6 Settembre 2025
Sabato della XXII Settimana T. O.
Col 1,21-23; Salmo Responsoriale Dal Salmo 53 (54); Lc 6,1-5
Colletta:
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
… per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili: Benedetto XVI (Udienza Generale, 13 Aprile 2011): Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: “In lui - Cristo - (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c’è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: “È piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza” (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14-16). Perciò, tutta l’esistenza cristiana conosce un’unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. È l’essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29). E sant’Agostino esclama: “Viva sarà la mia vita tutta piena di Te” (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso: “Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria” (n. 41).
I Lettura: Josè Maria González-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica): Riconciliare è cercare una situazione nuova - Terminato l’inno cristologico nel quale ha messo in evidenza e con insistenza la supremazia assoluta di Cristo nell’ordine universale della salvezza, Paolo discende ora al piano che potremmo chiamare orizzontale.
La supremazia di Cristo è così assoluta, che esaurisce, per così dire, la possibilità che gli uni si sollevino contro gli altri. E così si spiega come quelli che, un tempo, erano « gli altri », quelli di fuori, i non iniziati, ora siano divenuti « uguali », possessori dello stesso diritto e anche con le stesse possibilità di venir meno degli altri.
È quello che Paolo vuole indicare con la « riconciliazione » (« apokatallàssein »). Questa parola greca, nella sua radice, vuol dire « rendere altro ». La pace che Dio offre al mondo per mezzo di Cristo non lascia il mondo come era, cioè diviso in esseri « diversi », ma tende a superare questa situazione e a crearne una completamente nuova.
Per conseguenza qualsiasi tipo di riconciliazione che comporti sottomissione degli uni agli altri non proviene da Dio. La riconciliazione esige, in primo luogo, un dialogo. Ma il dialogo è appunto quello che dice la stessa parola: « légein dia », cioè conversare attraversando. I due componenti del dialogo tentano di cercare insieme una nuova situazione diversa da quella in cui si trovavano quando hanno iniziato il dialogo.
A volte gli stessi responsabili della Chiesa hanno inteso la riconciliazione delle classi come una falsa stretta di mano fra due tipi umani socio-economicamente diversi. E, in questo modo, si è cercato di battezzare una morale e una mistica dell’« interclassismo »: la Chiesa farebbe da intermediaria perché i padroni non abusino del loro potere e gli schiavi non si impegnino in un vero processo di liberazione.
La riconciliazione della quale parla Paolo va molto oltre quello che esiste: bisogna essere disposti a creare una situazione nuova nella quale tutti siano ugualmente figli dell’unico padre che è Dio.
Giuliani Vigini (Salmi e Libri Sapienziali) - Salmo 53 (54): Salmo di supplica. Si invoca l’aiuto del Signore (3-4) contro i malvagi che attentano alla vita del salmista (5). Il Signore ascolta la preghiera del servo che confida in lui (6), disperdendo i nemici che lo assalgono (7). La lode è l’atto finale di ringraziamento per l’intervento di Dio (8-9).
Vangelo
Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?
Per i farisei raccogliere le spighe in giorno di sabato era ritenuto una violazione del riposo sabbatico (Es 34,21). Gesù dapprima rinvia alle Scritture, citando un episodio che si legge in 1Sam 21 (vv. 1-7). Il vostro ragionamento - sembra dire Gesù - è contraddetto dalle stesse Scritture che voi dite di venerare, di rispettare, e di esserne maestri. Poi, addita se stesso come “signore del Sabato”, e come “signore del sabato” lo subordina al bene dell’uomo. In quanto Dio, Gesù ha l’autorità per farlo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,1-5
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Parola del Signore
Bruno Maggione (Il racconto di Luca): Comunemente raccogliere le spighe in giorno di sabato era già ritenuto una violazione del comandamento. Luca rafforza la violazione aggiungendo che «le sfregavano con le mani». L’osservanza del sabato era uno dei precetti divini più chiari, più indiscussi, quasi una tessera di riconoscimento del vero credente. Non sorprende che i farisei chiedano ai discepoli spiegazioni: «Perché fate ciò che non è lecito fare di sabato?».
Come sempre, Gesù risponde direttamente, come se la domanda fosse stata rivolta solo a Lui. La sua risposta è in due tempi. Dapprima rinvia alle Scritture, citando un episodio che si legge nel primo libro di Samuele 21,1-7. Il vostro ragionamento - sembra dire Gesù - è contraddetto dalle stesse Scritture che voi venerate.
