24 Settembre 2025
 
Mercoledì XXV Settimana T. O.
 
 Esd 9,5-9; Salmo Responsoriale Da Tb 13; Lc 9,1-6
 
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
 
Eucaristia e Unzione degli infermi - Sacramentum caritatis 22: Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a curare gli infermi (cfr Mt 10,8 Lc 9,2 Lc 10,9), ma ha anche istituito per loro uno specifico sacramento: l’Unzione degli infermi. La Lettera di Giacomo ci attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr Gc 5,14-16). Se l’Eucaristia mostra come le sofferenze e la morte di Cristo siano state trasformate in amore, l’Unzione degli infermi, da parte sua, associa il sofferente all’offerta che Cristo ha fatto di sé per la salvezza di tutti, così che anch’egli possa, nel mistero della comunione dei santi, partecipare alla redenzione del mondo. La relazione tra questi Sacramenti si manifesta, inoltre, di fronte all’aggravarsi della malattia: «A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all’Unzione degli infermi, l’Eucaristia come viatico». Nel passaggio al Padre, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si manifesta come seme di vita eterna e potenza di risurrezione: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Poiché il Santo Viatico schiude all’infermo la pienezza del mistero pasquale, è necessario assicurarne la pratica. L’attenzione e la cura pastorale verso coloro che si trovano nella malattia ridonda sicuramente a vantaggio spirituale di tutta la comunità, sapendo che quanto avremo fatto al più piccolo lo avremo fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).
 
Prima Lettura: La preghiera di Esdra è determinata da un fatto increscioso nella vita della nuova comunità: i matrimoni di Israeliti con donne pagane, che mettevano in pericolo la fede jahvista (Esd 9,1-2).
“I matrimoni con donne straniere non erano proibiti nell’antico Israele (Gen 41,45; Gen 48,5s; Nm 12,1; Rt 1,4; 2Sam 3,3). Furono proibiti dal Dt, per combattere l’idolatria che le donne pagane rischiavano di introdurre nei loro focolari (Dt 7,1-4; cf. Dt 23,4s). Dopo l’esilio il pericolo si aggravò, forse perché i reduci erano nella maggior parte uomini. Il motivo della rottura con i popoli vicini è ancora religioso (Esd 9,1.11), ma ne va sorgendo un altro: la preoccupazione della purezza del sangue (Esd 9,2)” (Bibbia di Gerusalemme).
Esdra, profondamente costernato per le trasgressioni commesse, eleva a Dio una fervida preghiera con la quale fa memoria di tutti i peccati del popolo, cui hanno fatto seguito la schiavitù e la deportazione in terre straniere, e allo stesso tempo, fa leva sulla fedeltà e sulla misericordia di Dio manifestata con grande potenza e liberalità della liberazione dall’esilio.
 
Vangelo
Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
 
Gesù chiama i Dodici e li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Dal proseguo del racconto si intende che è una elezione che costa sacrifici e rinunzie; è una chiamata che colloca il missionario in uno stato totale di precarietà. Senza mezzi termini vien detto che il corredo del missionario deve essere la povertà. Se il missionario deve essere povero, anche la missione deve essere povera, soprattutto di mezzi umani: Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. Il missionario che pensa di procurarsi tutti i mezzi umani necessari per una buona riuscita della missione la vota al più sicuro fallimento. Gesù vuole una Chiesa povera, che non abbia fiducia sui mezzi umani, ma che si abbandoni fidente a Dio. Quindi le parole di Gesù vanno al di là del puro significato letterale: quello che conta «per l’apostolo è “la passione” per la sua missione, per cui non trova tempo neppure per progettare ciò che è strettamente necessario per il viaggio; e soprattutto è la immensa fiducia in Dio che non gli farà mancare l’indispensabile per vivere» (Settimio Cipriani).
Come il fallimento deve essere preventivato, così deve essere registrato; cioè deve essere messo in evidenza con un gesto molto forte al di là del puro significato simbolico: Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro. Per chi si ostina a non ascoltare o a non accogliere la parola di salvezza l’appuntamento con la giustizia divina è soltanto rimandato: la polvere dei sandali dei missionari sarà un capo d’accusa indelebile dinanzi agli occhi del Cristo redentore e giusto giudice.
La conclusione del brano evangelico, Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni, mette in evidenza una Chiesa decisamente carismatica: la parola e i prodigi sono complementari; il potere di scacciare i demòni e di guarire gli ammalati danno alla parola il sigillo della veridicità e l’annunzio conferma che i miracoli sono doni salvifici; non sono fine a se stessi, ma donati gratuitamente da Dio agli uomini per la loro salvezza. Gesù trasmette ai Dodici il potere di fare miracoli e di scacciare i demòni, per indicare la continuità della sua opera con l’opera degli Apostoli e della Chiesa.
 
