Infrangendo pregiudizi secolari, Gesù ammette al suo seguito anche delle donne. Non conosciamo il loro impegno, ma Luca ci fa conoscere che servivano i Dodici con i loro beni. Qui sono ricordate soltanto tre donne: Maria, chiamata Maddalena, originaria di Magdala, una città posta sulla riva occidentale del lago di Genezaret, a nord di Tiberiade. Dal particolare dalla quale erano usciti sette demòni si può evincere da quale tormento fisico e spirituale era stata liberata. Altri particolari li troviamo nel Vangelo di Giovanni (Gv 19,25; 20,11-18). Matteo la ricorda sul monte Calvario (Mt 27,55ss). Marco la ricorda nell’incontro con Gesù risorto (Mc 16,9. Comunque nulla può farla identificare con la peccatrice (amartólós) che viene menzionata in Lc 7,36-50. Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, è ricordata ancora in Lc 24,10, ed è un particolare importante perché si può pensare che la buona novella aveva raggiunto anche la casa regnante. Giovanna non è conosciuta da Matteo e da Marco, e anche Susanna è nominata solo qui in tutto il vangelo. Erode qui ricordato da Luca è Antipa, che risiedeva a Tiberiade (Lc 3,1). Era figlio di Erode il Grande e della sua quarta moglie, la samaritana Maltace. Libidinoso e sanguinario come il padre, farà arrestare Giovanni il battista e per la bellezza di una ballerina lo farà decapitare (Mc 6,17-29).
19 SETTEMBRE 2025
Venerdì XXIV Settimana T. O.
1Tm 6,2c-12; Salmo Responsoriale dal Salmo 48 [49]; Lc 7,36-50
Colletta
O Dio, creatore e Signore dell’universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Il seguito femminile di Gesù: Giovanni Paolo II (Discorso 29 Aprile 1979): È particolarmente commovente meditare sull’atteggiamento di Gesù verso la donna: egli si dimostrò audace e sorprendente per quei tempi, in cui nel paganesimo la donna era considerata oggetto di piacere, di merce e di fatica, e nel giudaismo era emarginata e avvilita. Gesù mostrò sempre la massima stima e il massimo rispetto per la donna, per ogni donna, e in particolare fu sensibile verso la sofferenza femminile. Oltrepassando le barriere religiose e sociali del tempo, Gesù ristabilì la donna nella sua piena dignità di persona umana davanti a Dio e davanti agli uomini. Come non ricordare i suoi incontri con Marta e Maria, con la Samaritana, con la vedova di Naim, con la donna adultera, con l’ammalata di emorragia, con la peccatrice in casa di Simone il Fariseo? «Le sono perdonati i suoi molti peccati poiché ha molto amato» (Lc 7,47). Il cuore vibra di commozione al solo enumerarli. E come non ricordare, soprattutto, che Gesù volle associare alcune donne ai Dodici, che lo accompagnavano e lo servivano, e gli furono di conforto durante la via dolorosa fin sotto la Croce? E dopo la risurrezione Gesù apparve alle pie donne e a Maria Maddalena, incaricandola di annunziare ai discepoli la sua Risurrezione. Desiderando incarnarsi ed entrare nella nostra storia umana, Gesù volle avere una Madre, Maria Santissima, ed elevò così la donna al più alto e mirabile fastigio della dignità, Madre di Dio Incarnato, Immacolata, Assunta, Regina del Cielo e della Terra. Perciò voi donne cristiane, come Maria Maddalena e le altre donne del Vangelo, dovete annunziare, testimoniare che Cristo è veramente risorto, che lui è la nostra vera ed unica consolazione! Abbiate quindi cura della vostra vita interiore.
I Lettura: José Maria Gonzalez-Ruiz (Commento della Bibbia Liturgica):Sono stabilite regole fondamentali per distinguere il vero dal falso catechista. E, sebbene la cosa sembri molto semplice, si tratta della motivazione economica dell'esercizio della catechesi. Vi sono alcuni - si dice - che hanno fatto della religione o della pietà un buon affare: si sono assicurata la vita con una dedizione egoista e interessata a un tipo d'esercizio della pietà.
