5 Dicembre 2025
Venerdì I Settima di Avvento
Is 29,17-24; Salmo Responsoriale Dal Salmo 26 [27]; Mt 9,27-31
Colletta
Risveglia la tua potenza e vieni, Signore Gesù:
dai pericoli che ci minacciano a causa dei nostri peccati
la tua protezione ci liberi,
il tuo soccorso ci salvi.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre.
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi - Papa Francesco (Angelus ): Questo episodio [la guarigione dell’uomo cieco dalla nascita. Cfr. Gv 9,1-41] ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio. Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Se adesso vi chiedessi: “Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?” Cosa rispondereste? Ognuno risponda nel suo cuore.
Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.
I Lettura: Il passo di Isaia 29,17-24 descrive una trasformazione radicale: il Libano diventerà un luogo fertile, e in quel giorno “i sordi udranno le parole del libro”, gli occhi dei ciechi, liberati dall’oscurità e dalle tenebre, vedranno, gli “umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele”.
“Sarebbe esagerato voler vedere in queste immagini un semplice senso spirituale del quale certamente non mancano. Quando verrà il Messia, quando sarà instaurato il suo regno e tutto sarà stato trasformato e la società arà stata redenta, allora non potrà esistere il male in nwssun senso. Tanto il male cosmico come il male umano scompariranno. perché non vi saranno più né tiranni né schernitori né giudici né testimoni prezzolati. Tutti ascolteranno e tutti vedranno. Perché tutti vivranno sottomessi alla parola di Yahveh e alla sua volontà salvifica, unitiva e trasformante. Scomparirà completamente la morte per la mancanza degli elementi che la producono. I redenti conoscendo l’opera di Dio, proclameranno l’inviolabilità di Yahveh con la fedeltà della loro vita pienamente ossequiente al volere divino. Con la loro stessa vita santificheranno il nome di Yahveh che, essendo visto nel loro giusto comportamento, favorirà la conoscenza della sapienza di tutti coloro che, per ignoranza stavano ciechi e sordi ai disegni di Dio. I giusti saranno come specchi che riflettono la divinità, felici in se stessi e testimoni diretti di mediazione salvifica universale” (Epifanio Gallego).
Vangelo
Gesù guarisce due ciechi che credono in lui.
Claude Tassin (Vangelo di Matteo): Gesù lascia la casa del notabile e due ciechi si mettono sui suoi passi (v, 27), implorando la sua pietà, la misericordia di cui ha fatto l’obiettivo della sua missione (cfr.v. 13).
Essi lo invocano come il «figlio di Davide» un’invocazione naturale per i tribolati della Palestina spesso pronti a vedere il messia in chiunque. Gesù lascia dire. Ma, fin dalla storia della sua infanzia, il lettore sa bene in qual profondo senso Gesù è «figlio di Davide».
La seconda parte (vv. 28-30) si svolge in privato, «nella casa», e ruota attorno al motivo della fede intesa come la fiducia in un potenza che può soccorrere: «Avvenga a voi secondo la vostra fede», dice Gesù, come in precedenza al centurione (8,13) e più tardi alla donna cananea (15,28).
Egli stabilisce così uno stretto rapporto fra la preghiera fiduciosa e il beneficio concesso. Allora, prosegue il testo, «i loro occhi si aprirono». Si pensa così alla promessa di Isaia 35,5: «Allora si schiuderanno gli occhi dei ciechi». Infine Gesù ordina di conservare il segreto, sulla base dell’episodio del lebbroso secondo Marco 1,43-45. Ma questo particolare, qui, non serve che a sottolineare l’impossibilità del segreto (v. 31): come per la risurrezione della fanciulla, tutto il paese ne è a conoscenza: si è compreso che è invocando Gesù come il Messia che i ciechi hanno riacquistato la vista? Per il momento, Matteo lascia la domanda in serbo.
In pratica, il racconto non è che una copia della prossima scena di Gerico (Mt 20,29-34) completata da prestiti
differenti. Fin d’ora, Matteo narra una guarigione di ciechi per evidenziare la novità dell’opera del Cristo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,27-31
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 27 Due ciechi; il racconto presenta delle affinità con quello del cieco di Gerico (cf. Mt., 20,29-34); i due infelici stanno insieme per tenersi compagnia e per aiutarsi vicendevolmente. I ciechi del vangelo gridano sempre quando si rivolgono a Gesù; ciò deriva dal fatto che essi, data la loro condizione, non si rendono conto della distanza e che il grido rende più accorata la richiesta. Figlio di Davide: designazione messianica, molto usata dagli Ebrei.
28 Arrivato a casa; non è indicata la persona alla quale apparteneva la casa; è superfluo avanzare congetture e pensare che la casa fosse di Pietro o di Matteo; Gesù poté anche avere una casa a sua disposizione.
Sì, o Signore: titolo di rispetto. Gesù insiste sulla fede, condizione necessaria per ottenere un intervento miracoloso.
29 Toccò loro gli occhi; espressione vaga: essa può anche far supporre che Gesù sollevasse le palpebre dei due ciechi, quasi ad indicare che egli scopriva le pupille alla luce.
