23 Settembre 2025
Sa Pio da Pietrelcina, Presbitero
Esd 6,7-8.12b.14-20; Salmo Responsoriale Dal Salmo 121 (122); Lc 8,19-21
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
per grazia singolare
hai concesso al santo presbitero Pio [da Pietrelcina]
di partecipare alla croce del tuo Figlio,
e per mezzo del suo ministero
hai rinnovato le meraviglie della tua misericordia;
per sua intercessione concedi a noi,
uniti costantemente alla passione di Cristo,
di poter giungere felicemente alla gloria della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Giovanni Paolo II (Omelia 16 giugno 2002): 2. “Quanto a me... non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6, 14). Non è forse proprio il “vanto della Croce” ciò che maggiormente risplende in Padre Pio?
Quanto attuale è la spiritualità della Croce vissuta dall’umile Cappuccino di Pietrelcina! Il nostro tempo ha bisogno di riscoprirne il valore per aprire il cuore alla speranza.
In tutta la sua esistenza, egli ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all’opera della redenzione. Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità.
Nel piano di Dio, la Croce costituisce il vero strumento di salvezza per l’intera umanità e la via esplicitamente proposta dal Signore a quanti vogliono mettersi alla sua sequela (cfr Mc 16, 24). Lo ha ben compreso il Santo Frate del Gargano, il quale, nella festa dell’Assunta del 1914, scriveva: “Per arrivare a raggiungere l’ultimo nostro fine bisogna seguire il divin Capo, il quale non per altra via vuol condurre l’anima eletta se non per quella da lui battuta; per quella, dico, dell’abnegazione e della Croce” (Epistolario II, p. 155).
3. “Io sono il Signore che agisce con misericordia” (Ger 9, 23). Padre Pio è stato generoso dispensatore della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza, la direzione spirituale, e specialmente l’amministrazione del sacramento della Penitenza. Il ministero del confessionale, che costituisce uno dei tratti distintivi del suo apostolato, attirava folle innumerevoli di fedeli al Convento di San Giovanni Rotondo. Anche quando quel singolare confessore trattava i pellegrini con apparente durezza, questi, presa coscienza della gravità del peccato e sinceramente pentiti, quasi sempre tornavano indietro per l’abbraccio pacificante del perdono sacramentale.
Possa il suo esempio animare i sacerdoti a compiere con gioia e assiduità questo ministero, tanto importante anche oggi, come ho voluto ribadire nella Lettera ai Sacerdoti in occasione del passato Giovedì Santo.
4. “Sei tu Signore, l’unico mio bene”. Così abbiamo cantato nel Salmo Responsoriale. Attraverso queste parole il nuovo Santo ci invita a porre Dio al di sopra di tutto, a considerarlo come il solo e sommo nostro bene.
In effetti, la ragione ultima dell’efficacia apostolica di Padre Pio, la radice profonda di tanta fecondità spirituale si trova in quella intima e costante unione con Dio di cui erano eloquenti testimonianze le lunghe ore trascorse in preghiera. Amava ripetere: “Sono un povero frate che prega”, convinto che “la preghiera è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il Cuore di Dio”. Questa fondamentale caratteristica della sua spiritualità continua nei «Gruppi di Preghiera» da lui fondati, che offrono alla Chiesa e alla società il formidabile contributo di una orazione incessante e fiduciosa. Alla preghiera Padre Pio univa poi un’intensa attività caritativa di cui è straordinaria espressione la “Casa Sollievo della Sofferenza”. Preghiera e carità, ecco una sintesi quanto mai concreta dell’insegnamento di Padre Pio, che quest’oggi viene a tutti riproposto.
I Lettura: La benevolenza del re Dario permette al popolo d’Israele di ricostruire il tempio di Dio. Al termine della costruzione gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrano “con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio”. La radice di questa gioia non è soltanto nella libertà ritrovata, ma nella possibilità di poter celebrare con maggiore slancio e fedeltà la misericordia di Dio. Una gioia che è una porta spalancata a un nuovo cammino nel quale si fa presente il ritrovato amore di Dio che non abbandona mai il suo popolo.
Vangelo
Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
La scena, presente anche in Mc 3,33-34, è staccata dal suo contesto naturale. Nel racconto evangelico il soggetto che viene posto in risalto è la madre. La venuta dei familiari offre a Gesù l’occasione per pronunciare un detto importante sui veri parenti: l’ascolto fattivo della Parola crea un legame più forte del sangue.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 8,19-21
In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Parola del Signore.
La famiglia di Gesù - Javer Pikaza: Questa scena servì per definire l’atteggiamento che assumono davanti a Gesù due gruppi di persone molto diversi: la gente che lo circonda e i parenti che lo cercano. Su questo sfondo è definito il vero senso della famiglia di Gesù.
Della gente è precisato un solo particolare: circondano Gesù. Tutto ci permette di supporre che lo cerchino ansiosamente e che si stringano fortemente intorno a lui, così che diviene impossibile avvicinarglisi e l’aggiungerlo.
