2 Settembre 2025
Martedì XXII Settimana T. O.
1Ts 5,1-6.9-11; Salmo Responsoriale Dal Salmo 26 (27); Lc 4,31-37
Colletta
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
CEI «Rito degli Esorcismi» - LA VIGILANZA CRISTIANA 5. Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc l, 23-28. 32-34. 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che «non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male» (Ef 6, 12).
6. Gesù Cristo ha vinto Satana e ha definitivamente spezzato il dominio dello spirito maligno (cf. Col 2, 15; Ef 1, 21; Ap 12, 7-12), egli è «il più forte» che ha vinto «il forte» (cf. Lc 11, 22). Con la potenza dello Spirito, santo e santificatore, continua incessantemente quest’ opera vittoriosa. In Lui vincitore anche noi abbiamo vinto. Per chi è radicato in Cristo la paura del demonio, quale stato d’animo che paralizza la vita e la rende cupa, non ha ragione di essere. La lotta contro il male impegna incessantemente il credente, ma ormai non può più costituire motivo di disperazione in quanto 6 condotta nella certezza che il male già è stato sconfitto e il suo potere è limitato. È necessario invece un atteggiamento di continua vigilanza, secondo il monito dell’apostolo Pietro: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1 Pt 5, 8-9).
7. La vigilanza deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell’azione ordinaria di Satana, con la quale egli continua a tentare gli uomini al male. Proprio la tentazione è il pericolo più grave e dannoso in quanto si oppone direttamente al disegno salvifico di Dio e all’edificazione del Regno. Satana riesce a impadronirsi davvero dell’ uomo in ciò che ha di più intimo e prezioso quando questi, con atto libero e personale, si mette in suo potere con il peccato. Per questo il credente vigila per non essere ingannato e prega ogni giorno con le parole suggerite da Gesù: «Padre, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal Male» (Mt 6, 13). Invece i fenomeni diabolici straordinari della possessione, dell’ ossessione, della vessazione e dell’infestazione sono possibili, ma di fatto, a parere degli esperti, sono rari. Provocano certo grandi sofferenze, ma di per sé non allontanano da Dio e non hanno la gravità del peccato. Sarebbe quindi da stolti prestare tanta attenzione all’ eventuale presenza del Maligno in alcuni fenomeni insoliti e non preoccuparsi affatto della realtà quotidiana della tentazione e del peccato, in cui Satana, «omicida fin dal principio» e «padre della menzogna» (Gv 8, 44), è sicuramente all’opera.
I Lettura: Un’eucaristia deve sempre essere profetica - José Maria González-Ruiz: Paolo ricorda ancora il carattere imprevedibile del giorno del Signore e, a questo fine, ricorre a immagini che ci sono familiari da altri testi del NT (Mt 24,435s; Ap 3,3; 16,15). Nelle sue1 apparizioni all’uomo, Dio si comporta come un ladro. Èimprevedibile e non si lascia controllare da nessuna macchina propagandistica. La fede nella «parusia» relativizza l’atteggiamento del cristiano davanti a tutte le grandi realizzazioni storiche. Perciò, quando diranno: «pace e sicurezza, allora d’improvviso li colpirà la rovina». In una parola, i cristiani, anche se si rallegrano per le vittorie umane sulle molteplici alienazioni, non considereranno mai come definitiva nessuna fase storica, ma conserveranno sempre, di fronte a essa, un atteggiamento critico e di attesa. Il cristiano, per sé, è sempre un guastafeste in tutti i momenti culminanti dei grandi trionfi umani.
I cristiani adotteranno un atteggiamento critico, «perché non vivono nelle tenebre, ma sono figli della luce».
Nell’ambito d’una Chiesa, sarà sempre necessario lottare contro il pericolo del letargo, prodotto forse dalla monotonia di preghiere senza contenuto e troppo distaccate dalla realtà dell’ambiente. La preghiera del cristiano, come quella di Gesù, ha un occhio al Padre dei cieli e uno agli uomini che remano faticosamente nel mare procelloso della storia (cf Mc 6,47-48).
Questo stato di vigilanza non è solo d’ordine intellettuale, ma anche morale: «non dormiamo, ma restiamo svegli e siamo sobri».