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,1-6
 
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.
 
Parola del Signore.

Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): 1 Chiamati i Dodici; oppure; «avendo convocato i Dodici» se si vuole dar rilievo alla particella σύν (con) che fa parte del verbo. Diede loro potere ed autorità; l’abbinamento dei due sostantivi (potere ed autorità) proprio di Luca rafforza la stessa idea e significa che gli apostoli hanno ricevuto un potere per espellere i demoni dai posseduti e guarire le varie infermità. Non si può pensare che i due termini abbinati si riferiscono a due settori distinti cioè: al potere di esorcizzare e di guarire da una parte e all’autorità di annunziare la buona novella dall’altra, poiché di questo secondo mandato conferito agli apostoli si parlerà nel vers. seguente. Per la stessa formula abbinata si veda Lc., 4, 36. Si noti l’espressione fortemente accentuata: «su tutti i demoni»; Marco dice semplicemente: «il potere sopra gli spiriti immondi»; inoltre l’evangelista ha in proprio la dichiarazione «di guarire le malattie», che ripeterà al vers. seguente. Il rilievo gli viene suggerito dalla sua professione di medico come anche dal desiderio di segnalare la compassione che il Salvatore sentiva per le infermità umane. In quanto all’ordine dei fatti Luca segue quello di Marco; egli tuttavia, avendo già parlato della cacciata di Gesù da Nazareth – episodio, questo, riferito da Marco immediatamente prima della missione dei Dodici (cf. Mc., 6, 1-6) non ha bisogno di narrarla nel presente contesto, ma passa subito a trattare l’invio degli apostoli (cf. Mc., 6, 7-13).
2 Li mandò ad annunziare il regno di Dio; i Dodici hanno la missione di annunziare il regno; il loro compito tuttavia, in questo primo invio, consiste nel proclamare la venuta del regno più che manifestarne la dottrina (cf. Mt., 9, 7); essi infatti dovranno disporre gli animi a ricevere la predicazione evangelica. Il gesto del Maestro ha un carattere innovatore nell’ebraismo: i Rabbi raccoglievano intorno a sé dei discepoli per istruirli nella legge, ma ad essi non affidavano nessuna missione, né tantomeno trasmettevano poteri particolari sugli spiriti malvagi e sugli infermi. E ad operar guarigioni; questi miracoli compiuti sugli infermi serviranno per confermare la verità della loro parola. Luca, come anche Marco, tralasciano la raccomandazione che, secondo il testo di Matteo, Gesù ha fatta agli apostoli in quella circostanza («non andate nelle regioni dei pagani...»; Mt., 10, 5), poiché essa poteva urtare la sensibilità dei lettori che provenivano dal paganesimo.
Il vers. è parallelo a quello di Matteo e di Marco; in Luca il detto insinua lo spogliamento più assoluto, poiché estende la rinunzia fino alle cose più necessarie per il viaggio. Né bastone: in Marco invece è permesso prendere il bastone (cf. commento a Mc., 6, 8). Né abbiate per ciascuno due tuniche; nell’originale greco la frase è irregolare (letteral.: né di avere per ciascuno due tuniche»). Il presente vers., accentuando fortemente lo spogliamento che devono avere gli inviati di Cristo, fa risaltare la generosità e la totale dedizione con la quale essi si consacrano alla causa del vangelo.
4 Qui restate e da qui partite; cioè: restate nella casa che vi ha accolti fino alla vostra partenza. La Volgata, seguendo la lettura di un codice, aggiunge nel testo una negazione (ne) che altera il senso della frase; essa legge: et inde ne exeatis. Il consiglio è dato per evitare che si offenda chi ha offerto generosamente l’ospitalità al missionario; lo stesso ammonimento è ripetuto in una forma più chiara in Lc., 10, 7.
5 Quando non vi accolgono...; in greco la proposizione presenta delle irregolarità che non permettono una traduzione fluida e corrente; letteral.: «se quelli non vi accolgono, uscite da quella città...». Scuotete la polvere dai vostri piedi; per il senso dell’immagine si veda la nota a Mc., 6, l1. In testimonianza contro di essi; la preposizione «contro di...» (ἐπί), con la quale Luca integra il testo di Marco che ha il semplice pronome, rileva l’aspetto negativo di questa testimonianza accentuando la colpevolezza di coloro che hanno rigettato il messaggio evangelico.
 
