31 Agosto 2025
XXII Domenica T. O.
Sir 3,17-20.28-29; Salmo Responsoriale dal Salmo 67 [68]; Eb 12,18-19.22-24a; Lc 14,1.7-14
Colletta
O Dio, che chiami i poveri e i peccatori
alla festosa assemblea della nuova alleanza,
concedi a noi di onorare la presenza del Signore
negli umili e nei sofferenti,
per essere accolti alla mensa del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Papa Francesco (Angelus 28 Agosto 2016): L’episodio del Vangelo di oggi ci mostra Gesù nella casa di uno dei capi dei farisei, intento ad osservare come gli invitati a pranzo si affannano per scegliere i primi posti. È una scena che abbiamo visto tante volte: cercare il posto migliore anche “con i gomiti”. Nel vedere questa scena, egli narra due brevi parabole con le quali offre due indicazioni: una riguarda il posto, l’altra riguarda la ricompensa.
La prima similitudine è ambientata in un banchetto nuziale. Gesù dice: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”… Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto» (Lc 14,8-9). Con questa raccomandazione, Gesù non intende dare norme di comportamento sociale, ma una lezione sul valore dell’umiltà. La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé; «perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (v. 11).
Le parole di Gesù sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa. Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. «Sarai beato – dice Gesù – … Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (v. 14).
È quanto viene descritto nella seconda parabola, nella quale Gesù indica l’atteggiamento di disinteresse che deve caratterizzare l’ospitalità, e dice così: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (vv. 13-14). Si tratta di scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa, che cerca l’interesse e che cerca di arricchirsi di più. Infatti i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa. Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti. E questi scartati rappresentano in realtà la stragrande maggioranza della popolazione.
In questo momento, penso con gratitudine alle mense dove tanti volontari offrono il loro servizio, dando da mangiare a persone sole, disagiate, senza lavoro o senza fissa dimora. Queste mense e altre opere di misericordia – come visitare gli ammalati, i carcerati… – sono palestre di carità che diffondono la cultura della gratuità, perché quanti vi operano sono mossi dall’amore di Dio e illuminati dalla sapienza del Vangelo. Così il servizio ai fratelli diventa testimonianza d’amore, che rende credibile e visibile l’amore di Cristo.
I Lettura: Il libro del Siracide prende nome dal suo autore, un ebreo di Gerusalemme chiamato «Gesù figlio di Sirach, figlio di Eleàzaro» (Sir 50,27), maestro di sapienza e appassionato studioso della Legge di Dio. Per l’autore di questo libro sapienziale, l’umiltà viene da Dio ed è un dono che il Signore largisce ai suoi amici. Un dono da ricercare perché soltanto l’umile sarà ricolmato dei favori divini: «Numerosi sono gli uomini alteri e superbi, ma agli umili (Dio) rivela i suoi segreti». ([19] greco 248 e sin). L’umile, vivendo modestamente, glorifica Dio con la sua vita. L’umiltà, che è verità e conoscenza dei propri limiti, indica la vera posizione dell’uomo davanti a Dio sia come creatura che come peccatore. Nel libro è sottolineato anche il valore preziosissimo dell’elemosina: oltre ad essere una fonte di retribuzione divina è anche un tesoro che viene depositato in Cielo (cfr. Mt 6,2-4; Lc 12,21.33ss).
II Lettura: La lettera agli Ebrei mette a confronto le due alleanze: quella Antica e quella Nuova. L’Antica è simboleggiata dal monte Sinai dove Dio si manifestò al suo popolo con segni terrificanti che resero impossibile la visione del suo volto. Nella Nuova Alleanza, simboleggiata dal monte Sion, Dio si manifesta nella debolezza della carne umana (Gv 1,14). Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, è l’unico Mediatore di questa Nuova Alleanza e anche via pacifica e amabile attraverso la quale l’uomo arriva alla contemplazione del volto del Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). La Nuova Alleanza a differenza dell’Antica, è eterna ed immutabile perché sancita nel sangue del Figlio Unigenito, Cristo Gesù.