Non sappiamo che cosa pensasse Gesù di questo fenomeno, ma permise almeno che lo cercassero. Gli uomini
hanno bisogno di lui; egli conosce la loro miseria e permette che gli si accostino.
I parenti, la madre e i fratelli vogliono «vederlo»: è assai difficile precisare che cosa si voglia dire con questa parola. Nel testo corrispondente di Marco, che Luca ebbe sotto gli occhi quando redasse il suo vangelo, l’intenzione della famiglia è indicata con chiarezza: cercano Gesù per condurlo a casa, perché pensano che sia pazzo (Mc 3,20-21). Lo stimano pazzo, perché annunzia alla gente cose che si oppongono alle vecchie tradizioni del loro popolo. In altre parole, la loro accusa si identifica con quella che elevano contro di lui i farisei: «è posseduto da Beelzebul» o satana, così che la sua vita e il suo messaggio sono al servizio delle forze del male (cf 3,22). Si tenga presente l’unità costituita da Mt 3,20-21 e 3,31-35. Luca, molto più rispettoso riguardo alla famiglia di Gesù (e specialmente a Maria), ha soppresso questo motivo (l’intenzione della famiglia). Tutto però ci permette di supporre che l’intervento della famiglia rivesta anche per il vangelo di Luca un aspetto negativo: i parenti vogliono monopolizzare Gesù, approfittando dei privilegi di parentela. In questo contesto, sì comprende la risposta di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (8,21).
Di fronte alla vecchia parentela del sangue, Gesù getta le basi della nuova famiglia del suo regno, della quale fanno parte coloro che accolgono e vivono la sua parola.
Si tengano presenti i due elementi: a) è necessario «ascoltare la parola», cioè essere aperti alla grazia, ricevendo il dono dell’amore che Dio ci offre per mezzo del Cristo. b) è necessario mettere in pratica la parola. Solo chi la vive l’ha ascoltata pienamente.
Il messaggio di Gesù è centrato su questi due aspetti di grazia e di esigenza. Essere cristiani vuoi dire vivere nel mistero dell’amore che Dio ci comunica come nuova possibilità di esistenza; ma, allo stesso tempo, suppone che il dono i espanda così da divenire per noi un principio di vita. Dall’amore di Dio dobbiamo arrivare a essere ponte d’amore per gli altri.
Coloro che ascoltano e mettono in pratica la parola di Gesù divengono la sua famiglia. Non sono servi che stanno fuori e che ricevono il dono dell’amore per pura compassione. Sono la madre e i fratelli, e quindi formano con Gesù un focolare di comunione e di fiducia. Le barriere di questo mondo (divisioni sociali, politiche, religiose) perdono il loro senso. In Gesù e per mezzo di Gesù tutti gli uomini costituicono una sola famiglia, essendo membra gli uni degli altri.
Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica - Augustin George: La rivelazione biblica è essenzialmente parola di Dio all’uomo. Ecco perché, mentre nei misteri greci e nella gnosi orientale la relazione dell’uomo con Dio si fonda soprattutto sulla visione, secondo la Bibbia «la fede nasce dall’ascolto» (Rom 10,17).
1. L’uomo deve ascoltare Dio. a) Ascoltate, grida il profeta con l’autorità di Dio (Am 3,1; Ger 7,2). Ascoltate, ripete il sapiente in nome dell’esperienza e della conoscenza della legge (Prov 1,8). Ascolta, Israele, ripete ogni giorno il pio israelita per compenetrarsi della volontà del suo Dio (Deut 6,4; Mc 12,29). Ascoltate, riprende a sua volta Gesù stesso, parola di Dio (Mc 4,3.9 par.). Ora, secondo il senso ebraico della parola verità, ascoltare, accogliere la parola di Dio, non significa soltanto prestarle attento orecchio, significa aprirle il proprio cuore (Atti 16,14), metterla in pratica (Mt 7,24 ss), obbedire. Questa è l’obbedienza della fede richiesta dalla predicazione ascoltata (Rom 1,5; 10,14ss).
b) Ma l’uomo non vuole ascoltare (Deut 18,16.19), ed è questo il suo dramma. È sordo agli appelli di Dio; il suo orecchio ed il suo cuore sono incirconcisi (Ger 6,10; 9,25; Atti 7,51). Ecco il peccato dei Giudei denunziato da Gesù: «Voi non potete ascoltare la mia parola ... Chi è da Dio ascolta le parole di Dio; se voi non ascoltate, è perché non siete da Dio» (Gv 8, 43. 47). Di fatto Dio solo può aprire l’orecchio del suo discepolo (Is 50,5; cfr. 1 Sam 9,15; Giob 36,10), «forarglielo» perché obbedisca (Sal 40,7s). Quindi, nei tempi messianici, i sordi sentiranno, ed i miracoli di Gesù significano che infine il popolo sordo comprenderà la parola di Dio e gli obbedirà (Is 29,18; 35,5; 42,18s; 43,8; Mt 11,5). È quel che proclama ai discepoli la voce dal cielo: «Questo è il mio Figlio diletto, ascoltatelo» (Mt 17,5 par.). Maria, abituata a conservare fedelmente le parole di Dio nel proprio cuore (Lc 2,19.51), è stata proclamata beata dal figlio Gesù, quando ha rivelato il senso profondo della sua maternità: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono» (Lc 11,28).
