14 SETTEMBRE 2025
 
Esaltazione della Santa Croce
 
Nm 21,4b-9; Salmo Responsoriale dal Salmo 77 [78]; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17
 
Colletta
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini
con la croce del tuo Figlio unigenito,
concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero,
di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
 
Fatti un serpente di bronzo: Giovanni Paolo II (Omelia, 14 Settembre 1984): Per conformarci all’acclamazione dell’odierna liturgia, seguiamo attentamente il sentiero tracciato da queste sante parole nelle quali ci viene annunciato il mistero dell’Esaltazione della Croce. In primo luogo, in queste parole è contenuto il significato del Vecchio Testamento. Secondo sant’Agostino, il Vecchio Testamento contiene ciò che è pienamente rivelato nel nuovo. Qui abbiamo l’immagine del serpente di bronzo al quale si riferì Gesù nella sua conversazione con Nicodemo. Il Signore stesso ha rivelato il significato di quest’immagine dicendo: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15). Durante il cammino del popolo di Israele dall’Egitto alla Terra Promessa - poiché la gente si lamentava - Dio mandò un’invasione di serpenti velenosi a causa della quale molti perirono. Quando i sopravvissuti compresero la loro colpa chiesero a Mosè di intercedere presso Dio: “Prega il Signore che allontani da noi questi serpenti” (Nm 21, 7). Mosè pregò e ricevette dal Signore quest’ordine: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta. Chiunque dopo essere stato morso lo guarderà, resterà in vita” (Nm 21,8). Mosè obbedì all’ordine. Il serpente di bronzo posto sull’asta rappresentò la salvezza dalla morte per tutti coloro che venivano morsi dai serpenti. Nel libro della Genesi il serpente era il simbolo dello spirito del male. Ma adesso, per una sorprendente inversione, il serpente di bronzo issato nel deserto diventa una raffigurazione del Cristo, issato sulla Croce. La festa dell’Esaltazione della Croce richiama alle nostre menti e, in un certo senso, rende attuale, l’elevazione di Cristo sulla Croce. La festa è l’elevazione del Cristo redentore: chiunque crede nel Cristo crocifisso avrà la vita eterna. L’elevazione di Cristo sulla Croce costituisce l’inizio dell’elevazione dell’umanità attraverso la Croce. E il compimento ultimo dell’elevazione è la vita eterna.
 
I Lettura (Nm 21,4b-9): Il racconto ricorda il castigo comminato ad Israele nel deserto a motivo della sua contestazione contro Mosè e conseguentemente contro Dio. Il serpente di bronzo che Mosè innalza su un’asta, per ordine di Dio, al fine di guarire gli Ebrei dalle conseguenze del morso dei serpenti velenosi, diventa un simbolo del Cristo innalzato sulla Croce per la nostra salvezza.
Oppure Fil  2,6-11: Perché nella comunità regni la carità, la pazienza, l’umiltà e l’amore fraterno è necessario avere “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Il brano qui riportato descrive l’annientamento di Gesù, Figlio di Dio, la sua umiliazione, la sua obbedienza alla volontà del Padre “fino alla morte e alla morte di Croce”. Per questo Dio, premiando la sua fedeltà, lo ha glorificato e lo ha reso Signore.
 
II Lettura La lettera ai Filippesi è stata scritta  negli anni 55-56 e inviata con molta probabilità dalla città di Efeso. Filippesi 2,6-11, un inno che alcuni credono anteriore a Paolo, svela le diverse tappe del mistero del Cristo: la preesistenza divina, l’abbassamento dell’incarnazione, l’obbedienza filiale alla volontà del Padre fino ad accettare la morte spaventosa della croce, la glorificazione celeste, l’adorazione dell’universo, il titolo nuovo del Cristo. Gesù avrebbe potuto presentarsi nella storia nella gloria e nello splendore della sua divinità, invece, spogliandosi dei suoi privilegi, si è presentato nella debolezza della carne. Si è fatto uomo, sottomesso a tutte le condizioni umane, la fame, la sete, la fatica, la sofferenza, anche la morte, tutto tranne il peccato: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno,» (Gal 3,13).
 
Vangelo
Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.
 
Le parole dette da Gesù nell’incontro notturno con Nicodemo aprono il nostro cuore alla gioia e alla speranza, e la nostra mente a sempiterne verità. Parole misteriose, ma gravide di Luce (Gv 8,12; 9,5): E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo: il Figlio dell’uomo (cfr. Dn 7,13; Mt 8,20; 12,32; 24,30) deve essere innalzato, messo sulla croce e nello stesso tempo introdotto di nuovo nella gloria del Padre (Gv 1,51; 8,28; 12,32-34; 13,31-32). Per essere salvati, bisognerà guardare il Cristo innalzato sulla croce, cioè credere che egli è il Figlio unico. Allora si sarà purificati dall’acqua del suo costato trafitto (Gv 19,34; Zc 13,1). Perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna: Dio, padrone assoluto della vita, ha trasmesso il dominio al Figlio. Il Figlio stesso è la Vita (Gv 11,25; 14,6). Ha la vita in sé e la dà a quelli che credono in lui. Questa vita è simbolizzata dall’acqua (Gv 4,1) ed è nutrita dalla parola (Gv 6,35). La vita è promessa ai credenti (cfr. 2Cor 4,18), ma è già data loro, si compirà nella resurrezione. La via per raggiungere la fonte della Vita è la Croce.
 
