4 Aprile 2025
Venerdì IV Settimana di Quaresima
Sap 2,1a.12-22; Salmo Responsoriale Dal Salmo 33 (34); Gv 7,1-2.10.25-30
Colletta:
O Dio, che per la nostra fragilità
hai preparato aiuti efficaci,
fa’ che, accogliendone con gioia la forza rinnovatrice,
la manifestiamo in una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Catechismo della Chiesa Cattolica 574 Fin dagli inizi del ministero pubblico di Gesù, alcuni farisei e alcuni sostenitori di Erode, con alcuni sacerdoti e scribi, si sono accordati per farlo morire. Per certe sue azioni (per la cacciata dei demoni; il perdono dei peccati; le guarigioni in giorno di sabato; la propria interpretazione dei precetti di purità legale; la familiarità con i pubblicani e i pubblici peccatori ). Gesù è apparso ad alcuni malintenzionati sospetto di possessione demoniaca. Lo si è accusato di bestemmia e di falso profetismo, crimini religiosi che la Legge puniva con la pena di morte sotto forma di lapidazione.
575 Molte azioni e parole di Gesù sono dunque state un «segno di contraddizione» per le autorità religiose di Gerusalemme, quelle che il Vangelo di san Giovanni spesso chiama «i Giudei», ancor più che per il comune popolo di Dio. Certamente, i suoi rapporti con i farisei non furono esclusivamente polemici. Ci sono dei farisei che lo mettono in guardia in ordine al pericolo che corre. Gesù loda alcuni di loro, come lo scriba di Mc 12,34, e mangia più volte in casa di farisei. Gesù conferma dottrine condivise da questa élite religiosa del popolo di Dio: la risurrezione dei morti, le forme di pietà (elemosina, preghiera e digiuno), e l’abitudine di rivolgersi a Dio come Padre, la centralità del comandamento dell’amore di Dio e del prossimo.
576 Agli occhi di molti in Israele, Gesù sembra agire contro le istituzioni fondamentali del popolo eletto:
- l’obbedienza alla Legge nell’integralità dei suoi precetti scritti e, per i farisei, nell’interpretazione della tradizione orale;
- la centralità del Tempio di Gerusalemme come luogo santo dove Dio abita in un modo privilegiato;
- la fede nell’unico Dio del quale nessun uomo può condividere la gloria.
I Lettura: Il brano rimprovera l’insipienza degli empi che con la loro vita malvagia pongono al centro del loro vivere se stessi, il successo, il piacere, la gloria umana. Ad essi si oppongono i sapienti che sanno riferire tutto a Dio e sanno leggere la storia, gli avvenimenti, anche quelli più minuti, alla luce della fede. Il sapiente è l’uomo giusto che sa accogliere ogni cosa come dono di Dio: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?» (Gb 2,10). Gli empi tramano contro l’uomo giusto perché è contrario alle loro azioni e rimprovera loro le trasgressioni della legge. Questo brano è stato applicato alla Passione di Gesù. Gli evangelisti pongono sulle labbra degli aguzzini che assistono alla crocifissione del Cristo le ultime parole degli empi registrate nel testo sapienziale.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni
Cercavano di arrestare Gesù,ma non era ancora giunta la sua ora.
Molti si stupiscono per la libertà che viene concessa a Gesù, quasi che fosse il Messia. Altri dubitano e altri, ancora, sono invece conquistati dai segni compiuti da Gesù. In questa altalena di opinioni si situa la reazione ostile del mondo ufficiale giudaico esasperato per la popolarità del giovane Rabbì di Nazaret. Vorrebbero arrestarlo, ma non possono perché ancora non è giunta l’ora: il destino di Gesù non può essere determinato dagli uomini, ma dalla volontà del Padre.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 7,1-2.10.25-30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Parola del Signore.
Cercavano di arrestarlo … dietro a queste manovre vi erano le autorità religiose di Gerusalemme, quelle che il Vangelo di san Giovanni spesso chiama “i Giudei” (cfr. Gv 1,19; Gv 2,18; 5,10; 7,13; 9,22; 18,12; 19,38; 20,19), e tra questi in prima linea i Farisei. I Vangeli sottopongono la mentalità e la vita dei Farisei ad una critica spietata: Gesù sferza la loro superbia (Lc 18,10-14), la loro avidità (Mc 12,40), la loro ambizione (Mt 23,5ss) e la loro ipocrisia (Mt 15,3-7).
Siccome i Farisei e gli scribi erano preoccupati della fedeltà alla Legge ed erano zelanti per ciò che già c’era, essi hanno respinto Gesù, poiché egli avanzava la pretesa di essere sopra la Legge e di annunziare un nuovo messaggio da parte di Dio. Da queste considerazioni nel cuore dei Farisei nacque il proposito di uccidere Gesù, un disegno delittuoso condiviso con i “sommi sacerdoti”, i Sadducei e gli Erodoiani. Una congrega i cui membri si odiavano vicendevolmente, i Sadducei erano i nemici naturali dei Farisei, e gli Erodiani detestati da tutti perché partigiani dell’odiato monarca Erode, eppure pur di abbattere “il nemico comune” si alleano e con spavalderia, e calpestando ogni norma di legalità, portano a buon fine il loro disegno.
Quello dei Farisei fu un disegno criminale non dettato da preoccupazioni politiche, di fronte allo stato essi tenevano una posizione moderata, ma soltanto da motivazioni religiose: uno zelo esagerato che spesso annebbia le menti spingendo, anche i più moderati, a commettere orrendi crimini.