2. Dio ascolta l’uomo. - Nella sua preghiera l’uomo domanda a Dio di ascoltarlo, cioè di esaudirlo. Dio non ascoltà né gli ingiusti, né i peccatori (Is 1,15; Mi 3,4; Gv 9,31); ma ascolta il povero, la vedova e l’orfano, gli umili, i prigionieri (Es 22,22-26; Sal 10, 17; 102,21; Giac 5,4). Ascolta i giusti, coloro che sono pii e fanno la sua volontà (Sal 34,16.18; Gv 9,31; 1Piet 3,12), coloro che domandano secondo la sua volontà (1Gv 5,14s). E lo fa perché ascolta «sempre» il suo Figlio Gesù (Gv 11,41s), attraverso il quale passa per sempre la preghiera del cristiano.
La nuova famiglia di Gesù ascolta la parola e la mette in pratica - Cirillo di Alessandria (Commento a Luca, omelia l47): La presente lezione ci insegna che l’ obbedienza e l’ ascolto di Dio sono le cause di ogni benedizione. Alcuni sono entrati e hanno parlato con rispetto della santa madre di Cristo e dei suoi fratelli. Egli ha risposto con quelle parole: Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.
Ora, non lasciamo che nessuno immagini che Cristo abbia tralasciato l’onore dovuto a sua madre e che abbia disprezzato con orgoglio l’ amore dovuto ai suoi fratelli. Egli ha parlato secondo la legge di Mosè e ha detto chiaramente: Onora il padre e la madre, perché tu possa stare bene (Dt 5, 16). Chiedo, come può aver rifiutato l’amore dovuto ai suoi fratelli, lui che a noi ha comandato anche di amare non solo i nostri fratelli, ma anche
quelli che ci sono nemici? Dice: Amate i vostri nemici (Mt 5,44; Lc 6,27). Che cosa vuole insegnare Cristo?
Il suo obiettivo è quello di esaltare il suo amore nei confronti di coloro che vogliono piegare il collo ai suoi comandamenti. Spiegherò il modo in cui lo fa. I più grandi onori l’affetto più completo sono quelli che tutti dobbiamo alle nostre madri e ai nostri fratelli. Se dice che quelli che ascoltano la sua parola e la mettono i pratica sona sua madre e i suoi fratelli, non è chiaro a tutti che egli dona a quelli che lo seguono un amore completo e degno di essere accettato da loro? Egli avrebbe fatto loro abbracciare prontamente il desiderio di cedere se stessi alle sue parole e di sottomettere la loro mente al suo giogo per mezzo di una completa obbedienza.
Il Santo del Giorno - 23 Settembre 2025 - San Pio da Pietrelcina. La misericordia infinita di Dio consola e guarisce le nostre ferite: È il bisogno di essere amati, accolti e rialzati ad accomunarci tutti. Una necessità dell’anima che attraversa tutta la nostra esistenza e che nel Crocifisso, ferito, morente ma poi risorto e portatore di luce, trova una fonte inesauribile di speranza. Sono i testimoni della misericordia come san Pio da Pietrelcina a ricordarcelo costantemente: nei cuori di chi si rivolgeva a lui, padre Pio, al secolo Francesco Forgione, sapeva depositare la saggezza e l’amore di Dio, toccando le persone nel profondo e portandole alla conversione. Una missione che trovò non pochi ostacoli, ma che ha fatto di san Pio uno dei santi del XX secolo più cari alla devozione popolare. Nato a Pietrelcina, in provincia e diocesi di Benevento, il 25 maggio 1887, era figlio dei contadini Grazio Forgione e Giuseppa De Nunzio. Il 22 gennaio 1903 entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini al convento di Morcone, prendendo il nome di fra Pio da Pietrelcina. Il 10 agosto 1910 venne ordinato sacerdote, passando i successivi sei anni in famiglia per motivi di salute. Nel 1916 arrivò a San Giovanni Rotondo, nel convento di Santa Maria delle Grazie, dove per più di 50 anni visse il proprio ministero dedicandosi in particolare alle confessioni. Nel 1918 ricevette sul proprio corpo i segni della passione e poi accolse con pazienza le tante ispezioni disposte dalle autorità ecclesiastiche. Morì il 23 settembre 1968; beatificato nel 1999, è santo 2002.
La partecipazione a questo banchetto del cielo,
Dio onnipotente,
rinvigorisca e accresca in tutti noi la grazia che da te proviene,
perché, celebrando la memoria di san Pio,
custodiamo integro il dono della fede
e camminiamo sulla via della salvezza da lui indicata.
Per Cristo nostro Signore.