giorno - 8 Dicembre 2025 - Immacolata Concezione di Maria. Il cammino di perfezione scelto giorno dopo giorno: Cos’è la perfezione cristiana? È la capacità di affidarsi totalmente e continuamente a Dio; è la vita vissuta nella luce del Creatore per diventare un suo riflesso nel mondo. Non si tratta di un orizzonte impossibile, di un obiettivo lontano, ma di una scelta che ognuno può fare ogni giorno nella propria vita quotidiana. Oggi la Chiesa celebra l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, ricordando così che l’intera esistenza della Madre di Dio ha avuto il sapore della santità, cioè della decisa donazione di sé e della cristallina testimonianza dell’amore del Padre. Un percorso che ha avuto nel suo «sì» davanti all’annuncio dell’arcangelo Gabriele. I credenti hanno sempre “saputo” che Maria era una creatura pura e perfetta, immagine di un’umanità realizzata. I teologi cominciarono a riflettere su questa verità nel XIV secolo con Duns Scoto. Pio IX, infine, proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria nel 1854. (Matteo Liut)
I sacramenti che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro,
guariscano in noi le ferite di quella colpa
da cui, in modo singolare,
hai preservato la beata Vergine Maria
nella sua Immacolata Concezione.
Per Cristo nostro Signore.