15 SETTEMBRE 2025
Beata Vergine Maria Addolorata
Eb 5,7-9; Salmo Responsoriale dal Salmo 30 [31]; Gv 19,25-27 oppure Lc 2,33-35
La devozione alla Mater Dolorosa, molto diffusa soprattutto nei Paesi del Mediterraneo, si sviluppa a partire dalla fine dell’XI secolo. Solo Papa Pio VII nel 1814 la introdusse nel calendario liturgico romano fissandola al 15 settembre, il giorno successivo alla festa dell’Esaltazione della santa Croce. Testimonianza di questa devozione è lo Stabat Mater, attribuito a Jacopone da Todi (1230-1306), in quale compose le “Laudi”. Nel XV secolo troviamo le prime celebrazioni liturgiche su Maria addolorata “ritta” ai piedi della Croce. Da non dimenticare che nel 1233 sorse l’Ordine dei frati “Servi di Maria” che molto contribuì nella diffusione del culto dell’Addolorata, tanto che nel 1668 fu loro permesso di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori di Maria.
Nel 1692, papa Innocenzo XII autorizzò la celebrazione la terza domenica di settembre, ma fu solo una tappa poiché il 18 agosto 1714, la celebrazione venne trasferita il venerdì precedente la domenica delle Palme. Il 18 settembre 1814, Pio VII estese la festa liturgica a tutta la Chiesa, riportandola alla III domenica di settembre. Pio X (+1914) la fissò al 15 di settembre, il giorno dopo della festa dell’Esaltazione della santa Croce, non più con il titolo di “Sette dolori” ma “Beata Vergine Maria addolorata”. (Fonte Vatican news)
Colletta
O Padre, che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce,
hai voluto presente sua Madre, a lui unita nel dolore,
fa’ che la tua Chiesa,
resa con lei partecipe della passione di Cristo,
giunga alla gloria della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Beata Vergine Maria Addolorata - Lumen gentium: Cooperazione alla redenzione: 61. La beata Vergine, predestinata fino dall’eternità, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia.
Funzione salvifíca subordinata: 62. E questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l’esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore.
I Lettura: Gesù, solidale con gli uomini, sa compatire le loro miserie perché le ha vissute (cfr. Eb 2,17-18; 4,15). Gesù venne esaudito non nel senso che egli sia stato sottratto alla morte, che era l’obiettivo della sua incarnazione e di tutta la sua vita, ma è stato sottratto al suo potere (cfr. At 2,24s) e Dio ha trasformato questa morte in una esaltazione di gloria. Gesù fu esaudito per il suo pieno abbandono: il termine implica rispetto e sottomissione. Per questi sentimenti la preghiera di Cristo nel Getsemani e sulla Croce fu esaudita diventando, allo stesso tempo, modello di ogni preghiera umana. Gesù, consumato il proprio ufficio di sacerdote e vittima, fu reso perfetto divenendo in tal modo causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
Vangelo
Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Solo Giovanni menziona la presenza della Madre di Gesù sul monte Calvario. Maria, ai piedi della Croce, è la Vergine offerente: Madre di tutti gli uomini offre al Padre il Figlio suo appeso al legno della Croce come Vittima d’amore per la salvezza del mondo. È una missione la sua, la più terribile di quella di ogni altra madre.
Le madri non sanno l’avvenire dei loro figli, Ella lo sa chiaramente, perché Simeone, nel Tempio di Gerusalemme, le aveva squarciato l’avvenire: “Una spada ti trapasserà il cuore” (Lc 2,35).
Donna, ecco tuo figlio!: come ci suggerisce la Bibbia di Gerusalemme, il “contesto scritturistico e il carattere singolare dell’appellativo «donna» indicano che l’evangelista vede qui un atto che supera la semplice pietà filiale: la proclamazione della maternità spirituale di Maria nuova Eva, ai credenti rappresentati dal discepolo prediletto [cfr. Gv 15,10-15)]”. Il dolore di Maria non è un dolore cieco, ma aperto alla speranza, alla luce della Risurrezione.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 19,25-27
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».
E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Parola del Signore.
Donna, ecco il tuo figlio - Felipe F. Ramos (Commento della Bibbia Liturgica): Giovanni presenta con una certa arte un quadro con Gesù sulla croce al centro. Le figure di contorno sono i quattro soldati, quattro donne - ricordate forse dall’evangelista in contrasto coi soldati, poiché le donne sono credenti e i soldati sono increduli - e il discepolo che Gesù amava.
Donna, ecco il tuo figlio. È la seconda volta che la madre di Gesù figura in questo vangelo. La prima volta, comparve a Cana di Galilea, all’inizio della vita pubblica di Gesù; e ricompare ora, quando la vita pubblica sta per chiudersi. Nella prima occasione, Gesù le rivolse parole sconcertanti che, fondamentalmente, devono essere intese nel senso di separazione. Gesù le dice di non intervenire nella sua vita durante la nuova fase che cominciava allora, e che noi conosciamo col nome di vita pubblica. Gesù deve agire con assoluta libertà, lasciandosi guidare unicamente dalla volontà del Padre, senza ingerenza di nessun altro, neppure di sua madre. Essa lo asseconda e scompare dalla scena (si tenga conto della grande sobrietà con la quale figura anche nei sinottici). Ma quella legge della separazione termina ora, quando è giunta l’ora di Gesù. Con l’ora di Gesù, giunge anche quella di Maria Perciò, essa si fa trovare ai piedi della croce.
Nelle due occasioni Gesù si rivolge alla madre chiamandola «donna », e non madre, come ci parrebbe più logico. Perché? L’unica ragione convincente è perché vuole presentarla come la donna estremamente unita col Salvatore nell’opera della redenzione, la donna della quale si parla nella Genesi (Gn 3,15) e nell’Apocalisse (Ap 12).