Gli inviati del Figlio - Joseph Pierron e Pierre Grelot: 1. La missione di Gesù si prolunga con quella dei suoi inviati, i Dodici, che per questo stesso motivo portano il nome di apostoli. Già durante la sua vita Gesù li manda innanzi a sé (cfr. Lc 10, 1) a predicare il vangelo ed a guarire (Lc 9, 1 s par.), il che costituisce l’oggetto della sua missione personale. Essi sono gli operai mandati dal padrone alla messe (Mt 9, 38 par.; cfr. Gv 4, 38); sono i servi mandati dal re per condurre gli invitati alle nozze del figlio suo (Mt 22, 3 par.). Non devono farsi nessuna illusione sul destino che li attende: l’inviato non è maggiore di colui che lo manda (Gv 13, 16); come hanno trattato il padrone, così tratteranno i servi (Mt 10, 24 s). Gesù li manda «come pecore in mezzo ai lupi» (10, 16 par.). Egli sa che la «generazione perversa» perseguiterà i suoi inviati e li metterà a morte (23, 34 par.). Ma ciò che sarà fatto loro, sarà fatto a lui stesso, e in definitiva al Padre: «Chi ascolta voi, ascolta me, chi rigetta voi, rigetta me, e chi rigetta me, rigetta colui che mi ha mandato» (Lc 10, 16); «Chi accoglie voi, accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato» (Gv 13, 20). Di fatto la missione degli apostoli si collega nel modo più stretto a quella di Gesù: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (20, 21). Questa frase illumina il senso profondo dell’invio finale dei Dodici in occasione delle apparizioni di Cristo risorto: «Andate...». Essi andranno dunque ad annunziare il vangelo (Mc 16, 15), a reclutare discepoli di tutte le nazioni (Mt 28, 19), a portare dovunque la loro testimonianza (Atti 1, 8). Così la missione del Figlio raggiungerà effettivamente tutti gli uomini, grazie alla missione dei suoi apostoli e della sua Chiesa.
2. Questo appunto intende il libro degli Atti quando racconta la vocazione di Paolo. Riprendendo i termini classici delle vocazioni profetiche, Cristo risorto dice al suo strumento eletto: «Va’ perché io ti invierò lontano presso i pagani» (Atti 22, 21); e questa missione ai pagani si inserisce nella linea esatta di quella del servo di Jahvè (Atti 26, 17; cfr. Is 42, 7. 16). Infatti il servo è venuto nella persona di Gesù, e gli inviati di Gesù portano a tutte le nazioni il messaggio di salvezza che egli personalmente aveva notificato soltanto alle «pecore perdute della casa di Israele» (Mt 15, 24). Di questa missione, ricevuta sulla strada di Damasco, Paolo si farà sempre forte per giustificare il suo titolo di apostolo (1 Cor 15, 8 s; Gal 1, 12). Sicuro della sua estensione universale, egli porterà il vangelo ai pagani per ottenere da essi l’obbedienza della fede (Rom 1, 5) e magnificherà la missione di tutti i messaggeri del vangelo (10, 14 s): non è forse grazie ad essa che nasce nel cuore degli uomini la fede nella parola di Cristo (10, 17)? Al di là della missione personale degli apostoli, tutta la Chiesa nella sua funzione missionaria si ricollega in tal modo alla missione del Figlio.
 