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,13-17
 
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
 
Parola del Signore.
 
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna - Angelico Poppi (Sinossi e Commento Esegetico-Spirituale dei Quattro Vangeli): vv.14-15 Gesù rivela che il piano salvifico del Padre prevedeva la sua morte in croce (del = deve). Il serpente di bronzo innalzato da Mosè sul palo nel deserto di Punon (Nm 21,8-9) prefigurava la crocifissione del Figlio dell’uomo. Chi guardava il serpente era guarito dal morso letale delle vipere; così chi guarda con l’occhio della fede il Crocifisso (= crede in lui), avrà la vita eterna. Il dono dello Spirito, effuso dal suo fianco trafitto, divenne sorgente di vita (Gv 19,34).
v. 16 Viene approfondito il senso della rivelazione precedente, sottolineando l’iniziativa del Padre, che donò il proprio Figlio, quale manifestazione suprema del suo amore misericordioso.
Il passato remoto “amò” (ègàpèsen, aoristo) rimanda all’evento storico dell’incarnazione del Verbo, che implicava la morte di Gesù, quale epifania culminante dell’agape di Dio per la salvezza del inondo. Unica condizione richiesta per avere la vita è l’accoglienza del dono di Dio con l’adesione di fede al Figlio unigenito.
vv. 17-18 Dio non ha inviato il proprio Figlio per condannare l’umanità peccatrice, ma per salvarla mediante la sua opera. Tuttavia, la venuta storica del Verbo determina una discriminazione: chi crede nella rivelazione del Figlio unigenito di Dio è salvo, chi non crede è già condannato. La salvezza è concepita come una realtà già in atto. Chi presta fede al messaggio di Gesù non deve temere nessuna condanna, perché è già partecipe della vita divina. L’iniziativa di Dio non ha come obiettivo la condanna dei peccatori, ma la loro salvezza. La diversa sorte degli uomini dipende dalla loro libera opzione, con la quale si aprono all’ amore di Dio, rivelatosi in Cristo, oppure lo rifiutano. Giovanni, al contrario dei sinottici, insiste sull’esperienza attuale della comunione di vita con Dio, resa possibile dalla rivelazione e oblazione del Figlio; tuttavia a che si tratta d’una partecipazione parziale, che sarà totale e definitiva soltanto nella vita futura (cf. 5,28-29: 12,46-48).
 
La Croce, segno del Cristiano - Jean Audusseau e Xavier Léon-Dufour (Dizionario di Teologia Biblica): 1 La croce di Cristo. - Rivelando che i due testimoni erano stati martirizzati «là dove Cristo fu crocifisso» (Apoc 11,8), l’Apocalisse identifica la sorte dei discepoli e quella del maestro. Lo esigeva già Gesù: «Chi vuole seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24 par.). Il discepolo non deve soltanto morire a se stesso: la croce che porta è il segno che egli muore al mondo, che ha spezzato tutti i suoi legami naturali (Mt 10,33-39 par.), che accetta la condizione di perseguitato, a cui forse si toglierà la vita (Mt 23,34). Ma nello stesso tempo essa è pure il segno della sua gloria anticipata (cfr. Gv 12,26).
2. La vita crocifissa. - La croce di Cristo, che, secondo Paolo, separava le due economie della legge e della fede, diventa nel cuore del cristiano la frontiera tra i due mondi della carne e dello spirito. Essa è la sua sola giustificazione e la sua sola sapienza. Se si è convertito, è stato perché ai suoi occhi furono dipinti i tratti di Gesù in croce (Gal 3,1). Se è giustificato, non è per le opere della legge, ma per la sua fede nel crocifisso; infatti egli stesso è stato crocifisso con Cristo nel battesimo, cosicché è morto alla legge per vivere a Dio (Gal 2,19) e non ha più nulla a che vedere con il mondo (6,14). Egli pone quindi la sua fiducia nella sola forza di Cristo, altrimenti si mostrerebbe «nemico della croce» (Fil 3,18).
3. La croce, titolo di gloria del cristiano. - Nella vita quotidiana del cristiano, «l’uomo vecchio è crocifisso» (Rom 6 6), cosicché è pienamente liberato dal peccato. Il suo giudizio è trasformato dalla sapienza della croce (1Cor 2). Mediante questa sapienza egli, sull’esempio di Gesù, diventerà umile ed «obbediente fino alla morte, ed alla morte di croce» (Fil 2,1-8). Più generalmente, egli deve contemplare il «modello» del Cristo, che «sul legno ha portato le nostre colpe nel suo corpo, affinché, morti alle nostre colpe, viviamo per la giustizia» (1 Piet 2,21-24). Infine, se è vero che deve sempre temere l’apostasia, che lo porterebbe a «crocifiggere nuovamente per proprio conto il Figlio di Dio» (Ebr 6,6), egli può tuttavia esclamare fieramente con Paolo: «Per me, non sia mai ch’io mi glori d’altro all’infuori della croce del nostro Signore Gesù Cristo, grazie al quale il mondo è per me crocifisso, ed io lo sono per il mondo» (Gal 6,14).
 
