5 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54).

Mario Galizzi: Il mangiare carne umana è, nell’Antico Testamento, segno di situazioni spaventevoli e della maledizione di Dio (Lv 26,29; Ger 19,9; Ez 5,10; ecc.). Bere il sangue degli animali (e ciò vale ancor più per il sangue umano) è ancor oggi severamente proibito tra gli Ebrei. Il sangue è vita, e la vita appartiene a Dio. Per questo nei sacrifici il sangue doveva essere sparso sull’altare del Signore, a cui appartiene la vita (Gn 9,4; Lv 17,11-12). Ora Gesù parla di mangiare la sua carne (6,50.51.53; in 6,58 si dovrebbe tradurre «masticare») e di bere il suo sangue. Il suo linguaggio, così come suona nel senso più immediato, non poteva essere né più veritiero, né più concreto, né più crudo, né più duro; ma dobbiamo anche dire: né più travolgente, né più profondo, né più sollecitante a continuare nella riflessione.

Catechismo della Chiesa Cattolica


La Chiesa è comunione con Gesù

787 Fin dall’inizio Gesù ha associato i suoi discepoli alla sua vita;  ha loro rivelato il Mistero del Regno; li ha resi partecipi della sua missione, della sua gioia e delle sue sofferenze. Gesù parla di una comunione ancora più intima tra sé e coloro che lo seguiranno: “Rimanete in me e io in voi [...] Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15,4-5). Annunzia inoltre una comunione misteriosa e reale tra il suo proprio Corpo e il nostro: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,56).

788 Quando la sua presenza visibile è stata tolta ai discepoli, Gesù non li ha lasciati orfani. Ha promesso di restare con loro sino alla fine dei tempi, ha mandato loro il suo Spirito. In un certo senso, la comunione con Gesù è diventata più intensa: “Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo Corpo i suoi fratelli, chiamati da tutte le genti”.

789 Il paragone della Chiesa con il corpo illumina l’intimo legame tra la Chiesa e Cristo. Essa non è soltanto radunata attorno a lui; è unificata in lui, nel suo Corpo. Tre aspetti della Chiesa-corpo di Cristo vanno sottolineati in modo particolare: l’unità di tutte le membra tra di loro in forza della loro unione a Cristo; Cristo Capo del Corpo; la Chiesa, Sposa di Cristo.

“Prendete e mangiatene tutti”: la Comunione

1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell’Eucaristia: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita” ( Gv 6,53).

1385 Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: “Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,27-29). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.

1386 Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele non può che fare sua con umiltà e fede ardente la supplica del centurione: “Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea” - “O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato” [Messale Romano, Riti di comunione]. Nella “Divina Liturgia” di san Giovanni Crisostomo i fedeli pregano con lo stesso spirito: “O Figlio di Dio, fammi oggi partecipe del tuo mistico convito. Non svelerò il Mistero ai tuoi nemici, e neppure ti darò il bacio di Giuda. Ma, come il ladrone, io ti dico: Ricordati di me, Signore, quando sarai nel tuo regno”.


Papa Francesco (Angelus, 16 Agosto 2015)