Ma poi subito afferma - ed è questa la vera risposta - che «il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato». Sta qui il profondo contrasto fra i farisei e e Gesù, che non si riduce a una maggiore o minore rigorosità nell’osservanza delle regole. Non si tratta di introdurre qualche eccezione in più in una regola che però resta immutata. Si tratta di cambiare la radice della legge. Gesù è signore del sabato e lo subordina al bene dell’uomo. Ha l’autorità per farlo.
Giustificati in Gesù Cristo - Iacques Guillet: 1. L’impotenza della legge. - Il legalismo giudaico in cui fu educato il fariseo Paolo credeva, se non proprio di conseguire ciò che forse il VT fa presentire, almeno di dovervi tendere: poiché la legge è l’espressione della volontà di Dio ed è alla portata dell’uomo (cfr. Deut 30,11 - infatti, alla portata della sua intelligenza: intelligibile e facile da conoscere), basta che l’uomo la osservi integralmente per potersi presentare davanti a Dio ed essere giustificato.
L’errore del fariseo non sta in questo sogno di poter trattare Dio secondo la giustizia, come merita di essere trattato; sta nell’illusione di credere di potervi giungere con le proprie risorse, di voler trarre da se stesso l’atteggiamento che raggiunge Dio e che Dio attende da noi. Questa perversione essenziale del cuore, che vuole avere «il diritto di gloriarsi di fronte a Dio» (Rom 3,27), si traduce in un errore fondamentale nell’interpretazione dell’alleanza, che dissocia la legge dalle promesse, scorgendo nella legge il mezzo di essere giusto di fronte a Dio e dimenticando che questa stessa fedeltà non può essere se non opera di Dio, attuazione della sua parola.
2. Gesù Cristo. - Ora Gesù Cristo fu realmente «il giusto » (Atti 3,14); fu davanti a Dio esattamente ciò che Dio attendeva, il servo nel quale il Padre poté finalmente compiacersi (Is 42,1; Mt 3,17); seppe sino alla fine «compiere ogni giustizia» (Mt 3,15) e morì affinché Dio fosse glorificato (Gv 17,1.4), cioè apparisse dinanzi al mondo in tutta la sua grandezza ed il suo merito, degno di tutti i sacrifici e capace d’essere amato più d’ogni altra cosa (Gv 14,31). In questa morte, che sembrò quella di un reprobo (Is 53,4; Mt 27,43-46), Gesù trovò in realtà la sua giustificazione, il riconoscimento da parte di Dio dell’opera compiuta (Gv 16,10), che questi proclamò risuscitandolo e mettendolo nel pieno possesso dello Spirito Santo (1 Tim 3,16) .
3. La grazia. - Ma la risurrezione di Gesù Cristo ha come scopo la «nostra giustificazione» (Rom 4,25). Ciò che la legge non poteva operare, anzi presentava come categoricamente escluso, ci viene donato dalla grazia di Dio, nella redenzione di Cristo (Rom 3,23s). Questo dono non è un semplice «come se», una condiscendenza indulgente con cui Dio, vedendo il suo Figlio unico perfettamente giustificato dinanzi a sé, accetterebbe di considerarci come giustificati, per i nostri legami con lui. Per designare un semplice verdetto di grazia e di assoluzione. Paolo non avrebbe usato la parola giustificazione, che significa invece il riconoscimento positivo del diritto contestato, la conferma della giustezza della posizione presa. Non avrebbe attribuito l’atto con cui Dio ci giustifica alla sua giustizia, ma alla sua pura misericordia. Ora la verità è questa: Dio, in Cristo, «ha voluto mostrare cosi la sua giustizia... ed essere giusto col giustificare chi si fonda sulla fede in Gesù» (Rom 3,26).
Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito? - C. Spicq e P. Grelot 1. Gesù. - Gesù non abroga esplicitamente la legge del sabato: in questo giorno egli frequenta la sinagoga e ne approfitta per annunciare il vangelo (Lc 4,16 ...). Ma trova a ridire al rigorismo formalistico dei dottori farisei: «Il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27), ed il dovere della carità prevale sull’osservanza materiale del riposo (Mt 12,5; Lc 13,10-16; 14,1- 5). Inoltre Gesù si attribuisce un potere sul sabato: il figlio dell’uomo ne è padrone (Mc 2,28). È questo uno degli appunti che i dottori gli muovono (cfr. Gv 5,9 ...). Ma, facendo del bene nel giorno di sabato, non imita egli il Padre suo che, entrato nel suo riposo al termine della creazione, continua a governare il mondo ed a vivificare gli uomini (Gv 5, 17)?