Le parole che Gesù rivolge a sua madre non possono essere prese come una semplice preoccupazione logica di procurarle un appoggio umano ora che egli le veniva a mancare. Se avesse mirato solo a questo, sarebbero bastate le parole rivolte al discepolo.
Ecco tua madre. Per soddisfare alla semplice preoccupazione per sua madre, sarebbero bastate queste parole. Non sarebbe stato necessario che rivolgesse la sua parola anche a lei.
Certamente abbiamo qui un senso più profondo che quello immediatamente letterale. L’approfondimento posteriore da parte della Chiesa si sarebbe incaricato di chiarire questo senso misterioso. Quando giungerà l’ora di Gesù - e quest’ora giunse al momento della croce - sarà messa in risalto una peculiare e strettissima relazione fra Gesù e Maria, una relazione più forte della semplice relazione fisico-generazionale. La relazione del passato, relazione fisica, sarà allargata e arricchita da una nuova relazione con il futuro. L’effetto e la relazione materna si concentreranno su quelli per i quali il suo Figlio sta dando la vita: la maternità spirituale di Maria.
Questo nuovo aspetto o dimensione di quella « donna » è illuminato dal discepolo che Gesù amava. Almeno in questa occasione, egli è una figura simbolica, dotata d’una personalità corporativa, che rappresenta e impersona tutti i seguaci di Gesù.
Siamo nella corrente della più pura teologia paolina (e di ogni vera teologia), che considera i credenti come «fratelli» di Cristo, partecipi della sua filiazione e, quindi, anche della filiazione da Maria.
Antonio Borrelli: A mio parere ... fra i tanti titoli e celebrazioni, il più sentito perché più vicino alla realtà umana, è quello di Beata Vergine Maria Addolorata; il dolore è presente nella nostra vita sin dalla nascita, con il primo angosciato grido del neonato, che lascia il sicuro del grembo materno per proiettarsi in un mondo sconosciuto, non più legato alla madre e in preda alla paura e spavento; poi il dolore ci segue più o meno intenso, più o meno costante, nei suoi vari aspetti, fisici, morali, spirituali, lungo il corso della vita, per ritrovarlo comunque al termine del nostro cammino, per l’ultimo e definitivo distacco da questo mondo.… Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire. I milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della Bontà infinita. Ma non fu solo per la repentina condanna a morte, il dolore provato da Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, in silenzio e senza sfogo, conservato nel suo cuore, iniziato da quella profezia del vecchio Simeone pronunziata durante la Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”. Quindi anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.
Famiglia Cristiana - Le devozioni popolari: i sette dolori di Maria: I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”; 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”; 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”; 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario; 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente; 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce; 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione. La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali, specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture, ceramiche, gruppi lignei, affreschi. Le processioni penitenziali, tipiche del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso; in certi Comuni le processioni devozionali, assumono l’aspetto di vere e proprie rappresentazioni altamente suggestive, specie quelle dell’incontro tra il simulacro di Maria vestita a lutto e addolorata e quello di Gesù che trasporta la Croce tutto insanguinato e sofferente.
I dolori di Maria: “Questa donna ripiena di grazie che superano ogni misura naturale, i dolori, che non conobbe nel parto, li subì al tempo della passione, sentendosi lacerare tutta dal materno affetto e sentendosi trafitta come da spade, quando vedeva venir ucciso, come uno scellerato, colui ch’essa aveva conosciuto ch’era Dio, quando lo generò. Così dev’essere compresa la profezia: La spada del dolore ti trafiggerà l’anima [Lc 2,35]. Però la letizia della risurrezione, che cantava la divinità di colui ch’era morto nella carne, assorbì tutto il dolore.” (Giovanni Damasceno, De fide orthod., 4,14).
Il Santo del Giorno - 15 Settembre 2025 - Beata Vergine Maria Addolorata. Nell’ora della sofferenza estrema Dio si fa compagno verso la luce - Quale icona più straziante di quella che ritrae una madre sofferente per la morte del figlio? Eppure quella che è di fatto una delle esperienze più laceranti per un essere umano nasconde un messaggio profetico: anche Dio è sceso nel nostro buio ed è lì che ci viene a cercare per riportarci alla luce. Non è la sofferenza, infatti, né sono le ferite e il dolore che definiscono la nostra identità, ma l’impronta dell’infinito amore che portiamo dentro e che nessun evento può oscurare. E l’immagine della Madonna sofferente accanto al figlio morto ci ricorda che la Vergine di Nazareth, oggi celebrata con il titolo di Addolorata, in quel momento venne “associata” alla passione di Gesù e all’opera di salvezza che si stava realizzando sul Golgota. E noi con lei. Il “sì” pronunciato all’arcangelo Gabriele la condusse non a una vita di privilegi, ma all’esperienza più dolorosa per una madre: agli occhi del mondo la perdita del figlio è la negazione assoluta della speranza. Ma la risurrezione completa il percorso e dona un senso nuovo alla sofferenza: la morte è vinta, il dolore apre all’infinito abbraccio di Dio. L’Addolorata è lì a dirci non solo che dopo la sofferenza troveremo la luce, ma anche che nel dolore nessuno è lasciato da solo. La memoria liturgica odierna, che ha origine nella devozione popolare, fu introdotta nel calendario liturgico romano da papa Pio VI nel 1814. (Matteo Liut)
O Signore, che ci hai nutriti
con i sacramenti della redenzione eterna,
fa’ che nella memoria della beata Vergine Maria,
partecipe della passione del Figlio,
portiamo a compimento, a favore della Chiesa,
ciò che manca in noi dei patimenti di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.