In queste domeniche la Liturgia ci sta proponendo, dal Vangelo di Giovanni, il discorso di Gesù sul Pane della vita, che è Lui stesso e che è anche il sacramento dell’Eucaristia. Il brano di oggi (Gv 6,51-58) presenta l’ultima parte di tale discorso, e riferisce di alcuni tra la gente che si scandalizzano perché Gesù ha detto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Lo stupore degli ascoltatori è comprensibile; Gesù infatti usa lo stile tipico dei profeti per provocare nella gente – e anche in noi – delle domande e, alla fine, provocare una decisione. Anzitutto delle domande: che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? Per rispondere, bisogna intuire che cosa accade nel cuore di Gesù mentre spezza i pani per la folla affamata. Sapendo che dovrà morire in croce per noi, Gesù si identifica con quel pane spezzato e condiviso, ed esso diventa per Lui il “segno” del Sacrificio che lo attende. Questo processo ha il suo culmine nell’Ultima Cena, dove il pane e il vino diventano realmente il suo Corpo e il suo SangueÈ l’Eucaristia, che Gesù ci lascia con uno scopo preciso: che noi possiamo diventare una cosa sola con Lui. Infatti dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (v. 56). Quel “rimanere”: Gesù in noi e noi in Gesù. La comunione è assimilazione: mangiando Lui, diventiamo come Lui. Ma questo richiede il nostro “sì”, la nostra adesione di fede.
A volte si sente, riguardo alla santa Messa, questa obiezione: “Ma a cosa serve la Messa? Io vado in chiesa quando me la sento, o prego meglio in solitudine”. Ma l’Eucaristia non è una preghiera privata o una bella esperienza spirituale, non è una semplice commemorazione di ciò che Gesù ha fatto nell’Ultima Cena. Noi diciamo, per capire bene, che l’Eucaristia è “memoriale”, ossia un gesto che attualizza e rende presente l’evento della morte e  risurrezione di Gesù: il pane è realmente il suo Corpo donato per noi, il vino è realmente il suo Sangue versato per noi.
L’Eucaristia è Gesù stesso che si dona interamente a noi. Nutrirci di Lui e dimorare in Lui mediante la Comunione eucaristica, se lo facciamo con fede, trasforma la nostra vita, la trasforma in un dono a Dio e ai fratelli. Nutrirci di quel “Pane di vita” significa entrare in sintonia con il cuore di Cristo, assimilare le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa entrare in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, persone di perdono, di riconciliazione, di condivisione solidale. Le stesse cose che Gesù ha fatto.
Gesù conclude il suo discorso con queste parole: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58). Sì, vivere in comunione reale con Gesù su questa terra ci fa già passare dalla morte alla vita. Il Cielo incomincia proprio in questa comunione con Gesù.
E in Cielo ci aspetta già Maria nostra Madre - abbiamo celebrato ieri questo mistero. Lei ci ottenga la grazia di nutrirci sempre con fede di Gesù, Pane della vita.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** ... in Cielo ci aspetta già Maria nostra Madre.
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa:  Dio onnipotente, che ci hai dato la grazia di conoscere il lieto annunzio della risurrezione, fa’ che rinasciamo a vita nuova per la forza del tuo Spirito di amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...



4 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode” (Sal 65,8).

L’Antico Testamento usa diversi termini ebraici per esprimere il concetto di lode che  noi siamo soliti tradurre in modo diverso a secondo del contesto. Nella lode viene riconosciuto Dio e la sua opera, viene accettata la sua posizione; così i Salmi di lode, dove viene celebrato quanto Dio fa per il popolo (Sal 129), per il singolo (Sal 9), nella natura (Sal 104) o viene descritto tutto il suo agire (Sal 8).


Catechismo della Chiesa Cattolica

30 “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (Sal 105,3). Se l’uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità. Ma tale ricerca esige dall’uomo tutto lo sforzo della sua intelligenza, la rettitudine della sua volontà, “un cuore retto” ed anche la testimonianza di altri che lo guidino nella ricerca di Dio. “Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”.

333 Dall’Incarnazione all’Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio “introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: “Gloria a Dio...” (Lc 2,14). Essi proteggono l’infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l’agonia, quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici come un tempo Israele. Sono ancora gli angeli che “evangelizzano” (Lc 2,10) annunziando la Buona Novella dell’Incarnazione e della Risurrezione di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, saranno là, al servizio del suo giudizio

LA LITURGIA - OPERA DELLA SANTA TRINITA’

I. Il Padre, Sorgente e Fine della Liturgia

1077 “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto” (Ef 1,3-6).

1078 Benedire è un’azione divina che dà la vita e di cui il Padre è la sorgente. La sua benedizione è insieme parola e dono (“bene-dictio”, “eu-logia”). Riferito all’uomo, questo termine significherà l’adorazione e la consegna di sé al proprio Creatore nell’azione di grazie.

1079 Dall’inizio alla fine dei tempi, tutta l’opera di Dio è benedizione. Dal poema liturgico della prima creazione ai cantici della Gerusalemme celeste, gli autori ispirati annunziano il disegno della salvezza come una immensa benedizione divina.