Per sollecitare questa vigilanza contro il letargo, i cristiani devono essere costanti nel «rendimento di grazie» o celebrazione dell’eucaristia che, quindi, non dev’essere evasiva, ma tremendamente impegnata nella realtà attuale. Per questo, Paolo esorta a «non spegnere lo Spirito e a non disprezzare le profezie». Le celebrazioni eucaristiche devono essere profetiche; altrimenti non corrispondono al disegno di Cristo. Solo così le comunità cristiane saranno fermento positivo nel corso della storia, orientandola verso la parusia del Signore.
Salmo Responsoriale: Agostino [C/17]: Il Signore è mia luce e mia salvezza; che cosa temerò? [Sal 27(26),1]. Egli mi illumina, vadano indietro le tenebre; egli mi salva, si allontani la debolezza; procedendo saldo nella luce, chi temerò? Perché Dio non dona una salvezza tale che possa essere inficiata da altri; oppure è tale Luce che possa essere oscurata da alcuno. Il Signore illumina, noi siamo illuminati; il Signore salva, noi siamo salvati. Se dunque Egli illumina e noi siamo illuminati, Egli salva e noi siamo salvati, al di fuori di Lui noi siamo tenebre e debolezza. Avendo dunque in Lui la speranza certa, incrollabile e vera, di chi avremo paura? Il Signore è la tua luce, il Signore è la tua salvezza. Incontrane uno più potente e temilo. Appartengo al più potente di tutti, all’Onnipotente, in modo tale che Egli mi illumina e mi salva, e non temo nessuno all’infuori di Lui stesso. Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura? (v. lb).
Vangelo
Io so chi tu sei: il santo di Dio!
L’esorcismo è teso a strappare l’uomo dal dominio di Satana. Gesù esorcizza un uomo posseduto da uno spirito impuro con autorità e potenza, tanto da lasciare esterrefatti gli astanti. Lo spirito è detto impuro perché è scivolato fuori dalla santità di Dio, e tutto quello che è fuori da questa cornice è impuro. Il demonio sa che è impotente dinanzi a Gesù, tanto da gridare: Basta! Che vuoi da noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio! Quest’ultima affermazione non è una professione di fede, ma il santo di Dio è colui che Dio ha scelto per incaricarlo di una missione particolare. E il Figlio di Dio si è manifestato per distruggere le opere del diavolo (1Gv 3,8). Una lotta eterna tra l’impuro e il Puro. Chi partecipa all’esorcismo viene preso da timore, una reazione naturale, ma avrebbe dovuto fare un salto di qualità: carpire la presenza di Dio in quell’“uomo” che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,31-37
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Parola del Signore.
Gesù per liberare l’uomo posseduto da Satana non fa uso di preghiere o di complicati rituali: basta la sua Parola, forte e imperiosa, a mettere in fuga lo spirito immondo. La pronta e immediata liberazione dell’uomo, fa intendere che soltanto Gesù, con la sua potenza, può liberare l’uomo dalle forze malvagie che lo assediano minacciandolo da ogni parte. Distruggendo l’impero e le opere del diavolo (cfr. Mt 12,28; Lc 4,6; 10,17-19; Gv 12,31; 1Gv 3,8), Gesù inaugura il regno messianico restituendo all’uomo la sua totale integrità e la sua piena libertà, quella dello spirito e quella del corpo. È da evidenziare che l’opposizione di Satana «appare ogni volta più manifesta: è subdola e dissimulata nel deserto; aperta e violenta negli indemoniati; assoluta e radicale durante la passione, che è l’ora e l’impero delle tenebre [cfr. Lc 22,53]. Anche la vittoria di Gesù è ogni volta più luminosa, fino al trionfo totale della Risurrezione» (Bibbia di Navarra). Singolare poi l’uscita dello spirito immondo dall’uomo: lo fa «gettandolo a terra in mezzo alla gente». Quasi un moto di stizza e di rabbia. Vinto e umiliato il diavolo sfoga tutta la sua rabbia sull’uomo. Con i deboli si fa arrogante e temerario, con il Forte si fa vile, debole (cfr. Lc 11,21-22). Il potere di Gesù, con il quale comanda agli spiriti immondi, riempie di ammirazione e di timore coloro che lo ascoltano. Che così non possono non ammettere che sono uditori di «un insegnamento nuovo, dato con autorità». Un’ammissione esatta perché giustamente ricollegata «al miracolo, che ne è il segno dimostrativo. [L’insegnamento] è nuovo soprattutto riguardo al contenuto, in quanto annuncia un regno spirituale di Dio, ed è autoritario per il modo in cui viene impartito» (A. Sisti). La fama di Gesù si «diffondeva in ogni luogo della regione circostante», forse più per la sua autorità sugli spiriti immondi e per la sua potenza taumaturgica che per la sua dottrina. Di questi fraintendimenti i Vangeli sono pieni (cfr. Mt 16,6.12; Gv 6,26). Fraintendimenti che purtroppo soro arrivati fino ai giorni nostri!