Il cristocentrismo, in catechesi, significa “che mediante essa non si vuole che ciascuno trasmetta la propria dottrina o quella di un altro maestro, ma l’insegnamento di Gesù Cristo, la verità che egli comunica o, più esattamente, la verità che egli è. Bisogna dire dunque che nella catechesi è Cristo, Verbo incarnato e Figlio di Dio, che viene insegnato, e tutto il resto lo è in riferimento a lui; e che solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo al Cristo di insegnare per bocca sua. La costante preoccupazione di ogni catechista - quale che sia il livello delle sue responsabilità nella chiesa - dev’essere quella di far passare, attraverso il proprio insegnamento ed il proprio comportamento, la dottrina e la vita di Gesù. Egli non cercherà di fermare su se stesso, sulle sue opinioni ed attitudini personali l’attenzione e l’adesione dell’intelligenza e del cuore di colui che sta catechizzando; e, soprattutto, non cercherà di inculcare le sue opinioni ed opzioni personali, come se queste esprimessero la dottrina e le lezioni di vita del Cristo. Ogni catechista dovrebbe poter applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato». E’ questo che fa s. Paolo trattando una questione di primaria importanza: «Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso». Quale frequentazione assidua della parola di Dio trasmessa dal magistero della chiesa, quale profonda familiarità col Cristo e col Padre, quale spirito di preghiera, quale distacco da sé deve avere un catechista per poter dire: «La mia dottrina non è mia»!
Questa non è un corpo di verità astratte: essa è comunicazione del mistero vivente di Dio. La qualità di colui che l’insegna nel vangelo e la natura del suo insegnamento sorpassano del tutto quelle dei «maestri» in Israele, grazie al legame unico che passa tra ciò che egli dice, ciò che fa e ciò che è. Resta il fatto, tuttavia, che i vangeli riferiscono chiaramente alcuni momenti in cui Gesù insegna. «Gesù fece e insegnò»: in questi due verbi che aprono il libro degli Atti, san Luca unisce ed insieme distingue due poli nella missione di Cristo.
Gesù ha insegnato: è, questa, la testimonianza che dà di se stesso: «Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare». È l’osservazione ammirata degli evangelisti, sorpresi di vederlo sempre e in ogni luogo nell’atto di insegnare, in un modo e con un’autorità fino ad allora sconosciuti. «Di nuovo le folle si radunavano intorno a lui, ed egli, come era solito, di nuovo le ammaestrava»; «ed essi erano colpiti dal suo insegnamento, perché insegnava, come avendo autorità». È quanto rilevano anche i suoi nemici, per ricavarne un motivo di accusa, di condanna: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui»” (Catechesi Tradendae 6-7).
… chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete - Mario Galizzi (Vangelo secondo Giovanni): L’accusa è molto forte e spiega la violenta reazione dell’uditorio (7,30). Eppure con queste sue parole Gesù, come in 5,37-40, indica il cammino per entrare nel mistero della sua persona. L’evangelista non si ripete, ma il senso è lo stesso: solo chi accetta quella conoscenza di Dio che viene dalle Scritture e per mezzo di essa si lascia ammaestrare da Dio (6,45) e condurre da lui (6,44), riconoscerà chi è veramente Gesù; se non c’è questa docilità a a Dio, l’unica reazione possibile è di far tacere la sua voce: cercarono di catturarlo, ma la sua ora non era ancora venuta (7,30).
L’intenzione degli ostili interlocutori è di uccidere Gesù, ma lo sguardo dell’evangelista si fissa sull’ora di Gesù. Certamente l’ora implica la morte, ma è soprattutto vista come il momento dell’esaltazione, dell’innalzamento, della glorificazione, dell’ascendere di Gesù dov’era prima (6,62) o, come subito si dirà, del suo ritorno a colui che lo ha mandato (7,33).
I dirigenti giudei volevano catturarlo. Tra la folla, invece, molti credettero in lui e dicevano: «II Cristo quando verrà, compirà forse segni prodigiosi più grandi di quelli che costui compie?» (7,31). Sentiamo che il dubbio serpeggia in questo atto di fede e sentiamo pure che si tratta di una fede imperfetta, fondata sui segni prodigiosi, e perciò non molto significativa per Gesù (vedi 2,23-25; 3,2; 4,49). Comunque è una fede che dà fastidio ai dirigenti giudei.
Tommaso d’Aquino (In Jo. e v. ex p ., VII): … non in modo manifesto, ma in occulto: per insegnarci il dovere di tenere nascosto il bene che facciamo, senza cercare né il favore degli uomini, né l’applauso delle folle, secondo il detto evangelico (Mt. 6,1): Badate di non fare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere ammirati da loro.
Il Santo del giorno: 4 Aprile 2025 - San Benedetto il Moro, Religioso: Copatrono - con santa Rosalia - della diocesi di Palermo, Benedetto Manassari nacque a San Fratello (Messina) nel 1526 da genitori discendenti di schiavi africani. A 21 anni entrò in una comunità eremitica e visse sul Monte Pellegrino. Quando Pio IV sciolse la comunità, passò ai Frati minori. Visse 24 anni nel convento di Santa Maria di Gesù a Palermo come cuoco, superiore, maestro dei novizi, infine ancora cuoco. Morto nel 1589 è santo dal 1807. (Avvenire)
O Signore, questo sacramento,
che segna il passaggio dall’antica alla nuova alleanza,
ci spogli dell’uomo vecchio
e ci rinnovi nello spirito.
Per Cristo nostro Signore.
Orazione sul popolo ad libitum
Guarda con bontà, o Signore, i tuoi fedeli
e proteggi con il tuo benevolo aiuto
coloro che confidano nella tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.