30 Gesù proibisce ai ciechi guariti di divulgare la notizia del miracolo, poiché essi lo avevano indicato come Messia (Figlio di Davide, verso 27).
La cecità - F. Graber (Cieco in Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento):Nel tardo-giudaismo la cecità, dal momento che impediva gli uomini dallo studio della legge, era considerata come punizione di Dio per una qualche colpa umana (St.-B. II, 193): per es. in Pea 8,9, si dice che ogni giudice venale diverrà cieco nella sua vecchiaia. Al vedere un cieco si dice: «È glorificato il giudice della verità», volendo dire con ciò che la cecità è un giusto giudizio di Dio sui peccati di quell’uomo o anche sulla colpa dei suoi genitori che si ripercuote anche sui figli (Schlatter 222; Bultmann, 250ss). C’è addirittura chi crede di poter dedurre da determinate punizioni i peccati corrispettivi (St.B. l.c); questo modo di vedere le cose si aggancia a Dt 28,28. La comunità di Qumran (esseni) esclude dal proprio seno i ciechi, nonché altri affetti da deficienze fisiche (cf. lQSa II 6; 1QM VII 4s); dovrebbe esserci qui una connessione con Lv 21,18, per quanto la disposizione venga motivata col fatto che nella comunità si trovano angeli-santi.
Nel Nuovo Testamento la cecità viene variamente giudicata: 1) Gesù offre la sua comunanza anche ai ciechi e così dà loro di aver parte al regno di Dio; contrariamente alla prassi vigente a Qumran, egli esorta colui che gli dà ospitalità a invitare poveri e ciechi (Lc 14, 13.21). 2) Le molte guarigioni di ciechi operate da Gesù (Mt 9,27ss; 12,22; 15,30; 21,14; Mc 8,22ss; 10,46 par.; Lc 7,21) sono segni messianici. Quando Giovanni, che non sapeva che pensare di Gesù, si rivolge a lui con una richiesta di spiegazione, Gesù risponde: «I ciechi ricuperano la vista» (Mt 11,5) facendo così riferimento a Is 29,18 e 35,5. Gesù dimostra che il tempo della salvezza promesso dal profeta è divenuto, ora, presente nella sua comparsa e nella sua opera, che è ormai cominciata l’epoca del paradiso in cui non vi sarà più cecità di sorta.
Nella guarigione del cieco nato, in Gv 9,1ss, Gesù respinge la questione, ovvia per il giudaismo, di chi fosse la colpa di questa cecità congenita, e trasforma la domanda: «per qual causa quest’uomo è cieco?» nella seguente: «per qual fine egli è cieco?». In primo piano balza non già il peccato dell’uomo come eventuale causa della sofferenza, ma l’opera salvifica di Dio (v. 3): «è così, perché si manifestassero in lui le opere di Dio». Il che ci riporta di nuovo nel cuore del problema sul potere, la missione e il significato di Gesù: nel momento che Gesù, luce del mondo, dona al cieco la luce degli occhi, è un’opera di Dio che si compie in lui (v. 3) e nello stesso tempo, in tale opera, Dio rivela Gesù come luce del mondo. «Gesù rende visibile la realtà del perdono divino, facendo di distrutta, dipendente, una vita sana e libera» (Schlatter 224).
3) In At 13,11 si narra di un accecamento conseguente a una maledizione. Il passo intende illustrare la superiorità dei messaggeri cristiani sul mago pagano. L’insuccesso del mago illustra il potere di Dio sulla magia e sul’opera dei demoni.
4) Abbiamo il significato traslato in Mt 15,14, dove Gesù chiama i farisei «ciechi, guide di ciechi». In tal modo egli vuol alludere, così come in Rm 2,19, a quel che i giudei scribi pensavano di loro stessi rivendicavano per sé il titolo onorifico di hodègói typhlôn (guide di ciechi), perché si consideravano gli unici interpreti competenti della legge, e quindi anche gli unici a poter far da guida e da criterio legittimo ai «ciechi» pagani, ai quali essi comunicavano verità e conoscenza come «portatori di luce». La cecità del fariseo non provoca in Gesù alcun senso di compassione, bensì un giudizio di condanna, perché è indizio dello stato d’indurimento (cf. anche Mt 23,16s.19.26; 16,4) Il parallelo a Mt 15,14 in Lc 6, 39 va inteso certamente in maniera diversa. Lc 6, 39, se lo connettiamo col detto sul giudicare, dovrebbe ansi interpretato: «come puoi elevarti a giudice tu che sei cieco e non disponi di alcun criterio?».
Gesù dinanzi alla malattia - Jean Giblet e Pierre Grelot (Malattia-Guarigione in Dizionario di Teologia Biblica): 1. Durante il suo ministero, Gesù trova ammalati sulla sua strada. Senza interpretare la malattia in una prospettiva di retribuzione troppo stretta (cfr. Gv 9,2 s), egli vede in essa un male di cui soffrono gli uomini, una conseguenza del peccato, un segno del potere di Satana sugli uomini (Lc 13,16). Ne prova pietà (Mt 20, 34), e questa pietà guida la sua azione. Senza soffermarsi a distinguere ciò che è malattia naturale da ciò che è possessione diabolica, «egli scaccia gli spiriti e guarisce coloro che sono ammalati» (Mt 8,16 par.). Le due cose vanno di pari passo.