È chiaro che si tratta di quella che potremmo chiamare la «professione pastorale». Il falso «pastore» o «catechista» è descritto con pennellate ben riuscite: «accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e senza coscienza, che considerano la pietà come fonte di guadagno».
Non già che la dedizione a tempo pieno alla religione non possa essere un buon affare, ma lo deve essere con moderazione: il predicatore o il professionista della religione può vivere di essa, a condizione che non cada nella tentazione della cupidigia, «radice di tutti i mali». Ecco, dunque la figura del buon «professionista della religione», specialmente di quello «a tempo pieno»: che sia libero da ogni attaccamento al denaro e viva modestamente, secondo i mezzi che la comunità gli fornisce.
Da ultimo, Timoteo è esortato a conservare quel volto di «pastore buono» che promise solennemente di conservare nell'atto della sua consacrazione al ministero. Questo è il punto di partenza per la vera credibilità della proclamazione del vangelo da parte dei responsabili della Chiesa.
Vangelo
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 8,1-3
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
Parola del Signore.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne … - Benedetto Prete (I Quattro Vangeli): Delle donne; preferiamo tradurre «delle donne» invece di «alcune donne», per lasciare la frase indeterminata; al vers. 3 si parlerà di «molte altre». Da queste indicazioni, che soltanto Luca ci trasmette, apprendiamo che Gesù aveva al suo seguito anche delle donne devote e piene di dedizione per la sua causa. Vari motivi hanno indotto lo storico a segnalare tali utili informazioni: queste donne provvederanno ai bisogni materiali del Maestro e del gruppo dei discepoli che lo seguivano nella sua vita peregrinante consacrata alla espansione del regno; esse inoltre saranno le testimoni della morte e della risurrezione di Cristo (cf. Lc., 23, 49; 24, 1-11) ed infine la generosità e la dedizione dimostrate da queste pie donne per la persona e l’opera di Gesù, come anche la testimonianza resa da loro alla risurrezione del Maestro saranno conosciute e ricordate con grata venerazione dalla Chiesa primitiva. L’evangelista, con questo fugace accenno, consacra la memoria di queste benemerite persone inserendole nella storia della salvezza. Erano state guarite da spiriti maligni e da infermità; è segnalato il motivo di profonda gratitudine che legava queste donne al Maestro ed alla sua opera. Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demani; tre donne sono ricordate per nome tra quelle che si trovavano al seguito del Maestro: Maria, Giovanna e Susanna. Maria è detta Maddalena, cioè originaria di Magdala, per distinguerla dalle altre che portavano lo stesso nome; tale designazione è comune a tutti gli evangelisti. «Sette demoni» cioè: molti spiriti maligni; il numero sette non precisa una cifra, ma designa un numero considerevole (cf. Lc., 11, 26; Mt., 12, 45).
Giovanna, moglie di Chuza; soltanto da Luca è segnalato il nome di questa donna, che verrà nuovamente ricordata nel racconto della risurrezione (cf. Lc., 24, 10). Chuza era intendente o procuratore di Erode Antipa; ἐπίτροπος significa: addetto a..., cioè incaricato di qualche ufficio presso il re. Anche una donna vicina al re, perché moglie di un suo dipendente, si trovava al seguito del Maestro. Susanna; di questa donna, menzionata soltanto nel presente vers., non si hanno altre notizie. Molte altre; al seguito di Cristo vi doveva essere un certo numero di donne, anche se non si può giungere a pensare che esse raggiungessero una cifra elevata. Li servivano (somministrando ad essi) i propri beni; queste donne dovevano essere, almeno in parte, delle persone abbienti, le quali, oltre alla naturale generosità del loro cuore, attuavano l’ideale evangelico dell’uso delle ricchezze, impiegandole per il sostentamento di coloro che si dedicavano con una vita peregrinante (cf. Lc., 9, 58) alla predicazione della buona novella ed alla diffusione del regno di Dio. Il Salvatore, tenendo un atteggiamento cosi benevolo e condiscendente verso le donne di cui accetta i servigi, mostra di superare quella concezione angusta ed a volte disumana diffusa nel ridondo antico ed in parte anche nell’ebraismo. Nell’antichità la donna era considerata come un essere inferiore all’uomo; nella società ebraica poi la donna, anche per quanto riguardava il problema religioso, non era considerata sullo stesso livello dell’uomo (si ricordi il giudizio che formularono i discepoli di Gesù, Quando lo videro intrattenersi a colloquio con la Samaritana; cf. Gio., 4, 27).