Vangelo
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Gesù accettando di entrare «in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare» fa bene intendere che la sua opposizione verso di essi non è per partito preso o per pregiudizi, ma che si fonda su ragioni molto più profonde delle solite diatribe scolastiche. Un ospite come Gesù certamente doveva attirare l’attenzione degli invitati e suscitare la frenesia di stargli vicino. C’è da ricordare anche che quel giorno era un sabato e Gesù, appena entrato in casa del fariseo, aveva guarito un idropico (Lc 14,2-5). Una guarigione che era stata accettata unanimemente anche se malvolentieri (Lc 14,2-6). Tutto questo costituiva una miscela esplosiva. Gesù è sotto lo sguardo di tutti, ma Egli non è da meno: osservando e notando come i notabili cercano di accaparrarsi i primi posti, propone ai commensali una lezione sulla virtù dell’umiltà: parole severe, ma scontate in quanto non fanno che svelare l’ipocrisia e la vanità degli scribi e dei farisei notoriamente affamati di lodi, di onori e inoltre amanti dei primi posti (cfr. Mt 23,1 -12). Gesù «vuol mettere in luce che tutti i presenti, invitante ed invitati sono una massa di cafoni, pieni di pregiudizi egoistici, di banali arrivismi e di preoccupazioni gerarchiche. Gesù con le sue nette affermazioni vuole smantellare i pregiudizi mettendo a nudo i loro sentimenti. A parte la questione delle precedenze imposte dal galateo e dalle tradizioni giudaiche, in fondo si tratta anche di non cadere nel ridicolo. C’è sempre tanta ambizione e tanto arrivismo nella società di tutti i tempi: contro di essi Gesù oppone un caloroso invito all’umiltà» (C. Ghidelli).
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,1.7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.
Quando prepari un banchetto, invita i poveri - Siamo di sabato e Gesù, partecipando al pranzo di un fariseo distinto, accenna al banchetto escatologico del regno. Il suo gesto è strutturato nel modo seguente: guarisce un uomo infermo (14,1-6), tratta del servizio interumano (14,7-14) e fa vedere che il banchetto di Dio è un dono offerto gratuitamente ai più abbandonati della terra (14,15-24). È comune in tutti questi casi considerare la vera esistenza come un dono che si riceve e che si offre agli altri.
Il dono del regno, che è concesso inizialmente all’infermo (14,1-6) e che culmina nella pienezza del banchetto escatologico (14,15-24), si traduce in un atteggiamento o in una forma di esistenza. Tale è il messaggio che contiene il nostro testo (14,7-14). Negativamente, questo atteggiamento si definisce in prove di vera umiltà: non si può mai pretendere di occupare il primo posto o di distinguersi ed essere onorati più degli altri. La vita vera non si acquista guadagnando un semplice onore, né l’uomo è grande per il fatto che cerca la grandezza.
La vita si acquista nel servizio in favore degli altri; la vera grandezza è sempre un effetto (o un’espressione) del dono che si offre agli altri e che si riceve dagli altri (cf 14,7-11).
Ma è più importante formulare l’aspetto positivo del problema. Sappiamo dalla storia e dall’esperienza che l’uomo è un soggetto attivo: stabilisce relazioni con gli altri, li aiuta e dipende da essi nella sua vita. Ebbene, Gesù aggiunge che, nella festa della vita, la legge definitiva non può mai essere lo scambio: «Ti do perché mi dia, ti invito sperando di essere invitato, ti aiuto perché prevedo che un giorno sarò aiutato». Questo atteggiamento trasforma il mondo in un affare. Il mondo di Gesù è invece incentrato nell’amore che offre liberamente e non è una specie di affare.
Gesù precisa: invita quelli che non potranno mai restituirti il favore, aiuta il povero, offri quello che hai senza pensare a qualche ricompensa.