2. I discepoli di Gesù. - I discepoli di Gesù in un primo tempo hanno continuato ad osservare il sabato (Mt 28,1; Mc 15,42; 16,l; Gv 19,42). Anche dopo l’ascensione le riunioni sabbatiche servono ad annunziare il vangelo in ambiente ebraico (Atti 13,14; 16,13; 17,2; 18,4). Ma ben presto il primo giorno della settimana, giorno della risurrezione di Gesù, diventa il giorno di culto della Chiesa, in quanto giorno del Signore (Atti 20,7; Apoc 1,10). Vi si trasferiscono le pratiche che gli Ebrei collegavano volentieri al sabato, come l’elemosina (1Cor 16,2) e la lode divina. In questa nuova prospettiva l’antico sabato giudaico acquista un significato figurativo, come molte altre istituzioni del VT. Con il loro riposo, gli uomini commemoravano in esso il riposo di Dio nel settimo giorno. Ora Gesù è entrato in questo riposo divino con la sua risurrezione, e noi abbiamo ricevuto la promessa di entrarvi dietro di lui (Ebr 4,1-11). Sarà questo il vero sabato, in cui gli uomini si riposeranno dalle loro fatiche, ad immagine di Dio che si riposa dalle sue opere (Ebr 4,10; Apoc 14,13).
Il Padre agisce nel Figlio, e agisce sempre, anche di sabato - Ilario di Poitiers, In Psalm., 94, 48 s. - Sono grandi le opere di Dio: tenere insieme il cielo, dar la luce al sole e agli altri astri, dar la forza di crescere ai semi della terra, tenere in piedi l’uomo, perfezionare un’anima; ma c’è dell’altro di gran lunga più grande ...
Queste cose per volontà di Dio Padre stanno nel cielo e sulla terra; e sebbene tutte le cose siano state fatte attraverso il Figlio, tuttavia tutto è stato fatto da Dio. Lui è la sorgente e il principio di tutte le cose, e in lui tutto è stato fondato, sebbene poi in seguito dai tesori nascosti in se stesso, secondo un piano della sua potenza eterna, abbia tirato fuori le singole cose. Però, sebbene Cristo operi in tutte le cose, l’opera rimane tuttavia di colui che opera in Cristo; e perciò: “Il Padre mio agisce ogni giorno e io agisco in lui” (Gv 5,17), perché è opera del Padre tutto quello che fa il Figlio di Dio, mentre il Padre è in lui; ma è anche vero perciò che ogni giorno tutte le cose son fatte dal Figlio, perché il Padre agisce nel Figlio ...
C’è, dunque, un lavoro di Dio nel giorno di sabato? Ma certo; e se così non fosse, il sole cadrebbe, la luce del sole si spegnerebbe, la terra non starebbe compatta, la crescita dei frutti verrebbe meno; la vita dell’uomo finirebbe, se, in omaggio alla legge del sabato, l’esercizio di tutte le potenze naturali si mettesse a riposo. Ma non c’è riposo e il corso è sempre uguale e, come negli altri sei giorni, così anche di sabato tutti gli elementi fanno i compiti loro assegnati. Dunque, in ogni tempo, attraverso le cose create, il Padre agisce; agisce nel Figlio, che vien da lui, e per mezzo di lui, tutte queste cose sono opera del Padre ... e attraverso il Figlio, l’opera del Padre viene eseguita anche di sabato; così non c’è riposo in Dio, poiché per Iddio non c’è un giorno senza attività.
Ci son, dunque, le opere di Dio; bisognerebbe cercare quale sia il suo riposo. L’opera di Dio è l’opera di Cristo; il riposo di Dio è Cristo Dio; così che tutte le cose che son di Dio, son vere in Cristo, in modo che il Padre possa trovar riposo in esse.
Il santo del giorno - 6 Settembre 2025 - Beato Anastasio Garzon Gonzalez Coadiutore salesiano, martire: Nacque a Madrigal de las Altas Torres, in provincia di Avila, il 7 settembre 1908 e fu battezzato poco dopo. Mentre era allievo delle Scuole Professionali salesiane di Madrid, sentì la vocazione religiosa e ottenne di fare il Noviziato a Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti il 15 agosto 1929 come coadiutore. Per il buono spirito che lo animava e le attitudini alla meccanica, venne inviato in Italia a completare la formazione tecnica e religiosa. Dopo il ritorno in patria ebbe l’incarico del laboratorio di meccanica nel collegio di Madrid. Qui lo sorprese la rivoluzione del 1936. Dopo alterne vicende, riconosciuto come religioso, fu definitivamente imprigionato il 6 settembre e condotto alla fucilazione. È stato beatificato il 28 ottobre 2007.
O Signore, che ci hai saziati con il pane del cielo,
fa’ che questo nutrimento del tuo amore
rafforzi i nostri cuori
e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.