La donna nella riflessione dei sapienti - Xavier Léon-Dufor (Dizionario di Teologia Biblica) - Rare, ma nient’affatto tenere, sono le massime attribuite a donne sulle donne (Prov 31,1-9); il ritratto biblico della donna è firmato da uomini; e se non sempre è lusinghiero, non prova affatto che i loro autori siano misogini. La severità dell’uomo nei confronti della donna è la contropartita del bisogno che egli ne ha. Così descrive il suo sogno: «trovare una donna è trovare la fortuna» (Prov 18,22; cfr. 5,15- 18), significa avere «un aiuto simile a sé», un saldo sostegno, una siepe per la propria vigna, un nido contro l’appello alla vita errabonda (Eccli 36,24- 27); significa trovare, oltre la forza mascolina che lo rende fiero, la grazia personificata (Prov 11,16); che dire se questa donna è valente (Prov 12, 4; 31, 10-31)? Basta evocare la descrizione della sposa nel Cantico (Cant 4,1- 5; 7,2-10). Ma l’uomo che ha esperienza teme la fragilità essenziale della sua compagna. La bellezza non basta (Prov 11,22); anzi, è pericolosa quando in Dalila è congiunta all’astuzia (Giud 14,15ss; 16,4-21), quando seduce l’uomo semplice (Eccli 9,1-9; cfr. Gen 3,6). Le figlie causano molta preoccupazione ai loro genitori (Eccli 42,9ss); e l’uomo che si permette molte libertà al di fuori della donna della sua giovinezza (cfr. Prov 5,15- 20), teme la versatilità della donna, la sua inclinazione all’adulterio (Eccli 25,13 - 26, 18); deplora che essa si dimostri vanitosa (Is 3,16-24), «stolta» (Prov 9,13-18; 19,14; 11,22), rissosa, lunatica e malinconica (Prov 19,13; 21,9.19; 27,15 s). Non bisognerebbe limitare a questi quadretti di costume l’idea che i sapienti avevano della donna. Di fatto questa è la una figura della sapienza divina (Prov 8,22-31); manifesta poi la forza di Dio che si serve degli strumenti deboli per procurare la sua gloria. Già Anna magnificava il Signore degli umili (1Sam 2); Giuditta, come una profetessa in atto, mostra che tutti possono contare sulla protezione di Dio; la sua bellezza, la sua prudenza, la sua abilità, il suo coraggio e la sua castità nella vedovanza ne fanno un tipo perfetto della donna secondo il disegno di Dio nel VT. Questo ritratto, per quanto bello, non conferisce ancora alla donna la sua dignità sovrana. La preghiera quotidiana dell’ebreo lo dice ancor oggi con ingenuità: «Benedetto sii tu, Dio nostro, per non avermi fatto né pagano, né donna, né ignorante!», mentre la donna si accontenta di dire: «Lodato sii tu, o Signore, che mi hai creata secondo la tua volontà». Di fatto, soltanto Cristo consacra la dignità della donna.
