4 Settembre 2025
 
Giovedì della XXII Settimana T. O.
 
Col 1,9-14; Salmo Responsoriale Dal Salmo 97 (98); Lc 5,1-11
 
Colletta:  
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
La vocazione di Pietro: Giovanni Paolo II (Omelia, 8 Febbraio 1998): “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10). L’odierno brano evangelico ci racconta la vocazione di Simon Pietro e dei primi Apostoli. Dopo aver parlato alla folla dalla barca di Simone, Gesù chiede loro di prendere di nuovo il largo per la pesca. Pietro replica manifestando le difficoltà incontrate nella notte precedente durante la quale, pur avendo faticato molto, non è riuscito a concludere nulla. Tuttavia fa credito al Signore e compie il suo primo atto di fiducia in Lui: “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5). Il successivo prodigio della pesca miracolosa è un segno eloquente della potenza divina di Gesù e, allo stesso tempo, preannuncia la missione che sarà affidata al Pescatore di Galilea, quella di guidare la barca della Chiesa tra i flutti della storia e di raccogliere con la forza del Vangelo una moltitudine sterminata di uomini e di donne provenienti da ogni parte del globo. La chiamata di Pietro e dei primi Apostoli è opera della gratuita iniziativa di Dio, a cui fa riscontro la libera adesione dell’uomo. Questo dialogo d’amore con il Signore aiuta l’essere umano a prendere coscienza del suo limite e, allo stesso tempo, della potenza della grazia di Dio, che purifica e rinnova la mente ed il cuore: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Il successo finale della missione è garantito dall’assistenza divina. È Dio che tutto conduce a pieno compimento. A noi è chiesto di fidarci di Lui e di aderire docilmente alla sua volontà. Non temere! Quante volte il Signore ci ripete quest’invito. Oggi soprattutto, in un’epoca segnata da forti incertezze e paure, questa parola risuona come esortazione a fidarsi di Dio, a rivolgere lo sguardo verso di Lui. Egli, che guida le sorti della storia con la forza del suo Spirito, non ci abbandona nella prova e rende saldi i nostri passi nella fede. Carissimi Fratelli e Sorelle, lasciate che quest’intima consapevolezza permei la vostra esistenza. Dio chiama ogni credente a seguirLo; gli chiede di diventare cooperatore del suo progetto salvifico. Come Simon Pietro, anche noi possiamo proclamare: “Sulla tua parola getterò le reti”. Sulla tua parola! La sua parola è il Vangelo, perenne messaggio di salvezza che, accolto e vissuto, trasforma l’esistenza. Il giorno del nostro Battesimo ci è stato comunicato questo “lieto annuncio”, che dobbiamo approfondire personalmente e testimoniare con coraggio.
 
I Lettura: Settimio Cipriani (Le lettere di san Paolo): Nessuna posizione è statica e si può sempre migliorare. È quanto S. Paolo implora da Dio, associandosi al buon Epafra («anche noi» v. 9), per i suoi cristiani: cerchino di «fruttificare in ogni opera buona e di crescere nella conoscenza di Dio» (v. 10).
Fra le grazie implorate emergono quella di una «conoscenza» sempre più profonda di Dio e della sua volontà (vv. 9.10), e quella della «fortezza» (v. 11). La «conoscenza» (in greco = conoscenza accurata, profonda. Cfr. Rom. 1,28), di cui qui si parla, non è tanto speculativa quanto mistica e pratica, accompagnata dai due doni dello Spirito Santo («spirituale»), «sapienza» e «intelligenza» (v. 9). Mediante questo dono di «conoscenza» il cristiano legge come nella mente di Dio, ne conosce i desideri e le volontà; mettendo poi in pratica queste volontà, egli si congiunge spiritualmente al Signore.
La «fortezza» poi dovrebbe disporre alla pratica della «pazienza e della longanimità» (v. 11); senza queste virtù è impossibile entrare nel regno dei cieli (Ebr. 10,36; 12,l; Luc. 21,19). E tale fortezza la può concedere soltanto Iddio, che è il «Forte» per eccellenza (Is. 9,6) e ama manifestarla per accrescere la sua «gloria» nelle opere sue (v. 11).
E non basta. Come è grato l’Apostolo verso il Signore (vv. 3-8), cosi lo devono essere i cristiani per i benefici della loro salvezza. È Dio infatti che li ha «resi capaci» e ha dato loro la grazia di entrare a far parte della «eredità dei santi» (v. 12), di appartenere cioè al «popolo» di Dio, da lui amato e protetto e che costituisce ormai il «regno del Figlio dell’amore suo» (v. 13), la Chiesa. L’antico Israele veniva guidato da una colonna di luce (Es. 13,21); il nuovo Israele è il regno stesso della «luce» (cfr. Efes. 5,8; lTess. 5,5; Rom. 13,12; 1Piet. 2,9; Atti 26,18), perché Cristo è «luce» (Giov. 8,12) «e in lui non ci sono tenebre» (1Giov. 1,5). Questo passaggio dalle «tenebre» alla «luce» è avvenuto per mezzo della «Redenzione», che ci ha procurato la  remissione dei peccati» (v. 14 Cfr. 1,20; Efes. 1,7).
 