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro: Padre Royo Marin (Teologia della perfezione cristiana): La possessione diabolica è un fenomeno sorprendente in virtù del quale il demonio invade il corpo di un uomo vivo e ne muove gli organi secondo il suo arbitrio come se si trattasse di una cosa propria. Il demonio si introduce e risiede realmente nell’interno del corpo della sua vittima e in esso opera e parla. Coloro che soffrono questa invasione dispotica prendono il nome di possessi, indemoniati o energumeni. La possessione suppone e comporta due elementi essenziali: la presenza del demonio nel corpo della vittima; il suo impero dispotico su di esso.
Senza dubbio, non c’è un’informazione intrinseca (come l’anima è forma sostanziale del corpo), ma soltanto una penetrazione o presa di possesso del corpo. L’impero su di esso è dispotico, però non come principio intrinseco dei suoi atti o movimenti, ma soltanto per un dominio violento ed esterno alla sostanza dell’atto. Si potrebbe paragonare all’azione dell’autista che maneggia il volante dell’automobile e ne dirige l’energia del motore dove vuole. In ogni caso, la presenza intima del demonio rimane circoscritta al solo corpo. L’anima resta libera e se per l’invasione degli organi corporei l’esercizio della sua vita cosciente è sospeso, non ne resta invasa ella stessa. Solo Dio ha il potere di penetrare nella sua essenza con la sua virtù creatrice e di stabilirvi la sua dimora con l’unione speciale della grazia. Il fine perseguito dal demonio con le sue violenze è di perturbare l’anima e di trascinarla al peccato. Ma l’anima rimane sempre padrona di sé e, se si conserva fedele alla grazia, trova nella sua libera volontà un asilo inviolabile. Nella possessione possiamo distinguere due momenti: lo stato di crisi e lo stato di calma. I periodi di crisi si manifestano con esplosioni violente del male e la loro stessa violenza ne impediscono la continuità e la durata. È il momento nel quale il demonio si rivela apertamente con atti, parole, convulsioni, scatti di ira e di empietà, oscenità e bestemmie innominabili. Nella maggior parte dei casi, i pazienti perdono la nozione di quello che avviene in essi, come capita nei momenti acuti di certe malattie e di certi dolori; e rientrando in sé non conservano nessun ricordo di quello che hanno detto o fatto, o meglio di quello che il demonio ha detto o fatto per mezzo loro. Qualche volta avvertono la presenza dello spirito infernale all’inizio della crisi, quando comincia ad usare dispoticamente delle loro membra. In certi casi, tuttavia, lo spirito del possesso rimane libero e cosciente di sé durante il periodo in cui l’azione diabolica si fà più violenta ed assiste con trepidazione a questa dispotica usurpazione dei suoi organi da parte del male.
Taci! Esci da lui! - Per un approfondimento del racconto evangelico si può fare ricorso al Magistero della Chiesa.
L’uomo, incapace di superare efficacemente da sé gli assalti del male, è come se fosse incatenato (Cf. GS 13).
Questa estrema povertà è il frutto amaro del peccato originale, in conseguenza del quale «il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimane libero. Il peccato originale comporta “la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo”» (Catechismo della Chiesa Cattolica 407).
Per cui ignorare che l’uomo «ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi» (ibidem).