Amare la Croce - Amare la Croce è fare memoria dell’amore misericordioso di Dio, “che ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16); amare la Croce è fare memoria dell’amore misericordioso del Figlio di Dio che “è apparso per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8); amare la Croce è aprire la propria vita all’azione vivificante dello Spirito Santo che “attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rom 8,16). Amare la Croce è entrare nel mistero della Santa e Indivisa Trinità, perché soltanto la Croce ci fa discepoli di Cristo, lui che è la Via che ci conduce al Padre (cfr. Gv 14,6), l’orante che intercede presso il Padre perché doni al mondo il Consolatore (cfr. Gv 14,16). Amare la Croce non è soltanto attestazione di amore verso Gesù, agnello innocente immolato per la salvezza dell’uomo, ma è soprattutto accogliere nell’anima il Regno di Dio, è far esplodere di gioia il cuore, allargare la bocca al canto di lode. Dov’è tristezza, lutto e pianto, la Croce porta la pace e la consolazione di Dio, dov’è dolore e sofferenza, la Croce dona la pazienza e la perfetta immolazione, dov’è il peccato, la stanchezza, l’infedeltà, la Croce dona la luce della grazia, il profumo della conversione, l’allegrezza della penitenza, dov’è la morte, la Croce porta la vita. Ricusare la Croce è follia, ricusare la Croce è rifiutare l’amore di Dio, ricusare la Croce è rigettare la salvezza, ricusare la Croce significa spalancare la vita ai tormenti della disperazione, ricusare la Croce significa morire senza il consolante conforto dell’intercessione di quel Sangue che è stato sparso sulla Croce per la salvezza dell’uomo.
 
Efficacia e potenza della Croce: “Parlerò ora del mistero della Croce, che nessuno dica: «Se fu necessario che Cristo subisse la morte, essa non doveva essere così infame e turpe, ma conservare un po’ di dignità». So che molti, aborrendo dal nome stesso della Croce, si allontanano dalla verità; eppure vi è in essa un significato profondo e una grande potenza. Egli fu mandato per spalancare la via della salvezza agli uomini più umili; perciò si fece umile per liberarli. Accettò il genere di morte riservato di solito ai più umili, perché a tutti fosse dato di imitarlo; inoltre, dovendo poi egli risorgere, non sarebbe stato conveniente spezzargli le ossa o amputargli parte del corpo, come succede per chi viene decapitato; fu più opportuna la Croce, che preservò il suo corpo con tutte le ossa intatte, per la risurrezione. A ciò si aggiunga che, accettando la passione e la morte, doveva essere innalzato. E la Croce lo innalzò realmente e simbolicamente, perché con la sua passione a tutti si rivelasse chiara la sua potenza e la sua maestà. Estendendo sul patibolo le mani, dilatò anche le ali verso Oriente e verso Occidente, affinché sotto di esse si raccogliessero tutte le genti da ogni parte del mondo a trovar pace. Quale virtù e quale potere abbia questo segno, appare chiaro quando per esso ogni schiera di demoni vien cacciata e fugata.” (Lattanzio, Epit. Div. Iustit., 51). 
 
Il Santo del Giorno - 14 Settembre 2025 - Esaltazione della Santa Croce: “Siamo di fronte al mistero della Croce di Cristo. Dio ha compiuto la redenzione dell’uomo attraverso la morte del Figlio suo Unigenito sul legno della Croce. Soltanto Dio, nella sua sapienza e potenza, ha potuto trasformare la morte in fonte della vita. Una volta, dall’albero del paradiso traeva vittoria Satana, da lì anche sorgeva la morte; ora, dall’albero Satana viene sconfitto e dall’albero della Croce risorge la vita. La Croce diventa un altare su cui si offre il sacrificio per i peccati di tutto il mondo. Cristo sulla Croce stende le sue mani per attrarre tutti a sé ed acquistare al Padre un popolo santo.
La Croce sta al centro della vita della Chiesa, la quale nell’Eucaristia rende continuamente presente il Sacrificio della nostra redenzione.
Il discepolo di Cristo prende la sua croce quotidiana e segue le orme del suo Maestro. Non si vergogna della Croce, che sembra essere stoltezza e scandalo per molti: per lui, la Croce è potenza di Dio e sapienza di Dio [cf. 1Cor 1,23]. Accoglie la Croce col cuore, segna con la Croce la sua fronte, la pone in molti luoghi sulla terra, specialmente dove abita e lavora. Benché non comprendiamo il mistero della Croce di Cristo ed il mistero della nostra croce, preghiamo con le parole: Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione. Per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati [cf. Gal 6,14]”. (La Bibbia e i Padri della Chiesa [I Padri Vivi]).
 
Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti al tuo santo convito,
guida alla gloria della risurrezione
coloro che hai redento con il legno della vivificante croce.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.