Manifestano entrambe la sua potenza (cfr. Lc 6,19) ed hanno infine lo stesso senso: significano il trionfo di Gesù su Satana e la instaurazione del regno di Dio in terra, conformemente alle Scritture (cfr. Mt 11,5 par.).
Non già che la malattia debba ormai sparire dal mondo, ma la forza divina che infine la vincerà è fin d’ora in azione quaggiù. Perciò, dinanzi a tutti gli ammalati che gli esprimono la loro fiducia (Mc 1,40; Mt 8,2-6 par.), Gesù non manifesta che una esigenza: credere, perché tutto è possibile alla fede (Mt 9,28; Mc 5,36 par.; 9,23). La loro fede in lui implica la fede nel regno di Dio, ed è questa fede a salvarli (Mt 9,22 par.; 15,28; Mc 10,52 par.).
2. I miracoli di guarigione sono quindi in qualche misura un’anticipazione dello stato di perfezione che l’umanità ritroverà infine nel regno di Dio, conformemente alle profezie. Ma hanno pure un significato simbolico relativo al tempo attuale. La malattia è un simbolo della stato in cui si trova l’uomo peccatore: spiritualmente, egli è cieco, sordo, paralitico ... Quindi la guarigione del malato è anche un simbolo: rappresenta la guarigione spirituale che Gesù viene ad operare negli uomini. Egli rimette i peccati del paralitico e, per dimostrare che ne ha il potere, lo guarisce (Mc 2,1-12 par.). Questa portata dei miracoli-segni è messa in rilievo soprattutto nel quarto vangelo: la guarigione del paralitico di Bezatha significa l’opera di vivificazione compiuta da Gesù (Gv 5, 1-9.19-26), e quella del cieco nato fa vedere in lui la luce del mondo (Gv 9). I gesti che Gesù compie sugli ammalati preludono cosi ai sacramenti cristiani.
Egli infatti è venuto quaggiù come il medico dei peccatori (Mc 2,17 par.), un medico che, per togliere le infermità e le malattie, le prende su di sé (Mt 8,17 = Is 53,4). Tale sarà di fatto il senso della sua passione: Gesù parteciperà alla condizione dell’umanità sofferente, per poter trionfare infine dei suoi mali.
La cecità spirituale: “Se tu dicessi: «Mostrami il tuo Dio»; io ti direi: «Mostrami il tuo uomo e io ti mostrerò il mio Dio». Mostra quindi se gli occhi della tua mente vedono e se le orecchie del tuo cuore odono. Infatti, come gli occhi corporei percepiscono gli oggetti che si muovono su questa terra, notando le differenze fra una cosa e l’altra, la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, il simmetrico e l’asimmetrico, il proporzionato e il deforme [e analogamente si deve dire a proposito di quanto è udito dalle orecchie: suoni acuti o gravi o armoniosi], non diversamente le orecchie del cuore e gli occhi della mente possono vedere Dio. Infatti, Dio può essere visto soltanto da coloro che sono in grado di vederlo, da coloro, cioè, che hanno gli occhi dello spirito ben aperti. Infatti, sebbene tutti abbiano gli occhi, quelli di talune persone sono talora avvolti dall’oscurità e perciò incapaci di contemplare la luce del sole. Se i ciechi non sono in grado di vedere nulla, non per questo la luce del sole non risplende: la causa è da ravvisarsi unicamente nella loro cecità. Allo stesso modo, anche gli occhi del tuo spirito sono accecati dai tuoi peccati e dalle cattive azioni che commetti.» (Teofilo di Antiochia).
Il Santo del Giorno: 5 Dicembre 2025 - Beato Filippo Rinaldi: Nato nel 1856 a Lu Monferrato nell’Alessandrino, Filippo Rinaldi a 21 anni conobbe don Bosco. Divenuto prete nel 1882 e maestro dei novizi, fu inviato in Spagna dove divenne Ispettore e contribuì allo sviluppo dei Salesiani in loco. Da vicario generale della congregazione, diede impulso ai cooperatori, alla pastorale vocazionale, istituì le federazioni mondiali degli ex allievi e allieve, fu attento al mondo del lavoro. Sostenne le Figlie di Maria Ausiliatrice e intuì il ruolo delle «Zelatrici», future «Volontarie di don Bosco». Nel 1921 fu eletto terzo successore di don Bosco. Morì nel 1931 a Torino. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1990 nella piazza antistante la Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, dove riposa nella cripta della stessa Basilica. (Avvenire)
Signore, che ci hai colmato con i tuoi doni,
fa’ che la loro grazia ci guarisca
e il loro aiuto ci protegga.
Per Cristo nostro Signore.