Sempre per il Catechismo, le «conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l’espressione di san Giovanni “il peccato del mondo” [Gv 1,29]. Con questa espressione viene anche significata l’influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini» (408). Ecco perché è necessario aprirsi a Cristo che con la sua morte e risurrezione ha liberato l’uomo dal potere di Satana, sottraendolo alla sua schiavitù: «Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita, e in lui Dio ci ha riconciliato con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l’apostolo: il Figlio di Dio “ha amato me e ha sacrificato se stesso per me” [Gal 2,20]» (GS 22).
Una liberazione già in atto, ma che si farà piena soltanto quando il Cristo «consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza» (1Cor 15,24).
Ecco perché oggi «tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre» (GS 13). Così come tutta «intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno» (GS 37).
L’uomo inserito in questa battaglia «deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio» (GS 33).
Per stare saldi contro gli assalti del demonio si può fare ricorso all’autorità della Parola di Dio. Per esempio Ef 6,10-18, con dovizia di particolari, enumera le varie armi che compongono l’armatura spirituale necessaria a rintuzzare gli assalti di Satana. Ma potrebbe servire il monito di Friedrich Wilhelm Nietzsche rivolto all’uomo: «Diventa ciò che sei». E l’uomo non è un animale. L’uomo è immagine di Dio (Cf. Gen 1,27), trono della sua gloria, tempio della santa Trinità creato «per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e mediante questo salvare l’anima sua» (Ignazio di Loyola).
Chi ha il coraggio di essere uomo, e di vivere come tale, ha già vinto Satana!
Il peccato degli angeli: «Tra le angeliche virtù il primo angelo dell’ordine terrestre, cui era stata affidata la cura della terra, pur essendo buono per natura e causa di bene e creato senza nessuna impronta di malizia, non tollerando più lo splendore che aveva ricevuto per libera donazione del Creatore, da ciò che era in armonia con la sua natura, si rivolse a ciò che era contro la sua natura, e si oppose al suo Creatore; così per primo si allontanò dal bene e da buono divenne cattivo. Poiché il male non è altro se non la mancanza di un bene, come le tenebre non sono altro che la mancanza di luce. Il bene è una luce spirituale e il male è un buio spirituale. Lui ch’era stato fatto luce dal Creatore e buono - Dio “guardò tutte le cose che aveva fatto, ed erano molto buone” [Gen 1,31] - di sua spontanea volontà si fece tenebre. Con lui si ribellò tutta la moltitudine innumerevole di angeli ch’era sotto di lui. Pur essendo, dunque, della stessa natura di tutti gli altri angeli, per propria scelta, divennero cattivi e di loro spontanea volontà si piegarono al male.» (Giovanni Damasceno, De fide orthod., 2,4).
Il santo del giorno - 2 Settembre 2025 - Beato Alessandro Carlo Lanfant, Sacerdote e Martire: Anne-Alexandre-Charles-Marie Lanfant (Alessandro Carlo Lanfant) nacque a Lione il 9 settembre 1726 da famiglia borghese e, a quindici anni, entrò nella Compagnia di Gesù ad Avignone. Dedicatosi all’insegnamento, professò i voti religiosi nel 1760. Dal 1° settembre 1768, in seguito alla soppressione dei Gesuiti in Lorena, per qualche tempo fu predicatore dell’imperatrice Maria Teresa a Vienna; poi si stabilì a Parigi. Rinomato oratore, grande devoto del Sacro Cuore, Lanfant ricevette il titolo di predicatore del re Luigi XVI. Erano tempi difficili per il cattolicesimo francese, la Rivoluzione era alle porte, pronta a eliminare i fedeli del Papa. Il Lanfant si rifiutò di prestare giuramento sulla Costituzione civile e fu accusato di aver aiutato il sovrano ad assolvere il precetto pasquale. Alla fine dell’agosto 1792 fu arrestato e finì vittima dei massacri del 2 settembre 1792 presso l’abbazia Saint-Germain-des-Prés a Parigi insieme a molti altri religiosi. Fu beatificato da Pio XI il 17 ottobre 1926. (Avvenire)
O Signore, che ci hai saziati con il pane del cielo,
fa’ che questo nutrimento del tuo amore
rafforzi i nostri cuori
e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.