Quando agirai in questo modo, avrai l’impressione d’aver perduto qualcosa, ma stai creando intorno a te un’immagine (un segno, un preludio) di quel regno decisivo che è il dono di Dio che guarisce, un dono di Dio che offre tutto quello che ha ai diseredati di questo mondo. È possibile che gli uomini che si muovono su un piano «mercantile» dicano che sei matto; diranno forse che sei sciocco e che non sai vivere con i piedi per terra. Cristo però ti assicura che il tuo gesto porta la verità del regno di Dio che non ha fine.
Le parole di Gesù hanno due aspetti primordiali: a) da un punto di vista personale, la novità di Gesù (del regno) esige il superamento dell’egoismo che mira a trasformarci in centro della vita degli altriÈ radicale, sotto questo aspetto, la parola di Gesù: «Chiunque si esalta, sarà umiliato, e chi si umilia, sarà esaltato» (14,11). Chi cerca solo la sua giustizia, il suo vantaggio e la sua pienezza, si perde come essere umano; non ha compreso la verità del Cristo che, sulla croce, offre la sua esistenza per gli altri; b) solo chi dà senza calcolare, chi si dà per gli altri e getta nel mondo il suo seme (muore) avrà raggiunto la sua grandezza. Il testo evangelico lo precisa accennando alla pienezza della risurrezione (14,14). Cristo ricupera nella gloria quello che ha perduto (che ha dato per gli altri) nella morte. In modo simile i credenti ricuperano (in modo sovraeminente) quello che hanno sa puto dare agli altri.
Umiltà - Gottfried Hiezernberger: Nell’AT è un atteggiamento dello spirito che esplica i propri positivi effetti nei confronti di Dio e nei confronti dei propri simili. Nei confronti di Dio umiltà significa pietà, giustizia. Dio protegge gli umili (Mi 6,8), li consola (Is 57,15), li innalza (Sal 147,6) ed entra in comunione con loro (Sal 51,19). I superbi, invece, Dio li distrugge e dimostra che la loro apparente potenza è in realtà impotenza e nullità. Per mezzo dell’umiltà nei confronti dei propri simili si può trovare Dio (2Cr 36,12); in questo caso l’umiltà è l’atteggiamento veramente umano del servire. Accanto all’atteggiamento dello spirito, l’umiltà indica anche la situazione della piccolezza, della necessità o povertà, cosicché i poveri possono esser considerati gli umili. Questa concezione veterotestamentaria permane ancora nella beatitudine in Luca (6,20). Per il resto, invece, l’umiltà nel NT acquisisce una motivazione nuova e un significato più profondo, quale comportamento adeguato del redento.
1. L’irrompente signoria di Dio richiama a un atteggiamento nuovo che Gesù stesso aveva vissuto in maniera esemplare (Mt 11,28s.). Non è intesa come virtù nel senso di mansuetudine personale, ma affonda le sue radici nella disponibilità attiva a servire nell’amore (Mc 10,45).
2. Ciò esige dal cristiano un cosciente abbassamento (Lc 14,11) del superbo e autoritario voler-vivere-di-se-stessi all’atteggiamento del bambino (Mt 1,3s). Ogni autoesaltazione è assurda (1Cor 1,28-31) di fronte alla colpa e ai limiti della propria fede (Rm 12,3); la consapevolezza di dipendere dalla pietà di Dio (Rm 3,21ss) deve portare a far proprio questo amore pietoso di Dio e di concretizzarlo (Col 3,12-14) nel servizio al prossimo (Rm 12,10) e al debole (Rm 14,1). Detto ciò l’umiltà, non ha nulla a che vedere con la debolezza o la passività, al contrario, essa esige pieno impegno al servizio di Dio e degli uomini. L’umiltà non è l’atteggiamento di schiavi (da qui deriva la negatività del significato), ma di esseri umani liberi e pieni di amore.
Gesù modello di tutte le virtù: Catechismo della Chiesa Cattolica 520: Durante tutta la sua vita, Gesù si mostra come nostro modello: è «l’uomo perfetto» che ci invita a diventare suoi discepoli e a seguirlo; con il suo abbassamento, ci ha dato un esempio da imitare, con la sua preghiera, attira alla preghiera, con la sua povertà, chiama ad accettare liberamente la spogliazione e le persecuzioni.
521 Tutto ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. «Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo». Siamo chiamati a formare una cosa sola con lui; egli ci fa comunicare come membra del suo corpo a ciò che ha vissuto nella sua carne per noi e come nostro modello: «Noi dobbiamo sviluppare continuamente in noi e, in fine, completare gli stati e i misteri di Gesù. Dobbiamo poi pregarlo che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la sua Chiesa. [...] Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un’estensione e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa dei suoi misteri mediante le grazie che vuole comunicarci e gli effetti che intende operare in noi attraverso i suoi misteri. E con questo mezzo egli vuole completarli in noi.».
Gesù ci invita ad essere umili, modesti e meritevoli di lode - Cirillo di Alessandria, Commento a Luca, omelia 101: Quando, dice, giunge un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui dirà: «Cedigli il posto». Oh, quale grande vergogna nell’ aver fatto questo! E come un furto, per così dire, e una restituzione di beni rubati. Egli deve restituire quello di cui si è impadronito perché non aveva fatto bene a prenderlo.
La persona modesta e degna di lode, che senza paura di biasimo avrebbe potuto reclamare la dignità di sedersi tra i primi, non vi aspira. Cede agli altri ciò che potrebbe essere detto suo, così che non possa neppure sembrare vinta da un vuoto orgoglio. Una tale persona riceverà tanto onore quanto le spetta. Egli dice: Egli sentirà colui che lo ha invitato dirgli: «Vieni qui» [ ... ].
Se qualcuno tra voi vuole sedersi al di sopra degli altri, si conquisti tale posto secondo il decreto dei cieli e sia coronato da questi onori che Dio concede. Sorpassi i molti per mezzo della testimonianza di gloriose virtù. La regola della virtù è un’umile mente che non ama vantarsi.
Questa è l’umiltà. Il beato Paolo ha considerato anche questo degno di ogni stima. Egli scrive a quelli che con entusiasmo desiderano sante occupazioni: Amate l’umiltà.
Il Santo del giorno: 31 Agosto 2025: San Aidano di Lindsfarne, Vescovo: Di Aidano ci è giunta una descrizione a opera del monaco anglosassone Beda il Venerabile, che nacque 20 anni dopo la sua morte. È sconosciuto il luogo e la data di nascita di Aidano, ma si crede che fosse irlandese. Nel 635 fu nel monastero di Iona nell’omonima isola e centro missionario dell’epoca. In quell’anno il re di Northumbria, Oswald desideroso di diffondere il cristianesimo nel suo regno, si rivolse all’abate di Iona, dove era stato convertito e battezzato, affinché mandasse un missionario. Dopo il fallimento del vescovo Cormano, fu mandato lo stesso Aidano, che intanto era stato consacrato vescovo missionario. Accolto dal re Oswald gli concesse l’isola di Lindsfarne nel Mare del Nord per fondarvi un monastero e una sede episcopale. Aidano ebbe un aiuto costante da parte del re Oswald e quando questi morì nel 642, il successore Oswin, continuò ad appoggiarlo nella sua opera di apostolato missionario. Undici giorni dopo la morte del re Oswin assassinato, anche Aidano morì a Bambourgh il 31 agosto 651 e sepolto nel suo monastero. (Avvenire)
O Signore, che ci hai saziati con il pane del cielo,
fa’ che questo nutrimento del tuo amore
rafforzi i nostri cuori
e ci spinga a servirti nei nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.