La donna: la testimonianza dei Vangeli - Anna Maria Canopi e Giuseppe Barbaglio (Donna in Schede Bibliche Pastorali - Vol. II): Nelle parabole più di una volta Gesù ha abbozzato vivaci quadri familiari con al centro la donna che impasta la farina (Mt 12,33 e Lc 13,20-21) o mette a soqquadro la casa per cercare la moneta smarrita (Lc 15,8-10). Si aggiunga il racconto parabolico della vedova che intercede presso il giudice a favore del figlio (Lc 18,lss). Anche l’attività taumaturgica di Gesù non ha escluso la donna dal cerchio dei beneficiari. In concreto, egli ha guarito la suocera di Pietro (Mt 8,14 e par.), l’emoroissa (Mt 9,18ss e par.), la donna ricurva (Le 13,10ss). Ha ascoltato la supplica della cananea (Mt 15,21ss e par.); ha risuscitato la figlia di Giairo (Mt 9,23sse e par.) e il figlio unico della vedova di Naim (Le 7,11 s). Non ha evitato l’incontro e il contatto con donne, fossero pure peccatrici o samaritane (cf. Mt 26,10 e Mc 14,6; Lc 7,36ss; Gv 4,lss). Luca poi ci testimonia che un gruppo di donne benestanti provvedeva di tasca propria al suo sostentamento (8,2s). Lo stesso evangelista e Giovanni ci dicono infine che egli intratteneva rapporti di affettuosa amicizia con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro (Lc 10,38ss; Gv 11).
Se si pensa che per un rabbino del tempo era disdicevole parlare in pubblico con una qualsiasi donna, fosse pure sua moglie, possiamo misurare la libertà di comportamento di Gesù.
Di rilevante interesse poi è che l’annuncio della risurrezione di Cristo ha avuto per prime destinatarie alcune donne (Mc 16,lss e par.), come di grande importanza appare il fatto che la prima apparizione del risorto fu a Maria di Magdala (Gv 20,lss; cf. Mt 28,9-10; Mc 16,9-11).
A parte Maria, madre di Gesù, a cui è dedicata una trattazione particolare, nel vangelo d’infanzia Luca annovera tra i «poveri» disponibili all’iniziativa salvifica di Dio Elisabetta, madre del Battista, e la profetessa Anna.
Parità della donna nel campo civile e spirituale: “Ti salutano Eubolo, Pudente, Lino e Claudia [2Tm 4,21]. Alcuni riferiscono che questo Lino fu il primo successore della Chiesa romana dopo Pietro. «Lino - dice - e Claudia». Vedi come anche le donne erano ardenti, infiammate di fede; così Priscilla, così questa Claudia: già erano confitte in croce, già erano schierate in battaglia. Perché tra tanti fedeli di allora, egli ricorda queste donne? È chiaro: si erano staccate nell’animo dalle faccende mondane, e maggiormente splendevano: non poteva recar loro impedimento l’essere donne. Anche questa è opera della grazia di Dio: che per la donna vi siano dei limiti solo nelle faccende temporali; o meglio, neppure in esse. La donna infatti porta su di sé una parte non piccola dell’organizzazione civile: la cura domestica. Senza di lei, neppure la vita politica potrebbe sussistere, perché se ogni casa fosse piena di confusione e tumulto, ogni governante dovrebbe starsene a casa e il governo della città sarebbe in ben misere condizioni. Perciò, anche in questo campo, non è piccola la parte della donna, e tanto meno in campo spirituale: può morire mille volte, se lo vuole, e molte sono state martirizzate; può custodire la castità, e meglio degli uomini, perché non è molestata da pari ardore; può mostrare modestia, dignità e illibatezza senza di cui nessuno potrà vedere il Signore [Eb 12,14], e disprezzo per le ricchezze, se lo vuole: in breve, ogni altra virtù.” (Crisostomo Giovanni, Omelie sulla seconda lettera a Timoteo, 10,3).
Il santo del giorno - 19 Settembre 2025 - San Gennaro Vescovo e Martire: Nato a Napoli (?), nella seconda metà del III secolo, fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri. (Avvenire)
La forza del tuo dono, o Signore,
operi nel nostro spirito e nel nostro corpo,
perché l’efficacia del sacramento ricevuto
preceda e accompagni sempre i nostri pensieri e le nostre azioni.
Per Cristo nostro Signore.