1080 In principio, Dio benedice gli esseri viventi, specialmente l’uomo e la donna. L’alleanza con Noè e con tutti gli esseri animati rinnova questa benedizione di fecondità, nonostante il peccato dell’uomo, a causa del quale il suolo è “maledetto”. Ma è a partire da Abramo che la benedizione divina penetra la storia degli uomini, che andava verso la morte, per farla ritornare alla vita, alla sua sorgente: grazie alla fede del “padre dei credenti” che accoglie la benedizione, è inaugurata la storia della salvezza.

1081 Le benedizioni divine si manifestano in eventi mirabili e salvifici: la nascita di Isacco, l’uscita dall’Egitto (Pasqua ed Esodo), il dono della Terra promessa, l’elezione di Davide, la presenza di Dio nel tempio, l’esilio purificatore e il ritorno del “piccolo resto”. La Legge, i Profeti e i Salmi, che tessono la Liturgia del Popolo eletto, ricordano queste benedizioni divine e nello stesso tempo rispondono ad esse con le benedizioni di lode e di rendimento di grazie.

1082 Nella Liturgia della Chiesa, la benedizione divina è pienamente rivelata e comunicata: il Padre è riconosciuto e adorato come la Sorgente e il Termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo, incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il Dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo.

1083 Si comprende allora la duplice dimensione della Liturgia cristiana come risposta di fede e di amore alle “benedizioni spirituali” di cui il Padre ci fa dono. Da una parte, la Chiesa, unita al suo Signore e sotto l’azione dello Spirito Santo, benedice il Padre per il “suo ineffabile Dono” (2Cor 9,15) con l’adorazione, la lode e l’azione di grazie. Dall’altra, e fino al pieno compimento del disegno di Dio, la Chiesa non cessa di presentare al Padre “l’offerta dei propri doni” e d’implorare che mandi lo Spirito Santo sull’offerta, su se stessa, sui fedeli e sul mondo intero, affinché, per la comunione alla Morte e alla Risurrezione di Cristo Sacerdote e per la potenza dello Spirito, queste benedizioni divine portino frutti di vita “a lode e gloria della sua grazia” ( Ef 1,6).


Benediciamo il Signore

Dio sia benedetto. Benedetto il suo santo Nome. Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Benedetto il Nome di Gesù. Benedetto il suo sacratissimo Cuore. Benedetto il suo preziosissimo Sangue. Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell’altare. Benedetto lo Spirito Santo Paràclito. Benedetta la gran Madre di Dio, Maria santissima. Benedetta la sua santa e immacolata Concezione. Benedetta la sua gloriosa Assunzione. Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre. Benedetto san Giuseppe, suo castissimo sposo. Benedetto Iddio nei suoi Angeli e nei suoi Santi


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Se l’uomo può dimenticare o rifiutare Dio, Dio però non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità
** Queste parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato coloro che credono in te, custodisci in noi la vita nuova, perché possiamo vincere ogni assalto del male e conservare fedelmente il dono del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


3 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).


Bruno Maggioni: Come intendere con precisione l’ardita affermazione di Cristo? A prima vista sembrerebbe di intenderla così: Gesù è la strada che conduce alla verità e alla vita. Ma la seconda parte dell’affermazione (Nessuno viene dal Padre se non per mezzo mio), parallela alla prima, ti convince che il peso dell’affermazione cade sulla via, non sulla vita e sulla verità. La vita e la verità non sono tanto la meta a cui Gesù conduce, sono piuttosto la ragione che gli permette di proclamarsi la via. In altre parole: io sono la via perché sono la verità e la vita.

Io sono la via, la verità e la vita

Catechismo della Chiesa Cattolica

459 Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me... ” (Mt 11,29). “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: “Ascoltatelo” (Mc 9,7). In realtà, egli è il modello delle Beatitudini e la norma della Legge nuova: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12). Questo amore implica l’effettiva offerta di se stessi alla sua sequela.

2614 Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua Umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di chiedere nel suo Nome. La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6). La fede porta il suo frutto nell’amore: osservare la sua Parola, i suoi comandamenti, dimorare con lui nel Padre, che in lui ci ama fino a prendere dimora in noi. In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù.


Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita”

Catechismo della Chiesa Cattolica

1697 Nella catechesi è importante mettere in luce con estrema chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo. La catechesi della “vita nuova” (Rm 6,4 ) in lui sarà:
- una catechesi dello Spirito Santo, Maestro interiore della vita secondo Cristo, dolce ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica questa vita;
- una catechesi della grazia, poiché è per grazia che siamo salvati ed è ancora per grazia che le nostre opere possono portare frutto per la vita eterna;
- una catechesi delle beatitudini; infatti la via di Cristo è riassunta nelle beatitudini, il solo cammino verso la felicità eterna, cui aspira il cuore dell’uomo;
- una catechesi del peccato e del perdono, poiché, se se non si riconosce peccatore, l’uomo non può conoscere la verità su se stesso, condizione del retto agire, e senza l’offerta del perdono non potrebbe sopportare tale verità;
- una catechesi delle virtù umane, che conduce a cogliere la bellezza e l’attrattiva delle rette disposizioni per il bene;
- una catechesi delle virtù cristiane della fede, della speranza e della carit, che si ispira al sublime esempio dei santi;
- una catechesi del duplice comandamento della carità sviluppato nel Decalogo;
- una catechesi ecclesiale, perché è nei molteplici scambi dei “beni spirituali” nella “comunione dei dei santi” che la vita cristiana può crescere, svilupparsi e comunicarsi.

1698 Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Guardando a lui nella fede, i cristiani possono sperare che egli stesso realizzi in loro le sue promesse, e che, amandolo con l’amore con cui egli li ha amati, compiano le opere che si addicono alla loro dignità: “Vi prego di considerare che  [...] Gesù Cristo nostro Signore è il vostro vero Capo e che voi siete una delle sue membra [...] Egli sta a voi come il capo alle membra; tutto ciò che è suo è vostro, il suo Spirito, il suo Cuore, il suo Corpo, la sua anima e tutte le sue facoltà [...], e voi dovete usarne come se fossero cose vostre, per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Voi appartenete a lui, come le membra al loro capo. Allo stesso modo egli desidera ardentemente usare tutto ciò che è in voi, al servizio e per la gloria del Padre, come se fossero cose che gli appartengono”.
“Per me il vivere è Cristo” (Fil 1,21).


M. F. Lacan

In Gesù è la vita - Verbo eterno, Cristo possedeva da tutta l’eternità la vita (Gv 1,4). Incarnato, egli è «il Verbo di vita» (1Gv 1,1); dispone della vita con proprietà assoluta (Gv 5,26) e la dona in sovrabbondanza (10,10) a tutti coloro che il Padre suo gli ha dato (17,2). Egli è «la via, la verità e la vita) (14,6), «la risurrezione e la vita» (11,25). «Luce della vita» (8,12), egli dà un’acqua viva, che, in colui che la riceve, diventa «una fonte che zampilla per la vita eterna» (4,14). «Pane di vita», egli dà a colui che mangia il suo corpo di vivere per mezzo suo, come egli vive per mezzo del Padre (6,27-58). Ciò suppone la fede: «chi vive e crede in lui, non morrà» (11,25s), diversamente «non vedrà mai la vita» (3,36); una fede che riceve le sue parole e le mette in pratica, com’egli stesso obbedisce al Padre suo, perché « il suo comando è vita eterna» (12,47-50).
Gesù Cristo, principe della vita - Ciò che esige, Gesù lo fa per primo; ciò che annunzia, lo dà. Liberamente, per amore verso il Padre e verso i suoi, come il buon pastore per le sue pecore, «egli dà la sua vita» (= «la sua anima», Gv 10,11.15.17s; 1Gv 3,16). Ma lo fa «per riprenderla» (Gv 10,17s) e, dopo averla ripresa, divenuto «spirito vivificatore» (1 Cor 15,45), far dono della vita a tutti coloro che credono in lui.
Gesù Cristo, morto e risorto, è «il principe della vita» (Atti 3,15), la Chiesa ha la missione «di annunziare arditamente al popolo ... questa vita» (Atti 5,20): tale è la prima esperienza cristiana.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità. E ancora: Per me il vivere è Cristo.
Queste parole cosa ti suggeriscono?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato coloro che credono in te, custodisci in noi la vita nuova, perché possiamo vincere ogni assalto del male e conservare fedelmente il dono del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


2 Maggio 2017

Il pensiero del giorno


Oggi Gesù ci dice: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 6,35).