La preparazione dei popoli alla venuta di Cristo - Origene (Contro Celso, 2,30): Le parole della Scrittura: In questi giorni è fiorita la giustizia, insieme con l’abbondanza della pace (Sal 71,7) presero a realizzarsi all’indomani della venuta di Cristo. Iddio, frattanto, preparava le nazioni ad accogliere il suo insegnamento, sottomettendole tutte a un unico sovrano, l’imperatore di Roma, e impedendo, in tal modo, che l’isolamento in cui si sarebbero trovate a causa della pluralità dei regni, non rendesse più difficile agli apostoli mandare ad effetto l’ordine del Cristo: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli (Mt 28,19). È noto a tutti, infatti, che Gesù nacque sotto il regno di Augusto che aveva, per così dire, ridotto a un’entità omogenea, grazie al suo potere accentratore, la maggior parte degli uomini della terra. L’esistenza d’una pluralità di regni sarebbe stata d’ostacolo alla divulgazione del messaggio di Gesù attraverso tutta la terra: non soltanto per il motivo già rilevato, ma a causa, altresì, della necessità imposta agli uomini d’ogni latitudine di prendere le armi e di far la guerra per difendere la propria patria. Il che, prima dell’epoca inaugurata da Augusto, si era ripetutamente verificato, come quando, ad esempio, si scatenò il conflitto fra gli abitanti del Peloponneso e quelli di Atene e, al seguito di questi, fra altri popoli contrapposti. In qual modo, perciò, quest’insegnamento di pace, che non consente di vendicarsi neppure dei nemici, avrebbe mai potuto trionfare, se la situazione della terra, alla venuta di Gesù, non fosse stata dovunque mutata in una condizione più pacifica?
 
Il Santo del Giorno - 24 Settembre 2025 - Beata Vergine Maria della MercedeIl giogo delle nostre schiavitù e la libertà donata dal Vangelo - Cosa vuol dire essere liberi? A questa domanda, che di fatto sta alla base della convivenza civile, il Vangelo risponde mostrando un progetto, facendoci conoscere una persona e la sua storia, Gesù e la sua vicenda. Essere liberi per i cristiani, significa poter rispondere a quella chiamata che ognuno porta dentro di sé. Ecco perché celebrare la Beata Vergine Maria della Mercede, protettrice dei Mercedari, fondati da san Pietro Nolasco (1180-1245), oggi ha un valore profetico: ci ricorda che il Vangelo dona la libertà autentica. La notte tra il 1° e il 2 agosto 1218 la Vergine apparve a Nolasco, che decise di fondare una congregazione impegnata nella liberazione degli schiavi, che a quel tempo erano soprattutto i cristiani finiti in mano dei saraceni. Ne parlò, quindi, con il re d’Aragona e con il vescovo di Barcellona: il 10 agosto 1218 Nolasco costituì il nuovo «Ordine Religioso Redentore». Il vescovo consegnò ai membri dell’Ordine la veste di lana bianca in omaggio alla purezza immacolata della Vergine Maria. La congregazione diventò il cuore di un movimento a favore della libertà dei cristiani tratti in schiavitù. Il rischio che correvano non era solo quello di rimanere tutta la vita in catene, ma anche di dover rinunciare alla propria fede sotto le pressioni degli stessi saraceni. L’opera di Nolasco e dei Mercedari - ordine che fu approvato da papa Gregorio IX nel 1235 - appare ancora oggi attuale: sono ancora tante, infatti, le forme di schiavitù che minano la dignità umana. (Matteo Liut)
 
Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perché la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.