Salmo 97 (98): Dio si è ricordato del suo amore: Torna ancora una volta il “ricordo” del salmista: sia l’esortazione rivolta a Dio a “ricordare” il suo patto d’amore e fedeltà (cfr. 25,6-7), sia il riconoscimento che Dio, come qui, “si è ricordato” (cfr. anche 105,8.42; 106,45; 111,5): ha cioè mantenuto le sue promesse.
La portata dell’azione salvifica di Dio è tale da avere una risonanza e una partecipazione universale (“Tutti i confini della terra hanno veduto”). Al tempio sono venuti popoli da ogni parte della terra per adorare e rendere gloria Signore di tutti. (Giuliani Vigini, Salmi e Libri Sapienziali)
 
Vangelo
Lasciarono tutto e lo seguirono.
 
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono: Luca nel raccontare la vocazione dei primi discepoli, dopo un periodo di insegnamenti e di miracoli, ha voluto sottolineare la loro immediata risposta alla chiamata.
Nella vocazione dei primi discepoli, vediamo sopra tutto l’inaugurazione e il fondamento della missione di Pietro all’interno del gruppo dei suoi compagni. Una missione che forma il nucleo del popolo messianico, nucleo che continua anche oggi a raccogliere una grande quantità di uomini attraverso l’annuncio autorevole della Parola di Dio. Ma è la Parola di Gesù e la sua Presenza che garantisce l’efficacia di quella missione che ha preso avvio dalla sua libera iniziativa sulle rive del lago: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,20).
 
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,1-11
 
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
 
Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini - Gesù è sempre più assediato dalla folla desiderosa di ascoltare la sua Parola. Gli evangelisti amano sottolineare che le folle restavano stupite dell’insegnamento di Gesù perché «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi» (Mt 7,28-29). La Parola di Dio «diventa il punto d’incontro tra Gesù e le folle: Gesù per servirla, le folle per ascoltarla [servitore e uditori della Parola]» (Carlo Ghidelli). Da qui l’accalcarsi della folla e il cercare Gesù in ogni luogo.
Per meglio farsi ascoltare Gesù sale sulla barca di Simone. Sedutosi, che è la postura dei maestri, si mette ad ammaestrare le folle. Finito di parlare chiede a Simone di prendere il largo e di calare le reti per la pesca.
L’invito fatto in condizioni sfavorevoli - «abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» - mette in evidenza la prescienza di Gesù: «egli infatti sapeva bene quello che stava per fare» (Gv 6,6).
Non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. La risposta che Simone dà a Gesù marca il carattere di quest’uomo abituato alla fatica: forse rude nei tratti, a volte impulsivo, ma sostanzialmente buono e umile per cui si fida di Gesù e della sua parola. Infatti, da buon pescatore, Simone sa che è assurdo l’invito di Gesù, ma accetta ben volentieri e la sua fede verrà premiata da una pesca abbondante: tanto enorme era la quantità di pesci che «le reti quasi si rompevano» (Questo ultimo particolare avvicina il racconto lucano a quello giovanneo di 21,1ss).
Pietro, denominato con questo soprannome per la prima volta in Luca, percepisce la santità di Gesù e il gettarsi alle sue ginocchia è la conseguenza logica di questa sua comprensione: è la reazione dell’uomo affascinato e terrorizzato all’irrompere del soprannaturale nella sua vita. L’uomo davanti al divino, percepisce la sua miseria, il suo peccato. Simone capisce che tra lui e Gesù c’è una distanza infinita: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».
Pietro, con il suo stupore e con la sua umile confessione, «si colloca nella schiera dei profeti come Isaia che hanno reagito alla vista della gloria del Signore in maniera analoga [cfr. LXX Is 6,5] e rappresenta inoltre i “peccatori” che nel racconto di Luca rispondono positivamente a Gesù [5,30.32; 7,34.39; 15,1-2.7.10; 18,13; 19,7]» (L. T. Johnson).
A un uomo di tale tempra e di tanta umiltà, Gesù può affidare una meravigliosa impresa, quella di essere pescatore di uomini. Il mare per gli antichi era la sede dei demoni, l’immagine è quindi molto forte: a Simon Pietro toccherà in sorte il nobile impegno di strappare gli uomini dal dominio di satana e liberarli dal giogo del peccato e della morte. In questo senso va il termine greco - zogron - usato per pescatore a cui appunto talvolta viene dato il senso di salvare dalla morte (il testo greco letteralmente ha: da ora [gli] uomini sarai prendente vivi).
Un mandato che Pietro vivrà con intensità fino al dono totale della sua vita.
Luca, infine, sottolinea la prontezza nel seguire Gesù: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Il termine tutto è proprio di Luca essendo assente negli altri sinottici. Tale «“totalità” nella sequela del Cristo costituisce un elemento caratterizzante di Luca, che accentua molto il radicalismo evangelico [...]. Infatti, secondo l’insegnamento di Luca, per essere autentici discepoli del Cristo, bisogna rinunciare a tutti i propri beni [Lc 14,33]» (Salvatore Panimolle). Una sequela senza sconti: bisogna rinunciare a tutto, anche alla vita.
 
Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» - Eleonore Beck: Pietro (gr. petros, aram. képa’, roccia). In origine appellativo; più tardi nome di persona e designazione del ministero dell’apostolo Simone. Figlio di Giona (Mt 16,17), nato a Betsaida (Gv 1,44), viveva con la sua famiglia a Cafarnao (Mc 1,21; cf. 1Cor 9,5) quando Gesù lo chiamò al discepolato (Mt 4,18). Assieme a Giovanni e  Giacomo fece parte dei testimoni della risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37), della trasfigurazione (Mc 9,2) e dell’agonia del Signore (Mc 14,33). Sul conferimento dell’appellativo Cefa nel Nuovo Testamento vengono recepite due tradizioni: secondo Gv 1,42 questo gli fu dato all’atto della sua chiamata, secondo Mt 16,17 come risposta alla sua professione di fede in Gesù quale messia. La cosiddetta  professione di Pietro lo caratterizza come primo degli apostoli. Tuttavia, tutti e quattro i Vangeli raccontano che Pietro rinnegò il Signore (Mc 14,66-72 par). Ciononostante è considerato come uno dei primi testimoni del Risorto (Mc 16,7). Come guida della comunità primitiva di Gerusalemme, si mette in evidenza in occasione dell’elezione di Mattia (At 1) e a Pentecoste (At 2). l primi 12 capitoli degli Atti contengono tradizioni della sua predicazione e della sua attività. Egli intraprende viaggi missionari e compie prodigi (At 8-9).
A Cesarea Marittima battezza il centurione romano Cornelio e difende la sua decisione davanti alla comunità di Gerusalemme (At 10-11), nella quale gli era subentrato Giacomo. Gli Atti raccontano del suo arresto e della sua miracolosa liberazione (12,1-19). Si ritira, ma in occasione del concilio di Gerusalemme è di nuovo a Gerusalemme (At 15) e interviene nella discussione riguardante la circoncisione. Secondo una fondata tradizione muore a Roma al tempo di Nerone (64-67). Portano il suo nome due lettere neotestamentarie e alcuni scritti apocrifi.
 
Perché Gesù sceglie dei pescatori: «La scelta dei pescatori (cf. Mt 4,18-22) illustra l’attività del loro futuro incarico derivante dal loro mestiere umano: gli uomini, alla stregua dei pesci tirati su dal mare, debbono emergere dal secolo verso un luogo superiore, ossia verso la luce del soggiorno dei cieli. Abbandonando mestiere, patria, casa, ci insegnano, se vogliamo seguire Cristo, a non essere trattenuti né dall’inquietudine della vita nel mondo, né dall’attaccamento alla casa paterna. La scelta di quattro apostoli all’inizio, insieme alla veracità dei fatti, dal momento che questi sono effettivamente avvenuti, prefigura il numero futuro degli evangelisti» (Ilario di Poitiers, In Matth., 3, 6).
 
Il santo del Giorno - 4 Settembre 2025 - Beata Caterina Mattei da Racconigi Domenicana (Racconigi, Cuneo, giugno 1486 - Caramagna Piemonte, Cuneo, 4 settembre1547): Nacque da una semplice famiglia di Racconigi, nel Cuneese, nel giugno del 1486. Attratta dalla vita religiosa comincia da piccola a lavorare come tessitrice di nastri, ma a 23 anni, inizia a frequentare un piccolo convento domenicano e si pone sotto la direzione spirituale del famoso predicatore Domenico Onesti di Bra. Nota per la sua intensa vita di preghiera finisce coll’essere al centro di tante voci, tra chi le addebita fatti soprannaturali e chi parla di esibizionismo. Viene così convocata (siamo nel 1512) davanti al tribunale vescovile di Torino. Scagionata, a 28 anni, nel 1514, viene accolta dall’ordine domenicano come terziaria a Racconigi. Ma nel 1523 ne viene allontanata perché seguace del Savonarola e si stabilisce nella vicina Caramagna dove muore il 4 settembre del 1547. È stata proclamata beata da Pio VII nel 1808. (Avvenire)
 
O Signore, che ci hai saziati con il pane del cielo,
fa’ che questo nutrimento del tuo amore
rafforzi i nostri cuori
e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.