Giovanni Galizzi (Vangelo secondo Giovanni)

Io sono il pane della vita

È la prima definizione che Gesù dà di sé. Ne leggeremo altre sei in Giovanni. Qui Gesù si premura subito di spiegare che cosa ciò significhi per chi lo accoglie: «Chi viene a me non avrà più fame; chi crede in me non avrà più sete» (6,35). Sono due frasi sinonime. Il loro senso è ovvio: Gesù, nella totalità della sua persona, è quel nutrimento che solo può sostenere, saziare e dare quella vita che ha il carattere della definitività; insomma, ancora una volta si ripete che egli è per l’uomo sorgente vera della vita: «Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio la possibilità di avere la vita in se stesso» (5,26) e «il Figlio fa vivere chi vuole» (5,21). Non è quindi possibile avere la vita senza Gesù. Il Padre infatti lo ha mandato «affinché chiunque crede in lui... abbia la vita eterna» (3,16).
Gesù si è rivelato come «Pane sorgente di vita». Ma coloro che lo hanno ascoltato sono disposti ad accoglierlo? Gesù già una volta aveva detto ai dirigenti giudei: «Voi non volete venire a me per avere la vita» (5,40). Ora dice alla gente: «Voi mi avete visto (cioè avete visto me e i segni, i miracoli, che ho compiuto) eppure non credete» (6,36). È una constatazione che si cala nella concreta situazione storica in cui Gesù ha operato e predicato: la maggioranza dei testimoni oculari non lo hanno accolto.

  
Catechismo della Chiesa Cattolica

Il pane del cielo

1355 Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono “il pane del cielo” e “il calice della salvezza”, il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato “per la vita del mondo” (Gv 6,51). Poiché questo pane e questo vino sono stati “eucaristizzati”, come tradizionalmente si dice, “questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato”.


Come viene chiamata l’Eucarestia

1328 L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama: Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini “eucharistein” (Lc 22,19;1Cor 11,24) e “eulogein” (Mt 26,26; Mc 14,22 ) ricordano le benedizioni ebraiche che - soprattutto durante il pasto - proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.

1329 Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste. Frazione del Pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell’unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo. Assemblea eucaristica [“synaxis”], in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.

1330 Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore. Santo Sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, “sacrificio di lode” (Eb 13,15), sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza. Santa e divina Liturgia, perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei Santi Misteri . Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.

1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le cose sante (“ta hagia; sancta”) - è il significato originale dell’espressione “comunione dei santi” di cui parla il Simbolo degli Apostoli - pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d’immortalità , viatico...

1332 Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (“missio”) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

Pane quotidiano

2837Quotidiano”. Questa parola, “épiousios”, non è usata in nessun altro passo del Nuovo Testamento. Intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di “oggi”, per confermarci in una confidenza “senza riserve”. Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento. Presa alla lettera [piousios: “sovra-sostanziale”] la parola indica direttamente il Pane di Vita, il Corpo di Cristo, “farmaco d’immortalità” senza il quale non abbiamo in noi la Vita. Infine, legato al precedente, è evidente il senso celeste: “questo giorno” è il giorno del Signore, il giorno del Banchetto del Regno, anticipato nell’Eucaristia, che è già pregustazione del Regno che viene. Per questo è bene che la Liturgia eucaristica sia celebrata “ogni giorno”.
“L’Eucaristia è il nostro pane quotidiano... La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l’unità, affinché, resi Corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo... ma anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa sono pane quotidiano, e l’ascoltare e recitare inni è pane quotidiano. Questi sono i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terreno”.
Il Padre del cielo ci esorta a chiedere come bambini del cielo il Pane del cielo. Cristo “stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella Passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste”.


Siamo arrivati al termine. Possiamo mettere in evidenza:
** Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (“missio”) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
Questa parola cosa ti suggerisce?
Ora nel silenzio, nell’intimità del nostro cuore, possiamo interrogarci su quanto il Signore ha voluto suggerirci. Se confidiamo nel suo aiuto, potremo dare una risposta sincera ed esauriente.


Preghiamo con la Chiesa: O Dio, che in questi giorni pasquali ci hai rivelato la grandezza del tuo amore, fa’ che accogliamo pienamente il tuo dono, perché, liberi da ogni errore, aderiamo sempre più alla tua parola di verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo...